Operazione Cortina: il lusso alla berlina, lo Stato in portantina

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Mi spiace che il mio amico Michele Boldrin scriva e pensi che a protestare per l’operazione antievasione a Cortina siano i “liberali alle vongole”. Le vongole, mai piaciute. Ma nemmeno mi può piacere il pescecane pubblico italiano. E se lo difendi, amico mio, puoi dire tutto ma non di essere un liberale. In sintesi, ecco 7 punti a proposito di “Operazione Cortina”: l’ennesima ottima trovata di comunicazione di chi sa fare il suo mestiere, alla testa dell’Agenzia delle Entrate. L’operazione è stata un successo mediatico clamoroso, infatti. Come molte operazioni “a effetto” contro ricchi e vip dello sport, cinema belcanto et similia, che di quando in quando centrano rumorosamente l’obiettivo di consensi che è compito sacrosanto conseguire se siete alla testa dell’apparato pubblico antievasione. Detto questo, i liberali veri e sinceri servono proprio a vedere oltre il fumo mediatico. E il fumo qui è proprio una grande cortina fumogena, che serve e riesce a far dimenticare a tutti qual è lo sacandalo vero numero uno, in materia di fisco. Lusso alla berlina e Stato in portantina? No grazie, da parte mia. Ecco perché.

A) personalmente ero a Cortina ieri per un dibattito con Ennio Doris e altri, e per scatenare un finimondo in sala è bastato leggere a voce alta brani del pezzo sul  Gazzettino in cui l’ufficiale della Finanza competente per territorio si dissocia e afferma che loro non utilizzerebero mai i sistemi adottati su indagini delegate da Agenzia Entrate: assistere ai primi incroci di accuse tra apparati dello Stato impegnati nella sacra crociata antievasione ha dell’esilarante…

B) stamane alla mia trasmissione su Radio24 ho letto pressoché integralmente l’editoriale  sulla Stampa odierna di Luca  Ricolfi: reazioni del pubblico da entusiasmo puro, il vero problema numero uno è la pressione fiscale reale intorno a 60% di Pil, e total tax rate su imprese al 68%;

C) rispetto le idee di tutti, ma il sacro mantra della lotta all’evasione NON è credibile a mio giudizio finché non si assisterà a governi capaci di aggredire lo scandalo numero uno di cui l’evasione è figlia e non viceversa: lo scandalo numero uno è l’aumento di quasi 25 punti di Pil di pressione fiscale inseguendo il continuo aumento della spesa corrente avutosi in 25 anni, cioè nell’arco di una sola generazione. Siamo ai record mondiali. Mentre i Paesi ad alto prelievo hanno modulato aumenti in un secolo da Bismarck in poi, in cambio di un’efficienza pubblica che da noi manca, e con assai minori fenomeni di nicchie di impresa e mercato protette, che vivono al riparo di prezzi e tariffe e aste falsate governate dal pubblico, il che spiega la dinamica pazzesca dei beni e consumi intermedi della PA nel nostro Paese, solo scalfiti da meccanismi di acquisizione centralizzata tipo Consip, e che regolarmente invece vengono confusi con servizi finali da tagliare al pubblico quando lo Stato centrale impugna la scure lineare come ha fatto quel buontempone di Tremonti. In altre parole BASTA CHIACCHIERE ETERNE SULLE SPENDING REVIEW DA ELABORARE DOMANI: SAPPIAMO BENISSIMO DA ANNI che cosa va tagliato e quanto, il problema è credere di avere consenso politico, capacità tecnica e coraggio leonino necessari PER FARLO! Altro che il disgusto dei signori parlamentari che dicono di essere pagati poco, e degli stenografi parlemantari che guadagnano più del presidente della FED. AGGIUNGO CHE ABBATTERE DI 20 PUNTI di Pil almeno IL  DEBITO PUBBLICO TRAMITE DISMISSIONE DI MATTONE DI STATO E’ POSSIBILE E NECESSARIO, E RESTITUISCE FIDUCIA NELL’ITALIA SENZA AMMAZZARE ULTERIORMENTE LA CRESCITA CON TASSE SCHIANTA-PAESE!;

