21
Lug
2011

Liberisti in Italia, che fare? Apriamo il mercato delle idee

I commenti degli ultimi giorni su Chicago-blog, in particolare a questo mio post e alle “260 parole” di Federico Pontoni rivelano quanto profonda sia la disillusione di molti circa il governo attuale. È normale che fra i liberisti lettori di “Chicago-blog” ci si divida, fra quelli che, come Indro Montanelli, “ve l’avevano detto”, cioè che non si erano mai accodati al pifferaio magico Berlusconi, e quelli che invece pensavano che la “rivoluzione liberale” potesse essere il prodotto, o almeno una conseguenza inintenzionale, dell’azione politica del Cavaliere.La lettura della discesa in campo di Berlusconi è e resterà controversa. Ciò che invece è oggi molto meno controverso di quanto non apparisse appena pochi mesi fa, è il bilancio di questa avventura. Se bisogna valutarla sulle promesse, le promesse di Berlusconi stesso agli italiani, è stata in larga misura un’avventura fallimentare: lo dimostrano, in modo diverso, l’esito del referendum sui servizi pubblici locali e questa manovra.

Che uno si senta tradito o al contrario abbia trovato in questo lungo e disastroso epilogo del berlusconismo conferma di sue antiche tesi, dai commenti a Chicago emergono soprattutto, intrecciati l’uno all’altra, un senso di frustrazione che tracima in un pessimismo cosmico sul futuro del Paese, e invece la voglia di “fare qualcosa”, di agire, di mettersi in moto. Ciò che mi stupisce è però il sostanziale spaesamento di tanti amici, che sembrano avere bisogno di ritrovare un leader o un partito. Compiuta la profezia di Luigi Einaudi (“Il problema da risolvere non è già di trovare dei grandi industriali disposti a governare la cosa pubblica con la mentalità industriale. Essi non potranno fare che del male. Saranno degli straordinari improvvisatori”, 1922), avrebbe poco senso invocare ora l’intervento salvifico di una singola personalità. Stramaledetto il movimento che ha bisogno di eroi.

Se non un leader, serve almeno un partito? Una delle cose più sorprendenti, nel rileggere “La via della schiavitù” (qui versione abbreviata, appena uscita per Liberilibri), è come Hayek, in un momento tanto drammatico della storia del genere umano, e durante quello che è stato il secolo dei partiti di massa, a tutto pensasse per riscattare le sorti della libertà, tranne che ad operare all’interno dei partiti politici. I partiti erano, per Hayek, quelle strutture nelle quali “i peggiori arrivano in cima”. La strategia di Hayek mirava a “saltare” i partiti politici, insistendo invece sulla necessità di convincere gli elettori, il pubblico, gli altri esseri umani.

Hayek aveva capito che l’unico modo di circoscrivere l’azione dello Stato è agire sui “pregiudizi” della società: convincere la gente che ci sono cose che lo Stato non può e non deve fare. Per ragioni “economiche” (e perché all’epoca nella quale scriveva non c’erano certo Facebook e Twitter), Hayek credeva che si dovessero convincere per primi gli “intermediari” delle idee, i venditori di auto usate delle idee: intellettuali pubblici e giornalisti, avendo un’ambizione simmetrica a quella che avevano avuto i socialisti. I quali, espugnate università e case editrici, erano riusciti mirabilmente ad ammaliare con le proprie tesi il grosso della società.

Le nostre idee sono molto più difficili da spiegare, e convincono di meno, di primo acchito, perché propongono una visione molto meno fumettistica della realtà. Il liberale è una persona che, avendo raggiunto l’età adulta, capisce che le cose accadono, e che non c’è sempre qualcuno che tira i fili, non esistono complotti dietro ogni porta. Il liberalismo, al fondo, si basa su una sorta di accettazione della natura umana per quella che è: le ideologie che hanno avuto storicamente più successo proponevano la salvezza sulla terra.

Ma non per questo la sfida è persa a priori, e neppure la sfida è persa “perché l’Italia è l’Italia”. È verissimo che il nostro Paese a fronte di una tradizione intellettuale di grande rilievo (da Vilfredo Pareto a Bruno Leoni), ha avuto una misera messe di politiche improntate alle idee di libertà. Anche dai fallimenti degli anni recenti, è possibile imparare. Possiamo per esempio imparare che gli esami del sangue (chi è VERAMENTE liberale e chi no?) servono a poco; che un movimento fatto solo di generali e senza fanti non va lontano; che le idee vanno testimoniate anche nelle piccole cose (scrivere lettere ai giornali, anche locali; seminare link su Internet; distribuire libri che “infettino” con idee buone amici e conoscenze).

Ma quali possono essere, per rispondere alle domande di molti, le strategie migliori per portare le nostre idee al centro del dibattito? Per far sì che le nostre soluzioni siano discusse come meritano? Noi liberisti siamo di norma convinti che le migliori soluzioni ai problemi emergano da un processo decentrato, nel quale a una miriade di imprenditori viene lasciato di poter sviluppare i propri prodotti nel tentativo di andare incontro a una domanda.

È allora improbabile che uno solo di noi, anche al netto del fatto che la specializzazione porta alcuni a riflettere di più su questi temi ed altri di meno, abbia la risposta in tasca. Proviamo a cercarla assieme.

Chicago Blog apre il suo “mercato delle idee”. Mandate alla casella mercatodelleidee@brunoleoni.it la vostra proposta: un obiettivo strategico che dovremmo proporci assieme, un nuovo strumento che andrebbe attivato, una visione di come coordinare in modo nuovo sforzi diversi, l’idea di una campagna per colpire davvero l’opinione pubblica.

Starà a noi sistematizzare e ripresentarle ai lettori, riaprendo una discussione la più ampia possibile sul “che fare” per costruire un’Italia meno sorda alle idee di libertà.

Diamo solo tre indicazioni:

  •  non saranno riportate all’attenzione dei lettori proposte che giochino sul filo dell’impossibilità, tipo convertire George Soros al liberismo e farci donare 18 milioni di euro per la buona battaglia. Apriamo una “call for ideas” su ciò che noi tutti, ciascuno per la sua parte, possiamo fare: non cerchiamo messia;
  •  analogamente, non prenderemo in considerazione Grandi Piani Geniali in Venti Punti per risanare il Paese. Niente progetti faraonici, solo proposte sobrie, modeste e soprattutto pratiche su come far conoscere il buon senso liberista;
  • il punto di partenza di tutte le proposte deve essere che è possibile, effettivamente, fare qualcosa per convincere molte più persone della bontà del libero mercato, e perché realizzino il fallimento delle soluzioni alternative.

Il mondo di oggi consente a tutti di comunicare con molti più individui che in passato. Questi individui possono essere convinti da chi presenta in modo convincente idee sensate e ragionevoli.

Persuaderli non basterà a farne una forza rivoluzionaria, ma ne è la premessa inevitabile. “The revolution was affected before the war commenced: the revolution was in the hearts and minds of the people” (John Adams).

Non c’è sforzo troppo modesto o troppo piccolo.

