17
Feb
2012

Luce, luce, luce!

Come ogni anno, oggi è la giornata del “risparmio energetico”, sotto l’insegna della trasmissione di Radio 2 Caterpillar e sotto lo slogan ormai celebre “M’illumino di meno“. Come ogni anno, Chicago-blog.it ne approfitta per accendere e tenere accesa la sua piccola lampadina (a incandescenza, naturalmente).

Caterpillar chiede agli italiani, e in particolare ai sindaci delle città italiane, l’impegno per un giorno a diffondere “buone pratiche” per ridurre i consumi energetici. La giornata culmina in un’ora di buio, questa sera. Intendiamoci: non c’è nulla di male (e neanche nulla, in sé, di bene) nell’invitare la gente a consumare di meno, o nel fornire un decalogo di comportamenti che molti di noi adottano spontaneamente e senza darvi alcun significato “politico” (io non spengo le luci perché sono ambientalista: le spengo perché sono genovese). Nel 2012, per di più, l’iniziativa ha un tono meno fastidiosamente religioso rispetto al passato, almeno a leggere il materiale informativo disponibile sul sito.

Resta, però, in filigrana, l’impressione che dietro “M’illumino di meno” stia un duplice pregiudizio. Da un lato, che esistano consumi oggettivamente utili e altri oggettivamente inutili, e che gli uni vadano tollerati e gli altri in qualche modo impediti. Dall’altro lato, che consumare “molto” sia sempre “troppo” e che troppo sia male. Ecco: contro questi due pregiudizi, noi accendiamo per un giorno luci del tutto inutili, ma in realtà utilissime a manifestare il fastidio per chi vorrebbe mettere il naso nei nostri stili di vita e dirci quando e se abbiamo consumato i nostri minuti giornalieri d’illuminazione.

Non voglio farla più grossa di quello che è, né essere o apparire polemico verso quelli di Caterpillar che, oltre tutto, sono amici (almeno alcuni: altri non ho il piacere di conoscerli di persona). Non voglio però neppure fingere che non ci sia, dietro “M’illumino di meno”, un’impostazione culturale che è l’opposto dell’impostazione che promuoviamo qui su Chicago. Noi diciamo: ognuno è padrone dei suoi soldi e coi suoi soldi può fare quello che desidera, incluso spendere l’intero stipendio per pagare la bolletta elettrica. Non diciamo – non ci permettiamo di dire – che risparmiare è meglio di consumare (o viceversa) né, tanto meno, di stilare una graduatoria dei consumi (quelli buoni, quelli meno buoni, quelli così così, quelli cattivi e quelli demoniaci).

Non credo che sia solo una questione di diversa sensibilità per l’ambiente. Se l’ambiente fosse il problema, la campagna non dovrebbe invitare a ridurre i consumi ma a inquinare meno. Ridurre i consumi è solo uno dei possibili mezzi per farlo. Un altro mezzo è consumare energia “pulita” (qualunque cosa significhi). Un altro ancora è continuare come sempre sapendo che i problemi ambientali normalmente si proiettano sul lungo termine e che nel lungo termine innovazione, progresso e tecnologia ci salveranno molto più e molto meglio delle buone intenzioni e delle crociate moraliste.

Credo, piuttosto, che nel 2012 “M’illumino di meno” sia in tono minore perché rappresenta anche la presa d’atto di un fallimento. La giornata del risparmio energetico si tiene a metà febbraio perché intende celebrare l’anniversario dell’ingresso in vigore del protocollo di Kyoto (16 febbraio 2005). Quest’anno Kyoto scade, ed è un triplice fallimento. Fallimento numero uno: le emissioni non sono state ridotte dei pochi punti percentuali promessi. Fallimento numero due: quella parte di mondo che ha ridotto le proprie emissioni, cioè l’Europa, non le ha ridotte attraverso politiche invasive e dannose quanto inefficaci, bensì attraverso la recessione. Ci siamo illuminati di meno, ma non è stata una scelta e non è stato piacevole. Terzo fallimento: dopo Kyoto non ci sarà un altro Kyoto, ma solo parole, parole, parole.

