2
Feb
2012

Contro la crescita, l’imposta sulla finanza

Il presidente Sarkozy, in vista delle imminenti elezioni ha deciso di introdurre la “famosa” e fumosa Tobin Tax o tassa sulle transazioni finanziarie.

E proprio ieri sul primo quotidiano economico italiano, il Sole 24 Ore è uscito un articolo a firma del Commissario Europeo alla Finanza, Algirdas Semeta a favore di questa nuova tassa che avrebbe, a suo dire, degli effetti miracolosi per la crescita.

57 miliardi di euro di nuove tasse, tutte dal settore più cattivo dell’economia: la finanza. Questi 57 miliardi di euro avrebbero effetti miracolosi per la crescita asfittica europea, che non a caso vedrà il 2012 in piena recessione. Non c’è da stupirsi visto il livello attuale dei Governanti.

Una tassa che fa aumentare la crescita è un non sense economico, ma è bene analizzare a fondo le parole dell’eurocommissario.

Veniamo dunque alla tassa sulle transazioni finanziarie.

Si chiede il Commissario: “la nuova tassa avrebbe degli effetti peggiori di altre tasse o dei tagli alla spesa”?

Ammette poi implicitamente che le banche non pagheranno le tasse poiché la scaricheranno sui loro clienti. Ma d’altronde per il Commissario il fatto che un piccolo investitore paghi 10 euro ogni volta che movimenti 10000 euro non è un problema. Detto questo non si accontenta perché alla fine dell’articolo viene affermato che il settore finanziario si accollerà questa tassa. Viene il dubbio che non abbia avuto la possibilità di leggersi poche righe prima poiché aveva appena finito di dire che quasi certamente le banche faranno pagare ai clienti l’imposta. Delle due, o l’una o l’altra.

Cerchiamo di rispondere analiticamente a tutte le affermazioni del Commissario alle Finanze della UE.

Il taglio della spesa è l’obiettivo primo che molti Governi dell’Aerea Euro dovrebbero adottare.

L’Italia, solo per rimanere al caso a noi più vicino, ha aumentato la spesa primaria di 13 punti in poco più di venti anni. Un risultato stupefacente che di fatto ha portato il nostro paese sul ciglio del baratro.

E i tagli della spesa non dovrebbero essere attuati in Portogallo, dove il paese luso paga già il 23 per cento sui titoli a cinque anni? E non dovrebbe essere tagliata la spesa in Grecia dove per anni si è vissuto al di sopra di ogni possibilità?

Un taglio della spesa pubblica avrebbe un effetto positivo molto maggiore di un’ulteriore tassa.

L’Unione Europea sembra non avere capito che la crisi del debito deriva dai comportamenti allegri di alcuni Governi dell’Eurozona.

Andiamo al secondo punto. Chi paga la tassa? Direi che qui devo essere d’accordo con l’euro Commissario. I clienti senza dubbio, perché un conto è su chi ricade la tassa legalmente e chi invece la paga. Sono certo che tale tassa verrà totalmente trasferita ai clienti delle banche. Su questo anche il Commissario è d’accordo e quindi non mi dilungo.

Il punto tragico dell’intervista a mio parere è un altro. “Chi dice che la tassa possa essere elusa, non ha letto bene la proposta della Commissione”. Se gli investitori dovessero credere a queste parole, avrebbero già fatto le valigie verso altri lidi.

La tassa secondo il Commissario non potrà essere elusa e per fare ciò si introduce un vero e proprio protezionismo che consiste nel limitare la libertà di circolazione dei capitali dall’Unione Europea verso paesi terzi e viceversa.

Quindi non solo si introduce una tassa, ma per renderla esigibile si decide di alzare una barriera protezionistica. Se così fosse, la proposta dell’Unione Europea porterebbe verso una fuga di capitali all’estero prima che tale tassa venga imposta, con il peggioramento della crisi di liquidità che la zona Euro sta attraversando ora.

Sembra che il “Ministro delle Finanze” europeo non abbia in mente che tale tassa possa diventare il colpo di grazia per la zona Euro.

