18
Lug
2011

La nuova tassa sul processo tributario: un inaccettabile balzello – di Manuel Seri

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Manuel Seri, Presidente del Movimento in difesa dei lavoratori autonomi.

La manovra finanziaria estiva 2011 (D.L. 98/2011) ha introdotto il Contributo Unificato per le Spese di Giustizia anche nel processo tributario  (art. 36 c. 7 lett. t): il Contribuente che vorrà impugnare davanti alla Commissione Tributaria Provinciale una pretesa tributaria ritenuta ingiusta oppure che vorrà appellare davanti alla Commissione Tributaria Regionale una Sentenza sfavorevole dovrà pagare una vera e propria tassa d’ingresso iniqua, determinata per fasce di valore della controversia, in sostituzione delle previgenti più gestibili marche da bollo.Innanzitutto è assurdo lo scopo perseguito dal Governo e cioè scoraggiare il Contribuente dall’intraprendere il contenzioso tributario. La “Giustizia” infatti è un diritto inviolabile del Cittadino e lo Stato deve garantirla a qualunque costo, senza “prezzolarne” l’esercizio e senza scoraggiarne l’accesso, specialmente quando si tratta di resistere ad una pretesa ingiusta che proviene da una Pubblica Amministrazione e ancor più quando proviene da quella fiscale; in questi casi infatti non si può scegliere (come nel caso dell’azione civile) se andare in Giudizio o meno perché, per evitare che la pretesa diventi irrimediabilmente definitiva ed inoppugnabile, “si deve” proporre ricorso al Giudice. Di conseguenza, quando il Contribuente si vede costretto a difendersi davanti alla Commissione Tributaria contro l’Amministrazione finanziaria, oltre a sostenere il costo del Professionista che lo assiste e a versare immediatamente un terzo dei maggiori tributi (art. 15 del D.P.R. 602/1973 siccome appena modificato dall’art. 7 c. 2-quinquies del D.L. 70/2011) con gli accertamenti immediatamente esecutivi (art. 29 c. 1 del D.L. 78/2010), dovrà anche (prima di cominciare) pagare una tassa di accesso al processo, tanto più elevata quanto più alto è il valore della controversia.

Altro che scoraggiare la litigiosità fiscale dei Contribuenti! In questo modo il contenzioso tributario diventa un “lusso”, una prerogativa riservata ai soli Contribuenti più ricchi e negata, di fatto, agli Altri!!! Il ché è a dir poco sconcertante. A parità di condizioni infatti, il nuovo balzello anticipato finirà per gravare in maniera maggiormente incisiva e pesante sui Contribuenti economicamente più deboli; l’esercizio del diritto di difesa necessario per resistere alle pretese del Fisco sarà così assai più difficoltoso per alcuni Contribuenti rispetto ad altri e si genereranno perciò inevitabili e pericolose situazioni discriminatorie. Il processo tributario era molto più sostenibile con l’Imposta di Bollo (€ 14,62 per ogni quattro facciate scritte o comunque per ogni cento righe scritte – artt. 5 e 9 del D.P.R. 642/1993, nonché art. 20 c, 1-bis  della Tariffa  Parte I ivi allegata) che mediamente si manteneva entro un limite massimo di una decina di marche con un costo non superiore ad € 146,20; con la novella normativa invece, solo le controversie di valore fino a € 25.000,00 scontano un contributo unificato inferiore a quella soglia, per ché  a partire da quelle di valore superiore ad € 25.000,00 la misura sale ad € 250,00 fino ad arrivare addirittura ad € 1.500,00 per quelle di valore oltre € 200.000,00).

Nulla quaestio se la litigiosità giudiziale dipendesse da una iniziativa unilaterale del Contribuente; in materia tributaria si tratta però di una scelta obbligata per resistere giudizialmente ad una pretesa immediatamente esecutiva proveniente dall’Amministrazione finanziaria che è il vero “attore” processuale in senso sostanziale e che è libera di determinarne il quantum! Il che è ancor più grave ed aberrante se si considera che i Suoi Uffici periferici, titolari del potere di accertamento nei confronti del Contribuenti, hanno un budget  annuale da rispettare, debbono raggiungere un determinato quantitativo di recuperi impositivi e spartiscono al Loro interno specifici incentivi calcolati sulle somme riscosse. Tradotto in soldoni, significa che gli Uffici finanziari, i quali avevano già tutto l’interesse a far lievitare quanto più possibile le pretese verso i Contribuenti abusando spessissimo delle più varie ed assurde presunzioni legali, adesso hanno un motivo in più per aumentare le loro pretese: esporre i Contribuenti che vogliono resistere in Giudizio a pagare il Contributo Unificato per le spese di Giustizia che andrà ad incrementare a titolo definitivo ed anticipato le casse dello Stato! Tanto per voler esemplificare attingendo all’esperienza di un precedente già verificatosi, l’introduzione del contributo aggiuntivo di € 168,00 per l’iscrizione a ruolo dei ricorsi davanti alla Corte d Cassazione (art. 67 c. 3 lett. a) della L. 69/2009), considerata la mole degli atti che annualmente Le pervengono, ha comportato per lo Stato un incasso approssimativo di € 5.000.000,00 l’anno!!!

