21
Dic
2011

Se lo Stato Italiano si mangia i due terzi del PIL italiano

Aumentare gli stipendi. Questa è la richiesta dei sindacati al Ministro del Welfare Elsa Fornero. La richiesta arriva subito dopo la chiusura della CGIL alla ridiscussione dell’articolo 18.

È da considerarsi assurda questa richiesta dopo che per molto tempo si è affermato che la produttività italiana è troppo bassa? Nelle precedenti settimane su queste colonne sono stati riportati studi che evidenziano che i salari italiani (soprattutto quelli pubblici) sono troppo elevati.

Affermando di aumentare i salari si cade nella contraddizione?

La risposta è molto semplice: dipende. Se aumentare i salari significa aumentare lo stipendio lordo, non solo è assurdo in questo periodo di crisi per le imprese e per lo Stato italiano, ma è anche impraticabile perché non è nelle disponibilità del Governo poter aumentare per legge i salari privati. Circa gli stipendi pubblici è possibile aumentarli o abbassarli, ma come ripetuto più volte è necessario che lo Stato faccia una cura dimagrante.

È possibile diminuire al contempo il salario lordo e aumentare gli stipendi netti? Certamente, abbassando la pressione fiscale. In Italia stiamo pagando la tassazione più elevata in Europa, considerando anche i contributi per il sistema pensionistico che arrivano fino al 33 per cento dello stipendio. Il cuneo fiscale, vale a dire la differenza tra salario lordo e salario netto, è enorme in Italia.

Aumentare i salari, sia pubblici che privati è dunque possibile se si abbassa la pressione fiscale. L’eliminazione delle detrazioni decise nell’ultima manovra Tremonti vanno esattamente nella direzione opposta e produrrà una riduzione del reddito netto delle famiglie italiane.

L’aumento delle tasse della Manovra Monti vanno anch’esse in direzione opposta, diminuendo di fatto gli stipendi netti.

È necessario, essenziale e vitale per la stessa Italia ridurre la pressione fiscale hic et nunc, qui ed ora. In questo modo gli stipendi potranno aumentare e si potrà fare accettare meno difficilmente la necessaria riforma dell’articolo 18. Lo stesso Oscar Giannino, su queste colonne, ha proposto di effettuare una manovra liberale di apertura del mercato del lavoro.

È importante superare il dualismo del mercato del lavoro, iperprotetti da un lato e giovani “precari” dall’altro lato.

Abbassare il cuneo fiscale è dunque essenziale sia per ridare slancio all’economia italiana e ai consumi, che per poter far passare al contempo la modifica dell’articolo 18.

Ma è possibile ridurre la spesa pubblica per abbassare la pressione fiscale?

La spesa pubblica, come giustamente ricorda spesso il Prof. Ugo Arrigo, è già al 50,6 per cento, ma considerando che si contabilizza anche un 20 per cento di economia in nero, lo Stato si mangia ormai i due terzi del reddito degli italiani (non succede nemmeno nei Paesi Scandinavi). Un livello impossibile da sopportare e che dunque deve essere abbassato.

Aumentare gli stipendi netti è possibile solo diminuendo la spesa pubblica prima e successivamente, restringendo il cuneo fiscale. Non certo aumentando i salari lordi, come sembra l’idea di una parte del sindacato italiano.

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40 Responses

  1. kkk

    Tagliamo gli stipendi pubblici e trasferiamo le relative risorse a quelli privati (anche tramite sgravi delle trattenute).
    Tagliamo la tredicesima ai dipendenti pubblici e diminuiamo i loro stipendi del 30%. Stimando che i dipendenti pubblici ci costano 150 miliadi di euro all’anno, si risparmierebbero da subito circa 60 miliardi all’anno.
    60 miliardi ridistribuiti a 30 milioni di lavoratori privati fanno 2000 euro a testa, su 14 mensilità sono circa 140 euro al mese.
    supponendo di avere uno stipendio lordo di 1800 euro (nel privato non si guadagna mica come nel pubblico!) oggi si porta a casa circa 1200 euro netti. Togliendo un poco agli strapagati lavoratori? pubblici (vedi insegnanti nullafacenti per tutta l’estate e per mille ferie) si avrebbe un aumento di 100 euro al mese per tutti gli altri lavoratori privati.
    E se i pubblici lavoratori si lamentano … mobilità per tutti: chi lavora a Palermo spedito dall’oggi al domani a Torino e viceversa. E se non gli stà bene si cerchino un lavoro nel privato, che tanto prima o poi privatizziamo tutto e di dipendenti pubblici non ce ne faremo più nulla.
    Sono provocazioni … o la gente vorrebbe proprio questo???

  2. Parole sante, mi chiedo per quale oscuro motivo il governo si muova in direzione opposta a quanto sarebbe necessario per far ripartire il paese. Sono quasi convinto che ci sia un disegno sotto per portare il paese a una specie di rivolta sociale/rivoluzione.
    Spero di sbagliarmi, ma qui nel nordest la situazione si sta facendo davvero critica. Manca pochissimo alla ribellione violenta contro lo stato.

  3. Roberto

    Che lo si risolva in un modo o nell’altro, gli stipendi vanno adeguati alla media Europea! certo anche la produttività troppo bassa va migliorata! basta vedere il rapporto stipendi/produttività della Germania per capire che qualcosa non funzioni. Altra questione troppo poco dibattuta è quella dei lavoratori a tempo determinato: in un vero mercato, chi ha un contratto a tempo determinato dovrebbe avere maggiori retribuzioni e maggiori protezioni rispetto ai contratti a tempo indeterminato.