I Tea Party americani possono piacervi o meno, ma la loro grande lezione è che i movimenti dal basso si costruiscono con la persistenza, la determinazione, il tempo, i denari di milioni di individui. Queste persone sono riunite in associazioni grandi e piccole, alcune piccolissime, di rilevanza strettamente locale. Marciano divisi per colpire uniti. In Italia è un modello improponibile? Può darsi. Non sappiamo cosa possa “funzionare” nel nostro Paese. Sicuramente non funzionano le scorciatoie, e i principi campano benissimo senza consiglieri liberisti. È il momento di provare strade nuove.

mercatodelleidee@brunoleoni.it: che fare? Apriamo il mercato delle idee.

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37 Responses

  1. Stefano Viale

    Prepariamo un elenco di frasi fatte, ad effetto, pronte all’uso nelle discussioni con gli statolatri. Tipo: Il socialismo è bello fino a quando finiscono i soldi degli altri (signora Tacher?); Lo stato non è la soluzione, è il problema (Reagan) ecc.
    Lo statolatra socialista medio liquida qualsiasi articolato ragionamento o puntaule ricotruzione degli eventi che uno gli possa fare con frasi del tipo: non bisogna seguire la logica del profitto. Ecco, armiamoci di un repertorio di controfasi di pari livello: ti sembra più intelligente seguire la logica delle perdite?

  2. Secondo me,
    il primo falso mito da sfatare è quello che vede nel liberismo la causa di tutti i mali italiani, come si sente dire spesso. Quante volte abbiamo sentito in giro questa litania. In realtà, noi viviamo in un paese semi-socialista in cui lo stato sceglie e decide per tutti: richiede autorizzazioni, concede licenze, impone tasse esorbitanti, assume un numero indecente di dipendenti pubblici e addirittura sceglie il prezzo dei libri. Nel paese con la più alta pressione fiscale dell’universo, non dovrebbe risultare difficile convincere tante persone che il liberismo in Italia semplicemente non esiste e, proprio perché non esiste, tanto male non può fare. La presenza pervasiva dello stato non porta niente di buono (almeno in queste proporzioni). Vi linko un articolo che mi ha fatto molto riflettere: http://www.linkiesta.it/vicolo-cieco-italia-sembriamo-un-paese-socialista-dopo-la-caduta-del-muro

    Per fare un esempio: secondo molti (soprattutto a sinistra, ma anche a destra e penso a Lega e destra sociale) la pessima condizione giovanile in questo paese sarebbe figlia della deregolamentazione del mercato del lavoro. In realtà, i giovani pagano la iper-tutela concessa ai padri, che si scarica su di loro. E’ un fatto matematico. Se come si sente spesso, si vietassero tutti i contratti a tempo determinato, la disoccupazione passerebbe istantaneamente dal 8-10% al 30%, con la situazione giovanile ancora più grave di adesso. La protezione del posto di lavoro ha un costo per l’impresa e questo costo l’impresa lo scarica sui giovani. Il problema dei giovani precari è l’ingessatura del mercato del lavoro, non il contrario.

  3. Alberto

    Una idea piccola e semplice potrebbe essere quella di proporre, una volta al mese o una volta a settimana delle “pagine liberali”. Capitoli o pagine di grandi libri e di grandi pensatori che ognuno di noi pubblicherebbe su facebook o altri social network, diffondendo “il Verbo” tra gli amici.

  4. carlo grezio

    caro mingardi
    ho letto il suo post e credo che aderiro’ al mercato delle idee che propone.
    La cosa di cui non mi capacito – da tempo – è che dei genuini liberali e addirittura liberisti abbiano potuto anche solo per un secondo aver fiducia in berlusconi e lega.
    se eravate in buona fede, eravate contemporaneamente disinformati in modo desolante… se non eravate in buona fede…. si spiega meglio, ma è un pò più spiacevole.
    ma non conoscevate la storia imprenditoriale e personale precedente di berlusconi e le ideee assoltamente fasulle e improvvisate della lega su uno pseudofederalismo da operetta ?
    Negli ultimi giorni si tenta di accreditare l’idea che un gruppo di malfattori stia inquinando “ il grande albero berlusconiano “, altrimenti sano e rigoglioso.
    si vorrebbe credere, che comitati di affari di vario tipo, intrallazzatori e corruttori di ogni specie, si annidino nel partito di Berlusconi “malgrè-lui”.
    Sembra che la sempre consistente maggioranza silenziosa di italiani smemorati&disinformati, con grande stupore, lentamente sia sfiorata dal sospetto che forse non è casuale che un così gran numero di personaggi equivoci abbia gravitato e graviti intorno allo statista di arcore.
    Ma davvero ? Ma non sembra strano e statisticamente straordinario che, contemporaneamente, intorno gli si siano trovati pretoriani come Dell’Utri, Previti, Verdini, Scajola, Mills, Cosentino, Brancher Caliendo, Bertolaso,Carboni,Balducci, Tarantini, D’addario, ruby, papa, fede, mora, minetti, Pacifico, Acampora, Metta, Mangano o Frank Agrama, milanese, si potrebbe continuare per pagine e pagine e po passare dai malfattori agli incompetenti, dagli incompetenti agli imbecilli senza soluzione di continutà.
    B è il ritratto di oltre un decennio di vita italiana – governato per l’80 % del tempo da Berlusconi, con maggioranze mai viste prima – completamente buttato via e dilapidato nell’incapacità di fare alcuna politica che non fosse salvarlo dalle tante malefatte precedenti, del resto unico vero scopo della “discesa in politica” come spiegò tante volte il confalonieri…
    Nulla sapevano le anime belle della Lega dura e pura ( eppure Bossi nella seconda parte degli anni 90 qualcosa sembrava aver capito …), nulla sapevano gli onesti (ex) fascisti di Fini, che però volevano essere sdoganati, nulla di nulla i cattolici imbiancati di Casini e Cuffaro o il ridicolo giovanardi, ancora meno avevano capito i disinteressati ciellini di Formigoni , dob verzè e disastrosa curia cattolica, sicuramente antiliberale…
    che proprio di tutto questo malaffare non hanno mai avuto sentore.
    In questa assoluta ignoranza e a fin di bene, si sono tutti alleati con Berlusconi.
    Alcuni si sono anche venduti volentieri vista la grande generosità, la sua vera grande caratteristica : in realtà un gran numero di assolute nullità, incompetenti e riciclati vari che non vanno citati ma nemmeno dimenticati.
    Anche l’ultimo infaticabile salvatore dell’euro Tremonti subisce questo destino, tutto affaccendato com’e’ ad affossare, a colpi di tagli orizzontali, quella Riforma Federalista dello Stato che sospetta essere una colossale minchiata, mentre non dispone di alcuna base teorica e nemmeno empirica per definire una seria politica economica, industriale, o almeno fiscale.
    Perfino Galli della Loggia sembra aver appurato recentemente, che l’attuale destra italiana, lungi dal portare sulla scena qualcuno di decentemente presentabile, ( per volare bassi… un Aznar, una Merckel ) , sia soprattutto rappresentativa di ceti la cui ricchezza nasce da comportamenti “ asociali e antistatuali” … per dire che non pagano le tasse….
    E i liberali liberisti di chicago-blog si sorprendono ora ?
    Auguri da un vecchio liberale, imprenditore e manager negli ultimi trentanni.

  5. Gionata Pacor

    Ottima iniziativa per un progetto di lungo-lunghissimo periodo.
    Ma i mercati (quelli finanziari) reagiscono in poche ore, non hanno il tempo di aspettare la politica, figuriamoci i cambiamenti culturali…

    Le idee e le proposte di riforma ci sono già: le divulgate ogni giorno su questo blog e nelle iniziative dell’IBL.

    Personalmente ho costituito la ConfContribuenti, una delle associazioni che, come dice Mingardi stesso in questo intervento, sono pronte a marciare divise e colpire unite.

    Il problema è che bisogna fare presto. E per fare presto bisogna agire su quelli che sono in Parlamento adesso. Come diceva V. Mises, “i governi diventano liberali solo quando vi sono costretti dai cittadini”. Per pungolare il governo ho pubblicato questo intervento, per il momento su facebook:

    Queste persone nel 2008 sono state elette con il PDL. Le informazioni le abbiamo raccolte su internet, per cui se risulteranno inesatte ce ne scusiamo e siamo pronti a correggerle. Forse mancano degli altri libeali all’appello, magari quelli di altri partiti, e saremo lieti di aggiungerli alla lista.

    Questi dovrebbero essere i campioni del liberalismo. Abbiamo visto che i poche ore la corporazione degli avvocati è riuscita a bloccare la liberalizzazione dell’abolizione degli ordini professionali (anche ad opera di Roberto Cassinelli, “avvocato liberale” riportato nella lista sottostante). Non ci risulta che i liberali siano mai stati capaci di un’iniziativa simile, per bloccare un aumento di spesa pubblica o degli aumenti delle tasse. Nè che siano mai riusciti a fare una riforma.

    Saranno in grado, nei prossimi 20 mesi, di fare qualcosa di liberale? Se hanno intenzione di riformare il paese si diano da fare. Facciano le riforme in Parlamento, subito, minacciando di far cadare il governo come hanno fatto gli avvocati. Altrimenti si dimettano. Non servono a niente le belle parole, pronunciate o scritte sui giornali mentre l’Italia sprofonda nello statalismo, nel corporativismo e negli sprechi.

    Mentre loro parlano gli statalisti e i corporativisti agiscono. Se il paese è in queste condizioni la colpa è anche dei liberali, che non hanno fatto la loro parte.

    ALBERTI MARIA ELISABETTA CASELLATI (Ex PLI)
    AMATO PIETRO PAOLO (Ex PRI)
    ARMOSINO MARIA TERESA GIOVANNA (Ex PLI)
    CALDERISI GIUSEPPE (ex radicale)
    CASERO LUIGI (Ex PRI)
    CASSINELLI ROBERTO (Ex PLI)
    COSTA ENRICO (Ex PLI)
    CROSETTO GUIDO (Ex DC)
    D’ALI’ ANTONIO (FI – ex elettore PLI)
    DEL TENNO MAURIZIO (Circolo della libertà)
    DELLA VEDOVA BENEDETTO (Ex Radicale)
    DI CAGNO ABBRESCIA SIMEONE (Ex PRI)
    DI CATERINA MARCELLO (Circolo della liebrtà)
    DIVINA SERGIO (ex PLI)
    FLERES SALVATORE (ex PRI)
    FONTANA GREGORIO (ex PLI)
    FORMICHELLA NICOLA (Circoli Buongoverno)
    GALAN GIANCARLO (ex PLI)
    GAVA FABIO (ex PLI + ex DC)
    GHEDINI NICCOLO’ (ex PLI)
    LA MALFA GIORGIO (PRI)
    MALAN LUCIO (ex lega, ex elettore PRI-PLI)
    MARTINO ANTONIO (Ex PLI)
    MASSIDDA PIERGIORGIO (ex PRI)
    MILANATO LORENA (ex PLI)
    MOLES ROCCO GIUSEPPE (Ex PLI)
    MUSSO ENRICO (PLI)
    NICOLUCCI MASSIMO (Circoli della Libertà)
    NUCARA FRANCESCO (PRI)
    ORSINI ANDREA GIORGIO FELICE MARIA (ex PLI)
    PASTORE ANDREA (ex PLI)
    PESCANTE MARIO (ex PRI)
    PICHETTO FRATIN GILBERTO (ex PRI)
    PISCITELLI SALVATORE (Circoli della Libertà)
    POLIDORI CATIA (Confapi)
    RAVETTO LAURA (ex PLI)
    ROMANI PAOLO (ex PLI)
    ROSSO ROBERTO (ex DC con posizioni liberali)
    SCARPA BONAZZA BUORA PAOLO (ex PLI)
    TOTO DANIELE (imprenditore)
    VERDINI DENIS (ex PRI)
    VERSACE SANTO (imprenditore)

  6. Matteo Dellanoce

    La prima cosa da fare è DEFINIRE una volta per tutto cosa è liberale, cosa liberismo, cosa libertarismo. Dopo questa sana definizione che ci può vedere uniti sul piano valoriale ( le definizioni concettuali se non appartengono al marxismo mettono prima l’essere del fare) iniziamo a discutere sulle proposte per risolvere il problema.
    Ovverosia definiamo il problema andando alla sua essenza ( causa)! Se non si fa questo non si va da nessuna parte! Al massimo si crivono fiumi di parole!
    In sintesi:
    1) Definire chi è il liberale e contrapporlo a cosa è il resto. Vada per le citazioni che vanno da Rosmini a Hayek, Bastiat, Molinari, Mises ed anche il sano paleo libertarismo di Hoppe e c.
    2) Definire il problema: mettere in risalto le cause.
    3) Poste le possibili soluzioni, ma solo dopo la definizione delle cause ( quantitative e qualitative) scegliere quella politicamente più autentica, cioè quella che garantisce la maggior possibilità di tutela della libertà ( anche in termini paretiani).
    Matteo Dellanoce

  7. Stefano Andreoli

    Le suggestioni contenute in questo articolo e la voglia di mobilitare l’ambiente che gira intorno a Chicago Blog è quello di cui sentivo la mancanza! Bravi! Questa è la giusta direzione… Da parte mia non ho particolari idee da attuare. Se non questo spunto ovvio: cercare contatti con tutte le realtà affini allo spirito del blog (tea party italia, ex Pli ecc) e poi stabilire per metà autunno una serie di date nei capoluoghi di regione in cui attuare delle “costituenti liberali” per fare cosa però è difficile rispondere… secondo me un movimento trasversale ai partiti è possibile, e il momento è quello opportuno però io non son né un fante né tantomeno un generale…

  8. Lorenzo Torrisi

    Caro Mingardi,
    condivido la sua posizione: mai affidarsi a un leader o a un partito “salvifico”. Personalmente non mi attendevo grossi cambiamenti da questo governo, ma nemmeno i clamorosi passi indietro che ci sono stati. La verità è che i liberali sono minoranza, che la cultura dominante in Italia è lo statalismo, ma di quello puramente idelogico, come si è visto nel caso del referendum sull’acqua, per cui è passata l’idea che se non si andava a votare SI i privati avrebbero messo le grinfie su quel bene pubblico che è l’acqua solo per aumentare le tariffe e fare i soldi. Mai che questo ragionamento venga applicato pari pari alla macchina inefficiente dello Stato, che moltiplica inutili enti e poltrone che tutti noi paghiamo.
    Ma bando al facile populismo: il problema vero è che i liberisti sono merce rara e che qualcuno vorrebbe rinchiusa in manicomi, se non in carcere. E non sarà certo un nuovo governo, alternativo all’attuale a cambiare le cose. E’ inutile prendersi in giro.
    Non sono bravo a proporre idee, ma a farle circolare. Lode a questa iniziative se serve a non fare morire il “Verbo” e la speranza liberale…chissà mai che questo Paese cambi e per una volta in meglio.

