16
Mag
2012

L’aumento delle tasse e l’austerity

Sinceramente è deprimente continuare a sentire le solite frasi, quali “la Grecia o l’Italia si trovano nella situazione in cui si trovano a causa dell’austerity”.

L’altra mattina discutevo su Rai Tre (dal min.25) con il professore Brancaccio  sul fatto di queste politiche che la Germania sta imponendo all’Europa. Sostenendo lui la tesi che la Grecia era in quella situazione a causa delle decisioni della Troika, gli ho chiesto se l’aumento dell’IVA di 10 punti percentuali o se andare in pensione a 50 anni per i parrucchieri per maneggio di sostanze pericolose corrispondeva all’austerity.

Siamo ormai all’assurdo. Non si parla di tagli alla spesa pubblica se non con la spending review, che puntualmente viene posticipata a nuova data da definire. Come ricorda perfettamente Oscar Giannino nel suo articolo, l’aria filo-statalista soffia sopra di noi.

Ma torniamo ai fatti. La Grecia, dopo il salvataggio di oltre 100 miliardi di euro del maggio 2010, non ha fatto liberalizzazioni e nemmeno tagli alla spesa pubblica. Per questo motivo la situazione è degenerata e dopo un anno il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea sono dovuti intervenire un’altra volta.

Qualcuno può dimostrare che il debito greco superiore al 160 per cento è stato causa della Germania e non da un deficit strutturale che per anni è stato sostenuto da un’incapacità di gestione del bilancio del paese ellenico?

E qualcuno può dimostrare che il debito italiano dipenda dall’austerity imposta dalla Germania?

Basta! Non se ne può più di sentire queste enormi baggianate.

La Germania continua a crescere, anche nel primo trimestre ha mostrato un Pil in aumento dello 0,5 per cento su base trimestrale, grazie alle riforme che il paese ha saputo compiere a metà degli anni 2000.

L’Italia al contrario è un paese completamente fermo. Anzi, no, la spesa pubblica è una variabile che continua a muoversi verso l’alto. Questa è in continuo aumento e ormai la quota d’intermediazione dello Stato in economia è pari al 60 per cento reale, un punto di non ritorno. Ce lo ricorda sempre perfettamente il Prof. Ugo Arrigo che scrive spesso su chicago-blog.

E questa spesa pubblica è sempre e solo stata finanziata da un aumento della pressione fiscale. Forse i politici dovrebbero guardare l’interessante trasmissione di Marco Cobianchi, Num3r1, che ha dimostrato con un semplice grafico quanto la tassazione sia cresciuta costantemente in Italia negli ultimi cinquanta anni.

Aumentare la tassazione non è la stessa cosa che tagliare le spese del settore pubblico. Come ricorda Oscar Giannino, è mai possibile che non si riesca a tagliare di 100 miliardi di euro di spesa corrente per tornare a dei livelli “normali”?

Il debito è stato creato dalle troppe uscite che lo Stato Italiano ha avuto nel corso degli anni. Deficit e ancora deficit che hanno creato uno stock di debito enorme.

E a queste spese folli dello Stato Italiano, l’unica risposta è sempre stata quella di aumentare le tasse che ormai sono superiori al 50 per cento reale del prodotto interno lordo.

Se la Grecia è già fallita e si avvicina all’uscita dell’euro, la colpa è di coloro che hanno portato il debito ad oltre il 160 per cento del PIL: i politici greci.

Se l’Italia vede il proprio spread oltre i 450 punti rispetto al bund tedesco, non è colpa della Germania o delle agenzie di rating che bocciano il paese. È colpa di chi ha creato l’enorme debito pubblico italiano (1950 miliardi di euro o 90 mila euro a famiglia) e di chi continua a propinare aumenti delle tasse che porteranno la nostra economia verso una caduta di due punti percentuali questo anno.

Quale ricetta allora? L’Istituto Bruno Leoni è da anni che indica la strada. Liberalizzazioni per fare ripartire l’economia e dismissione del patrimonio pubblico, di tutti i carrozzoni di Stato che ancora oggi rispondono alle logiche di partiti e sindacati.

Se qualcuno dice che queste sono le ricette che hanno portato alla crisi, porti degli esempi e non sempre le solite parole demagogiche.

 

Twitter @AndreaGiuricin

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48 Responses

  1. Marco Tizzi

    E il Portogallo?

    Mi spiace Giuricin, ma la sua tesi non regge se si guardano Spagna, Portogallo e anche Irlanda.
    Personalmente non credo sia una questione di “austerity”, ma una questione di “moneta”, però è fuori di dubbio che il Portogallo abbia fatto tutto quanto gli è stato chiesto dall’Europa e che non sia servito a nulla.
    Irlanda poco diverso: continua a suscitarmi ilarità la sua presunta “crescita” con un rimbalzino di due quadrimestri – subito, tra l’altro, riassorbiti – a fronte di un gigantesco crollo di oltre il 10% per salvataggio banche.
    Spagna ne ha già discusso più e meglio di me.

