11
Giu
2011

Servizi pubblici locali: così va il mondo. Di M. Repetti

Riceviamo da Matteo Repetti e volentieri pubblichiamo.

Con il primo quesito referendario si chiede l’abrogazione dell’art. 23 bis, D. L. n. 112 del 2008, che prevede due modalità di affidamento dei servizi pubblici locali, ovvero dei servizi forniti all’intera collettività dei cittadini quali il trasporto pubblico, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la fornitura di elettricità e di gas, ecc.: quindi, non corrisponde affatto al vero che si tratti di un quesito relativo specificamente al servizio idrico.

Men che meno è in gioco la supposta “privatizzazione” dell’acqua, che per il nostro ordinamento è e resta necessariamente bene pubblico e pertanto di tutti, trattandosi invece unicamente del servizio di fornitura dell’acqua.

Ciò premesso, la disposizione in esame prevede ora, come detto, due modalità di affidamento: quella “ordinaria” (comma 2), ovvero a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati tramite procedure di gara; e quella “in deroga” (comma 3), ovvero a favore di società interamente partecipate e controllate da parte dell’ente locale quando, al ricorrere di eccezionali situazioni di carattere economico, sociale, ambientale e geomorfologico del contesto territoriale di riferimento (si pensi al collegamento tramite pullmini di piccole frazioni di montagna del tutto isolate rispetto al capoluogo), non è permesso un efficace e utile ricorso al mercato.

Se vincono i sì, le disposizioni riportate verrebbero abrogate: cosa cambia?

Gli affidamenti dei servizi pubblici locali dovranno comunque essere improntati al rispetto dei principi comunitari, che prevedono il necessario ricorso alle procedure di gara ed al mercato; si riamplierebbe, tuttavia, la possibilità di fare ricorso a società interamente partecipate e controllate da parte dell’ente locale – le cd. società in house – anche al di fuori delle particolari ed eccezionali situazioni sopra menzionate. Non pare che ciò rappresenti un passo in avanti, considerato come le società in house difficilmente costituiscono esempi di efficienza, collocandosi, di fatto, al di fuori della concorrenza, ed essendo spesso vittime di gestioni clientelari.

Ma non è tutto.

Siccome spesso il diavolo sta nei dettagli, l’abrogazione del citato art. 23 bis determinerebbe il venir meno del particolare regime transitorio ivi previsto (comma 8): in soldoni, gli affidamenti realizzati in difformità rispetto alle modalità previste dai commi 2 e 3 di cui si è detto sopra – per i quali è oggi previsto che debbano per lo più cessare per la fine del 2011 o del 2012 – continuerebbero fino alla loro naturale scadenza, in spregio a qualunque principio di concorrenza e di efficienza, e pertanto, a danno dei cittadini. Tanto per fare un esempio, l’affidamento effettuato da parte del Comune di Genova a favore di ASTER S.p.A. – la sua azienda multiservice che dovrebbe occuparsi della manutenzione delle strade, del verde pubblico, ecc. – scade addirittura nel 2034!

Con il secondo quesito sull’acqua, poi, si vorrebbe evitare che la determinazione della tariffa del servizio idrico avvenga, come sembrerebbe naturale, anche in base all’adeguata remunerazione del capitale investito per la realizzazione ed il potenziamento degli impianti e della rete di distribuzione dell’acqua (di cui c’è maledettamente bisogno nel nostro Paese): la posizione – del tutto ideologica e fuori della realtà – dei comitati referendari è invece che il servizio di fornitura dell’acqua potabile deve essere considerato – apoditticamente – privo di rilevanza economica (quando invece tutti sanno che per costruire gli impianti e le reti di distribuzioni e per la loro manutenzione e tenuta in efficienza ci vogliono notevoli risorse e specifiche competenze, che i Comuni non possiedono).

In tal modo, si otterrebbero due – purtroppo prevedibili – risultati: la nostra rete di distribuzione continuerà a perdere acqua; ed i costi del servizio verranno sopportati dalla fiscalità generale (anziché da chi ne usufruisce).

Così va il mondo.

