Acqua, una domanda al Partito democratico

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La domanda che vorrei fare al Partito democratico sull’acqua è: ci siete o ci fate?

Ieri mi è capitato di vedere a Ballarò il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. A una precisa domanda sul referendum, Bersani ha risposto:

Noi votiamo sì contro la privatizzazione forzata dell’acqua.

(Qui il video).

Sul sito del Partito democratico, campeggiano i manifesti che stanno comparendo anche sui muri delle nostre città, che invitano a “votare sì” sotto lo slogan

noi abbiamo le idee chiare

Sul sito del Pd è anche disponibile una pagina un po’ retorica e un po’ propagandistica che espone le posizioni del partito sull’acqua. Dalla stessa pagina si accede alla proposta di legge del Pd, che ha per primi firmatari big del partito quali lo stesso Bersani e Dario Franceschini (proposta da tanti punti di vista migliorativa, e da alcuni peggiorativa, della legge Ronchi, come abbiamo spiegato con Luigi Ceffalo).

Il partito che ha le idee chiare chiede di votare sì al secondo quesito referendario, che recita (parafrasi mia):

Volete voi che [venga abolita, tra le voci che vanno a comporre la tariffa idrica, quella che tiene conto] “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?

Il partito che ha le idee chiare, nella sua recentissima proposta di legge sullo stesso tema, propone che la tariffa sia definita tenendo conto, tra l’altro

del costo delle opere (art.10 comma 2 lettera b)

della remunerazione dell’attività industriale (art.10 comma 2 lettera e)

della quota della tariffa da destinare agli investimenti (art.10 comma 2 lettera f)

Il partito con le idee chiare, quindi, chiede di abrogare una norma sostanzialmente identica a quella che esso stesso propone. Figurarsi se avevano le idee confuse.

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