6
Dic
2011

Manovra Monti: Farmacie: liberalizzazioni col freno a mano

La tanto sospirata liberalizzazione della vendita dei farmaci di “fascia c” c’è, anzi non del tutto: in questo modo si potrebbe riassumere il senso dell’intervento del Decreto Monti in materia di liberalizzazioni nel campo delle farmacie.
In estrema sintesi, il sistema della distribuzione dei farmaci in Italia è quanto di più corporativo possa esistere: le farmacie sono soggette ad un rigidissimo regime di numero chiuso e un giovane, perfettamente abilitato all’esercizio della professione di farmacista, può diventare titolare di farmacia solo se ha la fortuna di avere a disposizione un buon milione di euro (ma spesso molto di più) per rilevare l’autorizzazione da un collega: altrimenti gavetta e lavoro dipendente coattivo. Il sistema del numero chiuso delle farmacie è detto “pianta organica”.
Nel 2006 l’allora ministro Bersani (di certo più pro-mercato come ministro che come segretario di partito) riuscì a liberalizzare la vendita dei farmaci da banco, cioè quelli vendibili senza ricetta e pubblicizzabili, che da cinque anni possono essere commercializzati sia in esercizi ad hoc sia in reparti separati di supermercati. Con una sola norma (quella del Decreto Bersani) si crearono dal nulla migliaia e migliaia di nuovi posti di lavoro: anzi, si creò proprio una nuova realtà, quella delle cosiddette “parafarmacie”.
E Monti come è intervenuto?
L’articolo 32 del decreto legge estende la facoltà data dal Decreto Bersani anche per i cosiddetti farmaci di “fascia c” – cioè farmaci che, pur essendo soggetti a ricetta medica e quindi non definibili “da banco”, non sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, nemmeno parzialmente – per tutti gli esercizi commerciali che ricadano nei comuni con popolazione superiore a quindicimila abitanti. Si badi che il business dei farmaci di “fascia c” è letteralmente enorme.
Beh, è un passo in avanti, ma leggendo questa disposizione si sente l’amaro in bocca: si è persa un’altra occasione per liberalizzare il settore e, peraltro, nelle prime bozze del decreto legge la liberalizzazione dei farmaci di “fascia c” appariva senza limitazione alcuna! E’ spiacevole notare come alcune potenti mani corporative siano riuscite ad intervenire anche questa volta a difesa di un privilegio che non ci piace definire medievale solo per non far torto ad un’epoca in realtà civilissima come fu il Medioevo.
Non si riesce proprio a capire quale sia la ratio in forza della quale la mera presenza di un esercizio commerciale in un comune più o meno popoloso giustifichi la libera vendibilità o meno i farmaci di “fascia c”: resta solo da sperare che ciò si risolvi in un ulteriore incentivo alla fusione dei piccoli comuni! Ma si auspica anche che la Corte costituzionale intraveda, in questa diversità di trattamento, una violazione del principio di eguaglianza di cui al combinato disposto degli articoli 3, 32 e 41 della Costituzione.
A fronte di questa troppo parziale liberalizzazione, peraltro, il Decreto Monti aumenta il numero delle farmacie inserite nella pianta organica e ciò (oltre a confermare indirettamente tale vergognoso sistema) comporta un’ampia attività burocratica consequenziale: entro 120 giorni le autorità sanitarie devono ricalcolare il numero della farmacie sul territorio, mentre nei successivi 90 giorni le regioni e le province autonome devono bandire i concorsi per coprire le sedi vacanti.
Ma allora sorge spontanea una domanda: non si sarebbe fatto prima ad abolire la pianta organica? Quanti soldi pubblici si sarebbero potuti risparmiare senza questo iter? E quante decine di migliaia di nuovi posti di lavoro si sarebbero creati dal nulla?

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24 Responses

  1. marco

    La parziale liberalizzazione serve a permettere alle piccole farmacie di paese di sopravvivere senza spostarsi nei grandi centri dove lavorerebbero molto meglio e senza turni massacranti da 24 ore.
    Per quanto riguarda il medicinale di fascia C (sedativi,contraccettivi, ansiolitici, ecc) pietra miliare delle cure croniche con un sacco di effetti collaterali dovrebbe essere ben lungi dal rientrare in politiche consumistiche, come del resto in vigore in “tutte” le nazioni del mondo , anche in Angola. I costi di un selvaggio consumo di questo tipo di medicinali avrà un costo pesantissimo sulla società.
    Tutto questo per dare una mano alla gdo in diffocoltà e a 4 striminzite parafarmacie rifugio delle migliaia di farmacisti che hanno perso il posto a causa delle contrazione degli utili. Il servizio farmaceutico italiano è il migliore del mondo, capillare e disponibile 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno, non certo come la gdo.
    Ca va sans dire, prima di parlare….. meglio sapere!

