1
Mar
2012

Professional day, vittoria della conservazione

Si tiene oggi il professional day, la giornata di mobilitazione di tutte le professioni tecniche e che, un tempo, si sarebbero dette “liberali”. E’ stata convocata quando il decreto legge governativo sulle liberalizzazioni si annunciava come un morso profondo contro le troppe esclusive e privative di cui ancora godono, le tante norme  che ostacolano l’ingresso di nuovi concorrenti e iper tutelano categorie di atti e fasce di servizio e prodotto che esse sole possono offrire. Ma la giornata odierna avrà un senso molto diverso, rispetto alla protesta iniziale di quando è stata convocata. Sarà la giornata della vittoria. Perché in parlamento le forze politiche che sostengono il governo hanno innestato la retromarcia rispetto a norme che già di fatto erano assai più modeste di quelle attese. In buona sostanza, sono state accolte il più delle richieste avanzate da avvocati, ingegneri, architetti e via proseguendo. Di conseguenza, come su moltissimi altri capitoli di un decreto troppo enfaticamente battezzato cresci-Italia, le buone intenzioni si sono perse per strada. E resta praticamente solo la riuscitissima operazione mediatica, sulla scena italiana e sui quella europea mondiale, che comunque all’immagine dell’Italia male non fa. Ma rende assolutamente lunari le stime di crescita aggiuntiva di un punto di Pil ogni anno per dieci anni, che campeggiavano nella prima pagina della relazione di accompagnamento del decreto.
E’ caduto l’obbligo di preventivo al cliente. La norma che prevedeva l’abolizione delle tariffe minime viene aggirata dal fatto – vedi decisione del Tribunale di Roma, proprio ieri – di tenerle comunque saldamente in esistenza per il contenzioso e le decisioni giudiziali. Persino la norma  che prevedeva il tirocinio pagato con incentivi di Stato mentre si frequenta ancora ancora l’Università perde l’obbligo retributivo della versione originale. E di conseguenza  moltissimi giovani continueranno a svolgere pratica di studio pagati meno delle segretarie, e senza alcuna certezza per anni di poter un giorno diventare associati. La possibilità di studi professionali con ingresso di società di capitali è stata fortemente ristretta, in nome del no ai grandi studi iperspecializzati, innervati in forme giuridiche e dotazioni patrimoniali  più coerenti all’odierno mercato.
Criticare, come qui si sta facendo, espone a controcritiche durissime da parte di chi esercita la rappresentanza di ordini e professioni. Lo so bene da anni. E da liberista impenitente ho imparato a distinguere la qualità e l’apertura di chi esercita la rappresentanza. Perché c’è chi negli anni si ha molto più aperto a queste innovazioni, come i commercialisti, e chi invece nel mondo forense continua a ripetere che non c’è barriera alla concorrenza per il solo fatto di avere un esercito di 250 mila avvocati: metà dei quali o quasi concentrati ad alimentare per campare l’iperlitigiosità che dell’Italia è problema, e con altre decine di migliaia in fila a svolgere il loro stesso mestiere in condizioni di sfruttamento molte volte assolutamente indegne.
Tuttavia vorrei che fosse chiaro. Le critiche alla chiusura che ancora una volta ha finito per prevalere non significa affatto disconoscere il patrimonio di impegno, dedizione e professionalità che queste figure essenziali rappresentano nella nostra Italia. Il punto è tutt’altro. Pensiamo per un secondo ai notai. Quando nell’ordinamento italiano fu loro affidato il compito di una validazione di legalità ex ante, alla stesura stessa di molti atti e nei confronti dei loro stipulanti, reciprocamente tra loro e nei confronti dello Stato, eravamo nell’Italia pre repubblicana, una nazione ancora agro-pastorale. Ora non ha più senso, tenere in vigore la stessa lista di esclusive affidata loro decenni fa: moltissimi atti di esclusiva pertinenza notarile possono essere aperti, a seconda delle diverse tipologie, alla concorrenza di avvocati, commercialisti e persino geometri e periti tecnici.
Oppure, pensiamo ai farmacisti. Anche nel loro caso, l’errore è quello di tenere come esclusiva delle farmacie l’attuale classificazione dei farmaci loro riservati. A cominciare da quelli di fascia C. Invece il governo ha deciso di tenere notai e farmacisti esattamente al riparo delle loro privative, come prima, decidendo solo di aumentare il loro numero.
Ma aumentare l’offerta di monopolisti pianificata centralmente dallo Stato non ha nulla a che vedere con una liberalizzazione. Estende solo il numero dei privilegiati.
Noi povere mosche bianche liberiste, noi dell’Istituto Bruno Leoni che da tempo elaboriamo  quel rapporto annuale sulla perdurante bassa concorrenza nei più diversi settori dell’economia italiana con il quale moltissimi media hanno illustrato nei primi giorni la necessità del decreto annunciato da Monti, continueremo a dire e ripetere che occorre tutt’altra chiarezza e coraggio, nel recuperare i tanti ritardi accumulati. Anche nel mondo delle professioni. Senza mancare di rispetto a nessuna di esse. Con la piena consapevolezza che un Paese avanzato ha bisogno delle loro preparazione. E che in molti Paesi europei le cose vanno in questa materia come in Italia e peggio che in Italia.
Ma a ispirarci non è il desiderio di un ipotetico darwinismo professionale, come vorrebbe la replica che ci viene rivolta. Al contrario, è proprio per gli ostacoli alla concorrenza oggi persistenti, che alla fine i figli degli avvocati sono avvantaggiati a fare gli avocati, e via proseguendo per ogni libera professione.
Il professional day di oggi è la rivincita del vecchio adagio italiano che non si cambia senza codecisione, e che la codecisione guarda all’indietro invece che in avanti. E’ la conferma che se il goevrno è stato troppo prudente, io partiti restano troppo porosi a interessi elettorali conservativi  (anche qui distinguendo, c’è stato chi in Parlamento ha presentato emendamenti migliorativi, dalle banche all’energia, assai meno sulle professioni). Peccato, noi avremmo preferito una politica che dicesse a tutti: “dobbiamo riservare a ciascuno e a voi tutti la stessa giusta decisione con cui abbiamo imposto a centinaia di migliaia di italiani, da un giorno all’altro, di lavorare anni in più prima della pensione che avevano a portata di mano”. Invece, niente. Una Repubblica che continua a trattare alcuni da figli e altri da deboli figliocci, assomiglia purtroppo alla fattoria degli animali di George Orwell.

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59 Responses

  1. Tiziano

    Grazie caro Giannino,
    mi pare che il ragionamento non faccia una grinza. Credo avrebbe avuto un discreto appeal ed anche se raccontato a “Porta a Porta” avrebbe garantito il supporto popolare.
    Insomma, quando avremo anche noi terroni(europei) un presidente negro(ops, diversamente bianco) salito dal basso piuttosto che figli di: attori/farmacisti/notai/avvocati /politici al posto di papà?
    Creiamo un comitato “Giannino for President”?

  2. Marco Tizzi

    La manifestazione di oggi suona come un gigantesco dito medio rivolto al resto del paese.
    I privilegi resisteranno.
    Questi privilegi saranno per sempre la nostra zavorra: se con una nostra moneta facevano schifo, con l’euro diventano insostenibili.
    Quindi, dato che nulla cambierà, è meglio che si provveda subito a stablire una strada per uscire dall’euro.

