Nessun tram è gratis

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Il Comune di Torino dichiara di voler offrire gratuitamente il trasporto su bus e tram nell’area Ztl. L’aumento della benzina e il caro sosta hanno già fatto aumentare il numero di passeggeri nonostante il rincaro delle tariffe, ma con tale provvedimento si cerca di incentivare ulteriormente la domanda.

Buone notizie, quindi, per gli utenti del servizio pubblico locale? Per alcuni – quelli che viaggiano nella zona a traffico limitato – certamente sì, ma non per gli altri, né per i contribuenti torinesi. Come ricordava Milton Friedman, “nessun pasto è gratis”. Lo stesso vale anche per bus e tram: quello che non si paga con i biglietti all’interno della Ztl, sarà finanziato tramite le imposte comunali o il gettito (magari l’incremento) dei biglietti nelle aree escluse. In questi casi, non finanzierà il servizio chi lo utilizza, ma rispettivamente la collettività e gli utenti che non hanno la fortuna di viaggiare, vivere, lavorare e muoversi nella zona franca. In alternativa l’azienda – nello specifico Gtt – che non fornisce il servizio solo a Torino, potrebbe usare gli introiti ottenuti in altre città per coprire le perdite subite nel capoluogo regionale. Oppure potrebbe decidere di ricorrere, ad esempio, all’incremento del costo dei parcheggi a pagamento.

Gtt è oggi un’azienda pubblica che vanta un bilancio in attivo, ma sarà sottoposta ai pesanti tagli decisi dalla Regione e al forte aumento della benzina. Aggiungere l’obbligo di non far pagare il biglietto in centro potrebbe costarle caro.

Quello che insomma viene spacciato per un possibile servizio gratuito, non lo è per nulla. Semplicemente non si fa pagare chi usufruisce direttamente di tram e bus, ma la collettività. Eppure questa opportunità è stata presa in considerazione proprio in vista dell’aumento della domanda, che vede i mezzi sempre più affollati: piuttosto che raccontare di regalare il servizio, dovrebbero invece aumentare i mezzi in circolazione. Se poi i veicoli continueranno ad essere sempre più affollati, ossia risponderanno a una reale esigenza degli utenti, allora sarà possibile ridurre le tariffe in tale zona, continuando però a far contribuire solo chi effettivamente ne fa uso. In caso contrario si rischia che, non dovendo pagare, molta gente che non ne avrebbe usufruito deciderà di farlo comunque (a volte è più conveniente fare poche fermate a piedi che salire sul bus), contribuendo all’affollamento dei mezzi e, quindi, al peggioramento del servizio, disincentivandone l’utilizzo. O, in alternativa, potrebbe rendere necessaria la circolazione di veicoli aggiuntivi, senza che sia possibile coprire le spese, se non alzando le tariffe sulle altre tratte. La zona gratuita sarà poi automaticamente ed inevitabilmente ampliata dai free-riders: quanti devono fare solo una o due fermate prima di entrare nella Ztl, cercheranno di evitare di pagare.

Torino non è certo l’unica città ad aver pensato a un simile provvedimento. Anche a Tallinn, capitale dell’Estonia, vogliono offrire il servizio gratuitamente, ma sono più onesti nel dichiarare le loro intenzioni: sanno infatti che in qualche modo dovranno trovare i 20 milioni di euro necessari a finanziare il progetto. C’è poi l’esempio di Bologna, la prima città italiana ad aver implementato tale programma, che però fu costretta a rinunciarvi dopo tre anni, dato che i ricavi non coprivano le spese e Atc si trovò in perdita. Gli esperimenti in alcune città americane, inoltre, mostrano che autobus e treni sono usati in modo crescente dai senzatetto e non funziona neppure come incentivo ad utilizzare meno l’auto. A tal proposito, non dimentichiamo che in Italia metro e treni viaggiano vuoti per quattro quinti e la domanda ha mostrato un trend in calo del 30% negli ultimi vent’anni nonostante le basse tariffe (che sono insufficienti a coprire i costi).

Se l’intento è invece quello di ridurre la congestione in centro e diminuire l’inquinamento, allora la strada è quella di incentivare l’uso dei mezzi pubblici assicurandone una migliore offerta, che passa attraverso le gare per l’assegnazione del servizio in modo da favorire l’ingresso di nuovi operatori ed eventualmente tramite l’introduzione di schemi di road pricing.

Al di là dei legittimi dubbi sulla possibilità di raggiungere tali obiettivi con un simile provvedimento, non ci si deve illudere che si possa davvero usufruire di tram e bus gratuitamente, né tanto meno che questa sia una strada percorribile per offrire una prestazione migliore, che rappresenta il vero stimolo per un aumento della domanda.

 

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