6
Apr
2012

Perché la luce costa sempre di più? Una risposta più corretta alla domanda di Legambiente

di Carlo Stagnaro e Stefano Verde

Le rinnovabili scagionate dall’accusa di aver causato gli aumenti della luce? Lo sostiene Legambiente in un documento pubblicato sul suo sito, il quale contraddice la spiegazione fornita dall’Autorità per l’energia per la sua stessa decisione. Chi ha ragione?

Prima di rispondere, vale la pena riprendere il comunicato dell’Aeeg, che giustifica l’aumento del 5,8% a partire dal 1 aprile, a cui si aggiungerà un ulteriore 4% da maggio. Scrive il regolatore:

l’aumento del +5,8% in vigore da aprile, deriva sostanzialmente dagli incrementi del petrolio, dai maggiori costi per il mantenimento in equilibrio del sistema e dall’andamento della borsa elettrica sia per effetto dell’emergenza freddo di febbraio sia in una visione prospettica… Anche l’esigenza di interventi urgenti per la sicurezza del sistema elettrico in presenza di una crescita esponenziale della generazione da fonti non programmabili e intermittenti, in particolare il fotovoltaico, rappresenta il 40% circa dell’aumento del 5,8%.

A maggio, come detto, subentrerà un altro rincaro del 4%, che incorporerà i costi dovuti alla maggiore incentivazione delle rinnovabili, ma questo per ora lo mettiamo tra parentesi. Legambiente prende in mano la bolletta media annua della “famiglia” tipo, la stessa per la quale l’Autorità stima un importo di 494 euro così divisi:

 

Voce Costo [euro] Peso [%]
Energia e dispacciamento 294 59,5
(di cui commercializzazione) (21) (4,3)
Trasm. + distr. + misura 69 14
Iva + accisa 67 13,5
Oneri di sistema 64 13
(di cui per rinnovabili) (48) (9,7)
Totale 494 100

 

Legambiente si concentra sui primi 294 euro, sostenendo che “vanno a tutte le centrali escluse le rinnovabili”, cioè “il 90% va a impianti a metano, petrolio e anche carbone”. Questo però non è del tutto corretto.

Anzitutto, una ventina dei 294 euro è riconducibile alle attività di commercializzazione dell’energia elettrica ed è chiaro che le stesse vengano svolte indistintamente per l’energia fossile o rinnovabile che sia.

I 273 euro rimanenti coprono i costi per la materia prima e per il dispacciamento dell’energia. È interessante evidenziare che nel prezzo all’ingrosso della materia prima sono inclusi anche i costi che i produttori non rinnovabili sono obbligati a sostenere quale effetto del meccanismo dei certificati verdi (nel 2012 l’obbligo è pari al 7,55% ), il cui impatto può essere stimato, in via conservativa, in 5 euro/MWh. Dal momento che la “famiglia tipo” dell’Aeeg consuma 2.700 kWh/anno, l’impatto dei CV implicitamente incluso nella componente “Energia e dispacciamento” della sua bolletta annua è di circa 14 euro.

La parte della voce “Energia e dispacciamento” completamente non riconducibile a produzione rinnovabile scende quindi a circa 260 euro.

A ben vedere, all’energia immessa in rete dagli impianti rinnovabili che percepiscono i certificati verdi è riconosciuto anche il prezzo di mercato della stessa. Assumiamo che nel 2012 la generazione da fonti rinnovabili passi dal 26% del 2011 (fonte: Legambiente) al 30% del fabbisogno, pari a circa 95 TWh, di cui 40 TWh di generazione da grande idroelettrico, circa 20 TWh di energia rinnovabile incentivata con tariffe onnicomprensive e 35 TWh che ricevono anche il prezzo dell’energia all’ingrosso oltre al CV (preferiamo escludere il grande idroelettrico perché tali investimenti risalgono a qualche decennio addietro e una recente politica energetica diversa non avrebbe intaccato il loro impiego). Ne segue che una parte dei 260 euro di cui sopra in realtà ritorni a impianti rinnovabili. Possiamo ipotizzare che si tratti di almeno un 12%.

Vi è poi da considerare l’aumento dei costi per il dispacciamento imputabile alla repentina impennata della produzione da fonti rinnovabili intermittenti: dal recente comunicato dell’Aeeg è possibile evincere che tale effetto sia quantificabile in circa 11 euro per la “famiglia tipo” (40% dell’aumento del 5,8%).

