17
Giu
2011

Dentro i partiti nell’acqua!

Mentre il risultato del referendum sull’acqua è ancora caldo, cominciano a emergere i problemi creati dal voto referendario. A partire dalle difficoltà di garantire al settore una governance che sia, contemporaneamente, efficace, efficiente e coerente col risultato delle urne. Purtroppo, infatti, la vittoria dei “sì” apre una serie di problemi che sarà difficile tappare. Non mi riferisco solo alla frenata nei programmi di investimento di molte utility o all’incertezza che si è venuta a creare. Penso anche ai due grandi inconvenienti che la consultazione ha creato.

Il primo inconveniente è, se posso metterla in termini provocatori, è che gli italiani sembrano aver improvvisamente (e improvvidamente) dimenticato la rabbia che tutti noi proviamo quando leggiamo dei privilegi e dei sotterfugi di cui campa la Casta – per non dire di Tangentopoli. Lo ricorda molto bene Linda Lanzillotta in un articolo su FirstOnline: il referendum ha travolto, tra l’altro, il regolamento attuativo del 23 bis che impediva ai politici trombati e ai loro parenti (così come ai parenti dei politici in carica) di assumere ruoli dirigenziali nelle aziende controllate da enti pubblici. Scrive l’ex ministro degli affari regionali, artefice a suo tempo di un progetto di riforma dei servizi pubblici locali affossato dai veti salvacasta della sinistra massimalista:

non si tratta di poca cosa ma di decine di migliaia di posti clientelari che costano alla finanza pubblica e al sistema Paese non solo in termini di esborso di denaro ma per la rete di corruttela che da questo sistema emana, per la pervasività della intermediazione politica nell’economia che tali meccanismi generano (si pensi solo agli appalti e agli acquisti gestiti dalle società locali) soffocando imprese e cittadini, per la cattiva qualità dei servizi.

Ecco: il vaso di Pandora è scoperchiato. Naturalmente non è sufficiente sbarrare la porta ai politici ed ex politici per garantire un buon funzionamento del sistema. Per certi versi, si tratta di una scelta troppo tranchant: non dubito che esistano ex politici o parenti di politici con tutte le carte in regola per amministrare una realtà complessa come un’azienda di servizio. Ma questo problema non esisterebbe se solo tali soggetti fossero fuori dal perimetro della politica: un’azienda privata, quando assume un manager, fa un investimento sulle sue competenze. Se piglia il manager sbagliato o incapace, perde soldi. Quindi ha un forte incentivo a selezionare personale adeguato. Invece, una società che si trova, contemporaneamente, controllata dalla politica in virtù dei suoi assetti proprietari, e che ha ottenuto dalla politica – per vie opache – la protezione del suo business, è un brodo di coltura perfetto per il germogliare di situazioni, diciamo così, poco chiare. Quindi una norma che sarebbe inutile o persino ingiustificata in un contesto privatistico, diventa fondamentale in un contesto di ritrovato protagonismo pubblico. Lanzillotta ha annunciato che presenterà un disegno di legge in tal senso lunedì prossimo: dall’accoglienza che riceverà, potremo capire molte cose – oppure trovare conferma dei sospetti che, su Chicago-blog, non abbiamo mai taciuto.

Il che ci porta al secondo problema. Non basta che nel settore siano chiamati manager capaci. Occorre anche che essi abbiano i mezzi finanziari per fare il loro mestiere: cioè, garantire anzitutto una buona gestione operativa delle rispettive aziende, e poi fare gli investimenti che sono indispensabili (perché lo impone l’Unione europea e il buonsenso) o utili. Se ne occupa Carlo Scarpa sul Lavoce.info: i soldi, molti semplicemente, possono arrivare solo da due tasche. Una tasca è la tariffa. L’altra tasca il bilancio pubblico, cioè le tasse. Se la tasca tariffaria diventa inagibile – perché diamo un’interpretazione radicale del referendum, come chiedono i suoi promotori – allora non resta che alzare le tasse (o tagliare altre spese riducendo altri servizi oggi garantiti ai cittadini). Al di là dei potenziali effetti perversi di un prezzo che non copre i costi – e che pertanto incentiva il sovraconsumo (aka: spreco) e il sovrainquinamento (grazie, Greenpeace!) – ci sono limiti oggettivi alla capacità delle finanze pubbliche di far fronte all’onere che gli viene attribuito. Certo, si potrebbero scrivere norme che in qualche modo aggirino il quesito referendario, restando comunque nel solco a cui  ci obbliga la normativa comunitaria di piena internalizzazione dei costi in bolletta. Ma questo ci porterebbe al paradosso enfatizzato da Scarpa:

