9
Set
2011

Il deragliamento della manovra

Nella versione precedente la manovra aveva fatto diverse promesse sulle liberalizzazioni (si pensi a quella delle farmacie, dei taxi, agli orari di apertura dei negozi). Nessuna di queste è stata mantenuta. In compenso il governo ha dato concreta testimonianza di come la concorrenza possa essere ostacolata. Per esempio l’articolo 8, modificando il decreto legislativo 188/2003, obbliga tutti gli operatori privati ad estendere ai loro dipendenti il contratto di Ferrovie dello Stato. É una  norma particolarmente irrazionale e completamente inutile: a chi gioverebbe infatti? Ai concorrenti, o ai dipendenti, o ai consumatori? In realtà, a nessuno di loro.

Innanzitutto perché tale contratto è assolutamente obsoleto, oltre che persino scaduto. Viene così violata ed ostacolata ogni forma di libertà contrattuale, che è un principio costituzionale. Si lede quindi l’interesse di tutti i cittadini italiani, siano o no fruitori del servizio ferroviario.

Inoltre, non avvantaggia in alcun modo i concorrenti, in quanto sono costretti ad adattarsi a certi livelli contrattuali, pur insostenibili per loro, impedendogli di essere effettivamente competitivi. Di conseguenza, non beneficia neanche i dipendenti, potenziali ed effettivi: i primi non potrebbero godere dell’ingresso di nuovi operatori sul mercato, mentre i secondi non potrebbero usufruire di aspetti contrattuali innovativi, tra cui elementi di welfare personalizzato e incentivi legati al merito e alla produttività, come proposto dalla nuova compagnia Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori). Senza inutili restrizioni legislative, invece, l’ingresso di un nuovo operatore avrebbe permesso di aumentare la concorrenza con Trenitalia sull’alta velocità, oltre ad assicurare nuove assunzioni. Allo stesso modo, in business dove il costo del lavoro pesa e molto sulla struttura dei costi, allineare le condizioni contrattuali equivale a impedire l’ingresso di newcomer anche in settori più “poveri” come il trasporto ferroviario regionale.

Infine, non giova neppure ai consumatori, perché la rigidità sul lato occupazionale non potrà che portare anche a minori investimenti e, quindi, pochi miglioramenti del servizio. Dal momento che gli operatori dovranno adattarsi,  a prescindere dalle loro effettive possibilità, al livello di un monopolista  non certo particolarmente brillante dal punto di vista dell’efficienza dei costi e della qualità del servizio, sarà ostacolata ogni possibile differenziazione dell’offerta per gli utenti. Essi continueranno quindi a dover fare affidamento sull’unico fornitore del servizio, indipendentemente dal livello di efficienza e affidabilità garantito. Si consideri poi che tali conseguenze saranno particolarmente dannose e incisive  in un mercato, come quello ferroviario, ad alta intensità di lavoro.

In realtà un beneficiario di tale intervento esiste, ed è ovviamente il monopolista pubblico. Ma in nome di quale fine o principio? Impedendo innovazione e flessibilità non si tutelano gli utenti né, soprattutto, si stimolano quella crescita e sviluppo – che dovrebbero essere alla base della manovra – necessari e urgenti per il rilancio del sistema economico.

 

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3 Responses

  1. dedi

    Ottimo articolo.
    In verita’ il deragliamento della manovra va oltre all’art.8,in pratica su tutto.
    Se facciamo la manovra per impedire il deprezzamento del nostro debito possiamo serenamente dire che abbiamo sbagliato tre volte o quante sono state.
    Io credo che e’ fondamentale imparare dai proprii errori e quindi invito tutti ad un bagno di umilta’ andando a ri leggere i vari commenti ed articoli apparsi ultimamente su questo blog.
    L’italia crollera’ per inettitudine ed idiozia del proprio governo ma anche per la pochezza degli economisti sia professionali che dilettanti.
    Penso che una manovra ben fatta non possa essere squilibrata sui ceti poveri e medi che farebbero crollare i mercati ma in modo equo su tutti con massicce dosi di liberazioni sulle attivita’economiche.
    Non si puo’ dire che l’art.8 e’ buona cosa lasciandolo come unico atto liberale ma dovrebbe essere un piccolo tassello in una opera generale dove si tagliano le pensioni e province e comuni,si togliono privilegi,si riduce la spesa sanitaria,si taglia il costo della politica,si impediscono oligopoli,si fa’ la patrimoniale,si tassano le operazioni finanziarie,ecc….se non ci saranno piu’ i soldi,e non ci saranno,si taglia tutto e il poco capitale si investe nel rilancio della attivita’strutturale.
    Vedrete,Napolitano si appella all’88,avremo un governo tecnico,che fara’ le cose dette sopra,andremo ad elezioni,avremo un nuovo governo che sciupera’ poco a poco i vantaggi forse acquisiti.
    Se non sara’ cosi’, avremo il caos, da cui NESSUNO si salvera’ a meno che i soloni con il bla bla ci faranno vedere lucciole per lanterne.

  2. Alberto

    Io credo che ci sia rimasto solo il colpo di stato come opzione per limitare i danni e la galera a vita o la pena di morte tramite fucilazione per i responsabili di quest’ ultimo tracollo.

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