11
Gen
2012

In favore delle liberalizzazioni e privatizzazioni

La fase del Governo è pronta a partire. Questo venerdì, il famoso pacchetto liberalizzazioni dovrebbe passare in Consiglio dei Ministri.

In questi giorni si sente spesso confondere il concetto di liberalizzazione e privatizzazione. A nostro parere sono necessarie entrambe, ma sono due concetti molto differenti.

Privatizzare risponde principalmente all’obiettivo di fare cassa per abbassare il debito pubblico italiano che ormai si avvicina pericolosamente a 2000 miliardi di euro.

Liberalizzare invece ha un altro obiettivo, quello di rilanciare lo sviluppo economico, che in Italia da ormai un ventennio è fermo a dei tassi di poco superiori allo zero virgola qualcosa. La recessione è ormai accettata come un dato di fatto da tutte le Istituzioni nazionali ed internazionali e il prodotto interno lordo italiano è destinato a contrarsi anche nel 2012.

In un’analisi effettuata dalla CGIA di Mestre si confondevano pericolosamente i concetti di liberalizzazione e privatizzazione, come se fossero la stessa cosa e si arrivava alla conclusione che laddove si liberalizzava i prezzi tendevano ad aumentare più dell’inflazione media. Chiaramente non è così, come si può facilmente vedere anche dall’indice delle liberalizzazioni che evidenzia come il settore postale, le ferrovie o il settore autostradale non siano certo dei mercati aperti alla concorrenza.

Ripartiamo dalle privatizzazioni. L’Italia ha il quarto debito pubblico al mondo e, senza crescita, il rapporto debito/PIL non potrà certo migliorare molto nei prossimi anni, nonostante l’obiettivo di pareggio di bilancio. L’eccessivo debito è fonte di preoccupazione dei mercati, come dimostra il livello raggiunto dal tasso di interesse dei titoli italiani. Lo spread per i buoni a dieci anni è stabilmente superiore ai 500 punti rispetto ai bund tedeschi, ormai lontano da quello spagnolo che è di quasi 1,5 punti percentuali inferiore.

E secondo le ultimi indiscrezioni, il deficit spagnolo dovrebbe essere stato pari all’8 per cento nel 2011, due punti oltre l’obiettivo concordato dal paese iberico con la Commissione Europea. Non che la situazione spagnola sia tranquilla, ma la differenza dei tassi è in gran parte spiegabile dal differente livello di debito. Infatti la Spagna ha un livello pari al 66 per cento del PIL, mentre l’Italia è intorno al 120 per cento.

Privatizzare in Italia non ha dunque solo il senso di snellire lo Stato, ma soprattutto di fare cassa.

Liberalizzare è un concetto molto differente. Aprire il mercato serve per fare entrare operatori che sappiano offrire il servizio in una migliore maniera e possibilmente a dei prezzi più bassi. Chiaramente non sempre i prezzi si contraggono.

L’esempio del trasporto aereo è forse il più eclatante. Il prezzo del biglietto è strettamente dipendente dall’andamento del prezzo del petrolio. A fine anni Novanta, quando si decise di liberalizzare a livello europeo questo settore, il barile quotava a circa 10 dollari al barile. A distanza di quasi 15 anni il prezzo non è raddoppiato o triplicato, bensì è passato ad oltre 100 dollari al barile. Tenendo conto che il costo del carburante incide fino al 40 per cento dei costi totali di un’azienda di trasporto aereo, si capisce che nonostante la liberalizzazione, i prezzi non possano non essere diminuiti.

Il prezzo medio del biglietto aereo è aumentato (come certifica la stessa CGIA di Mestre), ma all’interno della media è aumentata la variabilità. Si possono trovare dei biglietti a prezzi molto bassi, anche intorno ai 10 – 20 euro. Non è un caso che il mercato è raddoppiato nei paesi in cui la liberalizzazione è stata più “spinta” e il trasporto aereo si è trasformato da un servizio di lusso ad uno di massa.

Liberalizzare, tutto e non solo le piccole categorie, è dunque necessario per ridare impulso all’economia italiana. La Banca d’Italia ha stimato che la crescita aggiuntiva del PIL dovuta all’apertura del mercato potrebbe essere di circa un punto percentuale l’anno.