    Giuricin, lei è troppo preparato e intelligente per non vedere il grande spettro che si aggira per il mondo: la gigantesca leva del mondo finanziario. QUEL debito è e sarà sempre insostenibile perché non ha nulla di reale sotto. Vogliamo considerarlo pubblico perché le banche sono comunque intermediate dagli Stati? Non sono d’accordo, ma non importa.

    Quello che importa è smettere di far finta di non vederlo. I numeri sono sempre più nascosti, ma quando escono sono impressionanti.
    Altro che debito pubblico!
    Quel mostro non può stare in piedi. Qualunque sia la quantità di zeri che le banche centrali riescono a mettere dietro al numerino sotto forma di aiuti (LTRO, QE, frizzi, lazzi e quaquaraquà) finisce in un buco nero e sparisce.
    Il problema è lì, è tutto lì e non si salva nessuno: l’Olanda sta messa malissimo, la Germania si sveglierà presto dal sogno e si renderà conto di avere un debito privato mostruoso. Come si risolve? Si PUO’ risolvere?

  2. Odin

    Ben detto 🙂

    C’è un termine che in Italia è travisato, il Rigore.
    Ormai per accezione comune il Rigore vuol dire sofferenza, tasse e bla bla bla.
    Non è così.

    Semplicemente sarebbe la Buona Amministrazione, condotta con la cosciente responsabilità del Buon Padre di Famiglia.
    E una tassazione leggera.

  3. Filippo

    Sono d’accordo con il Signor Giuricin,non possiamo sempre trovare altrove il capro espiatorio per i nostri mali.i tedeschi non vengono da un altro mondo e non sono diversi da noi quanto a pulsioni criminali ma sicuramente su certe cose hanno molto da insegnare.Noi siamo il Paese dei Grandi Proclami,e faccio fatica a ricordare solo in questi ultimi mesi quanti proclami sono stati fatti dai politici incalzati da un’opinione pubblica sempre più stanca arrabbiata e impaurita.Proclami a cui puntualmente non sono seguiti molti fatti.
    Buona Amministrazione:sarebbe veramente quello che ci vuole…. è vero lo Stato ha creato un enorme debito pubblico non solo buttando al vento inutilmente in mille rivoli risorse ma la cattiva amministrazione ha prosperato grazie anche alla connivenza di chi,imprenditore,ha approfittato della PP.AA. per concludere affari a dir poco scandalosi (tramite mazzette favori corruzione peculato connivenze etcetc) mettendo nei pasticci chi,sempre imprenditore,faceva e fa il suo mestiere onestamente senza voler cedere a squallidi ricatti o giochetti di pseudo potere.Oltre alla Buona Amministrazione di cui sopra dovremmo trovare il modo di spezzare questo mortale e disonesto abbraccio prima che sia troppo tardi.

  4. Giacomo

    Finalmente!
    Finalmente qualcuno parla chiaramente:

    “Qualcuno può dimostrare che il debito greco superiore al 160 per cento è stato causa della Germania e non da un deficit strutturale che per anni è stato sostenuto da un’incapacità di gestione del bilancio del paese ellenico?”

    Questo aspetto per me,dovrebbe essere il punto di partenza di tutto e lo traslerei pari pari in Italia.

    In un solo anno il primo tradimento si e’ consumato: Abbiamo visto chiaramente una classe politica (la nostra) che non vuole cambiare le cose pur essendo vitale per la sopravvivenza del Paese.
    Il secondo tradimento si consumera’ ben presto e sotto gli occhi di tutti quando ne pagheremo le conseguenze: il default immediato causato dall’immane debito pubblico e le sue conseguenze.
    Gli italiani,secondo me,non hanno ancora “pesato” il loro debito ed e’ per questo che stanno relativamente tranquilli.Se si rendessero conto di quanto criminale e’ la loro classe politica e di rappresentanza l’avrebbero gia’ messa alla sbarra.

  5. Guglielmo De Sanctis

    Scusate ma prima del 2007 cosa c’era di diverso rispetto alla situazione che lei descrive ora? Per carità nessuna intenzione di difendere sperperi e spese dissennate ma non mi sembra che allora si parlasse di uscite dall’euro, default, tracolli etc.
    Possibile che non ce la facciate proprio a vederlo che la deregolamentazione dei mercati (che tanto nel paese delle favole si autoregolano) e le politoiche neo liberiste siano state un totale fallimento di cui pagheremo le conseguenze chissà fino a quando? Cosa deve succededere ancora?

  6. Claudio Di Croce

    Brancaccio è il tipico esponente del mondo universitario ignorante , fannullone imbevuto della ” cultura ” postsessantottina . Mi pare ” insegni ” nell’università del Sannio cioè una di quelle università sottocasa nate per dare stipendi a professori ignoranti, incompetenti , saccenti che poi dispensano pezzi di carta a studenti simili ai professori , costati salati ai soliti contribuenti che producono ricchezza .
    Quando sento o vedo trasmissioni in cui compare questo ” professore ” o chiudo o tolgo l’audio e consiglio a tutti di fare altrettanto e a chi ha la sventura di essere in trasmissione con lui , semplicemente di ignorarlo e non polemizzare . In Piemonte tanti anni fa si diceva che i ” ciula ” cioè gli sciocchi , ignoranti ,imbecillotti dovevano stare zitti . Purtroppo adesso i “ciula ” straparlano sempre e i risultati si vedono.