Scendendo lungo la bolletta troviamo poi gli oneri generali di sistema. Legambiente in questo caso riporta correttamente che dei 64 euro annui quelli destinati alle “nuove rinnovabili” valgono 48 euro.

Da ultimo, qualche parola sulla fiscalità – accise e Iva – che vale 67 euro e insiste sulla produzione energetica, sia sugli oneri di sistema. Ai 48 euro di oneri di sistema riconducibili alle rinnovabili e ai 14 euro imputabili al meccanismo dei CV, si aggiunge dunque l’Iva al 10%, per altri 6 euro.

Conclusione: la “famiglia tipo” non paga 48 euro per le rinnovabili, ma ne paga almeno 79 (e senza includere la parte della componente Energia che comunque remunera anche gli impianti rinnovabili). Ma non è finita. Perché sappiamo che da maggio la bolletta crescerà di un ulteriore 4% (poco meno di 20 euro) interamente riconducibili all’incentivazione delle fonti verdi. Così, nel giro di poche settimane i 79 euro diventeranno 99.

C’è dell’altro. E’ innegabile che “la crescita delle fonti rinnovabili [abbia] fatto abbassare il prezzo dell’elettricità nelle ore di punta” come afferma Legambiente, tuttavia val la pena svolgere qualche riflessione anche su questo punto. Se anche ipotizzassimo per assurdo un parco dal quale istantaneamente scompaiano 55 TWh di generazione rinnovabile (escluso solo il grande idro) tale ammanco si tradurrebbe in una maggiore domanda contendibile per la potenza termoelettrica convenzionale per un massimo di circa 8.000 MW nelle ore di picco e 5.000 MW nelle ore di fuori picco. Certamente  sono un numeri importanti, eppure l’overcapacity che caratterizza il settore termoelettrico, unita alla situazione “lunga” del mercato del gas naturale, ci porta ad azzardare che l’aumento del prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica non potrebbe incidere per la famiglia tipo oltre i 70 euro/anno (pari a 25 euro/MWh). Per arrivare a un tale livello dovrebbero verificarsi simultaneamente tali e tante circostanze negative, dalle tensioni internazionali sui prezzi oil a un’improvvisa scarsità di metano sul mercato nazionale fino a una domanda a livelli record, da risultare del tutto improbabile. Realisticamente, l’eventuale aumento del prezzo all’ingrosso medio dell’energia elettrica sarebbe molto, molto inferiore.

Inoltre, al beneficio in termini di riduzione dei prezzi ottenuta “tagliando il picco” (stimato nell’ordine di 1-3 euro/MWh nell’analisi Aspo che si trova qui), si è osservata una tendenza al rialzo dei prezzi off peak, con una conseguente riduzione del risparmio per il consumatore finale derivante dall’introduzione della tariffa bioraria e dalla rimodulazione dei suoi consumi.

In sostanza, se guardiamo all’extracosto rinnovabile, il valore corretto è almeno il doppio dei 48 euro stimati da Legambiente. Così, non solo per essere pignoli, ma perché una corretta informazione e comprensione dei fenomeni è alla base di qualunque possibile miglioramento della politica energetica ed economica. Dunque, una risposta più corretta alla domanda di Legambiente – “è davvero tutta colpa delle rinnovabili se le bollette della luce lievitano?” – è: “no, non è tutta colpa delle rinnovabili, ma la loro rsponsabilità è tutt’altro che residuale”.

Carlo Stagnaro e Stefano Verde

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25 Responses

  1. Nicola Bano

    Non entro nel merito della polemica sui numeri, perché non ne ho le competenze, ma sinceramente mi sembra sterile. Il punto è: cosa vogliamo fare? Continueremo a bruciare petrolio e gas nascondendo la testa sotto la sabbia, fingendo che i prezzi non siano destinati ad aumentare in modo esponenziale? Appare chiaro ormai già da diversi anni che questo modello non è sostenibile: dobbiamo abituarci a pagare molto di più il costo dell’energia e consumarne quindi molta meno… Non c’è altra strada..

