Fuori il Bio dall’Italia! Fuori l’Italia dal Bio!

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Cittadini italiani, compagni, amici ambientalisti! La schiacciante vittoria al referendum sul nucleare ci indica la strada per cacciare le fabbriche di morte dall’Italia, una strada che abbiamo il dovere di percorrere nell’interesse dell’ambiente e della salute delle future generazioni.

Oggi, alla luce di quanto accaduto in Germania, chiediamo a gran voce una moratoria dell’agricoltura biologica su tutto il territorio nazionale!

L’agricoltura biologica uccide! La riduzione dell’uso dei prodotti di sintesi nelle fasi di produzione, stoccaggio, conservazione e trasporto dei prodotti aumenta, in maniera proporzionale, le probabilità di contaminazione degli stessi prodotti da parte di muffe, microbi e batteri: una sola piccola azienda biologica della Bassa Sassonia ha provocato più vittime degli incidenti alla centrale nucleare di Fukushima e alla piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico messi insieme.

L’agricoltura biologica affama l’umanità! Convertire al biologico, come pretenderebbero alcuni irresponsabili, l’intera filiera agricola mondiale, significherebbe tornare a produrre una quantità di cibo enormemente inferiore a quella di cui l’umanità ha bisogno. Significherebbe produrre quantità inferiori a costi superiori, allontanando sempre di più i poveri dal cibo.

L’agricoltura biologica devasta l’ambiente! Produrre la quantità di cibo di cui l’umanità ha bisogno con tecniche poco produttive come l’agricoltura biologica ci obbligherebbe ad abbattere l’intera superficie forestale del pianeta per destinarla all’agricoltura, e probabilmente non sarebbe neanche sufficiente. Un processo ineluttabile che segnerebbe la fine della biodiversità e che avrebbe esiti catastrofici per il clima del la Terra.

Per questo chiediamo, ispirandoci ad analoghe iniziative in Francia e negli Stati Uniti:

  1. Che il governo vieti l’apertura di nuove aziende agricole biologiche e la conversione al biologico delle aziende agricole esistenti fino a che gli esperti non si siano definitivamente pronunciati sui rischi per la salute umana e per l’ambiente e fino a che il legislatore non abbia imposto regole chiare ispirate al principio di precauzione.
  2. Che la moratoria non venga revocata prima che le aziende agricole biologiche non abbiano inequivocabilmente dimostrato che ignorare le moderne tecnologie non comporti maggiori rischi per la salute umana o per l’ambiente.
  3. Che ogni azienda agricola biologica contribuisca ad un fondo nazionale costituito per coprire i costi sociali e le esternalità negative che l’agricoltura biologica scarica sull’intera collettività.

D’altronde, restereste indifferenti se le compagnie aeree cominciassero ad acquistare velivoli realizzati secondo progetti e tecnologie risalenti a prima della Seconda Guerra Mondiale senza aver prima dimostrato che quegli aerei, quei progetti e quelle tecnologie sono più sicuri ed efficienti di quelli all’avanguardia? E il cibo è un bene comune, una risorsa universale, che non può essere sottratta all’umanità in nome degli interessi e dei profitti di pochi.

  • E’ uno scherzo, ovviamente (l’azienda agricola di che scrive è biologica). Da queste parti non ci piacciono i divieti e le moratorie. Ma ci sarebbe da riflettere, eccome…

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