Decreto liberalizzazioni: le assicurazioni “chiuse in una scatola nera”

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Non è ben chiaro quale sia la logica cui sono improntati gli interventi del governo in tema di assicurazione. Da una parte, l’esecutivo è parso determinato ad insistere sul plurimandato: gli intermediari di polizze RC Auto devono presentare almeno tre preventivi ai loro assistiti, e due invece quanti offrano una assicurazione connessa all’erogazione di mutui. Il presupposto, invero curioso, è che i diversi prodotti possano competere solo se venduti dallo stesso agente.

Questo ovviamente porta a politicizzare la scelta del modello di distribuzione, sottraendola alla libertà di contratto e pertanto alla sfera della libertà economica propriamente detta. Ma le liberalizzazioni non dovevano servire proprio ad ampliare il raggio, della libertà economica?

L’IBL ha pubblicato uno studio di Jacopo Perego che tentava di valutare (pure a fronte di una evidenza empirica naturalmente limitata nel tempo) l’impatto del decreto Bersani in merito (PDF – link provvisorio per problemi tecnici, ci scusiamo con i lettori). Perego suggeriva come di fatto vi sia stato un “trasferimento della rendita”: dalle assicurazioni agli agenti. Senza però benefici per il consumatore.

L’esperienza suggerisce che al consumatore conviene la competizione anche tra organizzazioni commerciali differenti. Questo a maggior ragione nel mondo di oggi, nel quale l’accesso all’informazione è molto meno costoso che in passato.

D’altro canto, con il decreto per la prima volta il governo prende di petto un problema importante per l’rc auto, ovvero l’incidenza delle frodi, anche se il meccanismo identificato (comunicazioni periodiche all’Isvap, l’autorità di settore, dove per il resto già avrebbe dovuto essere attiva una banca dati come quella preconizzata dal decreto) appare meno convincente dell’istituzione di un organismo ad hoc come vigili sulle frodi, come chiesto più volte dalle compagnie.

Da ultimo, si stabilisce che saranno a carico delle compagnie i costi per l’installazione (volontaria) di una “scatola nera” sulle macchine degli assicurati. Queste “scatole nere” sono dispositivi potenzialmente rivoluzionari, per il mondo assicurativo, dal momento che possono fornire una accurata “storia” del veicolo, utile a ricostruire al millimetro il sinistro. È in tutta evidenza interesse delle compagnie proporne l’adozione, ma non si capisce perché non se ne sia lasciata, integralmente e limpidamente, al mercato la disciplina. Chi vuole installare una “scatola nera” suggerisce, in virtù di questo solo fatto, di essere tendenzialmente più prudente di altri alla guida. Questo può influenzare la stima dei rischi: lo capiscono gli assicuratori senza bisogno di suggerimenti. E allora perché il governo italiano prova a “nudge” (a dare una spintarella) in questa direzione?

Che le assicurazioni siano obbligate a “regalare” la scatola significa ben poco: il premio finale pagato dall’assicurato include il costo della scatola meno l’effetto del minore rischio. La “spintarella” (nudge) c’è ma il rischio è che neppure si veda.

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