Colpire i redditi medio-alti è negare un futuro al Paese

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Sono ore di difficili e convulse discussioni all’interno del mondo politico italiano, chiamato a riformulare in tempi stretti il bilancio dello Stato per cercare di salvare il salvabile. In questo caos non privo di tratti farseschi, anche l’informazione fatica a seguire quanto sta avvenendo, ma se fosse vero quanto riportato dalla stampa di stamattina (12 agosto 2001), e cioè che si va verso un taglio delle retribuzioni nel privato che siano superiori ai 90 mila euro – e neppure una tantum, ma strutturale – insieme ad analoghe misure per il lavoro autonomo, se davvero sarà così vorrà dire che l’Italia si ritroverà a settembre perfino peggiore di quanto non fosse a luglio.

Invece che cogliere la dolorosa opportunità della tempesta  sui mercati, ad esempio, per abolire le province e – ancor più – per mettere in vendita le grandi aziende pubbliche, si colpisce la fascia medio-alta della popolazione e neppure si avverte quali saranno le conseguenze di tale scelta.

È uno stipendio più che decoroso, nell’Italia di oggi, quello di quanti nel settore privato oggi guadagnano oltre 90 mila euro lordi. È chiaro che in tasca essi mettono assai meno, al netto delle imposte, ma è anche evidente che stiamo parlando per lo più di di ingegneri e altri laureati ad alta professionalità.

Per giunta, sono persone che – per evidenti ragioni – sono spesso assai più “globalizzate” degli altri lavoratori. Si tratta di gente che in vari casi si trova di frequente all’estero proprio per ragioni di lavoro, che non di rado conosce le lingue straniere, che in molte occasioni riceve offerte professionali anche da aziende non italiane.

In prospettiva, una scelta come questa accentuerà un fenomeno già vistoso: la fuga dei nostri migliori connazionali e, di conseguenza, il declino della nostra società. È significativo che uno dei migliori blog di informazione economica, Noise from Amerika, sia sorto per iniziativa di un gruppo di accademici di origine italiana che da tempo insegnano nelle università statunitensi e che vivono oltre Oceano. La massiccia presenza di italiani altamente qualificati negli States nel caso specifico può in parte essere addebitata alle storture del sistema universitario italiota, ma certo è figlia anche delle differenti opportunità offerte dalla nostra società e da quella americana.

Colpire chi guadagna più di 90 mila euro lordi significa mandare un messaggio chiarissimo a quei giovani italiani tra i 20 e i 30 anni che oggi stanno costruendo il proprio futuro e che sono indirizzati verso determinate professioni. Ed è un messaggio destinato ad avere, nel medio e nel lungo termine, conseguenze terribili anche per i conti pubblici.

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