Quanto alla soluzione “a regime”, questa pessima politica ci lascia con un paradosso. Se non vogliamo tradire la volontà popolare, rischiamo di uccidere un settore vitale. Ma tradire la volontà popolare (che piaccia o meno) non sarebbe peggio? Ai nostri sagaci politici l’ardua sentenza.

Purtroppo, comunque lo si guardi questo referendum è un pasticcio. E non può essere ignorato nel nome del suo presunto significato politico. Se la maggioranza ha preferito ignorare il problema credendo di mettergli la sordina, e se l’opposizione ha scelto di cavalcare la tigre referendaria nella convinzione che non ne sarebbe morsa, oggi è il paese a pagarne il prezzo. Rilancio, quindi, la mia proposta: il Parlamento discuta (e – spero – bocci) la proposta di legge d’iniziativa popolare sull’acqua, presentata alcuni anni fa da quelli che poi avrebbero promosso il referendum e che suggerisce la piena ripubblicizzazione dell’acqua. Andiamo alla conta in Parlamento e, sperabilmente, bocciamola. Ma poi offriamo anche un’alternativa seria, per l’acqua e gli altri servizi. E dunque partiamo dal disegno di legge del Pd sull’acqua e dal ddl Lanzillotta per gli altri servizi pubblici locali. Solo così potremo andare alla conta e vedere chi è riformista e chi no; chi cerca soluzioni che funzionano e chi preferisce rincorrere la tentazione del populismo; chi si sforza di far funzionare le cose, e chi si accontenta di trovare una poltrona per il culo degli amici suoi.

You may also like

La gestione pubblica del servizio idrico—di Alessandro Barchiesi
L’#acqua pubblica tra retorica e realtà – L’#Hashtag di Serena Sileoni
Addio a William Baumol
La concorrenza in autoanalisi

27 Responses

  1. CLAUDIO DI CROCE

    Io sono nato a Torino e ci vivo da decine di anni e vedere la trasformazione che ha subito la mia città da polo industriale conosciuto in tutto il mondo in un luogo dove gli uffici pubblici – Regione, Provincia, Comune,Circoscrizioni oltre a tutti gli uffici dello Stato centrale – sono presenti dappertutto mi stringe il cuore. Il solo comune ha 25000 dipendenti , la Regione vuole costruire un enorme palazzo uffici imitando la Lombardia, la Provincia ha occupato un grande palazzo ex Telecom. Il Comune di Torino è forse il più indebitato d’Italia , le strade sono in rovina e non ci sono i soldi per ripararle , ma esistono feste continue , siamo pieni di cantanti, ballerini, saltimbanchi, musicisti, buffoni vari e li i soldi per pagarli ci sono anche perchè questo atteggiamento procura voti . Il compagno Fassino – che è in politica da almeno trentanni- ha ereditato questa situazione e ne gode i vantaggi . Una volta o l’altra i debiti si dovranno però pagare e allora i miei concittadini diranno che la colpa è stata di Berlusconi e di Tremonti con i loro tagli lineari che hanno affamato il popolo. La corsa dei trombati per avere uno stipendio, un incarico, una consulenza a spese dei contribuenti è la naturale conseguenza della mentalità dei niei concittadini che una volta erano contenti di appartenere a una società produttiva e non formata da parassiti. Il risultato dei referendum ha dato una ulteriore spinta a questa mentalità.

