3
Apr
2012

Un corso di formazione non si nega a nessuno

Ennesima trovata dell’Ufficio Complicazione Affari Semplici, impersonificato per l’occasione dalla Conferenza Stato-Regioni:

Il presente accordo costituisce attuazione dell’articolo 73, comma 5 del D.Lgs. n. 81/2008, ove si demanda alla Conferenza Stato, Regioni e Province autonome l’individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, ivi compresi i soggetti di cui all’articolo 21, comma 1 del D.Lgs. n. 81/2008, e delle modalità per il riconoscimento di tale abilitazione nonché la individuazione dei soggetti formatori, della durata, degli indirizzi e dei requisiti minimi di validità della formazione.

La partecipazione ai suddetti corsi, secondo quanto disposto dall’articolo 37 del D.Lgs. n. 81/2008, deve avvenire in orario di lavoro e non può comportare oneri economici per i lavoratori.

La formazione di seguito prevista, essendo formazione specifica, non è sostitutiva della formazione obbligatoria spettante comunque a tutti i lavoratori e realizzata ai sensi dall’articolo 37 del D.Lgs. n. 81/2008.

La durata ed i contenuti della formazione sono da considerarsi minimi.

In poche parole, patenti, patentini e corsi di formazione per tutti (a carico delle imprese, of course), anche per guidare un trattore agricolo per cui finora è sufficiente la patente automobilistica, e aggiornamento obbligatorio ogni tot anni (che invece per guidare un automobile non è necessario). Particolarmente significativo l’elenco dei “soggetti formatori” (e riscossori): regioni, province autonome, Ministero del Lavoro, INAIL, sindacati e ordini professionali, nonché tutta quella pletora di società specializzate nella formazione in materia di sicurezza sul lavoro, alle quali era evidentemente necessario fornire nuova linfa a cui attingere, e che infatti oggi cominciano già a festeggiare.

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6 Responses

  1. Roberti

    A proposito di “pletora di società specializzate nella formazione”, sarebbe ora che qualcuno indagasse a fondo sui metodi di selezione delle stesse.

  2. Pietro

    I corsi di formazione sono una cosa meravigliosa. Permettono di impiegare persone inimpiegabili in qualsiasi altra mansione. Possono essere usati o come diplomifici per far cassa o come barriere per impedire la concorrenza per determinate mansioni. Ancora meglio per essere “validi” basta il timbro della regione. Tanto potere in cambio di uno sforzo economico minimo. Cosa si puo’ volere di piu’?

  3. Francesco

    Mi dicono che in Germania la formazione sia uno strumento valido, ora dato che ho visto per esperienza che da noi sono effettivamente un modo per estorcere soldi alle imprese mi chiedo se sia sbagliata la premessa riguardo la Germania o se siano invece validi certi triti luoghi comuni?

  4. decreto del 2008? dal 2008 l’unico corso di formazione che ho avuto (lavoratore dipendente) ho preso ferie e me lo sono pagato io!

  5. massimiliano

    si, va bene è l’ennesima burocrazia di cui lamentarsi poi…..
    immagino eh, perchè non ho tempo (come altre volte) di approfondire, si tratta dell’applicazione dell’ennesima direttiva UE (che ormai i cosiddetti li ha gonfiati ben bene).
    Poi, sempre immaginando sia chiaro, gratta gratta si scopre che dietro ci sono fondi UE stanziati ma fermi e che vanno spesi al più presto.
    Poi certo, ovviamente ci sarà ‘l’equa ripartizione’ tra i vari enti di formazione tramite convenzioni con gli enti erogatori e gli enti formatori dei sindacati e delle Associazioni di categoria dei datori di lavoro, le varie Conf dell’industria, del commercio, dell’artigianato ecc. (a loro non piace essere chiamati sindacati, Conf qualcosa suona più prestigioso) così il corso si fa nessuno ci rimette, tutti sono contenti e possono dire che si investe in formazione.
    Ciò che conta è che l’obbligo burocratico della UE sia assolto senza spese

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