  7. Nazario

    Ho scoperto con stupore dal giornale economico tedesco Handelsblatt, equivalente per autorevolezza al nostro Sole24Ore, che i tedeschi calcolo il loro debito in modo “molto figo” rispetto a noi. Non considerano nel computo le spese per la sanità, le pensioni e l’assistenza! Me cojoni! Queste sono a carico dei Lander, o meglio, di una Cassa Depositi e Prestiti (Kreditanstalt für Wiederaufbau) che li finanzia in modo indipendente e che non entrano nel debito di Berlino! In altre parole, i “crucchi”, escludono dal debito pubblico, le passività delle società pubbliche (Lander) che si finanziano con pubbliche garanzie (KFW). Incredibile: le regole sui bilanci non sono rigide ed uguali per tutti! Sono d’accordo che se i mercati danno fiducia ai Bund, ogni polemica su come si forma e si somma questo debito non regge. Ma vale sottolineare che il debito reale tedesco è, OGGI, il 185% sul PIL e non l’85% come dichiarato. Ha ragione la Merkel a ridere!

  8. MBB

    Non sono un economista e quindi sono un pò a disagio nel commentare. Non sarà la soluzione di tutto, come spiegato da Marco Tizzi, tuttavia mi pare che se abbassare il deficit pubblico attraverso quello della spesa inefficiente sia comunque un bene anche in tempi “buoni”, esso diventi necessario e forse anche vitale per affrontare meglio la tempesta che abbiamo di fronte. Tanto per metterla sul figurato, una nave in tempesta ha più possibiltà senza un carico eccerssivo.

  9. Claudio Di Croce

    @Guglielmo De Sanctis

    @Giacomo
    Mi sembrate colleghi o allievi di Brancaccio : l’economia mondiale non ha mai conosciuto un periodo di sviluppo così forte come negli ultimi ventanni . Iniziando dalla Cina che ha abbracciato l’economia di mercato con lo slogan ” arricchitevi ” , lasciando perdere il comunismo , seguita dagli altri paesi asiatici – Corea , India, Malesia , Indonesia ecc.. – e anche da quelli africani , decine di milioni di persone non sono più nella miseria vera ,sono sparite le carestie, che facevano milioni di morti .
    Quelli che sono entrati in crisi da pancia piena sono i paesi che non si possono più permettere il welfare come lo abbiano conosciuto perchè i loro prodotti sono troppo cari rispetto a quelli dei paesi sopradescritti . Non viene più prodotta ricchezza ma in compenso lo Stato ladro per continuare gli sprechi e i furti a vantaggio dei dipendenti della PA e della classe politica e dei loro servi , aumenta continuamente il furto deprimendo sempre di più l’economia reale .
    I problemi del mondo occidentale si risolveranno solo quando si prenderà atto che il modello del welfare socialista è fallito perchè non ci sono più i soldi per pagarlo e non è più possibile farsi altri debiti perchè nessuno ci impresta più i soldi .
    Solo gli illusi o i socialisti alla Brancaccio possono credere a un ulteriore aumento dello Stato come soluzione ai problemi e non invece alla diminuzione della presenza dello Stato ladro e del suo mostruoso costo.

  10. Marco Tizzi

    @MBB
    Il debito pubblico complessivo mondiale è 52 000 miliardi di dollari all’incirca.

    Il debito pubblico è una frazione del debito privato.

    Ora qualcuno mi spiaghi cortesemente come queste cifre possono essere ripagate con beni e servizi reali.
    E’ ora di rendersi conto che è tutto finto, non c’è niente di reale in ballo, non c’è una ricchezza reale in qualche modo da salvaguardare.
    I debiti non sono ripagabili.
    O si continua a rifinanziarli o si cancellano in qualche modo, ma non si può pensare di ripagarli.

  11. antonio

    Io resto abbacinato. Tagliare “100 miliardi di spese correnti” NON ha assolutamente senso.

  12. giuseppe

    @Claudio Di Croce
    Non entro nel merito delle qualità di Brancaccio, che anche a me non sta del tutto simpatico. Vorrei invece parlare un pò delle Università, senza alcuna intenzione di contraddirla. Distinguendo i fatti dalle leggende metropolitane.

    Ci sono circa 120 Università tra Pubbliche e Private. Troppe, senza contare i Poli (leggasi distaccamenti e sedi locali) E’ più facile, conveniente e intelligente costruire una strada veloce (che poi serve a tutti) che non portare l’Università sotto casa, come giustamente dice Lei.