  2. gelso

    a stagnà stai sempre a lamentarti…ma mettiti il cuore in pace hanno vinto gli altri, vi hanno coperto con una montagna di SI, vi hanno sbattuto in faccia tutto il fango velenoso e la palle che vi siete inventato per mesi su questo sito di rancorosi che godono ad autodefinirsi liberisti. ma rassegnatevi il popolo ha detto che non è d’accordo con voi. primo ammettere la sconfitta, poi si discute, ma basta palle a iosa. e beviti un bel bicchiere d’acqua, costa poco, anche per merito del popolo italiano.

  3. trementina

    Chiedo scusa all’eccellente Carlo Stagnaro, del quale ho apprezzato l’articolo, se approfitto di questo spazio per rivolgermi al WEBMASTER del sito,

    che spero lo elimini questo mio commento, con la speranza che sia tenuto in considerazione.

    Sig. WEBMASTER, per cortesia, aggiorni la tipografia del sito:

    – il font è piccolo e ha poco contrasto con lo sfondo risultando molto difficile da leggere

    – i post non sono chiaramente distinguibili l’uno dall’altro (per esempio non si capisce a quae post corrispondano le stelle di voto, sopra o sotto?)

    – i Titoli dei post non sono abbastanza evidenti, pare che il nome dell’autore sia il titolo e viceversa.

    – La data, starebbe meglio vicino al titolo, altrimenti sembra che appartenga al post successivo.

    – Questo overlay nero che appare per la mailing list è davvero seccante!

    – Riformattare i post, a volte sono difficilmente leggibili, mancando la separazione fra i paragrafi (soprattutto quelli del capo: si percepisce che sono buttati giù di corsa)

    Come esempio di impostazione e leggibilità, suggerisco phastidio.net

    Capisco che il tempo è poco e il lavoro molto.
    Mi scuso ancora per l’occupazione, ma spero che possa essere uno stimolo.

  4. Fabrizio Dalla Villa

    Quello tra pubblico e privato, per l’Italia, è un falso problema. Il vero problema è, semmai, come evitare che il malaffare si insinui (e ciò accade indifferentemente per il pubblico e per il privato). Tolte di mezzo le varie mafie, possiamo discutere di cosa sia meglio o peggio. Però vorrei far notare che dove abito io, la gestione del servizio di erogazione dell’acqua è privata, eppure l’acqua è così carica di calcare che risulta essere imbevibile. Le pentole in cui la si fa bollire si segnano di bianco (le pentole non sono di sottomarche). Altro punto: a Parigi, dopo anni di privatizzazione, si sta tornando al pubblico. Sono forse tutti impazziti?

  5. Roberto

    Però, bel commento quello di Gelso, molto sofisticato e che porta un contributo alla discussione.
    definire poi Chicago blog un sito di rancorosi…mah.
    L’Italia non è un paese per dibattiti nel merito delle cose, la realtà è questa a prescindere dalle persone e dalle forze politiche che governano. Siamo mediamente un popolo ideologico e tribale che ragiona per partito preso, il contrario di una società aperta e laica.
    Sono pochissime le voci che hanno stimolato un dibattito sui referendum.
    i problemi creati dal referendum ce ne sono tantissimi, ad iniziare dal fatto che l’abrogazione dell’art.23bis non riguardava solo l’acqua, ma ha azzerato 10 anni di riforme richieste peraltro dalla unione europea in tema di trasparenza nella gestione dei servizi pubblici.
    Bisogna rassegnarsi.
    Roberto onorati

  6. roberto

    vorrei segnalarle la pagina di ieri (venerdì 17/6) completamente dedicata all’argomento.
    Secondo me occorre salvare capra e cavoli, ovvero la rassicurare gli italiani che temono la “privatizzazione” e con la realtà che l’attuale situazione è insostenibile.
    Ora (Elinor Ostrom nobel 2000) esiste il bene collettivo, chè non è dello stato (o sue ramificazioni) e nemmeno di qualche singolo privato.
    Giocando su questi concetti (come su quello della sussidiarietà) si potrebbe trovare una soluzione. Secondo me questa avrebbe anche una grande valenza politica nel “dopo-berlusconi” perchè permetterebbe la creazione di una “area del buon senso” trasversale agli attuali schieramenti, che potrebbe essere una base per nuove aggregazioni. (forse mi illudo troppo!)
    Ma tornando all’acqua, se l’acqua è mia, non la spreco.

