25
Mag
2011

Acqua, una domanda al Partito democratico

La domanda che vorrei fare al Partito democratico sull’acqua è: ci siete o ci fate?

Ieri mi è capitato di vedere a Ballarò il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. A una precisa domanda sul referendum, Bersani ha risposto:

Noi votiamo sì contro la privatizzazione forzata dell’acqua.

(Qui il video).

Sul sito del Partito democratico, campeggiano i manifesti che stanno comparendo anche sui muri delle nostre città, che invitano a “votare sì” sotto lo slogan

noi abbiamo le idee chiare

Sul sito del Pd è anche disponibile una pagina un po’ retorica e un po’ propagandistica che espone le posizioni del partito sull’acqua. Dalla stessa pagina si accede alla proposta di legge del Pd, che ha per primi firmatari big del partito quali lo stesso Bersani e Dario Franceschini (proposta da tanti punti di vista migliorativa, e da alcuni peggiorativa, della legge Ronchi, come abbiamo spiegato con Luigi Ceffalo).

Il partito che ha le idee chiare chiede di votare sì al secondo quesito referendario, che recita (parafrasi mia):

Volete voi che [venga abolita, tra le voci che vanno a comporre la tariffa idrica, quella che tiene conto] “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?

Il partito che ha le idee chiare, nella sua recentissima proposta di legge sullo stesso tema, propone che la tariffa sia definita tenendo conto, tra l’altro

del costo delle opere (art.10 comma 2 lettera b)

della remunerazione dell’attività industriale (art.10 comma 2 lettera e)

della quota della tariffa da destinare agli investimenti (art.10 comma 2 lettera f)

Il partito con le idee chiare, quindi, chiede di abrogare una norma sostanzialmente identica a quella che esso stesso propone. Figurarsi se avevano le idee confuse.

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15 Responses

  1. E vero. Sono anch’io sconvolto. Ho visto il sito del SI-TAV Fassino e non capisco la sua posizione sull’acqua. Mi pare che il PD insegua i luoghi comuni e le frasi fatte per paura di non vincere (Ma una volta vinto per fare che?)

  2. Ne ho già parlato nel mio blog http://mrgnaws.blogspot.com/ (vedi post di sabato 21 maggio: Refezione Scolastica) ricordando come la privatizzazione di alcuni servizi, anziché portare benefici ai cittadini ha solo conseguito un peggioramento complessivo della qualità del servizio rispetto a quando la gestione era affidata al pubblico (vedi per l’appunto la refezione scolastica).

    Perché le privatizzazioni funzionino, comuni ed enti pubblici devono essere in grado di esercitare un controllo effettivo e capillare sui servizi dati in concessione e, se il caso, applicare penali sino alla revoca stessa della concessione.

    Questo non avviene mai; i controllo sono parziali, spesso la politica non ha interesse ad avere un macchina amministrativa efficiente e allora …. teniamoci quei pochi servizi pubblici che ci sono rimasti, altrimenti, come sempre, finiamo … dalla padella nella brace

    Mr, Gnaws

  3. marco

    ok ma questo fatto cosa porta alla discussione sulla privatizzazione dell’acqua ?
    e tutte le contraddizioni e i conflitti d’interesse dell’altra parte quando pensi di portarli alla nostra attenzione.

    Ma se Berlusconi è riuscito a dire nella stessa settimana che era contro e poi a favore del nucleare, la Moratti che ha messo l’Ecopass a Milano spendendo milioni di euro dei soldi dei contribuenti ora dice che è contraria all’Ecopass, il centro destra anche quello sardo favorevole al nucleare al momento del referendum consultivo si è schierato contro…
    ma non farci ridere al confronto il centro destra è l’Asilo Mariuccia caro mio stagnaro

  4. roberto savastano

    Bersani ha deciso di insidiare Franceschini e Niki Vendola a sx e Scilipoti e Italo Bocchino a dx su chi spara più idiozie? Fra tutti, con le cazzate, sono più veloci di Tex Willer con il revolver…

  5. valeriano

    Non fate sapere al P.D. che finiscono in mare immessi dai fiumi, milioni e milioni di m.c.
    d’ acqua dolce. Chissa’ cosa potrebbe inventarsi.

  6. Crich

    In realta art.10 comma 2 lettera f è riportato tralasciando (in malafede) il finale che recita: “secondo i criteri stabiliti dalla medesima Autorità” e che cambia la sostanza della frase. La legge del PD delega all’Autorità, d’intesa con le regioni la possibilità di definire la tariffa. Non implica in maniera vincolante delle tariffe che generino profitti, utili, dividendi.