  9. ILPROVINCIALE

    Il PROVINCIALE E’ UNO SPORCO STATALISTA…
    Prima domanda: posso sapere dove è stato dimostrato che ontologicamente un’impresa, una struttura organizzata, funziona meglio se il soggetto che ne è proprietario è privato invece che pubblico? Se l’esperienza italiana ha mostrato la dannosità dei cd carrozzoni di stato mi sembra vi siano anche esperienze positive (ENI ENEL ..tutte da buttare o da svendere a qualche liberale dei salotti buoni?). Se in Italia gestione pubblica è sinonimo di spreco e inefficenza forse non dipende dalla natura della prorpietà ma è necessario rivedere i criteri di nomina e di gestione.
    Seconda domanda:per dimostrare che non voglio affrontare un discorso puramente teorico preciso che ho parlato di esperienza italiana. L’esperienza francese in cui lo Stato mi sembra piuttosto presente è così negativa, inefficente? Funziona così poco il sistema Francia? Se mi si risponde è un sistema statale diverso allora forse dobbiamo cambiare sistema e non necessariamente credere fideisticamente (sì fideisticamente) alle virtù taumaturgiche del liberalismo (non è che i liberali lo sono sempre tranne quando si tocca il liberalismo?).
    Terza considerazione. Davvero si ritiene che c’è troppo Stato? Allora beccatevi ‘sta bestemmia: lo Stato si sta riducendo al minimo. Vediamo di fare un breve elenco di coloro che hanno reso lo Stato tradizionale sempre più impotente1)la comunità europea (erosione potere statale)2)i cd. MERCATI (avete visto come sono bravo scrivo la parola tutto in maiuscolo) che determinano la politica del governo;ormai la vera approvazione necessaria non è quella delle camere a cui il popolo delega la sovranità in termini legislativi (anche se mi trovo nel Chicago Blog posso usare il termine “popolo”..è più liberalmente corretto parlare di comunità di individui?) ma l’approvazione dei mercati (leggi finanza sovranazionale e attualmente deregolamentata) 3) federalismo o regionalismo. Ormai ogni decisione va contrattata con le diverse autonomie locali.. 4) per carità di patria e per paura di querele tralascio il potere interpratativo dellla magistratura in Italia..
    Infine parlaimo di crisi globale. E’ stata scatenata dallo Stato? Non è che per caso nasce da una finanza senza alcun controllo (allora il controllo ci vuole?) ma anche tralasciando le cause chi ha messo una pezza nel momento della crisi? Lo Stato..anche nella patria del liberalismo: negli Usa le case automobilistiche da chi sono state salvate? Da Marchionne? Insomma quando la mano invisibile fallisce ci deve pensare lo Stato? Ma non è che il motto profitti privati e perdite pubbliche non è uno slogan solo italiano? N.B. Ritorno di un’antipolitica (giustificata ma anche piuttosto becera); ritorno di un giustizialismo che nulla sa nè vuol sapere di quella che in numerosi istituti giuridici è l’anima di un ordinamento liberale ( e qui ci vuole); disinteresse alle malefatte di una classe impreditoriale intoccata e intoccabile dalle inchieste dei mezzi d’informazione; inizio di una campagna massmediatica circa l’inevitabilità di una nuova ondata di privatizzazioni (in realtà i pezzi che fanno gola non sono poi moltissimi). PIAZZA, MANETTE, IL PATRIMONIO DELLO STATO AI SOLITI NOTI…ECCO LA RICETTA LIBERISTA che presto verrà cucinata.. è un film già visto dopo tangentopoli…mi appello al pragmatismo e al realismo che i liberali dicono di avere..

  10. Michele

    Premetto che secondo me la nozione “liberale” nel nostro paese non è positiva e quindi non andrebbe usata perchè fa poco appeal. Fa invece molto più appeal la frase “taglio dei costi dello Stato”, sulla quale quasi tutti si trovano d’accordo.
    Se la situazione dovesse continuare ad andare male si potrebbe cercare di aggregare le imprese, gli imprenditori, tutti i lavoratori non dipendenti ad una forma di “disubbidienza civile” per pretendere dei tagli consistenti della spesa: quindi privatizzazioni, chiusura enti inutili, ecc. L’unica arma di ricatto è quella di non pagare tutti assieme le tasse o quantomeno di posticiparle tutti assieme. L’obiettivo ovviamente non è quello di non pagare le tasse, ma di costringere i governanti a tagliare la spesa. Siccome il pubblico di fatto è per tutti il bacino dei propri voti, se non costretti i nostri politici di qualsiasi schieramento non faranno mai nulla del genere. Se invece si creasse un Movimento ampio, di centinaia di migliaia di soggetti che si impegna a non versare ad esempio l’IVA per 6 mesi se non vengono fatte delle riforme specifiche (indicate a priori), e se a questo Movimento venisse dato un adeguato spazio sui media, credo che per i nostri politici sarebbe molto difficile tirarsi indietro.Io ricordo sempre un detto che sostiene che “in Francia le rivoluzioni non si sono mai fatte bussando la porta, ma buttandole giù a spallate”. Credo che l’ora di bussare alla porta gentilmente sia finita da un pezzo.

  11. Gionata Pacor

    IL PROVINCIALE:
    Prima domanda: i monopoli di Stato fanno utili: anche le imprese statali vincono se corrono da sole.
    Seconda domanda: si, il sistema francese (ma anche quello tedesco) funzionano male. Possono essere un modello solo per uno statalista coe te.
    Terza domanda: se lo Stato con una tassazione del PIL emerso oltre il 50% è “ridotto al minimo”, allora Cicciolina è vergine. Il fatto che lo Stato debba concordare le forme di oppressione con le burocrazie dell’Unione (che di fatto spinge verso un’armonizzazione verso l’alto dell’oppressione) non significa che ci sia meno oppressione. Il fatto che i mercati giudichino la stabilità economica di uno stato oppressore non vuol dire che lo Stato non sia oppressore. Il fatto che le regioni vogliano la loro fetta di tasse non vuol dire che lo Stato non sia oppressore. Il fatto che i giudici abbiano potere di limitare la politica e siano un potere pubblico che quasi mai difende i cittadini dagli abusi dello Stato non vuol dire che lo Stato non sia oppressore.
    Infine la crisi: è una crisi nata dallo Stato americane, che ha obbligato le banche americane a concedere ingenti crediti anche a chi non li poteva pagare (politiche sulla casa di Clinton e poi di Bush figlio). Questo ha portato prima alla bolla immobiliare e poi alla crisi subprime. Gli Stati stanno cercando di metterci delle pezze, ma una crisi tira l’altra: i salvataggi delle banche hanno portato le crisi dei bilanci degli Stati più fragili, il tentativo di salvare gli Stati fragili mette in difficoltà gli Stati più grandi, tanto che si scommette su “chi sarà il prossimo?”.
    Quanto alla ricetta liberista, non hai capito niente. Se andrà come dici tu (piazza, manette, il patrimonio dello Stato ai soliti noti) saranno gli amici di chi ha il potere nello Stato a spartirsi quello che ci sarà da spartirsi. Visto che lo Stato è statalista avranno molto da spartirsi. Se lo Stato fosse liberale, avrebbero poco o niente da spartirsi. Quindi, ancora una volta, il problema è lo statalismo.

