18
Nov
2011

Eurocrisi, way out o big bang

E’ venuto il momento di allargare il punto di osservazione  sulla crisi in corso, ora che il governo Monti con la fiducia parlamentare entra nella pienezza delle sue funzioni, salutato e sostenuto dal consenso esplicito dei vertici europei, di Germania e Francia tanto per sottolineare ancora una volta l’attenzione tutta particolare riservata al potenziale di instabilità sistemico rappresentato dal debito pubblico e dalla bassa crescita del nostro Paese. Ora che l’Italia si pone in condizione di rassicurare i mercati- se farà e se farà bene, se la politica non si mette troppo per traverso, sde si conferma dopo mesi il sorpasso al ribasso sullo spread spagnolo di stamane – è tempo anche da noi di aprire il dossier della crisi vera, rispetto alla quale l’Italia non deve fungere da detonatore, ma che rischia comunque di investire tutto il continente. Diciamolo chiaramente. Nel 2012 è l’euro in quanto tale, a rischiare di saltare.

Questo ci dice la tumultuosa vendita da Oltreoceano che ogni giorno si sta realizzando sotto i nostri occhi nei confronti di tutti gli asset europei, a partire dal debito pubblico di tutti i componenti dell’euroarea ad eccezione della Germania, ed estendendosi ai titoli bancari che portano a sempre nuovi record verso il basso i listini di Borsa dell’intera Europa, perché le banche sono la cintura più esposta alla crisi di sistema che si sta scatenando.

I segnali sono assai preoccupanti e chiari, per chi li vuole leggere. I differenziali sul Bund che s’inerpicano verso l’alto non sono solo quelli greci, e portoghesi e spagnoli.  La Francia stava a 40 punti base di premio sul Bund decennale a fine 2010. Oggi  supera i 200 e da due settimane peggiora ogni giorno, ha di fatto già perso nel giudizio dei mercati la tripla A di cui andava così fiera. Il Belgio è passato da 103 punti a 318. L’Austria, pur considerata integrata alla Germania euroleader, è salita da 54 a 190. Lo stesso fondo salva-Stati e salva-banche, l’Efsf, in teoria tripla A anch’esso, ha dovuto rinviare l’emissione di una sua obbligazione dopo averne ridotto l’ammontare, e paga rendimenti in crescita quotidiana allineati a quelli francesi. Tre mesi di incorporazione da parte del sistema bancario di questa stima crescente dei rischi sovrani implicano problemi gravissimi per il credito non più solo dei Paesi sin qui a rischio, ma innanzitutto delle banche francesi, le più esposte al totale di carta pubblica europea.

Perché i mercati scommettono che nel 2012 l’euro salta, se non si assumono decisioni efficaci e adeguate al rischio a cui l’euro esposto? Per comprenderlo, è necessario compiere un passo indietro. Diciamo che, con qualche approssimazione tecnica, al mondo esistono due tipi di aree monetarie concepite come ottimali. Una è quella del dollaro. L’altra quella dell’euro. Sono due modelli pressoché agli antipodi. Per ragioni serie e storiche però, non per follia o inettitudine come vorrebberom oggi alcuni improvvisatori che gridano soluzioni da bar, anche se hanno nomi e cognomi autorevoli nel giornalismo italiano. E neanche perché i padri dell’euro ieri e Mario Draghi oggi avrebbero compiuto un golpe a nome delle banche, come strepitano blogger stralunati e cospirazionisti di estrema destra come di sinistra antagonista.

Il modello americano si è evoluto dal 1913 in avanti secondo una concezione per la quale a una valuta comune corrisponde l’unificazione reale dei mercati sottostanti, dei beni, dei servizi, del lavoro come della relativa regolazione. Lo scopo è quello di consentire che un unico tasso di interesse abbia sì effetti asimmetrici nelle diverse aree dell’Unione, che sono caratterizzate da tassi di crescita, costi dei fattori produttivi e prezzi degli asset comunque tra loro diversi visto che un continente non ha certo condizioni omogenee. Ma l’unificazione dei mercati e della regolazione consente che l’equilibrio a unico tasso d’interesse tra costi diversi, salari e disoccupazione avvenga per autoregolazione attraverso vasi comunicanti. Ti puoi spostare da uno Stato con più disoccupazione a uno che tira di più, con prezzi diversi, ma senza mettere a rischio risparmio e patrimonio.

In questo modello, quando il ciclo scende e a maggior ragione quando si aprono grandi crisi, la via prescelta è quella di attenuarne i morsi monetizzando il debito – tanto l’eccesso di debito privato, che delle banche che di quello pubblico – facendo stampare dollari alla FED. Dal 2008 in avanti, la banca centrale americana lo ha fatto per oltre 20 trilioni di dollari per il solo sistema banco-finanziario, praticamente per l’equivalente dei due terzi del valore attuale di tutti gli asset quotati nelle borse americane. Se si somma il debito pubblico,delle famiglie, delle imprese e delle banche Usa, nel giugno 2011 la quota era pari al 289% del Pil americano. Per fare paragoni, il Regno Unito è a quota 497%. Il Giappone a quota 492%. La Spagna a 388%. La Francia a 341% L’Italia al 303%.

La differenza tra la sostenibilità del maggior debito americano, britannico e giapponese rispetto al nostro – più basso – dipende dal fatto che le banche centrali di Stati Uniti, Regno Unito e Giappone monetizzano il debito con il torchio monetario, pressoché illimitatamente (non solo da questo, per essere corretti, conta anche la caratteristica delle economie di ciascuno, la percentuale di debito detenuto dai non residenti, etc etc, ma questo aspetto è comunque fondamentale). Certo, è un sistema che produce bolle nel prezzo degli asset, come quella di Internet prima, dell’immobiliare poi. E produce inflazione. Ma l’America, finché il dollaro è la moneta in cui sono denominati i mercati di tutte le commodities mondiali e dunque è riserva prioritaria per tutte le banche centrali, l’inflazione monetaria l’esporta verso il resto del mondo, anche grazie alla sua sostenuta produttività domestica. Meglio le bolle ogni tanto di una più alta disoccupazione stabile, pensano in America.

Poi c’è il secondo modello, quello dell’euroarea. Vediamo di spiegarlo storicamente, perché questa è la risposta da dare a coloro che non capiscono come mai siamo stati per così dire “commissariati” dai tedeschi, insieme a greci, portoghesi, spagnoli e irlandesi. Il modello BCE nasce dall’esperienza tragica fatta dalla Germania ai tempi di Weimar. L’eccesso di torchio monetario e di inflazione, stante l’enorme debito accumulato nella sconfitta della prima guerra mondiale, portò comunque a disoccupazione di massa e perdita reale e verticale di risparmio. L’effetto fu il nazismo, la presa sugli strati popolari dei totalitarismi neri e rossi.

Per questo la Germania per decenni, prima della moneta comune, ha affinato il modello su cui l’euro è poi nato. A differenza degli Usa, nessuna unificazione reale dei mercati sottostanti, del lavoro, dei beni e dei servizi come della regolazione: tranne che nel comparto finanziario. In più, il debito pubblico resta garantito da ciascun Paese membro. Senza un debito comune europeo è come se esso sia denominato in una valuta straniera, rispetto all’euro. Infine, la BCE non può e non deve monetizzare debiti di alcun tipo, deve solo pensare a tenere bassa l’inflazione, deve astenersi dal sostenere il ciclo.

Come può reggere un sistema di tal tipo, visto che la curva dei costi come della produttività, e le bilance dei pagamenti tra i diversi paesi dell’euroarea sono tanto divergenti? Per dire, la Germania è forte perché ha il più grande attivo al mondo di parte corrente dopo la Cina, quasi il 7% del Pil, il Portogallo era in passivo del 14% prima della crisi. Oppure, se consideriamo il costo per unità di lavoro fatto pari a 100 nel 2000,  quello tedesco nel 2008 era a 98 e ora è a 105, quello portoghese  nel 2008 era a 128 e ancora oggi è sceso solo a 125.

