8
Ott
2011

Contro il debito più voti ai giovani

Nicolò si è appassionato all’Ipad del suo babbo. Vi trova un sacco di apps divertenti. Ma Nicolò utilizza l’Ipad anche per cose più serie. Ad esempio è lì che controlla i commenti ai suoi post. Ha così scoperto, e se ne è sorpreso, di essere un po’ troppo liberista. Ogni volta, mentre controlla i commenti, si sofferma anche, e con preoccupazione, sul contatore del debito pubblico che scorre minacciosamente.

Nicolò ha provato a chiedersi come si ritrova quei quasi 32 mila euro di debito che il contatore gli assegna. E’ vero che latte e pannolini sono cari, e che lui, essendo di buon appetito, fa un uso largo dell’uno e degli altri, ma non gli pare possibile essere arrivato a quel livello di debito.

 Poi ha capito: c’è qualcuno che ha fatto quel debito per lui. E senza interpellarlo. La cosa non gli sembra giusta. Per questo si è affrettato ad appoggiare le iniziative dell’Istituto Bruno Leoni a sostegno delle proposte volte a inserire in Costituzione il divieto di fare ulteriori debiti.

Ma anche se queste proposte andranno in porto, Nicolò non si sente tranquillo. Ha letto da qualche parte che, arrotondando, metà degli italiani hanno più di 40 anni, metà meno. Ma quasi la metà di quelli che hanno meno di 40 anni sono privi del diritto di voto. Nicolò pensa che, se non si cambia qualcosa, quelli sopra i quaranta riusciranno sempre a mettersi d’accordo a danno dei più giovani.

Allora Nicolò ha pensato che sarebbe giusto dare maggior peso al voto di chi è più giovane, e quindi dovrà pagare più a lungo gli interessi sul debito pubblico (che tanto non diminuisce mai). Solo così potremo avere una maggioranza di coloro che non hanno convenienza a fare ulteriori debiti. In pratica, poiché in media in Italia si vive circa 80 anni, il voto di chi ha 20 anni dovrebbe valere 60 (80-20), il voto di chi di anni ne ha 70 dovrebbe valere 10. Questo sì che sarebbe un meccanismo efficace per evitare che il conto lo paghino i più giovani.

Certo, Nicolò non riesce a rassegnarsi all’idea che a lui non viene riconosciuto il diritto di voto. Gli è stato detto che i lattanti, anche quelli come lui in via di svezzamento, sanno troppe poche cose per poter essere abilitati all’uso del voto. Ma a lui sembra che molti altri italiani, niente affatto lattanti, siano ben più ignoranti di lui, e tuttavia godano della pienezza dei diritti politici. Ad esempio i tanti che lasciano le auto parcheggiate in modo tale da bloccare la discesa dai marciapiedi, o quelli che non rispettano gli attraversamenti pedonali. A dirla tutta, vede alcuni veri ignoranti non solo fra i votanti, ma anche fra i votati; gli è capitato di ascoltarne alcuni che certamente ne sapevano meno di un normale lattante in una trasmissione televisiva che prometteva danze (si chiama Ballarò) e invece offriva solo una mediocre commedia.

Ma Nicolò sa che già attribuire i diritti di voto in relazione inversa con l’età costituisce un programma di riforma piuttosto ambizioso; attribuirli, indipendentemente dall’età, in proporzione all’intelligenza è purtroppo impossibile.

You may also like

Quello che l’Europa chiede all’Italia
Il ciclo boom-bust e le lacune dei Paesi dell’area LATAM
Giù le mani dai nostri risparmi
La Corte costituzionale: no alla «democrazia in deficit»

14 Responses

  1. Francesco Morosini

    Pesare il voto? Gia lo si fà nelle popolari e, di fatto, è la regola antimercato del nostro “capitalismo di relazione”. E ci costa caro. Pesare il voto in politica equivale a “pesarlo per stati sociali” come nell’Ancient Regime. e fu necessario abbatterlo per fare “scoppiare” il mercato. Perchè assieme sia l’uguaglianza di “peso” del voto che la conseguente territorialità dei seggi (non si vota nella sede della propria corporazione) sono l’Occidente e la sua forza propulsiva. Occhio, da Pol Pot a Mussolini, il giovanilismo porta male. E non vale la pena per esso negare quel presupposto necessario del liberalismo/liberismo che è l’uguaglianza del voto. Poi non potrebbe essere che il debito pubblico, via spesa pubblica e portafoglio di papà, va pure alle nuove generazioni? Infine, queste ultime, qualora “pesassero” di più elettoralmente, perché non dovrebbero crearne di nuovo a danno delle generazioni seguenti? Però, come chiacchiera demagogica, l’idea può essere di successo.

