Il caso Arenaways: che figuraccia Trenitalia

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (16 voti, media: 4,75 su 5)
Loading...

Arenaways è una società privata nata nel 2006 con l’intento di offrire ai passeggeri un servizio ferroviario alternativo a quello del monopolista nazionale. La tratta interessata riguardava quella tra Torino e Milano, a cui si è in seguito aggiunta una seconda linea Torino-Livorno con fermate alle Cinque Terre. Dal primo agosto 2011, dopo nemmeno un anno di attività, è stato nominato il curatore fallimentare. Questo significa che la liberalizzazione del servizio ferroviario è fallita? No.

E’ sulla Torino-Milano, però, che si è giocato il destino della società. Il problema, come molti ricorderanno, riguarda piuttosto la forte limitazione imposta dall’Ufficio per la Regolazione dei Servizi Ferroviari (URSF) che impediva ad Arenaways di effettuare fermate intermedie tra le due città. La motivazione addotta era:  «Lo svolgimento del servizio di trasporto passeggeri richiesto da Arenaways ha carattere “regionale” e compromette l’equilibrio economico del contratto di servizio pubblico in termini di redditività dell’impresa ferroviaria Trenitalia, titolare dei contratti con le Regioni Piemonte e Lombardia». In altre parole, veniva proibito alla società privata di fare concorrenza al monopolista pubblico perché quest’ultimo non sarebbe stato in grado di reggere la competizione. Ciò è reso possibile dalla legge 99/2009, che sancisce l’assurdo principio per cui i concorrenti non devono fare troppa concorrenza al monopolista. Come se ciò non bastasse, Trenitalia ha anche aumentato l’offerta di corse nelle tratte interessate: una strategia che, secondo l’Antitrust, potrebbe essere stata finalizzata a ostacolare ulteriormente l’ingresso della società. Di fronte a simili ostacoli, a nulla servono i servizi aggiuntivi con cui Arenaways cerca di differenziare il servizio: possibilità di fare biglietti direttamente sul treno senza sovrapprezzi, di portare il cane a bordo o di usufruire del servizio di posta a bordo. Questi, infatti, possono servire a differenziare l’offerta del servizio, quando però non esistono restrizioni per alcuni competitors.

Oltre a questo comportamento palesemente anti-competitivo, lo sviluppo del settore ferroviario è ulteriormente ostacolato dall’articolo 8 della manovra correttiva di Ferragosto, che obbliga tutti gli operatori privati ad estendere ai loro dipendenti il contratto di Ferrovie dello Stato, ostacolando anche la libertà contrattuale.

Proprio oggi il governo annuncia tagli del 70% al trasporto pubblico locale: si rischia quindi di rimanere senza un servizio decente di trasporto. Se invece lo Stato avesse avuto il coraggio di sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla liberalizzazione del sevizio ferroviario (e del trasporto pubblico locale), garantendo un’effettiva competizione, ora che i contributi pubblici devono per necessità essere ridotti, i cittadini avrebbero un servizio alternativo efficiente, competitivo e flessibile. Infatti, come scriveva Ugo Arrigo sulle pagine di questo blog  e nell’Indice delle Liberalizzazioni 2011, la privatizzazione e la liberalizzazione dei servizi ferroviari e, in generale, del trasporto collettivo potrebbe consentire di rivitalizzare la domanda di un settore ormai considerato maturo: in Gran Bretagna, con l’apertura del mercato la domanda è raddoppiata dalla metà degli anni ’90, un aumento quasi triplo rispetto agli altri paesi europei.

Cosa ha ottenuto invece l’Italia nell’ostacolare la concorrenza?

  1. Ha ulteriormente perso di credibilità e trasparenza
  2. Ha mostrato la sua mancanza di capacità di innovazione
  3. Ha reso palese di essere consapevole offrire un servizio ferroviario non competitivo
  4. Non ha sfruttato l’occasione per ottenere del denaro per ridurre il deficit pubblico

Risultato finale: domanda stagnante, servizio inefficiente, mancanza di flessibilità e sempre meno soldi nelle casse dello stato e nelle tasche dei cittadini.

Commenti [17]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *