12
Set
2011

Una ricetta per rilanciare l’occupazione: tasse proporzionali all’età

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Vito Kahlun.

Brevissima premessa: spesso gli economisti utilizzano un linguaggio complicato per spiegare e dimostrare le proprie proposte. E spesso i “comuni mortali” non ci capiscono nulla. La proposta che segue è formulata in maniera semplificata, anche perché chi la propone non è un economista.Veniamo al dunque. Il mercato del lavoro, a differenza di altri mercati (come quello delle patate, delle cipolle e dei televisori), è condizionato in minima parte dall’offerta (e solo a suo vantaggio).

Questo vuol dire che un’azienda che volesse assumere un’impiegata la pagherà la stessa cifra – in termini di retribuzione e tasse – sia che il tasso di disoccupazione sia inferiore al 6% sia che superi il 15%. Se così non fosse le aziende avrebbero un potere di negoziazione troppo superiore a quello dei lavoratori. D’altro canto, però, è “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art.3 Cost.). Il problema è dunque il seguente: come si possono rimuovere questi ostacoli adottando misure convenienti per le aziende e per i lavoratori? Ma soprattutto: come si può far fronte a un problema, come quello della disoccupazione, così diverso da una Regione all’altra e da una fascia d’età all’altra? Le risposte, come sempre, stanno nelle domande. Per rimuovere gli ostacoli all’occupazione si potrebbero offrire incentivi alle assunzioni, differenziati per regione, fascia d’età e in alcuni casi sesso.

Facciamo un esempio. L’azienda “Tonno Rosa” S.p.A. operante in Calabria ha bisogno di nuovi dipendenti per il lancio di un nuovo prodotto: “il Super Tonno Rosa”. All’interno dell’azienda c’è uno stagista 25 enne, Mario Rossi, che ha dimostrato di avere spiccate capacità nel lancio di nuovi prodotti. Tuttavia l’azienda invece di assumere qualcuno a tempo indeterminato preferisce assumerlo a tempo determinato, perché è meno rischioso e più conveniente (solo per l’azienda). Come indirizzare allora la scelta del Gruppo Tonno Rosa S.p.A. sullo stagista – appartenente ad una categoria che patisce maggiormente la disoccupazione – piuttosto che su una figura meno svantaggiata socialmente? Una risposta potrebbe essere: offrendo all’azienda uno sconto sulle tasse da pagare su quel lavoratore pari al tasso di disoccupazione per la fascia d’età a cui questo appartiene. Il tutto per i primi 5 anni e solo nel caso in cui il lavoratore venga assunto a tempo indeterminato.

Di conseguenza la Tonno Rosa S.p.A. sarà incentivata ad offrire un contratto a Mario Rossi, che essendo un 25enne in cerca di lavoro in Calabria, farà risparmiare alla sua azienda il 60% di tasse per il primo anno e il corrispettivo – determinato in base a dati Istat o elaborati appositamente – per gli anni successivi. La Tonno Rosa S.p.A., dunque, invece che pagare 10mila euro di tasse, per un anno di lavoro di Mario Rossi, ne pagherà solo 4mila. Inoltre un sistema di incentivi di questo tipo porterebbe la Tonno Rosa S.p.A. a preferire lavoratori appartenenti ad una categoria svantaggiata dal punto di vista occupazionale, contribuendo in maniera sensibile allo sviluppo del Paese. Inoltre alla fine dei cinque anni – proprio per rendere l’assunzione a tempo indeterminato più interessante – il beneficio si continuerebbe ad estendere alla società ridotto della metà.

Per permettere a un sistema del genere di funzionare efficacemente – disincentivando così il nero e l’immobilità del mercato del lavoro – sono necessari alcuni correttivi (che non elencherò in questa sede per non creare confusione). In poche parole tasse flessibili e meno precariato permanente.

Inoltre sarebbero altrettanto necessarie alcune modifiche al diritto del lavoro.
Due su tutte: rendere più remunerativi i contratti a tempo determinato; e rendere un pochino meno intoccabili i lavoratori a tempo indeterminato.

Questo tipo di incentivo, infine, converrebbe anche allo Stato. E’ infatti evidente che sul breve, medio e lungo periodo, una minore disoccupazione corrisponde a un maggior benessere. Tale proposta, anche se ad uno stato grezzo, potrà essere migliorata – o rifiutata -, ma ciò che è certo è che è il frutto di un’esigenza del mercato e dei cittadini: quella di sapersi adattare ai continui cambiamenti di cui siamo immobili spettatori.

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61 Responses

  1. Alberto

    Io la vedo in maniera un po’ diversa e cioè secondo me la famiglia ed il numero di stipendi che entrano, dovrebbe essere il modo per trovare un po’ di soldi. Faccio un esempio pratico, se in una famiglia entrano due stipendi da 20.000 euro lordi per totali 40.000 euro o un solo stipendio da 40.000, la tassazione globale differisce a sfavore di quest’ ultima situazione per circa 4.000 euro annui infatti la tassazione globale per la prima situazione con 1 figlio a carico e casa di proprietà è di 6.600 euro circa, mentre nel secondo caso sempre con 1 figlio a carico, abbiamo una tassazione di 10.555 euro globalmente, incluse le tasse locali.
    Non solo, ma succede che un single senza figli a carico, su 40.000 euro paga 11.018 euro di tasse e una persona con 1 coniuge ed un figlio a carico paga 10.497 euro, cioè i suoi carichi familiari, valgono solo 521 euro. Vi sembra posiibile tutto quanto succede?

  2. CLAUDIO DI CROCE

    Io sono sono stato educato in una epoca storica in cui si diceva che i genitori dovevano provvedere ai figli che avevano volontariamente messo al momdo . Non capisco perchè una coppia che non ha figli deve mantenere i figli degli altri . Attendo che coloro che hanno figli e che pretendono che gli siano mantenuti almeno in parte dagli altri me lo spieghino.

  3. Alberto

    Io sono convinto che lei dica spesso stupidaggini e non solo in questo caso; i figli sono patrimonio del Paese non della famiglia e quindi va favorita la famiglia che aiuta il Paese col suo esclusivo e prezioso prodotto come avviene ad esempio in Francia ed in maniera macroscopicamente favorevole. Bisogna introdurre il coefficiente familiare e di corsa.@CLAUDIO DI CROCE

  4. erasmo67

    E’ giusto che sia così perchè se in una famiglia lavorano in due ci sono più alti costi di gestione.
    La persona che non lavora in realtà genera valore per la famiglia lavorando in casa, non ci sono costi di asilo nido, asilo, babysitter, doposcuola, aiuti domestici vari.
    La tassazione ed i servizi in italia dovrebbero andare incontro al lavoro femminile. Rendendolo conveniente per la famiglia.
    Anzi , in una coppia dove lavorano in due ci dovrebbero essere sgravi per i costi “logistici” legati ai figli piccoli.

    Politiche per la famiglia + Politiche per l’occupazione femminile = crescita del paese.

    @Alberto

  5. filo

    La proposta è interessante perchè va nella direzione di allargare la base lavorativa sottraendola però dalle problematicità del precariato. La difficoltà però l’ha evidenziata lei stesso, come pensa di superare le resitenze sindacali, in primis la cgil, proprio sul piano della piccola cessione di alcuni diritti (io li chiamerei privilegi) degli occupati a tempo indeterminato? Sull’articolo 18 è in corso una battaglia ideologica dove la demagogia è sparsa a piene mani, fanno sembrare gli imprenditori solo smaniosi di assumere per poi avere l’immenso piacere di licenziare non capendo (oppure capendolo ma non ammettendolo) che la prima risorza dell’azienda sono proprio i lavoratori.

  6. Alberto

    Il nostro problema principale, tra tutti quelli che abbiamo è la bassa natalità, ed il problema si risolve essenzialmente favorendo la famiglia e liberandola dall’ assillo fiscale, il problema principale, cui alludeva era quello dei single; lo scarico delle spese, oltre che favorire la lotta all’ evasione, tiene conto e risolve molti dei problemi cui lei allude.

    @erasmo67

  7. Rothbard

    Il coefficiente familiare lasciamolo ai vari regimi socialisti, per favore.

    L’assistenzialismo che ci ha trascinato in questo letamaio è stato sempre attuato in nome della “famiglia”. Perseverare è diabolico.

    Lavoriamo piuttosto sulla nascita e crescita di un MERCATO DELL’ISTRUZIONE, altamente concorrenziale e senza vincoli all’ingresso per chi voglia fare impresa.

    Meno tasse, più Libero Mercato.

  8. alexzanda

    qui si e’ perso il senso delle cose, compresi quasi tutti i commentatori sopra…..
    non ci sara’ mai nulla che potra’ supplire alla rigidita’ prodotta dai vincoli al licenziamento e dagli enormi costi contributivi e di imposte che gravano oggi sul lavoro dipendente in italia……
    l’unica cosa seria e’ togliere questi vincoli (o limitarli gradualmente), tutto il testo sono chiacchere al vento….. ma sembra che dopo un numero sufficentemente lungo di anni tutti i commentatori perdano di vista il punto principale perche’ da anni considerato intoccabile e parlano della pagliuzza trascurando la trave……

  9. Enrico Baria

    Sono completamente contrario alla proposta dell’ articolo. Avvantaggiare una categoria, qualunque sia la caratteristica – età, sesso etc – che la contraddistingue, significa giocoforza penalizzare le altre. La proposta non risolve i problemi che stanno alla base della disoccupazione di certe categorie, semplicemente li “scarica” sulle altre.

