30
Giu
2011

I ticket sanitari per ridurre “la schizofrenia del sistema”

La bozza della nuova manovra finanziaria prevede la reintroduzione del ticket sanitario – così come già stabilito dalla Finanziaria 2007 – pari a  10 euro per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e a 25 euro per i codici bianchi di pronto soccorso. Dal 2014 è però possibile che siano estesi anche ad altre prestazioni.

Il ticket sanitario non è certo una novità nel sistema sanitario nazionale italiano: basti pensare che già nella legge 833/78 con cui si istituì il Servizio sanitario nazionale in Italia, si stabiliva il principio dell’universalità di accesso al servizio per tutti i cittadini “senza pagamento diretto salvo limitati contributi (ticket) per singole prestazioni”. Oggi viene ripreso in considerazione in quanto necessario a ridurre la spesa pubblica nel settore, oltre che a incentivare una maggiore responsabilizzazione dei cittadini nel momento in cui intendono usufruire del servizio. Quando, invece, il consumo non è direttamente legato al prezzo pagato, è inevitabile che vi sia un abuso, anche a scapito di chi ne ha davvero necessità – basti pensare a quanti corrono al pronto soccorso senza nessuna reale urgenza – aumentando così le liste d’attesa.

Una simile proposta suscita le critiche di quanti considerano “questo intervento inefficace e iniquo che scarica sui cittadini le inefficienze del sistema sanitario”. Bruno Leoni in  “L’insanabile contraddizione tra assicurazione e assistenza”  spiegava molto bene quali sono le reali inefficienze che subiscono i cittadini:

nel nostro “sistema”, ogni “beneficiario” […] è un po’ un “assicurato”, un po’ un “assistito” e un altro po’, infine, un contribuente, senza appartenere mai a una sola di queste categorie e soprattutto senza sapere mai dove comincia a essere, da un lato, un “contribuente” e, dall’altro, un “assicurato”, ovvero un “assistito”. […] Ma ciò che si ottiene in verità è una vera e propria schizofrenia del sistema. Si comincia collo sdoppiare la personalità del beneficiario, il quale, ogni qualvolta richiede, e consuma, prestazioni sanitarie non è tenuto a pagarne il prezzo, e quando, per converso, paga il suo contributo, grande o piccolo al sistema, non riceve direttamente nulla in cambio di ciò che paga.

Complessivamente, quindi, si ritiene buona la proposta di istituire un ticket sanitario con regole chiare sulle condizioni di esenzione e rimborso. Infatti, come evidenzia il rapporto CERM, ci sono ancora forti differenze in termini di efficienza e qualità tra le diverse regioni italiane quindi, data l’attuale crisi della finanza pubblica, è necessario che il miglioramento dell’efficienza si concretizzi anche con il consolidamento dei conti pubblici. Servono dunque urgenti interventi nel settore e i ticket, poiché disincentivano i cittadini a richiedere prestazioni sanitarie improprie permettendo così l’abbattimento delle “spese inadeguate”, possono essere un valido strumento per raggiungere l’obiettivo di garantire il 47% dei risparmi nel 2014. Del resto, dal momento che sia lo Stato sia le regioni hanno sempre meno risorse per finanziare tale settore, ciò che non pagheranno attraverso i ticket coloro che usufruiscono del servizio, lo pagheranno tutti gli altri tramite un aumento delle tasse, lasciando che sia lo Stato a decidere per loro quanto e dove spendere. Ma, come dice Milton Friedman, “nessuno spende i soldi di qualcun altro altrettanto saggiamente o in modo frugale di quanto farebbe con i propri”.