Il meccanismo tedesco prevede che, per reggere con queste asimmetrie e avvantaggiarsi tutti dell’euro, siano le classi politiche dei diversi Paesi a dover tenere la finanza pubblica in equilibrio al più basso livello di spesa pubblica coerente con un welfare decente e la sostenibilità del proprio debito pubblico, e a indurre con adeguate riforme l’economia reale ad un’elevata produttività. In caso contrario, con bassa crescita e alto debito e senza torchio monetario della Bce, l’unico aggiustamento possibile è quello della deflazione interna, cioè del drastico abbassamento in termini di valore reale dei salari e delle pensioni, degli attivi patrimoniali delle banche come delle imprese. Una volta che il conto salato, in termini di disoccupazione e impoverimento reale, cade sulle spalle di lavoratori,  contribuenti e risparmiatori, allora essi richiameranno al dovere i politici mentitori e inadeguati, sostituendoli con politici più virtuosi. E’ un meccanismo kantiano che scommette sulla virtù e sulla saggezza, altrimenti “il giudice a Berlino” passa per brutte botte in testa ai popoli.

Siamo esattamente a questo punto. Il conto amaro si abbatte su milioni di portoghesi e spagnoli, italiani e – tra pochissimo- francesi. Perché i politici mentono e preferiscono dare la colpa al mercato o alle opposizioni, perché i sindacati resistono alle riforme, perché ciascuno dice che la colpa è di un altro. E alla fine a pagare sono imprese e lavoro, coloro che non decidono alcunché ma subiscono.

Perché il mercato scommette che l’euro salta? Perché, al momento, non ci sono segni che tedeschi e francesi – entrambi sotto elezioni nel 2012 e nel 2013 – siano pronti ad assumere alcuna delle tre decisioni diverse che ci potrebbero portare fuori dal gorgo. Dico tre non perchè siano davvero tre, il mix può essere molto ampio. Le indico solo per far capire quanto possano essere diverse.

La prima decisione è quella di cambiare con procedura d’urgenza Trattato e Statuto della Bce, mutandone la natura e inducendola a monetizzare il debito. I tedeschi non si fidano e dal loro punto di vista hanno ragione, con mercati separati è un premio a chi ha accumulato più squilibri traendo a quel punto il massimo vantaggio dall’euro. Ora molti inneggiano a questa soluzione, Giuliano Ferrara la grida ai quattro venti: la loro ricetta quasi sempre è rimanere padroni a casa propria e lotta senza paura contro il vincolo estero, tranne che poi ci deve pensare la Bce a risolvere il problema degli squilibri insostenibili. Sembrano saggi, e sono matti.  La monetizzazione senza limiti del debito comunque induce i politici ad accumulare debito, tanto ci penserà una banca centrale a evitare il default. Per questo chi la pensa come noi ha sempre pensato che i freni alla monetizzazioen fossero più che giustificati, dagli andamenti della storia e dall’irresponsabilità crescente dei politici. Ha più titolo per chiedere la monetizzazione chi a quel punto abbraccia l’armonizzazione fiscale e la cessione ulteriore di sovranità a favore dell’Unione. Non mi sembra abbondino, tra i nostalgici urlatori del Cavaliere. Diciamo che è una proposta che alberga con maggior titolo a sinistra, che nella destra estrema (altro paio di maniche è la tradizione popolar-cattolica, rispeto alla quale la cessione di sovranità comporta menio problemi fin dai padri fondatori del trattato di Roma).
La seconda è una via intermedia. Senza monetizzazione integrale da parte della Bce,  si potrebbe comunque formare un fondo comune in cui i diversi Paesi membri facessero confluire una quota di debito pubblico eccedente una certa soglia- diciamo il 70% – chiamandone a garanzia  in parte la Bce, e in parte le stesse riserve accumulate dalla Germania grazie al fatto che tutti comprano solo i suoi Bund vendendo il resto dell’eurocarta (la fuga dei fondi monetari dalla Francia è ormai massiccia, e i tedeschi se ne avvantaggiano grazie ai loro meriti). E’ una proposta simile a quella avanzata qui in Italia da Paolo Savona. Ha il vantaggio di affriontare l’emergenza con strumenti comuni, senza pretendere però di varare in due settimane o due mesi uno schema nuovo di unificazione dei mercati e della politica e una Bce “alla FEd”: la politica non riuscirebbe mai a farlo, secondo me.

La terza proposta, fuori dai denti, è quella ancora più traumatica. Intavolare un confronto riservato su come uscirne, dall’euro. In breve – i problemi tecnici sono immensi – le ipotesi sono due. Se ad uscirne sono i Paesi eurodeboli, si troverebbero con gli attivi e passività esteri di banche e imprese che restano in euro e dollari, con quelli domestici invece in lire o franchi svalutati tra il 20 e il 40%. L’effetto sarebbe di fallimenti e disoccupazione di massa. Se invece fossero gli euroforti – Germania, Olanda e Nordeuropea –  allora l’effetto sarebbe opposto, l’avvaloramento degli attivi e passivi domestici reggerebbe l’effetto del maggior valore che il marco o il N-Euro, l’euro del nord, acquisterebbe sul dollaro rispetto all’euro attuale, penalizzandone le esportazioni sì, ma non tanto da annullare il vantaggio di competitività tedesco di questi anni. Detta così sembra semplice, non lo è affatto. Ma è anche vero che senza alcuna risposta, l’esplosione è certa.

I mercati però non vedono i segni, nelle classi politiche tedesche, francesi ed europee, né della consapevolezza del rischio terribile a cui tutti siamo esposti. Né dei rimedi possibili da adottare. La Merkel non passa giorno che non dica no a ciascuna di queste diverse ipotesi. La Germania del resto ha un suo piano B. Ha un suo Lebensraum economico ottimale, che non coincide affatto con l’euroarea ma si estende all’est Europa e all’intera Scandinavia, ha una politica propria e non europea nel braccio di ferro tra yuan e dollaro, in quanto il rapporto di Berlino con la Cina è diretto e  nonpassa certo né per Bruxelles né per Francoforte .Gli altri governi tacciono. I francesi con Sarkozy per grandeur non hanno capito che l’esposizione del loro sistema bancario pretendeva un rulo diverso dalla fuinzione di essere “come la Germania”.

Per questo i mercati scommettono che l’euro salterà. E per questo l’Italia deve al più presto recuperare l’autorevolezza per tornare a sedersi al tavolo europeo, come ha detto ieri Mario Monti.  Non si è mai visto una carrozza trainata da un tiro a quattro in cui il passo debba essere quello del cavallo più veloce. Perché o gli altri tre cavalli crepano oppure, ancor prima, si ribalta la carrozza. Finché siamo in tempo, evitiamolo. Perché di tempo ne è rimasto veramente poco.

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48 Responses

  1. omero mastix

    LA CRISI NON VIENE DAGLI USA?
    La guerra del dollaro all’euro era stata già preconizzata negli Stati Uniti sin dagli anni precedenti al 98, quando fu decisa la moneta unica europea.
    Il mondo finanziario degli USA era incredulo sulla possibilità di raggiungere l’obiettivo ambizioso del rapporto Delors.
    Sarebbe opportuno rileggere le dichiarazioni del capo economista dei repubblicani, Martin Feldstein, rilasciate al giornalista M. Platero, (Feldstein: l’euro sarà fonte di guai, in Il Sole24-ore, 6 novembre 1997).
    L’economista vedeva nella realizzazione dell’euro i semi terribili di una nuova guerra mondiale, asserendo che in Europa non esiste una omogeneità culturale ed economica sufficiente per garantire la flessibilità salariale, la mobilità dell’occupazione e la facilità di intervento federale che sono invece presenti negli States e che sono i presupposti fondamentali per la creazione di un’area valutaria ottimale per una moneta unica.
    Feldstein dichiarava che alle difficoltà delle barriere linguistiche e ai pregiudizi sociali, si aggiungeva un problema di forma mentis per cui l’europeo è abituato ad avere l’appoggio di un forte stato assistenziale, che gli permette di conservare privilegi anche quando diventano particolarmente onerosi per la collettività.
    Come dice lei, caro Giannino, il problema era conosciuto e volutamente ignorato. Ma modestamente non credo che la bolla euro sarebbe scoppiata se non ci fosse stato lo zampino di Obama e soci.