    Diciamo le cose come stanno: la disoccupazione è generata da tasse elevate, da contratti collettivi nazionali del lavoro e da leggi che riducono l’ entrata di nuovi competitor nel mercato. Tasse elevate e leggi idiote rendono rischiosa l’ attività imprenditoriale, col risultato che gli investimenti si dirigono in altri paesi. I contratti collettivi nazionali impongono lo stesso stipendio per tutti, anche laddove nessuna azienda sarebbe disposta a pagarlo: è così strano allora che in certe aree non ci siano aziende e che la disoccupazione sia alle stelle ?

    Se si vogliono tagliare le tasse, si taglino per tutte le aziende e per tutti i lavoratori – tagliando anche la spesa statale, tanto per evitare di generare altro debito pubblico. Sarà sufficiente questo a ridurre la disoccupazione. Se poi si elimineranno le altre restrizioni alla libertà d’ impresa, ci sarà ancor meno disoccupazione. Ogni altra proposta consiste solo nell’ avvantaggiare alcuni a danno di altri, ovvero nello scaricare i costi su altre categorie di persone. Non vedo come ciò possa aiutare il paese.

  10. Paolo Silvi

    Apprezzabile la buona volontà ma mi sembra far parte di tutte quelle forme di incentivazione che non creano domanda. Trasparenza, regole certe e tanta anzi tantissima flessibilità completata a valle da un nuovo mondo a tutela di chi è temporaneamente ( temporaneamente, capito ?) senza lavoro. Bisognerebbe spiegarlo a Bonanni che con l’ultima uscita sull’art.18 sembra essere andato un po’ in confusione; l’unità sindacale non vale un nuovo sistema moderno e disegnato su una società diversa da quella a cui continuano a fare riferimento i nostri sindacati. Per la Camusso e Landini non vedo alcuna possibilità di recupero !

  11. Rothbard

    Leggo da un documento facilmente reperibile in rete (‘Nota del ministero del welfare.pdf’) “Nota sull’analisi della spesa sociale in Italia”, che nel 2009 sono stati spesi 6.5 mld per assegni familiari, 3 mld per indennità di maternità e 12 mld in detrazioni per familiari a carico.

    Sono pochi?

    Chiunque può obiettare (a ragione) che nessuno è mai diventato ricco con gli assegni familiari, ma questo non fa che rinforzare la posizione di chi sostiene che il carico fiscale per politiche in sostegno della famiglia non danno sollievo e svuotano le tasche anche di chi ha fatto altre scelte.

    C’è sempre quella via che ci ostiniamo a non percorrere, quella che ci condurrebbe ad avere mercati liberi e senza vincoli all’ingresso, su cui lo Stato non può infilare con le proprie grinfie, dove famiglie e non decidono di quali servizi avvalersi e di quale qualità. Non solo avremmo un rapporto qualità/prezzo ben più alto dell’attuale, ma renderebbe la Società tutta, più consapevole e responsabile.

    @Alberto

  12. Alberto

    Ho capito, e questi sarebbero i vantaggi per la famiglia! Ma cerchiamo di essere almeno consequenziali quando affermiamo certe cose; 21,5 MLD per 22 milioni di famiglie, fanno 977 euro a famiglia, incluse le famiglie multireddito.@Rothbard

  13. Rothbard

    L’ho già scritto e lo riscrivo: se nessuna famiglia può trarre un significativo vantaggio da un prelievo superiore ai 20 mld, significa che questa non è la strada da percorrere.

    Se non è follia, imporre sacrifici che non portano benefici ad alcuno, è qualcosa che gli si avvicina parecchio.

    Lasciamo al Libero Mercato il compito di fornire i servizi, senza imbavagliarlo in alcun modo, senza inventare leggi che ne limitino l’accesso con la scusa di “tutelare” i cittadini.

    I cittadini si tutelano da soli in un Libero Mercato in cui gli attori debbono conquistarsi il posto OGNI giorno per TUTTI i giorni del calendario.

    Invece no, la via più fallimentare (aumento del prelievo fiscale e lotta all’evasione) è quella più gettonata. In altre parole, mettere una cospicua parte dei nostri guadagni nelle mani di sconosciuti, su cui è impossibile esercitare forme di controllo rapide ed efficaci.

    Semplicemente assurdo.

    @Alberto

  14. 1) Per quanto riguarda i figli a carico è sarebbe giusto un quoziente familiare, come avviene all’estero. Non sul coniuge. 40.000 o 20.000+20.000 è la stessa cosa: occorre tenere conto dei figli, che come correttamente dice Alberto sono un “bene” di tutta la nazione.

    2) Praticamente: esiste ancora una legge che se un lavoratore viene assunto dalla mobilità l’azienda ha 18 mesi di sgravi se a tempo indeterminato, mentre 12 mesi per tempo determinato (un anno) + altri 12 per un altro anno di tempo determinato? non sembra l’esatto contrario per incentivare le assunzioni? Se così occorre cambiarla.

