Liberalizzazioni: il Parlamento crede che la crisi sia finita?

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (3 voti, media: 5,00 su 5)
Loading...

Il Parlamento Italiano sembra non essersi accorto che la crisi non è finita, bensì all’inizio. Gli ultimi rumors circa le modifiche in negativo del decreto “liberalizzazioni” da parte di ampi settori della maggioranza (PDL e PD in primis) mostrano che i Parlamentari non hanno capito quanto ancora sia grave la situazione economica.

L’Italia a fine 2011 è caduta in recessione (-0,5 per cento nell’ultimo trimestre), ma la caduta del PIL sarà ancora più duro nel 2012. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale si annuncia un calo del 2,2 per cento, che di fatto obbligherà il Governo Monti a nuovi “sacrifici”.

Da dove arriva allora tutto questo ottimismo dei Parlamentari che pensano che l’ottima reputazione che possiede Mario Monti di fronte ai mercati e ai partner stranieri possa annacquare una serie di misure già abbastanza deboli?

Un nome su tutti spiega questo ottimismo, ma allo stesso istante dimostra in che modo poco responsabile si stiano comportando una buona parte dei parlamentari: Mario Draghi.

Il presidente della Banca Centrale Europea ha infatti inondato di liquidità le banche per cercare di evitare un default delle stesse. Tale misura è anche servita per cercare di riportare la fiducia dei mercati verso i paesi “deboli” della zona Euro, in primo luogo Italia e Spagna.

Risultato indiretto ma voluto di questa misura della BCE? Lo spread d’Italia e Spagna si è stabilizzato sotto i 400 punti rispetto ai bond decennali della Germania. C’è stato dunque un allentamento della pressione dei mercati sul debito sovrano dei PIGS.

Siamo quindi fuori dalla crisi?

Assolutamente no, poiché tale azione di Mario Draghi può avere effetti nel breve e medio periodo. Sembra che i politici europei abbiano la memoria corta e quelli italiani ancora di più.

Solo per ricordare e tornare alla realtà. Quando Grecia, Irlanda e Portogallo sono “saltati”, la BCE iniziò con il programma di acquisto sul mercato secondario del debito sovrano di questi paesi “deboli”.

Tale misura ha avuto un certo effetto per diversi mesi, finché i mercati hanno compreso che le riforme tanto necessarie dell’Unione Europea non sarebbero arrivate.

Il lungo tergiversare di Germania e Francia a livello europeo, della Grecia a livello nazionale ha portato nell’agosto del 2011 un clima di sfiducia generalizzato verso i debiti sovrani dei paesi UE.

Italia e Spagna sono entrati nel mirino dei mercati e la stessa Francia ha visto il proprio spread arrivare intorno ai 200 punti di differenza rispetto alla Germania.

Una sfiducia totale dettata dalla mancanza di riforme nei diversi Paesi e a livello Europeo.

La tensione è rimasta elevata anche dopo che i due principali “Paesi a rischio” hanno cambiato i Governi. Non è un caso che lo spread è rimasto a livelli elevatissimi anche nel mese dello scorso dicembre e buona parte di questo gennaio.

Alta tensione fino alla manovra di Draghi di iniettare centinaia di miliardi di euro di liquidità nel sistema bancario ad un tasso dell’1 per cento per tre anni.

Cosa insegna il passato recente? Le manovre della BCE possono funzionare solo nel breve-medio periodo, ma nel lungo periodo, senza riforme, un paese è destinato a cadere.

Senza riforme e senza liberalizzazioni il destino è certo: default.

Ultima perla che rende bene l’idea del comportamento da “cicala” di certi politici. Mario Monti ha presentato a livello europeo una lettera a favore delle liberalizzazioni con l’appoggio di importanti paesi europei e contemporaneamente in Italia il Parlamento affossa il pacchetto “liberalizzazioni” già debole.

La politica italiana sembra aver chiuso gli occhi e aver cancellato la memoria, anche quella a breve termine; vuole proprio un default?

Commenti [10]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *