19
Lug
2011

Il rischio Italia, la colpa della politica e chi ci guadagna

Dal prossimo numero di Panorama Economy

Domanda delle mille pistole, per alcuni. Dei mille “pistola”, alla milanese, per altri. Ma qualcuno ci crede davvero, all’ipotesi concreta di un default italiano? La mia risposta è secca: no. Con un ma e tanti puntini che seguono, e che ai miei occhi spiegano quel che sta avvenendo sui mercati. Un’ultima premessa: non sono un complottista, derido ed esecro chi descrive i mercati come un cieco strumento nelle mani di cupole di gnomi irresponsabili dediti solo al greed, e a mettere nel mirino oggi un Paese domani una corporation ordendo oscure trame di potere. I mercati sono “fatti” letteralmente dalla scelta quotidiana di milioni di operatori, ed effettivamente seguono la logica del bandwagoning, ma si comportano così  laddove intravvedano delle concrete finestre di opportunità per far soldi. E i soldi, in tempi di crisi, si fanno al ribasso e su botte di volatilità, cioè di realizzo, quando dal ribasso per un giorno o un’ora un prezzo o un premio al rischio torna a guadagnare qualche punto, prima di risprofondare.

Quel che mi sembra ragionevole temere è quanto avverrà nella finestra estiva tra agosto e settembre, quando la Repubblica italiana dovrà piazzare la bellezza di 66 miliardi di BTp in scadenza. Se nel frattempo non assistiamo a un decisivo vertice europeo – se ne ipotizza uno questa settimana – in cui i tedeschi cambino linea sull’aiuto alla Grecia e a ogni Paese dell’euroarea che successivamente dovesse accusare difficoltà, allora non mi aspetto che il mercato demorda, dalla sua tendenza ribassista nei confronti del quarto debito pubblico mondiale e del primo euroemittente di titoli pubblici, cioè dell’Italia.

Tuttavia, non c’è uno solo dei miei amici operatori – middle manager di fondi d’investimento o di desk di banche d’affari che operano sull’Italia – non scoppi a ridere alla domanda “credete nel default italiano?”. La risposta che mi danno quasi tutti è un’altra. L’Italia doveva saperlo, che con il deleveraging severo che perdura negli States, e con la crisi dell’eurodebito aperta da 20 mesi, sarebbe venuto il suo momento. Il “suo momento” significa essenzialmente due cose. Innalzamento sosta in una forbice fino al 2-3% reale, cioè “oltre” l’inflazione – e in tempi rapidi del premio al rischio per “ogni” tipo di indebitamento, non solo dello Stato ma di ogni banca, impresa e famiglia. E deprezzamento degli asset , attivi patrimoniali pubblici e privati, le garanzie reali su cui garantirsi presente e futuro. Che sono precisamente i due fenomeni in corso. La domanda diventa allora: chi guadagna da questi due fenomeni? C’è chi guadagnerebbe anche da un default italiano? L’innalzamento del premio al rischio per singolo euro membro è ciò che tedeschi, olandesi e finlandesi perseguono scientemente da 20 mesi a questa parte. Cavoli dei Paesi cicale, se ci vanno di mezzo: possono solo prendersela con se stessi. I “nordici” rigoristi hanno detto chiaro al mercato che fino al 2013 – quando entra in gioco l’ESM , che a qualche mese dalla sua nascita già appare una risposta assolutamente modesta e inadeguata – è questo il big game sull’euro. E’ la versione attuale degli incentivi alla convergenza, cioè dei vecchi criteri di Maastricht, solo che applicata al debito pubblico fa del mercato e non del giudizio della Commisione la frusta di convergenza, perché chi non s’adegua allo standard teutonico-nordeuropeo ogni giorno va sotto sui mercati.

Ai tedeschi questo gioco procura un triplice vantaggio. Contribuisce a correggere verso il basso il cambio dell’euro sul dollaro, dunque aiuta l’export tedesco che già domina in Asia, Cina. E Usa. Aggrava il costo del capitale per i paesi concorrenti nell’euroarea, rafforzando ulteriormente il predominio germanico. In più, se l’euromembro aggravato si chiama Italia, allora parliamo del primo diretto concorrente nell’export manifatturiero di specializzazione tedesca, dunque goduria e vantaggio di Berlino sono tripli. L’Itlia doveva capirlo, che avrebbe prestato il fianco se non correggeva per tempo i suoi andamenti.

Naturalmente, è un gioco a somma positiva nell’ottica norderuropea finché ci si avvicina passo passo fino a lambire la frontiera vera del default di un grande euro membro come l’Italia. Ma a patto di non sperarla davvero. Perché a quel punto, visto il peso dell’economia italiana nell’euro, è la moneta comune a saltare. Cioè diventa di scottante emergenza metter mano a un meccanismo di uscita per più Paesi dall’euro, e resta un euro che torna a essere un marco travestito. Quel marco travestito schizzerebbe tanto verso divenendo ancor meno valuta di riserva mondiale  – che per l’export tedesco non sarebbe affatto un affare, ma l’esatto contrario.

In tempi di Prima Repubblica disinvolta, un capo di governo italiano avrebbe detto ai tedeschi “ o concordiamo una soluzione strategica, dotata di finanziamenti adeguati e di capacità d’intervento automatica all’eurocrisi e variamo un eurodebito comune che è un passo avanti verso un’Europa finalmente politica, oppure l’Italia inizia a a studiare un progetto di uscita rapida e comune ad altri Paesi, per svalutare il debito rispettivo espresso e tradotto in un’EcU comune diversa dall’euro”. Che cosa dite? Una proposta da corsari? E perché, scommettere da Berlino sull’eurocrisi che cos’è, roba da raffinati gentlemen o da junker d’acciaio?

Un politico della Seconda Repubblica avrebbe dovuto dire agli italiani: azzeriamo il deficit al più presto, e mettiamo per semnpre in Costituzione un tetto alla spesa e alle tasse, per liberare diversi punti di Pil a favore della crescita. Come dite? non lo vedete? Neanch’io, purtroppo.  Non vedo né la prima risposta disnvolta, né la seconda, seria. Vedo come al solito un gioco a minimizzare, e a procurare entrate a casaccio pur di non tagliare. Un gioco che aggrava tutti i rischi , e  leva credibilità a ogni soluzione. Eternandoci nel declino.

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22 Responses

  1. Andrea

    Il gioco è più pericoloso, e redditiziio, tanto più ci si spinge al limite. L’Italia non fallirà, e nemmeno Grecia e Portogallo.
    Siamo, per uno speculatore coraggioso, quanto di meglio si possa immaginare: pieni di debiti, con una classe politica mediocre, un paese diviso da mille spaccature.
    Spaccature c

  2. Andrea

    Il gioco è più pericoloso, e redditizio, quanto più ci si spinge al limite. L’Italia non falllirà, e nemmeno Grecia e Portogallo.
    Siamo, per uno speculatore coraggioso, quanto di meglio si possa immaginare: pieni di debiti, con una classe politica mediocre, un paese diviso da mille spaccature.
    Spaccature che però non dividono la società in due fazioni, ma in gruppi con interessi comuni e trasversali che alla fine riescono a tenere unita la società, grazie anche alla nostra proverbiale arte di arrangiarsi e all’insuperata capacità di sopportazione.
    Non falliremo, ci crogioleremo nel nostro limbo ciascuno attaccato alle sue piccole rendite, ai privilegi, alle sicurezze della famiglia e della casa di proprietà.

  3. DPzn

    Stiamo a vedere come si evolve la situazione in Grecia. La mia opinione è che la Grecia otterrà una stabilizzazione del suo debito al costo di un commissariamento effettivo della sua politica economica, cioè una perdita parziale della sua sovranità. Verrà il quarto reich? Forse non è nemmeno la peggiore delle soluzioni per ottenere un’Europa veramente unita.

  4. Paolo

    Questo articolo andrebbe letto sul Corriere altro che Panorama Economy e invece ci tocca subirci quell’incapace di Mucchetti!

  5. Giuseppe D'Andrea

    Oscar, ti corrego solo su una cosa io questi coraggiosi ed indomiti della prima repubblica non me li ricordo. Ci sono stati personaggi di valore, sicuramente più preparati di quelli odierni ma in quanto a scelte suicide e a miopia politica…

  6. Pastore Sardo

    “Quel marco travestito schizzerebbe tanto verso divenendo ancor meno valuta di riserva mondiale – che per l’export tedesco non sarebbe affatto un affare, ma l’esatto contrario.”

    Certo, ma gli darebbe anche la possibilità di comprarsi mezza europa e non mi sembra un fattore negativo, o sbaglio?

  7. Daniele

    Bg…di sicuro la disinvoltura della prima repubblica era dovuta al fatto che ognuno faceva ciò che voleva in casa propria..ed era questa,una grande sicurezza. Ora in un mondo come questo dove il confronto e’continuo e giornaliero il nostro provincialismo e il fatto che siamo rimasti all’età dei Comuni ,attaccati come siamo ai nostri campanili,ci comporta seri problemi..

