Internet, Leoni, la Fcc e le libertà a venire

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Quale potrà essere lo sviluppo delle cosiddetta “primavera araba” è oggi difficile dirlo, ma una cosa è certa: che questo sommovimento a danno dei regimi autoritari della regione e questa forte richiesta di riforme e libertà non sarebbe stata nemmeno immaginabile senza Internet. È lo spazio di confronto, informazione e interazione assicurato a un numero crescente di persone dallo sviluppo del “virtuale” ad avere favorito la mobilitazione popolare che oggi sta cambiando il volto dell’Egitto, della Tunisia, della Siria e via dicendo.

Ben poco di tutto ciò esisterebbe, però, senza l’America e anche per questo motivo è fondamentale una realtà come la Fcc (Federal Communications Commission), l’agenzia federale statunitense creata nel 1934 e a cui è affidato il compito di regolare le telecomunicazioni.

Una parte non insignificante delle libertà del mondo intero dipende proprio dalla Fcc e anche per questo è particolarmente importante che uno dei suoi commissari, Robert McDowell, in un discorso ufficiale tenuto a Stoccolma (Technology and the sovereignty of the individual) abbia sviluppato una riflessione di grande vigore sul ruolo giocato da Internet nel mondo contemporaneo, sottolineando come la rete sia divenuta la più straordinaria vicenda di successa della deregolamentazione. Da qui la constatazione che “per continuare a promuovere libertà e prosperità, i regolatori dovrebbero seguitare a basarsi su quelle strutture di gestione non governativa di Internet che seguono una logica ‘bottom up’ (dal basso verso l’alto) e che fino a ora hanno tenuto la rete sia libera, sia ben funzionante”.

McDowell ha chiaramente lasciato intendere, riecheggiando in qualche modo una celebre espressione di Pierre-Joseph Proudhon, che “l’ordine è figlio della libertà”, e nel suo intervento ha bene enfatizzato che una realtà tanto complessa quanto Internet non possa essere gestita come una caserma o un ufficio postale. Non solo ha evidenziato come “inutili interventi pubblici nelle questioni di Internet diano ai governi autoritari la legittimazione politica che essi desiderano per le loro azioni volte a ostacolare la libertà della rete”, ma ha soprattutto enfatizzato il contrasto tra la libertà individuale e il potere statale, tra l’autonomia della società e le pretese del ceto politico-burocratico.

Una piccola, grande soddisfazione ha poi riservato a tutti noi quando – per dare forza ai suoi argomenti – ha citato il “nostro” Bruno Leoni, ricordando come nel suo pensiero sia netta la contrapposizione tra Stato e libertà individuale, tra potere pubblico e autonomia sociale. Se la tecnologia sta generando forze di liberazione del tutto nuove, è bene che gli uomini di buona volontà favoriscano questa evoluzione e che le istituzioni non intralcino una simile evoluzione.

Explosive growth of telecom innovation is dissolving authoritarian regimes by strengthening the sovereignty of the individual. As Italian thinker Bruno Leoni wrote, “Individual liberty is antithetical to the power of the State.” A mobile Internet liberates individuals as never before. Not surprisingly, the purveyors of overwhelming state authority are threatened by this paradigm shift.

Commentando lo speech di Stoccolma, Adam Thierer ha giustamente sottolineato nel suo blog come McDowell sia “un regolatore che è uno studioso di primo piano e un grande difensore della libertà individuale” e ha poi aggiunto di non poter ricordare un’altra figura di analogo livello negli apparati federali che “abbia citato il grande Bruno Leoni in un suo discorso!”. Pure di tutto questo, naturalmente, possiamo essere solo contenti.

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