  3. ciro de vivo

    egregio giannino, temo che la sua conoscenza del notariato si fondi su diffusi luoghi comuni molto lontani dalla realtà dei fatti. a me piacerebbe vivere in un paese in cui chi parla sa ciò che dice. venga a vedere come funziona uno studio notarile, sono certo che avrà delle sorprese.

  4. alex61

    Gli ordini professionali sono una delle rovine del nostro paese.
    Spesso permettono di praticare professioni a dei perfetti incapaci ed impediscono a gente più preparata di entrare nel mercato.
    Siamo un popolo di pagliacci e raccomandati, e le generazioni più anziane ostacolano quelle piu giovani (e spesso le deridono pure), pur di mantenere previlegi acquisiti.

  5. fabio reale

    egr dott giannino, l’ascolto spesso con interesse.
    Oggi, a proposito di notai, la invito a considerare che l’ordinamento notarile di tipo latino vigente nell’Italia non vige nei paesi di diritto anglosassone essenzialmente per motivi storico militari: Napoleone perse la partita con l’Inghilterra ed alcune innovazioni illuministiche quali le leggi codificate, gli archivi immobiliari o il sistema decimale o i notai moderni non varcarono la Manica.
    Ciononostante i Notai non sono una bizzaria dell’Italia agro-pastorale (come molti credono) e ciò per il semplice fatto che lo stesso sistema vige da sempre in una trentina di altri paesi (Europa Occidentale, Turchia, Giappone ed ex Colonie Non-Britanniche);
    Ma la cosa che dovrebbe far riflettere è che negli ultimi 20 anni, dovendo scegliere fra modello anglosassone e modello latino, l’ex Blocco Sovietico e la Cina ed altri paesi in crescita dell’area asiatica (Corea del Sud, Indonesia, Vietnam, Thailandia) hanno scelto la nsa impostazione, laddove il modello anglosassone non è stato esportato neanche in Quebec o in Messico (il Cortile-Di-Casa).
    La ringrazio per l’eventuale attenzione.
    Fabio Reale

  6. Giorgio

    Gli ordini professinali e un tessuto professionale sclerotizzato sono un problema devastante per l’Italia e per molti paesi europei. L’argomento andrebbe affrontato, da tutti, con cognizione di causa e non con il qualunquismo di molti commentatori che, privi di ogni conoscienza intervengono concionando circa privilegi e casta e così facendo giustificano mistificazioni e arroccamenti su posizioni non più difendibili.

  7. Luigi

    @fabio reale. l’ex Blocco Sovietico e la Cina etc. Tutti paesi democratici. Lei ha ragione, devo proprio riflettere.

  8. Giuseppe D'Andrea

    Beh, non il regime di Common Law e tutti i suoi connessi non credo sia ‘esportabile’ così facilmente, il sistema di Civil Law è più portabile ed in un certo senso più fungibile per gli interessi ‘nazionali’, dunque non mi sorprende che Cina e Ex-Urss abbiano imboccato questa strada.

  9. Giovanni Russo

    @fabio reale
    Osservazione molto bizarra.
    Uno non deve mai essere uscito dall’Italia per credere i codici napoleonici superiori alle leggi/ordinamenti anglosassoni. Mi sembra che gli ultimi 200 anni di Storia abbiano dimostrato l’esatto opposto. Uno dei grossi veri problemi per la nostra crescita e’ proprio quel feticcio di un ordinamento basato ancora largamente sul codice civile romano-napoleonico…..una vera schifezza…

  10. Stefano Parodi

    Non confondiamo i professionisti con gli ordini che dovrebbero rappresentarli. Sono architetto e da anni mi chiedo a cosa serva il mio ordine professionale se non a incassare la mia quota annuale per pagare stipendi a persone che, nella sostanza, servono solo a gestire questi pagamenti. Servizi reali, che non siano il mero sito web informativo, ce ne sono decine anche meglio strutturati, zero. A che serve, che me ne faccio. Anche gli ordini professionali, almeno nel mio caso, sono semplicemente centri di (piccolo, piccolissimo) potere che viaggiano sulla testa dei professionisti che dovrebbero rappresentare. Sapete quali sono le percentuali di voto per l’elezione del consiglio presidente ecc dell’ordine di Milano? Se va bene il 10% degli (forzatamente) iscritti.
    Gli ordini professionali dovrebbero diventare delle libere associazioni di professionisti: chi vuole si associa, chi ritiene che non siano di aiuto alla sua professione non o fa. Punto.

  11. mr_kost

    Dottor Giannino,
    sono un professionista (ingegnere) che condivide solo in parte quanto da lei scritto. I professionisti sono delle persone che dopo aver studiato ha intrapreso un percorso lavorativo pieno di sfide professionali senza nessuna protezione sociale. Se lavorano guadagnano altrimenti fanno la fame. Questo fa della professione un lavoro pieno di stimoli ma anche di problemi. Arriviamo un attimo alla sua tesi di scarsa concorrenza.
    Tutti gli albi hanno un esame di accesso, alcuni sono selettivi altri no. Nel caso degli Ingegneri non è selettivo.
    E’ vero ci sono delle barriere che sarebbe il caso di eliminare ma questo non significherà che il prezzo della prestazione si abbasserà per la più alta presenza di professionisti dato che le parcelle non sono così esose di quanto si vuol far credere. Prendo il caso del Notaio, il professionista più inviso ai cittadini (anche a me fino a qualche tempo fa). Il 90% delle persone incontra un notaio solo quando fa un atto di compravendita. In quel caso paga una parcella (per case normali) di qualche migliaio di euro (1600-3700€) e poi una serie di tasse che vanno allo stato (il 3% del valore dell’immobile che il notaio versa direttamente al fisco ed altre). Se confrontiamo questo valore con quanto viene dato all’agenzia immobiliare vediamo che il Notaio è sottopagato. L’agenzia prende il 3% del valore dell’immobile che nel caso più alto vale circa 14000€, solo per aprire la porta e far vedere ad un po’ di persone la luminosità dell’immobile, la bellezza delle rifiniture o la presenza della vasca idromassaggio.
    Ci lamentiamo dei 4000€ dati al notaio ma non battiamo ciglio quando ne diamo 14000€ ad un ragazzo di tecnocasa (o altra agenzia immobiliare).

  12. Marco Tizzi

    @mr_kost
    Non torna il suo discorso.
    Il ragazzo di tecnocasa posso anche non pagarlo: basta che mi cerchi un privato che vende casa direttamente. Posso scegliere, sono libero.
    Il notaio DEVO pagarlo per legge: il risultato è che la MEDIA dei redditi dei notai è sui 300 000 euro l’anno. Aggiunga il nero, se non vogliamo prenderci in giro, e si renderà conto che moltissimi notai guadagnano più del CEO di Microsoft. E’ normale? Sensato? Non solo: svolge un lavoro che in una grandissima parte del mondo, forse la maggior parte non serve.