  8. CLAUDIO DI CROCE

    Io ho abbastanza anni per ricordarmi molto bene la Prima Repubblica e gli anatemi dei Giannino dell’epoca – basta leggere i libri del Guru Scalfari, L’Autunno della Repubblica del 1969 e Razza Padrona del 1974 – contro di essa. Se non fosse per il fenomeno Berlusconi, le invettive e le critiche erano ancora più feroci . Basta ricordare che è morto ieri Remo Gaspari che ha fatto il parlamentare per quarantanni e il ministro decine di volte e che ha funzionato quale agenzia di collocamento presso la PA per decine di migliaia di compaesani ricevendo in cambio voti di preferenza sicuri ( allora si chiamavano voti di scambio , adesso sono invocati quale rimedio ai parlamentari nominati ).
    l vero problema economico italiano è il debito pubblico enorme e sarebbe bene che tutti si ricordassero che è nato sotto la Prima Repubblica anche quale sistema per comprare i voti di preferenza e noi ora siamo chiamati a pagare per le scelleratezze combinate allora .

  9. Piero

    ciao Oscar…
    come forse ricordi, sono anch’io d’accordo che la speculazione (= mercato) non è il vero fondamentale fattore della crisi in cui s’è infilato l’occidente, il vero problema è che abbiamo vissuto x 20/30 anni sopra le nostre possibilità…

    detto questo però sono solo parzialmente d’accordo con i pareri che hai ricevuto dai desk delle case di trading…

    mi spiego…

    innanzitutto non è vero che è formata da milioni di poreratori… quelli che contano..
    spesso tra loro intrecciati.. sono una trentina di banche in occidente più una decina in oriente… tutto il resto è polvere che può solo cercare di SEGUIRE l’ONDA (inclusi i fondi di cui parli)..

    inoltre… è vero che l’attacco OGGI serve ad alzare i Tassi di Interesse x poi sottoscrivere con un bel premio i 100 mld euro (o 70 come dici te) in roll over agosto/settembre… una furbata… la gente pagherà con la manovra fiscale il premio al rischio accresciuto x il nostro paese..

    questa però a mio parere è una visione limitata al breve/medio periodo…

    è infatti assai probabile che a partire dall’autunno e poi nel 2012 ripartirà la recessione..
    e con tassi così alti.. e con debiti esplosivi (ulteriormente espansi x frenare il crack 2007/2009).. come faranno gli stati (non solo l’Italia) a pagare gli interessi ?

    ulteriori restrizioni fiscali.. anche xrchè le teorie delle manovre di Rigore & Sviluppo sono propaganda a cui personalmente nn credo.. nel lunghissimo (10 anni) eventuali tagli della spesa pubblica + liberalizzazioni potrebbero aver effetti positivi..
    ma nei prox anni sarà inevitabile recessione…

    è la recessione con alti tassi che sarà nel medio la vera miccia x gli stati…
    Italia in testa…

  10. Piero

    ulteriore aggiunta…

    anche gli Usa, dopo lo sblocco del Debt ceiling, tra agosto/settembre dovranno collocare 500 mld $ … concorrenza in arrivo ?

  11. Drew

    Disamina perfetta della situazione ma, per quanto riguarda l’inserimento di un articolo nella costituzione come quello proposto nell’articolo, sono completamente in disaccordo! Vedere il deficit come il demone oscuro dell’economia di uno Stato non è corretto. Il Deficit serve a spingere la crescita, se gestito saggiamente. Semmai il problema italiano non è il deficit nè tanto meno il debito, quanto più un sistema industriale arretrato con una pressione fiscale troppo elevata il tutto unito a una pletora di enti statali inutili che tolgono risorse agli investimenti.
    Per quanto riguarda la pressione fiscale (e i salari): diminuire il Cuneo fiscale e aumentare il netto in busta paga se da una parte diminuirebbe il gettito fiscale nel breve periodo (incidendo sul deficit pubblico) dall’altra garantirebbe una quantità di reddito utile a quella classe media che è continuo bersaglio di tutte le politiche economiche in atto e che si sta cercando di affossare in tutti i modi a favore dei grandi capitali. Maggiore reddito per la classe media permetterebbe di dare una spinta ai consumi ( oggi guadagno 1200€ se domani dovessi guadagnarne 2000€ non metterei da parte tutti quei 800€ in più al mese ma li spenderei) e al risparmio e farebbe aumentare il caro vecchio PIL e ciò ci permetterebbe di sostenere il nostro debito pubblico. Il circolo vizioso di pretendere la crescita pagando bassi salari che non permettono alle famiglie di spendere va contro qualsiasi logica economica. Senza soldi non posso spendere ovvero non posso comprare i prodotti delle aziende che vedono ridursi il proprio fatturato e sono tentate a ridurre i costi nella maniera più semplice…abbassando ancora di più i salari e questo perché? Perché un dipendente deve costare ad un’azienda il doppio del salario corrisposto? Per garantire allo Stato il suo gettito fiscale? Stressiamo il bilancio dello Stato per uno/due anni e rimettiamo in moto l’economia, facciamo quei tagli che tanto vengono sbandierati e mai Messi in atto (enti locali, comunità montane, enti e entucci vari ormai inutili, rimborsi ai partiti, finanziamenti all’editoria, vitalizi e compensi per i parlamentari, auto blu, ECC.) e dirottiamo le risorse a favore dell’istruzione del lavoro (modello tedesco). Alla fine lo stato recupererà il mancato gettito presente tramite la tassazione dei maggiori consumi futuri.
    Per questo i ceppi imposti per il deficit, a mio parere, non farebbero altro che deprimere ancora di più l’economia e favorirebbe i soliti pochi.