  2. Lory

    anche l’energia elettrica come l’acqua va tolta dalle mani dei privati, loro lucrano sulla nostra pelle

  3. Enrico

    Non va inoltre dimenticato che il folle uso, per di piu’ incentivato, di produrre energia “verde” utilizzano materie prime agricole nobili (es. Mais) contribuisce in modo significativo a mantenerle elevato il costo delle materie prime agricole con conseguente aumento dei prezzi di molti alimenti (es. Carni) che le famiglie stanno pagando

  4. alex61

    Il problema non e` dovuto al fotovoltaico stesso, ma soprattutto all’assurdo incentivo esageratamente generoso (circa tre volte superiore a quello tedesco). Questo si e` mangiato tutto il budget destinato alle rinnovabili.

  5. romeo

    ci sono sistemi per produrre energia elettrica molto più vantaggiosi in tutti i livelli ma penso che lo stato senza le imposte sulla elettricità e sulla benzina non possa esistere.
    Mi rammarico perchè questa situazione genera migliaia di morti e sofferenza mi consolo perchè conosco i colpevoli.

  6. Laurent

    La validità di una tecnologia è inversamente proporzionale al numero di incentivi e di obblighi di legge necessari per imporla.
    Il nostro benessere si regge proprio sulla disponibità di energia a basso costo.
    Il fotovoltaico non sostituisce NESSUNA delle centrali di altro tipo perchè è una potenza non disponibile. Nel picco mattutino di una giornata di freddo, nebbia e pioggia dov’è il contributo del FV che “calmiera” i prezzi?
    Senza incentivi il FV è morto e sepolto, almeno finchè il costo di produzione dei pannelli scenderà di un fattore dieci.
    Nel frattempo, anche se oggi non installassimo più nessun pannello, dovremo pagare altri 10 miliardi di euro all’anno per 20 anni: sono il costo degli incentivi non la componente A3. Nel frattempo l’italiana Ansaldo sta iniziando a costruire negli Stati Uniti una centrale nucleare da 2,2 GW che, essendo utilizzata 8000 ore all’anno produrrà tanta energia quanto tutti i pannelli FV italiani messi insieme. Ma saranno 2,2 GW DISPONIBILI SEMPRE.
    Finchè continuiamo a fare per viltade i gran rifiuti e buttiamoi via le poche risorse in megaspese inutili meritiamo la bancarotta e le aziende di produzione giustamente scappano altrove lasciandoci con cimiteri industriali e disoccupati.
    Si parla troppo di queste cose non conoscendo i numeri o, peggio, giocando deliberatamente con i numeri a sostegno delle proprie tesi.

  7. lorrat

    Approfitto di questa possibilità per sottoporre a Voi esperti una stranezza che io non sono riuscito a chiarire.
    Ho installato da un anno il fotovoltaico sul mio tetto per una capacità produttiva di Kw 3,05. Tale produzione supera il mio consumo.
    L’ENEL incamera la produzione e la rimunera ad una tariffa ben inferiore a quella di mercato. Ma, tenendo conto che mi spetta l’incentivo dal GSE, ciò si può accettare.
    Il problema che pongo è la bolletta che comunque io devo pagare per intero alla ENEL Servizio Elettrico. Tale bolletta è suddivisa in due parti:
    – Totale servizi di vendita (A), che corrisponderebbe, a quanto spiegatomi dal numero verde, al costo che l’ENEL paga al fornitore dell’energia, in questo caso io stesso per la parte che mi compete e presumibilmente altre fonti;
    -Totale servizi di rete (B), che sarebbe la corrente erogata alla mia utenza.
    Ora, siccome molte voci sono perfettamente uguali, deduco che la corrente erogata corrisponde a quella prelevata dai miei pannelli. Quindi contabilmente sarebbe una descrizione dettagliata dei movimenti che fa l’energia attraverso la rete a partire dai miei pannelli e dalle altre fonti fino al ritorno al mio domicilio.
    Le due fasi, quella del prelievo e quella della consegna, vengono però sommate e tutt’e due compongono la cifra che devo pagare in bolletta. Cioè nella mia bolletta compare l’importo che l’ENEL paga al suo fornitore sommato a quello che eroga al consumatore finale, che sarei io. Ovverosia la mia bolletta è contabilizzata per un importo doppio rispetto al mio consumo.
    Secondo il mio parere, basato sul buon senso, io dovrei pagare quello che consumo pur essendo questa pratica in contrasto con il preventivo che mi era stato fatto a suo tempo e con il contratto arbitrariamente impostomi dal GSE (3° conto energia anziché 2°).
    Domando: perché devo farmi carico anche dei costi di produzione dell’energia quando tutti i costi ad essa connessi sono previsti nella tariffa in qualità di consumatore?
    In pratica pago il doppio circa di quello che consumo.
    Chiedo a Voi, esperti in economia e quidi anche in contabilità, se sono l’unico idiota che non ha capito come funziona questo meccanismo oppure se si tratta di una truffa su ampia scala che passa inosservata proprio per la sua palese ostentazione.

