30
Gen
2012

Alle farmacie sarebbe convenuta la fascia C invece delle misure approvate? – di Fabrizio Gianfrate

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Fabrizio Gianfrate.

Rispetto a quanto approvato, alle farmacie è convenuto di più quanto approvato nel decreto sulle liberalizzazioni o, come originariamente previsto e da esse fortemente osteggiato e rifiutato, l’allargamento della distribuzione a GDO e parafarmacie anche dei farmaci di fascia C con obbligo di ricetta?

Ho già espresso in questa sede alcune perplessità sull’efficacia delle misure sulle farmacie del decreto “Cresci Italia” riguardo all’incapacità di generare risparmio e vantaggio per i cittadini e sviluppo economico e occupazionale, ovvero gli obiettivi del provvedimento stesso.

Il netto rifiuto delle farmacie all’allargamento della vendita nella GDO e nelle parafarmacie anche ai medicinali a pagamento diretto ma con obbligo di prescrizione medica, i fascia C con ricetta ha portato il Governo a ripiegare sulle misure poi approvate: 5000 (o forse più) nuove farmacie, il pagamento di ogni farmacia a un fondo perequativo destinato a quelle con bassi introiti, l’assunzione forzata di uno o più collaboratori in funzione degli alti ricavi.

Il passaggio a GDO e parafarmacie anche della fascia C con ricetta avrebbe comportato una perdita media netta di profitto annuo per ogni singola farmacia intorno i 1500 €.

Infatti il mercato dei farmaci di fascia c con ricetta ammonta a 3000 milioni di euro. La quota di mercato a valore degli OTC uscita dalla farmacia a 5 anni dal decreto ammonta al 7%, ormai stabile. Si può ipotizzare un valore analogo per i fascia C con ricetta, benché questi abbiano peculiarità che possono frenare il paziente dal non acquistarli nella propria farmacia di fiducia (sono prevalentemente benzodiazepine, pillole anticoncezionali e medicinali per la disfunzione erettile) che corrisponderebbe ad una perdita media in ricavi di 210000 euro pari a 12000 € per farmacia pari ad un profitto netto perduto in media da ogni farmacia, appunto, di 1500 €.

Siamo certi che questa perdita di 1500 € per ognuna di esse sarebbe stata superiore a quella che verrà dall’aggiunta al sistema di 5000 farmacie, con il mercato stagnante quindi da re distribuire tra 22500 farmacie contro le attuali 17500, dal pagamento dovuto al fondo delle farmacie dai bassi ricavi, presumibilmente molte delle nuove 5000 e dall’assunzione forzata di uno o più collaboratori in funzione degli altri ricavi?

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9 Responses

  1. Ricardo

    In effetti, paradossalmente, gli sarebbe convenuta la liberalizzazione.

    Il problema è che sarebbe convenuta a tutti, ma purtroppo su questo punto il Governo ha ceduto.

    Particolarmente fastidioso, poi, è il modo in cui la farmacie si oppongono nascondendosi dietro il diritto alla salute dei cittadini….come se nelle parafarmacie ci fosse un analfabeta e non un laureato in farmacia esattamente come loro.

  2. ciccio

    Ancora e’ un po prematuro stabilire un perdita ,perche’ il decreto legge che ancora deve essere convertito in legge dal parlamento,verra’ stravolto .Dalle ultime indiscrezioni si dice che le farmacie di nuova apertura saranno 2500 -3000- e non le 5000 -7000.Sara’ tolto l’obbligo di assumere Personale superato un fatturato.L’art 40cpc vieta anche ai giudici di sindacare sulle scelte dell’imprenditore in materia di assunzioni e licenziamenti nella propria attivita’.
    Comunque detto questo sono d’accordo che la perdita e’ superiore rispetto all’introduzione della fascia c nelle parafarmacie e nella gdo

  3. Forse si, però la dirigenza di federfarma ha in testa una sottile strategia difensiva , una tecnica gattopardesca di questa storia anticoncorrenziale che potrebbe funzionare così :
    1) Il “cresci italia” è meno urgente del “salva italia” , quindi tempo per attutire e di molto la botta c’è……
    2) Prima fase : Federfarma e la sua “longa manus” politica presente in PDL e PD ha evitato e castrato la liberalizzazione dei farmaci di Fascia C (che generava concorrenza positiva e calo dei prezzi, come è successo con lenzuolate di Bersani), sia nel “salva Italia” che nel “cresci Italia”.
    3) seconda fase: l’attacco al capo del terrorista di “Aspirina Rossa” colui che ha colpa di un gravissimo reato nei confronti dei grassi titolari di farmacia: aver consentito l’apertura (su 3800) di ben 150 pericolosissimi covi/corner delle parafarmaCOOP, spina dorsale di “Aspirina Rossa” .
    4) terza fase : è quella di riportare il numero delle farmacie a quello previsto dalle sacre scritture della “legge corporativa” ovvero: 4000/5000 abitanti per farmacia. Come? Ma in parlamento ovvio, con cavilli, emendamenti e postille, come i colpi di mano operati a dicembre scorso che ha trovato i fini liberalizzatori alla Catricalà spiazzati….poverini…..sommersi dalle “zavorre italiane” che sono finite per zavorrare anche il PD e il fantomatico capo di “Aspirina Rossa” al secolo Pierluigi Bersani.

  4. Luigi

    Cari signori, dare infinite sedi farmaceutiche è togliere di fatto barriere all’entrata. Aumentare di 5000 sedi farmaceutiche è liberalizzare di fatto.
    Il governo fugge dalle battaglie ideologiche, ma è molto sostanziale, quando può.

  5. Ricardo

    @Luigi

    Si e no.
    Aumentare di 5000 le sedi farmaceutiche è di fatto come eliminare il numero chiuso solo se presumiamo che la quantità efficiente si raggiunga anche con un aumento più modesto.
    Anche in tal caso, cmq, vale nel breve periodo ma non nel lungo.
    Tutto questo ammesso e non concesso che l’aumento sia effettivamente di 5000.

    In aggiunta: liberalizzazione vorrebbe anche la vendita nelle parafarmacie e nella grande distribuzione, cosa purtroppo saltata.

    In conclusione: per carità – la norma del Governo è cmq meglio di niente, soprattutto dopo il niente totale durato più di 10 anni, ma il timore è che le liberalizzazioni vengano svuotate un pezzetto alla volta

  6. Sullo specifico non saprei che dire, ma come informatico, che ogni tanto necessita farmaci per se o parenti e che da un po’ di anni ai primi di febbraio passa tre ore in farmacia come volontario alla giornate della colletta del famaco (spero di farlo anche quest’anno) – noto il seguente processo:
    1) Il medico si volge al computer e prescrive un farmaco al paziente
    2) il paziente o chi per esso va in farmacia ed il farmacista si volge al computer poi dice “venga a ritirarlo alle xx” e gli dà uno scontrino
    3) alle ore xx il paziente torna in farmacia a ritirare il farmaco.

    Non si potrebbe fare una modifica al software in modo che
    1) il medico si volge al computer dicendo “in che farmacia le è comodo ritirare il farmaco…” e gli da uno scontrino con l’ora
    2) il paziente all’ora stabilita va in farmacia, che ha ricevuto farmaco e dati del paziente, e lo ritira.

    E vero che c’è il rischio che il paziente non vada e non paghi, ma a)sarebbe sciocco non prendere il farmaco b)I suoi dati sono noti e non può sfuggire.
    — questo farebbe perdere meno tempo alla gente, diminuirebbe le scorte e comunque sarebbe un’opportunità di lavoro, magari anche piccola, ma per un informatico.

  7. Proprietari di Farmacie: ora scatta l’opera di svuotamento delle liberalizzazioni.

    Si legga l’articolo in basso pubblicato su un giornale telematico del settore farmaceutico . Si tratta di un articolo chiaramente ispirato dai proprietari di farmacia ed è chiara la strategia, garantito a dicembre il monopolio delle farmacie sulla fascia C ed indirizzato “ad Hoc” il governo finto liberalizzatore (alla Catricalà ) verso la modifica della pianta organica, ora la “terza fase” prevede lo svuotamento della norma presente nel “cresci Italia”. Come?
    Il numero relativo al quorum abitanti-farmacia va aumentato, anzi si dettano perfino le condizioni al povero ministro della Sanità che come Catricalà è cascato nella fumosa ma efficace rete che i proprietari di farmacie hanno teso al governo: si paventa la serrata delle farmacie ( che erano d’acccordo solo al 60 % per il tipo di lotta dato che il cassetto fa sempre gola) e poi si tratta spuntando incontri ed audizioni al Senato per esporre il compromesso che all’osso è riducibile così:
    1. Va innalzato il quorum abitanti- farmacie da 3000 ad almeno a 3500.( ma vedrete che alla fine sarà di più). I resti per apertura di ulteriore sede saranno computati solo dal 50% in su.
    2. Va eliminato il comma che prevedeva l’apertura di farmacie comunali nelle grandi stazioni e centri commerciali

