Una provocazione per smascherare l’ipocrisia della Cassa Integrazione

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Riceviamo dal Dr Massimo Peruzzo e volentieri pubblichiamo

Vorrei aprire una discussione con i lettori di questo blog sull’utilizzo, e sui costi, della Cassa Integrazione. A prima vista, la cassa integrazione, è un ottimo ammortizzatore sociale per i lavoratori di aziende in crisi. Però, se andiamo ad analizzare l’utilizzo che ne viene fatto in questi periodi di crisi, si scopre che in realtà è una “droga” che altera le giuste e normali economie del mercato. Personalmente sono a conoscenza di numerosi esempi di aziende decotte che utilizzano la cassa integrazione come un bancomat. 100 dipendenti sul libro paga, si fanno lavorare circa 5 – 7 giorni al mese, e poi a casa in cassa integrazione fino al prossimo ordine. Questo si protrae da mesi e mesi. La mia osservazione è questa: quid prodest? Perché lo Stato dovrebbe mettere soldi dei contribuenti (la cassa integrazione guadagni penso che ce la siamo fumata da un pezzo), per mantenere in vita aziende che oggettivamente sono morte? Secondo me, l’esercizio della cassa integrazione dovrebbe essere un aiuto che lo stato offre alle aziende (ed ai lavoratori) a fronte di un piano industriale credibile e ben contingentato, e non un regalo alla “aspetta e spera”. Propongo una commissione a livello territoriale con rappresentanti dei sindacati, della associazione di categoria competente, e magari anche della camera di commercio, con il preciso scopo di valutare il piano industriale per il rilancio dell’azienda. A fronte di questo piano, la commissione decreta se concedere, o meno, la cassa integrazione e per quanto tempo. Al termine del periodo concesso si torna in commissione per valutare i risultati ottenuti. Ovviamente, nel frattempo, i lavoratori coinvolti nel processo di ristrutturazione aziendale, hanno l’obbligo di frequentare corsi di aggiornamento, o di effettuare lavori alle dipendenze della Pubblica Amministrazione nei vari tribunali, ASL ecc… in fin dei conti lo Stato li paga ed è giusto che loro offrano un lavoro a fronte della retribuzione ottenuta. Non mi sembra molto educativo pagare gente perché stia a casa. In questo modo si lascerebbe operare la legge di selezione naturale delle aziende, si insegna alla gente che è finito il periodo di percepire soldi stando a casa o in piscina, e si risparmierebbero diversi milioni di euro (a tal proposito se qualcuno a dati precisi gliene sarei grato). Cosa ne pensate?

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