Le liberalizzazioni: assicurazioni e facile propaganda – di Paolo Marigliani

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Paolo Marigliani.

Sono agente di assicurazioni dal 1971 ed ho 60 anni.

Monomandatario per il ramo danni, quindi anche Rc auto, inizialmente per obbligo e ,successivamente, per scelta (non ho un portafoglio tale da potere sostenere 2 mandati).

Mi risparmio i commenti sulla prima proposta del governo, che prevedeva l’obbligo dei due mandati (il che sarebbe significato la chiusura della mia agenzia) ma non posso esimermi da commentare negativamente quanto indicato nel decreto liberalizzazioni e, più precisamente:

(1) L’obbligo di presentare ulteriori tre preventivi di altre compagnie ed illustrarne le garanzie.

Questo vorrebbe dire che dovrei scaricarmi dal sito delle singole compagnie i preventivi e le condizioni contrattuali, studiarle e poi illustrarle al cliente; ma questo lo può già fare il cliente stesso per cui non riesco a comprenderne l’utilità reale. Tra l’altro tutti sappiamo che le tariffe indicate nei siti delle compagnie, praticamente, non vengono mai applicate in quanto esiste il montesconti di agenzia e la stariffazione in base alla strategia commerciale delle singole compagnie.

Inoltre non capisco come potranno soddisfare tale obbligo (inutile) le compagnie telefoniche e quelle internet.

Rammento che siamo l’unica attività che INDICA AL CLIENTE quali sono le provvigioni sulla polizza.

(2) Obbligo per le Banche

Qui sorge qualche sospetto sui rapporti tra l’esecutivo ed il sistema bancario in quanto l’UNICO provvedimento corretto da emettere era che le Banche non potessero più obbligare il cliente a sottoscrivere la polizza incendio-scoppio e la polizza vita: non devono neanche proporle perché non sono agenti di assicurazione.

Mi sembra che l’esecutivo sia intervenuto su molti temi ma, mi chiedo, quando comincerà a toccare la casta delle 8.000 (ottomila) società pubbliche/partecipate con i 40.000 (quarantamila) membri dei consigli di amministrazione che non hanno alcuna attività operativa ma che drenano una quantità enorme di denaro pubblico; quando determineranno che gli stipendi dei dipendenti di queste società (in particolare quelli dei funzionari-dirigenti) dovranno essere pari a quanto percepito dai pari ruolo nei contratti del settore privato?
Probabilmente non lo faranno mai in quanto siamo un popolo che ad ogni trasmissione di «Striscia la notizia» vede opere pubbliche in abbandono e non si indigna.

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