Luce, luce, luce!

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Come ogni anno, oggi è la giornata del “risparmio energetico”, sotto l’insegna della trasmissione di Radio 2 Caterpillar e sotto lo slogan ormai celebre “M’illumino di meno“. Come ogni anno, Chicago-blog.it ne approfitta per accendere e tenere accesa la sua piccola lampadina (a incandescenza, naturalmente).

Caterpillar chiede agli italiani, e in particolare ai sindaci delle città italiane, l’impegno per un giorno a diffondere “buone pratiche” per ridurre i consumi energetici. La giornata culmina in un’ora di buio, questa sera. Intendiamoci: non c’è nulla di male (e neanche nulla, in sé, di bene) nell’invitare la gente a consumare di meno, o nel fornire un decalogo di comportamenti che molti di noi adottano spontaneamente e senza darvi alcun significato “politico” (io non spengo le luci perché sono ambientalista: le spengo perché sono genovese). Nel 2012, per di più, l’iniziativa ha un tono meno fastidiosamente religioso rispetto al passato, almeno a leggere il materiale informativo disponibile sul sito.

Resta, però, in filigrana, l’impressione che dietro “M’illumino di meno” stia un duplice pregiudizio. Da un lato, che esistano consumi oggettivamente utili e altri oggettivamente inutili, e che gli uni vadano tollerati e gli altri in qualche modo impediti. Dall’altro lato, che consumare “molto” sia sempre “troppo” e che troppo sia male. Ecco: contro questi due pregiudizi, noi accendiamo per un giorno luci del tutto inutili, ma in realtà utilissime a manifestare il fastidio per chi vorrebbe mettere il naso nei nostri stili di vita e dirci quando e se abbiamo consumato i nostri minuti giornalieri d’illuminazione.

Non voglio farla più grossa di quello che è, né essere o apparire polemico verso quelli di Caterpillar che, oltre tutto, sono amici (almeno alcuni: altri non ho il piacere di conoscerli di persona). Non voglio però neppure fingere che non ci sia, dietro “M’illumino di meno”, un’impostazione culturale che è l’opposto dell’impostazione che promuoviamo qui su Chicago. Noi diciamo: ognuno è padrone dei suoi soldi e coi suoi soldi può fare quello che desidera, incluso spendere l’intero stipendio per pagare la bolletta elettrica. Non diciamo – non ci permettiamo di dire – che risparmiare è meglio di consumare (o viceversa) né, tanto meno, di stilare una graduatoria dei consumi (quelli buoni, quelli meno buoni, quelli così così, quelli cattivi e quelli demoniaci).

Non credo che sia solo una questione di diversa sensibilità per l’ambiente. Se l’ambiente fosse il problema, la campagna non dovrebbe invitare a ridurre i consumi ma a inquinare meno. Ridurre i consumi è solo uno dei possibili mezzi per farlo. Un altro mezzo è consumare energia “pulita” (qualunque cosa significhi). Un altro ancora è continuare come sempre sapendo che i problemi ambientali normalmente si proiettano sul lungo termine e che nel lungo termine innovazione, progresso e tecnologia ci salveranno molto più e molto meglio delle buone intenzioni e delle crociate moraliste.

Credo, piuttosto, che nel 2012 “M’illumino di meno” sia in tono minore perché rappresenta anche la presa d’atto di un fallimento. La giornata del risparmio energetico si tiene a metà febbraio perché intende celebrare l’anniversario dell’ingresso in vigore del protocollo di Kyoto (16 febbraio 2005). Quest’anno Kyoto scade, ed è un triplice fallimento. Fallimento numero uno: le emissioni non sono state ridotte dei pochi punti percentuali promessi. Fallimento numero due: quella parte di mondo che ha ridotto le proprie emissioni, cioè l’Europa, non le ha ridotte attraverso politiche invasive e dannose quanto inefficaci, bensì attraverso la recessione. Ci siamo illuminati di meno, ma non è stata una scelta e non è stato piacevole. Terzo fallimento: dopo Kyoto non ci sarà un altro Kyoto, ma solo parole, parole, parole.

In fondo, è la moda climatica a essere, oggi, meno illuminata. E con essa la confusione tra il normale tradeoff a cui tutti siamo quotidianamente soggetti (vorremmo consumare di più e spendere di meno) e l’impegno a ridurre i consumi “a prescindere”, quasi fosse la sublimazione laica di quattro ave e tre pater. Come se i lussi della civiltà industriale fossero un peccato, e un’ora di buio la triste forma del pentimento. L’umanità ha sempre cercato la luce. Tutto il nostro progresso, tutta la nostra storia, è lo sforzo di poter consumare di più, consumare quanto, quando e come vogliamo: per illuminare il buio, per scacciare il freddo, per consentirci piaceri non necessari e non per questo meno piacevoli. L’uomo è fatto per la luce. Anche quest’anno, le forze dell’oscurità no pasaràn.

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