    Non è chiaro cosa i proprietari di farmacia danno in cambio al governo per queste norme che vanno chiaramente a loro vantaggio e che di fatto faranno apparire ancora una volta il governo dei liberalizzatori come il più gattopardesco e inetto esecutivo e le lenzuolate di bersaniana memoria ( già molto timide) come uno dei più sfrenati liberalizzatori d’Italia.
    Un esecutivo che fa la faccia cattiva con i deboli ( le parafarmacie) e la pecora con i forti (Federfarma) in esecutivo che esegue quello che le corporazioni dettano.

    Inoltre il quorum proposto dai proprietari non cambierà nulla nella rete della farmacie, in quanto le nuove sedi saranno per la maggior parte riassorbite da quelle che si stanno aprendo già con la legge attuale, si accelererà solo il processo tutto qui.
    Un governo veramente liberalizzatore avrebbe invece indirizzato l’azione non verso una punizione dei titolari, mantenedo però la logica perversa e corporativa della pianta organica, ma sul vantaggio dei cittadini, aumentando la concorrenza sulla fascia C e seguendo la linea, già funzionante di potenziamento del secondo canale( le parafarmacie), mantenendolo in competizione con il primo ( le farmacie) accettando la logica della Fascia C in concorrenza reale (le farmacie non faranno mai sconti verso altre farmacie vedi decreto Storace), soo così i prezzi sarebbero scesi.
    Per cui cosa fare? Ormai Catricalà ed il governo hanno perso, le parafarmacie hanno perso, ha vinto solo chi non vuole cambiare, dato che ora non avrà più concorrenti, un risultato che neanche il più feroce dei “contro-liberalizzatori” avrebbe mai immaginato.

    da Farmacista 33 del 31-genn.2012

    Balduzzi convoca Federfarma, sciopero rinviato

    Slitta a data da destinarsi lo sciopero nazionale delle farmacie che Federfarma aveva indetto per domani. La decisione è stata ufficializzata ieri sera dopo una riunione del consiglio di presidenza del sindacato e vuole rappresentare un messaggio di disponibilità a fronte degli inviti al dialogo arrivati negli ultimissimi giorni dalle istituzioni. Due in particolare: la convocazione del ministro Balduzzi per un incontro al dicastero, domani alle 19, e quindi l’audizione davanti alla Commissione industria del Senato (che sta esaminando il decreto sulle liberalizzazioni),fissata per venerdì.
    Per capire quante siano oggi le chance di arrivare a una proposta di riordino che mitighi i passaggi più indigesti del decreto sarà decisivo soprattutto l’incontro con Balduzzi (foto). Non a caso, Federfarma ha già fissato per il giorno successivo una conferenza stampa che servirà ad aggiornare il calendario della protesta in base agli sviluppi. La linea del sindacato, in ogni caso, rimane quella sancita dal manifesto di ottobre, anche se è evidente che ora sul piatto non ci sono più i principi (dalla pianta organica alla liberalizzazione della fascia C) ma i numeri: a quale altezza fissare l’asticella del quorum e soprattutto a quale cifra fermare la conta delle farmacie di nuova istituzione di cui ha bisogno il paese. Si gioca qui il confronto, con gli altri provvedimenti del decreto nel ruolo di pedoni da giocare in base allo sviluppo della partita. Vale certamente per le aperture in stazioni e centri commerciali: in Federfarma, infatti, c’è anche chi non direbbe no a un quorum a 3.500 (più il 50% per la seconda sede) purché si elimini il comma 3 sulle aperture nelle strutture a grande affluenza.

