17
Apr
2012

Lo Stato è drogato, e Monti lo asseconda

Lo Stato è drogato. Drogato di entrate in crecita, per sostenere spesa in crescita. Come tutti i drogati, concepisce e persegue solo l’aumento delle dosi. Invece, bisognerebbe farlo smettere. Ho sperato che il governo tecnico fosse per lo Stato l’equivalente di San Patrignano, o della comunità di recupero che voi preferite. Invece no. Il governo asseconda il tossicodipendente, invece di contrastarlo e curarlo. Riprova: la delega fiscale approvata ieri.  La delega fiscale varata ieri dal Consiglio dei ministri è un passo avanti a favore della crescita del nostro Paese, visto che siamo ancora a 4 punti e mezzo di Pil sotto il livello 2007, e rischiamo nel 2012 in corso di perderne a questo ritmo forse altri due?  Sinceramente, a questa domanda piacerebbe rispondere affermativamente. Purtroppo, non è così. L’Italia del lavoro e dell’impresa, quella che paga un onere fiscale e contributivo ormai record tra i Paesi avanzati, nella nuova delega fiscale non trova motivi per immaginare un futuro diverso da quello degli ultimi anni. Anni nei quali l’Italia è già diventata la Nazione in testa alla graduatoria di tutti gli euro membri, per realizzare le sue manovre di rientro dal troppo deficit e debito pubblico per il 75% attraverso aggravi di entrate pubbliche. Tutti gli altri euromembri in difficoltà, dalla Grecia alla Spagna al Portogallo all’Irlanda, hanno molto più di noi tagliato spesa pubblica. Certo, per ridurre il deficit, ma anche per aprire in bilancio spazio necessario ad evitare troppi ulteriori aggravi fiscali che, nella crisi, accentuano solo la recessione. Anche l’Italia, con il governo dei tecnici, avrebbe potuto farlo.

Anzi, dovrebbe farlo, se il Parlamento ora modificherà il testo. Perché la delega fiscale poteva costituire uno dei due strumenti essenziali, insieme alla spending review sul versante della spesa pubblica, per abbinare meno spesa e meno tasse. Invece, sotto questo profilo, la delega rinuncia all’ultimo secondo anche alla sola vera novità che destava qualche speranza. Cioè la promessa di istituire un fondo entro il quale far convergere i ricavi da lotta all’evasione, per retrocederli almeno in parte ai contribuenti che pagano l’iradiddio per tutti coloro che non lo fanno. Invece no, il governo per l’ennesima volta ha fatto retromarcia. Per l’ennesima volta, dopo che due mesi fa il governo Monti era tornato indietro sullo stesso tema, il fondo per la restituzione ai contribuenti onesti non ci sarà. Eppure non sarebbe nato nel 2012. Il governo ci avrebbe detto entro nove mesi, con un decreto attuativo, quando sarebbe entrato in funzione, e come. Questa ennesima rinuncia – del tutto simile a quella avvenuta coi governi Berlusconi – non è di gran conforto, alle famiglie e alle imprese che oggi sono piegate da raffiche di aggravi.

Per il resto, la delega è improntata a un solo principio essenziale: la grande cautela a salvaguardia dei saldi pubblici, e cioè a tutela delle entrate attuali e future. A questo scopo risponde la grande opera di razionalizzazione  annunciata della stima dei valori patrimoniali e reddituali del mattone in proprietà a famiglie e imprese. Perché è dall’imposizione patrimoniale immobiliare che lo Stato e le Autonomie si riservano di ottenere sempre più risorse. In tema di abuso di diritto – il discutibilissimo principio vigente solo nel nostro ordinamento, per il quale un contribuente tra due opzioni fiscali legalmente previste deve per forza scegliere quella che comporta un’imposta maggiore, altrimenti è perseguibile – le migliorie previste dalla delega sono minime. Dipenderà da come si scriveranno i decreti attuativi, ma nel teso varato permane l’illiceità del vantaggio fiscale perseguibile dal contribuente, e l’obbligo dell’amministrazione tributaria di respingerlo disconoscendo il relativo risparmio d’imposta. Nel caso di ragioni extrafiscali che non comportino immediati vantaggi ma maggior funzionalità d’impresa, spetterà al contribuente l’onere di comprovarli, ma restando libero il giudice di respingerle, comminando sanzioni. Anche se non più penali, ma solo tributarie.

Specificamente per la crescita, è positivo l’impegno di rivedere la delicata materia della tassazione delle operazioni transfrontaliere, che scoraggia da investimenti in Italia le imprese multinazionali che temono di essere perseguite come inadempienti agli obblighi fiscali. Ma per le piccole imprese italiane l’unica indicazione della delega è che se l’imprenditore vuole veder diminuire il carico fiscale reale sulla sua impresa, allora deve far crescere quello sulla sua persona fisica. Così si viene incontro alla facile campagna che ogni anno spaccia come evasori artigiani e commercianti, dimenticando di sommare alle dichiarazioni dei loro redditi personali quanto pagano nelle loro imprese, e quanto pagano attraverso lo splitting tra tutti i diversi familiari in cui si può dividere il reddito da impresa. Ma limitarsi a spostare il carico da una parte all’altra cambia poco e anzi nulla: perché è il totale della pressione, che sulla piccola impresa dovrebbe scendere, visto che è di 25 e talora 30 punti superiore a quello delle grandi imprese e delle banche.

Apprezzabili gli articoli che fissano nuovi impegni per la semplificazione degli adempimenti e del contenzioso. Ma sparisce ogni impegno all’eliminazione di qualunque imposta, compresa l’IRAP che non ha eguali al mondo. E non si parla più di riequilibrio complessivo tra imposizione diretta, indiretta e patrimoniale. Sinora, siamo l’unico Paese al mondo in cui aumentano insieme.

Si dirà che è grande prudenza, smettere di promettere abbattimenti di imposta e di aliquote. La penso al contrario. Quando uno Stato intermedia ormai il 52% del Pil, è solo con meno spesa e meno tasse insieme, che può indurre la crescita e riallocare spesa laddove serve. La Svezia, il grande Paese nordico che per decenni veniva additato come esempio positivo dagli statalisti tassatori, ormai è scesa taglaindo spesa e tasse al 45% di pressione fiscale sul Pil. Confrontatela  col 54%, che è il totale delle nostre entrate, se dal denominatore levate il 17% inclusovi dall’Istat come valore dell’Italia in nero che le tasse non le paga, e capirete perché la Svezia cresce e noi no.

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70 Responses

  1. Andrea

    Cercando online, ho trovato questo passo di Rothbard, lucido e, direi, definitivo, sulla teoria del ciclo economico capitalista di von Mises.
    Che è la spiegazione sintetica e semplice delle cause della crisi recessiva, corredata dalle soluzioni migliori e più rapide per uscirne.
    La causa della crisi ha non solo una chiara identità, ma addirittura un nome e cognome: la Fed di Ben Bernanke e del suo predecessore, che hanno drogato il libero mercato finanziario in combutta con le politiche debitorie pianificate keynesianamente dall’interventismo politico in economia (per il bene comune, per la collettività, per l’interesse della nazione e bla bla bla… fino al Paradiso in Terra).
    E, perciò, sbagliano di grosso, in buona fede, quelli di OccupyWallStreet, che scambiano un effetto evidente (la finanza drogata) per la causa nascosta (la pianificazione socialdemocratica).

    ” … Mises formulò la grande teoria del ciclo economico.
    Nella economia di mercato, funzionale e armoniosa, si inserisce l’espansione del credito bancario e monetario, incoraggiata e appoggiata dai governi e dalle proprie banche centrali. Non appena le banche aumentano l’offerta di moneta (banconote o depositi) e prestano la nuova moneta alle imprese, esse spingono il tasso di interesse al di sotto del tasso “naturale” o delle preferenze temporali, cioè il tasso di libero mercato che riflette le proporzioni di consumo e investimento scelte volontariamente dal pubblico.
    Non appena il tasso di interesse viene abbassato artificialmente, le imprese prendono a prestito nuovo denaro ed espandono la struttura produttiva, aumentando gli investimenti, in particolar modo nei processi “remoti” della produzione: processi molto lunghi, macchinari, materie prime industriali e così via. La nuova moneta viene usata per alzare i salari e gli altri costi e per trasferire le risorse in queste “alte” classi di investimento. Quando in seguito i lavoratori e gli altri produttori ricevono la nuova moneta, essi la spendono con le vecchie proporzioni, non avendo modificato le loro preferenze temporali. Ciò significa che il pubblico non riesce a risparmiare abbastanza per partecipare alle nuove ed alte classi di investimento; il collasso di quelle imprese e di quegli investimenti diventa quindi inevitabile. La recessione o depressione è allora vista come un inevitabile riassetto del sistema produttivo con il quale il mercato liquida gli investimenti improduttivi in eccesso, causati dal boom inflazionistico, e ritorna alla proporzione consumo/investimento preferita dai consumatori.
    Così Mises, per la prima volta, integrò la spiegazione del ciclo economico con la analisi “microeconomica” generale. L’espansione inflazionistica della massa monetaria, causata dal sistema bancario di matrice governativa, provoca investimenti eccessivi nell’industria dei beni capitali e scarsi investimenti nei beni di consumo; la “recessione” o “depressione” è il processo necessario con il quale il mercato liquida le distorsioni del boom e ritorna ad un sistema produttivo di libero mercato organizzato per essere al servizio dei consumatori.
    La ripresa arriva quando questo processo di assestamento è terminato.
    Le politiche da adottare implicite nella teoria di Mises sono diametralmente opposte a quelle in auge oggi, siano esse “keynesiane” o post “keynesiane”. Se i governi e i loro sistemi bancari stanno gonfiando gli aggregati creditizi, la prescrizione di Mises consiste nel (a) fermare la successiva corsa inflazionistica e (b) non interferire con la recessione, non appoggiare l’aumento dei salari, dei prezzi, dei consumi o degli investimenti improduttivi, così da permettere al necessario processo di liquidazione di fare il proprio corso il più velocemente e facilmente possibile. La prescrizione è esattamente la stessa se l’economia è già in recessione. …”

  2. Ennesimo articolo perfetto di Giannino, che tutti condividiamo ma che Monti non leggerà. Comunque, Sig. Giannino, lei per favore tenga duro. Vorrei solo chiederle che seguito ha avuto quel suo articolo di qualche mese fa in cui chiedeva se “dobbiamo sporcarci le mani” provando a affrontare direttamente sulla scena politica questi cialtroni.

