2
Set
2011

Robin Tax. Non c’è limite al peggio

Quando, tra le pieghe della manovra correttiva, è spuntata l’addizionale di 4 punti percentuali alla Robin Tax, con la sua estensione a reti e rinnovabili, credevo avessimo toccato il fondo. Poi è venuta fuori l’idea ancora più assurda di applicare l’imposta ad altri settori regolati, quali telecomunicazioni e autostrade. Adesso siamo ben oltre il fondo del barile: sembra che verranno proprio dalla Robin Tax i fondi con cui il governo intende comprare il via libera degli enti locali.

Copio dalla relazione tecnica relativa all’emendamento governativo che ha lo scopo di “girare” sugli enti locali il tesoretto di 1,8 miliardi di euro atteso dalla Robin Tax:

Il decreto legge [originale] prevede che tali maggiori entrate, derivanti da modifiche dell’addizionale Ires prevista dall’art.81, commi 16-18 del decreto legge n.112/2008 [la Robin Tax], possano essere destinate alla riduzione fino al 50 per cento degli interventi inerenti, rispettivamente, gli obiettivi di contenimento della spesa sia dei ministeri, di cui al comma 1 dell’articolo 1, sia degli enti territoriali, di cui al comma 8 dell’articolo 1. La disposizione in esame modifica le suddette misure percentuali, eliminando la quota destinata agli interventi sui ministeri e prevedendo di conseguenza l’integrale destinazione delle maggiori entrate alla riduzione delle suddette misure relative agli enti territoriali.

Che c’è di male? Ci sono almeno tre cose che non vanno, oltre alle critiche più generali già espresse dall’Ibl (fin dalla genesi dell’imposta, nel 2008) e, in una recente segnalazione a governo e parlamento, dalla stessa Autorità per l’energia.

1) L’addizionale di 4 punti introdotta dalla manovra è stata presentata come transitoria: in sostanza, il messaggio del Tesoro è stato che bisogna stringere i denti e passare la nottata. Essendo questo l’obiettivo, lo strumento è stato – sempre secondo il Tesoro – prendere i soldi dove ci sono e dove è più facile cavarli. Che questo abbia enormi controindicazioni, inclusi i danni diretti e indiretti ai consumatori e attraverso essi alle prospettive di crescita economica, non è evidentemente un tema di interesse del ministero. Personalmente non ho mai creduto alla presunta natura transitoria del tributo, ma adesso l’inganno davvero non regge: se il gettito di un’imposta serve a coprire spesa corrente (centrale o locale poco conta), quel gettito sarà sempre necessario, in salute e in malattia, nella buona e nella cattiva sorte. Dunque quell’imposta è destinata a rimanere scolpita nel nostro sistema tributario e, poiché noialtri dell’Ibl siamo dei cinici sospettosi e malfidenti, nei fatti prelude a un aumento generalizzato, settore per settore, della tassazione sul reddito d’impresa, come aveva commentato a caldo Alberto Mingardi. Per questo trovo che l’assurda guerra lobbistica che si è scatenata – energetici contro telefonici e infrastrutture – sia quanto di più dannoso potesse accadere.

2) Una delle cose positive della congiuntura attuale è che l’obbligo alla responsabilità fiscale poteva essere un grande volano per un federalismo concretamente attuato: i tagli ai trasferimenti, nella pratica, equivalevano a mettere i comuni con le spalle al muro, costringendoli a scegliere tra nuovi tributi o minori spese, e dunque responsabilizzarli. Tornare a finanziare gli enti locali con un tributo nazionale è un tradimento di questa evoluzione che rende perfino peggiore la sostanza della manovra.