  8. Nicola

    Il costo eccessivamente oneroso dei sussudi, e’ dovuto all’avversione tutta Italiana alla concorrenza, alle gare ed aste: altri paesi, piu’ attenti di noi ai costi, hanno recentemente effettuato aste per energia fotovoltaica al ribasso ottenendo risultati sorprendenti.

    Mi riferisco, per esempio, all’India che e’ arrivata a pagare 110 € / MWh nelle sue piu’ recenti aste.

    http://www.bloomberg.com/news/2011-12-02/india-s-solar-power-bid-prices-sink-to-record-consultant-says.html

  9. Stefano

    Diceva Einaudi “conoscere per deliberare”. Anche per l’energia, come per i costi della politica, come per la maggior parte dei temi su cui si deve decidere, il gioco che la casta che ci dirige fa è di intorbidire le informazioni.
    La stampa, poi, invece che svolgere il suo ruolo di organo di informazione della opinione pubblica si limita, nella maggior parte ad esercitare – e non sempre in modo completo – l’attività di cronaca.

  10. giuseppe

    @GdB
    Per carità, viva il nucleare, anche perché siamo appena agli inizi.
    Fino ad ora siamo riusciti a spezzare in due un grossso sasso composto da 235 granelli, cavandone circa un centesimo dell’energia disponibile.
    Ma togliamoci dalla testa che il nucleare fa costare di meno l’Energia.

    Primo, perché ce ne vuole moltissima per fabbricare il combustibile.

    Secondo perché c’è l’Enel di mezzo.

    Per farla costare di meno ci sarebbe una sola soluzione.

    Chiamare i francesi.

  11. Marco

    che cosa ci si aspettava da Legamebiente? Obbiettività forse? Quelli seguono una ideologia, non certo i numeri e le tabelle. L’AEEG dice una cosa, loro l’esatto contrario.
    Il fotovoltaico è un affare per i costruttori di pannelli, per gli installatori di pannelli, per i progettisti, per i privati che si installano i pannelli, e anche per i gestori della rete e i venditori con i loro margini proporzionali; tutto fatto pagare a contribuenti e consumatori. Cosa volete farci? Il solare, senza incentivi, non è assolutamente conveniente. E’ il classico affare all’italiana.

  12. massimo

    giuseppe :@GdBPer carità, viva il nucleare, anche perché siamo appena agli inizi.Fino ad ora siamo riusciti a spezzare in due un grossso sasso composto da 235 granelli, cavandone circa un centesimo dell’energia disponibile.Ma togliamoci dalla testa che il nucleare fa costare di meno l’Energia.
    Primo, perché ce ne vuole moltissima per fabbricare il combustibile.
    Secondo perché c’è l’Enel di mezzo.
    Per farla costare di meno ci sarebbe una sola soluzione.
    Chiamare i francesi.

    I Francesi ci sano già da un pezzo: EDF controlla Edison, il secondo produttore di elettricità italiano.

  13. PIENAMENTE CONDIVISO. Di tutte le questioni, pure quelle tecniche, si fa ideologia, con il solo risultato di avere produzioni poco efficenti, ritardi nell’evoluzione del sistema energetico, bassa competitivitá.
    I numeri sono fatti, il resto sono chiacchiere.
    @Laurent

  14. Giuseppe Artizzu

    Avendo collaborato con ASPO allo studio citato, ci permettiamo di segnalarne uno più aggiornato ed autorevole condotto da REF (http://www.mercatoelettrico.org/Newsletter/20120119newsletter.pdf). I risultati parlano da soli.

