7
Set
2011

Fuori i profitti dall’acqua (entrano i partiti)

Le intercettazioni di Valter Lavitola toccano anche il business dell’acqua, e mostrano che, col referendum, gli italiani si sono sparati sul piede.Sul Fatto quotidiano di oggi, Riccardo Gardel riporta alcuni dialoghi tra il faccendiere e direttore dell’Avanti e Roberto Guercio, il professore di sistemi idraulici nominato commissario straordinario per le emergenze idrogeologiche in diverse regioni italiane. I due discutono a lungo dei vantaggi e svantaggi reddituali che Guercio avrebbe essendo nominato commissario della neonata (ma non ancora insediata) agenzia di regolazione del servizio idrico. Questa è normale, anche se un po’ squallida, politica. La parte interessante viene dopo.

Copio la ricostruzione di Gardel:

Parlano a lungo di come mettere in salvo i profitti delle aziende interessate agli acquedotti italiani, che “stanno con la merda fino al collo perché le banche gli stanno chiedendo di rientrare”, come spiega Guercio al direttore dell’Avanti!. E la rete di Lavitola si mette in moto, con l’obiettivo preciso di gabbare il voto popolare…

Per il membro in pectore della neonata autority – che dovrebbe garantire e tutelare gli interessi dei cittadini su un bene essenziale per la vita – in fondo il voto di giugno non sembra essere, una volta entrato nell’agenzia, un grande problema: “Secondo me il referendum è un’opportunità”, commenta Guercio parlando con Lavitola. E spiega nei dettagli come sarà possibile per Caltagirone, il principale socio di Acea, continuare a incassare gli utili milionari della multiutility romana, bypassando il voto di giugno: “Non è detto che tu e i francesi dovete prendervi i soldi da Acea – spiega Guercio, riferendo il contenuto di un incontro con Caltagirone – dalla remunerazione del capitale, il capitale non si paga un cazzo, ma trasformiamo l’attuale concessione di gestione in una concessione di gestione e costruzione… E tu la redditività del capitale te la prendi costruendo per conto di Acea al 50% delle opere come prevede in house la normativa europea”. Se il voto ha abrogato il profitto – secondo quesito sull’acqua – stabilendo il principio della gestione pubblica, in fondo basta spostare gli utili dalla gestione al vero core business del gruppo Caltagirone, la costruzione delle infrastrutture. Questo è il piatto ricco che potrà continuare a garantire nei fatti l’interesse dei privati nell’acqua, beffando il voto del referendum.

Esattamente come abbiamo scritto negli ultimi mesi infinite volte qui su Chicago-blog, quando noi crediamo di parlare di acqua, parliamo in realtà di opere civili. La scelta reale è quella tra un sistema relativamente più trasparente e uno meno trasparente. Il principio cardine della trasparenza è la piena copertura dei costi in tariffa. La tariffa, specie se determinata da un’autorità indipendente, deve riflettere i costi efficienti per la realizzazione degli investimenti ritenuti necessari, e provvedere una adeguata remunerazione del capitale. Questo avviene necessariamente alla luce del sole, e le informazioni sono accessibili con relativa facilita.

Quali sono, allora, le falle del sistema attuale? Sono almeno tre. Una è nella natura del regolatore: un’agenzia governativa (non indipendente) con uno statuto un po’ fru-fru (i commissari durano solo tre anni, sono rinnovabili e nella sostanza sono dominati da un super-direttore generale). La seconda e la terza falla derivano dal ciclone referendario. Il primo quesito ha fatto venir meno l’obbligo (ma non la possibilità) di selezionare il gestore del servizio con procedure trasparenti. Il secondo quesito, pur avendo conseguenze dubbie in termini strettamente giuridici (IBL Briefing Paper n.102, PDF), tende a slegare il finanziamento degli investimenti dalla tariffa, e la tariffa dai costi (reali) del capitale. Non potendo remunerare adeguatamente l’attività industriale, i gestori sono incentivati a gonfiare i costi in maniera da far figurare bilanci in pareggio o in perdita, e spostare i profitti a valle: sia nel caso di intrecci aziendali, sia nel caso di prassi illecite di corruzione.