  2. Alessandro

    Caro autore dell’articolo. Mi pare di notare una tua estrema ignoranza nel trattare questa materia sia sul piano italiano sia su quello europeo. Le farmacie sono a numero chiuso in tutti i principali paesi dell’unione europea proprio perché sono un servizio al cittadino che deve coprire tutte le zone territoriali anche quelle più disagiate. In francia addirittura è stato DIMINUITO il numero delle farmacie. E in italia non c’è una grossa diversità dalla media europea come numero di farmacie per abitanti (1 su 3300 abitanti rispetto alla media europea di 1 su 3200 abitanti) Come potrai notare da questi dati le farmacie sono già più di quelle previste dalla legge (il decreto monti passa da 1 per ogni 5000 a uno per ogni 4000) ossia le farmacie sono già in soprannumero. E le zone vuote sono quelle rurali, di montagna dove si fatica a trovare qualcuno che possa prenderle visto anche le politiche sanitarie degli ultimi anni che hanno ridotto il fatturato delle farmacie e le piccole farmacie di campagna/montagna cominciano a essere in difficoltà. Veniamo nel merito della liberalizzazione dei farmaci cosiddetti di “fascia C”, la definizione è quantomai impropria viste le decine di varianti che esistono, ma prendiamola per buona. Allora in NESSUN PAESE EUROPEO questi farmaci sono venduti fuori dalle farmacie ossia fuori da quella rete convenzionata con il Servizio Sanitario che permette di controllare con norme rigidissime la dispensazione e l’uso di medicinali. Anche perché in questa fascia esistono farmaci (psicofarmaci, sostanze dopanti, ormoni…) che vanno strettamente regolati per evitare abusi (che porterebbero a possibili ricoveri, altre cure e altri costi, stavolta molto alti, per lo stato). Inoltre non si capisce quale sarebbe il vantaggio del cittadino comprare questi farmaci fuori dalla farmacia visto che hanno un prezzo fisso stabilito dallo stato (a meno che non si voglia liberalizzarne anche il prezzo ma sarebbe una pazzia: le medicine non sono pomodori e non bisogna giocare a chi ne vende di più sulla salute dei cittadini!) Se si togliesse l’esclusiva di questi farmaci alle farmacie rimarrebbero solo quelli di fascia A, rimborsati dallo stato alle farmacie, i cui ricavi sono ormai ridotti al lumicino per i continui tagli della spesa pubblica. Inoltre in alcune regioni del mezzogiorno questi farmaci prima che siano rimborsati alle farmacie passano anche sei mesi. Questo vorrebbe dire che molte farmacie (soprattutto in zone disagiate) dovrebbero licenziare dipendenti e/o chiudere, altro che nuovi posti di lavoro! Senza contare chi con grossi sacrifici ha comprato una farmacia e ora dalla sera alla mattina se ne vede azzerato il valore della licenza, pagata a caro prezzo (a queste persone i loro soldi chi glieli ridà?). E questo vale a maggior ragione in un ipotetica liberalizzazione totale. Perché si vuole spazzare via il sistema delle farmacie italiane che è uno dei migliori al mondo ed è in per la quarta volta testa alla classifica di tutti i servizi al cittadino stilata dal Centro Formazione Management del Terziario?(mentre la sanità pubblica è al trentesimo posto o giù di lì)
    Quanto poi alle liberalizzazioni di bersani, le parafarmacie non hanno mai decollato e sono in crisi, gli unici ad averci guadagnato sono i supermercati, dove i farmacisti sono solo dipendenti, altro che proprietari d’impresa! (ossia non si guarda al servizio al cittadino ma alla possibilità di fare più guadagni per la grande distribuzione)
    Che poi anche tra i farmaci “da banco” ci stanno delle molecole mi lascia veramente basito vederle al supermercato data la loro pericolosità!
    Se si vuole VERAMENTE creare occupazione per i farmacisti bisogna prendere spunto dagli ottimi risultati delle sperimentazioni in alcuni ospedali del trentino: un farmacista in ogni reparto (meno 30 per cento degli errori di somministrazione dei farmaci e riduzione della spesa del 70 per cento).
    Spero di essere stato chiaro anche se questa è solo la superficie e i problemi sono in realtà molto più profondi. Al contrario di tutto quello che si può leggere sui giornali o altro.

