23
Mar
2012

Le idee di Von Hayek non volano in Italia

Un settore che non ha seguito nessuna delle indicazioni di Von Hayek è certamente quello aeroportuale. Certo, vent’anni fa, quando il grande economista e filosofo venne meno il settore era molto differente, ma forse troppo poco è cambiato.

L’idea di dirigismo, combattuta da Von Hayek è sempre presente in Italia, tanto che costantemente torna alla ribalta dei diversi Governi. Anche il Governo tecnico di Mario Monti non si è tirato indietro nel proporre un piano nazionale per gli aeroporti.

Il mercato sembra proprio essere una brutta parola per i politici che vorrebbero governare questo settore.

Vent’anni fa tutto era differente almeno per quanto riguarda il settore dei vettori aerei ed è indubbio che vi siano stati dei passi in avanti in Europa e in Italia. Ad inizio anni novanta le compagnie aeree erano ancora vincolate nella decisione di scegliere tariffe, rotte e frequenze, ma dal 1997 tutte queste regolamentazioni sono venute meno. Per fortuna si potrebbe aggiungere. Da quel momento le forze del mercato hanno cominciato ad agire e nel corso di dieci anni il traffico è raddoppiato.

Non solo. Passando da un sistema di tariffe (regolamentate) ad uno di prezzi (di mercato), le compagnie aeree hanno cominciato a fare sconti e il prezzo medio del biglietto è sceso nonostante un aumento quasi costante del prezzo del petrolio. Il risultato della concorrenza è che i viaggiatori hanno più possibilità di scelta.

Se il passeggero vuole un servizio semplice e senza fronzoli può scegliere le low cost, se invece le sue necessità sono differenti (ad esempio vuole un biglietto flessibile) continua a scegliere le compagnie tradizionali.

E nel settore aeroportuale? Si potrebbe ben dire che la pianificazione è molto presente. Solo cinque anni fa, l’ex Ministro comunista ai trasporti Alessandro Bianchi aveva in mente di fare un grande piano degli aeroporti.

È la politica che decide come sviluppare gli aeroporti. Secondo quali esigenze e criteri? Un esempio che esemplifica bene questa visione distorta è relativo all’aeroporto di Bergamo Orio al Serio. Solo dieci anni prima di questa idea di piano, poi venuta meno a causa della caduta del Governo Prodi, lo scalo bergamasco vedeva un traffico risibile. Se il piano fosse stato attuato, la politica avrebbe deciso di includerlo nella categoria aeroporti secondari (con divieto di effettuare i voli internazionali).

Cosa era successo nel frattempo? Le compagnie low cost stavano cominciando a svilupparsi e proprio a Orio, il primo vettore low cost europeo, Ryanair, decise di mettere la propria base. Con un piano aeroportuale questo non sarebbe potuto accadere, tanto che nessun politico aveva previsto questo cambio epocale.

A distanza di pochi anni, Bergamo è il quarto scalo italiano per numero di passeggeri ed ha sviluppato l’economia della zona.

La pianificazione parte dal presupposto che tutto è prevedibile. Il mercato lascia invece ai passeggeri e alle compagnie aeree la possibilità di scegliere.

Purtroppo l’idea della pianificazione è ancora molto presente, dato che il piano degli aeroporti è stato presente anche nelle idee del Governo Berlusconi e non sembra decadere neanche in quello Monti.

Vent’anni sono passati dalla morte di Von Hayek, ma i nostri politici sono rimasti ancora alla pianificazione.

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22 Responses

  1. Guglielmo De Sanctis

    Certo che ormai sfiorate il ridicolo. Dopo i disastri che stiamo pagando noi cittadini causati dal credo liberista (che EVIDENTEMENTE NON FUNZIONA se non per lo 0,01% della popolazione) ancora lì a menarla con ste tesi deliranti. O siete in malafede o siete stupidi.

  2. P. Tisbo

    Sig. De Sanctis, qui si portano fatti e numeri, se ha dei documenti per giustificare il suo 0.01% li porti. I documenti portati in questo blog e sul sito dell’IBL mostrano l’esatto contrario, se è capace di smentirli lo faccia.

  3. Guglielmo De Sanctis

    Ma per piacere!! Potrei citarle infiniti dati e infiniti documenti sui disastri dell’ideologia neo liberista. Ma penso le basti guardarsi in giro per capilo da solo, così come può facilemnte capire che tutti i costi li stanno pagando cittadini comuni e lavoratori di tutto il mondo. Alzi lo sguardo dai libri e guardi il mondo. E si faccia un gior anche su altri siti.