In fondo, è la moda climatica a essere, oggi, meno illuminata. E con essa la confusione tra il normale tradeoff a cui tutti siamo quotidianamente soggetti (vorremmo consumare di più e spendere di meno) e l’impegno a ridurre i consumi “a prescindere”, quasi fosse la sublimazione laica di quattro ave e tre pater. Come se i lussi della civiltà industriale fossero un peccato, e un’ora di buio la triste forma del pentimento. L’umanità ha sempre cercato la luce. Tutto il nostro progresso, tutta la nostra storia, è lo sforzo di poter consumare di più, consumare quanto, quando e come vogliamo: per illuminare il buio, per scacciare il freddo, per consentirci piaceri non necessari e non per questo meno piacevoli. L’uomo è fatto per la luce. Anche quest’anno, le forze dell’oscurità no pasaràn.

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18 Responses

  1. Umberto

    Un articolo inutile in cui le uniche argomentazioni si riducono a:
    1) nessuno può mettere il naso nel mio stile di vita.
    2) chissene, tanto nel futuro la tecnologia ci salverà.

    Di (1) non dico niente perché non basterebbero tre tesi di dottorato; mi permetto invece di notare come (2) si basi su una concezione totalmente stereotipata di come funziona la ricerca scientifica. Inoltre, sensibilizzare la popolazione riguardo alle questioni di risparmio energetico, climate change et similia serve anche, nel lungo termine, a far sì che fondi vengano allocati per favorire quello sviluppo tecnologico, invocato nell’articolo, che dovrebbe salvarci.

    Il resto dell’articolo invece è pura speculazione basata sui famosi argomenti del “credo” e del “secondo me”.

  2. Giorgio

    Volevo porre una domanda al redattore dell’articolo che potrà sembrare ignorante, ma generata dal fatto che è la prima volta che visito il blog: liberissimi di spendere i propri soldi (e consumare energia) nella maniera che più ci aggrada, siamo d’accordo. Ma non preoccupa neanche un po’ di cosa potrebbe essere domani del nostro pianeta, in termini ambientali? Premetto di essere ben cosciente dei limiti e delle ipocrisie delle varie politiche energetiche, di riduzione delle emissioni e di salvaguardia dell’ambiente. Vi capita mai di pensare a ciò che lascerete ai vostri figli, in termini di risorse, clima e inquinamento? Io ho vent’anni, possiedo un’automobile diesel e regolarmente dimentico accesi led, stufette e ammenicoli vari. Tuttavia mi rendo conto che il clima di quest’ultimo anno è impazzito (estate PIOVOSISSIMA, autunno e inverno miti, tranne queste ultime due settimane), che abbiamo un forte deficit nella bilancia energetica e che probabilmente il picco della produzione petrolifera mondiale è già stato superato. Per usare un eufemismo, non mi viene da fare i salti di gioia.

  3. Trovo l’articolo interessante: una riflessione controcorrente e che stimola la critica (costruttiva), fuori dalla politica, dal perbenismo e dal pensiero comodo. Si spengano o meno le luci, ci fa riflettere sul senso di quello che troppe volte diamo per scontato.

  4. Marco Tizzi

    Questo pezzo mi lascia molto perplesso: come si è liberi di spendere i propri soldi quanto e come si vuole, allo stesso modo si dovrebbe essere liberi di convincere, senza nulla imporre, qualcun altro a consumare meno. Come a fare qualsiasi altra cosa.

    Non mi risulta che “m’illumino di meno” sia un distacco coatto dell’energia elettrica. Io manco sapevo esistesse.

    Per quanto riguarda, invece, il discorso ambientale, la libertà lì si scontra con il fatto che più individui sono costretti, volenti o nolenti, a suddividersi un pianeta.
    E quindi il discorso “faccio quello che mi pare coi miei soldi” non sta più in piedi.
    Poi che Kyoto sia un fallimento ok, forse Durban è un po’ meglio, ma alla fine tutto passa innanzitutto dalla testa della gente, nei consumi, nella gestione rifiuti, nel fare impresa e anche al momento di scegliere i propri rappresentanti.

    Infine forse c’è anche gente che, liberamente, non vuole consumare meno per risparmiare di più, ma semplicemente per aver meno bisogno di lavoro e/o debiti.

  5. Io amo i giochi di parole, quindi “perdono” chi ha inventato un simile slogan storpiando Ungaretti.
    Ma assolutamente lo trovo foriero di un pensiero che non condivido: l’obiettivo è quello di illuminarsi lo stesso, inquinando di meno, spendendo di meno. (e “illuminarsi” vale per qualsiasi altra attività).
    Fin dal 1975 quando iniziai ad interessarmi di certi argomenti (faccio i nomi di Roberto Vacca, Aurelio Peccei, Giannozzo Pucci… tanto per far caprire quanto sono vecchi) è da tempi immemorabili che sento l’obiezione “gli ecologisti ci costringeranno a tornare ad allevare le capre, a vivere nell’età della pietra..” e simili fesserie. Ma uno slogan simile fa un servizio a simili obiezioni.
    Poi si apre un discorso ancora più complesso. Posso dire grossolanamente: LORDO = NETTO + TARA… allora perchè ci si tiene tanto alla crescita del PIL quando è del NETTO che ci interessa? Se per andare da Torino a Pinerolo, posso metterci meno tempo spendento meno, meglio! (o no!)