  3. antonio

    è evidente che chi scrive è un emerito ignorante in materia.
    Non so come si faccia ad affermare certe cose!!!
    “In Italia non c’è nulla di più corporativo delle farmacie” ?!?!?!? Ma stai scherzando vero???
    Quella dei farmacisti è l’unica categoria profesionale che sta sotto la scure dei governatori ormai da più di un decennio e questo solo per spinta di quella che è davvero una vera e propria corporzione, ovvero quella della grande distribuzione organizzata. é sotto gli occhi di tutti: a questi signori mancava solo il settore dei medicinali e dei carburanti e l’unico modo per incrementare il loro volume d’affari era quello di accaparrarsi anche questo mercato.
    Ecco fatto: accontentati!
    ma davvero credete che i soggetti che trarranno vantaggi da questo nuovo sistema saranno i cittadini ovvero i proprietari delle piccole parafarmacie? beati voi….vivete nel mondo dei sogni!chi avrà la meglio su tutti saranno i soliti grandi, cosi da un mercato in cui vigeva un oligopolio in cui il “potere” era sudduviso tra 18000 medi e piccoli imprenditori, ad un mercato oligopolista ( quasi monopolista!!!) in cui tutto sarà governato e gestito da 2 o 3 soc. di capitale con l’apertura di grande catene commerciali, che di certo prediligeranno le zone più redditizie.
    Cosi il servizio farmaceutico migliore al mondo, apprezzato da tutti i cittadini,sempre ai primi posti nelle classifiche di gradimento verrà smantellato; si creeranno grandi disparità tra i vari cittadi e l’universalismo delle prestazioni sanitarie cosi come sancito dalla Costituzione verrà ( anzi lo è gia) annientato: i fortunati cittadini che abiteranno in centri redditizi in cui si creerà grande concorrenza con abbattimento dei costi, potranno usufruire di prezzi di beni e servizi bassi; mentre i milioni di cittadini che abitano in zone rurali, svantaggiate e più povere, pagheranno le stesse prestazioni e gli stessi beni a prezzi molto più elevati. Cosi come all’interno della stessa città evremo cittadini di periferia svantaggiati rispetto ad altri: se per risparmiare un euro su una scatoletta di medicinale devo prendere la macchina, raggiungere la farmacia che fa il maggiore sconto, pagare il parcheggio , perdere tempo nel traffico, acquistare biglieti per autobus metro etc….ma scusate????secondo voi alla fine di quell’euro risparmiato cosa resterà? sicuramente niente, anzi il cittadino ci avrà rimesso anche dei quattrini ( e magari non se ne sarà reso nemmeno conto!!!!!)
    Oppure pensate che una bella domenica la famiglia Rossi , recandosi al centro commerciale , passi per il corner farmaceutico e faccia la spesa settimale, piuttosto che mensile, piuttosto che annuale!!! di farmaci che potranno servire?!?!?! Paradossalmente , forse, qualcuno lo farà pure, ma probabilmente alla fine butterà la maggior parte dei medicinali acquistati perchè fortunatamente non si è ammalato.
    Questa è giustizia? Questa è equità?
    nessuno capisce che lo scopo della “pianta organica” è la tutela del cittadino? Nessuno capisce che la “pianta organiga” era garante dell’universalismo delle prestazioni sanitarie?
    …..e c’è ancora chi considera quella dei farmacisti una “corporazione” che conserva non si sa quali privilegi.
    Un’ altra cosa: all’illustre autore di questo articolo ricordo che per poter diventare “titolare di farmacia” vige ( ancora per il momento) un sistema che di corporativo non ha nulla, ovvero quello dell’assegnazione delle sedi tramite concorsi.
    Ricordo sempre che ci sono migliaia di colleghi farmacisti che hanno passato una vita di sacrifici in sedi rurali disagiate a fare la cosi detta “gavetta” per poter acquisire punteggio e vincere sedi farmaceutiche più redditizie.

  4. Antonio

    L’articolo 32 del decreto legge estende la facoltà data dal Decreto Bersani anche per i cosiddetti farmaci di “fascia c” – cioè farmaci che, pur essendo soggetti a ricetta medica e quindi non definibili “da banco”, non sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, nemmeno parzialmente – per tutti gli esercizi commerciali che ricadano nei comuni con popolazione superiore a quindicimila abitanti.
    questo cosa significa, che nei comuni con numero di abitanti inferiore ai 15.000 non vi possono essere parafarmacie abilitate alla vendita dei farmaci di “fascia C”? se cosi fosse credo che vi sia la mano pesante del corporativismo dei supermercati, altro che liberalizzazione dei farmaci, d’altronte il decreto Bersani prevedeva appunto questo, far entrare nei supermercati il corposo profitto dei farmaci. E’ vero che vi sono le piante organiche, ma queste prevedono che per ogni 5000 abitanti vi debba essere una farmacia, quindi non capisco per quale ragione comuni con numero di abitanti ben al di sopra dei 5000 non debbano avere più farmacie ( se ne potrebbero mettere due), le leggi vi sono basta applicarle, facciano i concorsi (non pilotati per accontentare il “raccomandato” di turno) per la “nascita” di nuove farmacie e poi vedremo quanti posti occupazionali si verrebbero a creare.

