5
Giu
2012

Cari canadesi, facciamo cambio: a voi i nostri calciatori, a noi i vostri politici

Nei giorni scorsi si è parlato molto di un possibile trasferimento di Alessandro Del Piero in Canada. L’ex-capitano della Juve è corteggiato dal Montréal Impact, squadra dove giocano altre stelle del calcio italiano come Matteo Ferrari, Bernardo Corradi e Marco Di Vaio. Il Canada è un paese agli antipodi rispetto all’Italia, ma ha avuto una situazione economica per molti versi simile alla nostra. Due decenni fa viveva una crisi del debito causata dalla spesa pubblica fuori controllo, era in profonda recessione e sull’orlo del default. Secondo il Wall Street Journal il debito crescente stava facendo diventare il Canada un “membro onorario del terzo mondo”. In poco tempo il paese invertì la rotta: taglio della spesa, equilibrio di bilancio, riforme e liberalizzazioni portarono in breve ad un boom economico con conseguente riduzione della disoccupazione e rafforzamento del dollaro canadese che raggiunse la parità con quello USA.

L’Italia venti anni fa era nelle stesse condizioni del Canada e ora la situazione è addirittura peggiore: debito pubblico oltre il 120%, spesa pubblica oltre il 50%, pressione fiscale intorno al 50% e in costante aumento, burocrazia opprimente, niente meritocrazia e zero possibilità per i giovani con il rischio che anche loro, magari insieme a Di Vaio e Del Piero, debbano andare in Québec per trovare lavoro. Il Canada ha avuto per tutta la prima metà del ‘900 uno “stato leggero” simile agli Stati Uniti: federalismo fortemente decentralizzato, tasse basse, spesa pubblica contenuta, mercati aperti e capacità di attrarre immigrati ed investimenti. Dagli anni ’60 in poi la politica canadese virò in direzione dello statalismo: aumento della spesa pubblica, innalzamento delle tasse, iper-regolamentazione e nazionalizzazioni. Il sistema iniziò a vacillare con l’aumento dell’inflazione e furono l’avvento della globalizzazione e delle politiche liberali di Reagan e della Tatcher a spingere verso le riforme. Stabilità dei prezzi, riduzione dell’inflazione e smantellamento dell’apparato statale attraverso una grande serie di privatizzazioni: Air Canada nel 1988, Petro-Canada nel 1991, Ferrovie Nazionali Canadesi nel 1995. In totale tra la fine del 1980 e l’inizio del 1990 vennero restituite al mercato circa due dozzine di aziende. Naturalmente, a differenza di quanto è accaduto in Italia, le privatizzazioni sono servite ad abbattere il debito pubblico e a stimolare la crescita economica. Nel ’94, anno in cui in Italia sarebbe dovuta iniziare la “rivoluzione liberale”, il Canada tagliò la spesa corrente del 10% in soli due anni. Si intende la parola “tagli” come riduzione reale di spesa. I tagli canadesi sono veri, non come quelli italiani che indicano solo l’abbassamento dei tassi di crescita e che rimangono aumenti di spesa. I canadesi ridussero fondi per la difesa, i sussidi di disoccupazione, gli aiuti alle imprese, i trasferimenti agli enti locali. Le riduzioni di spesa servirono a massicci tagli delle tasse, sia sul reddito che sulle imprese. Oltre ad aver fatto una “rivoluzione liberale”, uno dei punti di forza del paese nordamericano è il sistema federale. Che non è quel sistema che fa spostare i ministeri da Ottawa a Montréal o a Toronto, ma quell’architettura costituzionale che mette gli enti locali in concorrenza su questioni fiscali ed economiche e che lascia ai territori ampia libertà di perseguire politiche diverse. Dopo le riforme il Canada ha avuto una crescita costante a tassi che l’Italia si sogna, in dieci anni ha abbattuto il debito pubblico dal 102% al 66% (attualmente, causa crisi, è intorno all’85%) e ha raggiunto il pareggio di bilancio ogni anno dal 1998 al 2008, anno in cui è scoppiata la crisi.