  6. giulio di siena

    Come non essere d’accordo; anzi, ho letto l’ultimo paragrafo con un senso di liberazione, quasi una catarsi.

  7. Ecate

    Da una parte preoccupati per l’economia che non cresce e ti invitano a rilanciare il PIL che fondamentalmente implica un aumento del consumo energetico (vd. la parabola dello yougurt); dall’altro ti invitano a “illuminarsi di meno” che potrebbe andare in senso contrario alla crescita del PIL. Se si possono ridurre gli sprechi, allora iniziamo ad abolire la legge che ti obbliga di tenere accesi i fari delle auto, senza alcun senso, anche a mezzogiorno d’agosto. Ma non sarà contento il mio meccanico che mi cambia un paio di lampadine all’anno aumentando il PIL.

    Quando si arriverà ad includere nel redditometro anche la potenza della lampadina del frigo ? Difficile poi poter dimostrare che non rimane accesa anche ad anta del frigorifero chiusa.

  8. Stefano Nobile

    @Umberto
    Bravo!
    Finalmente!
    Ci mancava qualcuno che sa insegnare agli altri come devono stare al mondo.
    1) non basterebbero tre tesi in quanto nessuno ha il diritto di dirmi come devo spendere i miei soldi, né tu a me né io a te;
    2) puoi darti da fare finché vuoi a sensibilizzare la gente, anche su cose inesistenti come la causa antropica nel cambiamento climatico. Volendo puoi anche taroccare dati, togliere diritto di parola alle tesi avverse, inventarti grafici a “hockey stick” e mandare mail ai tuoi amici per insistere sul fare allarmismo in modo da ricevere fondi. Oppure, se ti piace, puoi andare in giro per il mondo a raccontare “verità sconvenienti” stile Al Gore, a cui, credo, del clima non freghi assolutamente nulla ma importi invece e molto del conto in banca.

  9. armando

    Strano.
    Io, da piccolo, pensavo che le persone ricche lo fossero perchè avevano capacità intellettuali superiori.
    Cioè fossero più intelligenti della media.
    Adesso che son grande scopro che i ricchi sono ricchi solo perchè hanno tanti soldi e hanno tanti soldi solo perchè pensano di poter vivere come pare a loro, senza imposizioni di sorta.
    Eppure ci sono cose che non si possono comprare: l’aria che respiriamo, tanto per dirne una.
    Ho l’impressione che su questi blog di chicago, l’unico valore sia la difesa del danaro e del suo possessore se ne possiede abbastanza da meritare di essere difeso.
    Certo, soldi guadagnati con fatica e proprio per questo importanti.
    E proprio perchè importanti, dovrebbero essere spesi al meglio, oltre che per il possessore, anche per il resto della società.
    Nulla di quello che esiste, è di proprietà assoluta di qualcuno, se non altro per il fatto che ad un certo punto lasciamo tutti i beni terreni e andiamo altrove.
    A volte, il nostro diritto di fare come ci pare, cozza con il diritto di qualcun altro di desiderare come gli pare.
    Se la ricchezza viene dall’intelligenza non si può non tener conto di questo.
    Poi nessuno ti obbliga a spegnere la lampadina.
    In un discorso più ampio, il non consumare, può essere una scelta di vita.
    http://rivoltanonviolenta.jimdo.com/home/tutto-inizia-da-qui/

  10. Alberto P.

    Applausi scroscianti per Stefano Nobile!!!! Niente da aggiungere, se non che chi ha un minimo di conoscenza scientifica e analisi di dati, dovrebbe relegare queste iniziative e i vari protocolli di Kyoto et al. a sciocchezze colossali da riderci sopra!
    Purtroppo pero’ non possiamo liberarci da essi con una scientifica risata perche’ al contempo ci stanno prosciugando le nostre tasche e il nostro futuro (vedasi politiche 20 20 20).

    Proprio chi dice di preoccuparsi del futuro della nostra Terra non capisce che tutto cio’ va assolutamente nella direzione opposta!

