Manovra Monti: Professioni intellettuali: c’è bisogno di libertà, non di caos

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Premetto anche che – come vado ripetendo in ogni sede – liberalizzare e semplificare significa, prima di tutto e più di tutto, abrogare disposizioni vigenti; nondimeno, abrogare non significa gettare nell’incertezza, se non nel caos, tutti coloro che dovranno applicare la disciplina che scaturisce dall’abrogazione.
Ebbene, l’intervento del Decreto Monti in materia di professioni intellettuali è scritto veramente in modo aberrante e porta ad aumentare l’incertezza del diritto.
A parte la diminuzione del periodo minimo di tirocinio prima di poter essere ammessi all’esame di abilitazione all’esercizio di una qualche professione (che cala da tre anni a diciotto mesi), sulla quale si può formulare un giudizio moderatamente positivo, si interviene sulla recentissima “legge di stabilità” (legge 12 novembre 2011, n. 183) in un modo incomprensibile.

La legge di stabilità (a sua volta modificando norme adottate nel decreto del convulso agosto 2011) autorizza il Governo ad emanare regolamenti (anzi: più propriamente si parla di un “decreto”, al singolare, quindi) di delegificazione entro l’agosto 2012 al fine di riformare gli ordinamenti professionali secondo alcuni principi ivi indicati: al momento dell’entrata in vigore di tale regolamento scatterà l’abrogazione “delle norme vigenti sugli ordinamenti professionali”. Per gli addetti ai lavori: è il normale meccanismo dell’abrogazione ad efficacia differita, tipico del procedimento di delegificazione.
Ecco: il Decreto Monti specifica che “in ogni caso”, quindi anche qualora tale regolamento di delegificazione non fosse adottato, l’abrogazione scatta il 13 agosto 2012.
E’ un bel problema, anzi: una sgradevole matassa di problemi!
In primo luogo: quali sono “le norme vigenti sugli ordinamenti professionali”? Le intere leggi professionali? Alcune parti delle leggi professionali? E in quest’ultima ipotesi, di grazia, quali? Quelle che hanno “natura” (!?) ordinamentale? Oppure sono abrogate le norme sugli ordinamenti professionali che siano in contrasto con gli specifici principi fondamentali sui quali s’incardina il regolamento di delegificazione?
A questi problemi ereditati dall’opera del Governo Berlusconi, Monti, inopinatamente, ne aggiunge un altro, se possibile ancor peggiore: se non viene adottato il regolamento di delegificazione, quali sono le norme che cadono sotto la mannaia dell’abrogazione “in ogni caso” al 13 agosto 2012? Tutte? Dobbiamo quindi ritenere che restino in vigore solo le norme deontologiche adottate dai singoli Ordini? Oppure, addirittura, siamo legittimati a pensare che siano abrogati gli Ordini stessi e il settore sia sottoposto a completa liberalizzazione?
No: abrogare non significa creare il caos in un settore normativo, liberalizzare non significa gettare milioni di persone nell’incertezza giuridica. Sorge solo il dubbio che questa disposizione sia stata adottata solo a scopo “monitorio”, per spronare il Governo (questo o quello futuro…) ad adottare ad ogni costo il regolamento di delegificazione: ma dobbiamo usare le norme a mo’ di minaccia?
Allora sorge un’ultima domanda, la più importante: non sarebbe stato più opportuno allegare una bella tabella di disposizioni soggette ad abrogazione? E’ una tecnica semplice e chiara, si chiama “abrogazione espressa” ed è consigliata da tutti i testi di tecnica legislativa: ma forse in questo governo di professori si sono dimenticati questa materia. Ancora, come sempre.

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