  5. Palmiro Clemente

    Sono un farmacista e tengo a precisare che non possedevo una farmacia che poi ho vinto a concorso,meccanismo che evidentemente lei ignora:nel nostro settore,se si è disposti a fare sacrifici sui libri si viene ripagati e non di certo bisogna essere per forza figli di farmacisti o possessori di un milione di euro….dunque,secondo il suo ragionamento egregio Silvio Boccalate,dovrei essere felicissimo di questo tentativo di rendere le cose “eque”. La Farmacia è stata sempre vista come la gallina dalle uova d’oro e per tale motivo si è ritrovata nel mirino di fantomatici “giustizieri” il cui reale motivo è stato sempre quello di mettere le mani sul settore;
    ma lei è a conoscenza delle condizioni in cui versano le farmacie rurali e quelle del mezzogiorno alle quali nn è rimborsata la spesa dal SSN da più di un anno??? Sa che le parafarmacie sono state quanto più di fallimentare si potesse,come prevedibile, ipotizzare e i “parafarmacisti” sono stati illusi e messi in ginocchio dal miraggio di un posto di lavoro redditizio e di prestigio;quando invece la verità era semplice e scontata in quanto il suo caro amico e”salvatore della patria”Bersani ha avuto,come unico scopo, quello di aprire quante più parafarmacie o meglio farmacie nell sue coop???? Lei sa che queste ultime nn pagano le tasse come tutti gli altri esercizi commerciali e sa quanto percepisce di stipendio un farmacista nei corner dei supermercati???probabilmente no.
    Comunque,in generale,crede davvero che decentralizzare il commercio nei centri commerciali giovi all’economia di tutti i piccoli esercizi pubblici???non le viene invece il sospetto che magari siano stati proprio questi a piegare la nostra economia,creando spazio per economie malavitose pronte ad investire in questo settore per riciclare?
    Inoltre vorrei ricordarle che non siamo noi a dettare i prezzi dei farmaci ma tutto dipende dalle case farmaceutiche e che comunque grazie ai farmaci equivalenti si sono abbassati anche del 50%,è questa la strada da percorrere ma evidentemente questo converrebbe alla gente ma non a chi vuole fare politica in questo settore.
    Io credo che lei non abbia la minima idea di cosa voglia dire essere farmacisti ed essere il primo filtro per la popolazione:mettersi a completa disposizione,a tutte le ore del giorno per tutti i giorni dell’anno.Diventare una figura di fiducia per tutte quelle persone che si trovano davanti a problemi e che cercano un consiglio professionale ed UMANO….e non poter comprare i farmaci in mega-store dove sono ritenuti solo un numero.Concludo ricordandole,visto che in questa manovra oltre di farmaci si parla anche di pensioni,che la pensione media di un farmacista titolore”privilegiato”non supera i 500 euro al mese con quarant’anni di contribuzione

  6. Marsak

    Io non credo che sia una buona cosa liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia C al di fuori delle farmacie. Tu parli tanto di risparmio per i cittadini, ma fammi qualche esempio di liberalizzazione che ha portato un minimo di beneficio per i cittadini??? Le Farmacie funzionano bene e sono sistemate nel territorio secondo la pianta organica per un motivo: fornire a TUTTI l’assistenza sanitaria. Qui si parla di sanità e non di business se non l’avessi capito……ma di sicuro l’hai capito , ma sei di parte per cui fai finta di non capire!
    Ti auguro buona fortuna per la tua crociata, ma non arriverai da nessuna parte!!

  7. Siberia

    la liberalizzazione della fascia c è un pizzo che Monti ha pagato a Bersani, interessato a questo settore solo in nome delle parafarmacie aperte dalla “multinazionale” COOP. Infatti le farmacie si vincono a concorso e in base ad una pianta organica: allargare la pianta organica (cioè aumentare il num. di farmacie per abitante) sarebbe stata cosa buona e giusta perchè si sarebbero aperte più farmacie e quindi i giovani meritevoli che vincevano il concorso potevano aprire le nuove farmacie. Mentre chi apre una Parafarmacia NON fa nessun concorso ma ha soltanto tanti tanti soldi, e di solto non la apre sul cucuzzolo della montagna dove invece sono disclocate alcune farmacie rurali che assicurano il servizio ma nei centri commerciali, in barba alla pianta organica. Quindi premiare chi ha una Parafarmacia è soltanto dare di più a chi ha di più mentre milioni di giovani far4macisti non potranno aprire nuove farmacie. Ma ovviamente ciò non interessa a Bersani perchè la COOP ha delle Parafarmacie nei centri commerciali e non vuole mica aprire farmacie rurali sui cucuzzoli della montagna.
    Ecco perchè c’è stata la liberalizzazione della fascia C e in questa forma abominelvole.
    I giovani farmacisti ringraziano la COOP e Bersani…….seeee

  8. anna pari

    è assolutamente vergognoso perchè quando si fanno le leggi o si apportano delle modifiche non si sa di che cosa sti parlando, i comuni inferiori a 15.000 abitanti non si sa che riescono a guadagnare più degli altri perchè hanno il monopolio della gestione farmaceutica di btutto il territorio e che comunque anche le farmacie con abitanti inferiri a al tetto stabilito dalla manovra vengono tramandate da padre in figlio e che ove mai vendano le cifre vengono triplicate in considerazione del loro valore.grazie dico questo perchè sono una farmacista dipendente privata da 27 anni e in un paese di 5,000mila abitanti con due farmacie in organico e una delle quali è in vendita ad una cifra vergognosa come 4 milioni di euro di cui una parte chiesta in nero,grazie è assolutamente ingiusto e aspettavamo con ansia le liberalizzazioni ma no come al solito finte.