Se l’obiettivo è quello di far fallire l’Euro, e su questo comincio a pensare che l’Unione Europea ce la stia mettendo tutta, l’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie sarebbe un colpo di genio.

Au revoir, Euro.

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29 Responses

  1. Vincenzo

    Buongiorno,
    “se l’obiettivo è quello di far fallire l’Euro”…. diciamo che se fallisse questo Euro pieno di pecche per farne nascere uno sano e basato su presupposti ben diversi forse non sarebbe poi così male. Comunque non è questo quello di cui volevo parlare.
    Penso che vi siano pochi dubbi che tutti i giochi finanziari, CDS, CDO, hedge funds e chi più ne ha ne metta, portino ben poco di produttivo. In fondo sono giochi a somma zero, dove non si produce niente. Nessun risparmiatore, e qui non parlo solo di chi ha da parte qualche migliaio di euro ma anche di persone relativamente benestanti che possano avere da parte qualche centinaio di migliaia di euro, si mette a giocare con la finanza. Il vero risparmiatore, cioè quello che finanzia la crescita, mette i suoi soldi in buoni del tesoro, azioni o che altro e li tiene lì, movimentandoli al massimo una-due volte all’anno. Non si mette certo a fare trading continuo o altri giochi simili. Quelli sono giochi che le banche e le istituzioni finanziarie fanno per se stesse.
    E, così facendo, hanno sottratto le menti più brillanti al mondo della produzione, quella vera, quella che produce burro, automobili, telefoni, lavatrici, scarpe, case, mobili, orologi, trasporti e via discorrendo.
    A me non interessa che la banca mi offra (?) un fondo speculativo che mi fa guadagnare l’1 % in più all’anno sui miei risparmi. A me interessa che chi produce burro, automobili, ecc., lo faccia in modo sempre più efficiente in modo che quei beni, che sono quelli con cui vivo costino, in termini reali, il 2 % di meno all’anno. E che ne produca una quantità sempre in grado di soddisfare la domanda senza che i prezzi schizzino alle stelle.
    Ecco perché tassare le transazioni finanziarie senza senso ha un senso.

  2. Antonio Palermo

    Una volta acquistare azioni era un po’ scommettere sulla bontà di un’impresa, di fatto, si davano capitali per far crescere il lavoro vero, la produzione e se si aveva visto giusto ci si guadagnava. Allo stesso modo si acquistavano titoli di Stato, scommettendo sulla capacita’ di una Nazione di crescere.
    A questo occorrerebbe tornare! Da non tecnico, credo che gran parte dei problemi dell’Occidente derivino dalla Finanza e dai giochini esasperati dei finanzieri, questo il problema! Tassare le transazioni finanziarie, serve solo ad inserire gli Stati più lucrosamente nel meccanismo finanziario senza fornire risorse alle imprese che puntano sulla produzione. Niente di nuovo, solo il riaffermarsi di politiche suicide ed aberranti, la riconferma del livello ignobile raggiunto dalla Politica in Occidente. In Italia in particolare, non focalizziamo questo snodo vitale, cioè rimettere al centro il lavoro marginalizzando la finanza.

  3. ALESSIO DI MICHELE

    @ Vincenzo:

    la kattiva finanza ! Lo sterco del demonio ! Cioè, quando la cattiva finanza i CCT li compre, allora è buona, e il denaro non è sterco del demonio, ma Lindt extra fondente; poi il ricavato va a finanziare la mafia, i forestali calabresi, il Fus, i ricchissimi dipendenti della regione Sicilia, e per pagare il servizio del debito si distrugge l’ economia, compresi i caseifici che producono il burro. Se invece gli speculatori (termine assolutamente, per me e per la lingua italiana, privo di connotazioni, negative o positive) esercitano il loro diritto di vendere pagherò di un emittente in cattive acque, allora sono kattivi: ed allora è giustificato il tassarli ad uretra di cockerino. Vogliamo farcene una ragione: gli stati europei che fanno demagogia con la Tobin, non solo fanno un favorone a piazze finanziare straniere, ma continuano a dare soldi a stati inefficienti, togliendoli ad economie forese non efficienti, ma di gran lunga meno inefficienti. Oltre a questo, soprattutto per l’ Italia, è come se l’ eroinomane pretendesse uno sconto sull’ eroina: ad un improbabile sconto del 5% corrisponderebbe sicuramente un’ eroina tagliata al 25% di più.