  12. Roberto 51

    Caro Alberto,
    lei cita il buon vecchio Vladimir Ilyich Ulyanov con il suo “Что делать?”!
    E’ un caso? Non credo.
    Comunismo e liberismo sono ideologie, che interpretano la realtà secondo schemi precostituiti, trascurandone per forza molti aspetti.
    Detto questo, convengo che in questo momento il nostro paese sia carente sia di libertà che di giustizia sociale, probabilmente le due cose sono pure collegate.
    Del resto l’ultimo che ha tentato qualche timida liberalizzazione è stato un ex-comunista, sarà anche questo un caso?

  13. erasmo67

    In Italia abbiamo molto stato dove non serve e poco dove serve.
    Spendiamo vagonni di denaro pubblico per impiegati fuzionari e politici comunali, provinciali, regionali, statali europei che sono quando va bene un pessimo amortizzatore sociale quando va male una vera malversazione.
    Abbiamo poco stato ovvero poche risorse laddove invece sarebbe bene che lo stato e solo lo stato fosse forte ed efficiente
    -Forze dell’ordine
    -Magistratura
    -Sanità
    -Scuola
    -Infrastrutture portanti e strategiche.

    Il liberista deve essere una persona equilibrata e razionale, non possiamo avere Ultras del Liberismo, il liberismo può essere un’impostazione economica, un’orientamento filisofico, non può essere una ideologia.
    Il liberista deve essere pragmatico non idealista. Il liberista vuole far funzionare bene il suo paese, non dimostrare di essere portatore di una verità.

    Ma soprattutto il liberista per essere credibile deve essere profondamente ed intrinsecamente onesto.

    E qui, ovunque ed in Italia in particolare , casca l’asino ed anche il liberista.

  14. ILPROVINCIALE

    @Gionata Pacor
    Primo punto: non mi sembra mi abbia risposto (chiedevo dove sta scritto che se il proprietario è un privato è cosa buona e giusta e la gestione solo per questo è efficente mentre se il proprietario è lo Stato la gestione, solo per la natura della proprietà, è inefficente)
    Secondo punto: che il sistema tedesco funzioni male è una novità (così come il sistema francese soprattutto in detemrinati settori dove il peso e l’appoggio del sistema contano). Negli USA (patria del liberismo) corrono il rischio default se non si raggiungerà un accordo entro il 2 Agosto (l’accordo ci sarà ma il debito pubblico USA è un problema..spero sarà d’accordo anche lei)..in Germania la situazione mi sembra diversa ma sarà la visione di uno statalista ( a proposito considerando i toni della sua risposta ho l’impressione che non abbia compreso la natura anche sanamente provocatoria del mio intervento).
    Terzo Punto. Non riesco a condividere la sua opinione per cui la crisi, la bolla immobiliare, la creazione di nuovi e sempre più incomprensibili titoli tossici (la banca non assume più il rischio ma lo diffonde a terzi), la diffusione sul mercato dei suddeti titoli, la distrazione compiacente delle agenzie di rating, le autorità di controllo distratte etc etc..siano causa dello Stato che ha “obbligato le banche”. Dalle mie parti appare sempre più evidente che sono le banche che obbligano gli Stati e non viceversa..La ringrazio comunque della risposta e per avermi dato la possibilità di conoscere il suo punto di vista. Mi permetto solo una considerazione finale..e la traggo da quanto ha scritto “erasmo67″ ..”Il liberista deve essere una persona equilibrata e razionale, non possiamo avere Ultras del Liberismo, il liberismo può essere un’impostazione economica, un’orientamento filisofico, non può essere una ideologia.
    Il liberista deve essere pragmatico non idealista. Il liberista vuole far funzionare bene il suo paese, non dimostrare di essere portatore di una verità.”..ecco mi aspettavo da un cultore del liberalismo minor foga da pasdaran ed una maggiore cura per la sempre consigliabile pratica del beneficio del dubbio..saluti

  15. marcinkus

    Mingardi,
    personalmente vedo 2 ordini di problemi principali:
    i) l’estrema ignoranza economica dei cittadini;
    ii) l’interesse politico ad intermediare quanta più spesa pubblica possibile.
    Mentre su i) c’è poco da fare, su ii) si possono fare alcune considerazioni.
    La struttura politico-istituzionale italiana è infulcrata sull’intermediazione della spesa pubblica. La “classe politica” guadagna in 2 modi da questo sistema: in fee di mediazione (chiamiamola corruzione o come volete) e in clientelismo. La leva su cui agire è cercare di mandare in corto circuito questo sistema. I politici non hanno alcun interesse a limitare il proprio raggio d’azione, anche in situazioni di collasso strutturale. Piuttosto, ed è questa la chiara strategia attuale, si è scelto di vaporizzare la classe media. Poi si vedrà.
    Nessun organo parassita sopravvive alla morte del corpo ospitante, il punto è evitare che il corpo muoia e sradicare il parassita (e le sue conseguenze, come la delirante giurisprudenza italiota).
    Non ho una risposta su come perseguire questo obiettivo. Potrebbe essere utile iniziare ad agglomerare una massa sub-critica, “federando” siti/blog come NfA, Phastidio, etc… che iniziano ad avere una certa visibilità, come Chicago-Blog e Bruno Leoni. Indi, mediante i propri network personali, iniziare a portare dentro un po’ di persone in grado di essere attivi, come i professionisti della finanza e di aziende industriali (cherry picking di personalità). E’ un processo lento, subottimale, faticoso.
    Milano potrebbe essere un laboratorio interessante, in quanto concentra più di altre località queste competenze. Costruire una lobby intellettuale (orribile espressione, chiedo venia) che faccia pressione localmente può essere un inizio. Se qualcosa si muove a livello locale, altri seguiranno l’esempio e l’effetto cascata potrebbe anche diventare realtà generando un'”opinione forte” e acquistando visibilità. Contemporaneamente, bisogna fare fund raising per sostenere l’attività.
    Poi, in un secondo momento, bisognerà organizzare questa *cosa* per renderla politicamente efficace e in grado di incidere a livello esecutivo.