  4. Guglielmo De Sanctis

    L’articolo ha un grave errore di impostazione scambia inefficienze nude e crude con l’effetto di una presunta ideologia. Ergo se fossimo più liberisti staremmo tutti meglio. Ma in quale film? In quale paese questo è accaduto? Negli USA? Dove l’avvio di politche neo liberisti ha massacrato la classe media? In GB? Dove è accaduto lo stesso e in più gran parte delle privatizzazioni si è tradotta in peggiroi servizi e tariffe più alte (su questo valanghe di studi e dati) ? In Italia? DOve l’avvio di significative privatizzazioni ha aperto la strada al decennio con la più bassa crescita dal dopoguerra? Ma fatemi il piacere…e fatevelo anche a voi.

  5. GIACOMO

    caro guglielmo, in quale paese le economie socialiste e stataliste hanno funzionato?!!!sono d’accordo che il liberismo sfrenato o truffaldino abbia permesso a tutti di vivere oltre le proprie possibilita….e che ora si imponga un drastico ridimensionamento ,ma, la terza via che ci guidera’ oltre questa fase non e’ da ricecare in sperimentazioni che a suo tempo hanno portato mezzo mondo al degrado sociale,economico, e anche ambientale.

  6. Marco O.

    Certo, la bassa crescita italiana è colpa di quelle 2 o 3 privatizzazioni fatte, non di uno Stato che divora il 70% delle risorse dei cittadini.

    Direi che è la barzelletta del secolo.

  7. Guglielmo De Sanctis

    La barzelletta è quella che vi raccontate voi ogni giorno da 20 anni. Basta solo aprire gli occhi. Se uno stato funziona male come quello Italiano non significa che il problema sia lo stato. Avete mai sentito parlare di Francia, Germania o Svezia?

  8. Guglielmo De Sanctis

    E comuqnue ora ne divoreranno ancora di più. E sai perché? Per salvare banche e company dai disastri in cui si sono cacciate seguento i vs deliri neo liberisti.

  9. Guglielmo De Sanctis

    Per la cronaca e la completezza non è che prima delle privatizzazioni la pressione fiscale fosse significativamente differente.

  10. P. Tisbo

    Potrebbe? Se potrebbe lo faccia, altrimenti dimostra solo di essere un emerito imbecille.

  11. Luciano

    Sig. De Santis, credo che Lei confonda provvedimenti di uno stato liberale con il governo socialista dell’ultimo decennio, che si è contraddistinto per aver perseguito tutti i principi dello stato totalitario. Al di la’ delle sciocchezze che vengono ripetute giornalmente da “trombettieri” a libro paga presenti sui mass media i fatti ci hanno presentato ministri “orgogliosi” di essere fascisti, ministri economici che volevano controllare il credito bancario tramite le prefetture nessuna liberalizzazione anzi avanzare dei monopoli, tutto il contrario di qualcosa che possa definirsi liberale. Imputare quindi al liberalismo la situazione di default in cui lo Stato italiano si è di fatto “cacciato”, mi sembra un po’ una visione distorta e superficiale dei fatti.
    Ovviamente, mi è capitato che molti simpatizzanti della scuola Austriaca (compreso credo qualcuno che partecipa a questo dibattito) sostenevano e votavano il governo Berlusconi, dimostrando di essere vittima, a mio avviso, della confusione creata volutamente nel Paese.

  12. Guglielmo De Sanctis

    Imputo al neo liberismo la crisi globale. Non i problemi italiani che originano in comportamenti distorti a prescindere dall’ideologia.

  13. Vincenzo

    @Guglielmo De Sanctis
    Non essendo economista non so se userò i termini correttamente.
    Un’economia liberista, capitalistica, si basa sul risparmio ed investe risorse reali. E ciò è proprio nell’etimologia del termine “capitalismo”.
    L’economia attuale non è capitalistica, è basata sul debito, non sul risparmio.
    I padroni delle ferriere dell’800, quelli per intederci che si meritarono gli strali di Marx, magari schiavizzavano i loro operai, magari se ne fregavano se si ammalavano, ma la ferriera non se la erano fatta a debito. Al limite un qualche loro antenato era andato a depredare in giro per il mondo spada in mano, ma almeno aveva rischiato la pellaccia. Ma non aveva preso in prestito un soldo. Anzi, avere debiti era il modo per essere escluso dal circuito degli affari.
    Oggi si mette su l’azienda a debito, la si depreda e poi si scappa con il malloppo, avendo cura che il conto lo paghi qualcun altro.
    Se vuole chiamare questo neo-liberismo faccia pure, le definizioni non contano. Quello che è certo è che non è capitalismo liberale.