  4. Bruno

    L’altro ieri sciopero dei dipendenti pubblici contro la manovra! Nello stesso momento il Ministro afferma che gli stipendi dei dipendenti sono bassi e bisognerebbe alzarli (ovvio che parla del lordo!) Due fatti che e meritano qualche considerazione. I dipendenti pubblici, a tutti i livelli e in tutte le loro molteplici espressioni hanno capito o no che sono il cuore di una spesa pubblica non più sostenibile? Che se fossero nel privato sarebbero coinvolti nella sorte di tale Azienda e che oggi l’Azienda pubblica segna un passivo che il Sitema Paese non regge più? I Sindacati che guidano la loro protesta pensano che i lavoratori del settore privato continueranno per molto a non capire che ogni volta che si mantiene il privilegio di un posto pubblico inutile o poco utile o troppo retribuito questo va a carico di un sistema produttivo sempre meno in grado di reggere tale fardello? Allora che significa affermare che si dovrebbero alzare gli stipendi? Di chi? E’ evidente che mediamente nel settore privato dovrebbero essere alzati mentre nel pubblico abbassati, che mentre nel settore privato la verifica dei costi, del rapporto costo del personale/ricavi, il confronto con la concorrenza e col mercato giudice della qualità e del prezzo praticato, la verifica della efficenza, efficacia ed economicità dell’organizzazione sono da sempre e sempre più praticati, nel settore pubblico nulla di serio è stato mai fatto. Allora si dovrebbero aumentare gli stipendi di chi? Il Governo e gli Ammistratori locali farebbero bene a porsi seriamente il problema di una rapida riorganizzazione e di una significativa riduzione di spesa, i sindacati quello della loro sempre più scarsa credibilità.

  5. Andrea Giuricin

    @Luigi Cifra La situazione è critica in tutta Italia. Non esiste un oscuro motivo, ma “semplicemente” dei veti incrociati dei diversi partiti al Governo.

  6. Claudio Di Croce

    Ho già avuto occasione di scrivere che aspettarsi una riduzione del parassitismo pubblico da parte di un governo di dipendenti pubblici mi sembra una illusione .
    La Fornero , poverina, tra un pianto e l’altro si è accorta che parlare – solo parlare- del mercato del lavoro e dell’art. 18 oltre che attirarsi gli insulti dei fanatici sinistri le attira delle minacce fisiche , in parole povere le hanno detto che se tenta di riformarlo la ammazzeranno , come hanno fatto con Biagi.
    E per vigliaccheria comprensibile – anche lei tiene famiglia , marito prof.universitario e giornalista sul giornale degli Agnelli. e figlia ricercatrice , la piagnucolosa ha già fatto marcia indietro.

  7. Francesco P

    Articolo che spiega con chiarezza inconfutabile il male e la medicina. Purtroppo c’è ancora troppa gente che crede ai ciarlatani e rifiuta la cura.

    L’Italia soffre delle distorsioni di un sistema fatto ad immagine e somiglianza delle burocrazie, delle corporazioni e dei partiti che rappresentano un coacervo di piccoli interessi di lobby. La democrazia e le libertà individuali sono di fatto cancellate per alimentare il potere che discende dalla capacità di spesa arbitraria e il conseguente spreco pubblico. L’aver concesso micro privilegi a larghi strati sociali funge da elemento di continuità fra gli interessi particolari ed il corpo elettorale. Persino il famoso art. 18 è uno di questi piccoli privilegi concesso a larghi strati della popolazione, anche se in questo caso chi paga sono le imprese sane e i lavoratori para-subordinati.

    Il privilegio del sistema pensionistico “facile” è caduto sotto la scure dei tagli imposti dalla situazione economica traballante. Questo tocca un interesse sociale diffuso alterando il meccanismo di consenso. Man mano che la crisi si approfondirà è facile prevedere che uno alla volta cadranno i piccoli privilegi su cui si basa il consenso, mentre rimarranno intatti i grandi privilegi delle burocrazie e di quella parte delle imprese che vivono di spesa e/o contributi pubblici. In altre parole il sistema politico-burocratico dovrà gettare la maschera mentre la pressione fiscale è destinata ad aumentare.

    Riuscirà a modificarsi la consapevolezza della maggioranza dei cittadini abbastanza in fretta da non subire danni irreparabili al nostro sistema economico industriale sano?

    P.S.
    1) Non guardiamo troppo ai modelli europei. Anche gli altri Paesi del nostro continente soffrono di mal di burocrazia, sebbene in misura minore.
    2) Appena Monti ha recuperato un bel po’ di soldi con tasse in più e pensioni in meno, i partiti che appoggiano il governo hanno ripreso a cercare di condizionare il “manovratore”, a litigare fra loro ed a fare pre tattica elettorale.

  8. Alberto

    Quando ci metteremo in testa che il taglio della spesa deve riguardare i consumi intermedi e gli acquisti che ammontano a 150 MLD, cresciuti di 50 MLD in 5 anni; ho detto che solo dalla sanità si possono ricavare subito 10 MLD e dagli aiuti a pioggia alle imprese almeno 20 MLD (M.BALDASSARRI).
    Ma se come già chiarito dal Prof. U.Arrigo, la commissione tecnica per la spesa pubblica, chiusa 2 volte da Tremonti, non si riesuma, tutte le chiacchiere sui tagli, sono solo velletarie e fuorvianti; per tagliare la spesa pubblica, si fa come in tutte le aziende serie e private, si va a mettere il naso nei singoli centri di costo, perchè il lavoro è specialistico e complesso e non si ottiene assolutamente nulla con gli strilli ed i baubau.