  16. Io credo che una strategia liberale non può né deve prefiggersi di far diventare tutti (o la maggioranza delle persone) liberali ma di permettere a tutti di effettuare libere scelte. In sostanza l’obiettivo strategico sarebbe quello di convincere che l’aspetto basilare della libertà consiste nel poter professare le proprie convinzioni senza imporle ad altri attraverso il meccanismo della maggioranza. Questo vuol dire prospettare l’idea di comunità volontarie a-territoriali che possono prendere liberamente decisioni che vincolano solo i loro membri (quindi superamento dello stato a sovranità territoriale). Questo è fattibile per quasi tutte le realtà della nostra esistenza (istruzione, salute, amministrazione della giustizia, assicurazioni, elettricità, telefoni, ecc. ecc.). Per quanto riguarda la circolazione stradale tutti seguono le regole del codice internazionale della strada. Questa è una idea che ha una lunga storia alle spalle (si veda il testo di Paul Emile de Puydt) e che mi sembra estremamente liberale anche se la parola liberale non compare mai. In sostanza, per uscire dal disastro in cui ci troviamo, non abbiamo bisogno di ideologie da diffondere ma di metodologie da praticare.

  17. Far conoscere e appoggiare il Movimento Libertario che si sbatte da diverso tempo proprio per questo, mi pare utile. Appoggiare la nostra battaglia (ormai praticamente persa senza alcun motivo) per l’abolizione del sostituto d’imposta.
    Per diffondere le idee liberali, dvd con film liberali cult : 1986, La fonte meravigliosa, V per Vendetta..

    In tutta questa battaglia però non dimenticatevi mai che se volete lottare per le libertà, la prima e più importante è quella economica. Sennò diventate come i radicali.

  18. carlo grezio

    Mi era sfuggita la chicca sui tea-party :
    cioè da Berlusconi a Sarah Palin…
    complimenti, vedo già un notevole progresso intellettuale .
    bah .

  19. albaz

    Il Tea Party in Italia esiste già da almeno vent’anni, il suo nome è Lega Lombarda -Lega Nord!! Inutile fare smorfie, l’Italia non poteva produrre, in questo senso, di meglio, per cui se proprio non li votate, fate almeno il tifo per loro!!!

  20. stefano tagliavini

    Stavo pensando al dopo Sarah Palin e al dopo Berlusconi l’uomo del nuovo miracolo italiano, di miracoli ne ha fatti diversi su questo niente da dire, peccato che siano stati solo per le sue tasche e molti gli abbiano creduto e nonnostante tutto gli credano ancora Avanti il prossimo!

  21. armadillo

    PER PROVINCIALE:

    Punto uno: il problema credo non stia nel ritenere per forza sempre migliore una gestione privata piuttosto che statale. Il punto sta nel creare le condizioni perchè si sviluppi un mercato autenticamente concorrenziale. Se il pubblico corre ad armi pari e dimostra nei fatti di saper gestire in modo efficente ben venga. Il problema del caso Italiano è che il nostro sistema economico è ancora avvolto dalla rete corporativista di mussoliniana memoria. Liberismo è antitesi di statalismo, non significa per forza gestione privata meglio della pubblica. Personalmente credo che sia preferibile che il pubblico si occupi del controllo più che della gestione più che altro perchè nei fatti sono più i casi di sperpero piuttosto che di soddisfazione, almeno nell’esperienza italica. Il punto centrale sta nel criterio di selezione delle opportunità, che dovrebbe essere liberale, piuttosto che nella fede ceca nella superiorità di una forma su di un altra.
    Secondo: i sistemi franco-tedeschi non sono esempi perfetti. Infatti il problema del deficit sistematico dello stato non gli è sconosciuto. Stanno meglio di noi? Si e no. Il fatto è che fare dei paralleli è fuorviante: le risorse, l’educazione economica e sociale degli stessi cittadini, ci sono molte variabili. Sintesi: non è questione di individuare il modello perfetto e copiare. Il punto è pensare ad un sistema che non si autolimiti per mancanza di opportunità. Se il nostro modello fino ad oggi è stato di stampo statalista (credo che su questo si possa convenire) non è forse il caso di imboccare nuove vie per competere più efficacemente con i modelli, anche para-statalisti, con cui ci confrontiamo?
    Terzo: la controprova della presenza soffocante dello stato sta nella casta. La casta si alimenta grazie al controllo di risorse con le quali può distribuire le prebende che permettono al sistema di autoalimentarsi deprimendo le risorse e azzerando le opportunità. credere nello stato buon padre di famiglia che si occupa di gestire la cosa pubblica con equità e moralità per il bene dell’umanità è ingenuo. Scardinare il potere economico dello stato per scardinare la casta. E’ chiaro che su alcune materie come difesa,energia ecc. lo stato debba mantenere un interesse preminente per la natura “pubblica” di determinati beni e servizi. Ma la gestione venga lasciata non semplicemente al privato ma alla libera competizione fra i corpi sociali e gli agenti economici.
    La crisi globale: è difficile pensare che ci sia un solo colpevole a meno di non essere dei pasdaran, come dice lei. allo stesso tempo però mi chiedo e le chiedo una riflessione. Libertà economica significa progresso e redistribuzione del reddito: non fosse così allora si vada a rivedere la redistribuzione del reddito in Inghilterra nella seconda metà dell’800 o il successivo periodo di belle Epoque. La stessa crisi del ’29 viene spesso accostata indebitamente ad una crisi del liberismo, quando fu il prodotto di politiche economiche sbagliate che cercarono di sfruttare “indebitamente” il prodotto positivo del libero mercato. Quello di cui si discute non è la perfezione del modello liberista: semplicemente, come ci ricorda Mingardi, si tratta di garantire il fluire della libertà. Lei parla di banche , multinazionali e via dicendo. tenga presente che il monopolio è l’opposto della concorrenza perfetta. Per cui l’idea che il liberismo si ponga come alleato di gruppi di potere che come lo stato statalista, non garantiscono la concorrenza è un paradosso. Le connivenze che ha sottolineato che in molti casi sono eclatanti, derivano, a mio parere, proprio dall’eccessiva esposizione dello stato e dei suoi organi rappresentativi alle dinamiche di gestione diretta, o partecipata, dell’azione economica. In questo modo abdica dal ruolo di controllore e diventa agente, rinunciando a garantire la libertà del mercato ma piuttosto deformandolo per i propri scopi. In questo contesto lo stato non è portatore di interessi comuni, o pubblici se preferisce, ma diventa un soggetto individuale e ancor più individualista del semplice soggetto privato.
    spero di aver espresso con chiarezza il mio pensiero. saluti.

  22. Gionata Pacor

    Caro provinciale, chiedi dove sta scritto che il privato è più efficiente del pubblico? Nella mia prossima riga:
    “il privato è più efficiente del pubblico”.
    Contento ora? Ti ho fatto vedere dove sta scritto.
    Sul secondo punto: gli USA devono modificare la costituzione (cosa diversa dal default) perché… sono troppo statalisti! Gli stati non sono liberali o statalisti per le etichette che gli affibbiamo: parlano i conti pubblici. Gli USA spendono troppo, e, soprattutto, troppo più di quello che tassano. Ovviamente la soluzione sta nello spendere meno e non nell’alzare le tasse.
    I liberisti non possono essere moderati. Possono essere pragmatici ed accettare che si vada gradualmente verso maggiori libertà. Ma se uno ti soffoca (come lo Stato soffoca le economie) e ti manca l’aria, inizi a dibatterti e a menar fendenti.