    Lei è un ingegnere iscritto all’albo. Mi spiega con calma a cosa diavolo serve? Io sono un ingegnere diplomato (3 anni vecchissimo ordinamento) e non ho fatto l’esame di stato perché per il mio mestiere, il consulente, non serve. Mi bastava qualche esame e l’esame di Stato, ma ho ritenuto fossero soldi buttati nel cesso. L’unico scopo vero era mettere un titolo su un biglietto da visita. Non so che farmene.
    E dopo tanti, TANTI anni ancora non ho trovato una persona che mi abbia dato una risposta minimamente sensata alla domanda “a cosa servono gli albi?”
    L’unico lavoro che mi sembra sensato abbia un qualche tipo di “certificazione di capacità di operare” è il medico, ma anche lì si potrebbe sicuramente semplificare tutto l’accesso e rendere l’abilitazione una parte integrante del percorso di studio.

  13. fabio reale

    @Luigi
    @Giovanni Russo
    un sistema di leggi codificato, per definizione, è più funzionale di un sistema consuetudinario,
    così come la vigenza di archivi pubblici (anagrafe, registri immobiliari, camere di commercio, etc) dà più garanzie di collezioni di dati privati,,

  14. fabio reale

    @Marco Tizzi
    lo società civile presuppone controlli e garanzie: le pretendiamo ormai su tutto.
    e quindi
    è fondamentale che chi si affida ad un medico (senza esserlo lui stesso) o ad un ingegnere (senza esserlo lui stesso) o ad un avvocato (senza esserlo lui stesso) etc abbia fondati motivi per ritenere che non si tratti di qualcuno che fa finta di esserlo.

  15. Luciano Pontiroli

    Surreale dibattito in commento ad un articolo discutibile ma argomentato in maniera razionale.
    Agli intervenuti ricordo che l’esame di Stato per l’esercizio delle professioni è prescritto dalla Costituzione: di qui la necessità di un albo che elenchi chi lo ha superato. Si potrà discutere sul modo di gestire l’albo, se affidarlo ad una burocrazia statale o regionale o alla professione stessa; finché la Costituzione non cambia, non ha senso chiedersi a che cosa servono gli albi.
    Detto ciò, faccio presente al signor Tizzi che non è neppure obbligato a servirsi del notaio, se vuole comperare un appartamento può farlo senza necessità di atto pubblico, basta una scrittura privata. Se però vuole garantire l’opponibilità del suo acquisto ai terzi, allora deve almeno chiedere ad un notaio di autenticare la scrittura e trascriverla nei registri immobiliari, perché solo atti pubblici o scritture autenticate possono essere a base di una domanda di trascrizione.

  16. Marco Tizzi

    @fabio reale
    “controlli e garanzie” li pretende lei, io no. Sarebbe ora che cominciaste a rispettare le idee altrui. E a rendervi conto che bisogna confrontarsi con il resto del mondo (tutto).

    Per quanto riguarda il medico mi sono già espresso.
    Per quanto riguarda l’ingegnere proprio non mi torna: abbiamo un diritto penale, che dovrebbe prevedere che chi firma un progetto ne è responsabile penalmente. Stia tranquillo che se rischia la gattabuia non fa finta di essere chi non è. Invece il risultato è che abbiamo un albo che secondo lei dovrebbe garantirmi: invece le scuole crollano e non c’è mai un maledetto responsabile. Dov’è la garanzia?

    Avvocato peggio che peggio: gli studi universitari non bastano per poter svolgere una professione? Allora cambiamo il sistema universitario. Ma che finisca lì: chi ha una laurea in giurisprudenza può fare l’avvocato. Il mondo deciderà se è bravo o meno: di sicuro oggi non lo decide un esame di Stato.
    E, aggiungo, sarebbe il caso che le persone possano decidere liberamente da chi farsi difendere in tribunale, incluso “me stesso” o “mio cugino Vicenzo”.

    Si rende conto che in questo paesuccio Nikola Tesla non potrebbe firmare il progetto di una centrale elettrica perché non era laureato? Me ne trova un senso?

  17. Marco Tizzi

    @Luciano Pontiroli
    La costituzione si può cambiare, sa? La nostra richiederebbe una bella rimodernata.

    “Detto ciò, faccio presente al signor Tizzi che non è neppure obbligato a servirsi del notaio, se vuole comperare un appartamento può farlo senza necessità di atto pubblico, basta una scrittura privata. Se però vuole garantire l’opponibilità del suo acquisto ai terzi, allora deve almeno chiedere ad un notaio di autenticare la scrittura e trascriverla nei registri immobiliari, perché solo atti pubblici o scritture autenticate possono essere a base di una domanda di trascrizione.”

    Razionalmente: ha senso questo processo burocratico? Qual è lo scopo finale? E’, come sempre, la storia del lasciapassare A38 di Asterix.
    Non mi prenda in giro: se tanto le scritture private non hanno, nella pratica, valore legale è inutile che mi dica che si può fare.
    Lo Stato vuole un registro immobiliare? Benissimo, mi metta a disposizione un funzionario che registra quel che vuole: è già un favore che gli dedichi un po’ del mio tempo.
    Ma finiamola lì.

  18. franco

    Concordo su tremonti a cui non affiderei una tabaccheria.
    Saro’ breve ma mi deve togliere una curiosita’ sul suo euroscetticismo che traspare tutte le mattine su 24.
    I concorrenti saranno cina(1mld) india (1mld) brasile conosur (0.3) nafta (0,6) e un europa unita da o,5mld di abitanti inclusa unione sovietica,solo cosi’ ce la faremo!.I politici,i burocrati,i mafiosi,la camorra,i corrotti nel nostro paese vinceranno sempre:se saremo governati in parte anche da tedeschi forse avranno vita dura e miglioreremo.Tra la germania e i nostri partiti non ho dubbi.
    Scusi la semplificazione.franco

  19. fabio reale

    @Marco Tizzi
    francamente, non le auguro di finire in mano ad un falso medico,
    né di comprare la casa al bar,
    però le chiarirebbe le idee.

  20. Ricardo

    @ Mr_kost
    @ Marco Tizzi

    La questione non è se il notaio guadagna poco o tanto, chi dovrebbe stabilirlo? E non è in ogni caso quello il problema: io non ho assolutamente nulla in contrario se un notaio guadagna tanto.

    Il problema è che ciò che il notaio guadagna è stabilito dallo Stato con il numero chiuso e tariffe minime – che impediscono l’accesso alla professione, limitano la concorrenza e impongono costi su cittadini e imprese.
    Si aboliscano quelli, poi quello che il notaio guadagnerà andrà bene.

    Per quanto riguarda le altre professioni: con diversi gradi, hanno tutte qualche forma di protezione – il numero chiuso per fortuna non c’è per molti, ma ci sono le tariffe minime (che ora Monti ha abolito ma non del tutto…), il divieto di pubblicità, e varie altre minori.

    Marco: personalmente sarei d’accordo con te con l’approccio radicale di abolire ordini e esami di Stato e tagliare la testa al toro – tuttavia non è davvero necessario abolirli, basta impedirgli di mettere in campo azioni e regolamenti atti a limitare la concorrenza.
    L’esame di Stato, poi, non è davvero una barriera all’entrata, può anche rimanere (purchè non ci sia il numero chiuso, si intende).