  9. Marco Tizzi

    Scusate, ma possiamo dare dei numeri precisi invece di sparare frasi ad effetto?
    Io ho vissuto e lavorato in Germania, la pressione fiscale era pochissimo inferiore a quella italiana, gli stipendi lordi infinitamente superiori (anche doppi e tripli), almeno per operai specializzati, impiegati e gli equivalenti di quadri e dirigenti.
    Persone che conosco che vivono in Svizzera, Svezia, Danimarca e Finlandia hanno stipendi lordi nettamente superiori a quelli italiani, molti di loro fanno lo stesso lavoro che facevano in Italia, anche per la stessa identica azienda. Nel Regno Unito la situazione è cambiata da poco, fino ad un paio di anni fa era del tutto simile.
    Quindi se avete dati su stipendi e salari netti/lordi Paese per Paese per cortesia pubblicateli, altrimenti spesso il silenzio è d’oro.
    Per quanto riguarda la produttività, io faccio il consulente e posso assicurarvi che la bassa produttività è dovuta a: inettitudine dei manager, inefficienze dei processi (ergo: inettitudine dei manager), arretratezza tecnologica (ergo: inettitudine dei manager) e impossibilità di licenziare gente resa inutile dal progresso e/o da cali di domanda.
    Il costo del lavoro è una mistificazione: i nostri benchmark devono essere Olanda, Germania e Svizzera, non Albania e Cambogia (col massimo rispetto per entrambi).

  10. Claudio Di Croce

    Questo raffronto tra stipendi italiani e altri europei dimentica il fatto che il costo della vita medio in Italia è nettamente inferiore a quello molti altri paesi europei come in Italia il costo della vita nel sud è molto inferiore a quello del nord . Il vero raffronto si dovrebbe fare con il potere di acquisto , cioè controllare cosa si può acquistare con la stessa somma nei diversi paesi . Con 1000 € in Sicilia si ha una capacità di acquisto , a Milano molto meno . Lo stesso tra Italia e Danimarca o Germania o UK . I dati in valore assoluto sono fuorvianti : lo stesso succede quando per raccogliere soldi i ” benefattori ” dicono piangendo ” queste persone vivono con meno di 3 $/giorno ” e subito noi pensiamo cosa faremmo , anzi non faremmo con quella cifra , ma in Tanzania , in Somalia o altri paesi simili il valore è diverso .

  11. Francesco

    Mi considererete uno statalista ma è una follia quella di volere ridurre del 30% indiscriminatamente tutte le retribuzioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Sono favorevole alla riduzione del numero dei parlamentari e dei portaborse e dei loro megacompensi, di ridurre il numero dei consiglieri e assessori regionali e relativa retribuzione ma incidere su un dipendente statale /pubblico che ha un reddito medio netto di 1300/1400 euro, considerando il fatto che nella manovra del 2009 Tremonti aveva deciso il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici e statali.
    Ci deve essere dell’equità, l’Italia non è ricco come i paesi del centronord Europa e una volta fuori dal mercato del lavoro spesso si è perduti enon si trova più nulle. io sono disoccupato e ho una laurea triennale ma probabilmente sono io a valere poconulla, lavoro a malapena un mese all’anno e sottopagato, altri sacrifici? basta!

  12. Marco Tizzi

    @Claudio Di Croce
    Guardi, io vivo a Milano e le assicuro che la vita costa MOLTO più che in Germania, dove ho vissuto. Ma MOLTO. Solo i costi della casa hanno una differenza tale che sposta tutto il costo della vita. E comunque nella media del costo della vita degli Stati Europei non esistono differenze dell’ordine di 1 a 4 come invece esistono nei salari e stipendi. Noi abbiamo il sud, la Germania ha l’Est, non creda faccia molta differenza in termini di costo della vita.
    Tra l’altro nel mercato unico europeo il confronto tra salario e costo della vita non regge perché le aziende sono in competizione diretta tra di loro e non rispetto al costo della vita: i prodotti tedeschi sono competitivi anche nel nostro mercato, infatti li importiamo a man bassa, e lo sono anche a livello di prezzo. Perché? Per il semplice motivo che le aziende tedesche sono MIGLIORI delle nostre: più efficaci, più efficienti. Quindi possono permettersi stipendi e salari superiori e lo fanno, invece che strapagare manager inetti come succede da noi.
    Dire che le “aziende italiane non possono permettersi di alzare gli stipendi lordi”, come scritto nell’articolo, è una mistificazione comprovata da dati esattamente contrari nella realtà.
    Solo che è una risposta molto facile, quindi la si butta là, senza apportare un numero che sia uno ad avvalorare questa tesi.
    Perché dire “è ora che le aziende italiane si sveglino e imparino a competere con tedeschi, olandesi e giapponesi invece che con cinesi e turchi” non è così semplice.

  13. Claudio Di Croce

    @Marco Tizzi
    Infatti ho parlato di costo medio italiano e ho raffrontato il dato di Milano con la Sicilia .Anche io ho conosciuto il nord europa e qualunque servizio di quei paesi – dal taxi ,al bar , a un cinema ,a un albergo ,a un affitto costa mediamente di più che in Italia. Sono d’accordo sul fatto che le aziende tedesche producono qualità superiore e sopratutto hanno una immagine di qualità superiore . Quando io giravo il mondo per vendere prodotti di qualità italiani , se ero in competizione con un prodotto tedesco dovevo partire con un prezzo tra il 15e il 20% inferiore se non non se ne faceva niente . Questo deriva da dal fatto che nel mondo, tedesco è sinonimo di qualità , in tanti casi giustamente in altri no . Ma l’immagine è questa . Con prezzi più alti si hanno ricavi più alti e si possono pagare salari più alti in cambio però di efficenza lavorativa più alta , di assenteismo minore, di controllo qualità migliore e di contrapposizione sociale padroni – operai non lontanamente paragonabile alla nostra . I manager italiani sono l’espressione della media italiana come i politici, anche se ogni italiano tende a pensare e a dire che il gruppo a cui appartiene è meglio ma non è vero. Le faccio una domanda precisa : se potesse scegliere prescindendo da fattori di nascita, familiari , emotivi e volesse iniziare una attività industriale quale paese sceglierebbe ? Italia con questa burocrazia, con questa gestione della “giustizia ” con questi sindacati e i tanti altri lacci e lacciuoli che ci soffocano o un altro paese ?

