Vivisezione, sperimentazione animale e gli spettri del passato

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Per adeguarsi alla direttiva comunitaria del 2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, l’Italia si appresta ad adottare una normativa ancora più severa di quella imposta dall’Unione Europea. In base al testo approvato alla Camera, per esempio, allevare dei cani a scopo esclusivamente scientifico potrebbe diventare reato. Gli animalisti sono scesi sul piede di guerra: dagli accampamenti davanti all’allevamento di Green Hill a Montichiari fino alla Harlan di Corazzana, dove sono giunti i nas richiesti a gran voce dalla parlamentare del Pdl Michela Brambilla. I controlli hanno dato esito negativo: tutto in regola.
Per fare chiarezza abbiamo rivolto alcune domande a Piergiorgio Strata, professore emerito di neurofisiologia all’Università di Torino, Presidente dell’Istituto nazionale di neuroscienze e rappresentante del governo italiano nel consiglio degli amministratori fiduciari dello Human Frontier Science Program.

Innanzitutto, professore, chiariamo il significato delle parole. Le espressioni “vivisezione” e “sperimentazione animale” sono spesso usate in modo interscambiabile, eppure non sono sinonimi.

Il termine vivisezione è stato coniato per definire la pratica di sezionare un corpo vivente in contrasto con il termine autopsia che si riferisce alla pratica di sezionare un cadavere. Un intervento di appendicite è vivisezione che normalmente avviene sotto anestesia. Sperimentazione animale è un termine più ampio che include ad esempio la somministrazione di farmaci senza interventi chirurgici.

Dunque anche a proposito di un parto cesareo si può parlare di vivisezione.

Certamente. Questo tipo di vivisezione talvolta è necessario per salvare la vita alla madre e/o al nascituro.

Eppure il termine “vivisezione” nell’immaginario collettivo è ammantato di un risvolto truculento…

Nell’immaginario collettivo l’idea prevalente è che vivisezione sia prendere un animale vivo e farlo a pezzi senza anestesia. E’ disinformazione, una parola usata per evocare spettri che non ci sono più.

Su una scala da 1 a 10 quanto è stata importante la sperimentazione sugli animali per la ricerca scientifica?

Consultando la lista dei premi Nobel per la Medicina o la Fisiologia si può dire che l’importanza della sperimentazione animale sia 10 in molti, forse tutti, i settori della medicina. È vero che ci sono anche sperimentazioni sugli animali che portano scarsi contributi a nuove conoscenze, ma chiunque conosca come si sviluppa la scienza sa che i picchi di creatività produttiva si raggiungono sempre se c’è un’ampia base di attività di ricerca, indipendentemente dalla sua qualità. La grande scoperta del ricercatore isolato, se mai c’è stata, è un ricordo di un lontano passato.

Quali sono i principali protocolli che regolano le modalità operative con cui deve essere condotta la sperimentazione animale?

L’Italia ha regole ben precise e le regole vengono implementate attraverso continui e rigorosi controlli con multe per i trasgressori. Questo riguarda sia le condizioni nelle quali vengono tenuti gli animali sia le regole per limitare la sofferenza. Gli abusi descritti nel passato per fortuna oggi sono soltanto un ricordo e le fotografie che ancora circolano ovunque io personalmente non le ho mai viste dal vero.

Oggi la sperimentazione animale si può considerare superflua ai fini della ricerca?

La sperimentazione sull’animale è indispensabile in certi settori della ricerca ed è complementare a quella che viene fatta con sempre più frequenza su colture di cellule in vitro. Non si possono condurre su colture cellulari la sperimentazione di una nuova tecnica chirurgica oppure lo studio di un farmaco antiepilettico o contro l’insonnia. Molto spesso la sperimentazione serve a rilevare effetti collaterali negativi di fronte ad un farmaco che ha mostrato ad esempio ottime qualità antibatteriche in vitro, ma magari ha effetti altamente lesivi per vari organi.

Quindi i metodi alternativi come per esempio le colture in vitro non possono sostituirsi del tutto alla sperimentazione animale.

Assolutamente no. Un’idea diffusa ma errata è che la sperimentazione sugli animali serva solo a determinare la potenziale tossicità dei farmaci. È vero che molti animali vengono ancora usati per questo scopo, e credere che possano essere sostituiti da culture cellulari o modelli matematici è un’assurdità. Voglio dire, se uno non si fida dei test di tossicità fatti sugli animali, come fa a fidarsi dei test fatti su una coltura o un computer?

Dunque, a suo avviso, l’idea che in un futuro non lontano grazie alla tecnologia informatica la ricerca possa avvalersi esclusivamente di modelli matematici computerizzati è una chimera?

L’uso di modelli matematici trova già oggi spazio per rendere la ricerca più veloce e precisa, ma non per la creatività.

Che cosa direbbe a chi si batte per abolire la sperimentazione animale allo stato delle conoscenze attuali?

A tutte queste persone e soprattutto a coloro che sono convinti che la sperimentazione animale sia dannosa per l’uomo, consiglio di portare assieme alla carta di identità un biglietto nel quale sia scritto: “Credo che gli animali non debbano essere usati per la ricerca medico-scientifica. Se io mi trovassi in un pronto soccorso senza poter parlare, non trattatemi con nessun farmaco o apparato medico che sia stato sviluppato usando animali come soggetti sperimentali”.

Messaggio ricevuto. Grazie. 

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