  2. Bell’articolo . Chi come me é giovane non dovrebbe rassegnarsi all’idea di andare avanti per la propria strada , vedo ogni giorno politici indagati , veline che si guadagnano seggi al parlamento o al ministero; A me non importa , io continuo a studiare e appassionarmi ad essere curioso così un giorno con le mie conoscenze e il mio entusiasmo potrei fare qualcosa per il mio paese e per la mia gente….

  3. Avevo sentito dire, non ricordo dove, di permettere alle “mamme” di votare due volte, uno voto per sè ed uno per la prole!
    Io ritengo che “pensare al proprio interesse” vuol dire pensare anche di vivere in una società equilibrata e pacifica, quindi il proprio interesse equivale anche un po’ al bene comune.
    Il sommo filosofo Marcello Marchesi diceva “come vorrei che tutti fossero felici, così non verrebbero a rompermi le scatole!”

  4. CLAUDIO DI CROCE

    Mi pare di capire che secondo questo scritto i ” giovani ” non dovrebbero rispondere del debito fatto dai vecchi . Ma il patrimonio pubblico e privato accumulato dai vecchi deve andare ai giovani intero o deve servire per pagare prima i debiti ?

  5. matteo

    sarebbe bello poter vendere la propria scheda elettorale questo si che forse toglierebbe il voto agli idioti

  6. fulvietto

    ma la mia mamma invece di comprarmi la macchina non puo’ pagarmi la mia rata di debito cosi’ mi metto in regola e sono a posto per sempre? (e faro’ attenzione a non contrarne altri!)

  7. Alberto

    Come pesa l’ attuale aumento di tasso di interesse sul costo del debito e quale ne è il rischio dell’ effetto esplosivo esponenziale nei futuri anni.

    Lo spread BTP/BUND stabilmente ad oltre 350 punti percentuali, da agosto di quest’ anno, ci costerà nel presente anno circa 1,5 percento in più sui BTP, ma qualcosa in più anche sui titoli a più breve scadenza; stime molto precise, portano ad un costo complessivo di circa 2 MLD in più per l’ anno in corso.
    I problemi però, si aggravano e di molto per i successivi anni, in quanto per effetto cumulativo, permanendo lo spread al livello attuale, ma essendo invece piuttosto probabile che tenda ad aumentare in mancanza di fatti strutturali nuovi, avremmo valori di aumento del costo del debito pari a 9 MLD nel 2012 e 12,5 MLD nel 2013 e cosi via per i successivi anni, con un cumulo che ci farebbe andare in deriva incontrollabile.
    Io credo che davanti a questi numeri, che fanno tremare i polsi di ogni persona dotata di un minimo di intelligenza, un esecutivo serio, e che non riesce a fare le riforme strutturali per il taglio stabile della spesa, dovrebbe trarne rapidamente le conseguenze e favorire un cambiamento, lasciando il campo subito ad un nuovo esecutivo tecnico, addirittura appoggiandolo con la sua compagine parlamentare.
    Dato però che non ne vedo i presupposti, e che nonno Silvio non intende mollare a nessun costo, ben appoggiato da zio Angelino & C. mio caro Nicolò, dovrai rassegnarti addirittura ad un aumento di quel fardello.