  4. Vincenzo

    @ Alessio Di Michele.
    Fosse per me manderei una buona metà dei dipendenti pubblici a casa oppure, se proprio non vogliamo privarli del sostentamento, a raccogliere pomodori o a zappare la terra.
    Detto questo, voglio chiarire, che comprare azioni o buoni del tesoro o qualsiasi altra cosa non è un male in se. Ciò che è sbagliato è quando diventa un’azione fine a se stessa, ovvero non finalizzata primariamente a fornire i mezzi a uno stato o, meglio ancora e forse solo, ad un’azienda di svilupparsi.
    Basta vedere, a proposito di finanza fine a se stessa, ciò che scrive Zuckerberk stesso nella lettera che accompagna l’IPO di Facebook (ho trovato questa notizia in un altro sito)

    «Ci quotiamo per i nostri dipendenti ed i nostri investitori. Quando abbiamo assegnato loro le azioni abbiamo preso un impegno a lavorare duro per farle valere e renderle liquide, e questa quotazione adempie al nostro impegno»

    Ovvero, tradotto, abbiamo pagato dipendenti e finanziatori con azioni e ora ci rivolgiamo a voi investitori fessi per monetizzare queste azioni e non già per sviluppare l’azienda. Insomma i soldi ce li terremo noi e i ben noti della finanza (tipo GS) in tasca nostra.

    Dove sta il progetto di sviluppo che dovrebbe essere connesso alla quotazione in borsa di un’azienda?

  5. ALESSIO DI MICHELE

    Come diceva Totò “opino”: comprare obbligazioni, azioni, swaps, il, bar sotto casa, …, non ha (ed è bene che non abbia) un orientamento sociale, per cui è buono se fa sviluppare l’ emittente, cattivo altrimenti; serve solo a far guadagnare (almeno nelle aspettative) chi compra l’ attività, sia coi dividendi che con la plusvalenze. Comprate, fregatevene del ruolo sociale (almeno fino a che il fregarvene non vi fa rimettere) ed auguri.

  6. Francesco P

    La grande finanza opera in un regime di tipo oligopolstico ed in un contesto in cui basta un click per delocalizzare i capitali. Inoltre le imprese finanziarie che sarebbero colpite dalla Tobin Tax hanno tutte il “pricing power” per trasferire i maggiori costi agli utenti finali. In realtà sarebbero i clienti delle banche e non gli azionisti a pagare quei 57 miliardi di euro di nuove tasse, ovviamente con gli interessi.
    Purtroppo è in corso una campagna mediatica sul tema della tassazione con accenni da vera e propria “caccia alle streghe”; questa campagna è rivolta a distrarre il grande pubblico dal costo della burocrazia europea e degli Stati membri, il vero nodo da scogliere con un colpo si spada netto e forte.

  7. Ricardo

    Non c’è dubbio che la mossa di Sarkozy è in buona parte elettorale, facendo leva sulla rabbia diffusa contro “gli speculatori”….che poi non si sa mai chi sono, ma sicuramente sono tanto cattivi ed è più facile dare la colpa di tutto ad un nemico invisibile che spiegare ai propri elettori come mai non si è stati capaci di riformare il proprio sistema economico….

    Tuttavia. l’idea di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie non è sbagliata in sé, se fatta con criterio, nei modi, nei tempi e soprattutto con le corrette finalità.

    E’ ampiamente documentato che il capitale a breve termine (quello appunto più tipicamente speculativo) è un’arma a doppio taglio – con la stessa facilità e velocità con cui arriva, alimentando la crescita (ma spesso anche le bolle), con la stessa facilità e velocità va via quando qualcosa va storto, lasciandosi dietro macerie.

    In altre parole, tale tipologia di capitale è intrinsecamente instabile e potenzialmente distruttivo (un’efficace metafore è quella data da Thomas Friedman che parla dell’”orda elettronica” con una similitudine con una mandria di bufali).

    Ora: introdurre una tassazione PROGRESSIVA basata sul TEMPO (tipo, per dire, il 20% per i titoli rivenduti dopo oltre 3 anni; il 30% tra 1 e 3 anni; il 40% meno di 1 anno; il 50% meno di 3 mesi)…., come suggerito da Giavazzi e Alesina, porterebbe notevoli benefici (oltre alle ovvie maggiori entrate per lo Stato):

    Tassando di più le attività tipicamente speculative (che sono tipicamente quelle più a breve termine) e di meno invece quelle di lungo periodo, si promuove l’attrazione di capitale stabile e produttivo e si disincentiva la speculazione pura, riducendo il rischio di formazione (e successiva esplosione) di bolle speculative.

    Tutto questo andrebbe fatto però evitando vincoli alla movimentazione come sta facendo Sarkozy, e soprattutto avrebbe più senso farlo DOPO aver fatto ripartire la crescita economica (e, magari, a livello europeo…) – in questo preciso momento, il rischio di bolle speculative è davvero l’ultimo dei nostri problemi, noi siamo in crisi nera di liquidità.

  8. Marco Tizzi

    Ricardo :

    Ora: introdurre una tassazione PROGRESSIVA basata sul TEMPO (tipo, per dire, il 20% per i titoli rivenduti dopo oltre 3 anni; il 30% tra 1 e 3 anni; il 40% meno di 1 anno; il 50% meno di 3 mesi)…., come suggerito da Giavazzi e Alesina, porterebbe notevoli benefici (oltre alle ovvie maggiori entrate per lo Stato):

    Scusa, ma le percentuali a cosa si riferiscono????

  9. Vincenzo

    @ Ricardo e Marco Tizzi
    I numeri mi sa tanto che sono esemplicficativi. In ogni caso penso che qualsiasi movimento che abbia orizzonte temporale breve andrebbe scoraggiato (ci sono operazioni che vengono aperte e chiuse in frazioni di secondo, mettendosi in mezzo tra compratore e venditore, semplicemente sfruttando la differente tempistica di introduzione tra i rispettivi ordini).
    Oltre a questo andrebbero scoraggiati quegli strumenti tipo CDS e simili, chiaramente non retail e francamente esistenti solo per giocare alla finanza (non uso la parola speculatore perché speculare significa vedere lontano) e che anzi sono utilizzati per promuovere movimenti in su o giù independentemente dai fondamentali sottostanti al titolo.
    Il risparmiatore compra per tenere e va tutelato, il giocatore di casino va scoraggiato

  10. Marco Tizzi

    @Vincenzo
    Quei numeri non hanno alcun senso, ovviamente. Le percentuali di cui si parla sono dell’ordine dello 0,01%-0,5%. Non credo che qualcuno voglia che se compro 1000 euro di azioni e le vendo il giorno dopo ci devo pagare 500 euro di tasse.
    Ma se si tratta di Giavazzi e Alesina non mi sorprenderebbe affatto una bella sparata a caso.

  11. Ricardo

    @ marco tizzi

    I numeri (cmq solo esemplificativi) erano intesi come tassazione delle plusvalenze

  12. Marco Tizzi

    @Ricardo
    Che dimostrano il fatto che Giavazzi e Alesina, ancora una volta, non hanno capito una mazza: la tobin tax è una tassa transazionale ovviamente, per quello si chiama “tassa sulle transazioni finanziarie”.
    In pratica è un bollo, che per esempio in U.K. c’è già, ma solo sulle azioni.
    La tassa si applica quindi al valore della transazione, per cercare di dissuadere gli investimenti più puramente speculativi.

    Ovviamente le plusvalenze sono già tassate in tutto il mondo.

  13. Marco Tizzi

    Il fatto che in U.K. una tassa sulle transazioni finanziarie già ci sia, limitata alle azioni, forse consente una lettura di questo articolo con un’ottica un po’ meno… come dire… fideistica.

    Ovvio che le tasse son sempre tasse, ma una tassa potrebbe anche sostituirne un altra, non sempre aggiungersi.
    Poi che non accada è un altro discorso.

  14. Claudio Di Croce

    Anche questa Tobin Tax come tutte le altre è la figlia della voracità del mondo pubblico ,-politici e dipendenti della PA – e della ignoranza mista a invidia e rancore sociale della massa del popppppolo che insieme vogliono colpire coloro che hanno un tenore di vita superiore alla media. Se notate quando si parla di imposizione fiscale si usano termini militari : lotta , guerra senza quartiere , colpire senza guardare in faccia nessuno . blitz ecc.. tutti termini usati per eccitare, ripeto, il popppppolo e la gggggente . I politici da una parte sobillano l’odio e l’invidia sociale dicendo che quei quattrini servono per i servizi ai cittadini- costosissimi e pagati anche se non se ne usufruisce – e dall’altra si apprestano ad appropriarsi di una percentuale di questa massa di denaro svolgendo la loro funzione primaria di intermediazione .

  15. Ricardo

    @ marco tizzi

    Errore mio, non mi sono spiegato in maniera confusa – dopo aver criticato l’iniziativa di sarkozy, su cui mi trovo d’accordo con l’articolo, sostenevo invece l’utilita’ di una tassa sulle RENDITE maggiore di quella attuale e progressiva in base al tempo (era questa la proposta di Alesina e Giavazzi).

    Mi scuso per la confusione.

    Pensando ora ad alta voce, tuttavia, forse anche una tobin tax con una struttura simile (chiaramente con aliquote piu’ adeguate di qualche ordine di grandezza) potrebbe essere un’ipotesi da considerare – sa se c’e’ qualche studio al riguardo?

  16. Marco Tizzi

    @Ricardo
    Scusi, non volevo essere arrogante o offensivo. Putroppo non ho una grande stima di Giavazzi/Alesina, vedo rosso al solo nominarli 🙂

    Non ho mai sentito una strutturazione delle tassazioni finanziarie basata sul tempo. A naso sembra un’ottima idea, ma non ho sufficienti conoscenze tecniche per poter dire se la cosa sia applicabile.
    Anche se con tutti i soldi che la finanza spende in sw sicuramente un calcolo del genere è fattibile in automatico, senza grandi problemi.
    Cerco in giro.

  17. carlo grezio

    in generale una tobin tax, cioè un bollo sulle transazioni finanziarie potrebbe anche non essere una cattiva idea, anzi me in molti mercati tasse su transazioni sono già attive.
    sarkozy naturalmente da buon politico da due soldi (ma comunque di grande classe rispetto agli esponenti tipici della destra italiota) cavalca qualunque idea se pensa che possa fruttargli qualche voto o distrarre gli elettori..
    in particolare però, cioè in italia, il problema non è aggiungere tasse ma toglierne, non incrementare aliquote ma ridurle, ovviamente facendopagare le tasse a tutti quelli che non le pagono.
    A parte il recupero dell’evasione per ridurre le tasse non c’e che ridurre significativamente la spesa pubblica corrente, che è tra le più alte del mondo, in % di un pil falsato dall’economia sommersa.
    Per ridurre la spesa pubblica inutile e burocratica, non c’e’ che da tagliare (cioè eliminare) uno dei 4 livelli amministrativi della PA.
    L’unico che ha senso tagliare perchè inutile e dannoso (e perchè comportrebbe un risparmio cospicuo) è l’abolizione immediata delle REGIONI.tutte e subito.
    A parità di spesa sanitaria cèeè un risparmio secco di 60 miliardi anno.
    Solo cosi’ si può sostenere la promessa fatta all’europa di ridurre dal 120 al 60 % in ventanni il debito pubblico.