La fase due del Governo deve dunque essere forte, perché il credito dell’Italia sui mercati internazionali è agli sgoccioli e perché l’Italia ne ha estremamente bisogno.

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21 Responses

  1. Marco Tizzi

    Ma qualcuno ha capito che cosa si vuole liberalizzare ed eventualmente che cosa si vuole privatizzare?

    Perché io ho sentito parlare solo di taxi e farmacie. Che, per carità, va benissimo liberalizzare, ma non credo proprio che possano cambiare qualcosa in termini macroeconomici.

  2. Sarebbero assai gradite delle liberalizzazioni che partendo dall’energia andassero a ricaduta sugli altri settori e non viceversa per non generare l’effetto “soliti noti” che l’attuale bozza di riforma sembra toccare.
    Essendo un commerciante “liberal2 non osteggio le liberalizzazioni del settore ma non nascondo che vorrei poter vedere liberalizzazioni degli orari degli uffici pubblici, delle banche e di tutti quei dipendenti che impeigati da enti statali, provinciali,regionali terminano di “lavorare” il venerdì alle 12:00.
    per offrire davvero un servizio ai cittadini e non solo ai comnsumers

  3. Farmaci: le liberalizzazioni bizantine di Monti del “cresci Italia”

    Se le anticipazioni del Sole 24 Ore di oggi (12-gennaio 2012) e quelle presenti sul sito “Leggi oggi.it” relative al decreto “Cresci-Italia” risultassero alla fine approvate, per le liberalizzazioni nel settore farmaceutico e per le parafarmacie, colonna operativa di tali politiche, ci sarebbe ancora una volta ben una magra consolazione.
    In breve, con le liberalizzazioni bizantine alla Monti, tutto sembrerebbe cambiare per poi cambiare ben poco, in puro stile gattopardesco cosa costante da sempre nel settore come sanno tutti i farmacisti non proprietari di una farmacia.
    Il perché è legato al fatto che la lobby dei proprietari di farmacia, come molte altre, riesce nei fatti ad opporsi alle liberalizzazioni mediante la previsione di fumosi cavilli e deroghe inattuabili, mentre nel Dna delle vere liberalizzazioni c’è la trasparenza, la semplicità e l’immediatezza.

    Vediamo le differenti modalità di liberalizzare:

    1) Stile “Lenzuolate Bersaniane” 2006: tutti gli esercizi commerciali / parafarmacie), in presenza di un farmacista abilitato possono commercializzare immediatamente tutti i farmaci vendibili senza ricetta. Stessa cosa fu tentata per i farmaci di fascia C ma cadde il governo Prodi.
    2) Stile “Bizantino – Montiano” 2011 (salva-Italia): solo le parafarmacie presenti nei comuni oltre i 12500 abitanti possono commercializzare alcuni farmaci di fascia C da definire entro alcuni mesi da parte dell’AIFA. Rimane il divieto per le parafarmacie di dispensare i farmaci iniettabili, stupefacenti ed ormonali. L’aumento del numero di farmacie è cancellato.

    Considerazioni: con la modalità 2 il decreto c’è ma non è attivo di fatto, i due limiti imposti discriminano tra parafarmacie/ farmacisti di serie B (sopra i 12500 ab.) e quelle di serie C ( sotto i 12500 ab.) La tempistica di attuazione di attuazione del decreto AIFA discrimina tra farmacisti di farmacia di serie A, dai farmacisti di serie B/C. Il divieto di dispensazione di farmaci iniettabili, stupefacenti ed ormonali imposto alle parafarmacie dice in pratica che il farmacista di parafarmacia è meno laureato di quello di farmacia mentre lo stato lo abilita alla stessa professione e con gli stessi anni di laurea. Resta ancora da capire perché porre un limite a 12500 e non uno per esempio a 5675 ab.