3) Una buona parte delle imprese colpite sono municipalizzate, il cui azionista unico o largamente maggioritario è il comune. Queste imprese possono tranquillamente riversare il maggior onere fiscale in una riduzione dei dividendi, lasciando il comune azionista in condizioni di assoluta indifferenza rispetto alle entrate (in media). Le imprese private, invece, non possono permetterselo, perché devono comunque remunerare gli azionisti. In prospettiva, questo significa che fare impresa privata nel settore dell’energia sarà sempre meno conveniente non solo in assoluto (cioè rispetto allo stesso settore in altri paesi o ad altri settori in Italia), ma addirittura in termini relativi: la Robin Tax avrà un effetto diseguale su imprese pubbliche e private e, pertanto, ha una natura profondamente anticompetitiva. Va da sé che la riduzione della concorrenza attuale e potenziale si tradurrà, in un circolo perverso, in un aumento dei prezzi per i consumatori, e avrà un effetto – in senso lato – fiscale essa stessa, rendendo possibili extraprofitti per le imprese pubbliche e quindi dividendi relativamente più alti (rispetto al livello “normale”) per i comuni azionisti.

In conclusione, la Robin Tax sta diventando una delle più feroci armi di distruzione di massa dell’economia italiana. Disarmate Robin Hood, prima che faccia il deserto nella foresta di Sherwood.

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7 Responses

  1. Piero

    è tutto molto molto molto sempice Carlo..
    e siccome studi dalla mattina alla sera…
    non puoi non saperlo..

    la gente continua a litigare sulle norme ingiuste.. la Tobin che poi alla fine si traduce in una imposta INDIRETTA (una specie di Accisa Occulta) scaricata sui consumatori…

    la gente non capisce che fra poco sono finiti i 40 mld che la Bce aveva x noi e Spagna..
    che questo mese la Corte Costituzionale Tedesca decide se è legale il contributo alla Grecia… e poi sarà chiamato a decidere il Parlamento.. mentre Finlandia ed Austria chiedono Ipoteche sui beni della Grecia x partecipare…
    siamo vicini al fallimento…

    commentare i singoli fatti isterici è quasi tempo perso..
    sia perchè durano poco e vengono poi sorpassati da altri..

    sia xrchè ormai è stato raggiunto il punto di non ritorno…
    i veri problemi saranno altri..

  2. lionello ruggieri

    Guardiamo in faccia la realtà: l’unico vero essenziale urgente problema è il debito pubblico (cresciuto si 120 miliardi l’anno e dal 103,6% al 121% mentre Tremonti teneva saldi i conti). Servono almeno 300 miliardi per riportarlo al 100% e far credere veramente a tutti che l’Italia torna ad essere seria affidabile e in grado di pagare i suoi debiti. Ergo srfve una patrimoniale che colpisca i patrimni tpriovati superiori a 200.000 €. Quindi una amara patrimoniale del 4% su tutto: immobili, azioni, obbligazioni, titoli di stato e conti inbanca di qualsiasi tipo. Questo, tenendo conto anche del conseguente calo dei tassi di interesse sui titoli porterebbe ad un risparmio di circa 16 miliardi all’anno. Per farla accettare naturalmente si deve accompagnare ad una riduzione del 50% dei compensi a tutte le cariche politiche (in attesa di ridurne il numero che richiede più tempo). Poi va bene tutto: abolizione degli enti inutili, lotta all’evasione, spostamento per tutti ai 65 anni per la pensione e anche l’amnistia che solo di mantenimento di detenuti farebbe risparmiare 300 € al giorno per detenuto. E, aproprosioto di quiesto, perchè non diamo in permuta Regina Coeli (S.Vittore, Poggio Reale, Marassi, Ucciardone ecc) a costruttori per farci costruire carceri più nuove più grandi inm periferia? Sono risparmi infrastrutture e posti di lavoro senza spendere nulla. Regina CVoeli vale oltre 12.000 € al mq!