  7. @Roberto
    Il problema è che gelso non ha capito che l’acqua COSTA MOLTISSIMO, perchè dobbiamo pagare anche gran parte degli assessori trobati, i loro amici e il 40% dell’acqua stessa che va sprecato. Tutto quest’ per l’ignoraza del popolo (anzi a questo punto non userei i termine popolo ma “target di consumatori”) italiano.

  8. gelso

    @roberto
    l’acqua costa pochissimo è sufficiente confrontare il costo in Italia con quello degli altri paesi europei; e questa è la ragione della poca attenzione a perdite di rete e sprechi vari. Cosa abbiano a che fare gli assessori non capisco ma questo è un altro tema.

    Che questo sia un blog di rancorosi credo si assolutamente evidente a partire dell’ineffabile Gian. E’ sufficiente leggere le parole di Giannino, di tutti i suoi articoli. Credo abbia un problema serio di non realizzazione personale che lo porta a contraddire chiunque e prendere sempre un’altra posizione rispetto al senso comune (e al buon senso) e poi si rifà sempre a fonti “eccezionali” a cui nessuno essere umano pare abbia accesso e che se poi vai vedere spesso sono “fuffa”…(lo dico per esperienza personale).
    Vedi poi le sue posizioni su Fukushima…qui siamo al ridicolo planetario.
    Giusto oggi è arrivata una nuova notizia, il livello delle radiazioni nell’acqua era molto più alto (ed è molto più alto) di quanto comunicato al mondo intero e Tepco decise, nascondendolo a tutto il mondo, di non procedere con la pulizia delle acque della centrale.
    http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/mondo_brevi/Giappone:_Fukushima,_Tepco_sospende_pulizia_acque_radioattive.html?cid=30493028

    Ricordiamo sempre che l’ineffabile Gian è quello che scrisse “Fukushima ha dimostrato che le centrali nucleari sono sicure (13 marzo 2011, ipse dixit…).
    Si dice che da allora i giapponesi lo vogliano fare cittadino onorario.

    Per approfondire il tema del rancore su questo blog vedi poi le discussioni sul fisco…sembra sempre che in Italia ci sia uno stato di polizia “tributaria” sempre pronto ad accanirsi sui contribuenti, credo invece che in questo blog ci sia un mare di evasori fiscali appunto rancorosi.Ma forse loro hanno almeno delle buone ragioni, dal loro punto di vista ovviamente.

    PS: hai un problemino con la tastiera in 4 righe ci sono 4 refusi.

  9. pietro27

    concordo con Roberto, un commento serio e responsabile. Credo sia inutile rispondere o confrontarsi con chi si vanta di essere vittorioso. ma di che? Vi ricordate d’alema e treu che hanno introdotto il precariato? e poi parlano di lavoro? vi ricordate i governi Prodi che si son venduti i grandi complessi industriali che erano l’anima di questo paese, dicendo che dovevamo ridurre il debito? mentre gli altri si tenevano ben stretti i loro gioielli industriali tipo francia e germania? provate a parlare di questi problemi con i “vittoriosi” ne vedrete delle belle… ieri Prodi poteva firmare la legge sull’acqua per darla ai privati, poi però è giusto che ci ripensa… un campione di strategia… ditemi o vittoriosi di quale strategia vi ammantate, così seria da poterne parlare… se lo riuscite a fare forse si riuscirà a discutere in questo paese… di tutta questa grande strategia di vittoriosi resta una mare di aziende chiuse che gli stranieri hanno comperato a quattro soldi per poi chiuderle e non farsi fare concorrenza… un mare di cassa integrati..ecc. ecc.