    3) Stile “Bizantino – Montiano” 2012 (bozza cresci-Italia): il quorum per l’apertura di una farmacia passa da 1 ogni 4000 / 5000 abitanti a 3000. Gli abitanti in sovrannumero al quorum stabilito permetteranno di aprire con modalità diverse una nuova farmacia in considerazione se il comune ha popolazione superiore a 9000 ab o meno. Le procedure regionali di apertura richiedono l’approvazione entro 120 giorni di nuove “piante organiche” di farmacie da mettere a concorso, con le modalità attuali che di fatto hanno bisogno di circa 1 o 2 anni senza che nessuno faccia ricorso. Se entro il 1 marzo 2013 le regioni non avranno messo a concorso almeno l’80% delle nuove farmacie istituite anche le parafarmacie saranno autorizzate a dispensare i farmaci di fascia C tranne i farmaci stupefacenti. Le regioni, sentiti gli ordini dei farmacisti e le usl, possono concedere licenze di farmacie riservate ai comuni in stazioni ferroviarie, aeroporti, stazioni autostradali ad alta densità di traffico e nei centri commerciali con superficie superiore a 10000 mq se una farmacia non è presente nel raggio di 1,5 km.

    Considerazioni: Neanche il più contorto dei Basileus bizantini avrebbe congegnato un meccanismo simile per effettuare le liberalizzazioni. Le paroline in corsivo dei precedenti punti 2 e 3 evidenziano le deroghe , i cavilli fumosi posti ad arte per rallentare nei fatti l’applicazioni pratiche delle liberalizzazioni, si rende opaco un processo che deve essere moderno e trasparente quindi giusto. Alcune domande perché 9000 abitanti? Perché le parafarmacie per avere la totalità della fascia C devono aspettare fino al 1 marzo 2013? Chi definisce l’’80% delle nuove farmacie aperte? Le collusive burocrazie regionali?

    Più limpido sarebbe stato continuare ad andare avanti sulla forma originaria del decreto salva Italia in puro stile lenzuolate:

    a) tutti i farmaci di fascia C a tutte le parafarmacie senza limiti di abitanti e immediatamente dopo una semplice comunicazione a regioni, comuni e Usl indicando il farmacista responsabile della dispensazione nel punto vendita.
    b) quorum delle farmacie a 2500 abitanti per tutti comuni

    Il governo Monti sui farmaci guarderà al futuro europeo o al fumoso passato bizantino?

    dott. Leonardo Marchitto

    direttivo MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti)
    Coordinatore FEF-parafarmacie Regione Marche

  4. Marco Tizzi

    @Leonardo Marchitto
    Sono d’accordo con quello che scrive, ma l’impatto di tutto ciò sul sistema-paese qual è?

    Col massimo rispetto, ma mi sembra che tutto il mondo delle farmacie/parafarmacie non sia poi un settore chiave per far ripartire la crescita.

  5. André

    Abbastanza bizzarro comunque partire dalle farmacie e taxi. Voglio dire – perché proprio questi due settori, selezionati in modo arbitrario tra le mille categorie protette?
    Perché non togliere le barriere d’ingresso nell’attività credizio finanziaria? Curioso che il governo delle banche – che è storicamente il settore più protetto ed accudito dalla mano statale – si riempia la bocca con slogan di liberalizzazione. Ci sono luoghi su questo nostro pianeta in cui per aprire una banca è sufficiente un capitale iniziale di circa trenta dollari. Ve lo immaginate Monti che propone un’innovazione del genere in Italy? Parlo di roba simile. A quel punto, accetterei pure che cancellassero ordini professionali, e liberalizzassero taxi e farmacie. Sarebbe coerente e sensato. Lasciare però tutte le protezioni ai pesci grossi, per fare poi il mazzo a quelli piccoli è però indegno e immorale.

    Vogliamo parlare della rete telefonica? Della rete autostradale? Della rete ferroviaria? Perché non liberalizziamo la produzione di energia? Faccio notare che, nonostante la tanto sbandierata apertura del settore energia, al momento NON E’ POSSIBILE per un soggetto privato di punto in bianco costruire una propria centrale elettrica e rifornire i propri impianti oppure i propri clienti. Per qualche misteriosa (non troppo, in realtà) ragione, l’energià e le fonti energetiche vengono CONCESSE dallo Stato. Che dite, liberalizziamo? Ma ve lo immaginate lo sviluppo economico conseguente a liberalizzazioni del genere?