D) ricordo a tutti che il mantra della lotta all’evasione ci ha spinto ormai a misure che non hanno eguali in ALCUN paese avanzato: il limite al contante a 1000 euro non c’è in Germania come non c’è in Uk, in Francia c’è un limite mensile alle operazioni in contanti oltre il quale scatta la segnalazione. Da noi, passando in questo 2012 dalla fotografia statica di conti e saldi bancari alla condivisione in banche dati publiche dell’intera dinamica quotidiana di OGNI OPERAZIONE BANCARIA, consentiamo ad Agenzia delle Entrate e pm il controllo comportamentale profilato di ciascuno di noi. Per dire: un pm sulla successione temporale di operazioni bancarie potrà disporre l’apertura di fascicoli in cui il mero determinarsi di flussi può costituire ipotesi di reato. Se alcuni o molti di voi sono convinti che tutto ciò è utile e giustificabile in nome della lotta all’evasione e al riciclaggio, cioè se pensate come Michele Boldrin che ad avere dubbi e contrarietà fortissime su questa batteria di misure si sia amici di evasori e “liberali alle viongole”, secondo me siete invece o vittime in buona fede della campagna di balle di Stato, oppure siete passati consapevolmente o meno armi e bagagli in campo statal-populista.  Personalmente mi ha dato molto da riflettere il libro ultimo del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, che vi invito a leggere – Soldi Sporchi. Mi hanno provocato forti maldistomaco cifre  citate da fonti assolutamente non credibili tipo la Loretta Napoleoni che va tanto per la maggiore in Italia (esempio: “le oltre 200 filiali di banche italiane all’estero hanno riciclato 5000 miliardi di dollari” Bum! un terzo del gdp USA? In quanti anni? da dove si prende il dato? chi lo dice? su quali basi? è l’Ocse? è il FMI? è la BCE? E’ bankitalia? ma no, ah beh allora scatta la risata…. a Grasso glie l’ho chiesto in trasmissione, la sua risposta è che a difendere il sistema della libertà assoluta del capitale transnazionale si difende la possibilità della mafia di nascondersi, e che questo è lo stesso scopo delle imprese, nascondere i proventi agli Stati e al fisco, frase che trovate anch’essa testuale nel libro pregevolissimo del signor procuratore… al che ho doppiamente rabbrividito, perché se imprese private uguale mafia allora viva il comunismo e la facciamo finita con le chiacchiere

E) ricordo inoltre a tutti che l’esperienza di questi anni ci dovrebbe aver dimostrato a che cosa porta la sin qui verificata impossibilità di limitare e controllare l’infinito numero di punti di accesso a banche dati unificate tributarie catastali e bancarie e contributive. Il mio povero ex professore di diritto costituzionale Pizzetti, garante della Privacy, può a quattr’occhi chiarirvi quando volete l’impossibilità che egli e la sua esilissima struttura possano svuotare l’oceano con un cucchiaino, per limitare gli abusi. Cinque anni fa i soli punti d’accesso nei Comuni italiani risultavano essere oltre 90mila, e oggi ne restano oltre 20mila, la promessa tracciabilità degli ingressi per effettuare controlli resta sulla carta, perché le password sono condivise. A tali accessi se ne sommano migliaia di altri nell’intero sistema periferico delle quattro agenzie tributarie, Gdf, forze di polizia, polizia giudiziaria  etc etc, nei quali la tracciabilità è ancor più sulla carta che nei Comuni, dove un giro di vite venne effettuato dopo lo scandalo relativo agli accessi – centinaia, erano – per controllare Prodi e sua moglie oltre a Berlusconi e famiglia…  Dovremmo inoltre tutti ricordare che il mercato nero opaco e parallelo delle security private – di solito funzione affidata nelle imprese italiane non a caso ad ex appartenenti dei corpi dello Stato, vedi Tavaroli – prospera esattamente su dati ricavati illecitamente da punti d’accesso alle banche dati sensibili pubbliche, accessi effettuati da ex colleghi e amici in cambio di piaceri e denaro. Se anche qui mi dite che chi non ha nulla da nascondere non ha niente da preoccuparsi allora è certificato, siete statalisti orwelliani, piantatela di dirvi o pensarvi liberali e iniziate a cantare che l’ignoranza è forza e la privacy l’ombra dietro la quale si nascondono i nemici dello Stato;