You may also like

Il Tar Toscana mette ordine al sistema sanitario, tra tutela della salute e vincoli di budget
Riforma sanitaria in Lombardia: Lavori in corso
Il riconoscimento del caregiver familiare tra buone intenzioni e discriminazione
Le sanità italiane

7 Responses

  1. baron litron

    “reintroduzione del ticket sanitario (…) pari a 10 euro per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e a 25 euro per i codici bianchi di pronto soccorso“

    sinceramente non capisco di cosa si stia parlando: io vivo a Torino e ho *sempre* pagato il ticket sulle prestazioni specialistiche ambulatoriali pubbliche o in centri privati convenzionati, che fossero visite o altro.
    e ben più di 10 euri a botta. la reintoduzione significa che ci sono regioni dove non si pagano le visite e prestazioni specialistiche ambulatoriali? e CHI le paga, allora? il resto degli abitanti, o il resto degli italiani?

    nulla da eccepire sui codici bianchi dei pronto soccorso, anche se per diminuire le code e l’affollamento introdurrei una contemporanea apertura 24/7 degli ambulatori più utilizzati con turni di 8 ore, che potrebbero soddisfare sia le esigenze del pronto soccorso che quelle delle visite generali….

  2. Powderfinger

    E’ la possibilita’ di accesso “indiscriminata”al medico di famiglia il primum movens di un percorso diagnostico-terapeutico ($$$$$$$$) per cui e’ questo livello che va studiato un metodo che responsabilizzi l’accesso al SSN ( in Germania vi e’ un ticket di 10 euro per la prima visita ogni quadrimestre per accedere alle prestazioni del medico di famiglia). Senza interventi a questo livello la “schizofrenia del sistema” non puo’venire curata.

  3. giancarlo

    @Powderfinger

    Non sono un esperto. il mio dubbio è: ‘il medico di famiglia viene pagato flat, un tot fisso per ogni paziente iscritto’. almeno questo m’ha detto il mio medico ssn.
    Mi sbaglio? e dunque che c’entra se un paziente va dal medico 3 oppure 5 oppure zero volte al trimestre? il suo stipendio resta sempre fisso.
    Io credo che le spese e gli sprechi siano altri…
    infermieri che vanno in giro per gli ospedali a portare ricette da un reparto all’altro oppure in farmacia (eppure esistono i computer, li hanno comperati anche nell’ SSN), androni degli ospedali pieni di dipendenti che parlottano fra di loro mentre tu aspetti, laboratori e macchinari che spesso lavorano solo la mattina (la sera vanno in sciopero?), dirigenti e responsabili che non sono responsabili, perchè in realtà non rispondono a nessuno del comportamento dei propri sottoposti e ancor meno del proprio operato. Dipendenti di reparti, che fin dal secondo giorno di assunzione, visto l’andazzo, il comportamento sul campo poco ortodosso del capo diretto, decidono di mettersi pedissequamente all’opera secondo l’esempio dei superiori: con menefreghismo. Insomma il solito quadro all’italiana, molto garantismo sindacale e pochi casi in cui le colpe vengono espiate. E chi scrive è un lavoratore dipendente, stufo di vedere il sindacato difendere chi non lavora; che fa danno anche al sottoscritto, che si deve accollare il lavoro dei colleghi che non lavorano.
    PS questo vale per tutti gli uffici pubblici: scuole, ministeri, prefetture, tribunali ecc ecc

  4. Lucia Quaglino

    @giancarlo
    il fatto che il medico venga pagato un tot è un problema in quanto aumentano il rischio che i medici non garantiscano buone prestazioni professionali (ne avevo parlato in un articolo del 21 gennaio, “una volta laureato guadagno assicurato”). In realtà non credo che siano molti coloro che vanno dal medico di famiglia senza un reale motivo, perchè la maggior parte delle volte implica un notevole spreco di tempo. Per il resto, credo che lei abbia fatto un’analisi molto chiara di quelle che sono le conseguenze di avere un posto fisso con uno stipendio abbastanza alto in un contesto di sovradotazione del personale, tipico del pubblico che non si lascia mai fallire, anche a costo di aumentare il debito pubblico.

  5. il provvedimento mi stupisce, perchè a Verona si pagano ticket ben più alti per codice giallo e verde del Pronto Soccorso e per le visite specialistiche da non so più quanti anni. Ora esiste per caso la possibilità che nella nostra città vengano aumentati quelli già dovuti?

  6. Lucia Quaglino

    @Germana Spezie Probabilmente andranno ad aggiungersi a quanto già si paga. Nel caso in cui il prezzo crescerà molto, allora diventerà competitivo con la sanità privata. Consideri però che esitono esenzioni per i meno abbienti.

Leave a Reply