    Però vabbé, almeno i privati potranno arrotondare la sera, mettendo sul tetto della loro Punto un cartello di cartone con scritto “TAXI”. Mica male. Per il mal di testa conseguente troveranno di sicuro una para-farmacia aperta a tutte le ore.

  6. Le liberalizzazioni sui farmaci sono sicuramente una parte del problema della libertà e democrazia economica nel nostro paese, parlo solo di quello che conosco il mondo dei farmaci, non ho pretesa di parlare su tutto.

  7. sadinas

    chi vuole liberalizzare
    vuole solo prendersi le quote di mercato di servizi o merci
    detenute oggi da tanti lavoratori privati o statali
    e concentrarle in poche aziende…

  8. sadinas

    è proprio l’inefficienza colossale dello stato
    che distribuisce ricchezza (stipendi pensioni)
    che altrimenti
    in caso di privatizzazioni finte (a certi amici degli amici)
    verrebbe concentrata nel privato ed esportata
    in paesi a forte crescita

    è proprio l’efficienza eccezionale del privato
    che produce disoccupazione e prosciuga i capitali alla società
    impoverendola e creando comunismi o fascismi di sorta

  9. AlxGmb

    Liberalizzare = fare ciò che si vuole con ciò che si ha.

    Voglio aprire una farmacia a fianco della farmacia già esistente?
    Devo poterlo fare.
    Voglio tenere aperto il mio esercizio commerciale anche la domenica e anche il giorno di Pasqua e di Natale perchè mi aggrada?
    Devo poterlo fare.
    Ho un terreno e voglio costruirci la mia abitazione?
    Devo poterlo fare.
    Voglio costruirci un magazzino per vendere i miei prodotti?
    Devo poterlo fare.

    Cosa significa essere liberi in itaglia non è un concetto diffuso.
    Hanno festeggiato i 150 anni dello stato itagliano unitario, perchè?
    150 anni diventarono sudditi. Cosa ci sarebbe da festeggiare in un simile infausto evento?

  10. QUESTO DECRETO E’ INCOSTITUZIONALE, per palese violazione dell’art.77 Cost., e mancanza più assoluta dei minimi requisiti di necessità ed urgenza.

    Voglio sapere qual’è la correlazione tanto urgente da motivare il decreto che legherebbe TAXI a SPREAD. O farmacie, benzinai e altri professionisti alla tenuta dell’Euro.

    NON C’E’. E per di più un governo non direttamente espressione della maggioranza uscita dalle urne dovrebbe avere margini di manovra ancora più limitati.

    La strada corretta sarebbe una proposta di legge, da far approvare ritualmente dal Parlamento, unico e solo depositario della sovranità popolare.

    Siamo in una gravissima sospensione della democrazia. Si stanno portando avanti legittime istanze e legittimi interessi politici ed economici in modo però del tutto antidemocratico, violento ed incostituzionale.

    Questo è gravissimo, e ancora più grave mi sembra sul punto il comportamento del Presidente della Repubblica.

    Ripeto a prescindere dal contenuto dei provvedimenti, LA FORMA DEL DECRETO E’ INCOSTITUZIONALE.

    Eugenio Stucchi

    qui il testo dell’art.77 Cost., che rileggere non fa mai male:

    Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

    Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

  11. Ricardo

    @Eugenio Stucchi

    @ Eugenio Stucchi

    Sorvolando sul fatto che da qualche decennio a questa parte lo strumento del decreto viene utilizzato praticamente per qualsiasi cosa, alla faccia delle condizioni di necessità e urgenza, stavolta tali condizioni ci sono tutte.

    Il legame tra taxi, farmacie, etc e spread è presto spiegato:

    lo spread è alto perchè gli investitori non si fidano della capacità dello Stato Italiano di rimborsare il debito. Non si fidano per due ragioni fondamentali:
    1) Il debito Italiano è troppo grande
    2) L’economia Italiana non cresce da 10 anni

    La manovra di fine 2011 serviva a mettere a posto i conti pubblici, ed era il primo passo per arrivare a pareggio di bilancio e poi in attivo, al fine di (cominciare) a ridurre il debito.

    Le liberalizzazioni servono a ricominciare a crescere – è proprio a causa della sovraregolamentazione dell’economia italiana e alla totale mancanza di riforme (alla faccia del presunto liberalismo berlusconiano…) che l’italia è a crescita zero da 10 anni.