    3) Ricordare che chi in Italia perde il lavoro dopo i 45 anni, è MOLTO dura (a meno che non sia un ex direttore finanziario o simili ruoli)

  15. Un grande problema italiano è la eccessiva produzione di idee (spesso demagogiche e populiste). Finchè ciò avviene in un blog, niente di male. Se si osserva l’attività di istituzioni come quella parlamentare, la percezione non è diversa e si dirà è giusto così: dalla dialettica viene fuori poi il risultato finale, che contempera gli interessi in gioco. Purtroppo, non mi è mai capitato di sentire che le idee della maggioranza venissero condivise, seppure in parte, dall’opposizione e che quest’ultima producesse interventi che ne migliorassero l’impianto di base. No, in genere il rappresentante di turno si alza e dice: non va bene niente, è tutto sbagliato! Al Parlamento, e vabbè! E nelle regioni? E nelle provincie? Nei comuni? Leggendo i commenti mi rendo conto che se anche i vari intervenuti avessero il potere necessario per promulgare una Legge, probabilmente occorrerebbe un “pò” di tempo prima di arrivare ad una stesura definitiva. Chissà che non sia questo il motivo delle svariate revisioni fatte alla manovra d’estate! Cosa dire dell’intervento del Sig.Vito Kahlun: interessante, ma c’è già un istituto secondo me anche più adatto allo scopo, il credito di imposta sulle assunzioni. Non sto a specificare, ma questo sistema agevola anche i non meno svantaggiati 50enni licenziati dalla fabbriche (solo al Sud purtroppo).
    Una preghiera per tutti gli italiani: cerchiamo di andare d’accordo e soprattutto, piuttosto che parlare….. facciamo.

  16. Guglielmo

    L’ Italia ha delle leggi enormi che tutelano la maternità e nessuno assume donne.Nessuno al mondo d’oggi ipotizza per la sua azienda una vita maggiore dei 5 anni e per questo non si assume a tempo indeterminato. Bisogna ridurre spese e invadenza dello stato, basta leggi.

  17. CLAUDIO DI CROCE

    @Alberto
    Forse lei è stato mantenuto non dai suoi genitori ma da altri e fa mantenere i suoi figli da altri . Il concetto che i figli appartengono alla patria è tipico dei regimi dittatoriali : figli della lupa , hitlerjugend, pioneri comunisti ecc….-
    Io ho ricevuto un’altra educazione e ho trasmesso ai figli un’altra educazione .
    A lei manca l’educazione tout court .

  18. Ǥσℓ∂єи ƧђѳωєƦ

    Tutte, TUTTE discussioni sterili, questioni di “”lana caprina”.
    Basterebbe un governo fatto da PERSONE serie, e non da POLITICANTI al soldo delle lobbyes che RUBANO, RUBANO e RUBANO il futuro dei cittadini. Affanculo il mercato, tanto più quello libero. E TAGLIARE LE MANI a chi ruba e/o COSPIRA ai danni del cittadino. Non servirebbe altro per avere una tassazione ad unica aliquota, ad occhio e croce un 10% del reddito. Ma mantenere questo sistema costa, sopratutto a chi lavora con le mani e spesso SUDA. E voi, economisti di sta ciolla, sapete solo ciurlare nel manico. La mia ricetta è: un BADILE ad ogni esperto che propone una ricetta. Io il mio ce l’ho già.

  19. Alberto

    Scusi ma lei crede o no che si debba produrre più prole qui da noi? Cosa c’ entra il libero mercato con le politiche che prevedano che la tassazione, bassa o alta non mi interessa in questo discorso, sia comunque più favorevole per chi si assume questo primario compito e nell’ interesse primario del futuro di questo Paese sostanzialmente impaurito e che non è più capace di rischiare? E mettere al mondo figli, se consapevolmente, è la massima espressione di capacità di credere nel futuro, e questo è un fatto fondamentale per un Paese! Qui si tratta semplicemente di scegliere strategicamente quali precipue strade scegliere per iniziare di nuovo a credere nel nostro futuro, ripeto strategicamente, e la maniera migliore è quella di introdurre il parametro ISEE che credo conosciate tutti e che permette di tener conto, in maniera scientifica, di ogni forma di situazione economica; questo parametro è appunto principalmente basato sul numero di componenti dei nuclei familiari ed anche delle rispettive condizioni di difficoltà e di debolezza.
    Non voglio ritornare sulle questioni del libero mercato sulle quali ho fatto molti interventi e polemizzato con molti di questo blog ed in questo discorso mi sembra ci sia poca o nessuna attinenza. @Rothbard

  20. Alberto

    Lei continua con le sue stupidaggini che volte sembrano annunciare di peggio e cioè una qualche sorta di dabbenaggine resa evidente, come accadde tempo fa se ben ricordo, dal fatto che attribuisce comportamenti e storie personali in maniera del tutto arbitraria, senza nemmeno rendersi conto della portata di quel che afferma, e questo mi fa capire quale sia la sua statura morale e scientifica in senso lato. Le ripeto il consiglio già fornitole gratuitamente allora, ma che ora sostanzio ed articolo in maniera ancor più pressante e basato sulla deriva inquietante che rilevo spesso nei suoi ragionamenti sconclusionati; trovi qualcuno bravo e si faccia vedere, si faccia analizzare.@CLAUDIO DI CROCE

