L’aumento delle tasse e l’austerity

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Sinceramente è deprimente continuare a sentire le solite frasi, quali “la Grecia o l’Italia si trovano nella situazione in cui si trovano a causa dell’austerity”.

L’altra mattina discutevo su Rai Tre (dal min.25) con il professore Brancaccio  sul fatto di queste politiche che la Germania sta imponendo all’Europa. Sostenendo lui la tesi che la Grecia era in quella situazione a causa delle decisioni della Troika, gli ho chiesto se l’aumento dell’IVA di 10 punti percentuali o se andare in pensione a 50 anni per i parrucchieri per maneggio di sostanze pericolose corrispondeva all’austerity.

Siamo ormai all’assurdo. Non si parla di tagli alla spesa pubblica se non con la spending review, che puntualmente viene posticipata a nuova data da definire. Come ricorda perfettamente Oscar Giannino nel suo articolo, l’aria filo-statalista soffia sopra di noi.

Ma torniamo ai fatti. La Grecia, dopo il salvataggio di oltre 100 miliardi di euro del maggio 2010, non ha fatto liberalizzazioni e nemmeno tagli alla spesa pubblica. Per questo motivo la situazione è degenerata e dopo un anno il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea sono dovuti intervenire un’altra volta.

Qualcuno può dimostrare che il debito greco superiore al 160 per cento è stato causa della Germania e non da un deficit strutturale che per anni è stato sostenuto da un’incapacità di gestione del bilancio del paese ellenico?

E qualcuno può dimostrare che il debito italiano dipenda dall’austerity imposta dalla Germania?

Basta! Non se ne può più di sentire queste enormi baggianate.

La Germania continua a crescere, anche nel primo trimestre ha mostrato un Pil in aumento dello 0,5 per cento su base trimestrale, grazie alle riforme che il paese ha saputo compiere a metà degli anni 2000.

L’Italia al contrario è un paese completamente fermo. Anzi, no, la spesa pubblica è una variabile che continua a muoversi verso l’alto. Questa è in continuo aumento e ormai la quota d’intermediazione dello Stato in economia è pari al 60 per cento reale, un punto di non ritorno. Ce lo ricorda sempre perfettamente il Prof. Ugo Arrigo che scrive spesso su chicago-blog.

E questa spesa pubblica è sempre e solo stata finanziata da un aumento della pressione fiscale. Forse i politici dovrebbero guardare l’interessante trasmissione di Marco Cobianchi, Num3r1, che ha dimostrato con un semplice grafico quanto la tassazione sia cresciuta costantemente in Italia negli ultimi cinquanta anni.

Aumentare la tassazione non è la stessa cosa che tagliare le spese del settore pubblico. Come ricorda Oscar Giannino, è mai possibile che non si riesca a tagliare di 100 miliardi di euro di spesa corrente per tornare a dei livelli “normali”?

Il debito è stato creato dalle troppe uscite che lo Stato Italiano ha avuto nel corso degli anni. Deficit e ancora deficit che hanno creato uno stock di debito enorme.

E a queste spese folli dello Stato Italiano, l’unica risposta è sempre stata quella di aumentare le tasse che ormai sono superiori al 50 per cento reale del prodotto interno lordo.

Se la Grecia è già fallita e si avvicina all’uscita dell’euro, la colpa è di coloro che hanno portato il debito ad oltre il 160 per cento del PIL: i politici greci.

Se l’Italia vede il proprio spread oltre i 450 punti rispetto al bund tedesco, non è colpa della Germania o delle agenzie di rating che bocciano il paese. È colpa di chi ha creato l’enorme debito pubblico italiano (1950 miliardi di euro o 90 mila euro a famiglia) e di chi continua a propinare aumenti delle tasse che porteranno la nostra economia verso una caduta di due punti percentuali questo anno.

Quale ricetta allora? L’Istituto Bruno Leoni è da anni che indica la strada. Liberalizzazioni per fare ripartire l’economia e dismissione del patrimonio pubblico, di tutti i carrozzoni di Stato che ancora oggi rispondono alle logiche di partiti e sindacati.

Se qualcuno dice che queste sono le ricette che hanno portato alla crisi, porti degli esempi e non sempre le solite parole demagogiche.

 

Twitter @AndreaGiuricin

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