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4 Responses

  1. gelsomini

    finalmente qualcuno che mette i puntini sulle i per il nucleare.

    http://www.repubblica.it/ambiente/2011/06/10/news/perch_voter_si_al_referendum_sul_nucleare-17463456/

    Ho lavorato una vita nel nucleare
    vi spiego perché voterò sì al referendum”
    Oltre due decenni di esperienza nel settore, visitando una sessantina di reattori in tre continenti, con la convinzione che le precauzioni prese negli impianti rendessero impossibile una catastrofe. Poi Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima: tre disastri in meno di 30 anni…
    di ALBERTO BAROCAS Dopo essere stato allibito per l’incoscienza delle dichiarazioni di uno scienziato, il professor Battaglia (la pubblicazione di una sua opera scientifica con la prefazione di Silvio Berlusconi parla da sé), su un tema così importante per la sorte dell’umanità, mi sento costretto ad intervenire avendo dedicato tutta la mia vita professionale alla ricerca e sviluppo del nucleare ed essendo stato per lungo tempo “abbastanza” a favore dell’energia nucleare.

    Dopo una laurea in Radiochimica presso l’Università di Roma e successivo Corso di Perfezionamento in Fisica e Chimica Nucleare, ho lavorato presso i laboratori di ricerca del plutonio di Fontenay-aux-Roses (Francia) nelle ricerche e tecniche del plutonio per l’impianto di riprocessamento del combustibile nucleare di La Hague. Ritornato in Italia ho partecipato, nei laboratori di ricerca della Casaccia (CNEN, ora ENEA), alla messa a punto degli impianti di separazione del plutonio di Saluggia e successivamente allo studio dei siti nucleari in vista della costruzione di centrali di energia nucleare. Dal 1982 sono stato distaccato dal CNEN presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) di Vienna dove mi sono occupato prevalentemente di salvaguardie nucleari, in particolare per i reattori nucleari di potenza e di ricerca nel mondo. Per 22 anni ho avuto la possibilità di visitare ed ispezionare una sessantina di reattori in tre continenti, in particolare in Giappone ed in particolare proprio Fukushima.

    Durante l’intera attività ero giunto alla conclusione che le precauzioni utilizzate negli impianti nucleari fossero tali da rendere praticamente impossibile un grosso incidente nucleare. Proprio il Giappone si presentava ai miei occhi come il modello per eccellenza di organizzazione, di perfezione, di attenzione al più piccolo dettaglio: l’energia nucleare o doveva essere realizzata così o non doveva esistere. Ed invece… Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima… tre catastrofi in meno di 30 anni.

    Oggi sono completamente convinto che i rischi dell’energia nucleari siano tali da consigliarne l’utilizzo solo se non ci fossero sulla Terra altre fonti di energia o dopo una guerra nucleare. Voterò quindi SI al referendum per le seguenti ragioni:

    a) la progettazione di una centrale nucleare avviene sulla base di dati statistici puri, cioè su una probabilità estremamente bassa di un grosso incidente, anziché basarsi sul fatto che un incidente anche imprevedibile possa avvenire (per esempio: chi avrebbe mai potuto calcolare statisticamente che otto montanari dell’Afghanistan si potessero impadronire contemporaneamente di quattro jet di linea facendoli convergere sulle Torri di New York, sul Pentagono e sulla Casa Bianca? Chi potrebbe calcolare statisticamente la possibilità dell’impatto di un meteorite?) e quindi progettando nello stesso tempo le soluzioni e le difese: naturalmente questo però aumenterebbe enormemente i costi ed allora bisogna ricordarsi che l’energia nucleare è un’industria come tutte le altre, cioè che vuole fare profitti;

    b) gli effetti di un grosso incidente non sono come gli altri: terremoti, inondazioni, incendi fanno un certo numero di vittime e danni incalcolabili, ma tutto questo ha un termine. L’energia nucleare no: gli effetti si propagano per decenni se non secoli, con un disastro anche economico per il Paese colpito. I discendenti delle bombe di Hiroshima e Nagasaki ancora subiscono danni. Altrimenti perché il deterrente di una guerra nucleare funziona talmente? Anche i bombardamenti “classici” causano morti molto elevate, ma non portano a danni simili per generazioni…