  8. G.Andrea Ferraiolo

    Leonardo Marchitto :
    Proprietari di Farmacie: ora scatta l’opera di svuotamento delle liberalizzazioni.
    Si legga l’articolo in basso pubblicato su un giornale telematico del settore farmaceutico . Si tratta di un articolo chiaramente ispirato dai proprietari di farmacia ed è chiara la strategia, garantito a dicembre il monopolio delle farmacie sulla fascia C ed indirizzato “ad Hoc” il governo finto liberalizzatore (alla Catricalà ) verso la modifica della pianta organica, ora la “terza fase” prevede lo svuotamento della norma presente nel “cresci Italia”. Come?
    Il numero relativo al quorum abitanti-farmacia va aumentato, anzi si dettano perfino le condizioni al povero ministro della Sanità che come Catricalà è cascato nella fumosa ma efficace rete che i proprietari di farmacie hanno teso al governo: si paventa la serrata delle farmacie ( che erano d’acccordo solo al 60 % per il tipo di lotta dato che il cassetto fa sempre gola) e poi si tratta spuntando incontri ed audizioni al Senato per esporre il compromesso che all’osso è riducibile così:
    1.Va innalzato il quorum abitanti- farmacie da 3000 ad almeno a 3500.( ma vedrete che alla fine sarà di più). I resti per apertura di ulteriore sede saranno computati solo dal 50% in su.
    2.Va eliminato il comma che prevedeva l’apertura di farmacie comunali nelle grandi stazioni e centri commerciali
    Non è chiaro cosa i proprietari di farmacia danno in cambio al governo per queste norme che vanno chiaramente a loro vantaggio e che di fatto faranno apparire ancora una volta il governo dei liberalizzatori come il più gattopardesco e inetto esecutivo e le lenzuolate di bersaniana memoria ( già molto timide) come uno dei più sfrenati liberalizzatori d’Italia.
    Un esecutivo che fa la faccia cattiva con i deboli ( le parafarmacie) e la pecora con i forti (Federfarma) in esecutivo che esegue quello che le corporazioni dettano.
    Inoltre il quorum proposto dai proprietari non cambierà nulla nella rete della farmacie, in quanto le nuove sedi saranno per la maggior parte riassorbite da quelle che si stanno aprendo già con la legge attuale, si accelererà solo il processo tutto qui.
    Un governo veramente liberalizzatore avrebbe invece indirizzato l’azione non verso una punizione dei titolari, mantenedo però la logica perversa e corporativa della pianta organica, ma sul vantaggio dei cittadini, aumentando la concorrenza sulla fascia C e seguendo la linea, già funzionante di potenziamento del secondo canale( le parafarmacie), mantenendolo in competizione con il primo ( le farmacie) accettando la logica della Fascia C in concorrenza reale (le farmacie non faranno mai sconti verso altre farmacie vedi decreto Storace), soo così i prezzi sarebbero scesi.
    Per cui cosa fare? Ormai Catricalà ed il governo hanno perso, le parafarmacie hanno perso, ha vinto solo chi non vuole cambiare, dato che ora non avrà più concorrenti, un risultato che neanche il più feroce dei “contro-liberalizzatori” avrebbe mai immaginato.
    da Farmacista 33 del 31-genn.2012
    Balduzzi convoca Federfarma, sciopero rinviato
    Slitta a data da destinarsi lo sciopero nazionale delle farmacie che Federfarma aveva indetto per domani. La decisione è stata ufficializzata ieri sera dopo una riunione del consiglio di presidenza del sindacato e vuole rappresentare un messaggio di disponibilità a fronte degli inviti al dialogo arrivati negli ultimissimi giorni dalle istituzioni. Due in particolare: la convocazione del ministro Balduzzi per un incontro al dicastero, domani alle 19, e quindi l’audizione davanti alla Commissione industria del Senato (che sta esaminando il decreto sulle liberalizzazioni),fissata per venerdì.
    Per capire quante siano oggi le chance di arrivare a una proposta di riordino che mitighi i passaggi più indigesti del decreto sarà decisivo soprattutto l’incontro con Balduzzi (foto). Non a caso, Federfarma ha già fissato per il giorno successivo una conferenza stampa che servirà ad aggiornare il calendario della protesta in base agli sviluppi. La linea del sindacato, in ogni caso, rimane quella sancita dal manifesto di ottobre, anche se è evidente che ora sul piatto non ci sono più i principi (dalla pianta organica alla liberalizzazione della fascia C) ma i numeri: a quale altezza fissare l’asticella del quorum e soprattutto a quale cifra fermare la conta delle farmacie di nuova istituzione di cui ha bisogno il paese. Si gioca qui il confronto, con gli altri provvedimenti del decreto nel ruolo di pedoni da giocare in base allo sviluppo della partita. Vale certamente per le aperture in stazioni e centri commerciali: in Federfarma, infatti, c’è anche chi non direbbe no a un quorum a 3.500 (più il 50% per la seconda sede) purché si elimini il comma 3 sulle aperture nelle strutture a grande affluenza.