  3. Marco Tizzi

    Oscar, c’è un problema: le forze armate in questo caso costringono inermi cittadini a rendersi pusher 😉

  4. Pasquale Lomurno

    Egregio dott. Giannino
    Sono un ragazzo di 23 anni attualmente studente ma sulla scia di mio padre ho già avuto esperienza lavorativa nel mondo della piccola impresa ornai ridotta a impresa familiare per sopravvivere.
    Io non so se leggera’ il mio commento ma lo spero tanto perché in questi tempi difficili e buii e’ difficile per noi giovani trovare la strada giusta.
    Circa un anno fa ho aperto una piccola attività nel settore nell impiantistica essenzialmente, con particolare attenzione verso il risparmio energetico, e il fotovoltaico doveva essere un cavallo di Troia per un discorso più ampio rivolto ai provati.
    Ma per vari l attività non e’ mai potuta decollare. E mi dilungherei troppo per espletarli tutti. Premetto che vivo in Puglia nella provincia di Bari, giusto per rendere l idea del contesto in cui vivo.
    Ma alla luce di questa esperienza breve ma intensa, posso dirle che questa incertezza e mancata stabilita normativa, questo vivere alla giornata, la mancanza di programmazione a lungo termine, dei nostri governanti, rendono impossibile, specie per giovani come me, che devono in qualche modo inventarsi e indebitarsi per crearsi e inventarsi un attività, programmare il nostro futuro e decidere cosa fare.
    Non solo ma le spese esorbitanti del costo del lavoro, le tasse altissime mi fanno desistere da qualsiasi tentativo di salto nel buio.
    La situazione ormai e’ gravissima, al sud poi la realtà e’ ancora più difficile per la diffusa criminalità organizzata.
    Ora mi chiedo cosa dobbiamo fare noi giovani aspiranti imprenditori del sud, per crearci un futuro se persino lo stato opera come le cosche che tanto ci danneggiano, cercando solo di far cassa dalle nostre già vuote tasche? Noi ci siamo stufati del assistenzialismo dell amministrazione locale e della continua richiesta di danaro dallo stato per finanziare la spesa pubblica eccessiva.
    Mi consigli lei un modo per far sentire la nostra voce, perché già la possibilità di combattere contro questo mostro gigante, può fare la differenza tra la disperazione con gesti estremi e la speranza.
    Mi consigli lei che e’ uomo di esperienza, associazioni o movimenti per partecipare attivamente, per cercare di avere un Italia più liberale e con una speranza per il futuro.
    Un saluto e una spinta ad andare avanti, da un suo grandissimo estimatore.
    Pasquale Lomurno pakylom@hotmail.it

  5. dante_5

    Delirante la campagna già partita sulle reti televisive e sui grandi quotidiani a favore del “finanziamento pubblico dei partiti” (stamattina il ns leader maximo ci ammonisce a non considerarli il covo del demonio; “ci sono tante persone oneste dentro”; allora perché si tende da parte degli stessi media che amplificano tali banalità a considerare in massa piccole imprese, commercianti, professionisti come “il male dell’Italia”????).
    Sono in malafede e ci costringeranno a cambiare Paese, se non cambiano registro. Purtroppo come 100 anni fa l’unico sfogo alla crisi economica per un Paese disgraziato come il nostro è quello dell’immigrazione! I politici che hanno gozzovigliato su chi lavorava nell’ultimo secolo non provano un po’ di vergogna per tutto questo????

  6. Davide Gionco

    @Andrea
    A me questa analisi pare completamente fuori luogo.
    In Italia sono almeno 20 anni che non ci sono investimenti e che non c’è inflazione per eccesso di denaro (ma resta quella per l’aumento del costo dell’energia, per l’aumento delle tasse e per l’aumento del costo del denaro).

    L’attuale crisi è causata con ogni evidenza da una scarsità di liquidità, in quanto le banche non fanno credito e lo Stato non spende i soldi che ha ottenuto in cambio dei titoli di stato.
    Infatti non ci sono soldi per i pagamenti.

    La crisi ci viene dalla perdita della sovranità monetaria e della perdita del senso reale dell’economia.

    In Italia abbiamo molti lavori da fare e abbiamo molti lavoratori disoccupati.
    Che cosa ci impedisce di farli lavorare?
    Ce lo impedisce la mancanza di mezzi di pagamento.

    Che però potrebbero essere semplicemente stampati per rimettere in moto l’economia, senza esagerare inflazionando il mercato (ma vista la situazione attuale, il rischio è ben lontano).
    Ieri l’altro il premio Nobel Stiglitz ha detto: “Con l’emissione di bonds il Governo USA si impegna a pagare in dollari i titoli in scadenza più relativi interessi. Bene: noi stampiamo questi dollari per farlo”

    Basterebbe riprenderci la sovranità monetaria e stampare lire quanto necessario per pagare i titoli e per fare funzionare lo Stato.
    Lo Stato potrebbe pagare i fornitori, indire nuovi appalti, e la macchina si rimetterebbe in moto.

    Se invece lo Stato aumenta le tasse per pagare il debito, rimaniamo tutti senza soldi, e l’economia si blocca.
    Similmente, se lo Stato taglia tutti i servizi, saremo noi a doverci pagare di tasca nostra quei servizi, e non ci rimarrebbero comunque soldi per fare girare l’economia, se non l’economia di quei serizi privatizzati.
    Non cambierebbe nulla.

    C’è invece bisogno di un meccanismo che consenta di aumentare la liquidità, anche a costo di aumentare il debito, che se poi lo possiamo pagare stampando pezzi di carta colorata, non sarebbe un grosso problema, come il debito USA o il debito del Giappone al 220% del PIL.

  7. Andrea :
    Cercando online, ho trovato questo passo di Rothbard, lucido e, direi, definitivo, sulla teoria del ciclo economico capitalista di von Mises.
    Che è la spiegazione sintetica e semplice delle cause della crisi recessiva, corredata dalle soluzioni migliori e più rapide per uscirne.
    La causa della crisi ha non solo una chiara identità, ma addirittura un nome e cognome: la Fed di Ben Bernanke e del suo predecessore, che hanno drogato il libero mercato finanziario in combutta con le politiche debitorie pianificate keynesianamente dall’interventismo politico in economia (per il bene comune, per la collettività, per l’interesse della nazione e bla bla bla… fino al Paradiso in Terra).
    E, perciò, sbagliano di grosso, in buona fede, quelli di OccupyWallStreet, che scambiano un effetto evidente (la finanza drogata) per la causa nascosta (la pianificazione socialdemocratica).
    ” … Mises formulò la grande teoria del ciclo economico.
    Nella economia di mercato, funzionale e armoniosa, si inserisce l’espansione del credito bancario e monetario, incoraggiata e appoggiata dai governi e dalle proprie banche centrali. Non appena le banche aumentano l’offerta di moneta (banconote o depositi) e prestano la nuova moneta alle imprese, esse spingono il tasso di interesse al di sotto del tasso “naturale” o delle preferenze temporali, cioè il tasso di libero mercato che riflette le proporzioni di consumo e investimento scelte volontariamente dal pubblico.
    Non appena il tasso di interesse viene abbassato artificialmente, le imprese prendono a prestito nuovo denaro ed espandono la struttura produttiva, aumentando gli investimenti, in particolar modo nei processi “remoti” della produzione: processi molto lunghi, macchinari, materie prime industriali e così via. La nuova moneta viene usata per alzare i salari e gli altri costi e per trasferire le risorse in queste “alte” classi di investimento. Quando in seguito i lavoratori e gli altri produttori ricevono la nuova moneta, essi la spendono con le vecchie proporzioni, non avendo modificato le loro preferenze temporali. Ciò significa che il pubblico non riesce a risparmiare abbastanza per partecipare alle nuove ed alte classi di investimento; il collasso di quelle imprese e di quegli investimenti diventa quindi inevitabile. La recessione o depressione è allora vista come un inevitabile riassetto del sistema produttivo con il quale il mercato liquida gli investimenti improduttivi in eccesso, causati dal boom inflazionistico, e ritorna alla proporzione consumo/investimento preferita dai consumatori.
    Così Mises, per la prima volta, integrò la spiegazione del ciclo economico con la analisi “microeconomica” generale. L’espansione inflazionistica della massa monetaria, causata dal sistema bancario di matrice governativa, provoca investimenti eccessivi nell’industria dei beni capitali e scarsi investimenti nei beni di consumo; la “recessione” o “depressione” è il processo necessario con il quale il mercato liquida le distorsioni del boom e ritorna ad un sistema produttivo di libero mercato organizzato per essere al servizio dei consumatori.
    La ripresa arriva quando questo processo di assestamento è terminato.
    Le politiche da adottare implicite nella teoria di Mises sono diametralmente opposte a quelle in auge oggi, siano esse “keynesiane” o post “keynesiane”. Se i governi e i loro sistemi bancari stanno gonfiando gli aggregati creditizi, la prescrizione di Mises consiste nel (a) fermare la successiva corsa inflazionistica e (b) non interferire con la recessione, non appoggiare l’aumento dei salari, dei prezzi, dei consumi o degli investimenti improduttivi, così da permettere al necessario processo di liquidazione di fare il proprio corso il più velocemente e facilmente possibile. La prescrizione è esattamente la stessa se l’economia è già in recessione. …”

    Andrea :
    Cercando online, ho trovato questo passo di Rothbard, lucido e, direi, definitivo, sulla teoria del ciclo economico capitalista di von Mises.
    Che è la spiegazione sintetica e semplice delle cause della crisi recessiva, corredata dalle soluzioni migliori e più rapide per uscirne.
    La causa della crisi ha non solo una chiara identità, ma addirittura un nome e cognome: la Fed di Ben Bernanke e del suo predecessore, che hanno drogato il libero mercato finanziario in combutta con le politiche debitorie pianificate keynesianamente dall’interventismo politico in economia (per il bene comune, per la collettività, per l’interesse della nazione e bla bla bla… fino al Paradiso in Terra).
    E, perciò, sbagliano di grosso, in buona fede, quelli di OccupyWallStreet, che scambiano un effetto evidente (la finanza drogata) per la causa nascosta (la pianificazione socialdemocratica).
    ” … Mises formulò la grande teoria del ciclo economico.
    Nella economia di mercato, funzionale e armoniosa, si inserisce l’espansione del credito bancario e monetario, incoraggiata e appoggiata dai governi e dalle proprie banche centrali. Non appena le banche aumentano l’offerta di moneta (banconote o depositi) e prestano la nuova moneta alle imprese, esse spingono il tasso di interesse al di sotto del tasso “naturale” o delle preferenze temporali, cioè il tasso di libero mercato che riflette le proporzioni di consumo e investimento scelte volontariamente dal pubblico.
    Non appena il tasso di interesse viene abbassato artificialmente, le imprese prendono a prestito nuovo denaro ed espandono la struttura produttiva, aumentando gli investimenti, in particolar modo nei processi “remoti” della produzione: processi molto lunghi, macchinari, materie prime industriali e così via. La nuova moneta viene usata per alzare i salari e gli altri costi e per trasferire le risorse in queste “alte” classi di investimento. Quando in seguito i lavoratori e gli altri produttori ricevono la nuova moneta, essi la spendono con le vecchie proporzioni, non avendo modificato le loro preferenze temporali. Ciò significa che il pubblico non riesce a risparmiare abbastanza per partecipare alle nuove ed alte classi di investimento; il collasso di quelle imprese e di quegli investimenti diventa quindi inevitabile. La recessione o depressione è allora vista come un inevitabile riassetto del sistema produttivo con il quale il mercato liquida gli investimenti improduttivi in eccesso, causati dal boom inflazionistico, e ritorna alla proporzione consumo/investimento preferita dai consumatori.
    Così Mises, per la prima volta, integrò la spiegazione del ciclo economico con la analisi “microeconomica” generale. L’espansione inflazionistica della massa monetaria, causata dal sistema bancario di matrice governativa, provoca investimenti eccessivi nell’industria dei beni capitali e scarsi investimenti nei beni di consumo; la “recessione” o “depressione” è il processo necessario con il quale il mercato liquida le distorsioni del boom e ritorna ad un sistema produttivo di libero mercato organizzato per essere al servizio dei consumatori.
    La ripresa arriva quando questo processo di assestamento è terminato.
    Le politiche da adottare implicite nella teoria di Mises sono diametralmente opposte a quelle in auge oggi, siano esse “keynesiane” o post “keynesiane”. Se i governi e i loro sistemi bancari stanno gonfiando gli aggregati creditizi, la prescrizione di Mises consiste nel (a) fermare la successiva corsa inflazionistica e (b) non interferire con la recessione, non appoggiare l’aumento dei salari, dei prezzi, dei consumi o degli investimenti improduttivi, così da permettere al necessario processo di liquidazione di fare il proprio corso il più velocemente e facilmente possibile. La prescrizione è esattamente la stessa se l’economia è già in recessione. …”

  8. IVAN

    Caro Oscar, è ora che lei e la sua concezione di stato di diritto, equo, imparziale e moderno vengano a galla.
    E’ ora che lei si esponga!!! Mi creda ha molti più sostenitori di quelli che pensa!!!
    Ci pensi bene, anzi no! AGISCA. This is the end…………..