  10. Stefano1776

    I SI al referendum, oltre a fornire nuove opportunità al clientearismo politico ed una
    splendida vittoria alla sinistra, hanno fornito anche la prova della fondatezza di una analisi ricorrente a sinistra: che gli elettrori di Berlusconi sono condizionati dai media, rintronati dalla televisione e instupiditi dalla propaganda. Tutti quelli che hanno votato SI appunto.

  11. Gianni

    Io dico che l’acqua va gestita economicamente e BENE da un ente pubblico.

    Tra privatizzare tutto e statalizzare tutto c’è un infinito. Basta gestire bene anche il pubblico.

    Non è liberista? io credo che sia la quintessenza del liberismo: gestire bene la cosa pubblica in concorrenza al privato.

    In fondo dopo Garibaldi, a fare l’Italia sono stati l’IRI, l’ENI, e tanti altri enti pubblici (che qualcuno, dopo averli regalati, ha detto d’aver “riscianato”).

  12. Roberto

    Caro gelso sei la quintessenza dell’elettore medio livoroso sinistroide che vota sempre contro qualcuno.
    Si attaccano sempre le persone e non si discute mai sulle idee
    invece di prendertela sempre con qualcuno (Stagnaro rancoroso, Giannino con problemi personali, e via dicendo) ci vuoi dare un tuo contribiuto sulle prospettive che si aprono ora ora sulla gestione del servizio pubblico relativo al ciclo idrico integrato? Il blog deve servire a questo, per confrontarci.
    Chi ha votato sì avrà un’idea ora di come gestire il servizio pubblico. Qual’ è ora la forma gestionale per l’acqua, che era è e rimarrà un bene pubblico che in italia costa pochissimo? (In germania la gestione è pubblica ma l’acqua costa mediamente il doppio). la società in house? la cooperativa tra consumatori? L’azienda municipalizzata?
    Come si faranno ora gli investimenti, visto che non è più possibile la copertura con la tariffa? Fiscalità generale? tassa di scopo dei comuni?
    Chi ha votato sì mi può dare per piacere un segno di vita?

  13. Stefano2

    @gelso
    Buongiorno signor Gelso, ho visto il suo link alla notizia di Fukushima, e non posso restare che inorridito di fronte al modo in cui la ha presentata (veda anche http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/03/11/visualizza_new.html_1557212528.html). Cito le sue parole: “Giusto oggi è arrivata una nuova notizia, il livello delle radiazioni nell’acqua era molto più alto (ed è molto più alto) di quanto comunicato al mondo intero e Tepco decise, nascondendolo a tutto il mondo, di non procedere con la pulizia delle acque della centrale.” Innanzitutto, lei usa il passato remoto, quando la notizia risale invece al 18/06/11 ore 18:41 (ANSA), cioè ieri. In secondo luogo, lei volutamente nasconde il fatto che, semplicemente, le operazioni di pulizia sono state interrotte perché c’è stato un aumento inaspettato di radioattività che avrebbe messo a rischio la salute degli operatori. Non è assolutamente vero che la Tepco non ha proceduto alla pulizia, è vero invece che ci sono state delle difficoltà nel procedere a causa di rischi per la salute per gli operatori.
    Se Lei ha intenzioni di discutere con noi su questo blog di problemi e soluzioni CONCRETI, ben venga, ma non pensi di abbindolarci/mi con notizie false od opinioni costruite sul nulla.

  14. gelso

    @roberto
    Scusami ma fino ad ora come è stata gestita l’acqua ?
    Per quello che so si sono comuni che la gestisono da soli, ci sono società consortili tra comuni e le municipalizzate. Questi sono gli strumenti che da sempre gestiscono la fornitura dell’acqua.
    Dove queste società sono gestite in modo bene il servizio funziona dove sono gestite male ci sono grandi inefficienze. Ma questo accade in ogni ambito imprenditoriale con ogni tipo di impresa.
    Quindi, a mio parere, il problema non è la forma della società (escludendo le società con fine di lucro appena bocciate) ma il loro controllo e la loro gestione.
    Nel nord Italia specie in provincia le cose funzionano piuttosto bene e ci sono acquedotti efficientissimi e con acque eccezionali, esempio nel varesotto, nel novarese, nel biellese e nel cuneese.