    @ Luciano Pontiroli

    “””finché la Costituzione non cambia, non ha senso chiedersi a che cosa servono gli albi.””””

    Il ragionamento dovrebbe girare nel verso opposto: prima dovremmo chiederci se gli albi servono oppure no, e poi (eventualmente) cambiare la Costituzione.

  21. adriano

    Parole sante.Come dice bene anche Marco Tizzi,di cui condivido totalmente le opinioni, dovremmo essere liberi di scegliere il percorso della pratica e decidere quali garanzie riteniamo opportune.Invece siamo trattati come dei minus habens che vanno accompagnati con cautela alla meta.Anch’io non capisco perchè un laureato in medicina o in giurisprudenza non possa esercitare da subito la professione.A che serve l’università?A creare disoccupati ricattabili e a garantire comodi posti di privilegio?Conosco a memoria le obiezioni e non le condivido per niente.Una istituzione dovrebbe assolvere i suo compiti altrimenti tanto vale abolirla.Se l’università non dà a medici ed avvocati la competenza per esercitare non serve.Non concordo con Giannino sul “morso profondo”.Per favore,l’unico morso profondo è quella dato alla torta da spartire.Neanche la chiusa sulle pensioni mi va bene.Capisco la necessità di continuare una riforma a rate ventennali ma ne preferivo una più attenta alle aspirazione dei singoli.A me l’obbligo di lavorare per sempre non piace.Gradirei ,come in altri casi,essere io a decidere quando staccare la spina.Con il sistema contributivo si può fare ma non lo si vuole neppure considerare per i soliti interessi di bottega.

  22. fabio reale

    @Marco Tizzi
    negli usa non si fanno grandi affari al bar e la contrattazione è molto più costosa poiché nella stragrande maggioranza dei casi intervengono 2 avvocati (a 250 dollari l’ora dopo le clausole standard);
    inoltre lo zero cinque per cento dei contratti finisce in causa sulla proprietà (eviction suits), l’incertezza sui titoli ha contribuito (ad esempio nel 2006) circa 500 mila truffe ipotecarie (mortgage fraud) e l’emissione di titoli spazzatura (junk bonds) garantiti da proprietà inesistenti (ghost titles).
    trattandosi di un grande paese, è in corso una seria riflessione, ma nel frattempo nessun paese con ambizioni (emblematica la Cina) ha optato per il sistema americano.
    sig Tizzi facciamocene una ragione: abbiamo molti difetti, ma non siamo i peggiori in tutto.

  23. Marco Tizzi

    @Ricardo
    Il problema dei notai non è solo un mercato non libero, ma anche, anzi soprattutto, che il suo lavoro è spessissimo un ostacolo per le persone e le imprese.
    Non commettiamo l’errore che questo governicchio ha commesso con il decreto “”semplificazioni””: la burocrazia non diventa buona se costa meno. Perché le aziende si stanno trasferendo nel ticino? Le tasse sono un motivo, ma non sono poi così basse. Averne, ma non è quello il motivo principale.
    In Ticino le aziende vengono aiutate, non si mette loro i bastoni tra le ruote.
    Io ti capisco se mi dici “impediamo agli albi di limitare la concorrenza perché tanto di abolirli non se ne parla”, ma non chiedetemi di accettarli o di considerarli in qualche modo utili o, addirittura, necessari.

  24. Paolo

    @Ricardo
    Carissimo, ancora qui. Vedo che non apprende dai Suoi errori. Le tariffe (minme e massime) le hanno abolite e il numero dei notai, come Le ho ben spiegato in altro post, è stabilito dallo stato e non chiuso, come ad Harvard
    Saluti
    Paolo

  25. Marco Tizzi

    @fabio reale
    Già, invece la presenza dei notai ha garantito in questo Paese l’assenza TOTALE di frodi.
    Certo, la Cina è emblematica: prendiamo esempio, anzi copiamo proprio. Un ottimo sistema da mettere nel mirino come obbiettivo finale.

    No, non siamo peggiori in tutto: siamo i peggiori del mondo nel non voler MAI cambiare nulla, qualunque cosa succeda.

    Quando rimarremo in mutande se ne riparla: la Merkel prima o poi si accorgerà che Monti è solo una maschera diversa sui soliti italiani.

  26. Marco

    Tutte queste chiacchiere sulle libere professioni nascondono un dato di fatto: il mercato delle professioni fa gola alle vere caste (elegantemente chiamate lobbyes……), rappresentate da Confindustria e dalle istituzioni finanziarie straniere ed italiane, quelle che controllano i “blogs” come il corriere, repubblica ed il sole24ore.

    Purtroppo, le chiacchiere che scaturiscono da luoghi comuni o semplicemente dall’invidia, e le tanto auspicate quanto inutili liberalizzazioni (da chi, e a favore di chi, poi?) non risolveranno la crisi economica, inevitabilmente destinata a trasformarsi in depressione. La depressione sta arrivando, statene certi, il ceto medio, impoverendosi, sparirà, ed i signori che hanno creato tutto ciò (e che hanno piazzato i loro servitori ai vertici istituzionali) si presenteranno, con i portafogli pieni di soldi conservati nei paradisi fiscali, e si compreranno tutto ai saldi di fine stagione. I cinesi di domani saremo noi……….

  27. mr_kost

    @marco tizzi
    Ho scritto alla decima del mio commento riga la seguente frase:
    “E’ vero ci sono delle barriere che sarebbe il caso di eliminare ma questo non significherà che il prezzo della prestazione si abbasserà per la più alta presenza di professionisti dato che le parcelle non sono così esose di quanto si vuol far credere.”
    Quindi sono perfettamente d’accordo con quelli che dicono che l’albo così com’è è una barriera all’ingresso che va eliminata.
    Faccio l’esempio del notaio per l’economia della discussione. A cosa serve il notaio? Esso va visto come garante della buona riuscita dei contratti, dovrebbe controllare che l’immobile sia conforme alle leggi urbanistiche, non abbia vincoli e deve essere garante del contratto. Poi ci sono i notai in gamba ed quelli meno in gamba (come in tutte le categorie del mondo) e a quel punto ognuno è libero di scegliere da chi andare. Ovviamente il discorso vale tale e quale per tutti i professionisti.
    Il discorso è un altro, il dott. Giannino come sostenitore del libero mercato porta avanti la sua battaglia ideologica sostenendo che aumentando l’offerta si riduce il prezzo. Ciò non è vero e mai lo sarà perchè uno studio professionale è una microimpresa composta da uno o pochi professionisti che hanno dei costi di gestione e devono fare dei margini che gli consentano di vivere dignitosamente.
    Gli albi servono come organismo di associazione degli iscritti (lo vogliamo chiamare sindacato, lobby, gruppo di pressione, network, fate un po’ voi) e penso che sia il caso come professionisti di sostenerli. Se poi alcuni non volessero iscriversi sono sempre liberi di farlo e seguire la propria strada professionale, non sono le poche centinaia di euro (100€ per gli ing) annuali che vi renderanno più poveri.
    Un ultimo inciso. Il mercato dell’informatica sviluppatosi negli ultimi 40 anni è al difuori del controllo delle professioni. Ed infatti i professionisti informatici italiani (all’estero è diverso) vengono pagati un tozzo di pane, con contratti flessibili e ritmi massacranti. Mi spiegate perchè i professionisti dovrebbero lasciare il regime attuale e farsi spremere da altri?
    La grande mancante nel discorso è la politica che dovrebbe regolare le attività degli albi e quindi dei professionisti, ma dato che in Italia non ha una visione più in là del proprio naso ed ha il coraggio di un coniglio non si metterà mai contro le professioni.