  7. Federico

    Io invece sono fermamente contro la privatizzazione dell’acqua, perché purtroppo in molti casi i cosiddetti “privati” che si approprierebbero della gestione dell’acqua sarebbero delinquenti per dirla con un eufemismo. In Italia, anche a Milano, costruttori che frequentano i migliori salotti con la convivenza delle istituzioni pubbliche realizzano allegramente interi quartieri su discariche che trasudano veleni (vedi Santa Giulia), figuriamoci cosa non potrebbero fare con l’acqua. In Italia, in quasi tutte le città si beve acqua buona da sempre e costa meno di quella Francese, che è privata. Tant’è che a Parigi l’acqua ritorna pubblica perché costa meno. Ci saranno degli sprechi, tanto li paghiamo noi comunque, quindi meglio un buon sorso d’acqua da un bicchiere che perde qualche goccia. Se il governo vuole risparmiare, che riduca le auto blu, i parlamentari, i loro stipendi e che chiudano le Province, quelle si che non servono a niente.

  8. Carlo Stagnaro

    Crich: sarebbe bastato fare lo sforzo di leggere l’analisi che abbiamo scritto con Luigi Ceffalo per accorgersi che noi per primi abbiamo detto che, nella parte in cui introduce un regolatore indipendente, il progetto del Pd è migliorativo dello status quo. Ma sarebbe bastata ancor meno fatica per capire che pure oggi le tariffe non vengono decise dal gestore (pubblico o privato) ma dall’autorità pubblica (l’Aato). Inoltre l’effetto del referendum (e ancor più le intenzioni dei referendari) non è di cambiare la definizione di “adeguata remunerazione del capitale”, ma di abbattere il principio per cui la tariffa deve coprire tutti i costi del servizio, inclusa la remunerazione del capitale (comunque definita). Infine, “remunerazione del capitale investito” e “profitti, utili, dividendi” sono, come sa chiunque, cose diverse. “Profitti, utili, dividendi” dipendono dalla capacità del gestore di fare bene il suo mestiere; la remunerazione del capitale è un accidente della vita che capita a chiunque debba raccogliere capitali (sul mercato o dalle banche): provi a fare un mutuo, e poi ne riparliamo.

  9. Claudio Di Croce

    Trovo incredibile che ci siano persone che cercano risposte razionali agli atteggiamenti della sinistra – estrema. riformista, moderata o comunque la vogliate chiamare – questi hanno solo una cosa in testa : far fuori Berlusconi e poi si vedrà . Tutto il resto non gli interessa. Almeno De Benedetti desidera i denari dell’antagonista della sua vita e i suoi impiegati – i giornalisti ” indipendenti” del Gruppo Repubblica Espresso – lo dicono apertamente e nessuno cerca altre spiegazioni che non esistono.

  10. Massimo Guggia

    In premessa inviterei tutti coloro che intervengono sul blog ad astenersi da inutili esercizi da analisti politici della domenica per stabilire dove stiano i buoni e dove i cattivi: chiacchiere al vento. Quello di cui non ha certamente bisogno questo paese è lo schierarsi su fronti contrapposti senza mai entrare nel merito delle questioni.
    Stiamo al punto, come quotidianamente insegna Giannino, partendo dalla valutazione dei numeri e dei risultati.
    Gentile Stagnaro, credo che qualunque persona di buon senso auspichi miglioramenti di efficienza, riduzione dei costi, miglioramento dei servizi al contribuente/cittadino/utente.
    Rimanendo al tema dell’acqua. Sono a tutti note le inefficienze del sistema: abnormi perdite di rete, cattiva regolazione e tariffe inadeguate in funzione della destinazione d’uso della risorsa acqua, etc.
    Stesso ragionamento potrebbe valere per il tema energetico.
    Non sono per nulla contrario alla partecipazione dei privati nella gestione dell’acqua, a condizione che profitti ed utili derivino realmente dalla capacità di gestione e non dallo sfruttamento di una posizione dominante ottenuta attarverso il trasferimento di un diritto pre-acquisito dal gestore monopolista pubblico. Gli esempi, in questi anni e con dinamiche diverse, sono stati numerosi e ben noti (Telecom, Montedison, Alitalia). Invito tutti a leggere sull’argomento un interessante libro di Massimo Mucchetti – giornalista del Corriere – dal titolo “Licenziare i padroni”.
    Non faccio di mestiere l’economista, ma sinceramente non capisco per quale motivo il capitale investito debba essere adeguatamente remunerato a priori, Si tratta o no di capitale di rischio? Inoltre: si tratta di capitale che il privato impegna di tasca propria o che ottiene dal sistema bancario proprio in ragione del fatto che l’adeguata remunerazione stabilita ex-lege elimina ogni alea di rischio?. Mi pare che il modello proposto sia cucito su misura per un capitalismo all’italiana, caratterizzato, ormai da decenni, da un trasferimento degli investimenti dal settore industriale manifatturiero (quello si “ a rischio”) al sistema dei servizi, meglio se irrinunciabili e da gestirsi in condizioni di monopolio.

  11. bubbo

    L’unico partito coerente è stato l’Italia dei Valori..il resto, dal Pd alla Lega a Fli ai berluscones è stato un susseguirsi di cambio di bandiera a seconda di come vedevano il vento girare.

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