In sostanza, il tema sollevato nella conversazione di Lavitola e Guercio è esattamente che la perdita di trasparenza prodotta dal referendum rende più facile nascondere i profitti e più difficile individuare, con un appropriato disegno istituzionale, i comportamenti abusivi. Nell’assenza di obblighi di equilibrio contabile e di procedure di espulsione dei soggetti inefficienti, e in presenza di un sistema che rende la gestione del servizio non contendibile, finanziare gli investimenti diventa drammaticamente difficile – come hanno evidenziato tutti gli operatori finanziari intervenuti oggi al Festival dell’acqua. In compenso, costruire un universo parallelo dove i contribuenti pagano, con gli interessi, quello che non viene pagato dai consumatori è come vincere un terno al lotto. A repentaglio, cosi, non sono gli investimenti, ma i buoni investimenti, come hanno enfatizzato, da prospettive diverse, Piero Rubino e Lorenzo Bardelli. Anticipando i risultati del Blue Book 2011, Bardelli ha in particolare mostrato che le spa miste sono più “fedeli” dei gestori inhouse rispetto agli investimenti programmati e al loro costo. Indirettamente, Lavitola e Guercio, nella loro conversazione, illustrano perché.

Non sappiamo, ovviamente, se i due parlavano di fatti reali o di fantasie prive di fondamento: lo dirà la magistratura, ma qui non interessa. Quel che interessa è che è uno scenario verosimile. Il referendum ha cancellato uno sforzo di liberalizzazione parziale e insufficiente per sostituirlo con l’ecosistema della cricca.

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14 Responses

  1. Ma con l’esito referendario ora non è valida la normativa europea che obbliga comunque a delle gare, anche se con regole diverse (magari migliori, chissà) della Legge Ronchi? O la normativa europea non ha valore automatico ma deve essere implementata dai governi nazionali?

  2. nicola cortesi

    Sono un ristoratore di Cameri (NO), pago DA ANNI!!!!!!, l’acqua carissima, tanto che mia moglie spesso dice che se lavassimo i piatti con lo champagne spenderemmo meno. Sono daccordo sul fatto che chi come me usa ”professionalmente” ma che questa gente cerchi sempre di fotterci è inamissibile. Si parla tanto di galera e di tante altre chiacchere ma per questa gentaglia per queste mezze seg….e basterebbe una condanna esemplare farli lavorare con noi un giorno e come diceva il Poeta (prendendosi una piccola licenza)assagiare di quanto sale sa il pane guadagnato con il sudore. Ma quale Caltagirone li è il parente di Casini????? A lavorare bastardi!!!!!!!!!! Nicola Cortesi

  3. lionello ruggieri

    Beh, se uno non VUOLE capire alla fine ci riesce. Se Caltagirone costruisce onstamente le infrstrutture è un bion risultato. Se invece lavora disonestamente (come pare suggerire l’articolo) allora è chiaro che loa vrebbe fatto anche nella sola gestione dell’acqua

  4. Gianni

    Ma non si può creare un’Agence de l’Eau sul modello francese? Possibile che in FR funzioni ed in IT non possa funzionare?

  5. andrea

    Il problema non è il referendum o l’affidamento in house piuttosto che un altro modo; il problema sono le persone che si occupano della cosa pubblica. Il solo fatto che si interessi di questo argomento uno come Lavitola la dice lunga su come è messa l’italia; non si risolve il problema togliendo al pubblico e affidando al privato ma mettendo nei posti cardine persone oneste e integerrime.

  6. Giorgio

    @andrea
    Andrea, con “persone oneste e integerrime” qualsiasi sistema funzionerebbe bene. Poiché le persone sono quelle che sono, almeno cerchiamo di non incoraggiarne i comportamenti disonesti. Passare da un sistema più trasparente a uno che offre più possibilità di nascondere profitti e comportamenti abusivi è stata un’emerita sciocchezza. Questo a prescindere dal fatto che dappertutto ci vorrebbero galantuomini incorruttibili e disinteressati, ma purtroppo viviamo nel mondo reale.