  9. ANTONIO

    IL POSSESSO DI UNA FARMACIA IN ITALIA ATTUALMENTE NON SI OTTIENE SOLO ACQUISTANDO DA UN COLLEGA LA LICENZA MA ANCHE PER ERIDARIETA’ O VINCENDO UN CONCORSO. INOLTRE NEL CASO SI VOGLIA ACQUISTARE UNA FARMACIA NON E’ AFFATTO VERO CHE NECESSARIAMENTE SI DEBBA SBORSARE DA UN MILIONE DI EURO IN SU : INFATTI BASTA ACCONTENTARSI ANCHE DI PICCOLE FARMACIE COSIDDETTE RURALI CHE RENDONO QUANTO UNO STIPENDIO DA FARMACISTA COLLABORATORE LA CUI LICENZA COSTA MOLTO MENO. QUANTO SI PARLA DI UN MILIONE DI EURO SI PARLA ANCHE DI UN ESERCIZIO CHE TI RENDE 10.000 EURO AL MESE NETTI E CHE QUIDI CONSENTE UNA VITA MOLTO AL DI SOPRE DELLA MEDIA.
    PER QUANTO RIGUARDA LA PARZIALE LIBERALIZZAZIONE AVUTASI CON IL DECRETO BERSANI CI SONO DA FARE ALCUNE CONSIDERAZIONI : IL CONSUMATORE NON HA AVUTO NESSUN VANTAGGIO DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO, MENTRE DAL PUNTO DI VISTA PROFESSIONALE HA PERSO MOLTO IN QUANTO IL PARAFARMACISTA DOVENDO FAR QUADRARE I CONTI DELLA PROPRIA AZIENDA E NON POTENDO GESTIRE TUTTO QUELLO CHE PUO’ VENDERE UNA FARMACIA TENDE A RIFILARE CIO’ CHE HA CON IL GROSSO RISCHIO DI DISPENSARE PRODOTTI NON IDONEI ALLE REALI NECESSITA’ DEL PAZIENTE.

  10. Farmacista prossimo parafarmacista

    Non si capisce come mai questo odio sociale spinga a cercare sempre un unico e solo capro espiatorio delle liberizzazioni : le farmacie.
    ma non ci sono anche i tabaccai, i notai,i giornalisti, i tassisti, i professionisti in genere iscritti agli albi ?
    Al signor Silvio Boccalatte cederei volentieri i turni di notte senza poter mai tornare a casa neanche per fare una doccia, i ritardi cronici e massivi dei pagamenti delle ASL (cosa farebbe lei se non le pagassero lo stipendio per 4 mesi? sciopererebbe?beh noi non lo possiamo fare..), le minacce dei tossicodipendenti, le rapine, le tasse pagate prima ancore di aver guadagnato ciò che è di nostro diritto,la continua diminuzione dei prezzi dei farmaci di fascia A (ah dimenticavo..quelli non fanno gola a nessuno, nè alle parafarmacie nè alle COOP rosse), l’impossibilità di organizzarsi una vita privata decente….devo continuare? meglio di no..perchè forse lei , caro signor Silvio non conosce affatto la nostra professione, e predica bene dietro parole condite da odio sociale.
    Cosa pensa che faranno i Farmacisti titolari di farmacie disagiate, rurali, i paesi di montagna, che sono obbligati a stare aperti e reperibili giorno e notte, dopo queste liberalizzazioni? se ne andranno ad aprire una bella parafarmacia in città, in barba alle necessità dei cittadini….e chi li biasima?
    Ma come fa ad essere convinto della nascita di migliaia di posti di lavoro? guardi che questa manovra porterà la chiusura di tantissime farmacie e il licenziamento di un altrettanto alto numero di dipendenti, a questo non ci pensa nessuno? come si fa a sopravvivere se ogni 6 mesi cercano di toglierti il pane di bocca?
    Non le auguro mai di stare male di domenica notte..chi troverà a risolvere i suoi problemi? La parafarmacia? o meglio il corner della coop?..mediti…
    Mediti e si informi bene prima di fomentare odio sociale e di fare l’inquisitore ..con tutto il rispetto per un ‘epoca civilissima come il medioevo.

  11. alessio

    veramente vergognoso!!!! io che sono un titolare di una parafarmacia in un comune che ha 6000 abitanti non potrei vendere i farmaci di fascia C!!!! che schifo, comunque se si potrà ci uniremo e faremo causa perchè è una cosa incostituzionale!!!!

  12. asa

    veramente i posti di lavoro diminuiranno perchè le farmacie offrono posti di lavoro oltre che servizi che le parafarmacie non offrono.
    in più una liberalizzazione del farmaco vuol dire un maggior uso di farmaci con tutte le conseguenze del caso (si vedano gli USA con il più alto indice di ittero -ma forsa bisogna spiegare cosa sia…-).
    Ci sarà un aumento spropositato della vendita con conseguenze gravi sulla salute e un guadagno solo per le case farmaceutichè.
    Per esempio la vendita nelle parafarmacie di otc ha aumentato il loro consumo con rischi gravissimi di sovradosaggio oltre che di interazione tra farmaci! e’ necessaria una persona che faccia farmaco vigilanza! per esempio perchè l’aulin non si vende più così alla leggera? Perchè dalle indagini svolte grazie all’ausilio delle farmacie si è osservato che causano ulcere e anche danni epatici gravi.
    Bisogna guardare tutti gli aspetti prima di parlare. Mi sa che prima di tutto ne va della salute della gente!