  23. romain

    libertyfighter si batte per l’abolizione del sostituto d’imposta, ma dice che sa che è una battaglia persa: ma le battaglie liberali-liberiste sono state tutte
    finora battaglie perse, ma non per questo…. (se si abolisce il sostituto di imposta si abolisce anche l’obbligo dell’imprenditore di trattenere le quote sindacali…vi pare niente?); —occorre diffondere anche la conoscenza della cosidetta “curva di Laffer” di reaganiana memoria, che dimostra grosso modo che meno imposte si pagano più aumenta il gettito fiscale;—eppure esistono case editrici liberali (piccole, ovviamente, e nate in piccoli centri) che andrebbero sostenute, come Rubbettino e liberilibri e Lindau e Ares;—l’On.Martino (e l’On.Moles) non mi sembra che abbiano tradito l’idea liberale-liberista: basta scuoterli un po’ dal loro torpore dovuto all’ingiusta attuale emarginazione e qualcosa potranno dare;—proposta (provocatoria) sarebbe proporre il grande liberale-liberista Prof. Sergio Ricossa allo scranno di Senatore a vita o addirittura al premio Nobel per l’economia….

  24. André

    Se posso fare una battutaccia – più che “mercato delle idee”, visto che non mi è parso di intravedere alcuna remunerazione per i fornitori, direi che qui si vuole realizzare una “colletta delle idee”, o magari una “elemosina delle idee” (e qui il batterista dà un paio di colpi)

  25. mario unnia

    Mingardi, tu che sai, vuoi spiegare a Carlo Grezio che cosa è il movimento tea party (credo che il buon Carlo abbia idee confuse), e ad Albaz che tea party e Lega sono proposte politiche assai diverse? Se lo fai, ambedue ti saranno grati.

  26. carlo grezio

    caro mario,
    non ti preoccupare per la mia informazione : riconosco una minchiata da come suona : sento rimbombare un lega nord da un lato , un berluscaz dall’altro ed un teaparty in mezzo…
    no grazie, evitiamo di perdere tempo.

  27. Ringrazio per i commenti utili e stimolanti. Ricordo soltanto che lo scopo del “mercato delle idee” (che dal punto di vista di Chicago blog è proprio una “colletta”, se non fosse che le proposte raccolte saranno rigirate a voi tutti, quindi dovranno incrociare una domanda e diventare un “mercato”) vuole essere eminentemente pratico: idee per fare passare idee, se perdonate il bisticcio. E, nello specifico, idee che possano vedere un coinvolgimento diretto di ciascuno: non grandi piani per cambiare il volto del mondo.
    Cominceremo nei prossimi giorni a pubblicare le prime pervenute.
    Brevissimamente sullo scambio fra Unnia e Grezio. Sarah Palin è una personalità che piace a molti aderenti ai Tea Party americani, non ci piove, ma è una signora che scrive libri e va in tv, non un leader di questo movimento. Che ha la straordinaria caratteristica di essere cresciuto completamente “dal basso” e di avere forme di coordinamento a maglie larghissime, facenti capo a una pluralità di associazioni su scala nazionale, nessuna delle quali gioca un ruolo egemone. Gli aderenti ai Tea Party sono senz’altro persone semplici, non raffinati studiosi della politica. E, come in ogni movimento di massa, c’è una buona quota di matti. Nondimeno, l’eccezionalità di questo movimento risiede nel suo essere completamente e rigorosamente (e caoticamente) bottom up e, assieme, nel fatto che riunisce persone che chiedono un vigoroso taglio alla spesa pubblica. Tema sul quale è tradizionalmente pressoché impossibile aggregare consenso. Hanno dei limiti? Senz’altro, ma credo che per chiunque si occupi di politica rappresentino un modello interessante: come del resto lo era la campagna che ha portato alla nomination un outsider del Partito Democratico come Obama. Certo, sono l’una e l’altra eccezionalità rese possibili dal sistema elettorale Usa, che consente la contendibilità dei partiti politici. Ma questo discorso ci porterebbe lontano…

  28. eugenio

    Abolizione delle trattenute automatiche ai sindacati e semplificazione della burocrazia in materia fiscale,autocertificazioni,autocertificazioni,autocertificazioni,senza l’obbligo di rivogersi ai Caaf

  29. ILPROVINCIALE

    per Armadillo
    Ho letto con estrema attenzione il suo intervento. Ne condivido anche gran parte. Il mio intervento iniziale era teso anche, se vuole anche soprattutto, ad evidenziare il rischio ( senza dubbio in modo anche provocatorio) che anche coloro che si dicono sostenitori del pensiero liberale possano diventare dogmatici o che nella rincorsa al modello perfetto (che porterà felicità e progresso a tutti) non si rendano conto di determinate storture o della realtà con cui ci si deve confrontare o, infine, a ritenere dogmaticamente lo Stato come IL NEMICO (mi sembra esagerato). Lascio alla sua valutazione se la mia impressione o il mio timore fossero infondati. La ringrazio e La Saluto.
    per Gionata Pacor
    ero sicuro che alla fine avremmo trovato un punto d’incontro: dal tenore delle sue risposte è altamente probabile che inizi a mancarle l’ossigeno. saluti

  30. @ Il Provinciale: non mi sembra proprio mancanza di ossigeno. Ormai anche parte rilevante del mainstream economico tende ad ammettere che la crisi è stata e continua a essere un gigantesco fallimento dello stato e della sua politica in particolare monetaria. Tassi di interesse estremamente bassi e abbondante liquidità hanno innescato una bolla di dimensioni colossali che ora va liquidata. I falsi segnali inviati per lungo tempo tramite la fissazione d’imperio dei prezzi (nel caso del tasso di interesse) hanno indotto errori giganteschi nell’allocazione delle risorse.
    Quanto poi al liberismo di un paese in cui lo stato controlla oltre il 50% della ricchezza del paese attraverso una spesa senza limite e una tassazione di confisca e il rimanente 50% mediante una regolamentazione sovietica….forse sarebbe meglio chiamarlo per quello che è: socialismo

