23
Mag
2011

Patologia chiama patologia. Lo strano caso dei pompaggi

Parenti serpenti? Lo scontro che si sta consumando in questi giorni tra Enel e Terna – che fino al 2004 erano poco meno che una cosa sola – è una dimostrazione molto eloquente di quali e quanti cambiamenti possa mettere in modo un regime di effettiva separazione della rete dagli operatori commerciali nel mercato elettrico. Ma accende pure una questione che non può rimanere inevasa. In pratica, Terna intende avviare un massiccio piano di investimenti in sistemi “per l’accumulo e la conversione in energia elettrica”, cosa consentita dal nuovo testo della concessione, approvato a dicembre dell’anno scorso. Enel prima, e Assoelettrica poi sono insorte contro questa prospettiva, gridando alla lesione dei meccanismi della concorrenza. Ci si sono messe pure le commissioni competenti di Camera e Senato, con due pareri anti-Terna. Chi ha ragione?

Per rispondere, bisogna partire da Adamo ed Eva. Cioè dalla domanda: cosa sono e perché servono i pompaggi? Le stazioni di pompaggio sono centrali idroelettriche dotate di un doppio bacino, uno a monte e uno a valle. L’acqua del bacino di valle viene pompata a monte durante le ore di minor richiesta, e fatta fluire quando la domanda è alta in modo da generare l’energia necessaria. Il rendimento dell’operazione è, ovviamente, negativo: cioè viene spesa più energia per mandare l’acqua dal basso in alto, di quanta ne venga restituita facendola scorrere nella turbina dall’alto in basso. Mediamente il rendimento sta attorno al 70 per cento. Tutto ciò ha senso, però, dal punto di vista economico. Per esempio, il prezzo dell’elettricità sul Mercato del giorno prima di giovedì 19 maggio era pari a circa 58 euro / MWh alle 4 di mattina, e circa 90 euro alle 10. Questo significa che l’impianto che abbia consumato 1 MWh alle 4 per ricavarne solo 0,7 alle 10, dal punto di vista finanziario avrà speso 58 euro per guadagnarne 63. Il margine nelle singole zone in cui è diviso il mercato può essere ancora più alto.

Ma c’è un’altra ragione per cui i pompaggi possono essere, oltre che convenienti, necessari, ed è una ragione patologica: cioè quella che ha spinto Terna a scendere in campo. L’introduzione di un importante parco rinnovabile (fotovoltaico e soprattutto eolico), intermittente o poco e per nulla prevedibile, determina un grosso problema di gestibilità della rete, che deve essere sempre in equilibrio a fronte di una produzione che varia in modo più o meno casuale. Oggi il compito di “bilanciare” gli sbalzi di produzione dovuti alle fonti rinnovabili (per esempio perché il vento aumenta o riduce improvvisamente velocità, o perché il cielo si rannuvola) è svolto sia dai pompaggi esistenti (circa 7,5 GW, un record in Europa) e dalle centrali turbogas. Questo vale soprattutto per il Sud dove c’è la massima concentrazione di fonti rinnovabili, e dove le centrali a gas sono tendenzialmente sottoutilizzate. Tant’è che l’utilizzo dei pompaggi è andato declinando negli ultimi anni, a dispetto della maggior presenza di fonti intermittenti. In questa situazione, Terna dice: realizzando più pompaggi potremmo ridurre il costo dell’intermittenza per la rete e, quindi, per il consumatore. Enel e gli altri operatori sostengono il contrario. Non so chi abbia ragione e non mi interessa, perché in ballo non c’è tanto una questione di costi, quanto soprattutto una questione di ruoli.

La domanda vera, infatti, non è se servano pompaggi (o, meglio: se servano sistemi di accumulo e se i pompaggi siano lo strumento migliore). La domanda vera è chi deve decidere se servono, e chi deve realizzarli. Altrimenti non se ne esce. Tant’è che lo scontro è molto concreto e violento. Per Assoelettrica,

l’eventuale realizzazione e gestione di questi impianti comporterebbe una grave perturbazione del mercato elettrico, poiché gli impianti di Terna andrebbero a diminuire radicalmente i volumi di energia elettrica contendibili sul mercato dei servizi di dispacciamento, generando un evidente squilibrio destinato ad aggravare la sofferenza che il settore già attraversa in conseguenza della crisi economica.