  12. Alberto

    Mah! Io invece credo che l’ equilibrio dei conti pubblici potrebbe essere a rischio e quando inizia il tracollo ed il successivo fallimento, di un’ azienda o di uno stato, diventa difficile se non impossibile fermarlo, superato il punto di non ritorno per cui con bassa crescita e con uno stok di debito delle dimensioni del nostro, la progressione con esponente positivo del costo degli interessi, potrebbe diventare insopportabile per l ‘Italia e per l’ Euro e non mi tranquillizzano né convingono le certezze e le risate di nessuno; mi dispiace ma non concordo con le idee contenute in quest’ articolo.

  13. Rodolfo

    Caro Oscar, negli ultimi giorni alcuni imprenditori tedeschi hanno portato avanti il progetto di fondare una societa’ di rating, con sede in Svizzera(cosi non sara’ influenzata da alcun grande paese), in modo da rompere il monopolio delle 3 societa’ di rating con sede negli USA.Ora per uscire da questa crisi vedo una grande differenza tra paesi del sud Europa e del Nord Europa.I francesi e tedeschi vogliono la partecipazione delle banche (le quali hanno causato il problema perche’ prestavano denaro con tassi troppo bassi) per pagare il debito dei pasei in difficolta’ ed in piu’ sempre soggetti privati vogliono spezzare il monopolio delle societa’ di rating, mi chiedo possibile che in Italia si chieda sempre l’aiuto dello Stato(dunque
    i contribuenti)quando si presenta una difficolta’, compreso quando le nostre aziende
    non vanno come le altre concorrenti di altri paesi?
    Distinti saluti

  14. Mario

    @Rodolfo
    sono abbastanza d’accordo, anche se la differenza e’ alla fin fine sostanzialmente formale: non crede che le banche trasferirebbero i costi della loro partecipazione sui correntisti/contribuenti ?

  15. adriano

    Se il debito è il problema,il default è una delle possibili soluzioni e quindi è una opportunità da gestire,non una minaccia da demonizzare.Dimentichiamo l’illusione di affogare il debito nel Reno.Che noia le pensioni.Da vent’anni stessi discorsi,solito taglia e cuci.Proviamo a cambiare.Possibilità di quiescenza per tutti a qualsiasi età.Viva la libertà.Naturalmente non non si erogherà un vitalizio proporzionale al versato,ma il versato in un’unica soluzione,rivalutato dalle rendite di gestione,se ce ne sono.Conti chiari,certi e sostenibili,non presupponendo creazione di ricchezza dal nulla.Nessuno potrà lamentare privilegi.Ognuno farà i suoi conti e deciderà per sè.

  16. Piero

    CLAUDIO DI CROCE :Io ho abbastanza anni per ricordarmi molto bene la Prima Repubblica e gli anatemi dei Giannino dell’epoca – basta leggere i libri del Guru Scalfari, L’Autunno della Repubblica del 1969 e Razza Padrona del 1974 – contro di essa. Se non fosse per il fenomeno Berlusconi, le invettive e le critiche erano ancora più feroci . Basta ricordare che è morto ieri Remo Gaspari che ha fatto il parlamentare per quarantanni e il ministro decine di volte e che ha funzionato quale agenzia di collocamento presso la PA per decine di migliaia di compaesani ricevendo in cambio voti di preferenza sicuri ( allora si chiamavano voti di scambio , adesso sono invocati quale rimedio ai parlamentari nominati ).l vero problema economico italiano è il debito pubblico enorme e sarebbe bene che tutti si ricordassero che è nato sotto la Prima Repubblica anche quale sistema per comprare i voti di preferenza e noi ora siamo chiamati a pagare per le scelleratezze combinate allora .

