Dopo la bocciatura di oggi, che cosa aspetta l’Italia?

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E’ terribile dirlo. Ma è anche inutile usare mezze misure, nascondere la verità ed eludere il problema. Purtroppo, abbiamo vinto la scommessa, dopo aver giudicato con la massima delusione che avete visto la manovra varata dal governo. Ieri, nel primo giorno di contrattazioni successivo al varo della manovra correttiva triennale della finanza pubblica, i mercati l’hanno bocciata. Il premio al rischio dei titoli pubblici italiani, il differenziale dei tassi d’interesse dei BTp italiani sui Bund tedeschi, è tornato a salire con una fiammata fino a quota 337 punti, per poi scendere ma solo alla soglia di 329. La Borsa italiana è stata di nuovo la peggiore europea, con un meno 3% e nuove discese dei titoli bancari.Che cosa possiamo attenderci nei prossimi giorni? Quali le conseguenze per l’economia italiana? E che cosa può fare, da parte sua, la politica?

Purtroppo – lo dico a prescindere dal male che penso dalle tasse in manovra, dalle mancate privatizzazioni etc  –  per mero realismo bisogna riconoscere che molto difficilmente i mercati si fermeranno. Innanzitutto perché Berlino continua a non dire una parola chiara a e definitiva sul salvataggio greco. Poi perché continuano a passare giorni decisivi prima che gli Stati Uniti, il 2 agosto, sforino il tetto autorizzato del proprio debito pubblico, pari al 100% del loro Pil, senza che si veda un accordo tra il Presidente e i repubblicani per tagliare credibilmente l’enorme deficit che si profila per i prossimi anni. Infine, perché i risultati degli stress test bancari europei, lo scorso venerdì, non hanno ottenuto l’effetto di rassicurare nessuno. Non c’è stata nessuna banca italiana tra quelle segnalate come a rischio in caso di ulteriori guai, eppure la loro capitalizzazione continua a scendere a rotta di collo, a valori veramente assurdi e inaccettabili.

Purtroppo, in tali condizioni e senza novità dalla Germania bisogna attendersi che le scommesse al ribasso contro l’Italia si faranno sempre più forti man mano che ci avvicineremo alle prossime emissioni di debito pubblico. Previste per il 25, 26 e 28 luglio. Il 26 luglio è programmata l’offerta dei BoT a sei mesi e dei CTz, con un importo complessivo che potrebbe superare i 10 miliardi. Il giorno successivo è prevista l’offerta dei BTp indicizzati all’inflazione, per 1 miliardo circa. L’asta più delicata è quella del 28 luglio, quando si piazzeranno il nuovo BTp triennale e il BTp decennale per un ammontare che dovrebbe essere tra 6,5 e 7,5 miliardi.

Nei primi sette mesi del 2011 l’Italia ha già raccolto circa 127 miliardi in BoT, 20 in CTz, circa 120 in BTp e oltre 20 in CcT. Mentre montava la danza macabra dell’eurocrisi, l’Italia da inizio anno ha emesso circa 250 miliardi di titoli di stato. La parte più significativa di questa raccolta è quella a medio-lungo termine, che ha più impatto nel determinare gli oneri complessivi pluriennali del debito pubblico. Se finora quest’anno sono stati piazzati BTp e CcT per 142 miliardi, entro fine anno ne mancano almeno altri 85 per arrivare a quota 227. Tra agosto e settembre, occorre rimpiazzare la bellezza di 66 miliardi di BTp in scadenza.

L’estate, dunque, si preannuncia molto calda. E’ vero, ieri non abbiamo toccato i 347 punti base di spread sui titoli tedeschi, il record della settimana scorsa. Ma abbiamo comunque sfiorato quota 340, e l’estate è lunga. Per avere un’idea degli oneri derivanti dagli spread in aumento, ogni incorporazione di 100 punti base di maggior rendimento sull’intera curva dei titoli italiani – tutte le diverse tipologie distinte per durata e rendimenti – comporta attualmente come effetto 1,5 punti di Pil di maggior onere del debito pubblico nel successivo quadriennio. Se la tendenza delle aste estive resta come nelle aste della scorsa settimana – da 120 a 150 punti base di maggior rendimento rispetto ai vecchi titoli di eguale tipo in scadenza, occorreranno altri 20 miliardi di euro in più rispetto ai saldi triennale della manovra attuale appena varata, per azzerare il deficit.

Come è evidente, per l’economia italiana la conseguenza negativa non è solo quella del peggioramento del debito pubblico sul Pil malgrado tanti sforzi, e dell’appesantimento degli interessi che occorrerà pagarvi sopra. Coi tassi che ballano così impetuosamente, il maggior premio al rischio si trasferisce a tutti gli operatori italiani, a ogni impresa e a ogni famiglia diventerà molto più oneroso finanziarsi e indebitarsi. E molti, trovandosi sottocapitalizzati per effetto della svalutazione generale del prezzo degli asset che si legge negli attuali prezzi di Bora, di fronte alle difficoltà di finanziamento nell’impossibilità di ricapitalizzare potrebbero finire in mani diverse a pochissimo prezzo, praticamente a prezzi di realizzo. E’ un rischio al quale sono esposti innanzitutto diversi gioielli italiani che fanno gola all’estero,a cominciare da grandi banche e grandi imprese. Montepaschi, telo puoi comparare intero oggi per il solo prezzo che ha pagato – pazzescamente – per Antonveneta!

Che cosa può fare la politica? Se continua l’ondata di deprezzamento delle attività e di contemporaneo rincaro del rischio-Paese, e se l’Europa non dà finalmente una quadra alla crisi greca e non cessa di incoraggiare le scommesse sul fatto che l’euro in quanto tale salti entro il 32013, allora ancora una volta bisogna dire la verità. Nulla può essere escluso, come una nuova ulteriore manovra d’emergenza, che metta mano a tagli strutturali su settori “pesanti” come la previdenza, accelerando di molto l’innalzamento previsto dell’età pensionabile, attualmente gradualissimamente progressiva verso quota “quasi 69” anni ma non prima del 2050.

Un’altra strada è quella di un governo diverso. Ma qui non tocca a me, fare ipotesi. Dico solo che ci sta tutto. Ci tengo solo a dire che la bocciatura c’è stata. E che l’esperienza europea dell’ultimo anno e mezzo, purtroppo, non è tale da poter dire ai lettori che di male non si vada in peggio. Anzi…..

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