  18. Marco Tizzi

    @carlo grezio
    Mi sembra che la tassazione sulla finanza in Italia sia tra le più basse al mondo, no?
    Cosa ancora più strana se si pensa che invece qualunque altra attività che porti un qualche profitto ha probabilmente la tassazione più alta e comunque di certo il peggior rapporto tasse/servizi.

    No, non credo proprio che la tobin tax sia un problema, anzi. I problemi restano gli altri.
    Poi certo che se chi la propone dice che la tobin tax aiuta la crescita… allora c’è solo da chiedersi: ma questa gente, seriamente, vogliamo pagarla ancora a lungo per farci comandare?

  19. carlo grezio

    @Marco Tizzi
    d’accordo
    infatti il mio problema è trovare un politico che voglia abolire le regioni.
    se poi vuole anche mettere la tobin tax…faccia pure

  20. Ricardo

    @ carlo grezio

    Fermo restando che siano tutti d’accordo sulla spesa pubblica….perche’ vuole abolire le regioni? Io mi accontenterei delle provincie

  21. carlo grezio

    @ricardo
    Ad un osservatore appena appema imparziale e razionale non può sfuggire che la macchina pubblica amministrativa è inutilmente farragginosa e soprattutto dotata di un livello, quello regionale, completamente inutile.
    Si possono e devono fare molti tagli, ma quelle delle province è stupidamente demagogico, sono le Regioni che vanno abolite in quanto inutili, costose, lontane dal cittadino.
    Le regioni costano 170 miliardi l’anno (compreso 100 miliardi di sanità mal gestita) e quindi 70 miliardi di costi di gestione per fare poco o nulla e male.
    Le province costano 8 miliardi l’anno e quelle piccole e periferiche – proprio quelle che questi cialtroni vogliono abolire – funzionano bene e costano poco.
    Sono le province delle grandi città che vanno abolite.
    La logica vorrebbe che si facessero i seguenti passi :
    – a livello comunale : azzeramento circoscrizioni, comunità montane, etc; fusione obbligatoria dei piccoli comuni in comuni di almeno 15.000 abitanti; riduzione, privatizzazione,razionalizzazione delle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni;
    – province : abolizione delle province delle grandi città e costituzione delle “città metropolitane” come risultante dell’aggregazione amministrativa di comune e provincia di Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna,Firenze, Bari , Palermo, Genova.Se questo desse come risultante la nascita di qualche nuova provincia dei comuni limitrofi non è un problema, le province non fanno nessun danno e le piccole province funzionano molto bene in generale, costando molto poco : sono quelle collegate alle grandi città che non servono a nulla.
    – abolizione regioni a statuto ordinario e speciale : questo è il punto fondamentale.
    le regioni oltre ad essere l’alibi di uno psuedofederalismo-regionalismo mal pensato e mai teorizzato, storicamente infondato e funzionalmente disastroso, sono la struttura più inefficace, incontrollata, produttrice di debito, di dipendenti pubblici inutili, di governatori e parlamentini inutili, costosi e corrotti.
    Deve essere ben chiaro che chi voglia tentare di far ripartire il paese deve buttare il poco che ha cercato di fare il centro destra, a partire dal ridicolo federalismo senza un progetto e azzerare tutto.Si deve riportare la pubblica amministrazione ad una dimensione che si sarebbe potuta ottenere con una robusta informatizzazione, quindi fortemente ridotta e senza il livello amministrativo regionale.
    Prima del 74-75 le regioni non c’erano e lo stato funzionava meglio di ora, nessuno ne sentiva la necessità: la loro nascita coincide con l’esplosione del debito pubblico, con l’implosione della pubblica amministrazione che perde la capacità gestionale di un governo centralizzato e non acquisterà mai la capacità operativa di una struttura federale,perchè l’italia non ha mai avuto una storia federalista. L’italia è un paese troppo piccolo e poco dinamico per potere sopportare una sovrastruttura federalista.
    Gli italiani cosi’ come non sono mai stati in grado di controllare l’attività e l’efficienza dei parlamentari nemmeno sono in grado di valutare quello che si fa nei capoluoghi di regione ( ed i partiti lo sanno benissimo ); invece per vecchia tradizionale comunale gli italiani sanno controllare i sindaci ed i presidenti delle province … che infatti – a parte le grandi città dove sono sostanzialmente inutili ed uno spreco – funzionano benino e con pochi soldi.