  2. Luca

    Complimenti per l’articolo e per la chiarezza. Ora ci capisco un po’ di più (e tremo un po’ di più!).

  3. adriano

    L’unione politica in europa non si farà mai perchè quando si parlano lingue diverse non ci si può intendere.In senso stretto ed in senso lato.Prefigurare scenari che prevedano sistemi comuni oltre a quelli commerciali è utopico.Quindi l’ingresso nell’euro è stato un errore strategico.Tutte le balle che furono dette e che in parte si continuano a dire valgono su aspetti secondari,temporanei e non decisivi.”Il modello BCE nasce… dalla Germania”.Bene io non sono tedesco e non lo accetto.Ritorniamo alla lira.Almeno potremo avere piu’ libertà di manovra e saremo padroni del nostro destino.Prima di farlo cerchiamo di far rientrare il debito e di ridurre ciò che si può ridurre nelle relazioni finanziarie estere.Contemporaneamente iniziamo ad abbattere il debito con dismissioni e tagli facendo finta di dover raggiungere i parametri di compatibilità con l’euro.La crisi è internazionale?Rendiamola nazionale.Tanto le conclusioni di impoverimento progressivo a cui dobbiamo rassegnarci non cambiano.Tanto vale farlo con dignità e con qualche prospettiva in piu’.

  4. Marco

    L’articolo è molto interessante, mette assolutamente in chiaro il problema centrale della differenza di modello fra la FED o BCE.

    Quella che lei chiama seconda proposta venne già avanzata da 2 economisti con il cosiddetto debito blu e debito rosso. La Germania però dovrebbe seriamente entrare in questo progetto con l’incognita che il bund si apprezzi sul titolo di stato dell’euro-area (cosa comunque molto limitata in termini quantitativi) oppure che per un altro problema della zona euro sia tutto il costo del debito globale a lievitare. In ogni caso dovrebbe rinunciare all’indicatore della superiorità tedesca che viene sbandierato ogni giorno ai quattro venti (lo spread).

    Mi devo scusare con lei però, ma ancora con capisco come a lato del modello della FED (che a me non piace) o al modello BCE (senz’altro migliore e per paesi che dimostrano sul campo quello che valgono) lei non accenni al modello della scuola austriaca. Per esempio quello proposto dal professor Huerta de Soto a Madrid. Lo fa perchè non lo ritiene degno di nota? Oppure perchè non ne conosceva l’esistenza o non lo ritiene verosimilmente applicabile?

    Cordiali Saluti,
    Marco

  5. Francesco P

    L’euro sta accentuando le difficoltà produttive e finanziarie anziché offrire protezione dalle crisi finanziarie come ci hanno propagandato per anni. La realtà è molto semplice: abbiamo 17 differenti euro perché sono 17 i tesori degli Stati che emettono titoli di Stato denominati in euro. Il grande rischio è quello che 16 di questi Stati (prima o poi tutti quelli ritenuti virtuosi andranno in crisi, come dimostrano Francia e Austria) facciano la fine dell’Argentina, svenatasi per sostenere la convertibilità 1:1 del peso con il dollaro, e l’ultimo rimasto faccia la fine della Repubblica di Weimar.

    Tutti gli Stati europei, chi più chi meno, sono accomunati da un costo dello Stato sproporzionato rispetto alla ricchezza prodotta e da vincoli burocratico-formali che si ripercuotono nella difficoltà di prendere decisioni a livello comunitario oltre che nelle varie “euro-stupidaggini”. La competitività del sistema Europa è bassa, decisamente inadeguata per reggere al confronto del Pacifico e degli Stati Uniti.

    Finché l’Europa rimarrà a metà del guado, ne Stato federale ne area di libero scambio fra nazioni realmente indipendenti, e finché non avrà UNA sola moneta anziché 17 denominate nella stesa unità di conto, l’Europa non potrà che indebolirsi, peggiorando la propria competitività e posizione finanziaria ad ogni crisi. Non so se questa crisi sarà quella finale, ma ci andremo vicini. Una della prossime sarà quella decisiva. A meno di cambiare profondamente l’Europa e l’euro.

    Tornare indietro sarebbe comunque uno spreco di risorse difficilmente sostenibile.

  6. Alex

    Scusi Sig. Giannino……ma non le sembra che il fallimento sia del capitalismo……dell’economia così come stata strutturata.
    Spero si renda conto che siamo ad un punto di non ritorno……chi sta di la e chi sta di qua…..diciamocelo……ma sopratutto DICIAMOGLIELO a tutti….. a chi crede ancora alla fata turchina…… che essa non esiste.
    Sono stati distrutti i fondamentali della democrazia….. e noi stiamo lavorando come niente fosse successo……
    Tutti vogliamo un mondo nuovo……una economia diversa….fatta sul rispetto….sull’onestà…..non vogliamo più fare i soldi speculando sulla vita di altri…..vivere in un mondo diverso…..oggi viviamo sull’odio….sull’invidia…..l’imprenditore più cazzuto è quello che ti frega……CI HANNO FATTI CRESCERE COSI….PERCHE GLI FA COMODO CHE SIAMO COSI !!!
    Ora tanti hanno detto basta…… e credo che in futuro saranno sempre di piu….perchè la crisi aumenterà…..questo è quello che penso….quello che la mia coscenza mi dice ….la mia anima e diciamolo a tutti di ASCOLTARLA senza paura….perchè oggi è l’UNICA VERITA’….. ne internet ne le televisioni ci faranno mai vedere quello che realmente sta accadendo.
    Un piccolo esempio…..
    Giannino ponga questa domanda a Silvio Berlusconi : Ma scusi Lei ….che si è piegato a mille interperie ma non si è mai spezzato ( Daddario – Mondadori – bunga bunga – Mils – Giudici – ec…… ) come mai da un momento all’altro lascia il potere ad un estraneo senza nemmeno combattere come ha sempre fatto ? Senza nemmeno essere stato sfiduciato ? Ma chi è Monti ?……….ma che cavolo sta succedendo…….?????
    Questa caduta …..NON E’ NORMALE…..soprattutto fatta da Berlusconi ……scusate PUZZA TROPPO

  7. Nick

    Gli allarmi lanciati da questo blog – con grande anticipo rispetto agli eventi – si sono dimostrati fondati. L’argomento non è dei più facili da spiegare ma il blog ha usato un linguaggio semplice ed una soluzione comunicativa efficace: il contatore del debito pubblico che si aggiorna online.Mi chiedo perché la Banca D’Italia che dispone di staff e mezzi ben piu agguerriti di un blog , non sia stata in grado di fornire al paese un servizio altrettanto efficace. Mentre scrivo la risposta arriva spontanea: perchè un blog indipendente ha piu senso civico di una superburocrazia. La proposta di Giannino di mettere un contatore del debito in Parlamento la estenderei anche alla Banca D’Italia.