A questo punto, come diceva Lubrano, la domanda sorge spontanea: perché in Italia non siamo capaci di fare quello che hanno fatto in Canada? Se è un problema di classe politica una soluzione ci sarebbe, potremmo proporre ai canadesi uno scambio: voi vi prendete Ferrari, Corradi, Di Vaio e Del Piero per migliorare il vostro calcio che è un po’ scadente e noi ci prendiamo la vostra classe politica per riformare il nostro stato indecente e fallimentare. Se proprio i canadesi non volessero privarsi della loro classe dirigente, potremmo almeno proporre loro di prendersi per ogni calciatore anche un leader politico che ha fallito. Per ora sarebbero solo tre o quattro, ma sarebbe già qualcosa…

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11 Responses

  1. claudio p

    Il segreto sta nel sistema elettorale che, a differenza di quanto avviene in Italia, permette ai Canadesi di licenziare i propri rappresentanti.
    Anche le virate anti-stataliste degli anni ottanta di USA, UK e Australia devono molto a quel tipo di sistema elettorale.
    é un sistema che si basa sul presidenzialismo, sul turno unico e su circoscrizioni piccole (uninominali).
    Nell’indice di libertà economica redatto dalla Heritage Foundation (http://www.heritage.org/index/) quasi tutta la Top Ten è composta da paesi con sistemi elettorali che hanno caratteristiche affini o identiche a quello canadese (per la cronaca l’Italia è al 92° posto, tra Azerbaijan e Honduras).

    In un momento in cui i politicanti italiani si preparano a propinarci l’ennesimo sistema elettorale bizantino e truffaldino è bene tenerlo presente.

  2. MICHELE

    Vista la carenza di liquidita, un intervento piccolo piccolo x salvare le micro imprese:
    Ripristinare la trasferibilità degli assegni bancari fino a 5.000 euro, non penso si possa parlare di lotta al riciclaggio questo ostracismo contro i pos-datati, che tanto hanno fatto e continuerebbero a fare x la gente comune
    Il riciclaggio incrocia altre strade ben più maliziose.
    Gradirei un commento.
    Grazie x la trasmissione – alle nove in punto
    saluti Michele

  3. Christian

    Perchè ci si dimentica sempre delle commodity? Ogni volta che vedo Australia, Canada o Norvegia presi come modello mi dico che probabilmente sono più bravi di noi, hanno politici più competenti e un mercato più libero, ma essere seduti sopra un mare di petrolio/carbone/gas aiuta…
    La riforma liberale in Italia può e deve essere fatta e il federalismo aiuterebbe parecchio, ma siamo realisti per cortesia.
    Christian

  4. Francesco P

    @claudio p

    Infatti da noi si oscilla dal proporzionale con voto di scambio (pardon di “preferenza”) al porcellum nato trapiantando il geni di Casini nel seme di Caldelori prima di far sviluppare l’ovulo di Berlusconi innestato in mamma Veltroni… (*) In ogni caso ci rendiamo conto che l’articolo 18 per i politici esiste di fatto. E se nonostante tutto uno viene trombato? C’è sempre qualche Ente, qualche società a partecipazione pubblica, qualche municipalizzata…

    La terza soluzione è riuscire ad emigrare in Canada. Avessi qualche anno di meno ci proverei. Ma mai dire mai anche se vecchietti…

    NOTA (*) La fantasia di Mary Shelley è poca cosa rispetto a quella dei nostri politici nel creare mostri.

  5. claudio p

    @Christian

    Infatti è noto a tutti che paesi come Iraq, Libia, Kazakistan, Nigeria e Angola, che sono tra i paesi in cui si concentrano i maggiori giacimenti di combustibili fossili del pianeta, devono fronteggiare orde di immigrati affamati che scappano dalla Svezia, dalla Nuova Zelanda, dalla Svizzera e dal Giappone, perché lì di petrolio è affini non c’è quasi traccia.

  6. Christian

    @claudio p

    L’Iraq è in una zona tremendamente instabile del globo, anche a causa del petrolio; per quanto riguarda gli altri è noto che la Nigeria è di gran lunga il paese africano che ha le maggiori probabilità di progredire nei prossimi anni (http://en.wikipedia.org/wiki/Economy_of_Nigeria#Labour_force), l’Angola sta vedendo una forte immigrazione dal Portogallo (confrota queste 2 mappe http://en.wikipedia.org/wiki/File:Democracy_Index_2011.png e http://en.wikipedia.org/wiki/File:Africa_by_GDP,_2002.png, ah c’è anche questo http://www.presseurop.eu/it/content/article/369341-l-angola-nuovo-eldorado-dei-giovani), il Kazakhistan è un altro fortissimo polo attrattore che, sia per la posizione, sia per le ingenti risorse naturali sta attraendo sempre più FDI (http://it.wikipedia.org/wiki/Kazakistan voce Economia).
    La Libia invece, pur sotto il gioco di Gheddafi, ha visto standard di vita migliori di quelli dei paesi circostanti (vedi mappe relative all’Angola) grazie al petrolio e nonostante istituzioni tuttatro che liberali, basti guardare Niger e Ciad…
    Come controesempio di paese non liberale che attrae mi vengono in mente gli U.A.E., il protezionista Brasile…

    Quindi confermo la mia tesi, le riforme liberali in Italia sono più necessarie che mai (anche se mi sono fatto sempre più convinto che nessuno del cosiddetto “popolino” le voglia veramente), ma il petrolio aiuta…

  7. Mamo

    Come se la nostra risorsa “turismo” non fosse inesauribile e sfruttata al 20% della potenzialità.

  8. cleo

    caro giannino tu hai ragione quando parli di stato ladro nella persona dei più alti burocrati che dicono sempre no quando si tratta di aiutare le aziende ma si sono messi al riparo con pensioni esagerate liquidazione faraoniche. quando penso al direttore dell’inps con 25 incarichi lui che a malapena si regge in piedi addirittura è vicedirettore di equitalia !noi gente normale non abituata alla piazza cosa dobbiamo fare?

  9. Complimenti Dottor Capone,
    per l’articolo che per la sua solita verve. Non la perda mai: parlare in modo scherzoso di cose serie è un dono riservato a pochi. Lo coltivi e ne faccia il suo punto di forza nella sua futura crescita professionale. Complimenti ancora. AR

  10. ornella

    Molto bene. Senza pagare costi di trasferta, noi cittadini elettori dovremmo imporre a chi si vuole candidare in Italia la frequenza di corsi FAD in diretta dal Canada, perché evidentemente fra politici, tecnici e accademici celebrati manca la formazione, la preparazione, il coraggio di svincolarsi da logiche di potere e lobbies che nutrono parassiti ben radicati con i loro degnatari e cortigiani. Da culla della civiltà giuridica a tomba del diritto: dobbiamo reagire a questa classe dirigente che vede se stessa su un piano diverso da quello dei cittadini; si è perso l’origine della locuzione bonus pater familias nella gestione della res publica. L’auto referenzialità che mantiene e potenzia i privilegi di persone che non sentono più nemmeno la vergogna -da chi non sa chi e se qualcuno gli ha pagato la casa o le vacanze, a quelli che fanno sparire milioni di euro e occupano indegnamente scanni nelle varie sedi che funzionerebbero sicuramente meglio fossero sfoltiti, a chi compra e chi (si) vende, a chi si esibisce compiaciuto tra salotti tv a parlare di alleanze dimenticandosi dei programmi, a chi si fa scarrozzare in auto blu, a chi vede ristoranti pieni e non si accorge del declino e via così – è il vero cancro del nostro Paese. L’umore non si placa con una vittoria calcistica e qualche abbraccio negli spogliatoi-l’ultima uscita di un cittadino, il Primo, che quando si muove contribuisce ad accelerare il contatore e nemmeno se ne rende conto, vedi la visitina di cortesia nei luoghi del terremoto – si placa con la lucidità, la correttezza, il rispetto e l’umiltà di ricevere un mandato sacro riuscendo ad onorarlo a costo della propria vita. Spending review? Mutuando il linguaggio così in voga tra le righe e le dichiarazioni riscoprire normal due diligence, onestà, etica e principi da masticare ogni giorno, non archiviati in esami lontani e tomi impolverati in librerie dimenticate. Riprendiamoci la nostra vita, le nostre speranze: lo dobbiamo a chi ci ha consegnato le chiavi della Libertà e ha visto porre lucchetti ovunque, per bloccare in modo pletorico l’offerta del nulla. Pretendere studio e aggiornamento a livello informatico per rimuovere vecchi schemi di gestione nonché invitare a fare sistema, con entusiasmo, rispetto e consapevolezza. Ecco. Un ultimo appunto: il cambio a livello culturale deve partire dal basso, da noi che scriviamo e leggiamo, dal nostro impegno quotidiano. Quattro anni fa, dopo aver chiesto come rappresentante di classe la verifica delle condizioni di sicurezza di una scuola frequentata da mia figlia, sono stata insultata, isolata da professori, preside, alunni e famiglie. Infine minacciata. Come in altro istituto tra oltre 800 alunni, quindi famiglie, sono stata l’unica che si è opposta ad una delibera che consentiva di fumare all’interno delle mura scolastiche. Tutti siamo chiamati ad un cambio culturale anche se dagli anni della mia formazione non ho mai rinunciato a portare avanti con passione e umiltà la mia piccola missione all’interno della società. Inevitabilmente spesso il cammino è stato ed è in solitaria, ma vedo che negli ultimi anni la consapevolezza si sta espandendo in modo esponenziale e direttamente proporzionale al coraggio ed alla volontà. E allora ri-partiamo: possiamo farcela. Specie ora che sotto silenzio, sta passando il fiscal compact…..

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