Liberalizzazione dei taxi: la proposta IBL in Parlamento

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Taxi liberi? Gianni Vernetti, deputato dell’Api, ha presentato una proposta di legge che riprende una vecchia idea dell’IBL (illustrata qui da Mauro Gilli e Daniele Sfregola): regalare una licenza a ogni tassista che ne abbia già una.Nel passato un simile progetto, che venne per la prima volta suggerito dallo scomparso Franco Romani, fu avanzato da Giancarlo Pagliarini, all’epoca assessore al Demanio della giunta Albertini a Milano, ma venne respinto a causa delle resistenze di una corporazione che oggi non ha più motivo di esistere: se, infatti, la ratio (almeno in teoria) degli albi professionali è quella di rimediare alle asimmetrie informative tra cliente e professionista, il possesso di una licenza non serve a dimostrare che il taxista conosce le strade della città (ormai chiunque può avere un navigatore), né tanto meno può garantire sulla sua onestà (cioè non gli impedisce di portare i turisti “a spasso” anziché direttamente a destinazione attraverso la via più breve). I controlli davvero necessari, piuttosto, sono quelli sulla sicurezza delle auto e sulla capacità di guida dei tassisti, ma non possono essere verificati né dimostrati dal mero possesso di una licenza.

L’unico ostacolo (pratico) all’apertura del mercato è rappresentato da una questione di “equità”: i disagi creati a coloro che possiedono già queste autorizzazioni che, nel momento in cui aumentassero, perderebbero valore. Essi, infatti, avranno alla fine del periodo lavorativo una licenza con un valore minore rispetto a quello che aveva al momento dell’acquisto; mentre l’incremento del loro numero implica una riduzione del flusso di profitti, causando problemi di ammortamento dell’investimento iniziale. Con le licenze gratuite aggiuntive è comunque possibile compensare tale perdita, dal momento che i tassisti avrebbero la possibilità di sfruttarle in almeno due modi: potranno infatti venderle, coprendo così l’eventuale perdita con il guadagno aggiuntivo; oppure potrebbero decidere di cedere la seconda licenza in modo gratuito, avviando un’attività in proprio con la persona a cui la regalano. Nel caso in cui poi non ci fossero limiti relativi al numero, potrebbero essere ulteriormente incentivati a creare delle vere e proprie imprese estendendo in modo molto più ampio e capillare il mercato di riferimento.

Gli unici soggetti che ci rimetterebbero sarebbero i comuni, che vedrebbero ridotte le loro possibilità di fare cassa: tuttavia, non si tratterebbe di una diminuzione delle entrate, dal momento che le prime licenze vengono comunque pagate. D’altra parte stimolando la concorrenza nel settore è probabile che nel medio-lungo periodo si creino condizioni per la riduzione dei prezzi. Tale evenienza è tanto maggiore quanto più si amplia l’offerta, tramite ad esempio servizi differenziati – per un numero maggiore o più limitato di passeggeri – o diverse auto. In quest’ultimo caso, si potrebbe davvero pagare per il servizio: chi necessita di un modello più veloce, recente e sicuro, pagherebbe più di chi si accontenta di uno più vecchio e meno celere. Così facendo aumenterebbero i consumatori disposti ad usufruire di tale servizio. A fronte, quindi, di un’eventuale riduzione dei guadagni associato alla diminuzione dei prezzi, si avrebbe una compensazione grazie all’incremento della domanda, come confermano anche i numerosi studi che mostrano che l’elasticità al prezzo della domanda di taxi è molto elevata (e, quindi, riducendo la tariffa media si potrebbero più che compensare le perdite dei ricavi dei tassisti).

È dunque possibile liberalizzare il settore non solo senza danneggiare chi già opera su tale mercato – che sarebbe compensato sia per la riduzione degli introiti, sia per la diminuzione del valore della licenza – ma anche a vantaggio dei consumatori grazie alla diversificazione dell’offerta e della riduzione dei prezzi.

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