Come è facile immaginare dunque, la materia tributaria sarà un terreno fertile per far germinare tante belle tasse di ingesso al processo tributario che potranno confidare sulla elevata propensione degli Uffici finanziari a far lievitare le loro pretese affidandosi alle numerose presunzioni legali o alle varie opportunità pseudo-induttive offerte dalla normativa fiscale e predisposte ad hoc da un Legislatore eufemisticamente scellerato.

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10 Responses

  1. Alberto

    Domando: va bene il giustissimo contrasto all’evasione, ma con sistemi del genere come si fa a pretendere che la macchina economica riparta?
    Se ho una somma accantonata a risparmio e la voglia spendere/investire, perdo più tempo a confrontarmi con il Fisco sulla provenienza (con mezzi impari) che a decidere come investirla…
    Certi uffici delle Agenzie delle Entrate, addirittura, notificano gli accertamenti senza chiedere prima il contraddittorio con il contribuente…esponendosi a ricorsi semplicissimi, ma conditi dai balzelli qui ricordati.
    Io penso che ormai l’unica soluzione, seppur antipatriottica, sia questa: pianificare il proprio futuro in un altro paese, lontano da chi osteggia in questo modo spregiudicato le ragioni di un contribuente!

  2. Pietro Barabaschi

    Gli italiani, nel bene e nel male, non sono un “popolo” ma una somma algebrica di individui. Se fossero un popolo scenderebbero in piazza…..pia illusione!
    Pietro Barabaschi

  3. Jo

    Salve,
    ho ascoltato il suo intervento a radio 24, questa mattina, durante la trasmissione di Milan.
    Mi sorprende come si continui a parlare di stipendi dei parlamentari, pensioni degli stessi etc etc ..
    e non sia emerso il REALE problema di questo paese, gli appalti pubblici e i costi legati alla gestione di essi; i rallentamenti VOLUTI che fanno lievitare i costi, le mazzette che si devono versare e mille altre cose; questo è il reale problema dell’italia. E’ in questo settore che si muovono I GRANDI SOLDI; se facessero il loro lavoro, onestamente, gli stipendi e tutti o privilegi, sarebbero anche giustificabili.

    Saluti.

  4. lucapub

    “…Contributo Unificato per le spese di Giustizia che andrà ad incrementare a titolo DEFINITIVO ed anticipato..”. Definitivo? Davvero? Nel processo civile il contributo unico è sì anticipato dall’attore, ma almeno è addebitato – in genere – in sentenza alla parte perdente nel computo delle spese legali da rimborsare a chi vince. Se nel procedimento tributario non è così è evidente che questo non è “civile” neanche sotto questo minimo aspetto di equità.

  5. alex

    è questo non è tutto , cosa ne pensate che stanno formando 250 ispettori + 90 extra in lombardia con lo scopo di “controllare” l’ esatto adempimento alle norme Reach (registrazione, valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche) e che le stesse ispezioni ,che origineranno laute entrate per lo stato tramite multe visto che loro per primi sanno benissimo che è impossibile ottemperare a tutte le norme al 100% data la loro compessità , saranno fatturate alle aziende. Becchi e mazzaiati!

  6. MitMar

    Per quanto mi riguarda sto continuando a segnalare la questione a tutti i parlamentari con cui mi confronto riportandogli l’incazzatura del loro elettorato.

  7. x MitMar visto che ti confronti con dei parlamentari fagli leggere “le Sanguisughe ” poi chiedi a Amato , che vuole far pagare il 50% del debito pubblico con la patrimoniale , che restituisca i 33000,00 € mensili che percepisce di pensione da quando aveva 58 anni.
    Sempre più sudditi , chi può evadere , si difende da questo stato oppressivo.

  8. Massimo74

    @Alberto

    Basterebbe abolire le imposte sul reddito e introdurre la tassazione forfettaria.In questo modo tutte queste vessazioni del fisco nei confronti dei cittadini sarebbero eliminate all’istante.Inoltre non ci sarebbe più bisogno di alcun commercialista o consulente del lavoro(con un risparmio evidente per le tasche dei cittadini),l’evasione sarebbe anch’essa eliminata(o comunque ridotta drasticamente)e non ci sarebbe più bisogno di effettuare controlli fiscali,con un doppio vantaggio sia per lo stato che risparmierebbe sui costi degli stessi,sia per il cittadino contribuente che non dovrebbe spendere soldi per fare ricorsi davanti alle commissioni tributarie.
    Il problema è che una riforma di questo tipo non piacerebbe ai commercialisti che dovrebbero trovarsi un’altro impiego e non piacerebbe neanche a tutti i parassiti del pubblico che da questo sistema burocratico traggono la loro fonte di sostentamento.

  9. Walter Narduzzi

    Quando alla fine del processo Tributario soccombe l’Erario, quasi sempre le spese vengono ingiustamente compensate! Con questo ulteriore balzello vincerebbe sempre e comunque il Fisco!
    Chiaritemi le idee per cortesia; siamo in Italia o in un paese sud americano gestito dal dittatore di turno?

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