Il taglio dei salari pubblici è necessario e giustificato

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La proposta di abbassare gli stipendi pubblici potrebbe sembrare una boutade, se non fosse che tale misura è già stata attuata in Europa anche dal Governo socialista di Zapatero.

In momenti di crisi economica, ma soprattutto in un momento in cui i deficit eccessivi stanno portando tutta l’Europa verso il baratro, questa tipologia di manovre impopolari sono necessarie.

Sono solo manovre populiste o esistono dei dati a supporto di tale proposta?

In primo luogo è interessante analizzare l’andamento delle retribuzioni lorde nominale per unità di lavoro dipendente nell’ultimo decennio.

Nell’ultimo decennio è evidente come il settore pubblico abbia beneficiato di incrementi nella retribuzione lorda molto superiori a quelli del settore privato. Chiaramente i dati sono una media e andrebbe fatta una differenziazione tra i diversi contratti esistenti all’interno della pubblica amministrazione.

È evidente tuttavia che è possibile pensare ad un taglio degli stipendi pubblici poiché proprio questi hanno visto un incremento superiore a quello dei settori in competizione.

La proposta shock di taglio dei salari pubblici è inoltre suffragata anche da un’analisi della Banca d’Italia nel suo rapporto annuale presentato a fine del maggio del corrente anno.

Secondo un indagine effettuata a livello europeo, la retribuzione lorda del settore pubblico in Italia è superiore di circa il 20 per cento a quella del settore privato. Tale analisi tiene conto di tutti quei fattori distorsivi, quali età, sesso, livello d’istruzione, qualifica professionale e area geografica.

Pensare ad un taglio del 10 per cento, differenziato in funzione dei diversi livelli dell’amministrazione pubblica non è dunque una proposta così shock, proprio nel momento in cui ci sono dei sacrifici da fare per tutti. Il contributo solidarietà è l’esempio di una manovra che colpirà tutti i contribuenti ed evidenzia l’ennesimo aumento della pressione fiscale, già ben superiore al 50 per cento in termini reali.

I salari pubblici sono già bassi? Il problema è semmai che i salari netti italiani sono bassi sia per un cuneo fiscale troppo elevato che per una produttività troppo bassa.

Tuttavia non si può pensare che il contribuente possa continuare a  dover pagare questo doppio errore del sistema italiano. Non ne ha più le capacità.

Si potrebbe pensare anche ad un taglio del numero dei dipendenti pubblici, ma tale misura sarebbe ben più difficile da attuare rispetto ad una diminuzione dei salari pubblici; rimane comunque un’opzione sul tavolo.

Ma quanto farebbe risparmiare un tale manovra per le casse pubbliche?

La prima cosa da dire è che tale azione avrebbe il vantaggio di essere strutturale non una tantum e dunque gli effetti continuerebbero anche nel lungo periodo.

Nel triennio 2012-2014 i risparmi per lo Stato sarebbero nell’ordine dei 65 miliardi di euro, non una cifra stratosferica, ma comunque molto importante.

Tale riduzione dei salari avrebbe l’appoggio di buone parti della società italiana, ma si troverebbe una forte avversione da parte di tutti i sindacati.

Entrerà in agenda “Monti” questo provvedimento?

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