    Un discorso a parte merità però la Qualità, che ha bisogno di essere misurata con criteri oggettivi. Per esempio non necessariamente le Università Private sono meglio di quelle Pubbliche. Anzi, in molti casi son fabbriche di diplomi. Non è nemmeno più vero che le Università storiche siano per forza migliori di quelle più recenti. La verità è che a vecchi Baroni se ne sono aggiunti nuovi. In alcuni casi questi ultimi sono di gran lunga migliori dei primi, che chiudevano ogni spazio. Quindi anche lo spazio ad un merito che si distribuisce almeno più uniformemente se è casuale, o più casuale. Le Cattedre si vincono poi anche per concorso. I concorsi saranno pure truccati, ma in qualche caso (e in qualche Facoltà più delle altre) emerge anche il merito. Capita spesso che un ottimo Professore vinca il concorso in una sede secondaria, e lì rimanga a lungo o per sempre. Insomma è successo nell’Università quel che è successo nella Sanità. Troppi Ospedali, troppi primari, ma la Sanità, ancorché troppo costosa, è complessivamente molto, ma molto migliore di quella di venti o trent’anni fa.
    Le competenze sono elevate e diffuse (Matematica,Fisica,Biologia,Chimica,Ingegneria)
    Ho l’impressione che fra qualche anno ne vedremo anche gli effetti.
    Ciò non significa che non si sia proceduto in modo sbagliato,dispendioso,irrazionale. Ma ormai la frittata è fatta. Quando saremo costretti a tornare indietro cerchiamo di evitare il conformismo di giudicare bravi i Professori solo perché sono a Torino,Milano,Bologna,Roma e Napoli (Monti li ha scelti così) Ce ne sono tantissimi. Cerchiamo di capitalizzare anche gli errori e scegliere quelli più bravi.

  13. Gianluca

    Applausi. Concordo su tutto tranne il mettere Monti sullo stesso livello degli altri politici. Entrato con lo spread a 570 e con l’Italia sull’orlo del burrone era obbligato a fare quanto ha fatto. Non esisteva alternativa al salva italia secondo me.

    Ora se nei prossimi mesi che gli rimangono non fara tagli pesanti e come richiede lei farà partire la fase due delle liberalizzazioni il mio giudizio sul governo diventerà negativo ma attualmente lo ritengo positivo, sopratutto per la ritrovata centralità Italiana in ambito internazionale e per la riforma delle pensioni.

    Gianluca

  14. Gianluca

    @ Guglielmo

    La differenza era la bolla immobiliare USA ancora non scoppiata. Il KO si è propagato anche in Europa ed ha fatto venire i nodi al pettine con grande velocità, chi aveva lavorato bene come la Germania non ha avuto grandi contracolpi, chi non lo ha fatto e continuava a rimandare la risoluzione dei problemi (per esempio Italia e Grecia) è andato ko.

    L’Italia per esempio, poteva utilizzare i risparmi fortissimi sul rifinanziamento del debito, (avuti grazie all’entrata della moneta unica), per lo sviluppo e la ricerca, investimenti che insieme a riforme strutturali ed ai tagli alla spesa pubblica potevano rilanciare il paese e far scendere il debito pubblico verso il 60%, parametro richiesto dall’Europa. Non lo ha fatto.

    Hanno addirittura utilizzato i risparmi per far crescere la spesa a livelli record sul pil, incrementando clientifici e municipalizzate oltre a far lievitare i costi della politica. Ecco cosa è successo in Italia ed in Grecia.

    Ed oggi mi devo sorbire chi ha governato per decenni che fa il professorino e ci spiega che è tutto colpa della culona?

    Ma dai!!

    Gianluca

  15. Pier Luigi

    Va bene che leggo quello che viene scritto dai giornali o sento quello che si dice in TV, ma non voglio credere che siano sempre tutte balle. No so che altri tagli ha fatto la Grecia, ma togliere le tredicesime, ridurre gli stipendi, addiritura licenziare dipendenti pubblici non è un taglio alle spese? Il fatto è che purtroppo per loro forse i tagli non sono sufficienti e l’Europa non ci ha pensato prima , quando il debito greco era facilmente copribile. Relativamente all’Italia concordo che siamo fermi e l’unica cosa che si fa è aumentare le tasse e pure in maniera poco equilibrata. L’Italia è ferma da 20 anni colpa di tutti i governi che si sono susseguiti. Nessuno, nemmeno ora ha il coraggio di tagliare prima tutte le spese superflue, non fosse mai che dovesse scomparire qualche migliaio di politici trombati ai quali è stata assegnata una poltrona in enti inutili, forse basterebbe questo, ma nel caso non bastasse allora bisogna mettere mano anche alle cose utili ma meno importanti in questo momento.

  16. Francesco P

    Trovo le sue osservazioni pertinenti, ma c’è un aspetto in più da considerare: il debito è un fenomeno in cui la quantità modifica la qualità del fenomeno stesso. Uso un paragone elementare che ciascuno può verificare nella pratica: un grado di temperatura in più o in meno può costituire una differenza poco significativa, ma quando l’acqua passa da 99 C° a 100 C° si mette a bollire in condizioni di pressione normale. Avviene cioè “un cambiamento di stato”.

    Il debito pubblico è cresciuto dopo la crisi mentre le condizioni dell’economia generale sono peggiorate. Il che è come aumentare la temperatura (debito) e diminuire la pressione atmosferica (sviluppo economico), ovvero far bollire prima la nostra acqua. Ora la combinazione tra acqua e pressione ha raggiunto e superato il limite del cambiamento di stato in Grecia ed a quasi raggiunto il limite critico negli Stati mediterranei. Francia, Olanda, Austria sono anche loro prossimi a bollire, e anche la Germania seguirà a ruota se gli altri Stati “finiscono lessati”.