  21. lionello ruggieri

    @CLAUDIO DI CROCE
    Si chiama soolidarietà sociale. Io non ho figli a ccarico e partecipo almentenimento dei figli altrui. E a curare i mlati. E a aiutare i portatori di handicap. E a tutelare lei e tanti altri dai furti dalle truffe ecc

  22. lionello ruggieri

    Sinceramente non ho capito chi beneficerà dello sgravio fiscale. Non ho capito se si tratta di ridurre il cuneo fiscale del solito incentivo fiscale alle impreese per l’assunzione. CMQ ritengo che la cosa migliore sarebe stabilire l’esenzione fiscale e cotributiva per i lavoratori neoassunti di lunga disoccupazione (almeno 2 anni). In questo caso il lavoratore a fronte di un netto di 1.000 € avrebbe un lordo di 1.000. La cosa allo Stato costerebbe poco in quanto il mancato pagamento di imposte dal lavoratore avrebbe un costo nullo dato che il disoccupato nulla versa essendo privo di reddito. Diverso per i contributi, ma tale costo (nell’esempio di circa 500 e mese) verrebbe sanato progressivamente dopo tre anni. Ma il costo verrebbe in parte compensato dalle imposte derivanti dai maggiori acquisti (IVA) e dai maggiori utili nascenti dalla maggiore possibilità economica degli assunti. Spero di essere stato chiaro.

  23. La coperta è piccola si dice, ce lo raccontano tutti i giorni, e i commenti alla proposta assai poco allettante, confermano che una balla raccontata e ripetuta , viene facilmente fatta passare per verità. La coperta viene tessuta e disfatta ogni giorno, filo dopo filo , appropriazioni indebite e criminogene rese legittime o sulle quali si chiudono gli occhi, riducono quella povera coperta a strapuntino e poi ci mettono a disquisire e litigare sulla utilizzazione di quella misera pezzetta, ma guardatevi intorno: si stanno mangiando il Paese, e non parlo solo della solita casta! Quando vi sveglierete?

  24. Alberto

    Cercherò ora di quantificare i termini economici dell’ intervento auspicato nell’ articolo e dato che i disoccupati under 35 sono circa 1.100.000 in italia e supponendo di voler favorire un 50% di assunzioni, attraverso la leva fiscale, cioè circa 600.000 nuove occupazioni, partendo da una media di 15.000 euro lordi per addetto, abbiamo attualmente, nel caso di assenza di familiari a carico e con abitazione in regime di locazione a cedolare secca, la tassazione IRE sarebbe di circa 2.100 euro, credo pertanto che l’ articolista si riferisce alla somma tra tassazione IRE e contributi previdenziali, che ammontano a circa il 40% del lordo e cioè circa 6000 euro di cui circa 1500 a carico del lavoratore e 4500 a carico dell’ azienda; il totale IRE+ Contributi è pari a circa 8.100 euro.
    A questo punto, considerando che il tasso di disoccupazione under 35 è pari al 15% del totale occupati, mi risulta difficile capire come faccia l’ articolista ad arrivare al 60%, ma facciamo l’ ipotesi di una media del 40% per tutto il gruppo di 600.000 nuove assunzioni, avremmo un risparmio di [600.000×8.100×0,40]= 1,944 MLD/ANNUI CHE LO STATO DOVREBBE FINANZIARE. Dove trovare questi soldi? L’ ipotesi che facevo, sull’ ISEE, potrebbe essere una delle strade possibili. Ma ce ne sono tante altre, come quella che i tagli dei costi della politica, incluso il finanziamento ai partiti che vale da solo 170 MLN annui; questi risparmi dovrebbero finanziare questa operazione che però dovrebbe essere attentamente monitorata.

  25. giancarlo

    @claudio di croce
    riesce sempre a stupirmi.
    la sua avidità ed ingordigia raggiunge livelli inusitati, per lo meno non lo nasconde.
    Anche la Chiesa (e la Bibbia, il Vangelo) citano i suoi mali (cioè l’ingordigia ed avidità come quella del Sig di Croce) fra i responsabili del malessere nel mondo, nella società, antica e moderna.
    che schifo!

  26. John Stalky

    @CLAUDIO DI CROCE Per esempio perché i miei figli, per cui tu non spendi nulla, pagheranno la tua pensione oltre che la mia…

  27. Giorgio

    @John Stalky
    Ma anche lei non paga nulla per i figli di Claudio di Croce, che dovrebbero pagare anche la sua pensione.
    In realtà tanto i suoi figli quanto quelli del sig. di Croce ricadranno in pieno nel sistema contributivo e si pagheranno la pensione da soli, unicamente in base a quanto messo da parte durante la vita lavorativa. Cosa che avremmo dovuto fare da tempo e che, purtroppo, entrerà pienamente in vigore con troppa lentezza.