  11. Alberto P.

    @Ricardo

    Scusi ma non capisco la sua domanda.
    Cosa devo mettermi a fare qui l’elenco dei paper che ho letto e delle analisi che ho fatto comparando i dati e confrontandoli con i risultati farlocchi come diceva Stefano Nobile dell’IPCC o con dichiarazioni di scienziati estromessi dal Panel solo perche’ si opponevano alla tesi dominante che il global warming sia origine antropica?

    Puo’ leggere ed informarsi consultando paper scientifici e comparandoli con altri, puo’ confrontare serie storiche di dati di temperatura e correlarli con l’andamento di CO2 effettuati tramite carotaggi nel ghiaccio polare e vedere che la correlazione che spacciano per verita’ tra causa ed effetto (CO2 causa aumento temperatura) non e’ vera. Basta vedere come la temperatura media sia scesa negli anni di boom economico (1940-1980) (dove CO2 aumentava)…Basta vedere come secondo i modelli dell’IPCC la temperatura ad alte quote in atmosfera dovrebbe essere molta e invece i dati satellitari dimostrano il contrario… bastarebbe vedere come nei modelli IPCC non e’ stato incluso come variabile la dinamica e le fluttuazioni dell’irraggiamento solare e le sue interazioni con l’atmosfera…e molte altre cose.

    Bastarebbe semplicemente dire che il principale gas serra non e’ la CO2 come tutti a pappagallo ripetono ma e il vapor acqueo.

    Lei e’ libero di credere che invece sia tutto vero e dobbiamo spegnere le lampade perche’ cosi’ facendo riduciamo la CO2 e salviamo il pianeta… Io ho semplicemente detto che avendo studiato il fenomeno queste ” verita’ ” alla Al Gore (a cui ricordo e’ stato dato assieme all’IPCC il Premio Nobel per la PACE e non per la Scienza!!!) non le posso accettare.

    Saluti

  12. Ricardo

    @Alberto P.

    Sarebbe molto interessante, si, dato che lei presenta la sua idea come se fosse scontata, quando la stragrande maggioranza della comunità scientifica la pensa molto diversamente.

    Non metto in dubbio le sue competenze scientifiche ed alla sua capacità di analisi dei dati, dico solo che se almeno citasse qualche fonte autorevole le sue affermazioni forse apparirebbero un po’ meno arbitrarie.

    Per la cronaca: l’IPCC non fa ricerca, né elabora modelli, né raccoglie dati – i suoi rapporti sono poco più di una sintesi (in ritardo e con approccio anche molto cautelativo, a dirla tutta) della letteratura scientifica.

  13. Alberto P.

    @Ricardo

    Le ricordo che la Scienza non procede a maggioranza! Possono essere anche TUTTI gli scienziati contro 1, ma questo come ci dimostra la storia, non ha alcuna valenza scientifica. Infatti nella Scienza si procede per falsificazione…

    Esempi?
    Tutti concordavano che il tempo fosse assoluto…tranne Poincare’, Einstein e pochi altri…chi ha avuto ragione? Nasce la Relativita’ Speciale e Generale confermata da esperimenti…
    Tutti concordavano che la luce avesse una natura ondulatoria? Tranne Einstein, Bohr De Broglie…Nasce la Meccanica Quantistica confermata a livello sperimentale…

    Io posso fornirle nomi di scienziati illustri, le cito solo i piu’ noti che si oppongono alla versione dominante che il riscaldamento globale sia di origine antropica (es. Prof. Singer, Prof. Lindzen, Prof. Seitz, Prof. Idso; in Italia tanto per fare dei noi, Prof. Angelo Ricci, Prof. Tullio Regge, Prof. Vacca, Prof. Zichichi, Prof. Battaglia e molti altri), puo’ inoltre farsi un’idea di tutti gli articoli pubblicati in questo senso sul sito del NIPCC (http://www.nipccreport.org dove puo’ trovare raccolta di articoli pubblicati su riviste scientifiche) ente non governativo a differenza del IPCC, nato proprio per contrastare con scientificita’ le conclusioni sballate dell IPCC e delle tesi dominanti.

    Lei me ne potra’ citare molti altri di nomi opposti…ma il punto non e’ questo! Io dico semplicemente che analizzando i dati a livello scientifico, non si puo’ assolutamente affermare l’origine antropica dei cambiamenti climatici, d’altra parte la teoria di Milankovitch e’ ben verificata e accettata a livello scientifico.