  14. Alberto P.

    @Claudio di Croce, @Marco Tizzi

    Per una volta sono parzialmente d’accordo (e non totalmente d’accordo) con Claudio di Croce. E sono parzialmente d’accordo anche con Lei Marco Tizzi.

    Dal mio punto di vista/esperienze, ho lavorato in Italia (Milano), Germania (Francoforte) e ora lavoro in Francia (Parigi), posso dire che:

    1. Costo della vista non e’ maggiore in Germania rispetto a grosse citta’ italiane anzi Milano e’ molto cara… a Parigi per esempio c’e’ uno sbilanciamento, sono carissimi gli affitti (es. 1100euro per 35mq) ma il cibo e altre cose da supermercato sono in linea con citta’ grandi italiane (Milano, Torino, Roma etc…). Quindi in questo dissento da Claudio di Croce.
    Ha ragione pero’ nel dire che confrontare realta’ diverse sul metro del solo stipendio lordo non ha molto senso. Ma la diversita’ sta secondo me nel livello di tassazione e di flessibilita’ del mercato del lavoro tra i vari paesi.

    In Germania hanno contratti aziendali molto flessibili, posso offrire stipendi alti perche’ le aziende come cuneo fiscale (quindi non parlo di IRPEF che paga il cittadino dopo sul lordo) pagano molto meno che in Italia. Ricordo che in Italia fatto 100 il lordo che l’impiegato riceve l’azienda deve pagare 150 allo stato!!!!!! Poi il l’impiegato ci paga sul lordo tutte l’irpef e l’iva sugli acquisti….

    Essendo in Germania e in Francia cioe’ che pagano le aziende molto piu’ basso del nostro, ecco che esse possono offrire salari piu’ alti in virtu’ di cio’ e non perche’ siano piu’ “benefattrici” di quelle italiane…

    Poi ovviamente come diceva Marco Tizzi, hanno un livello di produttivita’ piu’ elevato del nostro e questo gli riduce ancora di piu’ i costi.

    Quindi e’ assolutamente giusto dire che le “aziende italiane non possono permettersi di alzare gli stipendi lordi”, al contrario deve essere lo stato dal canto suo a passare da fare una rapina legalizzata ad una tassazione da stato liberale/civile!

  15. Marco Tizzi

    @Claudio Di Croce
    Forse non mi sono spiegato: il costo della vita in Germania è più BASSO che in Italia. In Scandinavia è leggermente più alto, ma gli stipendi LORDI sono fino a 4 (Q-U-A-T-T-R-O) volte superiori.
    Le assicuro che un affitto a Copenhagen NON è 4 volte superiore che in Italia.
    Se dovessi aprire un’azienda dove lo farei? Dipende da che azienda: in Italia abbiamo problemi atavici strutturali (costo del trasporto e dell’energia), troppa burocrazia, impossibilità di licenziare, ma un BASSO costo del lavoro. Quindi se devo aprire un’azienda non energivora, piccola a sufficienza da poter licenziare, con molta manodopera specializzata, la apro volentieri in Italia.
    Se invece devo aprire un’azienda con tanto personale, energivora, con la necessità di un sistema intorno che mi sostenga, in cui la manodopera incida molto marginalmente la apro in Germania o in Olanda.
    Ma il problema della aziende italiane l’ha scritto lei stesso: se il concorrente è tedesco noi sbraghiamo coi prezzi, perché non siamo in grado di offrire un prodotto nettamente superiore da un punto di vista tecnico (qualità, innovazione, servizio, etc. etc.).
    Finché il ragionamento è questo non abbiamo alcuna possibilità: i nostri benchmark rimarranno la Cina e la Turchia che ci faranno sonoramente un mazzo così.
    Ricordatevi una cosa: non c’è niente di apparentemente più banale di una lametta da barba. Eppure la maggior parte della gente nel mondo (Cina inclusa) usa costosissime lamette francesi, non cinesi. Come mai?
    Prodotto migliore, azienda migliore. Tecnologia, innovazione, qualità.
    Gente in gamba che si fa il mazzo e che se non ottiene risultati VA A CASA.

  16. Marco Tizzi

    @Alberto P.
    Ma scusa: in Germania ci sei stato, lo sai come funziona. La differenza di cuneo fiscale è del 15-20%. La differenza salariale va da quasi il doppio dei livelli bassi, al triplo dei livelli intermedi fino a (guarda un po’!!!) diventare NEGATIVA quando si parla di grandi manager.
    Le aziende del nord europa sono molto più piatte come salari, moltissimo. Noi abbiamo una differenza enorme tra stipendi dei manager e stipendi/salari medi.
    Se si vuole fare un confronto serio, in ambito privato, facciamolo sul costo aziendale, ma paragoniamoci ai Paesi migliori di noi, in termini di benessere, non a quelli che ci stanno sotto.
    Vedrete che non è il costo del lavoro il problema, ma la competitività del sistema-paese, inclusa la poca flessibilità del lavoro e l’arretratezza del welfare, la quantità spropositata di dipendenti pubblici malpagati, mai valutati e illicenziabili, l’inettitudine della classe dirigente, sia pubblica (politici inclusi) che privata.