  28. Giusepppe

    Perchè la soluzione più semplice e efficace non viene adottata? In italia con poche mosse potremmo diventare i padroni del mondo!
    2aliquote 2! Una al 19 e una al 26, regole severissime per chi dovesse evadere anche un solo euro ( carcere senza se e senza ma da 10 a 20 anni) previdenza all’americana ognuno con una busta paga più gonfia si sceglie la poliza più adatta.

  29. Giusepppe

    E ancora.. Max 2 legislature per i politici, nessun cumulo di cariche e stipendi, nessuna indennita, nessuna tariffa agevolata, stipendio max di 4000 per i semplici parlamentari e 6000 per i ministri. Gli appalti pubblici senza possibilità di sub appalto, se fai male il lavoro ti cancello dalle imprese accreditate e non lavori più. Amministrazione snella all’americana. È mai possibbile che nessuno habbia il coraggio di fare una manovra simile?

  30. Alberto

    Premesso che esistono sistemi pensionistici retributivi, contributivi e misti, come nel nostro caso:

    Pensioni: ecco quali sono i sistemi pensionistici nei principali paesi del mondo

    Di seguito le principali caratteristiche dei sistemi pensionistici in vigore in alcuni Paesi nel mondo.

    FRANCIA
    Età minima: 62 anni in base alla nuova riforma; massimo della pensione: 67 anni (in base alla nuova riforma) o 40,5 anni di versamenti entro il 2010 (41 dal 2012); incentivi a rimanere al lavoro: se si va in pensione prima dei 65 anni senza il massimo dei contributi, viene applicato un taglio dell’1,75% all’importo della pensione per ogni trimestre mancante; viceversa, viene applicata una maggiorazione dell’1,25% per ogni trimestre lavorato oltre il raggiungimento del massimo.

    GERMANIA
    Età minima: 65 anni, oppure 63 anni con 35 anni di contributi oppure 45 anni di contributi; massimo: 65 anni (67 entro il 2029); incentivi: in caso di pensione anticipata viene applicato un taglio pari al 3,6% per trimestre mancante.(fonte Afp, segue)

    SPAGNA
    Età minima: 65 anni con almeno 15 anni di contributi; massimo: 65 anni con 35 anni di contributi; incentivi: aumento del 2% per ogni anno lavorato al di là dei 40 anni di contributi.

    ITALIA
    Età minima: 59 anni e 35 anni di contributi (61 anni e 36 anni di contributi nel 2013); massimo: la pensione è proporzionale ai contributi versati, mediante un coefficiente che aumenta con l’età.

    SVEZIA
    Età minima: 61 anni; massimo: la pensione è proporzionale ai contributi versati, mediante un coefficiente che aumenta con l’età.

    STATI UNITI
    Età minima: 62 anni; massimo: 66 anni (67 entro il 2022) con 35 anni di contributi; incentivi: taglio del 30% per una pensione a 62 anni, maggiorazione del 24% per una pensione a 70 anni.

    GIAPPONE
    Età minima: 60 anni; massimo: 65 anni (per gli uomini entro il 2013, per le donne entro il 2018); incentivi: taglio del 30% per una pensione a 60 anni, maggiorazione del 42% per una pensione a 70 anni.

    Fonte: Eurostat

    31 / 10 / 2010

    In ogni caso, l’ intervento dello Stato è sempre una sostanziosa percentuale del PIL per ogni Paese e si situa tra l’ 11% circa del Giappone al nostro attuale 15% circa(dati OCSE); in ogni caso nessun sistema pensionistico si sostiene da solo e questo è sempre successo anche nei sistemi totalmente contributivi.
    Il Paese muore se non ci sono nuove leve che lo fanno vivere e quindi dobbiamo aumentare il tasso di natalità e proteggere la famiglia che si assume questo prioritario compito.

    @Giorgio

  31. flavio

    “Inoltre sarebbero altrettanto necessarie alcune modifiche al diritto del lavoro.
    Due su tutte: rendere più remunerativi i contratti a tempo determinato; e rendere un pochino meno intoccabili i lavoratori a tempo indeterminato.”

    perchè le imprese devono scaricare il rischio di impresa sui lavoratori a costo ZERO? di contro, perchè il lavoratore non deve partecipare al rischio di impresa?

  32. Rothbard

    Il mondo è cambiato completamente dai tempi in cui questi vaneggiamenti hitleriani convincevano qualcuno. E, come non bastasse, da quei tempi la natalità è in continuo aumento.

    Solo un folle mette al mondo un figlio altrimenti “il Paese muore”. Spero vi siano motivi ben più solidi alla base di una genitorialità.