    Ovviamente nessuna liberalizzazione, da sola, è sufficiente – la liberalizzazine dei taxi conta quanto conta il giro d’affari dei taxi rispetto al PIL (molto poco).
    Per questo le liberalizzazioni devono essere a tutto campo, taxi, farmacie, servizi pubblici locali, poste, notai, professioni varie, banche, assicurazioni, benzinai, etc etc etc

    NB: le liberalizzaizoni non si fanno per punire questa o quella categoria, non è una questione morale di privilegi, è una questione pratica di necessità – se non rendiamo la nostra economia un pò più dinamica finiremo al default – e non in un ipotetico futuro, ma a brevissimo – senza il cambio di governo e la manovra saremmo già falliti prima del nuovo anno – e con lo spread a 500 siamo ancora a rischio.

    Non solo, quindi, le liberalizzazioni sono necessarie, ma sono estremamente urgenti – lo spread si è più o meno stabilizzato (ad un livello molto alto) in attesa di vedere se il Governo Monti sarà o no in grado di andare fino in fondo.
    Nel momento in cui il Governo dovesse fallire nel far passare le liberalizzazioni, gli investitori abbandonerebbero l’italia di colpo, lo spread esploderebbe e finiremmo al default – e le conseguenze, anche per i tassisti, i farmacisti e tutte le altre categorie, sarebbero molto più devastanti delle perdite che subirebbero dal perdere le loro protezioni

  12. Il debito dell’Italia oggi è stato declassato, insieme a quello di mezza Europa. Questo a dimostrazione che ai mercati non interessa nulla delle supposte liberalizzazioni, ma come farebbe qualsiasi persona sensata giudicano una follia il solo fatto che vi sia una moneta unica senza una banca centrale in grado di stampare moneta o di fungere da prestatore di ultima istanza.

    La bozza di decreto sulle cosiddette “liberalizzazioni” contiene provvedimenti testualmente destinati ad entrare a regime nei mesi, e anni successivi. L’immediata urgenza che giustificherebbe il decreto è in contraddizione con la struttura ed il contenuto stesso del provvedimento, a riprova del fatto che non vi è alcuna correlazione diretta tra crisi e provvedimento.

    Provvedimenti di tale impatto sulla realtà economica e sociale dello Stato devono essere adottati con la più ampia coesione, dal Parlamento con leggi quadro organiche, non con supposte lenzuolate prese “di nascosto” dalle categorie interessate, quasi fossero camorristi da sorprender nella notte. VERGOGNA.

    Questo governo ha addirittura provato ad intervenire sull’autonomia patrimoniale e finanziaria delle Camere, cosa che è un assurdo costituzionale, ed un attacco alla democrazia.

    In tutto il mondo civile, Inghilterra in testa, è il Parlamento a controllare il governo e non vice versa.

    In tutto il mondo civile il Governo amministra, organizza ed esegue, il Parlamento legifera, non l’opposto.

  13. A margine, vorrei dire BASTA all’economia dell’eterna crescita, intesa come crescita del solo PIL. Il PIL non può crescere per sempre, perché nulla in natura cresce per sempre, e se lo fa è un cancro che prima o poi uccide il suo ospite.

    Il PIL non può che arrestarsi perché c’è un limite al numero di auto che possiamo avere, al numero di vestiti o di scarpe, al numero di oggetti, di pieni di benzina, di missili, di energia, di acqua o di servizi che inesorabilmente come cicale consumiamo.

    Perche’ dobbiamo sempre crescere? Come stavamo l’anno scorso non ci bastava? Perché vogliamo di più, sempre di più?

  14. Davide

    La mia è solo la domanda di un profano…non è che con sta storia di liberalizzazioni e privatizzazioni, stanno finendo di svendere questo paese..no perchè al governo, gira e rigira, ci sono gran parte dei partecipanti alla riunione del Britannia (panfilo della Regina Elisabetta) nel’92, e chi non è al governo è andato a dirigere la BCE….no ma sicuramente mi sbaglio…dal caos viene l’ordine.

  15. Ricardo

    @Eugenio Stucchi

    La questione della struttura stessa dell’Euro è un problema reale e molto serio che, non a caso, è al centro della discussione nell’UE.