  9. Albert

    Certo che pagare debito vero stampando cartaccia non saprei come definirlo: finanza innovativa, creativa, magica…. demenziale. Riguardo a USA e Giappone lascio a chi ne sa più di me spiegare la loro condizione non esattamente ideale malgrado siano cento volte più efficienti di noi.

  10. Stefano Parodi

    @Davide Gionco
    Mi sembra proprio un bel circolo vizioso.
    Stampo moneta per poter aumentare la spesa pubblica.
    Fino a quando? Prima o poi il meccanismo si inceppa, perché la maggior parte della spesa pubblica è totalmente improduttiva, non produce ne beni ne servizi, ma solo disservizi. Serve solo a mantenere milioni di parassiti. Nessuna economia, nessuna società può sopravvivere a lungo senza produrre altro che carta moneta.

  11. michele

    Gentile Direttore e Cari frequentatori del Blog, lancio una provocazione che a molti parrà una spudorata bestialità, ma vorrei ugualmente condividere poiché carsicamente serpeggia nell’Università che ho frequentato: è possibile che il livello di tassazione che attanaglia la piccola e media impresa abbia, come involontario effetto, quello di favorire la produzione di beni a più alto valore aggiunto, in modo da “compensare” il deficit fiscale rispetto agli altri paesi? in poche parole: tra le concause della capacità delle (soprattutto) medie aziende italiane di spostare la produzione verso nicchie di mercato si può annoverare l’alta fiscalità?

  12. giuseppe

    @michele
    E’ senza dubbio giustissimo il fatto di produrre beni a più alto valore aggiunto. E se io decidessi – essendo impazzito – di aprire una impresa in Italia, seguirei senz’altro quella strada. Il problema è un altro.
    Quanta occupazione può venirne? Anche ipotizzando un raddoppio o una triplicazione, un Paese di sessanta milioni di abitanti non può rinunciare neppure alle attività marginali per cercare di garantire una piena occupazione. E lì il problema vero sono, non solo le tasse, ma anche uno Stato che fa sentire il fiato sul collo ha chi ha la necessità di … lavorare. Non di rubare. Certe attività dovrebbero essere del tutto detassate. Si dovrebbe arrivare a comprendere che o sono così, o non sono affatto.
    Prima o poi ci si arriverà. Per necessità.

  13. Alberto P.

    COMPLETAMENTE D’ACCORDO CON IVAN !!!

    Dott. Giannino, La seguono in molti sempre, agisca per favore!! Se non possiamo fare questo, se non riusciamo ad agire, che ci stiamo a fare qui a questo mondo!!! Battiamoci fondiamo qualcosa, lanciamo qualche iniziativa!! Ridiamo speranza a questa Nazione martoriata dalle tasse e da persone incompetenti o volenti mantenere lo status quo!!

    Altrimenti… this is the end… MA NON CI VOGLIO CREDERE!!!

  14. Aldus

    Grande Giannino, sempre grandissimo, che Dio ti protegga in questa difficilissima battaglia! Tutti ormai abbiamo capito che ci salveremo solo se i costi dello Stato e della Politica saranno fortemente ridotti!
    I nostri governanti ci vogliono più poveri e più deboli! Noi, al contrario, vogliamo che LORO compiano i doveri senza stupidi sprechi!
    Ne abbiamo abbastanza di un Presidente che costa più del Re di Francia, della Regina d’Inghilterra e del Re di Spagna messi insieme! Basta !

  15. 2cilindri

    Sono anche io un grande estimatore di Oscar Giannino, condivido quello che dice ed oltrettutto capisco ciò che dice, cosa non scontata con altri esperti di materie finanziarie, ma al contrario d tanti che qui hanno scritto non ho speranze per questo povero paese, credo che troppo profonda sia la ferita inferta da 40 anni di mala politica e, consentitemelo, anche malcostume di tanti di noi semplici popolani……this is the end……elmetto e si slvi chi può!!!!

  16. Enrico Faedo

    Peggio di Cosi Si Muore

    Bravo Giannino ,Incisivo e semplice , insista per favore sui costi della POLITICA !
    Abbiamo un circo di pagliacci , capeggiati da un Presidente che vuole togliere la cittadinanza a chi non mette benzina negli sperperi ,tutti pronti a gridare all’evasore per nascondere l’incapacità di gestire le tasse dei cittadini , sperperano e sembrano santi , sproloquiano “ Pagateci altrimenti arriva l’uomo nero !”Ma quanta % del PIL serve per gestire uno stato normale ?.Il PD dopo milionari rimborsi è riuscito addirittura andare in Rosso , immaginiamo come spendono senza testa e un esempio della gestione Italiana . Nessuno di loro si salverebbe , neppure i sindacati se fossero verificati dalla FINANZA come delle normali imprese. Siamo i loro datori di lavoro e ci trattano come servi e ci raccontano fantasie facendoci il gioco delle tre carte . A noi cittadini non interessano altri organismi di controllo sulle spese ” Altri Strapagati ” che certifichino gli eccessi di spesa di gestione dei partiti ; I cittadini vogliono drasticamente ridurre tutti i costi delle gestione pubblica , dai partiti alla sanità , vogliamo dire: Se a lor signori, che oggi sono nei palazzi , non gli garba , che se ne vadano a casa! Troveremo chi farà il loro lavoro per un terzo dei soldi e dei privilegi che adesso hanno , globalizziamo anche i costi della politica e dei Baroni non solo la concorrenza delle imprese . RICORDIAMOCI che stanno ricevendo stipendi incredibili senza dare risultati ,parliamo di un sistema che per legislature non ha fatto un cazzo per sistemare l’Italia solo accordi per andare al potere , gli abbiamo votati e ci hanno fatto Piangere , voteremo Grillo almeno ci farà RIDERE , peggio di così si muore !

  17. fabrizio60

    Come sempre un articolo lucido e preciso, ripeto un appello che le ho già rivolto, dott. Giannino, si faccia avanti, per favore, abbiamo bisogno di persone serie e preparate come lei, altrimenti ci saranno solo e sempre gli imbecilli, tecnici inclusi, che ci ritroviamo adesso. Si faccia avanti, saremo in tanti a sostenerla, molti di più di quanti lei possa immaginare. Se non facciamo qualcosa This is the end …. non sarà solo una canzone!

  18. Antonalla

    Caro Oscar,
    Avrei una preghiera per lei e per tutti gli altri giornalisti: per favore smettetela di definire “tecnico” il governo Monti.
    Per la totale ed abissale insipienza e incompetenza della classe politica e imprenditoriale abbiamo lasciato prendere il potere alla burocrazia. Quasi tutti i membri del governo sono parte di quella burocrazia che ha pesantemente contribuito a creare l’attuale situazione disastrata, inclusa una legislazione talmente demenziale e contorta da essere incompresibile per chi la deve applicare, aperta a tutte le interpretazioni creative dei magistrati (anche loro burocrati) e che sembra fatta apposta per permettere ai burocrati di ogni livello, anche infimo, di farsi corrompere.
    Per quanto riguarda Monti, a me sembra che il suo scopo, non so se autonomo o suggerito dai partmers franco-tedeschi, sia la “NORMALIZZAZIONE” dell’Italia, cioe’ l’eliminazione delle caratteristiche della nostra societa’ e della nostra econimia.
    Io ho vissuto 24 anni in Lussemburgo e mi sembra chiaro che L’Italia deve ormai rassegnarsi a rinunciare al piccolo commercio in favore della grande distribuzione, deve smettere di essere un paese di piccoli e piccolissimi proprietari di casa, ma mettere i suoi risparmi a servizio delle varie bolle borsistiche, dire addio alle piccole e medie imprese che non sono quotate ma si ostinano ad esportare e fare concorrenza sui mercati. Insomma, ci dobbiamo rassegnare a rientrare nel main stream economico/culturale predominante e tanto peggio per chi non ci vuole stare.
    Purtroppo non mi sembra di vedere all’orizzonte un movimento in grado di opporsi a questa deriva, se lei ha qualche idea me lo faccia sapere, corro ad iscrivermi.
    Per favore resista a radio24, senza di lei non sarebbe la stessa mattinata!
    Antonella La Torre

  19. giovanni

    uscendo solo in parte dall’oggetto dell’articolo… il trattamento che ieri sera Tinti Le ha riservato è stato ignobile! Le invio tutta la mia solidarietà, anche per la semplicità logica con lui Lei giustificava le Sue posizioni e l’arroganza con cui, una persona che viene anche da una carriera di tecnico delle leggi, generalizzava a vanvera!

  20. Ernesto

    Caro Dott. Giannino,
    apprezzo moltissimo la sua audace chiarezza e la sua lotta contro la “bulimia” finanziaria dello Stato, ormai divenuta simile alla insaziabile voluttà del drogato che, insensibile a tutte le cure, cerca di procurarsi con tutti i mezzi dosi di droga in misura sempre crescente.
    Per questo “malato” ci vorrebbe la cura energica di un “medico” non pietoso che avesse il coraggio di togliergli la droga e di fronteggiare le sue crisi di astinenza verso la guarigione.
    Ma dove mai troveremo questo medico. Abbiamo provato con tutti, ma alla fine tutti, politici, esperti e professori fanno sempre la stessa cosa: aumentano la dose e, quindi, la sua dipendenza dalla sostanza.
    Non vorrei sembrarle un meridionale da strapazzo ma dobbiamo riconoscere che il nostro Stato porta in se quasi intatti i cromosomi che lo Stato sabaudo, retto dalla sua oscura e screditata monarchia, perennemente indebitato fino al collo e sempre sull’orlo del fallimento, ha travasato integralmente nel corpaccione eterogeneo della nuova Italia risorgimentale: centralismo, burocrazia, logge segrete, intrighi, repressione e tasse, tasse, tasse.
    E’ dall’Unità d’Italia che inizia la ininterrotta storia del “Debito” che perennemente opprime il nostro Paese e che ora ha raggiunto livelli drammatici.
    Nemmeno la Repubblica è riuscita a scardinare questa cultura, pur avendoci almeno liberato dal bieco avventurismo savoiardo, costatoci due guerre mondiali, tre guerre coloniali, una guerra cosiddetta di indipendenza (la terza, quella di Lissa e Custoza) , due guerre civili ( la prima di 10 anni nel Mezzogiorno con almeno centomila morti – erano tutti briganti?), la seconda nel Nord Italia dopo la fuga dei cosiddetti reali a Pescara nel 43, oltre al regime fascista, la guerra di Spagna, e varie sparatorie con cannoni ad alzo zero sulla folla, operaia e non, di Torino, Genova e Milano. Ed anche 23 milioni di emigranti.
    Il tutto in soli 80 anni.
    E dopo tutto “sto casino” ancora dobbiamo sentirci le geremiadi della retorica risogimentale del Capo dello Stato e del Governo con i loro Cavour, Garibaldi, Mazzini, D’Azeglio, Cadorna , Diaz, Cialdini, Bixio e compagnia cantata.
    E basta, No?!!
    Facciamo come se la vera Unità partisse dalla Repubblica, poiché tutto il precedente è un vortice oscuro di sangue e sofferenze, e parliamo delle cose che veramente ci interessano.
    Parliamo del perché la gente si ammazza di fronte alle cartelle esattoriali, del perché le imprese chiudono, del perché i nostri figli se ne vanno via dall’Italia, del perché i figli dei politici e dei “burosauri”, ed ora anche dei professori, il posto qui lo trovino sempre, pronto ed anche fisso.
    Caro dottor Giannino la classe politica non ha ancora compreso che il “mostro” che ci sta divorando, e il debito è solo una delle sue teste, sta mettendo in discussione le ragioni stesse dello stare insieme.
    La nostra Repubblica, se vuole sopravvivere a questa bufera, deve urgentemente realizzarsi in qualcosa di nuovo e di condiviso, in una forma più leggera e sopportabile, che metta veramente al centro la persona con i suoi bisogni e le sue aspirazioni.
    Uno Stato nuovo, senza i cromosomi del vecchio Piemonte savoiardo, in cui ognuno la smetta di essere un suddito e diventi finalmente un cittadino.
    E il “mea culpa” deve riguardare anche l’inizio di questa storia, facendo una “operazione di verità” sulle ragioni della nostra Unità e sui modi con cui si è realizzata, affinché i nodi irrisolti del passato possano sciogliersi di fronte ad un “patto nuovo”, capace di dare ad “ognuno il suo” e di restituire, nello spirito di Verità storica e di Giustizia, alle popolazioni meridionali la loro dignità, costantemente calpestata in 150 anni di Unità “coloniale”.
    Senza il recupero storico e culturale del Mezzogiorno l’Italia non ci sarà mai veramente ed infiniti malanni, non solo economici, ancora verranno.
    Un suo collega giornalista ha scritto recentemente che senza l’Italia “Napoli” resta sempre Napoli nell’immaginario culturale mondiale, ma senza “Napoli” l’Italia non c’é.
    Temo sia proprio vero.
    Con viva cordialità.
    Ernesto