    La natalità in calo è una conseguenza della mancanza di slancio vitale e di fiducia nel futuro e questo accade quando uno Stato promette di accompagnare per mano il cittadino dalla culla alla tomba. Promesse che avviliscono la vitalità dei cittadini e riducono un “Paese” nelle condizioni in cui siamo ora.

    Anche nei regimi scandinavi (in cui il welfare favoleggiato ha risvolti a tratti iperliberisti e in altri casi totalitaristi), la crescita demografica è assicurata dall’immigrazione.

    Purtroppo non sono ancora bastati tutti i guasti prodotti da uno stato interventista, per indurre al buon senso certa gente.

    @Alberto

  33. giancarlo

    @claudio di croce
    lei si sciacqua tanto la bocca con citazioni cattoliche e religiose,
    ma non è per niente un praticante. lei tanto parla, richiamando concetti cattolici, ma poi non mette in pratica.
    in definitiva lei è solo un bigotto bacchettone.
    ripeto.
    che schifo!

  34. Alberto

    Io caro erasmo67 cerco sempre di non farmi condizionare dai simboli e soprattutto ribatto senza attacchi personali, ma sui contenuti; il problema di questi due affibbiatori di etichette e di altri ancora su questo ed altri blog è proprio che in queste loro manifestazioni così palesemente cialtronesche dimostrano la loro bassa caratura, la loro sostanziale goffaggine da zotici e la loro mancanza di eleganza.@erasmo67

  35. Vito Kahlun

    Caro Sarracino e cari lettori,

    in merito ai numerosissimi commenti – che ho letto con estremo interesse – vorrei precisare due cose. La prima è che questa ricetta, esposta in una forma molto grezza, non vuole essere la panacea di tutti i mali. Ci mancherebbe altro! La seconda che, invece, riguarda le segnalazioni riguardanti l’esistenza del c.d. “credito di imposta”, è che c’è una differenza sostanziale con questo istituto. Nella mia proposta – che naturalmente riguarda in misura uguale tutta la forza lavoro attiva – si propone una cosa diversa: abbassare il costo in termini di tasse dei lavoratori più svantaggiati (per età e regione) in modo da rendere più appettibili per le imprese queste categorie.
    Infine una terza precisazione è sul libero mercato. Libero mercato non vuol dire anarchia. Sappiamo che alcuni correttivi o autorità garanti di vario genere favoriscono il gioco della concorrenza. Ed è questo il senso della proposta: rendere competitivo per le imprese, per lo Stato, e per i lavoratori stessi, il capitale umano inutilizzato che abbiamo in Italia (facendo, per indotto, emergere il nero, visto che il costo-opportunità di un lavoratore non segnato in alcuni casi diventerebbe troppo svantaggioso).

  36. Vito Kahlun

    p.s. naturalmente sono favorevole a tutti i tagli ai costi della politica. La proposta è una proposta per lo sviluppo non per il risparmio Per quanto riguarda le cifre del testo sono puri esempi, ma detto in termini brutali credo che tre lavoratori occupati (con tasse scontate per dieci anni su base anagrafica e regionali) costino meno di tre lavoratori disoccupati che non producono ricchezza.

  37. Vito Kahlun

    p.p.s. Quando dico sconto del X per cento, intendo dire sconto pari al tasso di disoccupazione per quella fascia di età. Quindi assumendo Mario Rossi, giovane 25enne calabrese, la Tonno Rosa S.p.A. riceverà uno sconto del 60% (pari al tasso di disoccupazione dei giovani 25enni calabresi) sulle tasse da pagare nei primi cinque anni.

  38. lia

    @erasmo67
    ma chi lo dice che se una donna sta in casa ci sono meno spese.L’unica cosa che si puo’ dire che forse si mangia meglio,in quanto si mangia in casa poi le spese ci sono tutte

  39. in piazza

    non ho studiato econometria ma credo ci sia un interessante correlazione tra calo natalità e aumento del debito.
    Il sistema non sta in piedi senza nuovi italiani.

    Per favore basta polemiche inutili e insulti. Sembrate una seduta della Camera…

  40. Rothbard

    io vedo una corrispondenza ancor più diretta tra
    aumento della spesa pubblica e aumento del debito
    e, soprattutto, tra mancata crescita dovuta a scarsa competitività
    @in piazza

  41. diana

    riflessioni veloci:

    * la paga ricevuta di solito dipende dal tasso di disoccupazione (le aziende possono proporre importi più bassi essendo più facile trovare qualcuno disposto ad accettare)
    * abolirei tutti i vari co.co.pro. ecc, lasciando solo tempo determinato e tempo indeterminato. E il primo deve essere pagato di più del secondo, non meno..

    * se le aziende investissero davvero nelle persone, sarebbero le prime a preoccuparsi di non perdere un giovane al termine del periodo di formazione. Se, però, il ‘contenuto’ delle mansioni è limitato, posso sostituirlo facilmente con un altro ragazzo e ricominciare il ciclo.. Se poi riesco a liberarmi dei 50-enni tutelati e prendere giovani cocopro è ancora meglio.. ma forse è meglio delocalizzare 😉

    * il rischio di impresa va, a mio parere, in capo all’imprenditore/azionista, non al lavoratore. Altrimenti perchè i due ruoli sono separati?

