26
Giu
2011

Chicago-blog alla maturità. Il tema storico-politico

Le firme di Chicago-blog scrivono il proprio tema della maturità. Oggi Carlo Lottieri svolge la traccia di ambito storico-politico. Qui la traccia. Qui le puntate precedenti.

“Destra” e “sinistra” sono categorie che affaticano il confronto pubblico da più di due secoli. Videro la luce ai tempi della Rivoluzione francese – contrapponendo chi era favorevole o contrario all’ancien Régime – e ancora continuano a suscitare discussioni e a generare mobilitazioni. Il guaio sta nel fatto che, nel corso del tempo, hanno indicato ogni cosa e il suo opposto, e ancora oggi sono all’origine di molte confusioni concettuali.

Si tratta infatti, né potrebbe essere diverso, di concetti assai mobili, che mutano il loro significato nel tempo e acquistano valori diversissimi nelle distinte circostanze. Non esistono, insomma, una destra e una sinistra in astratto, dal momento che sarebbe davvero difficile trovare una qualche affinità tra Stalin e Tony Blair, da un lato, o tra Adolf Hitler e Ronald Reagan, dall’altro. A destra – come a sinistra – si può essere (a seconda dei Paesi e a seconda dei momenti storici) nazionalisti o internazionalisti, religiosi o laicisti, liberali o autoritari, progressisti o conservatori.

Credo che questa considerazione elementare obblighi a riconoscere la debolezza della riflessione di Norberto Bobbio, davvero troppo parziale, ancorata al proprio tempo, figlia di polemiche locali e controversie contingenti. Il filosofo torinese sembra quasi dimenticare quanti a destra hanno rifiutato la libertà e il mercato per sposare i miti egualitari, e quanti a sinistra hanno abbracciato tesi libertarie oppure, al contrario, difeso strutture politiche fortemente gerarchizzate.

Se nel 1848 Frédéric Bastiat fu eletto a sinistra, come può valere anche per lui la tesi secondo cui la sinistra sarebbe più egualitaria e la destra più liberale? E che dire – al contrario – di un’importante figura politica della destra novecentesca, Juan Peron, che si fece interprete di un egualitarismo con forti connotazioni liberticide, populiste e redistributive?

In altri termini, essendo categorie per definizione orientate a definire in termini assai semplificatori il quadro delle contrapposizioni concettuali, destra e sinistra vanno comprese volta per volta. Non esistono una destra e una sinistra valide ovunque e in ogni tempo, ma solo hic et nunc. In certe circostanze, l’opposizione sta infatti a indicare un contrasto riguardante le istituzioni tradizionali, in altri casi sposa la comunità nazionale o la avversa, in altri casi ancora separa chi è favorevole al mercato e chi è contrario.

Molti oggi metterebbero a destra tanto Adam Smith quanto Gustav Schmoller, ma il primo è emblema del libero mercato e di una visione ottimista e aperta al progresso, mentre il secondo è il campione storico di un interventismo conservatore, che celebra la funzione sociale dello Stato e le virtù del protezionismo.

Il senso più autentico dell’opposizione destra-sinistra, allora, sta nella sua insignificanza concettuale. Quei due termini sono essenzialmente bandiere di colore diverso e ci dicono unicamente che esiste una dimensione conflittuale la quale attraversa le società umane – c’è qualcosa di assolutamente naturale, in tutto ciò – e che però è stata esaltata da quella peculiare forma istituzionale di organizzazione politica che è lo Stato.

Poiché vive di conflitti e grazie a essi (tanto nei rapporti “internazionali”, quanto in quelli “domestici”), lo Stato ha bisogno di contrapposizioni e ne genera di sempre nuove. In questo senso, le vecchie monete della destra e della sinistra sono destinate ad avere la più ampia circolazione in quanti continuano a essere legati alle categorie della statualità, mentre vanno perdendo di senso in quanti sono stanchi di quei quadri concettuali.

Di fronte ai problemi reali delle società contemporanee (dalla regolazione alla fiscalità, dai conflitti militari all’integrazione giuridica ed economica), tali categorie ereditate dal 1789 appaiono residuati di tempi lontani, ferrivecchi sostanzialmente inutili, artifici retorici per imbonire le masse. Una cosa è dirsi conservatori, socialisti, liberali, o anche “bordighisti”, “georgisti”, “soreliani”, “randiani” e via dicendo. In questo caso abbiamo a che fare con contenuti in qualche modo definiti e in scuole di pensiero strutturate. Ma non è più così se ci si limita a una mera segnaletica spaziale…

Nel passo antologizzato, Marcello Veneziani sottolinea proprio come nell’epoca della statualità e dei minuetti parlamentari di una democrazia di massa, la dualità amicus-hostis prende questa forma elementare. È un fatto. E così abbiamo destra e sinistra in Italia, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, e poi in Turchia, in Brasile, in Russia ecc. E poco importa che si tratti di realtà non facilmente paragonabili. Qualche tratto comune tra le destre e le sinistre certo esiste – come evidenzia Angelo Panebianco – ma più dei contenuti conta la forma: la diversità delle posizioni variamente collocate sull’asse spaziale rappresenta infatti il surrogato, entro le logiche della sovranità, di quel vero pluralismo di scelte e istituzioni che ovviamente ci è negato.

Perché destra e sinistra sono concetti tutti interni allo Stato e alle sue dinamiche.

Il potere sovrano – che ai tempi del Leviatano di Thomas Hobbes si era presentato quale condizione necessaria per la fine dei conflitti – oggi ha bisogno di questa messinscena para-ideologica: quale che siano, in definitiva, le ragioni del contendere. Non è tanto importante perché si discute o di che cosa, ma che lo si faccia. Rectius: che qualcosa di simile a un confronto di posizioni diverse abbia luogo e che in quello spettacolo si possa riconoscere qualcosa che, almeno a prima vista, possa sembrare  simile alla libertà e al pluralismo.

A ben guardare, destra e sinistra sono determinazioni spaziali e rinviano a un medesimo luogo, rispetto al quale qualcuno si collocherà da un lato e qualcuno dall’altro. E questo luogo è il Potere.

You may also like

Quel malato rapporto fra Stato e individuo
Distanze sociali
Il nuovo bill of Rights ai tempi del coronavirus
Perché la pandemia non apra la strada all’autoritarismo

2 Responses

  1. riccardo p.

    Salve Prof. Lottieri, da uomo della strada avverto come anacronistica la rappresentazione della società o delle posizioni politiche come schiacciate fra destra e sinistra. E chi lo sa cos’è la destra e cosa la sinistra (ricordo qualcosa di Giorgio Gaber…) ???
    Vorrei un chiarimento, in cosa consiste la riflessione di Bobbio?
    grazie

  2. Carlo Lottieri

    @ riccardo p.
    Il riferimento è al passo di Bobbio citato nella traccia, specie dove afferma che “il criterio rilevante per distinguere la destra e la sinistra è il diverso atteggiamento rispetto all’idea dell’eguaglianza, e il criterio rilevante per distinguere l’ala moderata e quella estremista, tanto nella destra quanto nella sinistra, è il diverso atteggiamento rispetto alla libertà”. Si tratta della riproposizione
    a) dell’opposizione tra destra anti-egualitaria e sinistra egualitaria, e
    b) della tesi secondo cui ci sarebbe una sinistra liberale (moderata) in grado di coniugare libertà ed eguaglianza.
    Comunque nelle due righe che precedono il testo c’è il link ai brani di Bobbio, Veneziani, Panebianco e Carrocci che lo studente era invitato a utilizzare nella sua riflessione su destra e sinistra.

Leave a Reply