  7. andrea

    @giorgio:mi fa piacere che tu scriva “qualsiasi sistema funzionerebbe bene”, significa che non è un problema di sistema; un ladro,un corrotto o un corruttore, gestirebbe in malo modo sia il pubblico che il privato. Ribadisco è una questione di persone, non credo che nel mondo reale ci siano solo mezzi uomini.

  8. Giuseppe D'Andrea

    @andrea

    L’onestà è come l’oro, una cosa che non perde valore nel tempo e che tutti apprezzano. Esistono e conosco molti onesti e volenterosi pubblici dipendenti, ma l’organizzazione del lavoro e la struttura pubblica non premiano ne l’onestà ne il lavoro; un’azienda pubblica opera fuori dal mercato , nel senso che non deve preoccuparsi di organizzare i propri mezzi al meglio per sopravvivere e magari crescere il settore pubblico è un avulso, non esiste una funzione imprenditoriale dello stato che operando in regime monopolistico non ha nulla con cui confrontarsi se non le generiche disposizioni normative, non è vincolato strettamente a ciò che produce e ricava perché i servizi a “prezzo politico” sono garantiti grazie ad i trasferimenti infatti basta guardare un bilancio per capire che molte società pubbliche non riescono nemmeno a rientrare dei costi di fornitura, il monopolio non si deve preoccupare troppo di essere efficiente, basta fornire la soglia “minima” del servizio e sopratutto non può selezionare e valutare oggettivamente i propri dipendenti il lavoratore onesto ed il lavoratore disonesto diventano uguali se non esistono valutatori e non esiste il rischio d’impresa, le cause di licenziamento per “dolo o colpa grave” sanciscono ancor di più l’idea, che il lavoratore statale sia immune a qualsiasi cosa che non sia estremamente grave e palesemente criminogena. In questa realtà il merito non conta, l’appiattimento domina e le persone oneste e volenterose si avviliscono sempre più.

    Per questo, nel campo dell’organizzazione, il settore pubblico è meno funzionale di quello privato.

  9. Paolo Silvi

    Con la trasparenza e le regole certe ci si affranca in buona parte dalla variabile “persona”. Semplice a dirsi un po’ meno a farsi soprattutto quando non c’è la volontà di creare un sistema veramente efficente.

  10. pietro27

    sono in linea con i vostri commenti. Questo sistema non premia i migliori, anzi il sistema è gestito spesso (uso spesso per non appesantire la discussione) da persone incompetenti, superficiali, incapaci di rispetto verso i diritti dei cittadini e chi nel sistema ha un minimo di dignità non è accettato anzi viene messo ai margini. Andate a vedere cosa è l’ufficio dell’acea a Roma per il pubblico, se una città può permettersi di essere trattata in questo modo. Un’organizzazione fatisciente, poche persone, file lunghissime, sportelli che per evadere una pratica ci mettono mezzora e più; ci rendiamo conto che non c’è più un giornale che fa inchieste su questi cialtroni e come potrebbe farlo se da attaccare è lo stesso proprietario del giornale? Ci ricordiamo lo spessore di Adriano Olivetti e la fine fatta fare alle sue aziende da individui venuti dopo? e la fine di tante aziende italiane vendute agli stranieri, invocando le regole europee che poi riguardano solo noi, non certo i francesi, tedeschi, che si tengono stretto e difendono ciò che hanno creato.
    E tutta questa intellighenzia che denuncia dove stava, dove sta? su tanti fatti gravi come lo smantellamento dell’industria pubblica italiana; e questo silenzio assordante che ha creato il “sistema italia” e non sono convinto che ne usciremo fuori.

  11. dedi

    non e’ che gli italiani si sono sparati ad un piede con il referendum.
    la loro punizione e’ di avere politici inetti e farabutti sostenuti da un sistema ellettorale che li mette nelle mani di partiti inetti e farabutti.
    tutto qui’

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