  3. La domanda di energia, a causa della crisisi economica, è tornata indietro di dieci anni. Il fabbisogno di gas continua a calare. Inoltre, abbiamo ormai una capacità di produzione elettrica che è il doppio rispetto alla domanda di picco. Per questo motivo, il regolatore inizia a preoccuparsi sempre di più degli operatori, e meno dei consumatori. Ci troveremo con un settore molto caro a causa degli investimenti realizzati, anche se il prezzo del petrolio dovesse calare. A questo contribuisce la politica sulle rinnovabili: senza aver creato un’industria, prevediamo di pagare 100 miliardi di euro in incentivi da qui al 2020, e fino a 170 miliardi entro il 2030. Sono numeri impressionanti, soprattutto se confrontati con i dati sulla manovra.

  4. Il fondamentale di tuttoè che, ormai, l’unico outcome possibile (salvo miracoli) è io default hard o soft che sia. Oppure l’inflazione a due cifre. Oppure tutte e due le cose.

    La volontà per fare delle riforme serie questa classe politica non la possiede e non la possiederà mai. Le uniche riforme che potrebbero evitare il disastro significherebbero l’obsolescenza della classe politica, la sua perdita definitiva di potere, la privatizzazione di larga parte della struttura pubblica. In pratica per la nostra classe politica sarebbe la fine del mondo. Quindi resteranno attaccati al potere fino a che ci sarà qualche cosa da controllare e non saranno completamente spazzati via dal disastro economico.

  5. LETTERA APERTA INVIATA DAL SEGRETARIO DEL PARTITO INTERNETTIANO AL PROFESSORE MARIO MONTI.
    21 novembre 2011

    Egregio professore Mario Monti,

    per la fiducia posta nel Suo rigore intellettuale eravamo certi che, prima di chiedere ulteriori sacrifici agli Italiani, avrebbe convocato in Parlamento il Presidente della Corte Dei Conti, affinché certificasse che la corruzione costituisce “la terza fonte di danno erariale, con un peso del 17 % a cui bisogna aggiungere i reati di peculato e le truffe a danno dello Stato” e che Lei avrebbe giurato solennemente agli Italiani di identificare i corrotti ed i corruttori, per porre fine alla incontrastata festa predatoria di danaro pubblico che dura da decenni e che nel 2011, soltanto in corruzione, costa agli Italiani circa 78 miliardi di € pari a 213 milioni di € al giorno.

    Abbiamo disperatamente ed inutilmente cercato fra i provvedimenti urgenti un Suo atto politico che recepisse la direttiva europea contro la corruzione, direttiva temuta ed avversata come la peste dai nostri politici e già adottata dai paesi europei, e che Lei in Parlamento desse seguito alla lettura dell’ articolo contro il traffico d’ influenze illecite che punisce “chiunque, vantando credito presso un pubblico ufficiale, ovvero adducendo di doverne comprare il favore o soddisfare le richieste, fa concedere o promettere a sé o ad altri denaro o altra utilità quale prezzo per la propria mediazione o quale remunerazione per il pubblico ufficiale”. Tale articolo, se operante in Italia, allenterebbe la pressione delle Borse, poiché lascerebbe nelle casse del Tesoro mediamente 200 miliardi di € all’ anno utili per diminuire il debito pubblico.

    Non solo non e’ stato invitato il Presidente della Corte Dei Conti, organo costituzionale che diligentemente informa gli Italiani sulla devastazione morale e finanziaria apportata dalla corruzione politica all’ Italia, ma, nei Suoi interventi, non abbiamo sentito né considerazioni né provvedimenti contro questo accertato e noto cancro erosivo che inevitabilmente conduce alla rovina il nostro Paese.

    Ad esclusione di alcuni che denunciano i corrotti, nel Parlamento Lei si è rivolto al più ricco, ramificato ed incontrastato Comitato d’ affari della spesa pubblica, che invece di realizzare riforme ed opere per il bene comune per poi chiedere democraticamente i voti, da decenni corrompe, nega diritti per concederli come favore clientelare, si arricchisce praticando illecitamente intrusioni e mediazioni di ogni voce di spesa pubblica affidata dalle leggi della Repubblica a regolari prassi amministrative, come l’ indire correttamente aste per assegnare al migliore offerente forniture, servizi ed appalti per i lavori pubblici nell’ interesse della collettività.