Per Terna invece,

Assoelettrica sembra suggerire soluzioni contro la riduzione dei prezzi dell’energia, la sicurezza del sistema e la crescita degli impianti rinnovabili in Italia, questi ultimi obiettivi condivisi da istituzioni, imprese e cittadini e facenti parte dello scopo sociale della Società. Le affermazioni di Assoelettrica possono danneggiare Terna in modo consistente. Terna ribadisce che rispetta e rispetterà le regole e che non ha mai prodotto né produrrà energia, come peraltro già previsto dalla Concessione che ne regola le attività.

In ballo ci sarebbe un tesoretto da 1 miliardo di euro che, secondo i casi, potrebbe spostarsi di qua o di là.

A me pare che la questione, per una volta, vada risolta in termini di principio. Altrimenti si finisce in una impossibile discussione sui costi (e sappiamo quanto le stime possano essere influenzate dalle ipotesi o dai modelli adottati), oppure sulla lana caprina giuridica (se i pompaggi siano un’attività di produzione elettrica, perché producono energia, oppure no, perchè ne consumano più di quanta ne producano).

Bisogna, cioè, rispondere a una domanda: la creazione di sistemi di accumulo è una mera iniziativa di business, oppure è davvero necessaria alla sicurezza del sistema? Nel primo caso, non credo che Terna dovrebbe metterci il becco: l’iniziativa dovrebbe essere lasciata agli operatori attuali o ai potenziali nuovi entranti. Nel secondo caso – uso una formula che più retorica non si può – tutti dovrebbero fare un passo indietro. Perché non spetta né al Tso, né agli operatori fare una valutazione sul tema, ma ai soggetti istituzionalmente preposti: cioè l’Autorità per l’energia e/o il Gestore dei servizi energetici. La procedura, però, deve essere il contrario di quello che sta avvenendo: Autorità e/o Gse devono dire se servono impianti e dove, qualificarli come unità essenziali ed, eventualmente, bandire delle gare per la loro realizzazione e localizzazione. Al momento l’Autorità non ha preso posizione esplicita sul tema – “il governo deciderà a breve e quindi non voglio fare commenti” ha detto il presidente, Guido Bortoni – e ha fatto probabilmente bene, visto che la decisione non le spetta (anche se la coinvolge). Semplicemente questa dimostrazione di sensibilità è un argomento a favore di un suo ingresso sulla scena con tutte le misure e i poteri del caso.

C’è da dire che qualunque soluzione è una soluzione imperfetta. Non dobbiamo e non possiamo cercare una soluzione “neutrale” o non distorsiva, perché quello che stiamo facendo è introdurre una distorsione per correggerne un’altra. Se non avessimo incistato nel sistema una potenza rinnovabile esagerata attraverso schemi di incenviazione sproporzionati, questa magagna non ci sarebbe o sarebbe più sostenibile. Sicché, come mi ha scritto ieri un amico con cui ne discutevo per sms, è “la somma di due avidità: l’incentivo fa gola, il pompaggio fa il prezzo in borsa”. Sarebbe bello e possibile lasciar fare al mercato, che sa perfettamente gestire questo genere di faccende, se solo l’avessimo lasciato fare fin dall’inizio e su tutto (compreso il mix di generazione).

La sensazione, insomma, è che l’intera vicenda si sia sviluppata in seguito a una certa confusione dei ruoli la quale non può essere risolta se non mettendo un punto fermo (regolatorio) su tutto e tutti. Terna, per così dire, “ci ha provato”, tentando una mossa oggettivamente azzardata. Gli operatori, dal canto loro, forse stanno effettivamente difendendo delle rendite, come dice Flavio Cattaneo. Il punto è che queste rendite devono essere individuate e rimosse dal regolatore, non dal gestore della rete. Ci abbiamo messo tanti anni a togliere la rete dalle mani del primo produttore di elettricità – e ne siamo tanto soddisfatti e ci abbiamo tutti guadagnato, compresa Enel – che sarebbe paradossale, oggi, vedere il gestore della rete rimettere le mani sul mercato.