  13. luigi

    L’autore dell’articolo non conosce sufficientemente le problematiche della vicenda, per cui non riesce a comprendere la ratio della vigente legge che privilegia la Pianta Organica, strumento di garanzia a salvaguardia della salute dei cittadini, diritto costituzionalmente garantito. Una Farmacia con obbligo legale di detenere tutti i farmaci necessari, imposti dalle legge, ed erogarli con obbligo di continuità, deve essere messa nelle condizioni di ottenere una adeguata remunerazione per assicurare la sua efficienza ai cittadini. Il farmaco, classificato con qualunque lettera e che sia erogato o meno dal SSN, è cosa diversa dal detersivo e non può assolutamente essere assoggettato alle politiche economiche e commerciali di quet’ultimo. Bersani con le Parafarmacie ha creato solo confusione, anche nelle teste di coloro che si sono entusiasticamente assunti l’onere di aprirle. Tranne qualche rara eccezione, infatti, i titolari delle Parafarmacie non riescono nemmeno ad assicurarsi un reddito dignitoso, pur avendo diritto ad averne uno adeguato alla loro professionalità, acquisita con una laurea. Le politiche devastanti della CASTA e la gestione disastrosa delle finanze sanitarie hanno già dato un duro colpo alla Farmacia italiana, come attestato dai numerosi fallimenti dichiarati per insolvenza dei titolari, e il decreto “salva Stato” darà il colpo di grazia, distruggendo definitivamente il servizio di distribuzione del farmaco, uno tra i pochi servizi pubblici efficiente, perchè affidato a professionisti privati, per l’espletamento del quale rischiano il proprio patrimonio. NON E’ INTELLIGENTE ED UTILE SPARARE ALLA CIECA NEL MUCCHIO O CAVALCARE UNA TIGRE LIBERATA DA RIVENDITORI DI NOCCIOLINE.

  14. Nicola

    Quella dei farmaci di facsia c è una liberalizzazione confusa, inutile e dannosa. Il prezzo fisso di tale categoria di farmaci viene imposto per legge; basterebbe, pertanto, liberalizzare il prezzo di vendita, aprire nuove farmacie con criteri di merito (titoli ed esami) e riservandone una quota ai giovani laureati, che potrebbero accedere in tempi brevi alla titolarità di una farmacia, evitando derive puramente mercantili di portare tali farmaci in altri canali commerciali privi di qualificazione professionale e di un professionista esperto quale è un vincitore di pubblico concorso.
    La gestione di un settore così delicato e con grande impatto socio-sanitario meglio affidarla per meritocrazia e non per nomine ad horas!

  15. ROSI

    IN NESSUNA PARTE D’EUROPA LA CLASSE C ( CHE FORSE NON SA COS’E’)OVVERO TUTTI I FARMACI TRANNE QUELLE RIMBORSATI DALLA CHIAMIAMOLA “MUTUA”, E’ VENDUTA FUORI DALLA FARMACIA : STIAMO parlando di ansiolitici, ormoni ect che potranno essere venduti in un iper o super mercato dotato di “gabbiotto “per il farmacista!! questa frattura farmaco-farmacia è solo a vantaggio della gdo è quello per cui lottava Bersani ed è il regalo di Natale che è stato fatto alla grande distribuzione poichè sarà l’unica a potersi permettere sconti alti maggiori di qualsiasi farmacia o para farmacia, e immaginiamo con quale sicurezza per il cittadino!!

    Ricordo inoltre che le farmacie non SI COMPRANO SOLTANTO, MA OGNI ANNO CIRCA CI SONO CONCORSI , IL PROBLEMA è CHE TUTTI VOGLIONO LA FARMACIA NELLA GRANDE CITTA’ AL CENTRO E POSSIBILMENTE SOTTO CASA , LE SEDI MINORI VENGONO IMMANCABILMENTE RIFIUTATE AD OGNI CONCORSO.

    VI VOLETE SVEGLIARE E CAPIRE CHE QUI SI DEVE FARE MURO CONTRO L’UNICO VERO NEMICO LA GDO E NON FARNE GLI INTERESSI SOLO PER UN’ ASTIO ACCECANTE VERSO CHI HA GLI OCCHI PIU’ APERTI E QUESTE MANOVRE LE HA GIA’ CAPITE DATEMPO E SOFFRE NEL VEDERE LA PROPRIA PROFESSIONE COSì MERCIFICATA E SVILITA : CHIEDO A TUTTI COLORO CHE LA PENSANO COME L’AUTORE DELL’ ARTICOLO :MA CHE CAVOLO DI FARMACISTI SIETE ????