    1992 = Debito 120% (raddoppiato in soli 10 anni 10 dal Caf) => Tangentopoli
    2011 = Debito 120% (con Privatizzazioni+Tasse nel 2007 era a 104%) => Ri-Tangentopoli

    SOLO UNA COINCIDENZA ?

  17. Rodolfo

    @Mario
    Ogni banca che produce perdite cerca di scaricarle sui correntisti, la concorrenza fa in modo che le tariffe siano sempre le stesse, chi ha perso soldi con i subprime dove li scarica?Tuttavia il problema sussiste dato che alcune banche sono fallite (RBS, Northern Rock, varie banche negli USA e in molti altri paesi).Resta il fatto che i privati nei paesi piu’ avanzati trovano soluzioni, in Italia pare proprio di no ed i costi ricadono
    sempre sui contribuenti.

  18. gawicks

    Lo strano e’ che qualunque persona di buon senso e onesta sarebbe capace di porre un rimedio al problema deficit/debito e mancata crescita di questo paese, in quanto gli abusi e sprechi sulla spesa pubblica sono cosi’ evidenti.
    Mi domando Perche’ questo paese esprime una classe politica che e’ la peggiore del mondo occidentale, comune solo ai piu’ corrotti paesi del terzo mondo.In Italia si pagano le tasse come nei paesi scandinavi e ci sono infrastrutture da terzo mondo.
    La risposta e una diffusa patologia etica della societa’.

    Alcuni mesi fa stavo leggendo un articolo sull’Italia su un giornale indiano.Da vergognarsi di essere italiani.Fra l’altro,si riferiscono a noi come l’India dell’Europa,e questo in senso dispregiativo.
    Invece in Africa l’Italia e’ chiamata lAfrica dell’Europa.
    Ma non ci lamentiamo del presente, con questa classe politica il futuro sara’ ancora piu buio

  19. Piero

    @gawicks

    l’Italia ha la classe Politica che il suo Popolo Mediamente si Merita..

    se conteggi evasori+dipendenti pubblici inutili+ baby pensionati+raccomandati+ordini professionali che fanno lobby nel parlamento x privilegi+imprenditori che prendono i contributi e scappano+finte casse integrazioni x spennare l’inps+…..eccetera eccetera..

    ottieni che l’70% della popolazione (percentuale inventata ma realistica) concorre allo sfascio totale del paese… il 30% nn basta più a tenerlo su..

  20. CLAUDIO DI CROCE

    Ho letto in ritardo il Suo commento e condivido al 100% quanto Lei scrive.
    Oggi ho letto che un campione del nuovo che avanza – parlo del marito della Sog.ra Azzurra Caltagirone – è arrabbiato perchè sua cognata non è stata nominata come erano gli accordi a una carica nella Regione Emilia Romagna. Il predetto uomo nuovo del centro democratico, onesto, antiberlusconiano , è entrato in politica trentanni fa come portaborse di Forlani. Un altro campione del nuovo che avanza – parlo del compagno della sorella di Tulliani – è anche lui in politica da trentanni e ha cominciato come portaborse di Almirante.Tralascio di nominare – altrimenti mi denunciano per oltraggio – chi è in politica da oltre sessantanni , ha ricoperto cariche di parlamentare , presidente di un ramo del parlamento , ministro ecc..ecc.. e predica il largo ai giovani e tuona contro la politica

    @Piero

  21. franco bellini roma

    per quanto riguarda l’Italia e’ l’eterno conflitto tra economia e politica ovvero tra rigore nei conti e ricerca spasmodica del consenso,una diatriba che da noi si e’ accentuata a partire dagli anni sessanta con l’ingresso della sinistra al governo ed e’ poi esplosa negli anni ottanta con inflazione a due cifre e deb/pil al 100%.In europa invece il peccato e’ all’origine,ovvero si e’ permesso a paesi strutturalmente deboli e l’Italia non e’ tra questi,di avere una moneta forte.Argentina docet! Altra considerazione da fare sono i legami che concernono i rapporti di reciproca sussistenza tra gli stati europei,che praticamente non esistono.Negli Stati Uniti il governo federale non si sognerebbe mai di far fallire il Tennesse o l’Arkansas

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