    Saluti.

  28. Giovanni Russo

    @fabio reale
    Lei conoscera’ bene i funzionali (per chi?) codici/cavilli nostrani ma mi sembra avere una conoscenza da bar sport per quanto riguarda il resto del mondo, specialmente USA. Qualche lettura/viaggetto?

  29. Marco Tizzi

    @mr_kost
    Faccio parte del “mercato dell’informatica”, anche se in un settore molto particolare (ERP). Conosco persone che a meno di trent’anni guadagnano da libero professionista più che un quadro, se non addirittura un dirigente. Ho provato sia la vita da dipendente che quella da libero professionista e le dico che con questi chiari di luna proprio non c’è da lamentarsi dei guadagni.

    Poi, certo, se avessi un bel rappresentante in parlamento che mette una leggina secondo la quale per fare un progetto ERP bisogna iscriversi alla nobile “Associazione amici di Marco Tizzi”, modica iscrizione ed esamino connessi, cartello sui prezzi garantito, sarei molto più ricco.
    Ma forse il sistema non avrebbe vantaggi.

  30. ciro de vivo

    @Giovanni Russo
    mi scusi, non nego, in ipotesi, che lei abbia ragione, ma mi spiega, per cortesia, su quali basi si fonda la sua tesi? …..non vorrei sbagliare, ma la Germania (che non mi sembra abbia una crescita pari allo 0) ha un sistema codificato. per il resto, proprio la conoscenza delle dinamiche di quanto accade in alcuni paesi di common law dovrebbe indurre a qualche riflessione.

  31. ciro de vivo

    @mr_kost andrebbe fatta una premessa: l’attività di impresa non tout court assimilabile all’attività di impresa. Purtroppo, questo aspetto non viene considerato.

  32. Paolo

    Caro Giannino, potrebbe per favore elencare i moltissimi atti di competenza notarili che potrebbero essere aperti ai commercialisti, agli avvocati, ai geometri e ai periti tecnici? (mi pare di non aver dimenticato nessuno, o forse c’erano anche i metalmeccanici, con tutto il rispetto). Io avrei un’idea ancora più liberale. In moltissime tribù africane e credo anche delle isole dell’oceano indiano non ci sono i dentisti. Eppure le persone stanno benissimo. Allora io dico, perchè in un paese che si dice avanzato come il nostro per curarmi i denti devo rivolgermi ad un membro della casta dei dentisti? Non posso farmi togliere un molare e prescrivermi un anestetico (banale) da un macellaio, o da un salumiere (sempre con tutto il rispetto). Naturalmente il dentista rimarrebbe per chi ci vuole andare.
    Lo stesso potrei dire dei medici. Non mi dirà mica che per togliere un’appendice infiammata ci vuole un chirurgo? Saprebbe farlo anche un bambino e, d’altro canto, in moltissimi posti del mondo i chirurghi mica esistono. Per non parlare del ginecologo, la cui inutilità è dimostrata dai numerosissimi casi di persone (veri liberali) che per anni esercitano liberamente (qualche statalista direbbe abusivamente) la professione a prezzi accessibili a tutti senza che alcun paziente (meglio consumatore) se ne sia mai lamentato. Purtroppo qualche volta le ganasce dello Stato oppressore stritolano questi benefattori con risibili accuse. Ecco io dico LIBERIAMOLI!

  33. mr_kost

    @Marco Tizzi
    Da ciò che scrive ritengo che lei parla senza conoscere la realtà dei professionisti? Che cosa ne sa di com’è la vita professionale di un ingegnere che si occupa di edilizia o di un avvocato o di un commercialista? La informo che la tariffa fissata vale solo per i notai, tutti gli altri professionisti non hanno più le tariffe fissate per legge. Le posso anche dire che c’è una sola tariffa fissata per i professionisti, quelle che ha il CTU (consulente tecnico d’ufficio del tribunale) che per ogni vacazione (2h) prende dagli 8€ ai 14€ (4-7€/h), si si ha letto bene, la mia donna delle pulizie prende molto di più.
    Anche prima della legge Bersani le tariffe dei professionisti non erano così vincolate ai minimi tariffari, spesso per i clienti privati (costruzione di una villetta, ristrutturazione di una casa,…) si derogava, non si applicava il tariffario. Dove si applicavano le tariffe? Nei rapporti con la P.A. e con le aziende private (assicurazioni, banche,…) che adesso stanno tentando di far saltare il sistema dei professionisti per tentare di ridurre i costi. Dopo aver compresso gli stipendi dei dipendenti ora vogliono risparmiare sulle consulenze dei professionisti e gente come lei gli va dietro, ma perchè?
    Qual’è il suo problema? E’ che lei deve dichiarare tutto mentre i suoi amici ing. civili fanno anche un po’ di nero?
    Detto ciò, sono d’accordo con lei sull’abolizione degli esami selettivi per accedere agli albi ma le professioni devono rimanere in mano a coloro che si sono specializzati per ricorire tali ruoli, magari si possono organizzare come aziende, ma bisogna che essi abbiano tutti la stessa formazione e professionalità.
    Saluti.

  34. luciano pontiroli

    @Marco Tizzi
    La ringrazio per avermi informato che si può cambiare la Costituzione. Mi pare, però, che non sia tanto facile e mi permetto di credere che, forse, qualche ragione per prevedere l’esame di Stato i costituenti l’avessero trovata (per inciso, non vado pazzo per questa Costituzione, ma cerchiamo di restare con i piedi per terra).
    Mi piace molto la Sua idea di affidare ad un funzionario pubblico i compiti del notaio: immagino già le code dei contraenti in attesa di essere ricevuti, le obiezioni che il funzionario farà su mille aspetti del loro contratto, le mance per superarle, e chi più ne ha più ne metta. Il bello è che – a Suo parere – in questo modo ci sarebbe meno burocrazia!

  35. luciano pontiroli

    @Ricardo
    Mi pare che se ne sia già parlato qualche settimana fa, non torniamo in argomento! In ogni caso: se si deve fare un esame, perché così è stabilito dalla Costituzione, l’albo è una conseguenza inevitabile. Tocca a Lei dimostrare che la Costituzione è sbagliata.

  36. Giovanni Russo

    @ Ciro e @fabio

    Non so come siamo finiti dai notai al paragone tra sistemi di common law e civil law. Argomento molto complesso, con vantaggi e svantaggi, di cui non sono un esperto.

    Volevo solo rispondere alla bizzarria del lettore che asserisce che la funzionalita’ dei ns. codici e’ piu’ importante della democrazia – con Cina e Russia che scelgono il piiu’ funzionale sistema continentale di ispirazione francese – e che se Napoleone avesse vinto a Waterloo anche l’ Impero Britannico sarebbe diventato uno Stato moderno ed efficiente.