    Il Suo discorso è stato rivolto ai presenti prevalentemente corrotti e corruttori di tutti i tipi:

    quelli a cui generosi appaltatori di opere pubbliche, a loro insaputa, hanno pagato l’ acquisto e la ristrutturazione di costosi appartamenti;

    quelli che nei propri collegi “mazzettano” l’ assegnazione clientelare di ogni tipo di lavoro pubblico;

    quelli che collocano in delicati luoghi istituzionali conoscenti o parenti o inventano, a spese dell’ erario, enti nuovi spesso inutili e dannosi per affidarli agli amici e agli amici degli amici che raccolgono voti;

    quelli che hanno eletto il proprio commercialista a mediatore e si sono organizzati facendosi una Fondazione a vocazione “culturale”, in cui la Guardia di Finanza non può accedere;

    quelli a cui la protezione civile assegna, in nome dell’ urgenza, la possibilita’ di concedere appalti a chiamata pagati in tempi reali ;

    quelli che, avendo collaudato la facilità con cui impunemente ci si può arricchire, grazie alla disinformazione dei contribuenti, non disposti a dare neanche un minuto del loro impegno per il bene comune, si rifiutano di concepire e formulare piani di fattibilità, facendo così perdere miliardi di € assegnati dall’ Europa all’ Italia per realizzare opere utili che darebbero lavoro;

    quelli che nel Sud si servono della miseria del Mezzogiorno e, in combutta con imprenditori amici, costruiscono stabilimenti che chiudono puntualmente dopo aver incassato le erogazioni a fondo perso;

    quelli che, con criminale indifferenza, probabilmente per lucrare sugli interessi, non pagano in tempi utili le imprese che hanno dato servizi o forniture allo Stato, pur sapendo il dramma che causano a decine di imprenditori creditori portati al fallimento per mancanza di liquidità ;

    quelli che, invece di elaborare costi standard sulle forniture sanitarie realizzando un considerevole risparmio per lo Stato, hanno fatto lievitare la spesa corrente del settore sanitario del 50% ;

    quelli che ci offrono lo scenario di migliaia di opere pubbliche incompiute, costruite male e pericolose e che ci costano il triplo in confronto agli altri Paesi europei;

    quelli che, per non colpire parassitismi e dannose rendite di posizione, preferiscono buttare sul lastrico migliaia di precari della scuola operando tagli lineari e non selettivi.

    Egregio professore Mario Monti, il risanamento delle finanze è possibile solo e soltanto allontanando i corrotti dai luoghi istituzionali, poiché a nulla valgono le maggiori entrate se messe nelle mani dei famelici Comitati d’ affari della spesa pubblica, che spadroneggiano ed imperversano sino ad ostentare senza ritegno le proprie malversazioni.

    Ricorreremo all’ Europa chiedendo di aggiungere ai 39 punti il quarantesimo, per imporre all’ Italia la ratifica della direttiva europea contro la corruzione, introducendo la punibilità sino a 6 anni del diffusissimo reato di traffico d’ influenza: e’ il solo modo possibile per liberare il nostro Paese dai mostruosi intrecci di relazioni illecite ad opera di bande di personaggi senza scrupoli, che ignorano il senso della Stato e si attivano solo per i propri interessi personali a scapito di quelli della Comunità.

    Egregio professore Mario Monti, sono nei patrimoni dei corrotti le risorse che sta cercando, patrimoni dalla consistenza immensa che sarebbe ora di inseguire negli impensabili angoli del globo in cui sono nascosti, dove la Guardia di Finanza ha la capacità professionale di scovarli e le motivazioni costituzionali e morali per restituirli alla Comunità nazionale.

    Distinti saluti

    francesco miglino

    segretario del partito internettiano

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