  17. giancarlo

    prima si è voluta la flessibilizzazione: la scusa era: “a tempo indeterminato non ti assumo, col co.co.co SI”. tutti ci siamo cascati.
    le assunzioni non sono state in numero sperato ed in piu si è avuta la giungla contrattuale di oggi e il precariato dei giovani.
    ora cosa vgliono fare?
    siccome hanno creato masse di precari con pochi diritti, si vogliono togliere i diritti an tutti in nome dell’ uguaglianza.
    cosi’ avremo anzi che 3 milioni di precari (non so quanti sono), 15 milioni di precari.
    la concorrenza che gli imprenditori italiani hanno scelto è sui costi. non hanno corso la gara della competizione sulla qualità e fino ad ora stanno perdendo.
    ORA VOGLIONO SCARICARE LA BUFALA DELLA SCARSA PRODUTTIVITA’ SUI LAVORATORI STESSI. MA I LAVORATORI OBBEDISCONO, NON DECIDONO CON CHE MACCHINE PRODURRE, DOVE PRODURRE, COSA PRODURRE. ESSI OBBEDISCONO E BASTA. LA COLPA DELLA SCARSA PRODUTTIVITA’ E’ DI CHI DECIDE: DEGLI IMPRENDITORI E DEI MANAGER STRAPAGATI, PER FARE CIO’ CHE NON FANNO

  18. Massimo74

    @Marco Tizzi

    “la quantità spropositata di dipendenti pubblici malpagati”

    Non so come si possano fare affermazioni di questo tipo.Secondo i dati di Bankitalia i dipendenti statali hanno visto negli ultimi 8 anni incrementare le loro retribuzioni del 22,4% ,con un tasso di oltre tre volte superiore a quello del totale dei lavoratori dipendenti privati (+6,8%).
    Sul fatto che poi i dipendenti pubblici non siano “valutati”,ti rammendo il fatto che essi non possono esserlo per definizione in quanto nel pubblico non esiste la logica del profitto che, è bene ricordarlo, rappresenta l’unico parametro realmente oggettivo per poter effettivamente stabilire se un determinato servizio è realmente utile o meno alla collettività.
    La verità è che i dipendenti statali sono pagati per produrre roba inutile… perchè quanto prodotto dallo stato costa, per definzione, piu’ di quanto vale… (altrimenti non sarebbe fatto pagare a forza attraverso le imposte).

  19. Claudio Di Croce

    Ho scoperto una cosa assolutamente per me nuova : costa meno vivere nell’europa del nord che in Italia . Difatti i pensionati italiani del nord e del sud vanno a vivere nel nord europa perchè costa meno e i dipendenti sono più pagati . Mi spiegate come fanno i nordisti a pagare i dipendenti 3-4 volte gli stipendi delle le aziende italiane ? E pagare gli statali benissimo e non licenziare nessuno e avere welfare fenomenale ecc. ecc.. Ma immagino voi consigliate anzi imponete ai vostri figli , nipoti,parenti, amici, conoscenti, ecc. ecc.. di emigrare in massa nell’Europa del nord. E i più in gamba a Parigi che ho scoperto essere una metropoli a buon mercato , si vede che io sono stato imbrogliato nel periodo di mia permanenza . E poi gli affitti ? sono a buon mercato , e i prezzi degli alloggi ? regalati ,con le banche che offrono mutui quasi a tasso zero. E le aziende italiane non possono pagare gli stipendi europei perchè i manager sono troppo pagati . Decidiamo quindi di licenziare i manager italiani, sbattere in galera i padroni incapaci ed evasori e attirare imprenditori – non padroni -e manager tedeschi, danesi, svedesi, francesi ecc.. ecc.. e naturalmente tenersi i dipendenti italiani che sono i migliori del mondo .

  20. Ronnie R.

    Devo dire, Dott. Giuricin, che trovo Lei sia decisamente il contributor meno rigoroso e con la visione più “preconcetta” di coloro che scrivono su Chicago Blog. Lei non dà dati, porta avanti una tesi (sostanzialmente sempre negativi per i lavoratori dipendenti) e, pur di dimostrarla, i dati li ignora. Non mi sembra un modo di procedere molto scientifico (per usare un eufemismo). Nel caso di specie, lei fa (scientemente) confusione tra stipendi pubblici e privati. I primi saranno mediamente alti, ma certo non si può dire lo stesso dei secondi. Le rimando, ad esempio, a questo grafico.
    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=18IBYI
    Dire che gli stipendi dei dipendenti privati sono alti, significa vivere su un’altro pianeta. In ogni caso, continuo a ritenere che la produttività non la si fà pagando i dipendenti in noccioline o togliendogli mezz’ora di pausa pranzo (come fa la fiat, salvo poi non riuscire a sfornare un’auto una che “buchi” il mercato) ma facendo valore aggiunto sotto il profilo della qualità e dell’innovazione. O vogliamo trasformare il ns. paese in un sistema di manodopera a basso costo tipo romania, una sorta di “africa” dell’Europa? Poveri noi

  21. Vincenzo

    Aumentare il potere di acquisto dei lavoratori
    e dei proprii datori di lavoro attaverso un taglio del prelievo fiscale e’ l’unica possibile strada per incentivare i consumi interni ed attrarre nuovi investimenti.

    Attenzione pero’ il finanziamento di tali riduzioni deve avvenire attaverso l’incremento delle accise energetiche, sopratutto sui carburanti.

    Ecco gli effetti:

    Breve periodo aumento dei consumi
    Medio lungo aumento dell’efficienza energetica in generale
    Ancora nel medio lungo termine miglioramentomdelle tecnologie asservite al risparmio energetico.

    Due esempi:

    Il primo l’avere introdotto il superbollo per i motori diesel ha generato la necessita’ di sviluppare

  22. Vincenzo

    Tecnologie innovative nei piccoli motori diesel. Oggi l’italia ha la leadership tecnologica nei piccoli motori diesel.

    Il divieto alla realizzazione delle centrali termonucleari in Italia ha prodotto come risultato che l’italia detiene il record di efficenza nelle proprie centrali termoelettriche.