    Adesso una semplice riflessione: la ottusa politica della Merkel pensa di ridurre la temperatura (cioè il debito) attraverso misure fiscali che diminuiscono la pressione (vale a dire la contrazione economica). Di contro la ottusa politica socialdemocratica ritiene di crescere la pressione aumentando la temperatura (indebitamento). Ovviamente nessuno di loro vede che per evitare di far bollire la nostra acqua (ovvero una catena di default) serve agire contemporaneamente sulla pressione e sulla temperatura attraverso un profondo alleggerimento della struttura degli Stati. Infatti solo in questo modo si liberano risorse per la crescita delle imprese senza aggravare il debito pubblico.

    Mi perdoni il paragone da “vil meccanico” qual’è la mia natura, ma per me è importante mettere sempre al centro del dibattito la relazione fra le diverse variabili da cui dipende lo stato del sistema.

    @Gianluca

  17. Marco Tizzi

    @Francesco P
    Mi scusi, e in questo PV = nRT il debito privato dove lo mettiamo?

    Perché qualcuno mi deve ancora spiegare perché il 120 (160 o 200) % del PIL di debito pubblico non è sostenibile, mentre il 250 o 300% di debito privato è una passeggiata di salute.

  18. Francesco P

    @Marco Tizzi

    La sostenibilità del debito, pubblico o privato che sia, si basa sulla probabilità che il debitore non ce la faccia a restituire gli interessi ed il capitale. Ogni debitore ha un livello di sostenibilità che dipende dalle sue entrate. Se il debito di un privato supera il limite, le banche si vedono costrette a revocargli il fido. Le imprese in genere s’indebitano per poter produrre e vendere, vale a dire per motivi utili che si tradurranno in capacità di sostenere il debito, almeno in condizioni normali. Diverso è il caso di uno che s’indebita per giocare alle slot machine o scommettere: consumerà le risorse ancor più rapidamente fino all’impossibilità di ripagare il debito.

    Ogni privato è un sistema a se stante, ma questo è vero fino ad un certo punto. Se il default interessa intere categorie (es. mutui sobprime, profonde crisi settoriali, ecc.) oppure colossi economici (i cosiddetti too big to fail), si possono avere conseguenze sistemiche rilevanti.

    Prendiamo ad esempio la Spagna: la stima del rapporto debito/PIL è del 68,2% per il 2011, visto in forte aumento. Quest’ultimo è un valore apparentemente molto favorevole. Eppure la Spagna è un Paese a rischio, non per il rapporto debito/PIL, bensì per il rischio di collasso del suo sistema bancario finanziario a causa delle conseguenze dello “scoppio” della bolla immobiliare e del conseguente collasso del sistema bancario (vedere articoli precedenti si questo blog). E’ un caso esemplare di catena di eventi negativi: recessione -> incapacità delle famiglie di pagare -> crisi bancaria -> default statale.

    La capacità di sostenere un certo livello di indebitamento non è mai un valore assoluto, ma è sempre relativo alla quantità di debito ed alla crescita economica del debitore. Gli estremi del Giappone e della Spagna dovrebbero farci riflettere.

    Sommare debito pubblico e privato per stabilire un rapporto complessivo con il PIL può portare ad approssimazioni fuorvianti.

  19. Massimo74

    antonio :
    Io resto abbacinato. Tagliare “100 miliardi di spese correnti” NON ha assolutamente senso.

    Infatti.Bisognerebbe tagliarne almeno il triplo.

  20. Aldus

    Sono perfettamente d’accordo con Claudio di Croce e con Massimo 74 !
    Il piano inclinato sul quale siamo messi è sempre più scivoloso !!

  21. Marco Tizzi

    @Francesco P
    Perfetto, concordo in pieno.
    Ma spero che concordi con con me sul fatto che non considerare mai il debito privato è altrettanto fuorviante. Quindi mi piacerebbe capire perché non se ne parla.
    E’ dura credere che sia tutto casuale, che ci si sia momentaneamente intestardini sul debito pubblico quando ci sono Stati che hanno debiti privati 3 o più volte il loro PIL ed è tutto sereno e tranquillo, non crede?

  22. Piero

    Giuricin…concordo su tutto!

    MA (c’e’ un ma grosso come una casa)…noi non cresciamo da 20 anni, il debito è altissimo da anni, non le sembra un pò strano che questa crisi scoppi proprio ora dopo che i bilanci delle banche sono andati in ipersofferenza per via della crisi dovuta ai titoli “carta straccia” di cui si erano riempiti i portafogli?

    Tutto vero quello che dice…ma perchè ora?! E soprattutto, guardi il numerello in alto a dx di questa pagina…risparmiamo pure 100MLD anno di spese (da fare immediatamente!) ma quanto ci metteremo ad abbattere il debito assoluto?
    Si… invertiamo la tendenza ma considerando l’orizzonte temporale per l’abbattimento, fossi un investitore che esprime la sua “preoccupazione” chiedendo interessi più alti, li chiederei per altri 20 anni almeno.