    @ Guglielmo: perché nessuno chiede a un papà lavoratore con 2 figli come fa a cavarsela, come riesce a ‘conciliare’ i tempi di vita?! Si parte dal presupposto che anche a 15 anni i figli debbano essere seguiti solo dalla madre… d

  42. Giuseppe D'Andrea

    Sono contrario,

    – Aumenta ancora di più la regolamentazione
    – Introduce un (altro) effetto distorsivo

    Lo stato deve semplicemente piantarla di “correggere/incentivare/disincentivare” l’economia, il ciclo economico deve essere “responsabile”, i rischi devono essere a carico dell’impresa e dell’imprenditore, la contrattazione deve essere libera, l’influsso dello stato deve essere minimo. Solo così si formano le aziende migliori che cercano i lavoratori migliori e che puntano alle reali capacità del lavoratore e non agli sgravi fiscali che ottengono se assumano un ventenne piuttosto che un cinquantenne.

  43. CLAUDIO DI CROCE

    @in piazza
    Sulla situazione demografica italiana ci sono opinioni diverse :
    – siamo tra i pochi paesi al mondo che ha una densità ab/kmq di quasi 200 come neanche il terzo mondo e molto di più della Cina;
    – una densità così alta in un territorio molto montagnoso con conseguenti costruzioni numerosissime è una delle cause della rovina del territorio, del paesaggio , delle coste, delle montagne e dei rischi ambientali, terremoti compresi;
    – si dice tutti i giorni che milioni di italiani giovani sono alla fame perchè non trovano un lavoro ; allo stesso tempo abbiamo cinque milioni di immigrati – la maggior parte dei quali lavora -e decine di persone , istituzioni, partiti, ci dicono che dobbiamo accogliere tutti sia per motivi etici che economici ;
    non vi sembra che vi sia molta confusione sotto il cielo ?

  44. @Vito Kahlun
    Può darsi che io non comprenda bene il suo pensiero, ma credo che la riduzione del cuneo fiscale (abbassare il costo in termini di tasse dei lavoratori più svantaggiati, per età e regione) non costituisca di per sè incentivo all’assunzione per il datore di lavoro. E’ chiaro che quest’ultimo cercherà vantaggi per la sua impresa, prima che per i lavoratori da assumere. In questo senso il credito di imposta è una buona idea, perchè incide direttamente sulle imposte dell’impresa, riducendole di fatto.

  45. giancarlo

    si ma molti extracomunitari lavorano in nero. ha presente il fenomeno del caporalato?
    @di croce claudio

    vivono ammassati in magazzini putrescenti. guadagnano 10 euro al giorno. grazie al libero scambio e libero mercato

  46. Rothbard

    Il libero scambio e il libero mercato sono nemici mortali del caporalato.

    Il caporalato agisce con due strumenti: violenza e ricatto.

    Nel primo caso (violenza) di libertà ne vedo ben poca. Mercato Libero, significa che nessuno è obbligato a fare ciò che non vuole fare. Il lavoro coatto è invece tipico di ogni regime socialista (nazionalista o marxista, fate voi, per me si equivalgono)

    Nel secondo (ricatto) gli immigrati sono esposti alle minacce di coloro i quali sono pronti a denunciarli alle autorità: sono infatti le leggi dello Stato che, relegando gli immigrati a “clandestini”, li mettono nelle mani di questi sordidi individui.

    Un mercato del lavoro libero è tale quando non ci sono costrizioni o vincoli all’ingresso o all’uscita. Caporali e leggi dello Stato sono costrizioni e vincoli.

    @giancarlo

  47. Vito Kahlun

    Alberto il dato non riguarda la Regione ma alcune sue zone (dato Istat di qualche mese fa). Ho messo quella cifra lì per dare l’idea di quanto potesse impattare (e incentivare) uno sconto del genere. Qui il punto non è “qual è l’esatto tasso di disoccupazione in una certa regione, ma come funziona lo sconto in oggetto”.

  48. Vito Kahlun

    Raffaele certo, ma a condizione che questo credito sia proporzionale al tasso di disoccupazione di quella regione per quella fascia d’età.

  49. CLAUDIO DI CROCE

    @giancarlo
    Si trova giusto e naturale che i giovani piuttosto che avere un lavoro non conforme alle loro aspirazioni – in genere nel mondo pubblico – continuino a farsi nantenere dai genitori , dai nonni , dai contribuenti e passando il loro tempo a bighellonare , magari facendo cortei più o meno violenti, imbrattando muri e vetrine dei negozi ,lanciando pietre e bombe carta verso la polizia ecc..ecc.. magari lei ha qualche giovane parente che si comporta così , complimenti .

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