  21. marco

    Sicuro che Monti assecondi lo stato drogato, non ne sono sicuro.
    La mia cocente delusione mi fa interrogare se Monti e la sua squadra non siano sostanzialmente vittime della macchina (uomini e strutture) dei Pusher ordita dai governi che l’hanno preceduto e i professori siano semplicemente finiti nella rete ABC e non solo, da cui non riescono a cavarsi fuori.
    Anche in apocalypse now il colonnello per cavarsi dalla gabbia invoca “la bomba”, un mastino senza collare che azzanna ogni ostacolo…alla giugulare (one shot)

  22. Robespierre

    Oscar basta ipocrisia.
    Tu dici stato ladro e drogato. Io dico bulimico, ladro e tiranno. Il concetto non cambia. MA.
    Non nascondiamoci dietro un dito. Capisco la tua posizione pubblica, però non puoi dire che l’evasione è un male e che bisogna fare battaglie all’interno delle regole.
    SE UN LADRO TOSSICODIPENDENTE TI ENTRA IN CASA, TU CHE FAI? Lo porti alla cassaforte e gli offri un caffè?
    Qui è in corso una guerra civile strisciante in cui una decina di milioni tra nobili di stato e servi prezzolati vive sulle spalle di chi produce. O SI COMBATTE O SI ACCETTA’ DI ESSERE SCHIAVI.
    Siamo alla tassa sul macinato, quando ci ribelleremo? Quando diremo basta?
    C’è chi si suicida e soccombe a questa tirannia, basta e l’ora delle barricate.
    Difendiamo la nostra vita e il futuro dei nostri figli. Che possano vivere in un paese LIBERO dove realizzare loro stessi invece di accettare la logica della cooptazione o altre miserie di questo stato mafioso dominato da mafiosi.
    Sono stanco di uscire di casa la mattina pensando a quante tasse creerò per lo stato.
    OSCAR PAGARE PIU’ del 30% di TASSE a questi ed in cambio di quello che ti danno ha un solo nome:
    SCHIAVI SCHIAVI SCHIAVI.

    Chiudo con una nota di colore:
    2 giorni fa ho cercato di prenotare alcuni accertamenti. Non essendo più un ragazzo e avendo tutti gli acciacchi dello stress, una colonscopia, una gastroscopia e una ecografia del bacino.
    Colonscopia, lista di prenotazione verrà riaperta a dicembre. Gastroscopia idem. Ecografia al bacino settembre. Naturalmente in Intramoenia (pagando) tutto disponibile subito.
    Che le pago a fà le tasse?

  23. sergio

    Osacar, bene! basta che non insista sul tema delle dismissioni: prima si sistema il profitti e perdite, poi semmai, si vende un po di attivo immobiliare.

  24. sergio

    Il dott. Bortolussi di Mestre, alle “9 in punto” di un paio di settimane fa, disse una cosa semplice e fondamentale: ” lo Stato i suoi soldi li piglia già tutti abbondantemente “. Significa cioè che l’evasione, i proventi di essa, sono una permutazione numeraria, dovendo il Governo, in sincronia al maggior gettito, procedere a ridurre di 10 o 15 punti percentuali la pressione fiscale su “piccoli” di ogni genere.
    Abbimo visto ieri come ha deciso al riguardo il criminogeno Esecutivo!

  25. sergio

    Oscar, 10 con la Sua testa, nelle liste di Beppe Grillo e l’Italia sarà sulla buona strada. Basta che il Grillo non diventi un neosenatur epurator!

  26. Marco

    Egr. Dr Giannino,
    apprezzo molto la Sua trasmissione, le sue idee e come le esprime. Grazie.
    La Camusso oggi 18.04.12 a Radio 24 Le ha detto che ridurre il cuneo fiscale è inutile tanto le aziende se risparmiano soldi non investono lo stesso, commento:
    I. è da dimostrare che se le aziende avessero risorse non lo userebbero.
    II. Se il cuneo fiscale si riduce questi soldi devono andare sulla busta paga netta dei dipendenti privati perché sono già soldi loro
    Oggi arriva il cuneo fiscale è qualcosa di mostruoso (circa il 65% del costo del lavoro, tasse anticipate sul TFR incluse), Il dipendente lavora per 4000 ha la busta paga lorda da 3000 e un netto da 1600 (lo stato incassa 2400: cuneo fiscale). Le imposte a carico dell’azienda sono un falso, le imposte gravano solo sui dipendenti, ha mai visto un’azienda che produce e paga le tasse da sola senza dipendenti?
    La verità è che la Camusso vuole spremere anche lei al massimo i lavoratori privati per avere più dipendenti pubblici parassiti!
    Le aziende private e i lavoratori privati non chiedono aiuti o risorse, vogliamo solo non essere derubati e per quello che paghiamo avere un ritorno (con gli interessi).
    Se poi potessimo avere regole chiare a lunga visibilità e uguali per tutti potremmo sperare a qualcosa

  27. Rossana

    Come sempre sono d’accordo con il Suo articolo, sig. Giannino, ma mi piace molto anche l’intervento di Robespiere. E’ purtroppo vero, di qualunque cosa abbiamo bisogno in termini di salute ce la dobbiamo pagare e salata. Chi é costretto a viaggiare per racimolare un pò di lavoro, come la sottoscritta, assiste impotente all’aumento indiscriminato ed immotivato di carburante (il petrolio é sceso, perché i carburanti aumentano?) e trasporti, ivi comprese le tariffe autostradali. Per non parlare della costante soppressione dei treni che costringono chi deve viaggiare a fare uso del trasporto privato, con i costi che conseguono. Faccio eco ad un pezzo di un comizio di Grillo che ho sentito un paio di giorni fa:….”siamo sicuri che se l’evasione fiscale fosse inesistente lo stato Italiano sarebbe meno aguzzino?” A me pare che la maggior parte della popolazione ce la stia mettendo tutta ma le cose peggiorano e non si vede la luce. Lo stato é sempre più presente e pesante nella vita di imprenditori, professionisti e commercianti. Prende sempre di più, non dà nulla e spende sempre di più. Come dice Robespierre, se mi devo pagare tutto, le tasse che ci stanno a fare?

  28. MBB

    Ragazzi,
    Giannino è di una lucidità esemplare, ma non basta ad affrontare un girone infernale quale è lo stato italiano edi suoi purtroppo troppo numerosi corifei. D’accordo anch’io che deve fare qualcosa. Dovrebbe allearsi con qualcuno che condivida “la base” della sua impostazione, ma che abbia nel contempo seguito e attrattiva elettorale, un animale politico insomma. Un nuovo Berlusconi che non abbia però i suoi conflitti; una cosa estremamente difficile. Montezemolo? Boh! Non ho seguito il movimento “5 stelle” perchè sinceramente il suo promotore mi lascia un pò “perplesso”, per usare un eufemismo, e diffido di molte sue sparate, anche se in qualche caso “ci azzecca” (come quando “inquadrò” De Benedetti!, o quando smaschera la balla del “paghiamo tutti, pagheremo meno!”). Certamente o nasce qualcosa in questa direzione o ci aspetteranno anni grigi, come ormai è stato ampiamente descritto. Io riaffermo con forza il mio pessimismo, sarà per l’età, e ribadisco che se fossi solo me ne andrei immediatamente. Comunque chi vive sperando, muore cantando e allora speriamo bene.

  29. Giuseppe Corru

    Siamo al giro di boa di un ciclo ” secolare” iniziato con la fine della grande guerra.
    La crisi riguarda tutti i paesi che emersero come protagonisti da essa. Non ne fanno parte le nuove economie nate invece da cio’ che abbiamo chiamato “globalizzazione”.
    Anche l’Italia fa parte di questo gruppo sebbene in seconda fascia.
    Dalle crisi secolari si esce solo con riforme strutturali.
    La nostra classe politica non e’ in grado di attuare questo cambiamento per un motivo molto semplice: abbiamo a che fare con la seconda generazione di coloro che consentirono a una ristretta cerchia di monopolisti e di oligopolisti di accentrare il meglio del potere e di ricchezza economica nelle loro mani, di legge in legge, di legislazione in legislazione.
    Che fare? Semplice e complesso nello stesso tempo.
    1) togliere completamente il potere dalle mani degli attuali politici anc

  30. Giuseppe Corru

    1) …. Anche se tecnici, vietando con una legge la possibilita’ di ricandidarsi a coloro che hanno svolto ruoli politici di sorta negli ultimi 25 anni. Questo regolamento va presentato come legge di proposta popolare con una raccolta di firme oceanica e tale da non poter essere ignorata da istituzioni e media
    2) I beni di questi politici e dei loro familiari dovranno essere congelati per 10 anni a disposizione della Guardia di finanza che dovra’ obbligatoriamente accertare la regolarita’ reddituale e patrimoniale.
    3) Una commissione apposita identifichera’ tutte le realta’ economiche di tipo monopolistico o assimilate in particolare quelle provenienti da Holding di Stato con il mandato di riportarle all’interno di una nuova Holding appositamente creata in forma di SpA le cui azioni saranno attribuite pro-quota a ogni cittadino Italiano. Il prelievo in forma di tassazione patrimoniale (Imu e altri tributi gravanti sul patrimonio) dovranno essere fatti affluire nel capitale della holding a disposizione per le esigenze finanziarie scaturenti dagli attivi ivi contenuti.

  31. Giuseppe Corru

    4) verra’ parimenti istituita una Holding deputata a contenere gli Asset Immobiliari di Stato gestita con criteri economici. La Holding emettera’ obbligazioni garantite da attivi con la finalita’ di rendere disponibili queste risorse finanziarie a Famiglie e Imprese a tassi pari all’inflazione, sia in forma diretta che fidejussoria. La gestione economica degli attivi dovra’ essere sufficiente per il mantenimento della struttura stessa. Gli utili da essa derivanti saranno destinati alla riduzione del debito pubblico

  32. Giuseppe Corru

    Mi fermo qua.
    Qualche semplice idea, ma molto concrete, a costo zero (per i cittadini) ma non per politici, falsi imprenditori ammanicati e lestofanti vari.
    Un bel volano di ricchezza, finanza destinata alla crescita civile e sociale, e a riportare entusiasmo, voglia di vivere e mettere al mondo figli per noi popolo, forse bue ma sempre indomito contro la barbarie di questi immorali.

  33. filippo mazzucato

    Carissimo Giannino: condivido in larghissima parte le sue tesi, e nonostante io non sia uno specialista in economia dissento da quanto lei dice solamente sul discorso delle quote rosa. Ad ogni modo, mi sono talmente appassionato alla sua crociata da essere ormai un suo quotidiano, immancabile, ascoltatore su radio24.
    Riguardo Bortolussi, che lei spesso invita a dare il contributo in radio, in merito alla questione tasse e lavoro, ho una considerazione da fare.
    Bortolussi sostiene che, oltre alla ignobile tassazione del lavoratore autonomo, e dell’artigiano in particolare, c’è anche una “flessione” preoccupante dell’occupazione in certi lavori manuali, demonizzati e presentati come indegni e troppo faticosi, ma che di fatto i giovani d’oggi non vogliono fare, ma di cui ci sarebbe gran bisogno.
    Tutto vero. Non fosse altro che, Bortolussi non lo dice, certi lavori sono poco appetibili per motivazioni che non sono state presentate.
    Prendiamo, ad esempio, il meccanico d’auto, tanto per non dire il falegname o l’idraulico, il carrozziere, il saldatore,il verniciatore, il sabbiatore ecc ecc ecc. Bortolussi sostiene che ormai sono lavori che spettano per la maggior parte agli extracomunitari.
    Vero anche questo. Ma perchè i ragazzi d’oggi non vogliono, prendendo questo come esempio, fare più i meccanici? perchè preferiscono fare i dipendenti di call-center? perchè anzichè fare un corso sugli impianti di alimentazione per auto e camion preferiscono fare un corso di informatica?
    RISPOSTA: a deprimere queste occupazioni ci sono i seguenti motivi:
    1-un lavoro come il meccanico, che prevede un tirocinio lunghissimo e una formazione di anni, non consente di guadagnare cifre paragonabili, nel breve termine, a quelle ottenibili con altri lavori, magari inutili, e meno faticosi.
    Nel lungo termine, per assurdo, un guadagno giustamente più elevato, determinato anche dalle competenze acquisite, viene ad essere depresso da una serie di fattori, che poi elencherò.
    2-per poter pagare di più il proprio dipendente, un titolare, nei confronti di quello che una volta veniva definito il “bocia de botega”, vale a dire colui che, un giorno, avrebbe intrapreso una carriera di lavoratore autonomo, deve versare troppi contributi, e pertanto è necessità, e non scelta, quella di pagare il proprio allievo il meno possibile.
    Un tempo, non molto remoto, l’unica maniera per far sopravvivere l’enorme entusiasmo dei futuri meccanici, era quello di garantire loro i “fuori busta”, per gli straordinari. Ed erano i tempi in cui, ragazzi di 18-19-20 anni si trovavano a lavorare fino alle dieci di sera, a portoni chiusi, con passione e profitto.
    3-anche se, passati tutti questi scogli, uno dovesse decidere di studiare per diventare meccanico, sopravvivesse sottopagato per molto tempo, riuscisse ad aprirsi una propria officina dopo che quella che lo ha formato sul campo è a sua volta sopravvissuta dalla tassazione statale, arriva il bel momento di aprire una partita IVA, iniziare un mutuo per l’apertura di un’officina, che puntualmente non viene concesso, trovarsi ad annaspare in una selva di burocratiche pedanterie che non finiscono mai e, dulcis in fundo, magari ci mettiamo dentro anche che ci arriva un controllo sugli estintori scaduti da un mese o una gioccia d’olio spanta sul piazzale, e le decine di migliaia di euro di multa arrivano subito.
    CONSIDERAZIONI FINALI:
    perchè fare il meccanico e non il centralinista?
    Ricordo un’ultima cosa.
    E’ vero che molto extracomunitari fanno lavori che gli Italiani, anche per i motivi che ho detto, non vogliono più fare. Ma è altrettanto vero che non hanno alternativa, nel loto paese, e che condizioni economiche che qui, in Italia, sono inaccettabili, diventano accettabili nei loro paesi di origine, anche con poche centinaia di euro.
    In altre parole: qui non si vive con 800 euro al mese. In Marocco o in Moldavia, con 800 euro, si vive benissimo. Se fossi un extracomunitario stringerei anche io la cinghia in un paese che mi dà questa opportunità, magari facendo lavorare anche mia moglie e dividendo l’affitto con altre famiglie. Verrei poi ripagato, un giorno, col capitale costituito nel mio paese.
    MA DOV’E’ FINITA L’ITALIA??????
    Camusso, Tinti, Fornero: non esistono solo Fincantieri e Fiat!!!!

  34. Fabio Cenci

    Piuttosto che votare Grillo mi faccio monaco in Tibet.

    Dottor Giannino la prego, intervenga su questo blog, INTERVENGA, e chiarisca cosa vuol fare da grande, se vuol diventare un grande, cosa che ha la possibilita’ di fare.

    Le nazioni stanno morendo: non voterò’ per il trio ABC che supporta Monti nemmeno a morire, non voterò’ per il clown ligure nemmeno a morire, non voterò’ per il molisano ducesco nemmeno a morire.

    In Italia c’e’ gente seria come lei, e preparata, c’e’ gente come Seminerio, ecc. ecc.

    Ce lo vuole dimostrare, a noi affezionati lettori, che Lei può’ fare qualcosa di più’ che dare spunti di riflessione su un blog?

    Proprio adesso leggevo:

    Crisi Spagna: è boom di sofferenze bancarie

    Mentre aumentano le sofferenza diminuiscono i depositi: in Spagna è depressione

    Questa mattina sono state rese note altre cifre del disastro spagnolo. Secondo quanto comunicato ieri dalla Banca di Spagna infatti Madrid ha stabilito un nuovo (poco) invidiabile record sui crediti deteriorati. In particolare il tasso dei prestiti in sofferenza a febbraio 2012 è salito sui massimi dal 1994, raggiungendo l’8,2% del totale contro il 7,9% di gennaio. In pratica, secondo alcuni calcoli del MF, nel mese di febbraio in terra iberica vi erano quasi 144 miliardi di euro di prestiti con più di tre mesi di ritardo nei pagamenti.
    La crisi è poi aggravata dalla brusca frenata del credito erogato e dei depositi. A tutto questo si aggiunga che la Banca centrale di Spagna ha affermato che gli istituti iberici devono eseguire un forte rafforzamento patrimoniale.

    ……………

    Ora o mai più’ Dottor Giannino.

  35. Giovanni Bravin

    Cinque persone su trentasette dello staff di Monti dovettere dare le proprie dimissioni da ditte esterne per palese conflitto di interesse! CINQUE su TRENTASETTE equivale al 13%.
    In altre ditte, un conflitto di interessi sarebbe risolto PRIMA dell’assunzione.
    C’è ancora qualcuno che li chiama TECNICI?
    Un Passera che impiegò oltre DUE mesi per vendere le proprie azioni Intesa Sanpaolo, quando un comune correntista può fare la medesima operazionein pochi minuti?
    Oppure dobbiamo riferirce all’italiano gergale utilizzato da Monti, Fornero, Martone per complimentarci con loro?

  36. luciano

    Grande Giannino, mi farebbe piacere in questa Italia alla caccia del piccolo artigiano commerciante evasore, se nessuno si è mai chiesto che cosa è successo agli impegati pubblici pizzicati a timbrare cartellini e puoi uscire a fare i loro comodi privati, e documentati più volte dalle telecamere di Striscia, Le Iene, report ecc.-.
    Continuamo con la caccia all’artigiano colpevole di tutti i mali

  37. Andrea Colombo

    Oscar ministro delle finanze!
    Non importa in quale partito, ma credimi ti seguiremmo in tantissimi.
    Saranno comunque lacrime e sangue ma che almeno servano a qualcosa e non ad alimentare una macchina statale che ormai vive per se stessa.

  38. Giovanni Mangraviti

    Finora, le differenze tra Monti e Berlusconi sono sostanzialmente due:

    Monti non va a puttane
    Berlusconi non alza le tasse

  39. Roberto Manzoni

    Dopo la sovranità monetaria ,persa con l’euro ,abbiamo ceduto, da un paio di giorni, dopo la ratifica del fiscal compact e le modifiche costituzionali ,anche la sovranità economica ,nel più totale silenzio . L’Europa entità ectoplasmica invasiva e deleteria ci ha definitivamente sottomesso . Ci ha privato della moneta ,ci ha privato del controllo dei confini e ora ci priva persino della possibilità di legiferare/pinificare la ns. economia ma ci obbliga a subire leggi e norme idiote . L’etica eurooea ! Siamo diventati definitivamente sudditi di un gigantesco sistema burocratico /bancario/finanziario continentale . Sistema che ci minaccia paludando eventuali disastri epocali casomai dovessi ribellarci , il tutto in nome dei mercati e dello spread . Sistema che fondamentalmente si autoalimenta con tasse, tasse, tasse, Un GRAZIE al governo degli Ottimati montiani /napoletani .
    Nel 1850 in USA un due volte vicepresidente affermava :
    “…il governo Federale Americano ( nel Ns. caso l’Europa )non può diventare superiore ai suoi creatori ( gli stati federati ) “.

    Son passati 170 anni e in europa (volutamente minuscolo ) non abbiamo imparato nulla anzi ! Facciamo l’esatto opposto e siamo alla canna del gas .

    Ciliegina sulla torta l’illuminato che ci governa afferma che “ tutto sommato in Grecia si son suicidati in 1725 in Italia solo qualche decina .

    Roberto Manzoni
    Milano
    PS. peccato non avere il porto d’armi !!!!

  40. Paolo Venturini

    Ho letto in un intervento precedente che il buon Giannino ha come ricetta per tagliare la spesa pubblica, tra le altre cose, il licenziamento dei dipendenti pubblici. Ora, è vero che siamo in Italia, il Paese dei tuttologi in cui chiunque ha la ricetta per qualunque cosa, ma insomma, Giannino dovrebbe meditare su quello che dice (e sui numeri che dà).
    Vediamo: egli dice che i dipendenti pubblici da tagliare sono il 15% in tre anni, ma questo non significherebbe, a suo parere, mettere nessuno in mezzo alla strada. I conti non mi tornano: se consideriamo che ogni anno va in pensione il 3-3,5% dei dipendenti pubblici, in tre anni si potrebbe arrivare ad un possibile taglio del 10% semplicemente bloccando il turnover. E il restante 5%? Mi dispiace, caro Giannino, ma qualcuno in mezzo alla strada dovrebbe proprio andarci. Al limite la cosa si può anche fare, ma mi auguro che Giannino sia consapevole che, per portarla davvero a termine (soprattutto in certe aree del Paese con alta disoccupazione e maggior numero di dipendenti pubblici), ci vorrebbe l’esercito per reprimere le insurrezioni violente che sicuramente scoppierebbero. Ne siamo consapevoli? L’importante è saperlo…

  41. marco pasticcere

    Caro Dott. Giannino ma se Grillo potrebbe ottenere il 4/5% delle preferenze da vari “transfughi” quanti ne potrebbe prendere un partito basato sulle Sue idee? Se le serve supporto sono pronto in qualsiasi momento. Fosse la volta buona che torno a votare dopo dieci anni?
    Il suo affezionato
    marco “er pastticcere”

  42. Marco Tizzi

    @Paolo Venturini
    Scusi?!?!?!?!?!?