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15 Responses

  1. Articolo molto bello e molto ben scritto su un argomento che non conoscevo, amo questo sito anche per queste cose. Un solo piccolo appunto su una cosa che non mi è chiara: nel finale si dice che questo non sarebbe successo nel caso di un libero mercato, sono d’accordo ma solo a metà, visto che il fatto che le rinnovabili siano in molti casi antieconomiche non è il loro problema in questo caso, mi spiego meglio: se per assurdo io domani mi dovessi inventare un modo di produrre 10 volte l’energia che si produce ora con una turbina eolica, essa potrebbe diventare conveniente, usata da tutti e quindi i “problemi” alla rete aumenterebbero, come anche l’uso delle pompe, non vedo dunque in questo caso come una deregulation riuscirebbe a risolvere tempestivamente i problemi senza che vi siano gravi danni alla rete di distribuzione.
    Ringrazio anticipatamente chi, sapendone più di me, mi risponderà.

  2. Giovanni Bravin

    Bell’articolo, ma è stata tralasciata una componente politica. I generatori eolici, in Sicilia, furono installati per scopi elettorali. Come tutte le apparecchiature, sofisticate o semplici, hanno bisogno di adeguata e periodica manutenzione. Gran parte dei generatori eolici siciliani, sono fermi proprio per questo motivo. Comunque la lettura dell’articolo mi ha dato spiegazioni sulla convenienza o non convenienza di talune scelte.
    Il Belgio, ha scelto di usare l’eccedenza di produzione di elettricità, fornita dalle proprie centrali nucleari, per illuminare la rete autostradale…..

  3. Massimo Falchetta

    Mi occupo di produzione di energia elettrica da quando, negli anni ’80, non c’era sostanziale distinzione fra produzione, trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica. Ora la situazione è diversa, e stabilire se chi trasmette l’energia (TERNA) può anche favorire l’ingresso di nuovi soggetti produttori fornendo servizi di accumulo senza obbligarli a dotarsene di propri, è diventata materia legale.
    La questione che si sta ponendo è centrale, e mostra che si è arrivati a una maturazione sufficiente delle questioni. A mio avviso, chi ama il mercato dovrebbe consentire a tutti di competere nel mercato. Quindi, cercare di limitare l’impiego di sistemi di accumulo, che consentono alle fonti rinnovabili di entrare nel mercato della produzione energetica, dovrebbe essre considerato “distorsivo del mercato”. I sistemi di accumulo sarebbero anche necessari per una penetrazione massiccia di energia nucleare, che si serve di impianti non facilemente modulabili. In questo caso nessuno si azzarderebbe a dire che “i sistemi di accumulo di Terna distorcono il mercato”. Infatti l’Italia ha utilizzato l’accumulo ben prima, proprio per consentire di importare, di notte, energia elettronucleare dalla Francia, rivendendola di giorno; o per consentire di utilizzare olio ATZ o carbone a basso costo in centrali “di base”. Vero, erano altri tempi.
    In realtà, ciò chè distorsivo del mercato è l’incentivazione delle fonti rinnovabili tout-court; non è l’unica distorsione esistente, certo è la più evidente. Ma questa distorsione è una scelta “politica” (in senso nobile del termine) che dovrebbe essere fatta consapevolmente, al fine di ridurre l’impatto ambientale; e come tale si può o meno giustificare. Il liberista puro potrà ben considerare questa pratica letteralmente “scellerata”, in quanto l’ambiente “non è un soggetto economico” autonomo, per cui non può reclamare diritti di mercato, come può fare chi muove armate per procurarsi combustibili a basso costo. Il cittadino che vede nel mercato solo uno strumento di regolazione sottomesso agli interessi generali può invece ben considerare “scellerata” la visione opposta.
    Quindi si tratta di scelte fondamentalmente ideologiche. E’ chiaro che, ciò detto, occorrerebbe anche entrare nei meriti numerici delle questioni.