    Come dicevo, non sono ne’ un Bruno Leoni col suo saggio su “Legge e Liberta”, ne’ un Nial Fergusson che descrive le ragione del successo dello Stato moderno occidentale basato sul sistema di leggi anglosassone, ne’ un Ostellino che vi consiglio di leggere tutte le settimane sul Corriere.

     Sono semplicemente un uomo d’affari che ha stipulato tanti contratti in giro per il mondo e che dovendo scegliere tra il ns. funzionale sistema  di codici e notai e giudici e i 250 dollari/ora e la possibilita’ di fraud sceglierei sempre il secondo.    Perche?  Perche’ e’ garanzia di maggiore democrazia e rispetto dei diritti civili ed economici dei cittadini. Il nostro e’ solo funzionale a cosa? Forse al concetto di STATO….  

  37. Marco Tizzi

    @mr_kost,luciano pontiroli

    Mi arrendo, avete ragione voi. Va bene così, va tutto bene così.

    Anzi, aggiungiamo qualche nuovo albo e mettiamo qualche categoria protetta in più, così siamo miglioriamo un po’ questo sistema un po’ troppo modernista.
    Meglio! Lasciamo che lo Stato, dall’alto della sua onnipotenza, decida chi fa cosa e quando, a seconda delle sue indiscutibili decisioni, a fronte dei suoi infallibili ESAMI.
    E, mi raccomando, rimaniamo ubbidienti e prostrati.
    Tanto lui ci garantirà il benessere e la gioia.

    Vi do una notizia, signori: ci hanno già provato, non ha funzionato.

  38. fabio reale

    @Giovanni Russo
    egr sig o dott russo, anche io ho viaggiato anche per lavoro in lungo e in largo e sono anche arciconvinto che (per semplificare e senza entrare nei dettagli) l’inghilterra è stata assolutamente miliare nello sviluppo della civiltà moderna, tuttavia non possiamo essere inutilmente schematici: la realtà è complessa, popoli che sembravano obsoleti hanno dimostrato una grande vitalità economica (estremo oriente), etc, etc
    pertanto venendo a noi
    *** alcune cose come il sistema decimale, gli archivi pubblici probatori e il principio di codificazione sono di fatto storicamente successivi e concettuamente più funzionali a cui, lentamemente, tendono persino gli Stati Uniti (archivi Torrens).
    cordialita

  39. adriano

    @Marco TizziConcordando con lei mi permetto,nel momento della resa,di lenirla con la mia solidarietà.Vede,il mondo non vuole cambiare ,anzi ,meglio, si rifiuta di considerarne l’opportunità.Pensare che credevo di essere un conservatore.Così funziona il sistema.A volte sogno di una società che non abbia bisogno di unanimismi per decidere ma che lo possa fare condividendo il principio maggioritario.Addio costituzioni rigide irriformabili come testi sacri.Ad ogni legislatura chi vince la potrebbe cambiare secondo programma e si potrebbero sperimentare mondi nuovi.Invece ormai,come si usa dire,sono rassegnato a morire democristiano.

  40. Giovanni Russo

    @fabio reale
    mi sembra stiamo facendo un po’ di confusione.
    Se intendiamo per funzionale “facilita’ di utilizzo” ha senz’altro ragione lei. Il sistema decimale e un catasto pubblico sono piu’ facili da utilizzare da parte di tutti.
    Mi sembra pero’ che si stesse anche parlando di un sistema Italia legale/normatvo/notarile che, nel suo complesso, fa acqua da tutte le parti ed ormai e’ soprattutto funzionale allo Stato e sue emanazioni professionali e molto poco al progresso economico e civile dei cittadini-sudditi.
    Teniamoci pure il catasto e il sistema decimale e parte dei codici, ma cambiamo/innoviamo qualcosa!
    Ci sono intere aree normative rimaste a 50 anni fa e totalmente obsolete/inesistenti nel mondo tecnologico moderno…e non sto parlando di idiozie tipo PEC o similari…..

  41. mr_kost

    @Marco Tizzi
    Senta, faccia un po’ come vuole. La discussione è garbata ed è anche piacevole scambiarsi le idee ma piantiamola qui dato che lei non vuole capire e fa anche la vittima. Come le ho già detto, secondo me le barriere d’ingresso alla professione andrebbero tolte. Uno si prende una laurea in giurisprudenza, si apre lo studio e fa l’avvocato (analogamente per le altre professioni inclusi i notai). Il resto sono chiacchiere da bar date alla pubblica opinione per ridurre il potere economico dei professionisti nei confronti delle aziende e della Pubblica Amministrazione (e per questo otivo il sole24ore insiste molto su tale aspetto). Per questo motivo reputo che non sia utile aprire alle società di capitale (in generale straniere) l’accesso alle professioni ma permettere lo sviluppo di studi associati di professionisti.
    Per quel che riguarda la concorrenza, ce ne sono talmente tanti professionisti che il consumatore ha la più ampia scelta e la possibilità di fare una trattativa sui compensi (tranne alcuni casi già stigmatizzati).
    Questa è la mia posizione, lei ha la sua.
    Saluti.

  42. Marco Tizzi

    @mr_kost
    Riavvolgiamo un attimo: c’è un signore, incidentalmente è il Presidente del Consiglio, che insieme ad altri signori e, soprattutto, ad una signora mi dice che 17 Stati, unici al mondo, non possono più fare deficit, ma anzi dovrebbero avere un surplus che consenta loro di ripagare il debito pubblico.
    Mi dice che il grosso effetto recessivo di questa cosa verrà ampliamente superato dagli effetti positivi di alcune fondamentali riforme, sopra tutto liberalizzazioni e semplificazioni che renderanno ultracompetitive le nostre imprese, tanto che riusciranno a pagare tantissime tasse per mantenere una macchina pubblica molto costosa.

    Ora, in quest’ottica mi pare quanto mai bizzarro che lei, con altri, vi opponiate all’apertura del mercato ai professionisti stranieri, caso mai fossero interessati, e vi sorprendiate che le lobby industriali vogliano fare di tutto per risparmiare sulla vostra pelle.

    Insomma: mi hanno detto che la recessione passerà grazie a queste meravigliose riforme che renderanno l’Italia un paese nuovo. Poi mi trovo che, nella pratica, non è cambiato nulla tranne la pressione fiscale.

    Personalmente ritengo ci sia qualcosa che non torna. Lei non trova?
    Certo, magari è solo il fatto che un gruppo di criminali sta instaurando un sistema di impoverimento di massa in quella che un tempo era la culla della civiltà. Ma allora resto un po’ infastidito dal fatto che gli ultimi ad impoverirsi saranno quelle categorie che hanno una forte presenza parlamentare. Mi pare sensato, no?