  15. Gianni

    @Roberto
    Da una “Agenzia dell’acqua” tipo l’Agence de l’Eau francese.
    L’acqua per usi domestici DEVE costare almeno 1.5 Euro al mc.

  16. Walter Narduzzi

    I referendum sull’acqua sono stati impostati in modo furbesco dai proponenti dicendo che l’acqua è di Dio dimenticandosi che le tubature che la portano nelle nostre abitazioni è del diavolo.
    Tutto il resto ai votanti i 4 SI non è assolutamente interessato e, ne sono fermamente convinto che, se ci fosse stato un 5° referendum sulle privatizzazioni, sarebbe stato votato con il SI nella stessa identica convinzione.
    Ho letto dei commenti da chi mi ha preceduto nei commenti e gli rispondo così: “Mi sono seduto dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano già occupati”!

  17. In un blog dove si interloquisce con livorosi neo-statalisti come gelso non si sta bene… Caro roberto, sono d’accordo con te ma è troppo triste dover replicare a squallidi “ignoranti” come quel gelso..

  18. CLAUDIO DI CROCE

    @stefano tagliavini
    Criticare è facile, proporre soluzioni concrete molto più complicato.
    Una cosa assolutamente necessaria – e vale per Torino come per tutta l’Italia – è quella di ridurre l’incidenza enorme del settore pubblico sulla vita economica , tagliando tutti i settori di almeno il 30% ed eliminando del tutto alcune spese che non ci possiamo più permettere( quello di festa continua pagata dei contribuenti per me è il primo , ma ce ne sono altri )
    Un’ altra è quella di favorire l’insediamento di attività private , produttive ,con agevolazioni fiscali e amministative .
    Una terza è quella di aumentare le entrate fiscali locali, spiegando ai cittadini che questi soldi saranno utilizzati SOLO per la riduzione del debito e non per altre spese , fornendo resoconti semestrali , avallati da società di revisione .
    Cioè in sostanza un mix di azioni volte a diminuire le spese ed a aumentare le entrate.
    E’ il sistema che funziona per tutte le aziende private del mondo e funzionerebbe anche per il mondo pubblico salvo un piccolo, enorme problema :
    NESSUN POLITICO AVRA’ IL CORAGGIO DI ESEGUIRLO PERCHE’ VERREBBE CACCIATO DAGLI ELETTORI , CHE NON VOGLIONO FARE ALCUN SACRIFICIO .
    Cosa sta succedendo in Grecia lo conferma, per cui ,in buona sostanza , tutti sanno cosa si dovrebbe fare ma non si potrà fare fino a quando saremo obbligati dal fallimento.Come vede sono piuttosto pessimista .

  19. giancarlo

    Un piccolo esempio:4 anni fa, ho acquistato una casa per le vacanze estive in provincia di Agrigento. Ho condiviso gli stessi problemi idrici hce hanon martirizzato i siciliani per decenni… acqua per non più di due giorni a settimana e grandi cinsterne sui tetti. Da querst’anno la gestiome è privata…. abbiamo l’acqua tutti i giorni!!!
    Ad imola, doveabito normalmente, l’Hera impiega decine di dipendenti (tesserati presumo…. del partito più bravo a favorire i “suoi”) per un lavoro che sicuramente potrebbe funzionare con meno della metà deo dipendenti.

  20. giancarlo

    Un piccolo esempio:4 anni fa, ho acquistato una casa per le vacanze estive in provincia di Agrigento. Ho condiviso gli stessi problemi idrici che hanno martirizzato i siciliani per decenni… acqua per non più di due giorni a settimana e grandi cinsterne sui tetti. Da querst’anno la gestiome è privata…. abbiamo l’acqua tutti i giorni!!!
    Ad imola, doveabito normalmente, l’Hera impiega decine di dipendenti (tesserati presumo…. del partito più bravo a favorire i “suoi”) per un lavoro che sicuramente potrebbe funzionare con meno della metà deo dipendenti.

Leave a Reply