  16. Catricalà, le 15000 Zavorre d’Italia e i farmacisti di serie C

    No ai viceparafarmacisti ! Si alle vere liberalizzazioni sui farmaci, la fascia C va concessa a tutte le parafarmacie e non solo a quelle site nei comuni con popolazione superiore ai 15000 abitanti come recita il decreto legge “Salva Italia” del governo Monti.
    Perchè si concede di fatto la fascia C soprattutto alla GDO ( presente soprattutto nei centri maggiori) e non alla maggior parte delle parafarmacie indipendenti presenti soprattutto nei centri minori?
    Perchè 15000 abitanti quale è il razionale? Cosa ha a che fare questo limite arbitrario con una vera politica delle liberalizzazioni che come presidente dell’antitrust Catricalà ha sempre sostenuto e ora come sottosegretario alla presidenza rinnega accettando una norma così stramba che niente ha a che fare con la libera concorrenza.
    Ci spieghi dott. Catricalà come mai nel suo libro “Zavorre d’Italia” del 2010 a pagina 12 si scagliava contro le assurde norme corporative che di fatto creavano farmacisti di serie B (quelli delle parafarmacie) verso quelli di sere A delle farmacie e ora accetta la creazione dei farmacisti di serie C ma senza la “fascia C”?
    Come mai gli abitanti che vivono nei comuni più piccoli di 15000 abitanti non devono poter usufruire dei vantaggi della concorrenza sui prezzi dei farmaci a prescrizione?
    Le stanno antipatiche le parafarmacie o gli abitanti che vivono nei centri minori?
    Ha cambiato idea oppure qualche ragione di realpolitik corporativa, le ha fatto cambiare idea?
    Le associazioni delle parafarmacie pensano che non si può essere liberalizzatori a metà e che la zavorra dei 15000 abitanti sia una delle tante zavorre d’Italia di cui parlava nel suo libro.
    Le chiediamo di eliminarla dal decreto nella conversione in legge dello stesso: lo richiedono la coerenza e la vera concorrenza.
    Se non ora che è al governo quando?
    dott. Leonardo Marchitto
    Federazione Esercizi Farmaceutici – Marche

  17. pier

    peccato!! i titolari di farmacia stanno morendo tutti di fame…ma va va.. parlate di regole quando voi fate dispensare e consigliare i farmaci da commessi senza laurea..a questo punto preferisco essere servito all’ipercoop dove sono sicuro di essere di fronte ad un farmacista!

  18. Seborga - Principality

    Avere paura delle liberalizzazioni, come fanno intendere molti degli interventi precedenti (alcuni anche offensivi, il che denota una incapacità di entrare seriamente e serenamente nel merito della questione, lasciando da parte i propri ingiusti privilegi), è sintomatico della consapevolezza che solo una tutela risalente al periodo fascista può far fare grossi guadagni a questi venditori di farmaci, a secco – ovviamente non tutti – di professionalità e competenza di cui sono portatori invece molti parafarmacisti “stimolati” da una concorrenza da cui invece i “farmacisti” sono pressoché immuni.
    E’ vero che non sono solo questi ultimi a godere di tali favori di legge, ma è altresì vero che tutte le categorie privilegiate (e tutelate da anacronistici ordini) difendono lo status quo. A prescindere da quanto avviene in Europa e/o nel resto del mondo, realtà in cui non sempre si fanno cose più intelligenti e opportune rispetto al nostro pseudo-Paese.

  19. riccardilaura

    @marco
    ottime considerazioni Marco ..hai centrato il problema facendo un esame giustissimo ….la penso esattamente come te ! Riguardo poi all’autore dell’articolo riterrei doveroso da parte sua, prima di parlare di situazioni che evidentemente non conosce affatto, farsi un bel ripassino della lingua italiana …personalmente detesto chi scrive commettendo errori ..e da ultimo il Bersani avrà voluto far decollare gli interessi della mogliettina e delle coop amiche dove tra l’altro non si risparmia ma si è presi per il sedere due volte : 1) quando si acquista a prezzi rigorosamente superiori alla faccia del risparmio per la collettività, 2) quando la coop non pagando tasse ruba un pò ad ognuno di noi con il plauso di sinistri in parte incapaci di comprendere in parte ottusamente appunto sinistri!!!

  20. silvia

    sono farmacista collaboratrice in una farmacia del nord italia:premetto che mi piace il mio lavoro,ho cominciato con entusiasmo e cerco di impegnarmi al massimo tutti i giorni pur con uno stipendio basso e poche gratificazione da parte del titolare.Nella farmacia dove lavoro ci sono due commesse magazziniere che dispensano farmaci e consigli medici pur non essendo laureate e spacciandosi per dottoresse.Mi chiedo :questo non è esercizio abusivo della professione?dov’è la grande professionalità della farmacia sotto questo aspetto.Il problema è che per troppi anni i farmacisti titolari si sono visti calare dall’alto dei privilegi che adesso per forza di cose non è più possibile mantenere.E ora molto vigliaccamente minacciano licenziamenti!Ma va là pensate più a mettere sotto la schiena veramente e meno a vacanze sulla neve,circoli Lions, abiti per la prima a Teatro eccetera. Aggiungo solo che faccio fatica a godere delle ferie che mi spettano e sono costretta a sostituire quando loro vanno in settimana bianca o altri loro comodi e se faccio ore in più non mi vengono pagate ma le devo recuperare quando fa comodo a loro….che si lamentano che non riescono a far quadrare il bilancio poverini…

  21. Roby

    Concordo con Marco e Alessandro (primi 2post). Questa liberazione e’ solo a favore della GDO ( spiegatemi come si coniuga un servizio di consulenza professionale sulla salute con un servizio puramente commerciale di vendita spinta )
    @ Silvia: ti assicuro che non tutti i farmacisti titolari sono come il tuo anzi, molti sono premiati per la loro professionalità pur non avendo il rischio di impresa come tutti i liberi professionisti.