  14. Luciano Pontiroli

    @Guglielmo De Sanctis
    Io non l’ho insultata (qualcun altro sì). In ogni caso, non mi sembra che Lei abbia detto cose molto interessanti, limitandosi ad agitare luoghi comuni sul neo-liberismo, male assoluto.
    Torni quando avrà studiato.

  15. Guglielmo De Sanctis

    @Luciano Pontiroli
    Certo quando una cosa è evidente è un luogo comune. Sappia che a volte le risposte sono molto semplici e che studio di sicuro molto più di lei. Coridalità.

  16. Roberto

    Il capitalismo si è evoluto e fare debiti ha rappresentato la via per crescere e sostenere la mobilità economica e sociale (laddove ciò è stato possibile, grazie a Dio). E’ stato un male? No. Il vero male è stato non capire che la libertà di mercato esige controlli sulle procedure e accreditamento, per così dire, sostanziale degli operatori e non formalismi burocratico-economici (che non sono serviti alla faccia pure delle agenzie di rating). Nel merito, se ci fosse stata più libertà di accesso al mercato non ci sarebbero state le privatizzazioni italiane o le bancarotte americane, quanto meno perchè il rischio sarebbe stato spalmato tra molti più operatori. La verità è che abbiamo avuto il ‘liberismo’ ad uso e consumo di gente che sul mercato non doveva starci neppure per fare i passacarte. Il liberalismo (e senza soluzione di continuità), il liberismo è questione per gente seria che guarda alla ricchezza per quello che è e non alla vita per quello che non è.

  17. ALESSIO DI MICHELE

    Egr. sig. De Sanctis,
    ovviamente nessuno le nega il diritto ad essere avversario del liberismo; persone molto più importanti di noi lo hanno fatto a man salva e nessuno nemmeno lo rileva sui libri di storia. Semplicemente però deve indirizzare meglio i suoi strali: lei può, giustamente, ad es., essere contrario al salvataggio di AIG ed anche essere contrario al liberismo, ma non può essere contrario al primo come conseguenza dell’ avversione al secondo, e questo perchè (ho citato un esempio tra 10.000 possibili) il galleggiante lanciato al gruppo assicurativo è stato l’ esatta negazione di ogni fondamento liberistico. Come però sono stati negazione di ogni liberismo i lustri di easy money della FED che hanno aperto la strada e provocato i disastri finanziarii americani; anche lo statalismo europeo ha prima provocato il caos finanziario ad es. con la previdenza obbligatoria folle e poi, per riparare al conseguente crollo dei debiti sovrani, ha curato tutto col credit crunch. Come vede una situazione in cui si cercasse di curare l’ occasionale ipoglicemia del diabetico con una robusta scopacciata di zucchero. Diabete ed ipoglicemia causati da uno stato debordante, che poi cura con lo zucchero rubato nelle dispense dei cittadini. Puo’ piacere ? Liberissimi di farselo piacere, ma chiamarlo liberismo vuol dire avere ancora più in odio la logica.

    Cordiali saluti

  18. Alessandro Cappelli

    L’articolo è debole nella parte in cui non spiega quello che è accaduto da 20 anni a questa parte, il proliferare di aeroporti voluti da politici locali per questioni di prestigio e come superare questa “pianificazione” clientelare senza fare un piano nazionale che tende senz’altro ad impedire la suddetta inefficiente e costosa proliferazione. Non che non sia d’accordo con la critica al piano del governo ma vorrei capire (io ma non solo, suppongo) anche come propone l’autore di superare lo stato attuale di cose.

  19. Alessandro Cappelli

    @Alessandro Cappelli
    Mi devo correggere, non ho fatto caso alla data dell’articolo che risale a marzo. Siccome oggi è stato reso pubblico il piano degli aeroporti del governo e ho seguito un link su twitter ho pensato che l’articolo si riferisse al piano. Me ne scuso.

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