  23. Marco Tizzi

    @Massimo74
    stai pur certo che i dipendenti pubblici guadagnano meno dei loro omologhi oltralpe, ma sono un numero spropositato, più del doppio, di quelli che sarebbero necessari.
    Se mi dici che i lavoratori si valutano solo sul profitto o non hai mai lavorato in un’azienda o menti sapendo di mentire.
    I parametri di valutazione dei servizi sono tanti e possono essere più scientifici del profitto stesso.

  24. Marco Tizzi

    @Claudio Di Croce
    Di sicuro costa meno vivere in Germania, non in tutta l’Europa del nord. Se poi volete passare la vostra pensione in luoghi in cui piove anche 230 giorni l’anno… de gustibus non disputandum!
    Per tutte le persone in età lavorativa che sappiano il tedesco (il problema temo sia lì) consiglio vivamente e caldamente di emigrarci. In scandinavia forse è possibile anche senza lingua locale.
    Ma ci sono posti infinitamente migliori nel mondo: io ho vissuto in Sudafrica e vi assicuro che se potessi ci tornerei domani mattina.

  25. Massimo74

    @Marco Tizzi

    Non capisco perchè starei mentendo quando dico che nel settore pubblico non esiste la logica del profitto e pertanto non c’è modo di valutare se un servizio è realmente utile alla collettività.E’ un dato di fatto che lo stato anche se fosse composto da persone integerrime e moralmente irreprensibili (le possibilità che ciò accada sono meno di quelle di trovare una prostituta vergine) non potrebbe comunque mai essere efficente nell’erogazione dei servizi,visto che non esistendo una clientela pagante (le tasse non si pagano su base volontaria ma sono un imposizione) non c’è modo di determinare se quello che il settore pubblico produce è di reale interesse e/o beneficio per il cittadino.Tutto il contrario di ciò che succede nel settore privato,dove, se un azienda non produce qualcosa che sia di interesse per il consumatore,non riuscirà a vendere i propri prodotti e sarà giocoforza costretta a chiudere o fallire.

  26. Marco Tizzi

    @Massimo74
    I servizi si possono benissimo misurare e di sicuro non è il profitto il driver. In nessuna azienda il livello di servizio si misura con il profitto, sarebbe fuorviante.
    Applicare logiche industriali alla PA si può: misurare quante pratiche vengono svolte nel tempo, quante sentenze vengono emesse, imporre tempi standard e misurare le differenze si può. Il profitto non serve.
    Servono manager capaci, pagati rispetto ai loro obiettivi, licenziati se le cose non vanno. Serve una struttura snella dell’amministrazione pubblica con responsabilità chiare. Poche persone, pochissime, ben pagate e cacciate a calci se le cose non funzionano.
    Io capisco che ormai siamo talmente disperati che pensiamo “qualsiasi cosa sia pubblica non funziona”. Lo capisco benissimo.
    Ma guardiamoci in giro e vediamo che nel resto del mondo non è così. E che in Italia anche il privato non sempre fa un buon lavoro (leggi Autostrade) o lo fa in maniera fraudolenta (leggi San Raffaele).
    Perché la classe dirigente è sia pubblica che privata e in questo Paese non è adeguata!

  27. Claudio Di Croce

    @Marco Tizzi
    Detto senza ironia mi rendo conto che nel corso dei miei viaggi in decine di anni e soggiorni all’estero per lavoro e per vacanze non ho capito nulla . Oltre l’Europa del Nord a buon mercato adesso scopro che in Sud Africa – dove la popolazione bianca vive in case protette con filo spinato e sistemi di allarme più sofisticati di quelli delle nostre banche , dove i giovani bianchi emigrano in massa negli USA ,UK, Canada, Australia, mi è capitato di parlare con italiani emigrati anziani i cui figli erano scappati che mi spiegavano la situazione molto pericolosa che si vive laggiù , tra furti, omicidi, espropriazioni continue e quantaltro .Un episodio mi ha colpito particolarmente : all’aeroporto di Johannesburg al ritorno una giovane bianca interpellava i partenti per una indagine statistica: abbiamo scambiato due parole e mi ha detto che stava cercando di emigrare ma aveva dei problemi e mi disse : preghi per me affinchè riesca a scappare al più presto . Si vede che erano casi limite. Mi potrebbe dire dove viveva , in quale città e in quale parte del bellissimo paese ?

  28. Marco Tizzi

    @Claudio Di Croce
    Io vivevo a Durban. Sicuramente la situazione a Johannesburg è leggermente diversa, ma non si faccia ingannare: i bianchi sudafricani che hanno vissuto l’apartheid hanno un concetto di sicurezza tutto loro. Per intenderci: prima erano abituati a lasciare le auto aperte con le chiavi dentro e molte case non avevano la serratura.
    Quando sono arrivato, nel 2006, sono rimasto molto colpito dal fatto che la prima notizia del telegiornale (prima assoluta) era che due turisti tedeschi erano stati scippati in un parco. Ora le lascio immaginare quanto dovrebbe durare un telegiornale italiano se le notizie fossero queste.
    Mai sentito parlare di espropriazioni, non so davvero a cosa si riferisca.
    Io ci ho vissuto 7 mesi, mai avuto un accenno di problema, nemmeno quando sono stato in posti che i bianchi tacciavano come “pericolosissimi”. Ci sono problemi nelle township, ma non sono molto differenti rispetto a quello che succede a Scampia.
    Bisogna stare attenti alle cose che non si son provate in prima persona, di miti ne girano tanti… è un po’ come la malaria in Vietnam.
    Se potessi tornerei domani in Sudafrica, soprattutto sulla costa. Il fatto che sia praticamente impossibile ottenere un visto lavorativo dimostra che son più quelli che vogliono entrere rispetto a quelli che scappano.
    Certo, poi magari la sua “giovane bianca” era una dei (pochi per fortuna) che ancora credono sia loro diritto inalienabile poter sparare a qualunque essere umano non abbia la pelle del loro colore: prego per il Sudafrica che riescano tutti a scappare al più presto.

