La Spagna segue la Grecia?

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E la fine arrivò. Bankia, quarta banca spagnola per attivi, è molto vicina al fallimento. Erano anni che andavo dicendo che il punto debole spagnolo erano le cajas ed in particolare Caja Madrid.

E Bankia è Caja Madrid, poiché nacque dalla fusione tra l’entità madrilena e la valenciana Bancaja. Un matrimonio politico come quasi sempre si è visto nella ristrutturazione bancaria spagnola.

Prima di riprendere la storia veniamo ai fatti.

Bankia ha attivi per 300 miliardi e 32 miliardi sono i crediti dubbiosi legati al solo settore immobiliare. C’è un’altra area di rischio per le banche spagnole, questa volta le più grandi, che si chiama debito pubblico.

Infatti Santander e BBVA, molto forti grazie alla loro capacità di internazionalizzarsi negli anni, hanno i portafogli sempre più pieni di debito pubblico spagnolo e portoghese. E lo spread portoghese rispetto ai bund decennali tedeschi rimane sempre intorno al 10 per cento. Un molto livello elevato che di fatto certifica il fallimento quasi certo del paese luso.

Le casse di risparmio spagnole sono pieni di attivi dubbiosi. Solamente Caixa, la prima delle cajas, sembra avere i bilanci un po’ più in ordine. E questa cassa di risparmio è l’unica “risparmiata” dai giochi della politica.

Come infatti funzionano le cajas spagnole? Erano controllate dalla politica regionale che di fatto ne sceglieva i vertici.

Famosa è la lotta per decidere la presidenza della vecchia Caja Madrid. La Spagna stava affondando e il partito popolare aprì una dura lotta interna tra la Regione madrilena e il Comune di Madrid per decidere chi mettere alla guida dell’entità finanziaria. Alla fine vinse Rodrigo Rato che proprio ieri è stato costretto a dimettersi.

Le dimissione arrivano mentre sembra inevitabile che Bankia riceva almeno altri 10 miliardi di euro pubblici dal FROB, il fondo di ristrutturazione bancaria. Solo a Bankia sono arrivati ormai più di 15 miliardi di euro, ma le stime più recenti indicano che il settore delle cajas ha necessità di almeno 100 miliardi di euro.

Solo Bankia ha pesato fino ad ora l’1,5 per cento del PIL, ma i suoi attivi sono pari a poco meno di un terzo del totale dell’economia spagnola.

La crisi delle cajas è enorme e non è un caso che negli ultimi giorni negli ambienti governativi spagnoli si sia sussurrata la possibilità di creare una bad bank dove possano essere messi tutti gli asset tossici delle cajas regionali.

Una bad bank che avrebbe un impatto pesantissimo sui conti spagnoli. Non tanto sul deficit perché per la contabilità pubblica gli aiuti fin qui immessi non ricadono sul deficit, quanto sul debito spagnolo. Attualmente questo è fermo al 68 per cento (fine 2011), ma rischia di sfondare la soglia dell’80/85 per cento nel giro di pochi mesi.

Una soluzione che si avvicina sempre più alla situazione irlandese dove è stata proprio la debolezza del settore bancario a portare ad un salvataggio da parte della Commissione Europea. Però la Spagna non è l’Irlanda, dato che l’economia spagnola è molto più grande e si parla di quasi 50 milioni di abitanti.

I mercati sono preoccupati e lo spread spagnolo rimane fisso sopra i 400 punti.  Se la Spagna affonda con le cajas,  la sopravvivenza dell’Euro sarà ancora più complicata.

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