  8. Franz

    Tanto per fare chiacchere da bar:
    mi pare chiaro che in questa NON-federazione europea, più ricca di animi latini che di rigori teutonici, ci sarà sempre qualcuno che farà il furbo più degli altri (ne sappiamo qualcosa nelle regioni italiane!);
    finchè qualcuno farà il furbo, rischierà sempre di tirare a fondo tutto il resto (ribadisco: ne sappiamo qualcosa nelle regioni italiane!);
    c’è poco da essere contenti se finalmente la Spagna va di nuovo peggio dell’Italia o se la Francia finalmente viene messa un po’ alle corde dopo aver fatto la prima della classe… il risultato non cambia, si finisce male tutti insieme;
    se l’euro è sotto attacco, visto che uscirne avrebbe costi da dopoguerra, l’unica maniera per difenderlo è fare quadrato e rimettere in moto la macchina dell’unificazione, fermata da troppi anni di crisi, a partire dalla sospensione del trattato di Maastricht;
    bisogna remare tutti nella stessa direzione, anche se decidere quale sarà un’impresa.
    Direi che Monti nel suo discorso ha richiamato i grandi fondatori anche per questo.
    Se è vero che Merkel e Sarkozy lo hanno immediatamente convocato, mi viene da pensare che anche loro come l’Italia siano alla ricerca di un salvatore della patria un po’ più bravo di loro, o almeno qualcuno che aiuti a trovare la rotta smarrita tra le pretese (giuste) di rigore tedesche, la mania di grandeur francese (che ha fondamentali non da poco) e le furbizie latino-mediterranee.
    Chiedendo scusa in anticipo per eventuali errori anche grossolani, ma, ripeto, sono chiacchere da bar: l’Europa non ha grandi risorse energetiche proprie a parte ancora un po’ di carbone della Ruhr e le centrali nucleari francesi (ma non mi risulta che in Francia ci siano enormi giacimenti di Plutonio, Uranio o altro), non ha nemmeno un esercito potente nemmeno se riunisse tutti i suoi eserciti, e non ha ancora una finanza forte: come si può pensare di fare fronte ai rivolgimenti globali, alle pressioni dei prodotti finanziari velenosi americani che hanno appestato tutto, allo sviluppo delle economie emergenti, ai patti economici dei due colossi USA e Cina? Rimanendo ognuno “padrone in casa propria”?
    Chi fa da sè fa per tre oppure l’unione fa la forza? Dipende… se si lascia uno solo a tirare il carro (e non sarebbe l’Italia) finchè si stufa o se si uniscono gli sforzi.
    Avremmo possibilità colossali. Mi chiedo da mesi come mai il cambio euro/dollaro (e di conseguenza lo Yuan artificiosamente ancorato) rimanga sostanzialmente fermo nonostante la crisi profonda dell’eurozona. Che gli USA abbiano problemi non inferiori ai nostri, anche se meno squadernati alla pubblica opinione? E se invece l’Europa fosse unita, magari anche con la Gran Bretegna e gli altri euroscettici, non batteremmo gli USA e la Cina 6 a 0? (Come chiudere le chiacchere da bar se non con il calcio?)

  9. Marco

    Non so chi ieri sera ha ascoltato Cota, su La7, era pietoso. Ha dimostrato di non sapere la differenza tra Debito Pubblico e Deficit, e di non sapere qual era lo Spread tra Btp e Bund di ieri.

    La cosa è gravissima, perchè chi ha livelli del genere di ignoranza ed ha compiti di governo, non è in grado nemmeno di rendersi conto della gravità della situazione, figurarsi se ha la capacità di prendere quelle decisioni politiche utili al grave momento che attraversiamo.

    Credo che tutti dovremmo in ogni occasione dare il massimo sostegno al Governo Monti, poichè è l’unico terminale possibile per scampare in qualche modo alla crisi che ci attende.

    Stiamo assitendo alla quarta guerra mondiale solo che non si combatte con i carrarmati ma con spread e tra banche centrali.

  10. francesco sica

    Non credo sia stato affermato abbastanza chiaramente come gli USA abbiano e continuino a rubare potere d’acquisto al resto del mondo. Quando Nixon nel 71 dichiarò il dollaro inconvertibile in oro non ha fatto altro che ufficializzare la bancarotta americana a danno dei loro creditori. Poi esportano il loro fantastico sistema democratico nel mondo! Da allora la carta che utilizziamo ha un valore meramente fiduciario. Non concordo con lei Giannino quando dice ‘Il modello americano si è evoluto dal 1913 in avanti secondo una concezione…’. Il modello USA a banca centrale non si è evoluto ma è stato imposto dai grandi banchieri di allora Rotschil, JP Morgan, Rockfeller, perchè controllare la moneta è un privilegio enorme. Il sistema monetario in questo decennio cambierà. Il costo dell’ingegneria sociale lo pagheranno come sempre le fasce più deboli nel nome delle quali i tecnocrati dicono di operare. Non capisco come un sostenitore del libero mercato come lei possa accettare l’idea di un tasso di interesse stabilito da una struttura monopolizzatrice e non essere soggetto alle logiche di mercato. Un comitato di 10 persone è in grado di conoscere il tasso adatto alle esigenze di 500 milioni di individui? E perchè la moneta stessa non può essere soggetta alle stesse dinamiche anzichè essere imposta ai cittadini. Il sistema a banca centrale e riserva frazionaria è alla causa delle bolle e successive recessioni. E’ così insensato sperare in un sistema basato sul risparmio e su una moneta sana non manipolabile da politici o banchieri centrali? La corsa all’oro è solo agli inizi.

  11. Scott

    @francesco sica
    …parlando di paranoie e fobie! Sai perchè l’Italia è il paese dei complotti? Per coprire i squallori. Vorrei essere breve:per te è più facile puntare il dito alla ricerca di capri espiatori oppure renderti conto che il degrado sociale/intellettuale è l’unica (o almeno, la maggiore) causa del declino economico italiano? ..E magari negherai anche il fatto che 30/40 anni di parassitismo, corruzione e connivenze politiche con le varie criminalità hanno inciso pesantemente su un debito pubblico che avrebbe potuto ( e dovuto) portare l’Italia ai livelli infrastrutturali e culturali europei ? Ti sei reso conto che sono questi i motivi più importanti per i quali l’Italia viene trattata come un paria ? L’unica cosa di cui ti devi rendere conto ( e accettare) è che la pacchia è finita! Ancora non ti sei reso conto che l’avvento del governo Monti è la conferma del fallimento del popolino bue al potere che non ha avuto il coraggio di affrontare i propri baroni che hanno depredato le casse pubbliche per i propri tornaconti personali? Con tutti e due i piedi nella fossa parli degl’USA?…. per quanto riguarda gl’USA….stiamo benissimo senza di voi e auguriamoci che non vi si rivede ad elemosinare per prestiti e aiuti commerciali come avete fatto da una vita!!

  12. Alberto Bignone

    Il quadro da lei rappresentato mi sembra verosimile se lasciato alle scelte di una classe politica nazionale ed europea che ha dimostrato una assoluta superficialità. La variabile che rimane e’ rappresentata dal presenza di un controinteresse economico a che si produca il collasso dell’euro e del sistema. In Italia questo interesse e, per una volta il mutuo riconoscimento della politica circa la propria inadeguatezza, ha prodotto il governo Monti. In Europa la politica ha mostrato tutti i propri limiti ma nel contempo penso che l’economia europea, anche tedesca e francese, non guardino con favore la deflagrazione dell’euro e, subito dopo, della U.E.. Penso in sostanza che anche nei paesi forti del nord Europa scatterà il pressing dell’economia e delle forze sociali affinché si impongano sacrifici alle cicale ma soluzioni per l’euro. La creazione del fondo a condizione di una road map certa di unificazione delle politiche e regole economico-fiscali ed amministrative secondo il modello del best practice. Penso che per noi italiani, afflitti dall’incapacita’ di risolvere problemi come quello meridionale, del proliferare degli enti e del permanere di quelli inutili, dell’incapacità di gran parte della politica di comprendere che se incassi cento non puo costantemente spenderne 150, a meno che di non voler fallire, La cessione di sovranità sial’unica strada.

  13. Giacinto Pinoni

    Grazie Giannino, diciamo, che da quel che ho capito, le ragioni della Germania sono simili a quelle del nostro nord italia rispetto al resto della pemisola….oppure mi sbaglio? Complimenti per la chiarezza e continui ad illuminarci su una materia cosi difficile.

  14. alberto

    “Il modello BCE nasce dall’esperienza tragica fatta dalla Germania ai tempi di Weimar. L’eccesso di torchio monetario e di inflazione, stante l’enorme debito accumulato nella sconfitta della prima guerra mondiale, portò comunque a disoccupazione di massa e perdita reale e verticale di risparmio. L’effetto fu il nazismo, la presa sugli strati popolari dei totalitarismi neri e rossi.”

    Caro Giannino, dire che fu Weimar la causa del nazismo la pone in linea con tutto il milieu intellettual-militante socialcomunista a cavallo della 2a guerra mondiale. Da Lukacs a Marcuse passando per Brecht e Grosz, lei è in ottima compagnia.

    Credo che i semi del nazismo in Europa non siano mai stati realmente estirpati e che invece abbiano sempre convissuto all’interno di classi di potere che la contiguità con il cosiddetto “impero del male” ha irrimediabilmente corrotto, trasformandole in burocrazie cieche ed acefale di derivazione sovietica. Non a caso si comincia a cogliere la non eccessiva distanza tra il capitalismo europeo e l’ideale cinese (per citare l’ottimo Geminello Alvi) che si concretizza nella nascita di governi degli ottimati nei paesi a piu’ scarsa dimestichezza con le responsabilità derivanti dalla tutela della libertà dell’individuo (il nostro, ad esempio). “Governo tecnico”, stato di polizia fiscale a tutela di una fiscalità asfissiante, limitazione di tutte le libertà individuali sono soltanto i prodromi di quel che sarà e di quel che è sempre albergato nel profondo di questa Europa dello statalismo e della sua manifestazione piu’ addolcita ma non per questo meno demoniaca, lo stato sociale, affossatore del principio di responsabilità personale.

    Altrove, problemi non meno drammatici di quelli che stiamo vivendo qui ed ora, e penso alla crisi delle valute del Sud Est Asiatico del ’97, furono risolti in maniera molto piu’ pragmatica ed indolore. Il principale artefice del bailout fu Krugman, nelle vesti di consulente di un governo, quello malese che, overnight, ebbe il coraggio di dichiarare non piu’ convertibile la propria valuta che era oggetto di un attacco speculativo drammatico da parte dei mercati. Il PM di allora, di quel paese, era anche lui oggetto di un attacco altrettanto forsennato sia interno, da parte di una opposizione fortissima, guidata dal suo stesso vice. che esterno, da parte di tutta la stampa internazionale guidata dal vicepresidente USA. Ebbe cervello e coraggio, e salvò il paese e la sua libertà. E’ un case study. E’ innegabile che una way out dall’euro (musica per le orecchie di chi lo ha sempre avversato) sia la strada piu’ indolore. Difficile che sia realizzato da uno dei sacerdoti, Monti, che hanno fondato questa religione.

  15. damiano

    Egregio dott.Giannino, come al solito lei è stato chiaro e come spesso accade verrà ascoltato ma non seguito.
    il socialismo,nella sua parte economica,ed il modello keynesiano si sono rivelati a tutti solo un grande schema ponzi,senza nemmeno una reale redistribuzione del reddito, ma una spoliazione di denaro e ricchezza a quanti riescono a trasformare con il sudore della fronte un bene della terra <locke< in qualcosa di utile per altri.da molto tempo si è superato il limite.esempio ne è la situazione delle pensioni.la base della piramide dove sta la massa della gente che lavora per chi sale non c'è. anzi la piramide a preso un altra forma.
    In questo sito abbiamo un meraglioso numeratore del debiti pubblico.
    Migliramolo con un sitema di sottrazione dello spreco.
    es.dal totale sottraiamo le spese per quirinale = un caffè in più tutti,sottriamo le spese per il parlamento= 2 caffè in più a tutti, sottraimo le spese per le provincie= 1 kg di caffè in più a tutti ecc e via di questo passo sottrendo quasiasi spesa inutile o spreco che vediamo girando per l'Italia.
    Risultato:debito pubblico finito.Richezza degli italiani espolsiva.
    Parafrasando Von Mises, da questa situazione non si esce.

  16. Joseph

    Grazie Oscar per la sua spiegazione..
    io rimarrei ottimista sulla tenuta dell’euro perchè abbiamo visto come nei momenti di crisi le persone sembrano collaborare e diventare ragionvoli..
    vedi caso Italia..

  17. Mario Scavo

    Lei non considera i 600 trilioni di $ di derivati che sono parcheggiati nelle banche USA, come da articolo qui sotto.
    Non è che le 4 Banche USA citate cercano di ottenere dalla Germania l’OK a far stampare più euro per far circolare questi derivati?

    http://moneymorning.com/2011/10/12/derivatives-the-600-trillion-time-bomb-thats-set-to-explode/

    Derivatives: The $600 Trillion Time Bomb That’s Set to Explode
    October 12, 2011
    By Keith Fitz-Gerald, Chief Investment Strategist, Money Morning

    Do you want to know the real reason banks aren’t lending and the PIIGS have control of the barnyard in Europe?

    It’s because risk in the $600 trillion derivatives market isn’t evening out. To the contrary, it’s growing increasingly concentrated among a select few banks, especially here in the United States.

    In 2009, five banks held 80% of derivatives in America. Now, just four banks hold a staggering 95.9% of U.S. derivatives, according to a recent report from the Office of the Currency Comptroller.

    The four banks in question: JPMorgan Chase & Co. (NYSE: JPM), Citigroup Inc. (NYSE: C), Bank of America Corp. (NYSE: BAC) and Goldman Sachs Group Inc. (NYSE: GS).

    Derivatives played a crucial role in bringing down the global economy, so you would think that the world’s top policymakers would have reined these things in by now – but they haven’t.

    Instead of attacking the problem, regulators have let it spiral out of control, and the result is a $600 trillion time bomb called the derivatives market.

    Think I’m exaggerating?

    The notional value of the world’s derivatives actually is estimated at more than $600 trillion. Notional value, of course, is the total value of a leveraged position’s assets. This distinction is necessary because when you’re talking about leveraged assets like options and derivatives, a little bit of money can control a disproportionately large position that may be as much as 5, 10, 30, or, in extreme cases, 100 times greater than investments that could be funded only in cash instruments.

    The world’s gross domestic product (GDP) is only about $65 trillion, or roughly 10.83% of the worldwide value of the global derivatives market, according to The Economist. So there is literally not enough money on the planet to backstop the banks trading these things if they run into trouble.

    Compounding the problem is the fact that nobody even knows if the $600 trillion figure is accurate, because specialized derivatives vehicles like the credit default swaps that are now roiling Europe remain largely unregulated and unaccounted for.

    Tick…Tick…Tick
    To be fair, the Bank for International Settlements (BIS) estimated the net notional value of uncollateralized derivatives risks is between $2 trillion and $8 trillion, which is still a staggering amount of money and well beyond the billions being talked about in Europe.

    Imagine the fallout from a $600 trillion explosion if several banks went down at once. It would eclipse the collapse of Lehman Brothers in no uncertain terms.

    A governmental default would panic already anxious investors, causing a run on several major European banks in an effort to recover their deposits. That would, in turn, cause several banks to literally run out of money and declare bankruptcy.

    Short-term borrowing costs would skyrocket and liquidity would evaporate. That would cause a ricochet across the Atlantic as the institutions themselves then panic and try to recover their own capital by withdrawing liquidity by any means possible.

    And that’s why banks are hoarding cash instead of lending it.

    The major banks know there is no way they can collateralize the potential daisy chain failure that Greece represents. So they’re doing everything they can to stockpile cash and keep their trading under wraps and away from public scrutiny.

    What really scares me, though, is that the banks

    think this is an acceptable risk because the odds of a default are allegedly smaller than one in 10,000.

    But haven’t we heard that before?

    Although American banks have limited their exposure to Greece, they have loaned hundreds of billions of dollars to European banks and European governments that may not be capable of paying them back.

    According to the Bank of International Settlements, U.S. banks have loaned only $60.5 billion to banks in Greece, Ireland, Portugal, Spain and Italy – the countries most at risk of default. But they’ve lent $275.8 billion to French and German banks.

    And undoubtedly bet trillions on the same debt.

    There are three key takeaways here:

    There is not enough capital on hand to cover the possible losses associated with the default of a single counterparty – JPMorgan Chase & Co. (NYSE: JPM), BNP Paribas SA (PINK: BNPQY) or the National Bank of Greece (NYSE ADR: NBG) for example – let alone multiple failures.
    That means banks with large derivatives exposure have to risk even more money to generate the incremental returns needed to cover the bets they’ve already made.
    And the fact that Wall Street believes it has the risks under control practically guarantees that it doesn’t.
    Seems to me that the world’s central bankers and politicians should be less concerned about stimulating “demand” and more concerned about fixing derivatives before this $600 trillion time bomb goes off.

  18. Marco Tizzi

    Complimenti, come sempre, all’ottimo Giannino per aver colto esattamente nel segno. Nonostante soluzioni e idee spesso mi trovino in disaccordo, sull’analisi del problema non posso esimermi dal togliere il cappello.

    C’è però un punto sul quale Lei e molti come Lei, a mio modesto parere, passano sopra con troppa fretta: l’inflazione.
    Da troppe parti (penso in tutte le teorie economiche più conosciutee) l’inflazione viene sempre e solo considerata come “eccesso di moneta”. Questo la rende sempre sostenibile e controllabile.
    Da ingegnere, però, voglio porre l’attenzione sul fatto che questo è un ragionamento a “risorse infinite”. Se l’andamento dei prezzi dipende solo dalla massa monetaria in circolazione, significa che la risorse non sono mai scarse, ma semplicemente che la domanda è troppo alta, spinta dalla moneta. Abbasso la moneta e finito il problema.
    E se invece non fosse la domanda il problema, ma l’offerta? Se stessimo utilzizando troppe risorse e queste cominciassero a scarseggiare?
    In questo caso agire sulla moneta potrebbe non bastare più.

    Per questo, a mio parere, è ora che nascano teorie (e pratiche) economiche nuove, che comincino a tenere conto di tutte le risorse come fattori economici fondamentali.

    Che ne pensa(te tutti)?

  19. giuseppe

    l’unica via d’uscita e’ adeguarsi ai tempi… cioe’ serve una BCE che faccia QE come in USA e Inghilterra e Japan.
    altrimenti reset totale!!

  20. Roberto

    Ottimo articolo. Il problema è che in una democrazia liberale è praticamente impossibile fare quelle riforme radicali necessarie ad uniformare il sud-Europa a standard germanici. Si richiede un livello di consenso che non esisterà mai. Siamo pieni di individui, comunità e interi paesi in cui la gente preferirebbe morire, piuttosto che imparare qualcosa. Non siamo nemmeno riusciti a far rispettare l’obbligo del casco per i motociclisti in metà dell’Italia, e pensiamo di diventare simili alla Germania? Al massimo possiamo diventare simili ai paese arabi. Questa è la tragica verità. Per questo motivo la Germania non sarebbe nemmeno interessante ad una assunzione di sovranità sul sud-Europa: che se ne farebbero? Non cercheranno sicuramente di insegnare qualcosa a chi non vuole apprendere. Guarderanno a Est.

  21. francesco sica

    @Scott

    ciao scott, nell’articolo si parlava di eventuali vie d’uscita alla crisi finanziaria e mi sono limitato a pochi accenni sulle cause monetarie che sono alla base della situazione attuale. Non nego le responsabilità politiche. Per completezza è l’intreccio perverso tra banche centrali e stati che ha andrebbe combattuto. Il socialismo è una malattia pericolosa, che penetra nelle persone, le deresponsabilizza, consuma le ricchezze di una società portandola inevitabilmente al fallimento. In una società libera chi sbagli paga, non ci sarebbero salvataggi di stato, non esisterebbero gli stati così come sono ritenuti indispensabili adesso. Il governo Monti come il governo Papademos devono salvare gli stati perchè questo implica salvare le banche che ne detengono i titoli. Infine sugli USA, quante cose si potrebbero dire. Sicuramente non avendo bisogno dell’Italia sarebbe auspicabile che chiudessero le loro basi militari qui presenti. Per chi ha memoria brucia ancora come il pilota che causò il disastro del Cermis rimase inpunito. Inoltre economicamente gli USA sono prossimi al fallimento. Debito di 15 mila miliardi di dollari. Per confermare l’inutilità di politiche monetarie e keynesiane, quanti migliaia di miliardi di dollari sono stati stampati negli ultimi anni senza che questo abbia beneficiato l’occupazione nè la ripresa economica? Suggerisco di seguire Ron Paul, una voce fuori dal coro, purtroppo non clonabile ed esportabile.

  22. Scott

    @Mario Scavo
    You should first understand what a derivative is before you demonize it! Have you ever heard of CDS’s? Un CDS ( Credit Default Swap)è un derivato creditizio che viene usato per “ASSICURARSI” dal rischio di insolveza dell’emittente, che può essere una società o uno Stato. Quindi i derivati menzionati nell’articolo di MoneyMorning.com riguardano l’esposizione globale delle banche e compagnie assicurative ( che sono gli “assicuratori” di queste “polizze”) nel caso che si verifichi l’evento creditizio, cioè il FALLIMENTO DELLA SOCIETA’ O STATO!!! E chi sono gl’assicurati? Potresti essere anche tu se per esempio hai investito un milione di Euro in BOT/BTP!!Quindi il problema delle banche in questione non è di far circolare questi derivati ( come si fa a far circolare i derivati!?!?!)ma fanno pressioni sui Paesi EU di assumersi delle responsabilità per far si che il sistema non collassi, responsabilità che si traducono con meno parassitismo e più crescita economica così da poter fare fronte ai propri impegni nei confronti dei creditori. Vorrei stressare su un particolare: perchè i cittadini Tedeschi, Olandesi, Francesi etc devono pagare più tasse nei rispettivi Paesi per accollarsi ( leggasi PAGARE) il cronico debito italiano accumulatisi dagl’anni ’70 per mantenere un sistema parassitico, e questo anche sulle spalle dall’UE? Ma ci si rende veramente conto che miliardi di Euro in BTP/BOT nei bilanci delle su menzionate banche ( e non solo) vengono scaricati come titoli tossici?

  23. Scott

    @francesco sica
    Ma che vi fanno con lo stampo? Ancora (e solo) con il Cermis? Non pensi che sciacallare su quel singolo episodio sia demenziale ed inoltre non copre minimamente decenni di devianze dell’emigrazione italiana ( vedi http://www.orda.it oppure fatti un giro in Europa per vedere la quantità di detenuti italiani..e no, non sono TUTTI mafiosi) ? Oppure devo fare anch’io il meschino ricordandoti dei ca. 100 morti ( e quasi 300 feriti) ammazzati dalle Frecce Tricolori a Francoforte negl’anni 80 tanto per fare gli splendidi ? Le Basi USA? Sono d’accordissimo con te! Sono sempre stato dell’opinione che l’aver salvato i tuoi avi dai forni crematori non sarebbe stato apprezzato. Hai mai detto grazie agl’USA per il piano Marshall? Non è stato un spreco? Quando ripaghi la tua quota? Per quanto concerne il debito USA: sai qual’è stata la pressione fiscale per Citibank sugl’oltre $ 2miliardi di utili per ciascun trimestre da qualche anno a questa parte? $ 0.00. Hai letto bene , zero dollari per sgravi fiscali.E lo stesso discorso ( anche se non quantitativo)vale per tutte le imprese e i privati. Pensi che se un Paese con un PIL di oltre $16.000 miliardi dovesse aumentare la pressione fiscale del 10% l’anno si ponga il problema di “debito pubblico”? Si mantengono gli sgravi fiscali perchè sono voti! A proposito, hai trovato una soluzione per tirare l’Italia fuori dalle sabbie mobili o farai anche tu quello che è stato sempre fatto: richiedere aiuti agl’USA?

  24. Scott

    @Marco Tizzi
    Viene da sè che in un’economia di mercato (e non ), la formazione dei prezzi si basa fondamentalmente sull’incontro tra domanda e offerta: quando la domanda aumenta il prezzo aumenta e quando la domanda scende il prezzo scende. Oppure, quando l’offerta è tanta il prezzo scede e quando l’offerta è poca il prezzo sale.L’inflazione, invece, rappresenta un generale aumento dei prezzi e dei costi. Nel ciclo economico, che è ricorrente, si hanno fasi di espansione alternati a fasi di recessione. E’ nella fase di espansione che l’inflazione entra nel vivo, dal momento che si ha inflazione da “domanda” quando la domanda aggregata ( consumi) supera l’offerta aggregata ( produzione), e quindi questo deficit ( o discrepanza) viene abbattuto con un aumento dei prezzi. Oppure si può avere un’inflazione da costi quando il costo della mano d’opera o delle materie prime aumentano prima della piena occupazione. Per cui si può dire che l’inflazione è correlata con l’alta occupazione, che a sua volta comporta ad un aumeto generali di prezzi e consumi dovuti ad un conseguente aumento di stipendi ( anche se in Italia queso piccolo dettaglio non viene applicato!) Come si combatte l’inflazione (alta)? Con l’aumento dei tassi d’interesse che rendono il costo del denaro più caro e quindi diminuiscono i consumi…paradossale,o no? Ovviamente, un pò di consapevolezza del ciclo economico da parte della classe politica e dei media non sarebbe stata malvagia, tanto per non sentire in TV o leggere sui giornali che si aspettava che gl’altri Paesi uscissero dalla recessione per poter piazzare il Made in Italy……e rimanere immobili fino ad allora.

  25. Francesco

    Caro Giannino,
    ma come eurocrisi? Ma che sta scrivendo? Il nostro acclamatissimo salvatore della patria professorone Monti alcune settimane fa in TV pontificava sul fatto che l’euro fosse in gran salute (solo perchè al cambio non è precipitato sul $), che ciò che stava succedendo in Grecia fosse una cosa “SPLENDIDA”. D’altra parte lui fa parte della generazione di tecnocrati che l’euro lo ha architettato ben bene.
    Ed ora l’euro, senza il quale tutti saremmo già alla fame secondo il dogma universalmente creduto, ci mostrerà ancora di più la sua forza, visto che gli inetti politici, erroneamente eletti dal popolo sovrano, sono stati liquidati.
    Speriamo solo che questa forza inaudita non ci spacchi la testa….
    Cordiali saluti!

  26. paolo silvi

    Ferrara è giustamente indignato per il fatto che qualcun altro ha deciso cosa dovesse accadere nel nostro Paese e perchè non vi è stata alcuna vera capacità di reazione a questa offensiva intrusione. Non credo si possa eccepire alcunchè. Altra storia è cosa fare per evitare future possibili simili circostanze. Se la Germania è ragionevole difenda i propri punti di forza è altrettanto ragionevole che Paesi più deboli come il nostro si adoperino per rendere meno squilibrato lo scenario in cui devono muoversi ed operare. Non mi sembra scandaloso, anzi lo definirei molto opportuno, che il nuovo esecutivo si impegni a proporre soluzioni correttive che, se non ho frainteso, anche Lei reputa non più dilazionabili. Quando non sarà più il Bund ad essere utilizzato per parametrare lo Spread vorrà dire che qualcosa è cambiato. Mi dica Lei se in meglio o in peggio !! Senza alcuna modifica siamo destinati a morte certa. Bce prestatore di ultima istanza, garanzia parziale del debito sovrano non so dire ma ho la sensazione che in questa fattispecie non sia l’anello debole ad innescare la crisi ma quello “troppo forte”. In bocca al lupo !

  27. Marco Tizzi

    @Scott
    So come funziona l’inflazione, contesto il concetto di controllo tramite costo del denaro: la Sua esposizione si basa, come dicevo, su risorse infinite. In particolare si pensa che le materie prime, ma anche qualsiasi altro bene, diminuiscano di prezzo perché i consumi diminuiscono. Questo non è obbligatoriamente vero: quando una risorsa diventa scarsa, questa può benissimo aumentare di prezzo nonostante il consumo diminuisca. Di questo le teorie maceroeconomiche non tengono conto, non ne hanno mai tenuto conto. Inoltre i prezzi, nel mondo reale, non vengono sempre bilanciati dalla domanda/offerta a causa di fattori endogeni: l’esempio più importante sono i monopoli e gli oligopoli (e Lei mi dirà: eliminiamoli!), ma anche l’uso del marketing o, al contrario, la banale scelta del consumatore di non consumare più.
    Esiste poi un “bene” che pesa su tutto il paniere in maniera sostanziale e sui cui prezzi affermare che sono regolati da un bilanciamento domanda/offerta mi sembra un falso storico: l’energia. Sull’energia, a mio modestissimo parere, si gioca tantissimo degli equilibri economici mondiali e penso che davvero pensare di regolare anche l’energia tramite scarsezza o eccesso di denaro sia quanto meno utopico, soprattutto in un momento di rivoluzioni tecnologiche. Le faccio un esempio concreto: se davvero l’e-cat del dott. Rossi funzionasse, ci sarebbe un tale sconvolgimento nell’economia mondiale che il concetto stesso di moneta comincerebbe seriamente a vacillare e pensare che inflazione e deflazione possano essere a quel punto regolate tramite la moneta mi sembra molto difficile.
    Con questo voglio dire, in somma: siamo in un mondo nuovo, dobbiamo cercare soluzioni, anche economiche, completamente nuove.

  28. Corrado

    Caro Giannino, la seconda ipotesi da Lei suggerita mi sembrerebbe la più sensata.le altre sue sarebbero troppo drastiche e già bocciate dalla storia. Complimenti per l’articolo chiaro ed esemplificatore.

  29. adriano

    @francesco sica Purtroppo per noi lei ha piu’ ragione che torto.A volte mi chiedo se chi critica gli USA senza ma ritenga che il dollaro sia un riferimento per diritto divino.Che qualcuno si proponga ,col petto gonfio e la voce grossa,per sostituirlo.Comodo fra gli oneri e gli onori invidiare solo i secondi.Farewell.

  30. Mario

    @scott
    Non e’ che tutti gli italiani siano ingrati. Personalmente, nato a fine guerra, ricordo di essermi chiesto con stupore come fosse possibile che i vincitori, anziche’ spremerci con le solite tasse per i danni di guerra, ci finanziassero la ricostruzione. Gli USA sono sicuramente stati i migliori padroni possibili, e noi di padroni abbiamo grande esperienza.
    Il problema e’ che spesso, quando si beneficia un amico, si perde l’amico.

  31. Mario

    @Scott

    mi spiace di essere stato frainteso. Da che mondo è mondo ci sono sempre stati paesi egemoni e negli ultimi settant’anni gli USA sono stati certamente uno di questi. Padrone è improprio; avrei dovuto usare il termine di egemone. L’egemonia è stata esercitata in diversi modi nel corso della storia e personalmente sono lieto di aver vissuto nel periodo di egemonia USA.
    Mi pare ovvio che – riferito al piano Marshal e non solo – i beneficiati siano gli italiani; purtroppo accade spesso che al beficiato scocci di riconoscere il proprio debito, tanto da imputare al proprio benefattore colpe e fini che quest’ultimo non si mai sognato di avere.

  32. continuo a pensare che il motivo scatenante per tutto questo sia da ricercare nella pochezza di risorse naturali a disposizione in rapporto alla crescita esponenziale del numero di umani presenti sulla terra.

  33. Il MIGLIOR ARTICOLO DI ECONOMIA MONETARIA che abbia mai letto!! Complimenti Giannino. Sono un economista, ma con lei c’è sempre da imparare. Purtroppo, temo che in questo Paese pochi abbiamo la sua lucidità intellettuale. Il problema più grave comunque, aldilà della puntuale analisi, è che i fatti ci dicono che stiamo vivendo in una “spirale deflazionistica” che galoppa a ritmi vertiginosi. Occorrono, in tempi brevi, serie politiche di stabilizzazione della domanda (ma nella maniera, mi permetta, del nostro modello economico su http://www.2democracy.com).

  34. antonella

    ma perchè giuliano ferrara è così contrario al governo monti? ma non è un governo più di destra che di sinistra? o meglio. che vuol dire essere di destra adesso?