    Se il 5% dei dipendenti pubblici, quindi 150 000 persone circa, restano “per strada” scoppia la rivoluzione, mentre se chiudono 170 000 imprese non succede niente?
    Ha idea di quante persone nel settore privato, quello che vi paga gli stipendi, siano rimaste “per strada” negli ultimi 4 anni?

    C’è un limite alla sopportazione. Oggi mia madre è andata nell’ufficio tecnico del comune per sollecitare la pianta toponomastica che il Comune (quindi lo Stato) deve fornire al Catasto (quindi lo Stato) per consentire a me di subire il furto legalizzato che si chiama tasse.
    Il primo impiegato ha risposto “cos’è la pianta toponomastica?”.
    Il secondo “vada da un notaio e si faccia fare una richiesta”.
    Mia mamma ha fatto loro notare che il notaio si rifiuta bizzarramente di lavorare gratis.

    Io avrei risposto loro: “DATO CHE SIETE MIEI DIPENDENTI E CHE STO PERDENDO IL MIO TEMPO PER CERCARE DI PAGARVI LO STIPENDIO, ALMENO VEDETE DI MUOVERE IL CULO!!!”.

    E io dovrei preoccuparmi se questa gente resta per strada? Non vedo l’ora, caro Paolo Venturini!! Non succederà mai, ma se dovesse succedere, NON VEDO L’ORA DI POTER ANDARE “PER STRADA” A SPUTARGLI NEGLI OCCHI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  43. Claudio Di Croce

    @luciano
    La risposta è semplicissima:
    – solenni dichiarazioni dei capi che dopo gli approfonditi accertamenti gli eventuali colpevoli subiranno le sanzioni disciplinari previste dalle leggi e dagli accordi sindacali;
    – dopo qualche mese di silenzio gli eventuali colpevoli che hanno subito un rigoroso accertamento hanno potuto dimostrare la infondatezza delle accuse a loro carico ;
    D’altra parte dobbiamo ricordare che una eventuale sanzione sarebbe stata impugnata davanti ai compagni, pardon alle loro eccellenze , giudici del lavoro(?) che gli avrrebbero completamente scagionati da ogni addebito .
    E il dirigente che avesse avuto l’ardire della sanzione sarebbe stato sanzionato dalla riprovazione del mondo della PA di cui fa parte.
    Così vanno le cose nel mondo della mafia , pardon della PA.

  44. luca

    Buonasera Giannino, come tutte le sere ascolto la replica della sua trasmissione, ma da qualche giorno ascoltando le notizie sulla situazione della crisi, mi sento sempre più intrappolato nella fiaba di PINOCCHIO. Ci sono tutti, proprio tutti i protagonisti, Pinocchio, Geppetto, Lucignolo gli italiani. Il gatto e la volpe, Mario Monti e Napolitano, Mangiafuoco le tasse, il teatro dei burattini i nostri politici, il pescecane EQUITALIA. Chissà se andrà a finire come nella fiaba tutto bene?!… Ho i miei dubbi.
    Ha c’è anche lei Gian… Grillo Parlante.

  45. Cristiano

    Stefano :Ennesimo articolo perfetto di Giannino, che tutti condividiamo ma che Monti non leggerà. Comunque, Sig. Giannino, lei per favore tenga duro. Vorrei solo chiederle che seguito ha avuto quel suo articolo di qualche mese fa in cui chiedeva se “dobbiamo sporcarci le mani” provando a affrontare direttamente sulla scena politica questi cialtroni.

    Penso anch’io a quel famoso post. Con un trasciantore com Giannino, milnioni di persone come noi uscirebbero allo scoperto

  46. Andrea Piazza

    Condivido integralmente l’analisi di tutti ed in particolare della La Torre, il governo attuale è assolutamente garante del sistema NON ITALIA MA DELL’ALTA FINANZA INTERNAZIONALE. I nostri politici sono buoni per la pressa, nessuno di quelli che dovrebbero contare ( ABC_ peggio di tutti A+C la B come se non esistesse ) non vuole dire che in questo momento è inutile una politica di rigore miope incentrata sul pareggio di bilancio. In questo momento il Prof. Monti sta garantendo il sistema che rappresenta interessato al pagamento delle obbligazioni sovrane. Come fa il G 20 a dire che l’Italia sta migliorando E’ TUTTA PROPAGANDA gli sprechi persistono_ è un governo raccomandato da loro quindi qualsiasi operazione compie è perfetta ed allineata alle politiche di sviluppo oligarchiche. In questo momento come accaduto per la Grecia tendono a colpire il ceto medio e togliere liquidità _ successivamente al fallimento di questa politica incentrata sulle leve del soffocamento, l’Europa cambiaerà strategia magari si arriverà ad una forma di default pilotato abbattimento in percentuale del debito pubblico. Il garante Prof. Monti avrebbe dovuto imporre sacrifici ( reali taglio costo politica_ spending review etc.. ) subordinandoli in Europa ad un’abbattimento in percentuale del debito pubblico ( in Grecia sono arrivati ad un abbattimento del 70 % ed il rimanente 30 % in 15 anni senza interessi )_ qualsiasi stato in difficoltà può subire azioni esecutive sempre nei limiti delle leggi di mercato. Siamo un partner essenziale per l’Europa non ci lascerebbero mai neanche se andassimo come la Grecia..quindi se avessimo politi all’altezza potremmo agire con una strategia propositiva di risanamento concreto che presupporrebbe l’abbattimento in percentuale del valore delle obbligazioni sovrane!!! Oscar continua così…anzi inzia ad essere più incisivo nelle trasmissioni coinvolgi rappresentanti politici di riferimento per esporli pubblicamente alla necessità di dire la loro SE DEVONO CREARE UN FRONTE DIRETTO AD ISPIRARE UNO SPIRITO NAZIONALISTA PER PROMUOVERE INZIATIVE PER INDURRE COME ACCADUTO X LA GRECIA I NOSTRI PARTNER A RINUNCIARE AD UNA PARTE DEL VALORE NOMINALE DELLE OBBLIGAZIONI SOVRANE…E’ il mio pensiero da libero professionista, sono un avvocato, sono per l’abolizione degli ordini professionale, sulla necessità di eliminare sovrapposizioni arcaiche ma ritengo fondamentale per avviare qualsivoglia politica concreta di risanamento costituire una prospettiva PRIMO PASSO INDURRE I GOVERNANTI A PRETENDERE UN ABBATTIMENTO DEL VALORE NOMINALE DELLE OBBLIGAZIONI SOVRANE_ penso che potrebbe fermare anche qualsiasi manovra speculativa interna ed esterna al nostro sistema. Lo stato è drogato, Monti non agisce come se fosse Muccioli ma si comporta come se fosse espressione dei padroni colombiani …per non dire altro. Forsa Giannino…è arrivato il momento di mettere l’accelleratore altrimenti resteremo schiacciati.
    F.to Andrea Piazza

  47. Paolo Venturini

    Dunque lei mi conferma che Giannino ha mentito: egli diceva che si possono tagliare i dipendenti pubblici senza mandare sulla strada nessuno, ma i numeri lo smentiscono in quanto il 15% in tre anni si taglia solo mandando sulla strada qualcuno (i pensionamenti sono solo il10% e dunque il blocco del turn-over, anche se vero e senza scappatoie di sorta, non basterebbe). E attenzione: dico proprio mandare in mezzo alla strada, cioè licenziare senza ammortizzatori sociali, perché è ovvio che tenere degli statali in mobilità con stipendi all’80% grazie a c.i. eccetera non servirebbe granché ai fini del risparmio di spesa. A qual punto tanto varrebbe mantenere il blocco del turn-over e non licenziare nessuno, ma tagliando a tutti il 20% dello stipendio: i risparmi sarebbero molto più consistenti.
    Comunque ripeto: tutto ciò sarà anche bello, santo, giusto e consentirà qualche sfogo a chi, come lei, godrà di questo mal comune, ma la verità va detta e il vostro mito Giannino non l’ha fatto.

  48. Paolo Venturini

    Dopodiché voglio essere chiaro: Marco Tizzi ha ragione da vendere quando se la prende con certi statali fannulloni e incompetenti con cui è entrato in contatto. Io, che sono statale (si sarà capito…), ne vedo a iosa e mi ripugnano. Sento da certi colleghi discorsi surreali sui diritti e mai sui doveri. Mi fanno incazzare e replico sempre. Molti, credetemi, li licenzierei anch’io. Ma qui si parla d’altro: di licenziamenti di massa che, volete scommettere?, sarebbero fatti su base solo numerica e non certo meritocratica.

  49. Paolo Venturini

    Dico solo l’ultima cosa, e mi scuso. Un taglio simile a quello ipotizzato da Giannino è stato già fatto in Italia (lo sapete?) nella scuola. Nel triennio 2009-2012, grazie al duo Gelmini-Tremonti, il personale non docente è stato tagliato di circa 45000 unità su un organico di 253000 (17%), mentre il personale insegnante è stato tagliato di 87000 unità du 731000 (12%). Complessivamente siamo intorno al 14%. I pensionamenti (più o meno pari al 10%) non sono stati sufficienti ad ammortizzare i tagli e dunque sono stati licenziati di fatto (anche se non formalmente, perché per loro si tratta tecnicamente di un mancato rinnovo di contratto) migliaia di precari.
    P.S. Quando Giannino parla di tagli al personale lo sa che nella scuola questo taglio è stato già fatto quasi nelle proporzioni da lui stabilite? Oppure pensa che quello era solo uno scherzo, che non vale e che bisogna cominciare da capo?

  50. Marco Tizzi

    @Paolo Venturini
    Gliene racconto un’altra?
    Mi mamma (sempre lei, sarà sfortunata…) va all’INPS di Lecco qualche anno fa per farsi chiarire la sua posizione, dopo una trentina d’anni di lavoro.
    Ad una prima indagine mancano sei anni (SEI ANNI) di contributi. Lei chiaramente si innervosisce.
    Impiegato INPS: “Signora, dobbiamo guardare i faldoni, bisogna andare in archivio a controllare”
    “Scusi, ma non può andare ADESSO? sono sei anni di lavoro, sono un sacco di soldi”
    Impiegato (stizzito): “Signora, io prendo lo stipendio perché ho vinto un concorso. Se vuole che lavori mi deve CHIEDERE PER FAVORE”.

    Ho altre storielle simili e sono sicuro che ognuno ha la sua.
    Se lei è uno tra i dipendenti pubblici onesti, uno di quelli che molto semplicemente capisce che il suo stipendio arriva dalle tasse dei cittadini provati, siano essi imprenditori o dipendenti, allora faccia una bella cosa: DENUNCI I SUOI COLLEGHI FANCAZZISTI.
    Tanto non la possono licenziare e, le assicuro, diventerà un EROE.
    Altrimenti non si lamenti troppo se arriveranno processi sommari.

