24
Apr
2012

Autorità per i trasporti. Dove?

Entro il 30 aprile il governo dovrà identificare la sede della costituenda Autorità per i trasporti, ed entro la fine del mese di maggio designarne i componenti. Sul Sole 24 Ore di oggi ho sollevato una serie di punti riguardo le scelte iniziali che dovranno definire il perimetro del nuovo regolatore, dalle quali dipenderà, in buona misura, la sua efficacia. Vorrei qui soffermarmi su un aspetto che forse può apparire di dettaglio, ma non lo è: perché non a Roma?

Di primo acchito, in effetti, la capitale sembra la soluzione ideale. Lì sono i principali interlocutori dell’Autorità (il Parlamento e i ministeri), lì si trovano gli headquarter dei principali regolati, inclusi quelli, come Ferrovie dello Stato, che necessariamente richiederanno maggiore attenzione e interventi più incisivi. In più, parte dell’organico proverrà da altre amministrazioni, in particolare il ministero dei Trasporti, che si trovano a Roma; nel primo anno di vita dell’Autorità, non si tratterà neppure di personale dipendente dall’Autorità stessa, ma si tratterà di funzionari “comandati” dalle amministrazioni di provenienza. Dunque?

Dunque, la mia risposta è che il regolatore trasportistico dovrebbe stabilirsi lontano da Roma proprio per queste ragioni. Specie nel compiere i primi passi, partendo dal regolamento interno e dal recruiting del personale, esso dovrà definire la propria “indipendenza” che, per ora, è un mero aspetto formale implicito nelle procedure di nomina dei componenti. L’indipendenza non è solo autonomia dai regolati (e qui ci sarebbe molto da dire, in presenza di monopolisti pubblici che sono storicamente e ovviamente contigui all’esecutivo). L’indipendenza è soprattutto da intendersi nei confronti della politica e delle strutture ministeriali. La promiscuità degli staff è un pessimo inizio.

Rispetto a questo tipo di problema, la distanza fisica – cioè la scelta di una sede diversa da Roma – è una possibile soluzione. Non è l’unica e non basta, ma certamente aiuta. Aiuta in due modi: primo, obbliga a reclutare risorse fresche in proporzione maggiore, portando dentro l’Autorità competenze adeguate, professionalità che non si sono formate e che non hanno passato l’intera loro carriera all’interno del “vecchio paradigma”, e che non sono legati da antichi rapporti a coloro ai quali bisogna fare le pulci. Secondo, la distanza implica necessariamente un diradarsi dei contatti sia tra i vertici, sia tra gli staff dell’Autorità e dei ministeri. Meno pranzi, meno cene e meno caffé fanno bene all’autonomia e ai confini reciproci.

L’esperienza dell’Autorità per l’energia ne è, in qualche modo, una prova. Chiunque vi lavori o vi abbia lavorato confermerà che avere la sede a Milano – dove si trova l’intero staff operativo – è stato uno strumento di incredibile autonomia per l’Aeeg. A Roma l’Autorità è certamente presente ma solo con un ufficio di rappresentanza. Sarà un caso, ma Aeeg è considerata, tra i regolatori indipendenti, quello più indipendente. Una controprova viene dall’Autorità per le comunicazioni: non è un settore che io conosca a fondo, ma da quello che capisco i problemi ci sono. Sarà un caso ma l’Agcom, pur essendo teoricamente basata a Napoli, ha la sua sede operativa a Roma.

Non sto dicendo che stabilirsi fuori Roma sia sufficiente, né che – in assenza di attenzione pubblica – una simile scelta non si possa tradurre in una mera duplicazione dei costi. Sto dicendo che fissare una sede lontana dalla capitale potrebbe aiutare a puntellare l’indipendenza che è l’unico patrimonio su cui un regolatore può contare: senza essere realmente autonoma e competente, e senza che queste autonomia e competenza siano chiaramente percepite all’esterno, è virtualmente impossibile che il regolatore abbia la forza di battere i pugni sul tavolo di fronte a colossi che fino a oggi sono stati inamovibili.

A questo punto, la questione è: se non a Roma, dove? C’è l’imbarazzo della scelta. Sarebbe opportuno scegliere una sede che abbia qualche tradizione trasportistica. Un esempio – ma è solo un esempio, e ammetto uno smaccato conflitto di interessi essendo la mia città… – Enrico Musso, senatore ed economista dei trasporti, ha suggerito Genova, città per la quale è candidato sindaco. E’ ovvio che Musso gioca in casa, ma è ugualmente vero che una città come quella della Lanterna avrebbe il pregio di essere legata a una modalità di trasporto spesso trascurata, cioè la portualità. (Per info, non mi risultano prese di posizione pro o contro da parte degli altri contendenti). In ogni caso, è solo un’idea, che cito esplicitamente anche perché non sono a conoscenza di altre candidature.

Una possibile ragione è che tutti danno per scontato che la scelta cadrà su Roma. Se così fosse, saremmo di fronte a un piccolo risparmio e a un potenziale, grande passo falso.

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4 Responses

  1. Giuseppe P

    Caro Giannino,
    Mi consideri arruolato!
    Per mestiere aiuto le aziende a diventare più competitive utilizzando la metodologia ” lean” e so per esperienza ventennale che qualsiasi organizzazione puó diventare più efficiente almeno del 30% con un po’ di impegno. Per il pubblico mi sbilancio verso il 50%. Quindi possiamo avere di più spendendo molto meno di oggi. Basta volerlo.
    E soprattutto, sempre: Viva l’Italia!

  2. Stefano

    Ma si può sapere perchè in Italia per la gestione di ogni problematica un po’ più complessa delle altre si debba istituire una nuova, ulteriore autorità, per di più estranea al ciclo democratico rappresentato (idealmente) da proposta politica
    voto da parte dei cittadini e conseguente elezione, gestione della specifica componente della “cosa pubblica”
    Valutazione ed eventuale nuova elezione ?
    Perchè invece di risolvere le questioni, soprattutto quelle che coinvolgono più organismi diversi (ministeri diversi, enti locali, società, privati ….) con il coinvolgimento degli organismi esistenti i nostri politici scaricano la questione su nuovi organismi che saranno da costituire, da finanziare, da rendere operativi e che dovranno comunque rapportarsi con quelle stesse istituzioni che hanno sgravato del compito di risolvere quello specifico argomento ???
    Io cittadino ho votato e delegato qualcuno che mi governasse, non che creasse nuovi organismi che io non possa controllare mediante il mio voto !!!!
    In questo modo stanno pian piano svuotando la democrazia dal di dentro.
    È anche così che si dà spazio ai tecnici, gli esperti, i tecnocrati e gli si delega il potere (e migliaia di euro di budget che escono sempre dalle nostre tasse).
    NO basta autority

  3. L. Molleal

    Follia: Susa.
    Così magari i no-tav fermi al XIX secolo potrebbero capire che siamo nel XXIo

  4. radici piero

    @Stefano
    Sono perfettamente d’ accordo con lei, BASTA AUTORITY, un ulteriore livello burocratico che si sovrappone a quelli esistenti. Se una autority svuotasse completamente il potere decisionale di TUTTE le altre istituzioni competenti ( anzi, quasi sempre INCOMPETENTI ! ) e si prendesse tutta la responsabilità, sarebbe anche auspicabile, ma in Italia si rischia solo di moltiplicare le poltrone coinvolte.

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