    Forse la richiesta di interessi più alti non è solo preoccupazione sulla nostra economia e se veramente fosse così le aste andrebbero vuote…

  23. Claudio Di Croce

    @giuseppe
    La ringrazio per il tono educato del suo intervento . Sono con Lei : esistono prof. capaci in tutte le università , ma in numero molto minore in quelle che sono state decise per scopi elettorali e per piazzare parenti e/o amici sulle cattedre. Infine io non sono molto d’accordo sul fatto che la crescita economica di un paese dipenda dal numero e dalla qualità degli studi universitari . Lo sviluppo economico italiano , il cosidetto miracolo che è stato tutto fuorchè un miracolo , si è avuto quando il numero delle università e degli studenti e dei laureati era molto ma molto inferiore a quello attuale . La selezione era molto più severa ma lo sviluppo economico italiano non è certo dipeso dal numero dei laureati , ma dal fatto che gli italiani avevano ” fame ” e quindi avevano la voglia , la grinta di LAVORARE . Quando si parla di una squadra di calcio che ha vinto molto e poi inspiegabilmente non vince più, la prima motivazione viene ricercata nel fatto che i giocatori hanno la pancia piena e quindi mancano le motivazioni per sacrificarsi e continuare a vincere . L’Italia e in generale l’Occidente ha la pancia piena e quindi non è più disposto a sacrificarsi e i risultati si vedono . Credere che la soluzione sia quella di aumentare il numero dei laureati è una pia illusione e non servirà a nulla .Ogni anno nel mondo globalizzato si presentano sul mercato del lavoro decine di milioni di giovani che hanno ” fame ” e quindi sono disponibili a fare sacrifici per conquistare un futuro migliore ; Lei ritiene che i giovani italiani , non solo per colpa loro , siano consapevoli di questa realtà che la classe politica non spiega e quindi disposti a comportarsi come il mondo globalizzato richiede ? Io credo di no , ma a un certo punto la realtà delle cose avrà il sopravvento , sperando che non sia troppo tardi .

  24. Claudio Di Croce

    @erasmo67
    Se ho capito bene , lei ritiene che aver voglia di lavorare e impegnarsi per ottenere dei risultati è fare la guerra ? Lei preferisce lo Stato mamma che paga a tutti quello che vogliono senza lavorare ? In parte è quanto accaduto negli ultimi trentanni e i risultati si vedono : un debito pubblico mostruoso che non possiamo più aumentare ma dobbiamo diminuire . E questo per coloro che hanno vissuto alla grande con questo sistema è molto difficile da accettare , preferiscono chiedere alla Stato di aumentare il furto dalle tasche dei cittadini .E’ quello che sta facendo MM ,uno di quelli che è da sempre inserito benissimo nel sistema .

  25. Augusto Albeghi

    “Qualcuno può dimostrare che il debito greco superiore al 160 per cento è stato causa della Germania e non da un deficit strutturale che per anni è stato sostenuto da un’incapacità di gestione del bilancio del paese ellenico?

    E qualcuno può dimostrare che il debito italiano dipenda dall’austerity imposta dalla Germania?”

    Beh, io posso, ed occorrono nozioni che si imparano nei corsi base di macro-economia. Proprio per questo pernso che sia inutile farlo in questa sede.

    Comunqe rispetto tutte le opinioni, perché i fatti sono altro.

  26. rccs

    3 paginate a raccontare quanto sono brutti e cattivi greci italiani e che quindi meritano di morire di fame (tranne quelli che hanno già esportato i capitali in Svizzera) e poi l’illuminata soluzione si restringe a

    Liberalizzazioni per fare ripartire l’economia

    5 parole soltanto. L’economia spiegata nei Baci Perugina.

    Qualcuno dunque mi può quindi dimostrare che liberalizzare (chi? cosa? come?) in tempi di recessione, con debito pubblico alto e in espansione e tassi a livello da strozzino sia sufficiente a far ripartire l’economia?

  27. pasquale

    – come fanno a chiamare in trasmissione personaggi come questo brancaccio
    – bravo per l’articolo e per la trasmissione

  28. Claudio Di Croce

    Ha ragione , non ci sono solo i greci , ci siamo anche noi , cinquemilioni di dipendenti PA ( ieri l’ultima notiziola dei camminatori assunti alla Regione Sicilia che ha già quasi

  29. Claudio Di Croce

    ….ventimila dipendenti ). La crescita si ha solo se il mondo pubblico nel suo complesso diminuisce la sua voracità , fa meno furti ai sudditi , e libera delle risorse per i privati che sono gli unici che hanno le capacità per creare ricchezza . I ” pubblici ” sono solo capaci di consumare , rubare e distruggere ricchezza