  43. mr_kost

    @Marco Tizzi
    Penso che il suo commento sia fuori tema. Criminali? Impoverimento di massa? Fiscal compact? Mah!
    A parte che gli stranieri nel campo delle professioni già ci sono (Deloitte nel campo della revisione dei conti ad esempio) ma se vogliono venire in Italia, prego si accomodino. Nel campo dell’ingegneria ce ne sono moltissime. Un campo protetto è il notariato? E stiamo a fà tutto ‘sto casino per i notai? Ma chissenefrega dei notai.
    Comunque, dato che siamo d’accordo sul fatto che la lobby industriale vuole far lavorare i professionisti a meno, non vedo perchè non difendersi da questa loro pretesa. Lei che è consulente informatico e lavora per le stesse aziende di cui sopra, e sa che hanno una forza molto più grande di un singolo, non le farebbe comodo avere una organizzazione che la supporti nella sua battaglia di equità? Gli ordini servono proprio a questo. A volte sbagliano ma è sempre meglio farne parte che starne fuori.
    Saluti.

  44. ciro de vivo

    @Giovanni Russo concordo con lei che discutere su common law e civil law sia complesso, anche se, alla base di molte osservazioni, questo è il tema di fondo. Ciò detto, è legittimo preferire un sistema piuttosto che un altro. E’ altrettanto comprensibile che le proprie opzioni si basano, spesso, sulle proprie esperienze personali che, tuttavia, proprio perché tali, possono non fornire un’adeguata e completa rappresentazione dei sistemi giuridici. Da quello che scrive, penso che le sue critiche siano prevalentemente connesse ad un “sistema giustizia” che non funziona e su questo non si può non essere d’accordo. Quanto al profilo: quale sistema sia più democratico, se ne può ampiamente discutere. L’osservazione di Fabio Reale è nel senso che il Governo cinese, che sta studiando come rendere più efficiente il regime del traffico dei diritti immobiliari, guarda con molto interesse al sistema del Notariato italiano. Forse sarà sorpreso, ma il Notariato italiano è guardato con interesse anche dall’amministrazione U.S.A.

  45. Marco Tizzi

    @mr_kost
    Ma come cosa c’entra??? Porca miseriaccia, il problema è tutto lì, altro che “fuori tema”!!!
    Ci hanno detto che queste cose erano necessarie per rilanciare un sistema che doveva sottostare a patti di bilancio unici al mondo. E adesso non si fa niente? Non l’ho detto io, l’han detto loro. E non mi hanno dato un’alternativa, mi hanno detto che QUESTE erano el riforme necessarie per “rilanciare la crescita”. Ora che non hanno fatto nulla, coem si rilancia il Paese? Esiste un piano B? Idee alternative?
    Tutto tace e tutto resta uguale.
    Anzi, le cose peggiorano: il mio vicino di casa faceva come terzo lavoro il buttafuori. Ieri mi ha detto che hanno messo l’obbligo del patentino (???) e che quindi lui ha smesso perché non vuole buttare via soldi e tempo per un corso e un patentino. Il patentino del buttafuori, ci rendiamo conto?

    Forse non le è chiara una cosa: così come stanno andando le cose io non dovrò DIFENDERMI dalle aziende, ma dovrò MENDICARE le aziende perché non ce ne saranno più. Questo è il problema. Se rimaniamo senza clienti che ce ne facciamo dei nostri albi?

  46. Paul Revere

    Marco Tizzi
    “Forse non le è chiara una cosa: così come stanno andando le cose io non dovrò DIFENDERMI dalle aziende, ma dovrò MENDICARE le aziende perché non ce ne saranno più. Questo è il problema. Se rimaniamo senza clienti che ce ne facciamo dei nostri albi?”
    Dopo tutti i commenti penso che queste ultime righe possano riassumere al meglio la situazione, tutti a difendere il proprio orticello senza rendersi conto che l’acqua è finita…

  47. Jennifer

    Non so niente di economia ma navigo a vista come la maggior parte dei cittadini.
    Se non dovessi pagare il notaio potrei comprarmi una casetta modesta. Per chi ha uno stipendio normale anche l’onorario di un notaio può fare la differenza.
    Raramente prendo un taxi perchè abito in una cittadina ma non posso pagare con il bancomat nè avere una normale ricevuta. I tassisti continuano pervicacemente a non voler fare la ricevuta evadendo le tasse alla grande. Non siamo scemi: come farebbero a comprersi una licenza così costosa?
    Ma i farmacisti superano tutti: hanno fatto un tale baccano che la gente ha forse pensato che le parafarmacie vengano gestite da semplici commercianti e non da farmacisti come loro. Vergogna! Ciao.

  48. Paolo

    @mr_kost
    Guardi che gli stranieri possono benissimo fare i notai in Italia, basta che siano laureati in giurisprudenza nei loro paesi e superino il concorso, il che mi pare ovvio, visto che i sistemi legali di paesi diversi sono, naturalmente, diversi. Lo stesso accade per il laureato in giurisprudenza in Italia che voglia fare l’avvocato in UK o in altri paesi

  49. Giovanni Russo

    @cirodevivo
    Non bisogna fare confusione tra Amministrazione Usa e Sistema Usa.
    FBI come pure IRS sono sempre stati abbastanza “invidiosi” dei potenti mezzi utilizzabili dai nostri servitori dello Stato. Intercettazioni a gogo’ senza controllo/autorizzazione, ingiunzioni senza senso nelle quali prima bisogna pagare e poi ricorrere, totale non terzieta’ dei tribunali fiscali/amministrativi, database centralizzate senza alcuna privacy….Sono tutti orpelli che piacciano alle Amministrazioni. Fortunatamente, per ora, negli USA giudici fed/locali e corti varie fungono da buon contrappeso ai desideri di potenza delle Amminastrazioni. Ovviamentie desideri giustificati politicamente come la necessita’ di fornire un sistema piu’ funzionale e giusto per i cittadini onesti….

  50. ciro de vivo

    @Giovanni Russo in realtà, l’interesse è legato al fatto che è elevato il numero di frodi immobiliari dovute al furto di identità nell’ambito dei mutui ipotecari, mentre nel nostro sistema si tratta di un fenomeno estremamente contenuto.

  51. fabio reale

    @Jennifer
    jennifer, lei ha ragione a chiedere meno costi contrattuali.
    allora faccia due conti: per una casetta sui 200’000 eur l’agente immobiliare prenderà il 6 per cento ossia 12000 eur, lo stato 4-5000 di tasse versate al notaio (e siamo a 16’000 prudenziali), il notaio prende 1000-1500 eur paga un ufficio con 5-6 dipendenti e porta responsabilità per la sua casa e le imposte che lei ha versato.
    allora, chieda ad un qualunque avvocato o geometra o amico di farle l’atto a metterci la firma a trascriverlo e a prenderne responsabilità illimitata nel tempo e di farlo per 1000-1500 eur.

  52. Giovanni Russo

    @ciro
    Si le frodi sono tante. Ma non si rinuncia alle libertà civili per estirpare il fenomeno. Come invece stiamo facendo da noi, tra gli applausi generali, per estirpare l’evasione.
    Poi quello delle frodi immobiliari USA e’ soprattutto un fenomeno politico e non tecnico. Il desiderio di dare una casa alle minorities che ha portato a Freddy/Fanny e tutto il resto. Noi invece i precari non li facciamo neanche entrare in banca per i mutui, la casa gliela comprino i genitori…

    @fabio reale
    Ha centrato il problema. I notai sono molto efficienti rispetto agli altri attori. Ma sono non un attore di libero mercato ma semplicemente una parte a cui lo Stato ha subappaltato alcune funzioni in regime di monopolio o scarsa concorrenza.