    Detto questo, una riflessione: il settore elettrico si sta facendo carico della quasi totalità dell’onere di decarbonizzazione della filiera energetica italiana. I costi sono innegabilmente enormi, in parte perché l’incentivazione unitaria è stata eccessiva, ma soprattutto perché i volumi sono ormai enormi (quasi 50TWh elettrici nel 2012, ovvero 11-12MTep, escluso idroelettrico). l’Italia non ha mai prodotto così tanta energia in casa, né ai tempi del nucleare, né nella stagione d’oro del gas in Val Padana ed Adriatico. A fronte di questa produzione domestica, soffriamo un onere di incentivazione di circa 9-10 miliardi di euro, che è in buona parte una redistribuzione di ricchezza fra settori dell’economia. Contestualizziamo però questa cifra: fra il 2009 e il 2011 la fattura energetica italiana (trasferimento di ricchezza verso l’estero per import netto di idrocarburi) è cresciuta di 18 miliardi di euro annui, a fronte di importazioni che sono salite di soli 3-4MTep. In altre parole, al margine le rinnovabili ci stanno costando una frazione delle fossili (e attenzione, stiamo comparando un sussidio reateizzato all’investimento con un costo “di periodo”). Magra consolazione, si dirà, e non è una buona ragione per sovraincentivare un settore. Ma parlando solo di incentivi non stiamo perdendo la big picture, ossia un abbozzo di analisi costi-benefici?

    Altra riflessione: Legambiente veste una casacca verde, anche noi. L’Autorità invece non veste nessuna casacca. Ma allora perché ad ogni aggiornamento tariffario si ha la sgradevole sensazione di uno stile comunicativo meno… “clinico”? Esempio: del 5,8% di incremento delle bollette, l’Autorità ne attribuisce 40% (il 2,3%) alle rinnovabili. Su che base? Non è stato esplicitato alcun dettaglio, né ad oggi si dispone di una relazione tecnica alla delibera di aggiornamento tariffario. L’incremento dei costi di dispacciamento sembra contare solo per lo 0,8%: il resto cosa è?

    Chiedere un pò di trasparenza è troppo? Quanto pesa nell’incremento dei costi di bilanciamento la catastrofica sottostima della previsione fotovoltaica da parte del GSE? Si sta attribuendo alle rinnovabili un errore inspiegabile di un soggetto pubblico? Quanta produzione fotovoltaica offre il GSE sul mercato elettrico? Perché, e siamo nel 2012, nei report settimanali e mensili del GME il fotovoltaico è ancora misteriosamente affogato nella voce “Altro Termico”?

    Intorno alle rinnovabili si sparano numeri al lotto, e gli arbitri non stanno aiutando a fare ordine. Anzi.

  15. Gabriele B

    Mi stupisco di quanto tempo si perda a discutere sulla validità delle energie rinnovabili e/o del fotovoltaico rispetto alle energie tradizionali.
    Leggo molto sarcasmo, preconcetti e superficialità.
    Per quanto riguarda gli incentivi al FV direi che in Germania (paese notoriamente MENO dotato di noi) con gli incentivi hanno creato un settore industriale vero e proprio e sono diventati leader a livello mondiale. Eppure noi italiani abbiamo inventato e brevettato per primi i moduli e siamo stati tra i precursori; ma questo in un periodo della nostra storia dove l’Italia era leader in tanti settori.
    Gli incentivi o aiuti sono necessari in qualsiasi caso per poter sviluppare un settore industriale, per creare una domanda. Ma se pensate che nel 2004 1kwh costava 15.000 euro e che ora, dopo solo 8 anni, siamo arrivati a circa 3.000 euro a kwh installato per il residenziale, credo si capisca bene quale sia stata la funzione degli incentivi NONOSTANTE l’incertezza normativa ed i continui cambi che hanno impedito lo sviluppo, non degli assemblatori ma dei produttori italiani.
    Sulla validità del FV segnalo i documenti dell’ENEA da cui risulta chiaramente che con 800km quadrati di tetti ben orientati, l’Italia produrrebbe ben il 40% del suo fabbisogno elettrico. Quindi senza consumare terreni agricoli o quant’altro.
    Questo e’ fattibile subito e non tra 20 anni.
    Tralascio il meccanismo degli incentivi e tutto quello che e’ collegato al discorso. Più importante e’ riflettere sulle potenzialità attuali come già detto, sul fatto che contestualmente si potrebbe rinnovare la rete elettrica nazionale che, come quella idrica, perde circa il 30% che potrebbe essere recuperato con investimenti ad hoc di Terna. Senza sottovalutare il fatto che attualmente tutti gli edifici già esistenti possono diventare produttori di energia da immettere in rete, quindi si può già adesso liberare risorse a favore dei grandi consumatori industriali e con uno sviluppo NON RALLENTATO l’Italia potrebbe diventare anche esportatrice di energia anziché importatrice. Pensate che se tutti i capannoni industriali del nord Italia fossero solarizzati avremmo energia disponibile per tutto il nord, appunto.
    Anche la questione della Smart grid e dell’immagazzinamento dell’energia prodotta e’ molto più vicina di quanto si pensi.
    Per finire ricordo che l’unico settore in controtendenza in questi ultimi due anni, dal punto di vista occupazionale, e’ stato proprio quello delle energie rinnovabili e soprattutto del FV. nonostante i governi e nonostante la forte opposizione dei gruppi industriali tipo Enel che da oligopolisti non gradiscono la diffusione di questi sistemi.
    Siamo in un momento storico simile all’arrivo di internet negli anni passati. Allora da soli fruitori di informazioni siamo tutti diventati anche produttori, e con l’energia elettrica e’ lo stesso, possiamo essere contemporaneamente utilizzatori e produttori di energia. Aiutando il nostro paese a ritrovare valore e forza per affrontare questa crisi che non ha nulla di simile con quelle del passato.