  22. Tommaso

    @silvia

    Non sono farmacista ma conosco alcuni laureati in farmacia che la pensano come me in tema di liberalizzazioni. Ovvero che si tratti di una bella parola che in teoria dovrebbe garantire maggiore equità ma che in pratica distrugge i piccoli imprenditori avvantaggiando invece la grossa distribuzione. L’esempio lo possiamo trovare nel fatto che tutti i piccoli esercizi commerciali che eravamo abituatia vedere prima che arrivassero le multinazionali ( macellai, supermercati rionali, negozi in genere) ora sono diventati una vera propria rarità.
    Di questo passo finiremo tutti dipendenti dell’ auchan perchè ogni piccola iniziativa privata verrà rasa al suolo. OLtretutto non capisco perchè si voglia far diventare un business quello che per ora è un servizio pubblico efficiente come pochi ancora in Italia. E’ vero che bisogna fare di più; perchè effettivamente ci sono alcune zone poco servite dove si trovano farmacie che devono gestire ( ovviamente col piacere dei titolari che guadagnano di più) 4000 o 7000 abitanti. Ma non mi sembra un buon motivo per distruggere tutto il sistema. La verità e che queste parafarmacie sono state una scusa e saranno il cavallo di troia che permetterà alle coop e compagnia bella, di appropriarsi anche di questo mercato. Non farebbero male a trasformarle in farmacie ( sempre inserendole in una pianta organica che permetta una giusta distribuzione). Dovrebbero fare i concorsi e trasformare le parafarmacie in farmacie ma senza far uscire il farmaco nel canale dei supermercati.

  23. angelo

    Cosa significa liberalizzazione delle farmacie? Bisogna spiegare alle persone che il numero di farmacie,in Europa,e’ in relazione alla numero di abitanti di una citta’. Liberalizzare potrebbe significare diminuire il rapporto numero di farmacie-abitanti ma sicuramente la concessione di una licenza non si puo’ ottenere a domanda . Capisco il dispiacere della dottoressa Daniela Ferrari,moglie dell’onorevole Bersani, che non riesce a vincere un concorso …. Contrariamente a quanto avveniva prima i concorsi per l’assegnazione di sedi farmaceutiche,da qualche anno,sono trasparenti; il 50% del punteggio e’ riservato ai titoli e l’altro 50% al numero di quiz indovinati su un numero di 5000 gia’ noti.I fruitori delle nuove sedi messi a concorso saranno stati meritevoli e non sono sicuramente figli di farmacisti ma professionisti che hanno lavorato e si sono preparati.

  24. giacomo

    I titolari di farmacia pagano il farmacista collaboratore meno di un infermiere, quasi la stessa paga del magazziniere che non deve pagarci tasse verso gli ordini. Dovrebbe consultarlo per le ferie ma non lo fa, dovrebbe riconoscere permessi ma molto spesso non lo fa o glieli impone, spesso lo maltratta o gli fa violenze psicologiche, lo la tratta come un.a garzone, viene considerato dottore mentre il collaboratore appara agli occhi della gente molto spesso ignara un farmacista meno preparato che a volte viene corretto anche a torno per gli interessi del titolare. La categoria dei titolari molto spesso ha votazioni universitarie piu basse e si è laureata per sfinimento dei professori. I titolari molto spesso , soprattutto nelle grandi citta vendono poillola anticoncezionale, aniinfiammatori, persino benzodiazepine e barbiturici senza la ricetta, per non perdere la vendita imponendo ai collaboratori di fare uguale, a volte non pagano lo straordinario e o i permessi, a volte ignorano persino i dosaggi di cio che vendono, non vogliono entrare nel merito della ricetta persino anche quando vi è un palese errore per non entrare in rotta col medico a cui molto spesso concedono i propri locali per lo studio se non percentuali sui farmaci. I signori medici meriterebbero poi un capitolo a parte. Il medico di famiglia spesso e un burocrate che non si cura della reale patpologia ne di visitare, mente ci sono miriadi di medici giovani cui interdetto l’accesso per i privilegi di pochi. La gdo arriverà, e le grandi compagnie arriveranno , guadagneranno qeullo che prima guadagnavano i tiolari ma avranno qualche regola in piu, per lo meno per evitare azioni legali e richieste di risarcimento, e come in gran parte dell’europa cureranno anche l’aspetto professionale che ai titolari davvero molto poco importa. I titolari si sono fatti belli della professionalita dei dipendenti costituendo corporazione. La pianta organica non è la responsabile, magari chi ha scritto le regole dei concorsi che taglaino fuori i giovani, lo è insieme a loro, o chi ne ha interdetto l’accesso ai concorsi per l’insegnamento per la chimica per esempio, o chi non ha previsto il farmacista nei reparti come ci sono in ospedali europei, a chi ha creato i concorsi truccati nelle asl per l’assegnazione dei posti di farmacista ospedaliero, a chi si è inventato un corso di laurea aggiuntivo che non tratta nulla di nuovo ed è lungi da essere un diploma clinico sabrrando la strada al farmacista non benestante che deve iniziare a lavorare subito dopo la laurea. L’Italia dei privilegi, della non meritocrazia, del nepotismo, della raccomandazione e del sopruso, quella che non aiuta i giovani, li lascia precari e gli togli gia la pensione futura, quella dei finti sindacalisti e finti progressisti, viva l’italia

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