  29. Filippo

    @Claudio di Croce,@Marco Tizzi
    Signori per favore permettetemi di dire stop a questa diatriba che sta trascendendo nel personale perdendo di vista il tema della discussione.Ognuno di voi ha avuto le sue esperienze all’estero e si sarà fatto le sue idee.Tornando a bomba al tema,credo che sicuramente il funzionamento dello Stato italiano necessita di essere razionalizzato prima che sia troppo tardi,il che vuol dire tante,troppe cose da fare in così poco tempo.
    Sicuramente riduzione del personale,penso alle sacche di persone che anche se ricevono uno stipendio minimo comunque rappresentano un costo senza alcun beneficio per la collettività (non dimentichiamo che ad esempio nel novero dei dipendenti pubblici rientra anche un enorme numero di generali ufficiali e sottufficiali totalmente inutili visto l’entità delle nostre forze armate)
    sicuramente responsabilizzazione dei dirigenti e a cascata dei dipendenti con valutazioni premianti o sanzionatorie per il lavoro fatto.
    Sicuramente rendersi conto che il tempo delle vacche grasse è finito (come mai in Parlamento non rinunciano malgrado la pronuncia della Corte Costituzionale al doppio incarico?E se non rinunciano spontaneamente nessuno può obbligarli a farlo?)
    @antonio 74 sono d’accordo con Lei,difficile poter trovare criteri di valutazione del lavoro svolto dalla pubblica amministrazione perchè tante troppe sono le variabili da tenere in considerazione e perchè spesso il lavoro consiste nell’offrire servizi ai singoli cittadini,nuclei familiari/collettività.Ma se vengo a sapere,qui a Modena,che un personaggio si reca dai servizi sociali del comune e si lamenta perchè l’alloggio in cui risiede,trovato dal comune,è fatiscente ma poi salta fuori che questo personaggio è proprietario di un appartamento in un comune vicino e si intasca un affitto in nero e niente succede……allora vuol dire che manca la responsabilizzazione dei lavoratori del comune e ci troviamo con risorse spese malamente e sottratte a chi ne avrebbe veramente bisogno.

  30. Piero

    è impossibile alzare i salari lordo non ci sono soldi.. concordo..

    è possibile alzare netto riducendo tasse se si taglia falsi invalidi/babypensioni/evasione/corruzione/professionisti/18ttisti.. ecc..

    cmq x dicembre serivano velocemente soldi x pagare il 31/12/2011 (era già default)..
    vedremo 2012 se parlamento/opinione pubblica/lobby permetteranno al governo di fare tutto ciò..

    cmq.. questo è declino strutturale occidentale da sovraproduzione=debito.. tutte queste ricette possono solo pilotarlo un pò meglio od un pò peggio..
    il trend di fondo non si cambia.. si illudono sia statalisti che la danno addosso ai liberisti sia i liberisti (come te) che la danno addosso agli statalisti..

    buon Natale

  31. Piero

    Massimo74 :@Marco Tizzi
    Non capisco perchè starei mentendo quando dico che nel settore pubblico non esiste la logica del profitto e pertanto non c’è modo di valutare se un servizio è realmente utile alla collettività.E’ un dato di fatto che lo stato anche se fosse composto da persone integerrime e moralmente irreprensibili (le possibilità che ciò accada sono meno di quelle di trovare una prostituta vergine) non potrebbe comunque mai essere efficente nell’erogazione dei servizi,visto che non esistendo una clientela pagante (le tasse non si pagano su base volontaria ma sono un imposizione) non c’è modo di determinare se quello che il settore pubblico produce è di reale interesse e/o beneficio per il cittadino.Tutto il contrario di ciò che succede nel settore privato,dove, se un azienda non produce qualcosa che sia di interesse per il consumatore,non riuscirà a vendere i propri prodotti e sarà giocoforza costretta a chiudere o fallire.

    a) non si può calcolare profitto nel pubblico xrchè paga la generalitàe non l’utilizzatore..

    b) servizi di cittadinanza (scuola/salute/sicurezza/ecc.) devono poter essere fruibili sia da chi può pagare sia da chi non può pagare..

    se spingi troppo su a) hai efficenza ma enormi iniquità
    se spingi troppo su b) (vedi Italia) hai “minori” iniquità ma sprechi

    il difficile (forse impossibile come la Meretrice Vergine) è star nel giusto mezzo..

  32. mrai

    E’ possibile aumentare gli stipendi pagando in busta il TFR invece di accantonarlo. Il TFR e’ una peculiarità’ italiana che non esiste in nessun altro paese. Se l’importo corrispondente fosse pagato in busta, il netto aumenterebbe dell’8% e altrettanto aumenterebbero IRPEF e magari INPS. L’alternativa soft potrebbe essere di lasciare ai lavoratori la scelta se averlo subito o accantonato con i consueti (dubbi) vantaggi per l’accantonamento.

  33. Purtroppo l’accantonamento del TFR, è una posta di bilancio, a cui non corrisponde la realtà. Nei tempi grazie ad una contabilità fiscale, medievale, il TFR è sempre stato accantonato per finta. Le imprese l’hanno impiegato per la gestione corrente. Un costo ed oneri differito, postato sotto mezzi di terzi.
    Una distorsione che nei sistemi di contabilità Anglosassoni non esiste.
    Una delle cause della nostra rovina. Lavorare con soldi finti, come quelli del Monopoli.
    torneremo al Baratto ed allo scambio e beato chi può farlo. domani vado dal calzolaio a far risuolare un paio di vecchie scarpe di Vero cuoio riesumate dalla scarpiera. Pagherò la risolatura con un pollo ottenuto da un contadino in cambio di ripetizioni di chimica ai due figli liceali un po’ indietro.
    Il tutto con grande gusto alla faccia dei predatori! Quel pollo avrà un sapore squisito. Ne sono certo.