    Usarlo per sostenere che tutto deriva da quello e che l’Italia non ha problemi di suo è ridicolo – ci sono 16 paesi nell’Euro, ma solo pochi hanno uno spread di 500 punti rispetto alla Germania.

    Peggio: usarlo per sostenere la non necessità delle liberalizzazioni è pesantemente irresponsabile, anteponendo i propri interessi di categoria alla solidità stessa del Paese.

    Circa le modalità, il decreto o la legge, la condivisione, etc: avrei anche potuto essere parzialmente d’accordo….10 anni fa!!
    10 anni fa avremmo anche potuto procedere in maniera graduale, calibrando gli impatti e gli aggiustamenti. Purtroppo in questi 10 anni non si è fatto nulla (salvo un tentativo riuscito solo in minima parte di Bersani, naufragato contro gli interessi corporativi delle varie categorie), adesso siamo arrivati al capolinea – ci si rende conto o no che siamo sul ciglio del baratro??? Avremmo GIA’ FATTO default senza il cambio di Governo.

    Sul fatto che alcuni provvedimenti entreranno in vigore solo tra alcuni mesi: ha perfettamente ragione!!! Dovrebbero avere effetto IMMEDIATO!!!
    Purtroppo il posticipo è stato dettato come tentativo di compromesso, a causa delle resistenza delle varie categorie coinvolte

  16. Forse in 10 anni non si e’ fatto nulla, perché la maggioranza eletta dagli italiani ha ritenuto di non fare nulla. Non ci ha mai pensato? La democrazia funziona così’. Stendiamo un velo pietoso sull’accozzaglia di norme previste dalle cosiddette lenzuolate Bersani. Di nuovo decreti privi di qualsiasi copertura costituzionale.
    Solo ultimamente un referéndum ha di fatto abrogato la norma che liberalizzava i servizi idrici. Siamo così sicuri che gli italiani abbiano in cima alle loro priorità le liberalizzazioni?
    L’ultimo referendum ci dice il contrario.
    Inviterei a leggere quest’articolo del Prof.Ugo Mattei, docente di diritto Civile all’Università di Torino e a Berkeley (California).
    http://tinyurl.com/7ob6ju3

  17. Ricardo

    @Eugenio Stucchi

    A voler essere pignoli, Berlusconi ha vinto le elezioni promettendo proprio la rivoluzione liberale, solo che poi ha preferito occuparsi degli affari suoi invece di metterla in pratica.

    In ogni caso: il non fare nulla per 10 anni è assolutamente legittimo democraticamente parlando, questo non significa che fosse la cosa giusta da fare. Forse perchè un Governo è stato eletto allora non può essere criticato??? Quella non-azione ci ha portato all’orlo del default.

    Poi per carità, ognuno ha le sue opinioni legittime, incluse quelle molto a sinistra di Ugo Mattei, che rispetto ma che decisamente non condivido – mi chiedo però quanti di quelli che si oppongono lo fanno perchè sono d’accordo con Mattei e quanti invece tentano di proteggere il loro orticello di categoria, e tirano in ballo Mattei perchè gli torna comodo.

    Passando dal merito al metodo: eviteri certe affermazioni arbitrarie sulla presunta incostituzionalità delle norme (che suona molto come l’ultimo appiglio quando argomenti seri contro le liberalizzazioni non ce ne sono) – non c’era nulla di incostituzionale nelle lenzuolate di Bersani, come non c’è nelle riforme di Monti – se le liberalizzazioni non le piacciono va bene, ma non si attacchi a certe sparate che lasciano davvero il tempo che trovano.

  18. @Ricardo
    Uno dei requisiti per una civile discussione è presupporre la buona fede nel proprio interlocutore, altrimenti ogni tentativo di dialogo rimane viziato.

    Quanto a Mattei, unitamente a Sacco, è stato uno dei miei maestri. Il suo non mi pare un discorso né di sinistra né di destra ma di semplice buon senso, dote di cui molti blasonati economisti in specie bocconiani difettano spesso.