F) sempre in materia di lotta all’evasione e di arcifamoso e plurinvocato contrasto d’interessi in materia di scarico dell’Iva, purtroppo si commenta da sola la figura penosa sul Corriere di ieri e autocorrezione di oggi di Giavazzi e di Alesina, trascinato temo dal primo non per la prima volta in argomenti di cui evidentemente sa poco e me ne dispiace, perché ne ho una stima assoluta come stimo l’a volte però troppo acceso Giavazzi. Finché a invoncare la detrazione per tutti sono lettori e ascoltatori che ignorano il diritto tributario, o politici demagoghi, va bene. Altrimenti l’abc del diritto tributario italiano dovrebbe ricordarci  due cosette basilari: il divino contrasto d’interessi invocato da anni per far emergere nero fiscale fa dimenticare a molti che IVA NON è imposta generale sui consumi ma appunto sul valore aggiunto, ergo HA PIENA COERENZA che a detrarre siano solo i soggetti – fisici e giuridici – per i quali l’acquisto di beni e servizi intermedi costituisce input rispetto al quale c’è output di beni e servizi offerti a terzi con proprio valore aggiunto. ERGO ANCORA E’ certo ovvio che potremmo – dietro complesso negoziato con Europa, per evitare asimmetrie comunitarie, e la materia posso garantire che è assai spinosa – cambiare natura all’imposta e a quel punto estendere a tutti sia pur diversamente graduate  detrazioni, MA A QUEL PUNTO dovremmo abbassare energicamente il prelievo sui redditi  perché in caso contrario accresceremmo ulteriormente gli effetti della mancata neutralità del prelievo complessivo;

G) solo che NESSUNO qui parla più di riequilibrare il sistema per abbassare di molto il prelievo su redditi e impresa a fronte di VERE compressioni di spesa: nell’ambito quantitativo di riferimento di quei quasi meno 7 punti di Pil di spesa pubblica e prelievo che la Germania ha totalizzato dai primi anni 2000 al precrisi. Certo, i tedeschi hanno cambiato il welfare e realizzato grandi contratti aziendali di produttività in tutte le grandi imprese, per accompagnare un simile turnaround pubblico con più produttività privata. E’ quel che si dovrebbe fare. Obiettare alle verità taglienti di Ricolfi accusandole di stantia polemica antimeridionale, inoltre con il mantra della lotta all’evasione,  per me equivale a negare che da quelle priorità sacrosante discendono conseguenze politico-economico-fiscali altrettanto sacrosante. Ed è di questa negazione costante, che vive la difesa di un prelievo fiscale rapinoso che cresce cresce cresce, e la difesa di una spesa pubblica vergognosa che si riesce al massimo – nei punti di maggior crisi nazionale come il 2010-2011 e sotto Amato – a fermare per pochissimo nella sua dinamica di costante crescita, ma MAI A invertirne stabilmente il segno per un decennio a venire con misure strutturali. Lo hanno fatto negli ultimi decenni Paesi come Canada e Germania, Australia e Nuova Zelanda, e cito apposta queste democrazie welfariste per evitare di farmi dire che sono solo thatcheriano. Ma viva la Thatcher tutta la vita, per quello che mi riguarda, e vergogna a chi si fa cameriere della rapina di Stato.

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