    c) il blocco dell’energia nucleare in Italia del 1987 ha avuto il torto di fermare di botto non solo le quattro centrali in funzione (Trino Vercellese, Caorso, Latina, Garigliano) e la costruzione di Montalto con spese immani per un pazzesco riadattamento dell’impianto nucleare ad una centrale di tipo classico, ma altresì ogni tipo di ricerca nucleare, anche di eventuali impianti innovativi, creando un pericolo, dato l’impauperamento di una cultura “nucleare”: non esistevano più corsi di scienze nucleari, né tecnici, né possibilità di tecnologie di difesa da eventuali incidenti in altre nazioni. E questo non è richiesto dalla rinuncia all’uso di centrali atomiche: la ricerca e lo sviluppo del nucleare dovrebbe poter continuare;

    d) la presenza di impianti di produzione di energia nucleare porta ad una militarizzazione delle zone in questione: non c’è trasparenza, ogni dato viene negato all’opinione pubblica. Anche agli ispettori dell’AIEA viene proibito di comunicare con la stampa. Lo dimostra anche quello che è successo a Fukushima: il gestore ha tenuto nascosto per lungo tempo la gravità dell’accaduto. E in un territorio come il Giappone, sottoposto non solo a terremoti ma a tsunami, il costo di una maggiore precauzione per gli impianti di raffreddamento è stato tenuto il più basso possibile senza tenere conto dei rischi solamente per fare più profitto!

    e) in tutto il mondo non è stato mai risolto il problema dello smaltimento delle scorie mucleari. Nell’immenso deposito scavato in una montagna di Yucca Mountain in USA si sono dovuti fermare i lavori, il maggiore deposito in miniere di sale della Germania si è dimostrato contaminato con pericoli per le falde acquifere, ecc. Il combustibile nucleare delle nostre centrali fermate è in gran parte ancora lì dopo 25 anni. D’altra parte un Paese come il nostro che non riesce a risolvere il problema dei rifiuti può dare garanzie sui rifiuti nucleari?

    f) l’Italia è un paese sismico, dove l’ospedale e la casa dello studente dell’Aquila sono crollate perché al posto del cemento è stata usata sabbia. Può dare garanzie sugli impianti nucleari? E la presenza di criminalità organizzata a livelli preoccupanti può liberarci da particolari preoccupazioni nella scelta e costruzione di centrali atomiche?

    g) ultima osservazione: anche se molti minimizzano gli effetti delle radiazioni nucleari, una cosa si può dire con certezza: gli effetti delle radiazioni a bassi livelli ma per tempi estremamente lunghi sugli esseri viventi non sono stati mai chiariti. Non deve essere solo il fumo a preoccupare l’opinione pubblica!

    Per tutte queste ragioni penso che in Italia l’uso dell’energia nucleare non sia raccomandabile, perlomeno in questa fase della nostra storia, ed invece un miscuglio di diverse fonti di energia (eolica, solare, idrica, gas, geotermica) potrà sopperire ai nostri bisogni, accompagnato da una maggiore ricerca scientifica ed un diverso modello di vita con maggiore eliminazione degli sprechi. Io voto sì.

  2. gio

    E’ la seconda volta, almeno (non è che legga sempre tutti i commenti agli articoli) che su quesiti sull’acqua qualcuno posta una reprimenda sul nucleare. Posto che la riflessione è interessante seppur farcita di qualche sciocchezza di troppo e dal solito imbarazzante corredo di luoghi comuni – tutti confutabili – posto che non dice nulla delle pericolosità (reali, non potenziali) di quelle fonti energetiche che si vorrebbe in sostituzione del nucleare (perchè tutte ne hanno, esattamente come lo scrivere il suddetto articolo mentre magari si fuma una sigaretta, o si starà per guidare l’auto), delle loro rese energetiche e affidabilità e costi, e che per una argomentazione contro ne posso linkare un centinaio d’altre a favore – attinenti, meglio argomentate, di operatori del settore; non del comune passante ma se serve anche di quello – ripeterò ciò che scrissi la scorsa volta e a cui l’altro signore mai diede risposta: mi dice cosa diamine c’entra questa informazione su una pagina che parla di acqua?
    Poi esternate pure disagi signori, le paure son dure da seppellire se non supportate da una reale conoscenza del soggetto, ma fatelo contestualmente. Comunque la grande libreria dell’internet (se non magari un buon libro di fisica nucleare?) ha una riposta per tutto, se solo voleste evitare di leggere siti dichiaratamente non imparziali.

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