    Quanto alle liberalizzazioni semplicemente ritengo che non sempre aumentare la libertà di un sistema causi effetti positivi per gli attori che in quel sistema operano.
    Molto spesso di tale libertà si appropria semplicemente il più forte, il più scaltro se non il più disonesto senza alcun beneficio per gli utenti e con anzi un peggioramento delle condizioni di tutti i membri di quel sistema.
    Le faccio un esempio: portare il limite di velocità a 130 Km all’ora in città, indubbiamente introduce più libertà nel sistema della circolazione stradale, ma siamo sicuri che sia una buona idea?
    Di tale libertà si approprieranno i più forti ed i più scaltri a tutto danno dei più deboli.

    Più nello specifico ritengo che non tutto sia liberalizzabile. Non lo sono ad esempio le pubbliche funzioni. Sono un notaio e per legge sono obbligato a prestare il mio ministero ove richiesto. Sono obbligato a conservare gli atti da me rogati per tutta la vita, sono obbligato a rilasciarne copie a chiunque ne faccia richiesta, sono obbligato a portare in ispezione ogni due anni i miei atti al ministero della giustizia che controlla che essi non contengano disposizioni contrarie all’ordinamento giuridico e se del caso mi sanziona.
    Le chiedo è possibile avere un obbligo a prestare la propria funzione senza avere una tariffa alla quale detta funzione deve essere prestata?
    Più di tutto poi sono obbligato a produrre un bene, che è un bene pubblico, la cui qualità non è negoziabile. Non posso neanche se richiesto dalle parti produrre un atto di “serie B”. Il rogito notarile non a caso inizia con la dicitura REPUBBLICA ITALIANA, esattamente come una sentenza inizia con la dicitura IN NOME DEL POPOLO ITALIANO. Questo ad indicare che l’atto non rientra nella sfera privata bensì è un bene dello Stato, che su di esso si basa per costituire futuri rapporti.
    Per inciso, in Francia e Germania i Notai esistono e hanno tariffe assolutamente vincolanti e non negoziabili, coerentemente con la loro pubblica funzione. Sempre per inciso sottolineo che la tariffa per un atto di compravendita immobiliare di medio valore, ad Esempio 300.000 Euro, si attesta intorno allo 0,5%, vale a dire corrisponde a circa 1.500 Euro (il resto sono le imposte che si pagano per il trasferimento, e vanno allo Stato). Le pare tanto a fronte di competenze di altri attori del processo immobiliare? Un mediatore medio prende una provvigione di circa il 3%, molte volte da entrambe le parti, il che porta la spesa a circa 18.000 Euro (atto rogato da me questa mattina).

    Mi sfugge poi quale sia l’urgenza di intervenire con un decreto in un settore così delicato, che governa cose che attualente in Italia funzionano alla perfezione, quali i pubblici registri immobiliari ed il registro imprese alimentati dai dati forniti dai notai italiani, mi sfugge il collegamento tra spread e tariffe.. atteso che tariffe vincolanti hanno anche i notai di Germania e Francia, paesi che crescono a tassi molto maggiori dell’Italia e hanno tassi di interesse sul debito assai più bassi.
    Mi sfugge il collegamento tra edicole, taxi e avvocati, e fianco notai, presi tutti in una sorta di caravan serraglio che assai poco ha di organico e di meditato.
    Mi sfugge la copertura costituzionale di tale provvedimento forzato, il cui collegamento all’attuale situazione di urgenza mi pare del tutto arbitrario.

    Piuttosto vedo una gran voglia dei più forti di impadronirsi di grosse fette di mercato e di libertà a danno dei più deboli, ma qui sto presupponendo mala fede nei miei interlocutori e quindi mi fermo.

  19. Giuseppe Ferrari

    @Eugenio Stucchi
    Purtroppo qui non si parla di diritto (dove certo conta molto il parere di un giurista), ma di economia, dove le sue parole valgono quanto le mie…
    Ed il mio diritto di pagare il minimo possibile per un servizio, compreso quello notarile, mi pare indiscutibile: qui non si parla di cambiare/limitare le prerogative dei notai (anche se sarebbe un tema forse da affrontare) ma di lasciare ogni notaio libero di fare le tariffe che ritiene adeguate.
    Ancora: eliminare il numero chiuso mantenendo esami e titoli di accesso non significa peggiorare la qualità media dei notai,ma consentire a soggetti esclusi non per incapacità ma a causa di soglie definite astrattamente, di esercitare una professione. Cosa ci sarebbe di male?

  20. Ricardo

    @Eugenio Stucchi

    “””””””””ritengo che non tutto sia liberalizzabile””””””””””””

    Non c’è alcun dubbio. La questione quindi diventa: in base a quali criteri un dato mercato può essere liberalizzato, oppure no, oppure solo parzialmente?

    Semplificando al massimo, il criterio generale dovrebbe essere: aprire al mercato a meno che l’industria in questione non presenti “fallimenti di mercato” (i.e. esternalità; impossiblità di esclusione di utenti; consumo del bene/servizio non rivale; asimmetrie informaive, etc etc).

    Se la struttura dell’industria presenta una qualche tipologia di fallimento di mercato è necessario una qualche forma di regolamentazione che può assumere molte forme diverse a seconda dei casi specifici, dalle più soft (e.g. regole di trasparenza – etichette su cibi e bevande), a quelle medie (e.g. tasse su emissioni di CO2; sussidi per efficienza energetica; etc) a quelle più invasive (e.g. regolamentazione di prezzi e/o quantità – autostrade) a quelle più estreme (e.g. nazionalizzazione – scuola pubblica).

    Per riprendere i suoi esempi:

    Limiti di velocità:
    immaginiamo di abolire i limiti di velocità in città. Ogni individuo potrebbe guidare a 200km/h. Tali individui evidentemente ne traggono qualche forma di beneficio (in forma di adrenalisa, presumo…). Per contro “pagano” con un rischio per la loro incolumità.
    Se fosse tutti qui si potrebbe pensare di lasciare all’individo il diritto di scelta se il “beneficio” vale il rischio.
    C’è tuttavia un ulteriore elemento fondamentale: quando uno va a 200km/h, crea un rischio non solo per se stesso ma anche per gli altri. Dato che tale individuo non tiene conto del rischio degli altri, la conseguenza è che in troppo andranno a 200km/h con un aumento del rischio a carico di tutti i cittadini.
    Questo meccanismo è chiamato “esternalità negativa” ed è un esempio dei “fallimenti di mercato” di cui sopra.
    La conseguenza è che è necessaria una forma di regolamentazione: nello specifico un limite di velocità.

    NB: si noti che è fondamentale capire QUALE forma di regolamentazione è necessaria ed IN CHE MISURA – se invece del limite di velocità a 50km/h io imponessi a 5km/h la riterrebbe ancora una regola adeguata? E se stabilissi che non possono circolare più di X macchine? O che una macchina non può sposarsi in un’altra città?

    Notai:

    “””””è possibile avere un obbligo a prestare la propria funzione senza avere una tariffa alla quale detta funzione deve essere prestata?”

    ASSOLUTAMENTE SI!!! TUTTI hanno degli obblighi. Le imprese, tanto per dire, devono farsi certificare i bilanci. Dovremmo allora imporre un prezzo minimo sui loro prodotti?

    “””””la qualità non è negoziabile”””; “l’atto è un bene dello Stato””””; “la tariffa dei notai è bassa””””; etc

    E allora?? In che maniera queste cose imporrebbero una tariffa? Con le liberalizzazioni lei sarà libero di chiedere ai suoi clienti la tariffa che ritiene più opportuna, e loro saranno liberi di andare da un altro notaio. Qual’è il problema?

    Mi permetta di farle io un paio di domande:
    1) perchè mai i notai dovrebbero avere il numero chiuso? perchè non può diventare notaio chiunque ne abbia i titoli e superi l’esame di Stato?
    2) perchè mai dovrebbero rimanere i vincoli territoriali?

    Circa l’urgenza del provvedimento abbiamo già parlato. Notai, taxi, farmacie, etc non hanno nulla in comune se non il fatto di operare in un mercato sovraregolamentato – sono tutti insieme e urgentemente perchè i Governi del passato non hanno avuto la capacità di affrontare i temi uno ad uno e magari in manierà più gradule. Oggi siamo al capolinea e se non restituiamo dinamicità al nostro sistema economico rischiamo il default in qualsiasi momento.

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