Il mio no a Bossi, al tassatore dell’Economia, ai cuori rapinatori che dicono di grondare sangue

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Un centrodestra coerente alle sue promesse mai mantenute in 17 anni ha avuto l’ultima occasione, di fronte alla clamorosa autosmentita cui era costretto. Io dico: l’ha persa. Per ungoverno di centrodestra, “essere costretto” ad affondare la lama nella spesa pubblica dovrebbe costituire una festa, tanto più se ce lo impone l’Europa. Invece tagli come frattaglie, nessuna visione sui grandi aggregati di spesa da ridurre, e più tasse.Poteva e doveva dire agli italiani, il governo,  che a questo punto occorreva un drastico intervento capace di ridare equilibrio strutturale alla finanza pubblica per i prossimi anni, tutto sul versante della spesa, liberando diversi punti di Pil per meno tasse subito e più crescita domani, e senza colpire redditi e consumi attuali. Di conseguenza occorreva un intervento abbatti-spesa, concentrato soprattutto su un aumento consistente dell’età pensionabile. Sia di quella per i trattamenti di anzianità – si trattava di passare dall’attuale “quota 96” a quota 103-105 in 5 anni – sia per quelli di vecchiaia – deliberando da subito equiparazione per uomini e donne almeno a 67 anni sia nel pubblico sia nel privato. Tali misure draconiane da sole producono un alleviamento dei saldi di circa i due terzi dei 100 miliardi in meno di sopesa su 800 annuali attuali, di cui ipoteticamente parlo da qualche tempo. A questo, andavano affiancate misure di privatizzazione per invertire l’andamento del debito, cominciando dal patrimonio immobiliare perché le resistenze sui servizi pubblici locali saranno infinite, e associando le Autonomie a parte dei proventi, per rendere meno infuocata la trattativa sui tagli aggiuntivi alle loro spese correnti. Le misure sulle privatizzazioni annunciate ieri sono programmatiche, riguardano i servizi locali con la messa a gara ed è un bene, ma non la parte immobiliare statale.

Ciò che è più grave, dal nostro punto di vista,è l’errore ennesimo sulle tasse. Nella maggioranza la Lega è diventata paladina a oltranza della possibilità attuale di andare in pensione a 58 anni, e per questo ha portato a colpire con una mazzata fiscale ulteriore quell’1% di contribuenti che già paga oltre il 20% dell’Irpef, e gli autonomi sopra i 55 mila euro di reddito da oggi sanno che la Lega è il loro primo nemico. Alzare sistematicamente la curva dell’Irpef è un errore che ha del clamoroso. Un errore politico, finanziario e per gli effetti sulla crescita. E’ un errore non emendato dal fatto che l’opposizione avrebbe inciso sui patrimoni ancor più duramente. E’ un errore aggravato dal fatto che dei 20 miliardi di manovra aggiuntiva per scendere a un deficit dell’1,4% di Pil nel 2012 e dei 25 miliardi per ottenere l’azzeramento del deficit nel 2013, gli altri 6 miliardi di tagli aggiuntivi agli Enti Locali non appaiono oggi credibili, e in effetti il governo da subito concede il via libera alle addizionali locali: in altre parole saranno altri 6 miliardi di maggior prelievo traslato sui cittadini.

Quanto ai costi della politica, è apprezzabile l’annuncio della sforbiciata di 35 province sotto i 300mila abitanti, come l’accorpamento per 1500 Comuni e i nuovi limiti alla numerosità dei relativi consiglieri, ma l’annuncio nella conferenza stampa di ieri è già diventato un “c’è un testo in divenire”: Dunque bisognerà capire di che cosa si tratta. Un piccolo assaggio rispetto a quel che servirebbe la prevista sforbiciata all’indennità per i parlamentari con doppio stipendio. Ridicolo invece il taglio della tredicesima dai dipendenti pubblici di enti che non siano virtuosi nel bilancio: il budget non lo fanno i dipendenti, non reggerebbe all’esame di costituzionalità.

Nel decreto, passa la validità erga omnes delle intese aziendali già ragiunte, e la Fiat dunque ottiene la norma salva-Pomigliano. Quanto all’articolo 18, com’è prevista la sua modifica nel ddl significa che i sindacati devono essere tutti d’accordo in azienda per derogare, e dunque significa che non si deroga mai: al contrario andava prevista la monetizzazione certa ex ante in caso di scioglimentod el rpporto, parametrata alla durata del rapporto stesso, come da anni e anni ripete chi sa della materia. Le liberalizzazioni delle professioni sono per l’ennesima volta sparite, tranne una norma quadro che significa zero.

Le tasse salgono. Il mancato intervento previdenziale non libera risorse da destinare allo sviluppo, come sarebbe assolutamente necessario.

Certo, capisco che sotto l’incalzare degli eventi per il centrodestra è stato difficile doversi autosmentire. Da quel che si è capito ieri, i saldi miglioreranno ma con più tasse e non con più crescita. Si può essere commissariati dall’Europa perché non si ha avuto fegato di riallineare il pachiderma pubblico italiano alla Germania che cresce con 4 punti di Pil di tasse e spesa pubblica meno di noi, e a quel punto approfittarne per farlo. Oppure continuare a non farlo, per difendere il diritto dei lavoratori del Nord di andare in pensione a 58 anni. In questo secondo caso, inutile lamentarsi poi che il commissariamento prosegua. Si legge in queste ore che Berlusconi voiglia sostituire Tremonti, divisi dal rapporto con Draghi che il premier ha coltivato. Non vedo qon quale conseguenze, visto che nel testo il premier ha perso su tutta la linea ed è ridicolo presentarsi agli italiani sostenendo “il mio cuore gronda di sangue perché vi mettiamo le mani nel portafoglio”. Ridicolo e offensivo.

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