    Nessun modello climatico (a parte quello di Milankovitch) spiega l’aumento di CO2 di 88 ppm fra 18.000 e 10.600 anni fa (quando si sciolse lo strato di 2 km di ghiaccio sul Nord Europa e America), né l’era calda nel Medioevo, né la mini-era glaciale (XIV-XVII secolo). C’era l’attivita’ umana in queste epoche? Non mi sembra proprio…

    E ancora: Circa il 75% dell’effetto serra è causato dal vapore acqueo: nell’atmosfera ce ne sono 140.000 miliardi di tonnellate (di CO2 solo 750 miliardi di tonnellate nell’aria [che aumentano di 3,3/anno], 38.100 nei mari, 2.100 nei suoli e nelle piante).

    La invito quindi a farsi una sua idea come io ho fatto analizzando dati comparando articoli scientifici e facendo analisi. Dopo aver fatto questo vediamo se ancora credera’ che spegnere le lampadine salvera’ la Terra!

    Saluti

  14. Ricardo

    @Alberto P.

    “””””””Le ricordo che la Scienza non procede a maggioranza! Possono essere anche TUTTI gli scienziati contro 1, ma questo come ci dimostra la storia, non ha alcuna valenza scientifica. Infatti nella Scienza si procede per falsificazione…
    Esempi?
    Tutti concordavano che il tempo fosse assoluto…tranne Poincare’, Einstein e pochi altri…chi ha avuto ragione? Nasce la Relativita’ Speciale e Generale confermata da esperimenti…
    Tutti concordavano che la luce avesse una natura ondulatoria? Tranne Einstein, Bohr De Broglie…Nasce la Meccanica Quantistica confermata a livello sperimentale…”””””””””””

    Verissimo.
    Tuttavia: molti di noi comuni mortali (me incluso) non sono né fisici né climatologi, e non sono onestamente in grado di validare o confutare in prima persona i dati e le analisi scientifiche.

    Ne consegue che io non posso far altro che ascoltare ciò che viene sostenuto dalle persone competenti, nel caso in esame dalla comunità scientifica attraverso le pubblicazioni, la peer review, etc

    Ora: io vedo che la stragrande maggioranza della Comunità scientifica ritiene che il global warming abbia cause antropiche – non avendo le competenze per investigare in prima persona, su quali basi dovrei rifiutare l’opinione della maggioranza degli scienziati e fidarmi invece dell’opinione dei pochi contrari?

    Messa in altre parole: se 9 dottori su 10 le dicessero che lei deve assolutamente operarsi altrimenti rischia di morire, e lei non è in grado di auto-diagnosticarsi, cosa farebbe?
    Ribaltando i suoi esempi: esistono oggi scienziati (o presunti tali) che sostengono che il fumo non provochi il cancro; altri che negano la teoria dell’evoluzione – dovrei dar retta anche a loro?

    Poi per carità, magari invece ha ragione lei, ma dovrà sostenere e far prevalere le sue tesi all’interno della comunità scientifica prima di pensare di poter convincere i cittadini comuni.
    Nel frattempo: sulla base delle informazioni a disposizione, le azioni che i Governi hanno fino ad ora preso per ridurre le emissioni di CO2 sono fin troppo blande, anche ammettendo per un margine di incertezza.

    Un ultimo punto sull’IPCC: è curioso che lei si riferisca all’IPCC, sottolineando come questa sia un’organizzazione governativa, come ad una sorta di grande complotto.
    E’ curioso perché l’IPCC, proprio perché è un’organizzazione governativa, è finanziata da governi, e ha nel suo panel scienziati provenienti anche dai maggiori paesi emettitori di CO2, potrebbe semmai essere portata a negare le cause antropiche del global warming invece che a sostenerle – e a dirla tutta l’IPCC ha avuto sempre un approccio estremamente cauto, arrivando regolarmente in ritardo rispetto alla comunità scientifica.

  15. Roberto

    L’articolo è espressione di un’anima liberale…
    Le pieghe dello spirito umano sono tali che nessuno può dire: “è bene così!”. Ed affermare ciò non vuol dire avallare il relativismo della verità (senza, per contro, fare violenza al pluralismo delle opinioni, anche estreme). Il fatto è che il discorso di un liberale si colloca, per così dire, in un ambito ‘alto’. E per tale ragione suggerisco agli amici Riccardo e Alberto P. di non cedere troppo al radicalismo, che di ‘alto’ ha solamente i toni… In altre parole (ed un po’ nel mertio), sarà pure vero che l’inquinamento non è causa dello stile di vita degli uomini di oggi, ma vivere con stile prescinde dal portafoglio o dai reports scientifici sul clima…

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