  8. Pesare il voto a me starebbe pure bene, ma non certo in base all’età. Sarebbe ben strano infatti che, su questioni di interesse prevalentemente over 40 come le pensioni o la sanità geriatrica, il mio voto valesse più di quello di mio nonno. Nessuno potrà mai mettere in dubbio il mio affetto per il nonno e la mia volontà di fare il meglio per lui, ma probabilmente lui saprà meglio di me esprimere ciò di cui ha bisogno. Quindi direi no al criterio “di anzianità” che sta distruggendo l’Italia e negando la meritocrazia, ma ovviamente un no secco anche al criterio opposto “di giovinezza”. Purtroppo per noi è difficile stabilire una relazione causale diretta tra età e capacità indispensabili per l’esercizio responsabile del diritto di voto. E allora cosa scegliere? Il censo e il livello di istruzione, come nello Statuto? A mio parere sarebbe già qualcosa. Mi si dirà che in questo modo il dott. Tizio laureato al CEPU scavalcherà quel saggio uomo perbene del meccanico sotto casa. Certo, guardando alla scala dell’isolato potrà pure esserci questo rischio. Ma guardando invece alla scala dell’intero Paese, non sarebbe forse meglio fare un passo indietro? Non sarebbe forse giusto restituire diritto di influenza a chi per esempio investe ingenti capitali aprendo aziende e assumendo operai? Non ha forse più diritto costui di “contare”, riguardo per esempio alla finanziaria, rispetto alla casalinga? So bene che quel che dico è impopolare, ma l’uguaglianza non mi ha mai convinto. Passi pure che “tutti gli uomini sono creati uguali”, ma il loro sviluppo dopo la “creazione”, e le condizioni materiali, sociali e psicologiche in cui questo sviluppo avverrà non possono che essere diverse, rendendo diversi gli uomini l’uno dall’altro. E allora concludendo: non sarebbe più “giusto” anche nel voto dare a ciascuno il suo, invece di dare a tutti lo stesso?

  9. Francesco

    Scusate…ma del mercato delle idee…del voler proporre una comunicazione liberista…
    che fine hanno fatto questi buoni propositi?
    Benchè condivida appieno lo spirito dell’articolo, penso che ci siano ben altre cose di cui parlare piuttosto che ipotizzare poco probabili riforme di voto.
    Chicago blog sta funzionando bene come cassa di risonanza e metodo di denuncia, ma dove sono finiti gli articolisti che proponevano soluzioni concrete ai problemi attuali?

  10. Luigi

    Una ipotesi interessante il voto pondderale per fascia di età.
    In effetti, una volta gli anziani, soprattutto i “proletari” non possidenti si curavano dei figli perchè lo Stato non era solerte a garantire la vecchiaia e c’era un patto sociale intergenerazionale, che è saltato quando lo Stato si è fatto garante della vecchiaia…
    Oggi spesso è la pensione del nonno che consente al nipote di sopravvivere, visto l’alto costo del lavoro che serve a pagare la pensione del nonno…
    In alternativa al voto ponderale per età, aggiungerei due ipotesi: alla Camera si vota dai i 18 e fino ai 60 anni di età, al Senato dai 25 in poi… In aggiunta, il voto è riconosciuto come diritto per nascita ed è esercitato fino alla maggiore età congiuntamente dai genitori che esercitano la patria potestà. Ciò darebbe maggiore peso elettorale alle famiglie con figli, oggi minoritarie, che si vedono private di legislazione fiscale e di servizi necessari alla crescita delle future generazioni. Raggiungerebbe lo stesso obiettivo del voto ponderale, di dare maggior voce alla popolazione attiva e che ancora pensa al futuro…

  11. CLAUDIO DI CROCE

    @Luigi
    Assolutamente d’accordo : propongo che dopo i sessantanni venga tolta l’assistenza sanitaria pubblica e raddoppiate le parcelle per quella privata, ridotte del 50% le pensioni e l’eventuale patrimonio espropriato subito, a favore dei figli ,dei nipoti e dello Stato.
    Hitler e Stalin avevano il ventaggio che eliminavano i disabili – allora si chiamavano più sinceramente disgraziati – quando erano bambini i e avrebbero comunque risolto il problema dei sessantenni anche se non disgraziati .