  16. giuseppe

    @massimo
    Questo lo sapevo. Ma la rete chi la gestisce? Gli altri raccolgono solo le briciole, e comunque si adattano al mercato. Questi canoni così alti si pagano solo in Italia. Altrove paghi sostanzialmente quello che consumi.

  17. Alberto

    Mi pare che si dimentichi il fondamentale punto, che riguarda il diagramma di richiesta dell’ energia, sia giornaliero che stagionale, sulle 24 ore e sui 365 giorni; il confronto è ancora disarmante e francamente è stupefacente, vedere come si continui a parlare solo di energia senza preoccuparsi di come questa venga prodotta, se come si vede a fronte dei 10.270 GWh prodotti da solare, abbiamo una potenza di 12.750 MW, quindi circa 841 ore annue, e cioè 2,3 ore medie al giorno. Riguardo poi il discorso che coprendo 840 KMq con pannelli fotovoltaici piani, si produrrebbe il 40% di energia, dico che il primo dei problemi ma solo uno dei tanti, è quello di come stoccare il surplus di energia che deve essere prodotto in quelle ore, diciamo massimo 5 al giorno, considerato a potenza di picco.
    Vorrei capire da Artizzu come lui abbia già saputo che verranno prodotti 50TWh elettrici da rinnovabili non idro nel 2012, a me ne risultano poco più di 36 nel 2011.

  18. Rinaldo Sorgenti

    Grazie Carlo per l’utile approfondimento che aiuta, ancora una volta, a dimostrare la speculazione abituale di questi “ambientalisti” che cercano in tutti i modi di confondere le idee ai consumatori, nel tentativo di illuderli che l’energia dal Sole non costa nulla.

    Purtroppo, questa disinformazione provoca una massiccia confusione nell’opinione pubblica che è indotta erroneamente a pensare che un Paese avanzato come l’Italia potrebbe fare a meno delle fonti tradizionali fossili per la produzione elettrica nazionale.
    Nulla di più falsato e pericoloso, perchè sono solo le fonti tradizionali (fossili e nucleare + idro) che possono garantire la disponibilità di elettricità quando serve e nella quantità necessaria a far funzionare il Paese e le sue molteplici ed indispensabili attività produttive.
    Inoltre, quanto più avremo impianti non programmabili ed intermittenti (come appunto il Solare e l’Eolico) inseriti nel sistema, tanto più avremo bisogno di potenza tradizionale tenuta accesa di riserva e immediatamente pronta ad intervenire per ogni variazione di disponibilità nella generazione Rinnovabile, pena il “black-out” dell’intero sistema Paese.

    Una logica e seria politica energetica dovrebbe quindi prevedere di avere moderni impianti alimentati a Fonti Fossili per garantire la generazione elettrica di BASE, abbondante ed a prezzi ragionevolmente bassi (per sostenere anche la competitività del ns. sistema produttivo ed occupazionale) e risparmiare così le enormi risorse economiche richieste per finanziare le Rinnovabili (Solare ed Eolico), invece di far gravare questo pesante costo sulle Bollette dei Consumatori ignari della situazione.