  4. Pier

    Altro che 1 miliardo,a Terna preme prendere i miei 100 miliardi,Tanto vale il piano da me presentato al Governo per 600 GW che costa 17 miliardi mentre quello di Terna dava 15 GW sostitutivi nucleare EPR da 36 miliardi.Cattaneo,il furbo, dice male che vada mi prendo 36 miliardi e se mi appoggiano a sinistra dicendo che combatto le rendite Enel e gassificatori, prendo i 100 miliardi di Caffese con il suo stoccaggio idrico di mare.Ma non fa i conti con la legge e Caffese perchè copiarmi il piano significa una causa milionaria.Ma attenzione:
    1.Terna da furba dice che non produce ma consuma.E’ impossibile perchè l’hydro moderno produce in continuo 100,autoconsumo 20-25% e vendo il resto 75-80%.
    2.l’acqua in Italia è poca e le direttive europee sanzionano chi usa la stessa acqua per cui o non è rinnovabile o è pratica vietatissima,facendo incavolare i salmerini
    3.difatti nei miei progetti uso sempre acqua di mare desalinizzata o mare nel mio lago di mare che è il progetto da 600GW e 70 miliardi di litri di refuels
    Questo progetto piace a tutti e solo i cretini amettono di non amarlo e qui Terna, lo dico davanti al mondo, se mi copia la perseguo legalmente.
    4.Certo un Cattaneo stramanager da 15 GW e strapagato,farsi battere da un progettista come me che produce 600 GW ,speriamo con il Consorzio via Assoelettrica,fa dire che poi i managers energetici italiani mangiano troppa bufala perchè Quadrino spacca i monti con il gas e Edison ci rimette le penne,tanto che lo lasciano a casa,oggi il Cattaneo spaccasassi-spaccarendite che usa la stessa acqua,
    produce e si butta nell’illegalità italiana ed europea facendo cadere il titolo Terna.
    A Genova per uno cosi’ dicono fa il pesto con l’acqua e sta a casa e le cause pagale con i tuoi soldi perchè io ho avuto insieme agli italiani 100 miliardi di danni, che attualizzati in 10 anni, sono 1000 miliardi che Terna-Cattaneo devi restituire agli italiani per danni.

  5. rob

    Una delle tante cause che limitano l’utilizzo su larga scala delle fonti energetiche rinnovabile soprattutto eolico e fotovoltaio (bassissima densità energetica, uso spropositato di materie prime rare fra cui alcune in fase di esaurimento, la necessità di grosse infrastrutture per lo stoccaggio ecc.) è l’italico NO a tutto. In Trentino alto Adige nei pressi del comune di Laives, la società South Tyrol Energy aveva proposto la costruzione di un impianto di pompaggio in caverna, ebbene questo progetto stà incontrando enormi ostacoli per l’opposizione delle vari associazioni ambientaliste (che secondo me non sanno nemmeno cosa sia l’energia) e siccome in italia, se si vorrà produrre una buona parte dell’energia da fonte rinnovabile, bisognerà dotarsi di qualche centinaio di questo tipo di impianti (solo di energia elettrica ne consumiamo circa 350 miliardi di kWh/anno), dobbiamo ringraziare i francesi i tedeschi i paesi arabi se con le loro centrali nucleari, a carbone a gas e petrolio ci fanno mangiare perchè se dovremmo dar retta ai vari santoni dell’ecologismo italiano a quest’ora staremmo tutti a tagliar legna (deforestazione)per riscaldare le nostre caverne.

  6. Giovanni Cincinnato

    Dunque se non ricordo male l’energia elettrica in un sistema deve essere stabile o il sistema va a rotoli, ragion per cui le fonti di energia intermittente devono essere stabilizzate per non creare squilibri, per questo motivo non si potrebbe utilizzare SOLO energie rinnovabili per alimentare la rete nazionale e detta così i pompaggi sembrano fondamentali per ovviare al problema. Ora tutto rientra nel campo del diritto, o peggio, nel campo del formalismo giuridico dei cavilli e dei meandri della legge.

    Buona fortuna.

  7. @Pier

    Pier :
    Altro che 1 miliardo,a Terna preme prendere i miei 100 miliardi,Tanto vale il piano da me presentato al Governo per 600 GW che costa 17 miliardi mentre quello di Terna dava 15 GW sostitutivi nucleare EPR da 36 miliardi.Cattaneo,il furbo, dice male che vada mi prendo 36 miliardi e se mi appoggiano a sinistra dicendo che combatto le rendite Enel e gassificatori, prendo i 100 miliardi di Caffese con il suo stoccaggio idrico di mare.Ma non fa i conti con la legge e Caffese perchè copiarmi il piano significa una causa milionaria.Ma attenzione:

    Ci spieghi meglio questo tuo progetto? Non ne ho mai sentito parlare… C’é qualche link dove vedere la cosa?

