Decreto liberalizzazioni e notai: chiamatela pianificazione, non liberalizzazione!

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Il notaio, come noto, è una di quelle figure professionali classiche protette da un ordinamento proprio, incluso ma separato da quello generale, ordinamento che costituisce, rispetto alla collettività esterna all’ordine medesimo, una barriera di protezione sia per l’esercizio dell’attività notarile che per l’ingresso alla professione.

Quanto a quest’ultimo profilo, il numero dei notai che possono esercitare la professione è programmato, tanto nel limite massimo che in rapporto al territorio di assegnazione. Si tratta dunque di una professione rigida fin dal presupposto di esercizio, con la conseguenza che, un po’ come i giudici, i quali tuttavia sono dipendenti dello Stato, l’avvio dell’attività notarile è sottoposto a rigide condizioni: periodo di tirocinio obbligatorio, superamento del concorso e limite massimo per decreto di posti da bandire.

L’art. 12 del decreto sulle liberalizzazioni dispone, a tal proposito, un incremento di 500 posti nell’organico notarile, da sommare ai posti già programmati ma non ancora assegnati, per un totale di circa 1500 unità in più. Si può anche essere favorevoli a tale aumento, ma sembra evidente che ampliare per legge il numero dei posti disponibili non è affatto una forma di liberalizzazione, quanto piuttosto l’ultima delle conferme della pianificazione ope legis di tale attività.

A rigor di logica mantenere il numero chiuso e semplicemente aumentarlo è un’attività di programmazione, non il suo contrario. Non si vuole discutere qui dall’opportunità o meno di questa scelta, per la quale bisognerebbe ragionare se l’aumento sia uno stimolo alla competizione tra notai, data anche l’abolizione delle tariffe, o sia uno sforzo inutile, considerato l’immobilismo attuale del mercato. Mentre si rimanda all’approfondimento di Silvio Boccalatte per le altre disposizioni relative alle professioni, qui si vuole solo sottolineare che resta difficile giustificare tanto l’inserimento di questa disposizione in un decreto cd. di liberalizzazioni, quanto le reazioni che ne sono seguite, per le quali il potenziamento dell’organico notarile  (PDF) equivale a una esposizione dei notai al libero mercato della loro professione.

Né valgono a ritenere che di liberalizzazione si tratti le ulteriori disposizioni dedicate ai notai, che hanno per effetto l’estensione della funzione notarile oltre il territorio del distretto in cui è ubicata la sede, e per l’intero ambito territoriale della corte d’appello nella quale il distretto è ubicato. Anche questa disposizione, infatti, ha il tono di una programmazione camuffata: a fronte della possibilità per il notaio di aprire un secondo ufficio – peraltro solo nel distretto di appartenenza –, ci sono infatti nuovi e puntuali obblighi di presenza nell’ufficio principale, che gli impongono di assistere al proprio ruolo nella sede assegnata per almeno tre giorni a settimana e per almeno uno ogni quindici giorni per ogni comune o frazione di comune aggregati.

Anche in merito a questa disposizione, prima ancora di verificarne il merito e l’opportunità, si vuole sottolinearne l’incoerenza rispetto all’annuncio di una liberalizzazione del settore. Quelle che il legislatore sta introducendo sono nuove e aggiuntive regole, persino puntuali quanto agli obblighi di orari. È una programmazione latente, per quanto ampliativa negli effetti, sotto la superficie di una presunta liberalizzazione.

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