  35. Circa un anno fa, nella mia pagina Facebook postavo il seguente mini-comunicato, e credo proprio, purtroppo, d’esser stato abbastanza profetico:
    “I parametri di Maastricht hanno UCCISO la politica economica. Risultato: la <>. Il rapporto deficit/Pil è intelligente quanto lo sarebbe la decisione di raddrizzare la Torre di Pisa. Oggi, nessuno ha teorizzato un modello economico completo ed efficace, dopo la fine dei modelli tradizionali. Noi proponiamo un NUOVO EQUILIBRIO ECONOMICO GENERALE. Scaricate il Manifesto o il libro su http://www.2democracy.com

  36. Luigi

    Bene, caro Giannino, alla fine lei ha capito che il problema non era strettamente italiano. O meglio, l’aveva capito anche prima ma il primo obiettivo era l’eliminazione del governo Berlusconi. Come dice Lei, ora che questo primo passo è stato fatto si può procedere a fare tutto quello che è giusto fare e cioè, innanzitutto, per rompere decisamente con il passato, una bella patrimoniale condita, magari, con un bell’aumento dell’Iva o altre simili amenità. Veramente originale, ci voleva proprio questo governo di tecnici per impostare un rientro dal debito così originale. Sempre che, ovviamente, i politici, come dice Lei, non si mettano di traverso, ma, in fondo in fondo, direi anche sempre che gli italiani non si mettano di traverso, vero Giannino?
    Ma, l’obiettivo non era la crescita? Attendo con ansia una illuminata spiegazione di come si riesca a crescere aumentando le imposte. Ah, già, si può fare perché le imposte in Italia sono particolarmente basse, lo dice anche il prof. Monti che la mancanza di una tassa sulla prima casa è una anomalia italiana: eliminiamola subito, saremo più europei e virtuosi!! Speriamo solo che dopo vengano considerate anche le altre anomalie, prima tra tutte il governo Monti.

  37. Complimenti Giannino.

    Se anche un pilastro del liberismo italiano come lei riconosce che la deflazione interna è una delle possibili soluzioni ma che è esiziale ed iniqua per i popoli che la subiscono, allora c’è speranza!

    Non credo che si possa non essere d’accordo che la soluzione da preferire quella che infligga meno sofferenze complessive agli strati più deboli perché essi sono la maggioranza della popolazione.

    A mio avviso occorre subito che si stampi moneta per acquistare il debito pubblico, ed occorre obbligare con qualunque mezzo la BCE a farlo. Per obbligare, intendo minacciare di nazionalizzare tutti i beni raggiungibili degli altri stati europei, o minacciare di non onorare selettivamente e mai più il debito pubblico detenuto da investitori nei paesi che si oppongono a questa politica, dando poche ore, a mercati chiusi, per decidere prima di mettere in atto la minaccia, che sarebbe molto credibile se concertata con gli altri PIIGS.
    So che è ben contrario ai trattati europei, ma i trattati “sono solo pezzi di carta” e si onorano finché conviene a tutte le parti in causa.
    Se la minaccia non riuscisse, una uscita dall’euro sarebbe inevitabile, ma facilmente vi saremmo costretti egualmente, senza un intervento di questa natura.

    Eliminata la pressione finanziaria sui conti, poi, occorre aprire una vasta stagione di riforme.
    Sono d’accordo con lei che occorrono liberalizzazioni e semplificazioni, ma non privatizzazioni.Non sono d’accordo che serva meno stato, io voglio uno stato che funzioni e che assicuri una certa gamma di servizi senza avere per fine il lucro. Per avere uno stato che funzioni, probabilmente occorre uno stato con meno dipendenti, non con meno compiti. Mi sembra ragionevole intervenire sulle pensioni visto l’aumento della vita media, ma occorre rafforzare le garanzie nel mercato del lavoro rendendole universali. In particolare occorre un sussidio di disoccupazione robusto e non abusabile.
    Infine, grazie finalmente alla capacità di stampare moneta riacquisita, occorre perseguire una politica monetaria espansiva verso i settori ad alta tecnologia: aerospazio, difesa, green, biotech, nanotech ed informatica al fine di ristrutturare la nostra economia per un’alta produttività e concorrere con i BRICS su di un piano differente.

    Come ottenere questa stagione di riforme dalla politica? Con la piazza, la piazza, la piazza. Serve la coscienza che occorre una nuova costituente che, invariata la prima parte, riveda la carta a fondo. La nuova costituente dovrebbe essere riservata a chi non ha mai avuto alcun incarico politico ed a movimenti che non siano mai stati presenti
    a livello nazionale.

    Sono un pazzo, utopista, economista da bar? ma, forse si, ma tutti i cambiamenti cominciano con un sogno.

    Stia bene.

  38. Silvio

    Buongiorno,
    sono d’accordo su quasi tutto, ma vorrei fare due osservazioni.
    La politica tedesca, piaccia o non piaccia, ha imposto il cambiamento di Governo in tre paesi (Italia, Spagna e Grecia) oltre a dettare, di fatto, il programma ai nuovi esecutivi. Non credo si sarebbe potuto arrivare a tanto se ci si fosse orientati da subito verso politiche “elastiche” (monetizzazione/condivisione del debito). Dunque non vedo una Germania miope, anzi! Ora, però, è giunto il momento delle concessioni e, se ci saranno, questo potrebbe divenire il capolavoro politico della signora Merkel. In alternativa dovremo dare ragione a chi la accusa di scarsa lungimiranza.
    In secondo luogo non capisco la differenza fra un’uscita dall’euro dei forti, con i deboli che vi rimangono, o, viceversa, un’uscita dei deboli. Mi sembra solo nominalistica, comunque si chiamerà la valuta dei deboli, questa svaluterà contro il dollaro e contro quella dei forti. Sarà comunque un’incognita per il settore finanziario che dovrà fare i conti con le proprie attività/passività e vedere se ci sarà un eccesso di plusvalenze o di minusvalenze. Diversa la posizione degli esportatori che si vedranno avvantaggiare.

  39. Adriano

    Un giorno sì e l’altro pure i draghi di Francoforte, i soloni di Berlini ed i comici di Parigi ci ricordano che i nostri problemi dobbiamo risolverli da soli. Rimanendo quindi in ambito nazionale, fra le soluzioni indicate da Giannino, l’unica che soddisfa questa condizione è la terza, il ritorno alla lira, le altre due no. La quarta è il prestito forzoso. Le nuove emissioni di titoli verrebbero riservate al mercato interno per tornare in possesso del debito in mano agli operatori esteri. I titoli venduti sarebbero assegnati forzatamente ai detentori di liquidità. L’adesione volontaria non funziona in un paese che crede di essere furbo. Il problema si sposterebbe dal ripristino impossibile della normalità di mercato, all’esistenza di risparmio sufficiente. Se non c’è, si chiude bottega. Il prestito forzoso, come proposta da circolo degli scacchi, viene liquidata da alcuni, con altezzoso sussiego, come impraticabile, senza spiegare perché. In vista dell’inutile esproprio proletario che ci attende, mi piacerebbe conoscerne il motivo. Per favore, non mi si dica che l’Italia si escluderebbe dall’indispensabile accesso al mercato dei capitali. Già adesso ne siamo fuori e comunque, in una situazione come l’attuale, se davvero non potessimo farne a meno tanto varrebbe suicidarsi.

  40. Peppe :
    Prendere sempre e comunque lezioni e voti(oltre ai diktat)dalla Germania inizia a diventare fastidioso.Come tutte le nazioni europee anche la Crande Cermania ha i suoi bei problemi.
    E non sono estranei ai magheggi contabili…
    Date un’occhiata qui: http://lemieconsiderazioniinutili.blogspot.com/2011/11/debito-pubblico-e-germaniase-lo-dice.html#more

    Capisco la frustrazione ma non sono d’accordo con la logica e la fondatezza delle sue tesi sul “festival mondiale dell’assurdo”. In ogni caso, lei che soluzioni propone?

    PS. Non mettere gli spazi dopo la punteggiatura è una scelta stilistica del blog?

  41. josiane

    Lavoro, l’unica cosa che risolve tutti i problemi è il lavoro. Il lavoro che in questo momento manca perchè troppo costoso se paragonato con il costo del lavoro di paesi come ad esempio Cina e India. Il rapposrto costo lavoro con questi paesi è 10-1 (otimisticamente parlando)e fin tanto che la differenza sarà così abissale non riusciremo mai a competere. Allora perchè non mettere dei dazi sui prodotti manufatti che entrano nei paesi UE in modo da portare il rapporto quasi (5-6) se non alla pari (1-1)e fare in modo che le imprese tornino ad investire internamente alla comunità europea, scaricando sui dazi la pressione fiscale attualmente insostenibile? Far pagare un’imposta a chi imposta manufatti togliendola a chi produce in Europa in misura tale per cui il costo del lavoro sia competitivo. Solo il lavoro potrà muovere il volano dell’economia.
    Jo

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