  30. @antonio

    Solo le obiezioni più ovvie (ce ne sarebbero altre ma lo spazio è quello che è):
    1 – Quella serie di cui “Goofynomics” mostra solo gli ultimi anni, è solo un pezzetto di una sfilza molto lunga (e ininterrotta) che risale indietro nel tempo fino all’inizio degli anni ’80.
    2 – Ogni deficit è debito in più, cioè più reddito disponibile oggi, meno reddito disponibile domani (quando dovrò restituire) e più spesa per interessi. Il deficit stava rientrando, quindi il deficit non è un problema? Sarebbe vero in un’economia di mercato, non in un’economia quasi sovietizzata come quella italiana dove la metà di quello che si produce passa nelle mani dello Stato. In questa situazione c’è solo l’impoverimento generale e progressivo. A meno che, coloro che spendono i soldi pubblici siano molto più oculati e attenti di chi spende i propri. In tal caso non c’è spiazzamento, drenaggio ecc….
    3 – E’ vero che l’attuale sistema monetario e finanziario ha causato le crisi bancarie che hanno trascinato nel baratro anche paesi virtuosi come l’Irlanda. Ma questo ha origine nella manipolazione del prezzo del credito, cioè il tasso di interesse, sistematicamente manipolato al ribasso, non possiamo poi lamentarci dell’espansione incontrollata dei debiti (privati e pubblici) e dei derivati. E’ come se imponessimo per legge il prezzo della benzina a 1 centesimo al litro, pretendendo però che nessuno usi la macchina e lamentandoci se dopo qualche tempo c’è penuria di carburante! Infatti la crisi finanziaria ha coinvolto anche le piazze fuori dall’euro, ad esempio il Regno Unito, con il quale peraltro la famigerata Germania ha un attivo commerciale, nonostante il fatto che la sterlina possa svalutare (e ha svalutato) quanto le pare….
    Poi se si vuol criticare l’unione monetaria, i cambi fissi, il commercio mondiale, così come sono, approvo. Ancor meglio se ci si ricorda che il mercato implica che le attività che non funzionano cessano (leggi fallimento). Se si prendono i soldi dei contribuenti per salvare attività (leggi banche) intrinsecamente fallite e si chiama mercato, si sta facendo confusione.
    Tenga presente che non sono un economista, né un professore, però non sono nemmeno uno così innamorato delle mie convinzioni da girarmi dall’altra parte quando la realtà cozza contro di loro.

  31. antonio

    La realtà è soltanto quella dei numeri (ossia dei dati statistici): e i dati ci dicono che la nostra spesa pubblica è costantemente in avanzo primario, ossia che la spesa pubblica (complessiva) è in negativo solo a causa degli enormi interessi sul debito. E i dati ci dicono – non le CHIACCHIERE – che il debito è esploso dopo il divorzio Tesoro/Bankitalia dell’81 (si vada a vedere in rete un bel video di Nino Galloni sulle sue motivazioni, anche in funzione delle esigenze di entrare nel meccanismo europeo, allora lo SME). E’ ASSOLUTAMENTE FOLLE mantenere un sola moneta tra un paese come la Germania e uno come la Grecia: possibile sia tanto difficile capire che la differenza strutturale tra i due si SCARICA NECESSARIAMENTE sulle economie reali arricchendo la Germania (si guardi i dati di export e crescita) e uccidendo la Grecia (come prima) ?? quale AUSTERITA’ VOLETE ancora chiedere alla Grecia che STA morendo d’inedia ??

    Ancora: vi dice NULLA la storia del Giappone che ha pompato 95 miliardi di liquidità nel sistema, paga tra l’1 e l’ 1,5% di interesse sul debito pubblico (cioè spread anche negativo con i bund). Ah dimenticavo… sa quanto è il debito pubblico del Giappone ? oltre 8.500 miliardi di dollari, pari a 250% del Pil ….

  32. Alberto

    Vede Giuricin, lei non mi piace, non per ciò che dice ma perchè ripete cose di dominio pubblico, ovvie e che tutti auspichiamo, ma senza dati di supporto, senza riferimenti, senza analisi basate sui numeri per conoscerne l’ effettiva praticabilità sia in termini temporali che in termini quantitativi.
    Io sono abituato a dimostrare le cose in cui credo.
    Le chiedo per esempio, come mai fino a luglio dello scorso anno, i tassi di interesse sono stati intorno all’ 1% per il nostro debito? Eppure il nostro debito cresceva a ritmi tali che estrapolati, davano un tendenziale di 2000 MLD, fin dal 2010 e Giannino, non ricordo lei, scriveva che i conti erano a posto(2010). Allora, come dicevano in tanti, soprattutto i difensori dell’ euro, il merito era della moneta unica e soprattutto della Germania, e stavamo approfittando del loro virtuosismo, ed oggi, queste virtù non ci sono più? E mi faccia capire, la Germania ha per caso una spesa pubblica minore della nostra e sostenibile nel lungo periodo? E la Francia che sta 3,5 punti % più di noi? Ed all’ opposto la Spagna che viaggia a 3,5 punti % meno della Germania e quasi 7 meno della Francia, perchè l’ una viene lasciata e l’ altra presa dalla speculazione?
    Quindi cerchi di fare analisi dimostrate e cerchi di capire quali siano le vere cause di questa crisi, e tenga conto che le cause possono essere molto più complesse e variegate di quanto si creda, come parimenti lo sono le strategie di uscita tenendo conto che i tempi di applicabilità ormai sono da tempo scaduti.