  12. roberto th

    UN INDIVIDUO, UN VOTO; un principio democratico e semplice da adottare. Democratico, in quanto con la nascita, oltre a codice fiscale e spese per i pannolini, si acquisisce anche potere decisionale, per il semplice fatto di esistere, che chiaramente va delegato ai genitori fino al compimento della maggiore età. Semplice, in quanto è sufficiente dividere il voto del minore in due mezzi voti:uno al padre e l’altro alla madre.
    Se l’obiettivo è consentire per lo meno pari possibilità alle future generazioni, mi sembra logico pensare che chi si fa carico di prole debba avere maggior potere decisionale rispetto a chi prole non ha. Nei paesi occidentali si metterebbe circa un terzo di voti in più nelle mani delle persone dai circa 25 ai 55 anni che sono proprio quelle che dovrebbero aver maggior potere, in quanto oltre ad essere attive, sono anche quelle ad avere il polso della situazione. A mio avviso è come discutere se il voto alle donne sia legittimo oppure no….

  13. Giuseppe Gilardoni - Genova

    Caro Nicolò, invidio a te, e ad altri partecipanti al blog, l’ottimismo giovanile che vi induce a cercare soluzioni alla brutta situazione dei nostri conti con una riforma del diritto di voto. Ritengo sia un argomento interessante. Penso ad alcune democrazie di un tempo in cui non aveva diritto di votare sulla guerra chi non era in grado di portare le armi: un rimedio all’ “Armiamoci e partite” (Lisistrata era di altro avviso e con ragioni validissime) Nella situazione attuale, vedrei i diritti di voto commisurati al contributo che si dà alla Comunità: un incentivo a dichiarare i redditi. Nel mio caso, però, se avessi diritto a due voti – probabilmente a non più di uno e mezzo, considerata la mia situazione reddituale – non saprei che farmene. Secondo me, il problema non sta nell’elettorato attivo ma nelle persone da eleggere. Se guardo agli attuali parlamentari, del governo e dell’opposizione, litigiosi su tutto tranne che sul rinunciare a privilegi e potere (prebende e redditi indiretti dalla gestione della pletora di enti creati per dar dar sistemazione ai politici e lucro al partito) non saprei chi scegliere. Appena arrivano ai vari parlamenti, nazionale e locali, cementano una solidarietà di Casta ammirevole: pronti ad aggirare i risultati del referendum sul finanziamento ai partiti (ragionevoli o no che fossero, ma volontà del “Popolo”) ed a reintrodurre privilegi cui avevano fatto finta di rinunciare; c’è qualche voce discordante, ma è di chi vorrebbe la dittatura dei magistrati o il comunismo schietto: e non sono nemmeno certo che siano sinceri: si dichiarano contrari a qualcosa che sanno verrà approvato dai colleghi a vantaggio di tutta la categoria. A questa situazione, della Casta inamovibile dei politici che ci usano, non vedo rimedio. Il rinnovo generazionale all’interno dei partiti non ha senso: chi ci garantisce che i giovani non siano più avidi dei vecchi? Le “elezioni primarie” sarebbero da noi una burletta: una scelta fra più candidati nominati dal partito e, probabilente, casi di aderenti ad un movimento che vanno a votare per gli avversari per far vincere il candidato più “pirla”. Imporre un limite di durata all’attività politica? Ineleggibilità dopo due legislature? Significherebbe rinunciare all’esperienza di uomini validi, se ce ne sono, e dar luogo alla creazione di nuovi enti, incarichi e uffici per sistemare i politici giubilati. Per me, il problema non è nell’elettorato attivo ma in quello
    “passivo”. E non vedo soluzione: chi li manda a casa? Ti prego, Nicolò, tu che disponi di neuroni intatti e di entusiasmo, aiutaci a trovare un rimedio.
    Con affetto.
    Lo Scimmione.

  14. luca

    Caro Nicolò la tua analisi è ottima, ma la soluzione di dare maggior “peso” al voto dei giovani, oberati del debito regresso, è inefficace. Che fare di un voto “pesante” quando non vi è alcuna rappresentanza delle esigenze dei giovani, i leader dei partiti (tutti) sono ultracinquantenni, le associazioni rappresentative dei lavoratori sono divenute associazioni a tutela dei pensionati, nelle professioni e nel lavoro sei considerato junior fino a quarant’anni, è triste, ma dobbiamo rassegnarci ad un futuro di povertà e di peggiori condizione rispetto alla generazione che ci ha preceduto.

Leave a Reply