  22. Mario45

    Certo che l’Italia e’ più piccola della Svizzera. Come può sopportare una sovrastruttura federalista ?
    La spesa pubblica e’ esplosa con la riforma fiscale del ’72, con l’introduzione del sostituto d’imposta; i governanti e politici in genere si sono trovati immersi nella marmellata e si sono convinti che fosse inesauribile. Poi anche l’introduzione dele regioni, come del secondo e terzo canale, hanno certamente prodotto dei bei danni.

  23. carlo grezio

    @mario45
    una cosa è nascere federalisti.i cantoni non sono stati inventati dopo la svizzera.
    la svizzera è nata per volontà dei cantoni.
    una cosa è inventarsi una pseudostruttura federalista in uno stato nato centralista.
    in ogni caso qui il problema è semplicemnte organizzativo e di spesa compatibile.
    20 nuovi centri di spesa e di sperpero non sono sostenibili, e l’andamento del debitopubblico dagli anni 80 in poi con la struttura centrale sottoposta a pseudo tagli continui lo dimostra.
    abolire le regioni per salvare l’italia.
    oppure in salsa ottusamente leghista abolire l’italia per salvare le regioni.
    tertium non datur

  24. Mario45

    Prescindendo dalla salsa, più o meno ottusa (!), diciamocela proprio tutta: perché non aboliamo questo stato, che bene non ha MAI funzionato ?

  25. Mario45

    Beh, il prof.Miglio. Il problema, a mio parere, e’ uno stato centralizzato che in 150 anni ha dato pessimi risultati. Cambiamo la cornice. Polverizziamo l’amministrazione centrale, sostituiamola con tante locali sovvenzionate dai cittadini cui debbano rispondere, ricomponiamo il puzzle in una confederazione ed avremo qualcosa di simile alla Svizzera, a prescindere dall’estensione. Non vedo nulla di negativo nell’esistenza di un comune di 300 anime, purché i 300 siano disposti a sobbarcarsene i costi. Se il comune di Canicattì decide di costruirsi il duomo di Milano, o quello di Monate vuole uno stadio olimpico, i rispettivi cittadini devono essere ben consci che le spese vanno a loro esclusivo carico; dopodiché la scelta e’ un loro diritto esclusivo. Gli stati centralizzati non sono sempre esistiti e non sono certo il bene assoluto. Dovremmo riscoprire in questa luce il Medio Evo. Mi rendo conto che nulla di quanto mi piacerebbe verra’ realizzato, ma, d’altro canto, mi chiedo che senso abbia l’eliminazione delle regioni oltre al rafforzamento di uno stato centralizzato oppressivo che non promette nulla di buono.

  26. carlo grezio

    @Mario45
    se lei pensa ad una italia con 100-110 cantoni (la dimensione delle ns province) dotati anche di fortissima autonomia amministrativa, in cui la struttura sia chiaramente comune-provincia/cantone-stato, possiamo essere d’accordissimo.
    quello che non sta in piedi, che nessuno si può permettere è la doppia struttura locale provincia+regione.
    se dobbiamo eliminarne uno meglio togliere le regioni – che non c’erano e aumentare le deleghe alle province che sono strutture svuotate di attività che potrebbero svolgere molto meglio e molto più vicino al cittadino.
    ovviamente in una pianificazione appena intelligente Monate non avrà mai uno stadio olimpico mentre a canicatti di cattedrali ce ne sono anche troppe.

  27. Mario45

    Gentile sig Grezio, sicuramente si renderà conto che trattasi di fantasie: nessun politico eliminerà mai le regioni, cosi come nessuno polverizzerà il proprio potere realizzando uno Stato effettivamente federale.
    Personalmente, se si tratta di sognare, non mi pongo limiti e preferisco in ogni caso i sogni agli incubi.

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