  33. @antonio

    Non mi prendo così sul serio da non sapere che sono qui a fare chiacchere, però non ha risposto alle mie osservazioni, comunque riguardo alle nuove questioni che pone:

    1 – lo so che abbiamo l’avanzo primario, quindi il deficit è colpa degli interessi sul debito, non capisco come da questo possa discendere la conclusione che allora dobbiamo fare altro debito. E se domani convinciamo tutti ad accettare un ricco 1% sul debito italiano (come i disciplinati giapponesi) cosa ne facciamo del risparmio? Sono sicuro che c’è qualche ottima causa che richiede soldi pubblici, ad esempio la lotta al randagismo, perché purtroppo gli attuali introiti non bastano, beh almeno ci scampiamo la tassa su cani e gatti.
    2 – sarò chiaro: sono contrario ai cambi fissi. Certo che il debito è esploso dopo il divorzio da bankitalia: ma non era un evento ineluttabile, per quanto il meccanismo dello sme potesse favorire l’indebitamento, questo era e resta una scelta politica
    3 – ugualmente: può essere una follia che Grecia e Germania abbiano la stessa moneta ma ciò non implica affatto che ciò debba portare a un crack fiscale e comunque molti padani sostenevano che anche Calabria e Lombardia non potessero avere la stessa moneta, forse nemmeno via Monte Napoleone e la periferia degradata, ma di nuovo stiamo parlando di due cose diverse. Sull’export tedesco ho già risposto.
    4 – il Giappone è appunto un esempio illuminante: vent’anni di stimoli fiscali (tra l’altro in infrastrutture e in un paese senza corruzione) e monetari non hanno fatto il miracolo di risvegliare dal coma l’economia e nel frattempo il reddito reale dei giapponesi come si è mosso? Quanta parte del loro reddito è impiegato solo nelle spese per abitare da qualche parte?
    5 – io non voglio nessuna austerità della Grecia: però non è colpa mia se nessuno fa loro credito. Magari hanno tutti torto e sarebbe una buona idea mettere i propri risparmi nei bond greci ed è anche ingiusto che tutti guardino il calcio in tv invece del torneo di bocce sotto casa mia, però così è. Invece di minacciare il default che lo facciano. La Germania che vuole salvare le sue banche chiedendo sacrifici ai Greci è miope, d’accordo, dovrebbe forse chiedersi come mai il sistema bancario occidentale è fallito. Tra l’altro in un mondo normale o in un sistema sano, chi ha dei risparmi presta i suoi soldi a chi non ne ha. Ma qui nessuno ha risparmi, c’è solo chi ha tantissimissimi debiti (Grecia), oppure chi ha solo tantissimi (Germania): è ovvio che non funziona. Resta sospeso nell’aria un dilemma: sono risparmi solo le produzioni passate non consumate o anche la moneta creata dalle banche centrali? Ai posteri….
    6 –non si può negare il problema della spesa pubblica facendo presente che il sistema monetario non funziona: se non ti vanno le luci non puoi consolarti con il fatto che anche i tergicristalli sono rotti. Ognuno snocciola i suoi dati, le sue serie storiche, i suoi grafici sulla crisi, basta farsi un giro in rete trovi maltusiani, marxisti, monetaristi ecc… ognuno mette quelli che sembrano più significativi (eufemismo). I numeri sono importanti e valgono più delle esperienze personali, convengo, però purtroppo i fatti risultano sempre più convincenti e quindi per dimostrare che i deficit la spesa pubblica non sono un problema sarebbe più efficace andare in banca, chiedere un prestito, fare un’impresa, assumere due o tre persone e tutti i 15 del mese pagare gli F24. In molti in Italia non ci stanno più riuscendo. Sono tutti incapaci? Ci sono volontari che possono fare meglio? Vogliamo continuare a dare la colpa alla Germania o mentre prepariamo i piani di invasione della perfida teutonia facciamo qualcosa?

  34. PS sull’austerità all’italiana: il sen. Baldassarri ha dichiarato che tra il 2010 e il 2013 la spesa corrente italiana salirà di 33 miliardi… insomma tutto quanto non è solo colpa dei liberisti che con i loro potenti mezzi obbligano allo smantellamento dello stato (a)sociale

  35. Claudio Di Croce

    @Alberto
    Quali dati ?il numero dei dipendenti della PA è composto dai 4 milioni ufficiali e almeno dal milione di dipendenti delle migliaia di Enti locali e Centrali che formalmente sono privati ma sono gestiti come pubblici , sovradimensionati come personale, pieni di politici trombati , loro parenti e amici. E i ” consulenti ” ? Le centinaia di migliaia di persone che percepiscono laute prebende pr consulenze fasulle e sono in larga maggioranza anche questi politici trombati, loro parenti , amici o clientes . Lombardo ,che ha quasi 20000 dipendenti alla Regione Sicilia con una % allucinante di dirigenti, ha detto che le assunzioni di personale PA al Sud sono l’equivalente della Cassa Integrazione al Nord. Quindi è normale assumere qualche decina di ” camminatori ” . A lei va bene questo andazzo che va avanti da decine di anni , sempre peggio ? A me , no.

  36. Alberto

    Mai ho detto che mi vada bene, anzi ho esposto varie volte le mie critiche alla pletora di dipendenti pubblici, ma sempre accompagnate da dati dimostrabili; ripeto mi dia i link, se ce li ha, e poi perchè mi accusa di una cosa che non ho mai detto? Cioè che mi vada bene così?@Claudio Di Croce

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