  34. bruno

    Si può valutare il lavoro nella P.A.? Certo che sì, si può e si dovrebbe più, molto più che nel privato, ma si fa o si fa finta di farlo ? Esistono le commissioni di valutazione, esistono sulla carta anche gli obiettivi assegnati ma esiste un sistema reale di correlazione tra le due cose? Basta chiedersi “chi” definisce gli obiettivi, se esiste una catena premiante su tutta la linea e “chi” sta in cima alla catena e come e da chi è egli valutato e se il suo risultato dipende anche da chi sta in fondo alla catena. Basta chiedersi se esiste un sistema premiante che stabilisca una graduatoria meritocratica ed un budget che limiti i riconoscimenti solo ad una percentuale del personale (come fanno regolarmente le aziende private), basta verificare, come test, quanti responsabili di servizio sono stati rimossi negli anni dai loro incarichi e privati della relativa indennità per mancati risultati raggiunti o quante riorganizzazioni con relativa riduzione di spesa sono state fatte. Ma forse tutti i risultati sono stati raggiunti e non c’è necessità di riorganizzare nulla!! Basta chiedere chi e come misura i risultati, secondo quali parametri e quali standard quantitativi. E le progressioni di carriera come avvengono? Chi si confronta su un singolo soggetto candidato alla promozione? Non è che in qualche Istituzione ci siano carriere automatiche ? Quale sarebbe la controparte forte che rappresenta il cittadino committente e il contenimento della spesa pubblica che contrasta progressioni facili, inutili, dannose, stipendi elevati, organici gonfiati? Immagino che la tentazione sia dire : i politici, gli amministratori pubblici , gli alti funzionari, ecc. Chi se la sente di dire che questa controparte c’è, sta operando e ha operato? Se così “non è” significa che nella PA vige un sistema conservatore da un lato e autotutelato dall’altro, pronto ad approfittare di ogni opportunità per acquisire posizioni ben sapendo che le posizioni acquisite restano e non verranno messe in discussione (se non dal disastro totale!). O qualcuno è in grado di dimostrare che le cose sono diverse da come descritte o chiediamoci, a tutela dei capaci e per l’efficenza, l’ efficacia ed economicità della PA, che si aspetta a metterci le mani? Lobby troppo forti? Mission impossible per questi politici televisivi? Evidentemente e allora…? Auguri di Buone Feste!

  35. carlo grezio

    @marco tizzi
    mi ritrovo perfettamente nelle sue annotazioni ed ovviamente per niente in quelle di dicroce…ma non è strano.
    nelle mie esperienze di gestione di aziende in francia, svizzera e italia le cose stanno esattamente come dice tizzi.
    vivere a berlino costa infinitamente meno che a milano con un livello di servizi eccellenti.lo stesso però vale meno per francoforte, decisamente più cara .
    l’italia è cara, inefficiente e improduttiva.
    il settore pubblico è penoso, ma il privato non è meglio.
    nel pubblico il patto scellerato è da sempre : “ti pago poco e tu in cambio non fai un cazzo…” Ora dopo anni di tagli il problema non è ridurre gli stipendi ma eliminare parte dei percettori di stipendi razionalizzando lapubblica amministrazione : come ho molte volte spiegato la sola strada veramente efficace sarebbe l’eliminazione delle regioni assolutamente inutili, inefficienti, costose e fonte di continua corruttela.

  36. giancarlo

    bruno :
    Si può valutare il lavoro nella P.A.? Certo che sì, si può e si dovrebbe più, molto più che nel privato, ma si fa o si fa finta di farlo ? Esistono le commissioni di valutazione, esistono sulla carta anche gli obiettivi assegnati ma esiste un sistema reale di correlazione tra le due cose? Basta chiedersi “chi” definisce gli obiettivi, se esiste una catena premiante su tutta la linea e “chi” sta in cima alla catena e come e da chi è egli valutato e se il suo risultato dipende anche da chi sta in fondo alla catena. Basta chiedersi se esiste un sistema premiante che stabilisca una graduatoria meritocratica ed un budget che limiti i riconoscimenti solo ad una percentuale del personale (come fanno regolarmente le aziende private), basta verificare, come test, quanti responsabili di servizio sono stati rimossi negli anni dai loro incarichi e privati della relativa indennità per mancati risultati raggiunti o quante riorganizzazioni con relativa riduzione di spesa sono state fatte. Ma forse tutti i risultati sono stati raggiunti e non c’è necessità di riorganizzare nulla!! Basta chiedere chi e come misura i risultati, secondo quali parametri e quali standard quantitativi. E le progressioni di carriera come avvengono? Chi si confronta su un singolo soggetto candidato alla promozione? Non è che in qualche Istituzione ci siano carriere automatiche ? Quale sarebbe la controparte forte che rappresenta il cittadino committente e il contenimento della spesa pubblica che contrasta progressioni facili, inutili, dannose, stipendi elevati, organici gonfiati? Immagino che la tentazione sia dire : i politici, gli amministratori pubblici , gli alti funzionari, ecc. Chi se la sente di dire che questa controparte c’è, sta operando e ha operato? Se così “non è” significa che nella PA vige un sistema conservatore da un lato e autotutelato dall’altro, pronto ad approfittare di ogni opportunità per acquisire posizioni ben sapendo che le posizioni acquisite restano e non verranno messe in discussione (se non dal disastro totale!). O qualcuno è in grado di dimostrare che le cose sono diverse da come descritte o chiediamoci, a tutela dei capaci e per l’efficenza, l’ efficacia ed economicità della PA, che si aspetta a metterci le mani? Lobby troppo forti? Mission impossible per questi politici televisivi? Evidentemente e allora…? Auguri di Buone Feste!

    concordo e quoto

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