Gnl Porto Empedocle. L’Italia del gas fa un passo avanti

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Il rigassificatore di Porto Empedocle si farà. Il Consiglio di stato ha accolto i ricorsi dell’Enel (attraverso la società Nuove Energie, di cui Viale Regina Margherita detiene il 90 per cento) e del comune di Porto Empedocle, affiancati da Confindustria Sicilia, contro la decisione del Tar Lazio di quasi cancellare la valutazione d’impatto ambientale (via) per il rigassificatore in seguito a un ricorso del comune di Agrigento. Della decisione del Tar Lazio ci eravamo occupati qui, con Luciano Lavecchia. Quella di oggi è, finalmente, una buona notizia.

Il comune di Agrigento (che non è territorialmente interessato dal rigassificatore), col supporto di varie associazioni più o meno ambientaliste, si era opposto alla realizzazione di un rigassificatore da 8 miliardi di metri cubi, la cui realizzazione è prevista nel comune di Porto Empedocle (favorevole all’opera) e che, tra le opere compensative, prevede la completa riqualificazione del porto della città siciliana. Un investimento dell’ordine di 800 milioni di euro che consentirà di attrarre gas liquefatto, probabilmente proveniente dalla Nigeria (con Luciano abbiamo brevemente ricostruito la storia paradossale di quel gas, coperto da un contratto siglato ai tempi dell’impianto, abortito, di Monfalcone e successivamente swappato con Gaz de France con annesse penali che tuttora i consumatori elettrici italiani pagano in bolletta sotto forma di stranded cost).

La vicenda è davvero surreale. Non c’è alcun argomento razionale, infatti, per cui un comune privo di collegamento territoriale col rigassificatore, privo di ricadute negative derivanti dalla sua realizzazione, e privo pertanto di compensazioni, abbia deciso di mettersi alla guida di una eterogenea coalizione di soggetti – da Legambiente all’Arci – determinati a impedire la realizzazione dell’investimento. Le motivazioni della decisione non sono ancora note, poiché al momento ne è stato pubblicato solo il dispositivo. Il fatto è, semplicemente, che l’intervento a gamba tesa del Tar contro una Via condotta, per una volta, con tutti i crismi, era assolutamente incomprensibile, al punto da essere citato, in un puntuto editoriale di Carmine Fotina e Jacopo Giliberto sul Sole 24 Ore di qualche settimana fa, come uno degli esempi più clamorosi di un paese che respinge gli investimenti e, con essi, le prospettive di crescita. Opposizione, quella al rigassificatore, ancora più incomprensibile in una regione come la Sicilia e in un momento come l’attuale: dire no all’impianto avrebbe significato dire no a un’opportunità forse unica di rilancio industriale, di creazione (parte transitoria parte permanente) di opportunità occupazionali, di generazione di infinite esternalità positive. Non è solo retorico, il commento dell’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, secondo cui

Il rigassificatore che realizzeremo a Porto Empedocle è fondamentale per la diversificazione degli approvvigionamenti del Paese, strategico per l’ integrazione verticale dell’ Enel nella filiera del gas naturale e di grande stimolo per lo sviluppo dell’ economia siciliana.

La realizzazione del rigassificatore è importante anche per un’altra ragione. Come già ha dimostrato l’impianto di Rovigo, nella sua quotidiana operatività, un rigassificatore, date le condizioni dell’approvvigionamento di metano del nostro paese, rappresenta ben più di un’infrastruttura strategica: è un’opera pivotale per mettere il paese in sicurezza contro i possibili shock esterni derivanti da una dipendenza eccessiva da mezzi di trasporto come i tubi che sono rigidi per ragioni fisiche e per ragioni contrattuali. Ogni rigassificatore è in più è un piccolo colpetto al monopolio: perché implica che nuovo gas si riverserà sul mercato, perché collega il nostro paese a nuovi paesi fornitori (a Rovigo hanno scaricato navi provenienti dal Qatar, dall’Egitto, dal Nordeuropa e persino dal Pacifico), perché produce sicurezza per il paese e opportunità per i consumatori, perché non può non generare più concorrenza e perché, in prospettiva, l’aumento dell’offerta renderà sempre meno credibili gli argomenti scanditi con monotona arroganza dal monopolista a difesa di sé e dei suoi privilegi.

Più infrastrutture abbiamo, più esse sono gestite da soggetti diversi dall’incumbent, più ci collegano a paesi che in passato non erano nostri fornitori, e più sottile si farà il pavimento lobbistico su cui passeggia il monopolista. Ciò che è bene per il mercato, è bene per il paese.

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