  53. fabio reale

    @Giovanni Russo
    dott russo, anche lei mi aiuta a chiarire le cose.
    1
    fannie e freddie. certo, hanno dato molti soldi accettando garanzie insicure e anche difficili da verificare, questo ha anche aspetti positivi aiutando un pò di gente modesta ma seria e volenterosa a far qualcosa,
    d’altra parte l’idea di Clinton e Greenspan di cartolarizzare in (junk) bonds ci ha fatto sprofondare in una crisi monetaria e industriale da cui per ora non ci rialziamo.
    2
    non c’entrano il monopolio e la concorrenza: è un servizio pubblico, come i tribunali o il catasto; se li immagina davvero a numero aperto e in concorrenza?
    in alternativa, per evitare eccessivo contenzioso e abusi anche malavitosi,
    lo stato dovrebbe o farlo lui stesso (occorrerebbe un nuovo ente) o dovrebbe almeno istituire degli altri organi giudiziari capillari per controllare gli atti prodotti liberamente da avvocati ed altri;
    ma è una cosa talmente costosa e dispersiva che di fatto nessuno mette in piedi,

    3.
    Poi guardi, l’Italia non è una grande potenza in grado di influenzare decisioni estere, pertanto se il ns schema fossi iniquo e arretrato e q non si spiegherebbe come negli u

  54. luca

    la vera bufala è la propaganda governativa secondo la quale liberalizzando le professioni si avrà maggiore occupazione. le professioni in genere sono piuttosto aperte, basta (si fa per dire) un titolo di studio adeguato, un esamuccio di stato e l’iscrizione ad un albo. tutto questo non ha sinora dissuaso alcuno dal farlo, tant’è che in italia vi sono più architetti ed ingegneri e geometri che nel resto d’europa.

    Per avere più occupazione occorrono meno leggi e più certezza del diritto, meno prevenzione negativa nei confronti di chi fa impresa e di chi guadagna onestamente, rischiando ed investendo.

  55. mr_kost

    @luca
    Assolutamente d’accordo con te. E’ vero che occorre aprire alcune professioni (in primis notai e farmacisti) alla concorrenza eliminando le barriere d’accesso ma senza eliminare gli albi, anzi rafforzandoli nelle loro competenze di controllo della qualità del professionista e delle sanzioni.
    C’è da aggiungere che i giovani professionisti che vengono presi a studio debbano essere pagati in modo decoroso e non sfruttati sine die.

  56. Giovanni Russo

    @fabio reale

    Esatto i notai sono un servizio pubblico e proprio per questo molta gente non capisce perché per certificare informazioni gia’ esistenti su un database pubblico (ormai non siamo più agro pastorali ma ormai proprio tutto e’ su database) sia necessario pomeriggio e spesa dal notaio. Basterebbero pochi minuti in banca come in Usa.

    Per quanto riguarda il miglior controllo le sfugge uno dei punti fondamentali di una democrazia occidentale. Che non e’ possibile che ci siano controllori di controllori di controllori…In una democrazia per funzionare democraticamente e non andare in bancarotta occorre che la maggior parte dei cittadini rispetti volontariamente le leggi a priori. Lo Stato deve punire a posteriori, non puo’ controllare tutto a priori. Per questo un sistema giudiziario efficiente e’ fondamentale e questo e’ il monumentale problema nostrano al quale sono riconducibili molti degli altri problemi…

  57. dante_5

    Arrivo con colpevole ritardo. Sono un libero professionista – lo confesso! – sto diventando faticosamente socio in una costituenda STP – quindi non sono contrario! – lavoro come un “fesso” (per pochi soldi a dir la verità, tutti rigorosamente fatturati) e per la vulgata corrente sono anche un ladro ed un privilegiato!
    A me gli Ordini non piacciono perché non sono in grado di tutelare i professionisti. Giova forse ricordare ai “troppo informati” non iscritti agli albi che su di noi grava l’obbligo di formazione (A PAGAMENTO), il rischio di ricevere sanzioni disciplinari solo perché si rifiuta un incarico (MAGARI GRATUITO E RISCHIOSO) ed una giurisprudenza che nelle crisi d’impresa ci è sistematicamente contraria (IL SINDACO NON HA VIGILATO SULL’IMPRENDITORE TRUFFALDINO – facciamo pagare i danni al Sindaco (che magari non ha preso neanche il compenso ed è un creditore come gli altri)!). Quindi a questo punto aboliamoli pure – l’importante sarebbe avere un Sindacato in grado di opporsi alle leggi assurde che vengono emanate a getto continuo. Ogni obbligo in materia fiscale viene adempiuto dai cittadini e dalle PMI attraverso i professionisti, che per questo non vengono pagati un centesimo dallo Stato e devono assumere dipendenti che costano – chi pensa che i professionisti “godano” di uno Stato inefficiente che legifera in modo continuo e spesso contraddittorio si sbaglia di grosso. Se noi avessimo uno Stato efficiente e che non vessa il cittadino con adempimenti ridondanti e macchinosi potremmo davvero fare a meno di molti dipendenti – in Italia ci sono 250.000 commercialisti iscritti all’odiato Ordine e non mi sembra azzardato sostenere che almeno mezzo milione di persone possa svolgere attività di collaboratore negli studi professionali, ordinistici e non. Creiamo lo Stato efficiente e si perdono 500.000 posti di lavoro. I liberisti saranno d’accordo, o no? Io pure! Però non venite a DIRMI LA FAVOLA che sono i professionisti che intralciano la crescita di questo Paese! Togliamo 500.000 stipendi ai ns. dipendenti (che al 90% sono donne, quindi W L’OCCUPAZIONE FEMMINILE!) e poi vedrete che crescita in questo Paese!
    In sintesi – ma volete capirlo o non ci siete ancora arrivati che il ruolo dei professionisti in Italia è quello di DIFENDERE I CITTADINI E LE IMPRESE dalle pretese dello Stato (certamente prima di tutto dando loro la possibilità di ADEMPIERE AGLI OBBLIGHI DI LEGGE IN MODO CORRETTO, non come pensano i soliti giornalisti incompetenti AIUTANDOLI AD “EVADERE” TASSE O ALTRI ADEMPIMENTI)???? SENZA I PROFESSIONISTI IL CITTADINO SAREBBE NUDO DAVANTI ALLO STATO. Certo, dopo aver lavorato ed essersi assunte precise responsabilità di legge il professionista deve essere anche pagato – MANNAGGIA!!! Perchè poi tra l’altro se non ha più lavoro non ha né cassa integrazione né mobilità né assegno di disoccupazione MA SI ARRANGIA!!! SAI CHE PRIVILEGIATI!!! P.S. Lo Studio in cui vado a rilevare una quota e diventerà STP ha 200.000 euro di compensi non pagati (a tariffe “stracciate”, ve lo assicuro!). In compenso continua a pagare stipendi e straordinari a tutti i suoi dipendenti ed a pagare i fornitori, le tasse, i contributi, ecc. SIAMO PROPRIO FESSI! Se fossimo un’impresa avremmo già chiesto la cassa integrazione e pagherebbe PANTALONE per tutti. Vi saluto e TORNO A FARE IL PRIVILEGIATO!

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