    Leonardo Marchitto :
    Proprietari di Farmacie: ora scatta l’opera di svuotamento delle liberalizzazioni.
    Si legga l’articolo in basso pubblicato su un giornale telematico del settore farmaceutico . Si tratta di un articolo chiaramente ispirato dai proprietari di farmacia ed è chiara la strategia, garantito a dicembre il monopolio delle farmacie sulla fascia C ed indirizzato “ad Hoc” il governo finto liberalizzatore (alla Catricalà ) verso la modifica della pianta organica, ora la “terza fase” prevede lo svuotamento della norma presente nel “cresci Italia”. Come?
    Il numero relativo al quorum abitanti-farmacia va aumentato, anzi si dettano perfino le condizioni al povero ministro della Sanità che come Catricalà è cascato nella fumosa ma efficace rete che i proprietari di farmacie hanno teso al governo: si paventa la serrata delle farmacie ( che erano d’acccordo solo al 60 % per il tipo di lotta dato che il cassetto fa sempre gola) e poi si tratta spuntando incontri ed audizioni al Senato per esporre il compromesso che all’osso è riducibile così:
    1.Va innalzato il quorum abitanti- farmacie da 3000 ad almeno a 3500.( ma vedrete che alla fine sarà di più). I resti per apertura di ulteriore sede saranno computati solo dal 50% in su.
    2.Va eliminato il comma che prevedeva l’apertura di farmacie comunali nelle grandi stazioni e centri commerciali
    Non è chiaro cosa i proprietari di farmacia danno in cambio al governo per queste norme che vanno chiaramente a loro vantaggio e che di fatto faranno apparire ancora una volta il governo dei liberalizzatori come il più gattopardesco e inetto esecutivo e le lenzuolate di bersaniana memoria ( già molto timide) come uno dei più sfrenati liberalizzatori d’Italia.
    Un esecutivo che fa la faccia cattiva con i deboli ( le parafarmacie) e la pecora con i forti (Federfarma) in esecutivo che esegue quello che le corporazioni dettano.
    Inoltre il quorum proposto dai proprietari non cambierà nulla nella rete della farmacie, in quanto le nuove sedi saranno per la maggior parte riassorbite da quelle che si stanno aprendo già con la legge attuale, si accelererà solo il processo tutto qui.
    Un governo veramente liberalizzatore avrebbe invece indirizzato l’azione non verso una punizione dei titolari, mantenedo però la logica perversa e corporativa della pianta organica, ma sul vantaggio dei cittadini, aumentando la concorrenza sulla fascia C e seguendo la linea, già funzionante di potenziamento del secondo canale( le parafarmacie), mantenendolo in competizione con il primo ( le farmacie) accettando la logica della Fascia C in concorrenza reale (le farmacie non faranno mai sconti verso altre farmacie vedi decreto Storace), soo così i prezzi sarebbero scesi.
    Per cui cosa fare? Ormai Catricalà ed il governo hanno perso, le parafarmacie hanno perso, ha vinto solo chi non vuole cambiare, dato che ora non avrà più concorrenti, un risultato che neanche il più feroce dei “contro-liberalizzatori” avrebbe mai immaginato.
    da Farmacista 33 del 31-genn.2012
    Balduzzi convoca Federfarma, sciopero rinviato
    Slitta a data da destinarsi lo sciopero nazionale delle farmacie che Federfarma aveva indetto per domani. La decisione è stata ufficializzata ieri sera dopo una riunione del consiglio di presidenza del sindacato e vuole rappresentare un messaggio di disponibilità a fronte degli inviti al dialogo arrivati negli ultimissimi giorni dalle istituzioni. Due in particolare: la convocazione del ministro Balduzzi per un incontro al dicastero, domani alle 19, e quindi l’audizione davanti alla Commissione industria del Senato (che sta esaminando il decreto sulle liberalizzazioni),fissata per venerdì.
    Per capire quante siano oggi le chance di arrivare a una proposta di riordino che mitighi i passaggi più indigesti del decreto sarà decisivo soprattutto l’incontro con Balduzzi (foto). Non a caso, Federfarma ha già fissato per il giorno successivo una conferenza stampa che servirà ad aggiornare il calendario della protesta in base agli sviluppi. La linea del sindacato, in ogni caso, rimane quella sancita dal manifesto di ottobre, anche se è evidente che ora sul piatto non ci sono più i principi (dalla pianta organica alla liberalizzazione della fascia C) ma i numeri: a quale altezza fissare l’asticella del quorum e soprattutto a quale cifra fermare la conta delle farmacie di nuova istituzione di cui ha bisogno il paese. Si gioca qui il confronto, con gli altri provvedimenti del decreto nel ruolo di pedoni da giocare in base allo sviluppo della partita. Vale certamente per le aperture in stazioni e centri commerciali: in Federfarma, infatti, c’è anche chi non direbbe no a un quorum a 3.500 (più il 50% per la seconda sede) purché si elimini il comma 3 sulle aperture nelle strutture a grande affluenza.

