25
Nov
2011

Ma i mercati finanziari sono davvero solo dannosi?

Come ha già scritto, Nicolò è un po’ angosciato dall’orologio del debito che, sul sito dell’Istituto Bruno Leoni, scandisce l’inesorabile crescita delle tasse che dovrà pagare solo per rimediare ai danni prodotti da chi lo ha preceduto. Ed è alla ricerca di un meccanismo che fermi la giostra impazzita. Anche se non ha ancora compiuto gli otto mesi di vita, non gli riesce difficile comprenere che i politici hanno una evidente convenienza a spendere soldi,  che creano consenso,  senza imporre tasse, che invece il consenso lo fanno perdere.

 E, se proprio costretti, comunque preferiscono spendere quanti più soldi possibile dei propri concittadini, anche a costo di imporre tasse corrispondenti. Per motivi che gli sono invece meno chiari, i suoi concittadini non sono – o almeno non sono stati – capaci di utilizzare il loro diritto di voto per arrestare questa ovvia tendenza dei politici a spender soldi e a far debiti. Dunque Nicolò, nella sua ingenuità, ritiene che i mercati finanziari gli stiano facendo un utile servizio: aumentando il costo del debito possono rendere meno conveniente per i politici far debiti. Nonostante la sua giovine età, Nicolò non è tanto ingenuo da pensare che i mercati, o meglio chi su quei mercati opera, gli renda questo servizio per altruismo; per quanto non ne comprenda appieno i meccanismi, immagina che chi vende titoli italiani lo fa per il suo proprio interesse; ma Nicolò ha già sentito parlare degli effetti inintenzionali delle azioni umane;  gli sembra che questo risultato di scoraggiare la propensione dei politici a far debiti che poi lui, Nicolò, dovrà pagare sia un ottimo effetto inintenzionale prodotto da chi guadagna vendendo i titoli di stato italiani.

Ha provato a ragionare della questione con gli amichetti al parco. Non deve essere stato molto convincente, perché ha ricevuto risposte, a lui sembrate piuttosto confuse, che alludevano a misteriosi e nefasti speculatori; ovvero a complicate debolezze istituzionali che caratterizzerebbero l’euro e che a Nicolò sembrano probabili, ma ininfluenti rispetto al cuore del problema di cui lui si sta ora occupando.

Al più, ha trovato qualche bambino, fra i più saggi, che ha riconosciuto la fondatezza del suo ragionamento, ma ha subito obiettato: bene, i mercati hanno svolto la loro funzione, il costo del debito ha raggiunto un livello inusitato; ma ora basta; fermiamoli prima che si produca l’irreparabile.

Qui per un momento Nicolò ha vacillato

Ma poi, aiutato dalla tipica concretezza degli infanti, ha provato a guardare la realtà. Si è messo a far quattro conti sulla finanza pubblica italiana; e non nel modo raffinato che adottano coloro che se ne occupana di professione, ma nel modo semplice di chi a malapena conosce le quattro operazioni. E allora ha scoperto che ad oggi, nel bel mezzo di una crisi del debito che – si sente dire – potrebbe essere catastrofica, il nostro Paese ha prodotto due manovre finanziarie e una legge di stabilità che promettono di ridurre il nostro deficit pubblico da qui ai prossimi tre anni di 70 miliardi di euro; ma a prezzo di un aumento delle tasse di 115 miliardi; perché le spese da qui al 2014 – nonostante le manovre etc, – cresceranno ancora di 45 miliardi.

Nicolò ne conclude che la pressione dei mercati non ha ancora prodotto abbastanza dei suoi effetti inintenzionali e desiderabili. E che prima di neutralizzare quella pressione – sembra che la via sia quella di fantasioni eurobonds o quella più consueta del fiat money – sarebbe bene aspettare almeno ancora un po’. Sperando che nel frattempo la politica smetta di prender tempo.

You may also like

Ricordare Michael Novak. Leggendolo
Come cambia il mutuo soccorso
Cosa può volere di più un uomo che sia felice, in salute, senza debiti e con la coscienza pulita? (Adam Smith)
FMI e neoliberismo: Conversione ma non troppo

5 Responses

  1. Paolo

    Spero davvero che Niccolò e tanti altri suoi coetanei conservino l’ ingenutà e la voglia di capire ciò che succede….forse ci potrà essere un futuro un pò migliore in cui davvero chi prende decisioni politiche dovra tener conto di elettori non così tanto ingenui da non incazzarsi quando si mina il futuro loro e dei propri figli e nipoti.

  2. Filippo

    Spero che Niccolò continui a lungo a credere anche in Babbo Natale oltre che nella saggezza dei mercati.
    quanto al titolo del post i mercati non sono solo dannosi,sono sicuramente utili a chi in questa tempesta finanziaria sta portando a casa soldi a palate.

  3. Giuseppe Panero

    Per risanare il debito pubblico ,non vedo,proposte liberali.Tipo eliminare tutti… TUTTI i contrubuti a fondo perduto,tutte le agevolazioni fiscali,anche ai nuovi santi ong… coop per il sociale etc. etc.Non vedo proposte di legge per eliminare l’evasione fiscale dettata per legge vedi le varie coop,ed il vaticano che pur essendo uno stato autonomo,con san marino,NOI stato italiano li abbiamo a carico fiscale.Mah i mercati mettono in conto anche dio ed i santi IN TO PIL…?

  4. Claudio Di Croce

    Tutta questa carica di odio verso la ” finanza ” le ” banche ” gli ” speculatori ” accusati di tutto e di tutti i nostri problemi ricorda quanto descritto dal Manzoni a proposito delle ” folle ” che davano la caccia agli “untori “responsabili della peste . E ‘ facile e consolatorio prendersela con altri meglio se ” stranieri ” oscuri ” capitalisti sfruttatori , speculatori ” invece che ricordarsi che la colpa è nostra e solo nostra e cioè di un paese che ha vissuto per decenni al di sopra dei propri mezzi e la montagna di debito pubblico è li a testimoniarlo . I politici – ammesso che avessero capito come sarebbe andata a finire – non hanno mai fatto nulla per invertire la tendenza , ma anzi hanno continuato a elargire denaro pubblico a pioggia con il plauso convinto della stramaggioranza degli italiani elettori.

  5. vincenzo fazio

    Il mercato finanziario è necessario, non altrettanto gli imbrogli, le truffe, i mega stipendi di dirigenti e funzionari, la corruzione di politici e funzionari governativi per aumentare a dismisura gli utili senza che la parte produttiva del paese ne trae beneficio ma che anzi ne viene danneggiata.

Leave a Reply