    Se arriveranno (ma dorma sereno, non succederà mai) i dipendenti pubblici “tagliati” di netto, non quelli, cioé, che non vengono rimpiazzati, dovranno fare la stessa trafila che stanno facendo i dipendenti privati lasciati in strada, passando per uffici di collocamento pubblici che non funzionano, con 10 000 persone che hanno scambiato l’uso di Facebook per “informatizzazione della pubblica amministrazione” e poi godendosi un sussidio di disoccupazione “a tempo determinato” e ridicolo nella cifra.

    Perché così funziona per tutti gli altri e “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” (Art. 3 della Costituzione, costantemente disatteso)

    Anzi, le dirò, per me che sono un libero professionista e pago PIU’ tasse di un dipendente gli ammortizzatori sociali nemmeno ci sono.
    Quindi, comunqe vada, rimarrebbe un privilegiato (e al’articolo 3 della costituzione resta costantemente disatteso).

  51. Paolo Venturini

    Molti colleghi fancazzisti lo sono perché, purtroppo, tutelati dalle norme. Sono cioè fancazzisti in regola. Non parlo di quelli che timbrano il cartellino e vanno a fare la spesa. Parlo di quelli che grazie a cavilli legali fanno quello che vogliono in modo formalmente legale. Li potrei denunciare moralmente e lo faccio anche in loro presenza, ma legalmente sono in regola. Sarebbero assolti in tribunale. Chiaro che queste regole io le cambierei subito. Credo che la cosa da fare nel pubblico impiego non sia il licenziamento di massa, quanto piuttosto un blocco vero e totale del turn-over (non bypassato con escamotage come consulenze, assunzioni precarie, forme surrettizie da eliminare fin da subito), che darebbe un taglio del 15-18% in quattro- sei anni e la possibilità vera, immediata, di licenziare i fannulloni e gli incompetenti.

  52. Marco Tizzi

    @Paolo Venturini
    La necessità del pubblico impiego è molto semplicemente farlo rendere.
    Esiste una spesa pubblica buona ed una cattiva ed è facile riconoscerle: quella buona è quella che torna a vantaggio di chi paga le tasse sotto forma di contributi sociali (pensioni, ammortizzatori sociali), servizi o infrastrutture.
    Il resto è da far fuori perché è cattiva.

    I dipendenti pubblici devono essere valutati dai cittadini e ricevere premi o multe a seconda dei loro giudizi.
    Devono avere obiettivi chiari ed essere pagati per il raggiungimento degli obiettivi stessi.
    Devono essere pagati molto meno i vertici, perché bisogna infilarsi in testa che il dipendente pubblico non deve intraprendere una carriera per arricchirsi, ma per servire il proprio Paese.

    E aggiungo che dovrebbe essere stimolata in ogni modo la mobilità all’interno dello Stato e tra pubblico e privato: il dipendente pubblico “a vita” non può rendere, soprattutto se fa sempre la stessa cosa. La job rotation nel privato è una realtà da più di 20 anni.
    I “concorsi” non funzionano, ci vuole un altro sistema, più meritocratico. Dobbiamo lavorare 40, in futuro anche 50 anni, a fare sempre la stessa cosa si diventa scemi.
    Io sogno un Paese dove posso magari fare 3-4 anni in una pubblica amministrazione dopo aver fatto anni nel privato, portandoci le esperienze, migliorando il sistema per poi tornarmene a fare il mio lavoro.
    Purtroppo qui è inconcepibile. Quindi mi spiace molto per lei, se è un dipendente pubblico onesto, ma come si trova scritto in molti bar e ristoranti “per colpa di qualcuno non si fa più credito a nessuno”: abbiamo messo in costituzione il pareggio di bilancio (sbagliando, per mia modesta opinione), quindi da oggi sarete visti molto male, al di là dei vostri demeriti.

    Sta anche a voi inventarvi un modo di cambiare le cose (o fregarsene e scroccare sempre più, come faranno molti suoi colleghi).

  53. Ecate

    @Marco Tizzi
    Sig. Tizzi lei conosce il detto cane non mangia cane ? I colleghi con azioni di ritorsione, mobbing, isolamento, dispetti farebbero “scoppiare” il collega che non si uniforma. Si ricorda durante il militare se qualcuno osava alzare la testa con i nonni ?

    Da studente mi trovavo ad attendere in un ufficio pubblico tedesco. L’impiegata parla con l’utente, entra un signore chiede il consenso di interrompere l’impiegata e chiede quale iter doveva fare una sua conoscente per una certa pratica. L’impiegata : gli dica di venire domani verso la pausa pranzo che c’è poca coda, l’altro ringrazia e va via : era il vice direttore. L’utente stizzita e l’impiegata mortificata con questa per aver interrotto la conversazione.

    Tutto come in Italia, più vai nel sud del mondo e più chi a un briciolo di potere ci tiene a sentirsi importante con modi arroganti.

  54. Marco Tizzi

    @Ecate
    Si torna al fatto che la soluzione sta nel non essere dipendenti pubblici a vita. Se chi denuncia avesse facilmente la possibilità di levarsi dalle palle dopo aver denunciato, il “nonnismo” non sarebbe un problema.
    E cmq, signori, il momento è tale da richiedere coraggio.
    Siamo in guerra e la guerra è il palcoscenico degli eroi.

  55. Paolo Venturini

    @Marco Tizzi
    Lei ha ragione su alcune cose, meno su altre.
    E’ giusto che l’utenza premi o punisca il dipendente pubblico. E’ giusto che il suo stipendio (o il suo licenziamento) sia commisurato sulla soddisfazione dell’utenza. E’ giusto che sia valutato per obiettivi.
    Non è vero, a mio modesto avviso, che non si possa fare uno stesso lavoro per tutta la vita, o per lo meno non è vero sempre e comunque. In certi casi la mobilità, il passaggio da un settore all’altro, dal pubblico al privato e viceversa può essere utile e produttivo. In altri meno. Uno che fa il medico ortopedico solo il medico ortopedico può fare: e se si trova bene in un ospedale pubblico, ama il suo lavoro ed è riconosciuto come abile dai pazienti perché dovrebbe cambiare? Se poi vuole andare a lavorare in una clinica privata è libero di farlo, ovviamente. Se un insegnante è competente e preparato e ama il suo lavoro perché dovrebbe cambiare? (Se è un incompetente, raus, ovviamente). Non è che ci si improvvisa esperti in qualunque cosa, l’esperienza anzi è utilissima.

  56. Paolo Venturini

    @Ecate
    In realtà non è vero che tutto il mondo è paese. Nessun luogo è perfetto, ma i paesi che hanno più senso civico non ammettono che il dipendente pubblico sia un rubastipendio. Certo è che il pesce puzza dalla testa.

  57. Marco Tizzi

    @Paolo Venturini
    Non sto parlando di mobilità coatta, almeno non per quanto riguarda i dipendenti pubblici facenti parti di enti o istituzioni sensati.
    Sto parlando di stimolo fiscale alla mobilità.
    Il medico resti pure dov’è, anche se penso che un nuovo ambiente farebbe bene anche a lui.

    Ma per il resto di spazio ce n’è tantissimo. Le faccio un esempio pratico: in Svizzera esiste una figura di funzionario pubblico che si occupa della burocrazia necessaria all’apertura di una nuova impresa. Una specie di consulente pagato dallo Stato.
    Non ci vuole uno scienziato, basta una persona con un minimo di pazienza che si occupi di tutte le scartoffie, girando da un ufficio all’altro: ha idea di quanto sarebbe amata una figura simile in Italia?
    E potrebbe seriamente contribuire alla riduzione della burocrazia, segnalando “ai piani alti” cosa serve e cosa non serve, come si possono fare le cose in maniera più semplice e produttiva.
    Prendiamo i dipendenti delle comunità montane -che non ho mai capito a cosa servano: perché non ci sono le comunità marittime o collinari?- oppure quelli dell’ufficio di collocamento e mettiamoli ad erogare questo nobile servizio.
    Già che facciamo di tutto per far chiudere le imprese, almeno aiutiamole quando aprono. No?

  58. Paolo Venturini

    @Marco Tizzi
    Intenda, io sarei anche per la mobilità coatta negli enti pubblici sensati: se un dipendente può essere più proficuo in un settore piuttosto che un altro, anche se della stessa amministrazione, perché no? Anche in una provincia o regione diversa, se necessario. Su questo non sono, glielo garantisco, troppo favorevole agli ipergarantismi sindacali. Giusta l’idea di favorire le imprese. Sono tra i pochi dipendenti pubblici che non considerano gli imprenditori sempre e comunque come ladri ed evasori fiscali. Ce ne sono, chiaramente, ma ci sono anche gli statali col secondo lavoro in nero.

  59. Marco Tizzi

    @Paolo Venturini
    Tanto non avverrà mai nulla di tutto questo pourparler, ma voglio solo cercare di convincere lei che quando questo Paese andrà a gambe all’aria non sarà per l’evasione fiscale. E nemmeno per colpa dei dipendenti pubblici.
    Sarà per colpa dei funzionari pubblici (i vostri super-capi ultrapagati) e per colpa dei politici che si nutrono alla mangiatoia di Stato.

    Quindi è inutile scannarci tra di noi.

    Resta, però, il fatto che se io mi comportassi sul lavoro come molti dei suoi colleghi mi ritroverei all’angolo di una strada con un cappello in mano, mentre loro prenderanno per sempre prima il loro stipendio e poi la loro pensione.
    E questa, me lo deve consentire, è un’ingiustizia che grida vendetta.

    Poi che ci sia gente in gamba e che si fa il mazzo anche nel pubblico è vero: mi ricordo una addetta delle Poste a Roncadelle (BS) che gestiva da sola due sportelli e rispondeva anche al telefono.
    Quanto mi sarebbe piaciuto poterle far avere un aumento di stipendio…
    Ma non era possibile.
    Per non parlare di medici e paramedici che fanno i salti mortali quadrupli per quattro soldi.

    Allora dico, anche se non sono un liberista convinto: a questo punto privatizziamo il privatizzabile.
    Tralasciamo la sanità che è un argomento delicatissimo, per il resto diamoci dentro.
    Se non altro saremo tutti sulla stessa barca.

  60. Claudio Di Croce

    Forse sono estremista ma ricordo a tutti che lo STATO è nato solo ed esclusivamente come organizzazione per difendere i sudditi dagli attacchi esterni e interni , applicando le regole stabilite dal principe , in sostanza avendo il monopolio della violenza . Tutto il resto , ripeto tutto il resto , potrebbe essere fatto dai privati sicuramente meglio, senza corruzione e con costi inferiori . L’invenzione della politica è stata ed è ancora quella di far credere ai sudditi che tramite l’intermediazione politica si potevano garantire gratuitamente servizi . Una delle più grandi truffe è quella di sentire ” vi garantiamo il tal servizio gratuitamente a carico completo dell’ente pubblico ” senza dire a quali sudditi verranno tolti i soldi per pagarli.Tralasciamo la percentuale trattenuta dai politici per questa loro ” attività ” .
    Vorrei infine chiedere come mai per un concorso di dipendenti per il Comune di Roma si sono presentati centocinquantamila, ripeto centocinquantamila , aspiranti , mentre ci sono molti posti di lavoro , non di paga, che restano scoperti.
    Fino a quando il mondo della PA sarà una oasi protetta – anche la timidissima riforma del mercato del lavoro è stato garantito non riguarderà questo mondo – saremo sempre soffocati dalle tasse , dalla burocrazia e dalla corruzione.