  31. ILPROVINCIALE

    @Gianni Elia
    Gentile Gianni Elia, nella risposta ad Armadillo spero di aver chiarito qual’era uno dei miei principali intenti quando ho inserito il mio primo commento. Ribadisco che credo fermamente che nel dna di un liberale vi debba essere sempre la curiosità per il pensiero altrui e la prontezza di mettere sempre in discussione il proprio senza mai avere la certezza di possedere la Verità. Nel caso contrario si rischierebbe di adottare un atteggiamento illiberale affermando la giustezza delle tesi liberiste: sarebbe un bel paradosso e, spero converrà con me, aprirebbe il fianco ad una critica strutturale al pensiero che si esprime. Per quel che riguarda la situazione italiana convengo circa la necessità di riforme liberali ma mi permetto di ricordare che troppo spesso, grazie ad un sistema di informazione “catturato” da determinati milieu economico-finanziari, con la scusa delle riforme liberali si svendono patrimoni a favore di pochi noti, si vorrebbe, di fatto, sostituire il monopolio pubblico con quello privato. Credo anche che stiamo per assistere a fenomeni di questo tipo considerando il clima che si sta creando.. Aggiungo che credo che considerare lo Stato il NEMICO può essere consolante ed è sicuramente un modo facile per ragionare su una situazione ben più complessa. Vuole vedere un modo per scatenare le ulteriori ira di qualche amico del Chicago Blog? Parliamo di critiche al sindacato. Ce ne sono tutti i motivi ma ritengo, ad esempio, che ancora rappresenti l’istituto che consenta di ridurre, in parte, la diversa posizione di forza tra datore di lavoro e lavoratori. Un’organizzazione la cui adesione deve essere spontanea, volontaria e che abbia come fine la tutela di determinati interessi (quelli dei lavoratori) e dunque consapevolmente deve influenzare le dinamiche di mercato. E ora vai con gli insulti..spero di no..si è o no liberali. Altra cosa sono le distorsioni dell’agire sindacale , la necessità di profondi cambiamenti. Una cosa è la teoria, un conto è la pratica: vale per il liberismo, varrà anche per il fenomeno sindacale, per le esigenze redistributive e così via..?
    Sulla crisi dello stato, sulla perdita di sovranità, sull’evoluzione della governance mondiale/continentale, sullo Stato preso in mezzo da un lato dal fenomeno della globalizzazione e dall’altro dal ritorno alla piccola patria e a dinamiche federaliste e localiste vi sono in ballo da anni innumerevoli dibattiti. Così come sul reale potere dello stato nazionale dinanzi a determinati fenomeni finanziari sovranazionali. Poi ognuno la pensi come vuole per carità ma il dibattito non è campato per aria.
    Infine sulla crisi. Insomma anche questa crisi è colpa dello Stato. Quando si mettono troppe regole è colpa dello Stato, quando se ne mettono troppo poche la colpa è dello Stato perchè non ha svolto la suna unica funzione quelle di controllo di una competizione corretta. Non rischia di essere un modo per non mettere le proprie tesi al vaglio di una critica severa? (Mi chiedo e chiedo).
    Il fatto che gran parte della finanza e dei prodotti finanziari sia completamente deregolamentato, che esistano istituti too big to fail, che alla fine quando le cose si mettono male..ma male davvero.. anche i banchieri vanno a bussare alle porte del nemico (lo Stato) tutto questo non fa sorgere alcun dubbio..io qualche dubbio ce l’ho..insieme a me (si parva licet ..scusate il latino..lo so che in un blog come questo è meglio parlare a stelle e strisce..ma io sono già sospettato di simpatie statali e così non faccio che peggiorare la situazione)..insieme a me dicevo numerosi economisti..tutti statalisti? tutti socialisti? Ed infine, Gentile Gianni Elia, Le chiedo avere dubbi è da liberali o da statalisti? La ringrazio per avermi esposto il Suo pensiero e La saluto. p.s. Chiedo scusa ad Alberto Mingardi..sono consapevole che i commenti in cui ci stamo avvitando c’entrano poco con il fine del suo articolo ..

  32. ALESSIO DI MICHELE

    Vorrei evidenziare un piccolo errore procedurale: vedere gl’ italiani come una massa di vittime dello statalismo; questi alacri nanetti di Biancaneve, che prima di coricarsi leggono Mises ed Hayek in versione originale, conculcati da un mandarinato gerontocratico. Ed allora come si spiegano i famigerati risultati dei referendum ? In realtà l’ antiliberismo è nel nostro DNA, ed è da lì che va estirpato. Credo opportuno risalire al massimo elaboratore, più antico e più ricco di seguito, di statalismo e di modelli culturali oggi presente in Italia: il Vaticano. Certo, si andrebbero a toccare sensibilità molto profonde, che riguardano l’ ancestrale rapporto con la trascendenza e con la paura della morte. Ed allora cominciare piano piano: pubblicizzando continuamente solo quanto ci costa la Chiesa cattolica, e cosa potremmo fare coi soldi che le regaliamo. Far vedere che, semplicemente, è un lusso che è ingiusto perpetrare e che non possiamo permetterci. Forse, in solo 10 generazioni potremmo mettere il clero in condizioni d non nuocere.

  33. CLAUDIO DI CROCE

    @carlo grezio
    Dopo aver elencato tutte le malefatte di Berlusconi avrebbe la compiacenza di spiegare al popolo bue che ha votato Berlusconi quale è l’alternativa ? Vendola,Santoro Pisapia,Fo, Di Pietro,Grillo, De Magistris, Diliberto, Flores D’Arcais, qualche PM a sua scelta o l’ex fascista diventato democratico dopo che ha mollato Berlusconi – mi riferisco al compagno della sorella di Tulliani -magari Marrazzo, Penati , Greganti o magari i campioni del caro e vecchio comunismo mai rinnegato come Bersani, D’Alema,Veltroni e decine di migliaia di altri che hanno come riferimento un giovanotto ex (?) comunista di 87 anni da sessantanni in politica che ha fatto il parlamentare per decenni, ed anche il presidente di una camera, il ministro più volte e adesso occupa una altissima carica che non posso nominare se no mi arrestano per vilipendio , e che predica il largo ai giovani e tuona contro la politica e i suoi costi ( per carità di patria non ricordo il modesto costo della sua carica ) O infine il ritorno del caro ex Presidente dell’IRI , anche lui in politica da decenni che , dopo la caduta del suo ultimo governo – onesto, capace, integerrimo – per almeno un anno i suoi compagni non volevano neanche nominare, come se non solo non esistesse ma che non fosse mai esistito . Alla domanda rispondevano : Prodi ? Chi ? mai sentito .
    Aspetto risposte e non slogan cioè una risposta degna di un manager , imprenditore e non di un attivista di partito , magari con qualche carica locale .

  34. ALESSIO DI MICHELE

    Beh, anche se in calo, anche se intruppati e castrati dal pd da una parte e dal pdl dall’ altra, anche se hanno proposto dal loro sito libertà di coscienza sul referendum dell’ acqua e su quello dei servizi pubblici, ci sono I RADICALI che, nello squallore italiano, potrebbero comunque mettersi a venderne, di liberismo.

  35. michele

    non so quanto possa essere considerata liberista, ma una possibile idea per pagare meno tasse è introdurre l’unica vera leva per farle pagare a tutti: far diventare conveniente avere lo scontrino fiscale, e non il contrario.

    la proposta, molto semplice e temo neanche così originale, è di introdurre possibilità di scaricare dalle tasse a avere rimborsi su tutte le spese quotidiane, anche le più banali, dalla frutta e verdura al caffè.

    farsi fare lo scontrino deve essere conveniente, non il contrario

  36. Andrea

    Perchè non provate a riscrivere THE ROAD TO SERFDOM in versione aggiornata ai nostri tempi ed ai nostri italici luoghi? In modo da renderla facilmente ed immediatamente comprensibile a tutti senza che i più debbano fare estrapolazioni cui non sono più abituati dal mainstream socialista. Si tratterebbe, poi, di darle la massima diffusione con il low cost di qualità: massima efficienza al minimo costo. Probabilmente diventerebbe un testo molto popolare.

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