    Occorre quindi che l’informazione e la divulgazione su questi temi sia sviluppata e gestita in maniera corretta e razionale, per evitare che tali imbonitori producano non solo il danno ma anche la beffa!

  19. Mauro Banchero

    @Gabriele B
    Ho preso atto con soddisfazione che in Germania sono fallite decine di aziende “verdi” tra cui Solon, Solar Millenium, Solarhybrid e Q-Cells (quotata in Borsa) : dopo aver creato impiego (con il sostegno di incentivi ora finalmente tagliati del 40%) la green economy tedesca ha ora messo sulla strada migliaia di persone.
    In America ha chiuso la famosa Solyndra nonostante i 535 milioni di $ ricevuti dal governo.
    Sì, perchè il fotovoltaico è del tutto inutile (come le orribili pale ovviamente): il picco di massima richiesta di energia arriva infatti nelle prime ore della sera: per soddisfare quel picco DEVONO esserci gli impianti convenzionali (gas, carbone, nucleare, idroelettrico): di sera non c’è sole.
    Poichè devono esserci per il picco gli stessi sono ampiamente in grado di soddisfare le richieste non di picco.
    Noi in Italia abbiamo buttato dal 2007 per decisione di Pecoraro Scanio e del governo Prodi 70 (settanta) miliardi per impianti fotovoltaici inutili. Per onorare la fabbrica degli incentivi del protocollo di Kyoto certo: ma visto che il riscaldamento globale di origine antropica è una bufala (in inglese hoax), perchè continuare a sprecare 10,4 miliardi di euri l’anno?

  20. Uno dei problemi principali in Italia è il monopolio del gas naturale.
    Se al di là della frontiera costa 100, una volta passata la frontiera
    il monopolista nazionale raddoppia i prezzi, portandolo a 200.

    Dico questo, perché grazie a impianti di cogenerazione (gas+elettricità)
    in inverno potremo avere l’elettricità del tutto gratis, compresa nei
    costi di riscaldamento, perché bruciare il gas in una caldaia soltanto
    per riscaldarsi è davvero una cosa stupida.

    Una volta costruito l’impianto di cogenerazione, possiamo pensare
    a prendere il gas metano anche dalle fogne e dalle fosse biologiche.
    E poi se siamo ancora più intelligenti prendiamo anche il calore
    delle fogne (in media a 36°) e con una pompa di calore riscaldiamo
    la casa, soprattutto nella media stagione.

    Gli impianti fotovoltaici attuali sono primitivi, e soprattutto è una
    grossa aberrazione riempire i campi arabili da pannelli FV.
    La soluzione forse è la cella solare VIRTUS, ad inseguimento solare,
    che ingloba i pannelli in un tubo di vetro speciale sottovuoto,
    refrigerati da un tubo pieno d’acqua che serve anche a riscaldare
    l’ambiente interno della casa (d’estate si può utilizzare per
    riscaldare il terreno e poi si ricupererà il calore in inverno con
    un cesto geotermico che fornisce un COP 4 sull’energia immessa).

    Il fotovoltaico che dobbiamo guardare è quello che ci sarà tra 5 anni…
    con pannelli solari a riverberazione al 25% di efficienza che costeranno
    1/4 di quelli attuali… forniranno la potenza picco di mezzogiorno-estiva.

    Il picco pomeridiano delle 19 in Italia è una aberrazione prodotta dalla
    tariffa bi-oraria.

    In quanto al nucleare… forse si potevano costruire delle centrali
    nucleari pebble-bed (sfere di grafite refrigerate con gas elio…
    che non danno esplosioni di idrogeno né cattura neutronica)…
    ma la lobby del nucleare non sa costruire né gli scambiatori
    né i generatori di vapore necessari.

    In quanto ai nuclearisti-fissionisti mi vergognerei per il rendimento
    inferiore al 30% nei loro reattori… esistono già degli studi
    per costruire pannelli fotovoltaici con un rendimento del 40%
    (sommano due fotoni gialli per ottenere uno rosso)…

    Insomma, dove sono finiti i generatori magneto-idrodinamici,
    oppure quelli che trasformano i gamma in elettroni, e la
    fusione nucleare nel POLYWELL… ne avete mai sentito parlare?

    Giancarlo Rossi

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