Adios España?

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La Spagna sta cadendo verso il precipizio. Non è un precipizio come quello greco, ma certo la situazione è ogni giorno più complicata.
Oggi il settore delle cajas è sull’orlo di un fallimento annunciato. Su queste colonne lo dicevamo giá due anni fa.
Il problema deriva dal settore immobiliare come riporta la tabella e dallo scoppio della bolla nello stesso. Fino al 2007 il settore era cresciuto a dismisura e in Spagna si costruivano più case che in qualunque altro paese europeo, anche di quelli molto più grandi. La costruzione era finanziata principalmente dalle cajas, che non lesinavano credito sia alle imprese edilizie che alle famiglie.

Queste cajas erano gestite da politici locali che avevano interesse più a prestare soldi con criteri politici che con criteri economici. L’analisi economica sembrava non essere mai stata presa in considerazione da queste istituzioni bancarie, che oggi, si ritrovano piene di immobili dal valore quasi nullo.
Si parla di 188 miliardi di euro di attivi spazzatura, compresi i 103,7 miliardi di euro relativi a crediti dubbiosi e crediti sotto lo standard. Molto difficilmente questa quantita di denaro verrá recuperata dalle banche.
Come è potuto succedere tutto questo?
Le casse di risparmio prestavano soldi, ma al momento dello scoppio della bolla immobiliare i prezzi sono cominciati a scendere, e non di poco. Ormai la svalutazione è arrivata in molti casi intorno al 40 per cento. Sono saltate prima moltissime imprese edilizie e successivamente anche le famiglie hanno cominciato ad andare in sofferenze a restituire i mutui.
Il settore edilizio valeva oltre il 20 per cento dell’intera economia e una volta che è entrato in crisi ha cominciato a creare disoccupazione. Gran parte delle persone senza lavoro in Spagna infatti arrivano dal settore edilizio e sono persone con bassa qualifica e con stipendi che superavano prima della crisi anche i 2000 euro.
Una volta che famiglie e imprese edili hanno cominciato a fallire, gli immobili tornavano alle banche. Ma questi immobili non avevano ormai più il valore di libro pari a 100, ma il valore reale, pari a 60.
La svalutazione non è mai stata fatta dalle cajas, perchè altrimenti tutto il “marcio” sarebbe uscito e il settore sarebbe andato in crisi giá due/tre anni fa. Ma queste istituzioni finanziarie non hanno potuto resistere ed ormai l’attivo tossico relativo al solo settore immobiliare ha quasi raggiunto i 200 miliardi di euro. Il 20 per cento del prodotto interno lordo spagnolo.
Due giorni fa è saltata la quarta banca del paese, Bankia, nata dalla fusione di 7 casse di risparmio locali. Anche questa entità è sempre stata governata da politici locali che hanno dimostrato come sarebbe stato molto meglio che lo Stato in economia non fosse mai entrato  (ancora una volta si potrebbe dire).
Ora, per cercare di salvare il salvabile, il Governo Rajoy ha deciso di immettere altri 15 miliardi di euro e al contempo creare delle piccole bad bank. In questo modo tutti gli attivi tossici arriveranno nelle casse dello Stato e tutti i soldi verranno presi dai contribuenti.
Il debito rischia di sfondare quota 85 per cento questo anno, dal 68 per cento che si trovava a fine 2011.
Soldi pubblici che ancora una volta peseranno sui soliti noti: i contribuenti.
D’altronde giá tre anni e mezzo fa si decise anche Oltre Oceano di attuare una politica di “too big to fail” che di fatto deresponsabilizzava la gestione delle banche.
Ora anche in Spagna siamo allo stesso punto. Ma in questo caso la debolezza delle banche si trasferirá velocemente allo Stato spagnolo che vedrá, molto probabilmente, nelle prossime settimane un attacco deciso contro la permanenza nell’Euro.
Adios España?

Twitter @AndreaGiuricin

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