  61. Nicola

    Egregio Dott. Giannino,
     
    Ascolto la sua trasmissione ogni mattina in quanto unico emittente radio (Sky, televisivo), in Italia, con il coraggio e l’integrità morale di voler e dover raccontare la drammatica situazione Italiana. Il sistema politico italiano ha raggiunto ormai il livello di metastasi ed il paziente ad oggi sta morendo. Nella sua brutale drammaticità è, a mio avviso, un fatto positivo in quanto solo il suo collasso potrà finalmente segnare un punto di svolta.
     
    Il nostro sistema politico, ad oggi pecca di una semplice medicina, la sovranità del popolo. Si, quella sovranità di un paese democratico tanto cara e tanto sbandierata nelle parole dei nostri governanti ma, allo stesso tempo, stuprata nel modus operandi. La mancata sovranità è riscontrabile, proprio nell’abuso da parte dei nostri governanti, in nome del popolo sovrano, nell’esercizio della missione politica. Tali personaggi, che siano di destra o di centro o di sinistra, una volta “in sella” agiscono, nel nome del popolo sovrano, come autentici criminali dello stato. Pertanto l’esercizio della sovranità e delle volontà del popolo, in termini di essenza della politica, non trova una messa in atto. Per farla breve riassumo con una semplice domanda: “quando mai un normale cittadino, al posto del governante, avrebbe mai votato gli innumerevoli emendamenti-porcheria emanati in questi anni?” (ad es. uno a caso: il finanziamento ai partiti!).
     
    È la nostra costituzione che sta permettendo ciò. Basterebbero dei semplici “paletti” (ad es. la vita utile in politica ridotta a 8 anni, stipendi in linea con la media europea, la fedina penale pulita, univocità dell’incarico, ecc).
     
    Ma la massima espressione del sistema-cancro Italia è dimostrabile in due persone ed un’entità: Monti, Napolitano e lo squadrismo italiano. Di seguito in ordine.
     
    Mi faccia “sprecare” una paio (sarò molto sintetico) di parole sul nostro “tecnico” Mario Monti, uomo con aspetto del “buon nonno di famiglia” e fare da innocente angioletto. 
    Dopo averlo visto all’opera per il breve periodo trascorso dal suo insediamento posso solo incentivare la mia preoccupazione sul sistema-cancro Italia. Mi spiego meglio con un fatto su tutti. Se il nostro salvatore della patria è un uomo che, alla luce della gravissima situazione economica strutturale e dei relativi suicidi da disperazione, prende la moglie-velona e se ne vola in Terra Santa a beatificare chissachì senza nemmeno sprecare una parola di conforto a tutte quelle persone che, in patria, in questo momento si sentono tradite, calpestate nell’orgoglio ed impotenti di fronte alla situazione italiana, non ho altro da pensare se non alla mancanza di integrità dell’uomo. Tecnico in grado di utilizzare sapientemente ed attentamente “l’analisi comparativa” con la Grecia e di evitare altrettanto attentamente spiacevoli domande quali ad esempio: “Scusa nonno, ma la spending review?”.
    Se fosse stato una persona integra se ne sarebbe già andato dicendo: “Signori cittadini io c’ho provato a cambiare qualcosa in questo sistema, ma sono sotto ad una cupola di vetro, non c’è verso. Aumenterò le tasse solo per evitare un drammatico default, ma poi lascerò”.
     
    Passo al presidentissimo. L’ho sentito sprecare fiato persino su Ruby Rubacuori, ma mai una parola di conforto per le famiglie vittime sei sucidi dovuti alla crisi o per tutte quelle persone che continuano a credere in questo paese nonostante sino continuamente calpestate nell’orgoglio e letteralmente derubate. Ha cacciato Berlusconi (lo sto quasi rimpiangendo, lo so, sono messo male!) illudendo il popolo di essere all’inizio di un percorso, ma che si è rivelato solo un triste gioco delle campanelle. Solo su una cosa non può essere minimamente criticato, ovvero la dimostrazione di coerenza nell’avversità all’avversario politico, tipica dell’estremista comunista.
    A  mio avviso un uomo da rottamare.
     
    In ultimo l’entità. Ovvero l’entità dello squadrismo che ci ha caratterizzato negli ultimi 3 anni e mezzo fino all’insediamento del governo Monti, e che poi misteriosamente si è dileguato. Sempre pronti ad inforcare arcobaleni, maglie viola, bandierine con quattro lettere stampate e, a volte a mettere, ferro e fuoco città intere, in nome dell’integrità morale, dell’articolo 18, del tasse elevate, della politica corrotta, eccetera, eccetera, eccetera. Ora un vuoto ed un silenzio assordante. Che fine avranno fatto quei credo che tanto sbandieravano e che li trascinavano ad alzare la voce ed il pungo verso lo stato ladrone. Proprio ora che lo stato si è fatto ancora più ladrone?!!! Ma non vorrà dirmi che pure loro erano espressione del sistema-cancro italia??? Lo stesso che coinvolge il giornalismo italiano, seppur con qualche rara eccezione?
     
    Concludo dicendo che l’unica via di uscita da tutto ciò sta in una parola: rivoluzione. Ci siamo, è arrivato il momento di farla, in qualsiasi modo, che la guidi, un economista giornalista, un comico imprestato alla politica o una nuova massoneria, l’importante è che sia qualcuno a guidarla. Per questo le sua apprezzabilissima iniziativa a Radio 24 non può rimanere sterile ma deve trovare concretezza.
     
    Ho trent’anni, laurea specialistica in economica con lode, lavoro in una società di management consulting ma sogno di fare l’imprenditore nel mio paese, ma non ci sono le condizioni. Con molto rammarico sto per emigrare!
     
    Cordiali saluti
    n.

  62. Davide Gionco

    Ho trovato una tabella interessantissima:

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10199

    Riporta la formazione del debito pubblico, con le varie voci che lo compongoono.

    La sola spesa per interessi costituisce l’82% del debito pubblico attuale!

    E questo significa che non sarà tagliando le spese che usciremo dalla morsa del debito.
    Sarebbe molto più intelligente trovare un modo, come propone l’articolista, per imporre dei tassi di interesse molto più bassi, o addirittura che lo Staton inizi ad emettere crediti fiscali coome forma di pagamento, senza avere bisogno di emettere nuovi titoli di stato che farebbero salire ulteriormente il debito.

  63. Claudio Di Croce

    @Davide Gionco
    Forse c’è un errore : il debito pubblico italiano è di quasi millenovecentomiliardi di euro e lei dice che l’82% di tale debito è costituito da interessi ?
    L’enorme montagna di debiti accumulati in oltre trentanni dalla politica con il consenso degli italiani ( non dimentichiamolo mai , solo adesso si ribellano alla politica perchè ha smesso di distribuire soldi ma li chiede ) si può ridurre sia con la riduzione delle spese enormi e fonte di grande corruzione , e dalla VENDITA di una parte del patrimonio pubblico , anche quello fonte di sprechi e di corruzione .
    Alcuni frequentatori di questo blog sono contro la vendita di parte del patrimonio pubblico e non capisco perchè , a meno che non facciano parte di coloro che ne godono i vantaggi.

  64. PAOLO DELFINI

    SONO D’ACCORDO CON PAOLO VENTURINI ,GLI ECONOMISTI , POLITICI E GIORNALISTI NON PARLANO MAI DELLA RADICE DELLA CRISI, CERCANO DI TAMPONARE SEMPLICEMENTE LE NEFASTE CONSEGUENZE,MA NON E’ QUESTA LA SOLUZIONE

  65. Davide Gionco

    @Claudio Di Croce
    Non sono io che ho prodotto questi dati, ma mi sembrano realistici.
    Se ora abbiamo un debito pubblico dei 1920 miliardi di euro, a un tasso del 5% fanno 96 miliardi di interessi da pagare per quest’anno.
    Se la cosa si ripete per 10 anni, avremo un aumento del debito pubblico di circa 1000 miliardi di euro.

    Se lo Stato aumenta le entrate di 96 miliardi o taglia le spese di 96 miliardi o una combinazione dei due interventi, per questo anno non sarà necessario aumentare il debito pubblico per pagare gli interessi.
    Ma l’anno prossimo saremo da capo. Sarà necessario tagliare ulteriormente le spese pubbliche o aumentare le tasse.

    A me pare il classico “schema Ponzi” delle truffe finanziarie.
    Se oggi la spesa pubblica è di 750 miliardi l’anno, dopo 8 anni di tagli da 96 miliardi avremo ridotto a ZERO la spesa pubblica, e ci ritroveremo ancora, l’anno successivo, a dovere pagare 96 miliardi di interessi sul debito.

    Se invece, come dici tu, lo Stato vende 1000 miliardi del patrimonio pubblico, avremo un debito ridotto a 920 miliardi, con interessi da pagare di 46 miliardi di euro l’anno.
    Ancora una volta operazione da fare aumentando le tasse o tagliando le spese.
    In questo secondo caso riusciremo ancora ad andare avanti per 16 anni, tagliando di 46 miliardi l’anno la spesa pubblica per pagare la quota interessi.
    Dopo di che non avremo più spesa pubblica da tagliare (non oso immaginare in quale stato sarebbe il popolo italiano) né beni da vendere.
    A quel punto che cosa faremo?

    L’alternativa potrebbe essere fare crescere l’economia, in modo da aumentare gli incassi fiscali ogni anno.
    Con una inflazione del 2% dovremmo avere una crescita del PIL del 7% l’anno per sempre, in modo da incrementare le entrate fiscali senza aumentare la pressione fiscale.
    Nel caso in cui crescessimo meno del 7%, andremmo incontro ai problemi di cui sopra, anche se in misura attenuata.

    Non ti viene il dubbio che ci sia qualche cosa di TRUFFALDINO in questo meccanismo dei titoli di stato?

  66. Mario Muro

    Vorrei dare un contributo di chiarimento sulla recente notizia dei bandi di gara per le auto blu. Da quello che ho capito dale ultime notizie diffuse questa mattina si tratta di bandi di gara per la stipula di “contratti quadro”. I contratti quadro sono delle semplici convenzioni che stabiliscono tra una stazione appaltante e uno o più fornitori una serie di regole contrattuali e dei prezzi validi per un certo numero di anni. Questi contratti non costituiscono un impegno di spesa, ma hanno lo scopo di permettere alle amministrazioni periferiche acquisti di beni e servizi in maniera veloce a prezzi noti, senza dover attivare le lunghe e delicate procedure di gara. In sostanza una volta che l’amministrazione centrale ha stipulato l’accordo con il fornitore una qualsiasi amminisrazione periferica ad esempio un’amministrazione comunale, un’ente pubblico che ha necessità di acquistare un bene dovrà rivolgersi a quel fornitore convenzionato e pagare il prezzo concordato nell’accordo quadro. Per il caso delle auto di servizio quindi l’ufficio periferico, invece di andare dal concessionariolocale, magari un cugino di qualche consigliere (l’Italia è piena di zii e cugini diceva Montanelli) dovrà rivolgersi al fornitore convenzionato e ordinare il bene o il servizio: questo atto finale rappresente il vero impegno di spesa che grava sul bilancio dell’amministrazione locale.
    Molti anni fa ho lavorato nell’ufficio acquisti di una società italiana e la procedura adottata per per determinati beni e servizi era la medesima.
    L’unico problema di questa procedura sono le “resitenze” delle amministrazioni locali ad abbandonare i fornitori locali, che sono amici, cugini, zii ecc.

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