    Sono un farmacista e lavoro in azienda farmaceutica.
    Certo è che il dl che prevede l’apertura delle nuove 5000 farmacie NON possono essere definite liberalizzazioni .
    Le norme concorsuali che saranno adottate per i nuovi concorsi (se e quando si faranno) sono state suggerite anche questa volta da Federfarma :vedasi punteggio 100 e 70 per farmacisti di parafarmacia
    I Titolari di farmacia privata hanno suggerito e ottenuto neggli anni passati una serie di leggi tese a favorire nei concordi i farmacisti parenti amici dei titolari che hanno frequentato la farmacia di famiglia.
    Le liberalizzazioni dovrebbero ‘portare vantaggi ai cittadini e consentire un reale e libero accesso alla professione di circa 60.000 farmacisti su un totale di 85.000 in italia che nel 2015 diventeranno 100.000.
    In italia manca il libero accesso alla professione del farmacista.
    Occorre separare la proprietà della farmacia da accesso alla professione di farmacista.
    La liberalizzazione della vendita dispensazione dei farmaci C con ricetta avrebbe consentito la sopravvivenza delle 3850 Parafarmacie ( solo 150 della GDO ) e il mantenimento del posto di lavoro di circa 5000 farmacisti e famiglie.
    Questi ultimi hanno compiuto il loro stesso iter formativo dei titolari delle
    farmacie private,sono assogettati agli stessi obblighi in termini di contributi pensionistici ( Enpaf € 4300 /anno) formativi Ecm ( almeno 50-100 € per crediti Ecm ) e deontologici
    L’unica magra consolazione : i cittadini hanno finalmente capito che Federfarma e i Titolari delle 16.500 farmacie private sono interessati SOLO alla difesa dei propri privilegi e fatturati e non intendono rinunciare neanche a € 1500 di utile annuo
    I citadini che hanno seguito in tv o sul web il filmato e icommenti ( anche di alcuni farmacisti..) della tramissione LeIene di giovedi 26-1-2012 circa le truffe e illegalità compiute nella farmacia di NoviLigure difficilmente crederanno che si tratti di un caso isolato come sostiene Federfarma…e questo a prescindere dei moltissimi farmacisti onesti titolari e non che compiono il proprio lavoro nel rispetto delle leggi e del codice deontologico.

  9. 169 emendamenti all’art. 11 (farmacie ) del “cresci italia” ci sara la riforma e la liberalizzazione nel settore della distribuzione dei farmaci in Italia?

    Incredibile le forze politiche riescono a dividersi anche su questo settore!
    Il PD ha presentato emendamenti i più razionali e imbevuti di spirito originario delle lenzuolate, mentre il PDL tradizionalmente solo difensivi della corporazione dei proprietari di farmacie.
    Il problema ora è un altro: ci sono 169 emendamenti all’art. 11 del cresci italia ed il rischio che in aula ci siano colpi di mano che facciano male a tutti e soprattutto ai cittadini che vogliono avere farmaci ad un prezzo minore e consigliati da un professionista.
    Quello che occorre è una guida una road map per la riforma distribuzione del farmaco in Italia che ponga fine alle guerre ideologiche su questa questione e guardi alle esperienze già positive in atto: le lenzuolate.
    Visto che gli”apprendisti-stregoni” della liberalizzazione alla Catricalà hanno generato solo caos che sia Bersani stesso o suo delegato a pruomovere un emendamento bypartisan che tenendo la barra dritta e ferma sul tema lenzuolate ( cioè fascia C) non sia sentito come punitiva nel confronti dei proprietari di farmacia.(non credo che il PD sia contro i titolari , ma contro i privilegi in genere e insostenibili si)
    La proposta deve essere riformista, cambiare realmente le cose…cioè le lenzuolate….hanno aiutato i cittadini con sconti utili sui farmaci senza far fallire nessuno lasciando spazio alla concorrenza positiva…

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