  8. Pier

    La querelle Terna-Assoelettrica si puo’ risolvere in un modo solo.Chi sbaglia paga e va a casa.Cattaneo non puo’ produrre e lui difatti dice che non produce ma che consuma solo.Ed allora dobbiamo levargli subito lo stoccaggio perchè cio’ è impossibile.Si tiene l’acqua ferma in un invaso per cederla a chi produce?Lo stoccaggio hydro pompaggio-turbinaggio produce energia in continuo e stabilizza le rinnovabili intermittenti.Ma produce sempre capito!E produce utili perchè nei miei progetti autoconsumo il 17% e non il 30% e significa che Terna progetta male senza l’innesco da rinnovabili e senza utilizzare il leverage vento-hydro pompaggio-turbinaggio che va passare i 40 GW di vento in mare a 200 GW.Dopo la questione acqua:non si usa quella esistente dell’invaso(direttiva europea) e bisogna apportare nuova acqua.Il mio piano per 600 GW si base sullo stoccaggio marino e nel Po ma produce 70 miliardi di litri di refuels che Terna si sogna.Terna mi blocca il Consorzio da 100 miliardi ,5 punti di pil per l’Italia,per una operazione che vale oggi 1 miliardo per lei e suoi azionisti,e non per il paese.
    Leggevo che Terna ha un socio, ex piastrellista che ha moltiplicato per 5 il valore investito,cedendo le fabbriche.Mi piacerebbe sapere quanto paga di tasse sulla moltiplicazione del valore borsistico perchè Terna dicendo di stoccare, per me produrre,anche se le leggi lo vietano,aumenta ovviamente di valore.Certo il board dice
    a Cattaneo di rischiare perchè i vantaggi certi azionisti li ricevono comunque.

  9. Marco Marchionni

    @Pier: il suo post sarebbe molto interessante ma andrebbe spiegato un po’ meglio ai profani come il sottoscritto e forse servirebbe sapere chi lei sia e quale ruolo riveste nella questione. Inutile dire “se…li querelo” se poi non ci si firma, non crede?

  10. laura bendel

    bentornato dott. Giannino, ci mancava molto la Sua umanità ed il Suo coraggioso esporsi in un mondo di ipocriti, dotati solo di molta protervia!

  11. Anna

    Giustissimo tutti, ma solo la TSO, Terna, responsabile del Dispacciamento e Conduzione sul territorio, può sapere dove sia necessario inserire questi sistemi di accumulo per poter risolvere la “magagna”.
    Tra l’altro il problema che si va a gestire con le batterie non è soltanto quello di recupero di energia dal rinnovabile, ma anche e soprattutto di gestione delle congestioni che si vanno a creare nelle linee elettriche del Sud Italia. Le batterie immagazzinerebbero l’energia congestionante per poi rilasciare quest’energia quando si crea lo “spazio” portante sulle linee interessate.
    Aggiungiamoci pure benefici al sistema di riserva terziaria e ci rendiamo conto che in effetti, DEVE essere la TSO a gestire questi sistemi di accumulo.

    Assoelettrica è soltanto preoccupata del fatto che, con l’introduzione di questi sistemi di accumulo, potremo immagazzinare l’energia (che già paghiamo! il rinnovabile si paga anche quando non si consuma!) e poi utilizzarla quando serve, non dovendo quindi richieder maggior capacità produttiva alle centrali termoelettriche (meno soldi ai produttori, ma quindi bollette meno salate).

    Sia chiaro: le batterie non PRODUCONO energia. Sono sistemi chimici che la conservano e poi la ripropongono.

  12. Pier

    @Lucio FarianoLo stoccaggio proposto da Terna è vecchio di 60 anni perchè è interinvasi su e giu’ e non apporta nuova acqua e le direttive comunitarie lo vietano.Da anno o stocco nei fiumi(tipo Po) o in mare.Il mio progetto modulare con piu’ laghi ma lo semplifico in un uinco lago di 80Km.x 20 km. cioe’ 200 km di dighe di 100 m(significa diga di 140-150m dato il fondale adriatico)stocca 16 TWh e posso produrre in un anno da hydro marino pompaggio ripompaggio 600 GW di cui 200 GW sono elettrici e 400 GW da convertire in refuels per 70 miliardi di litri.Oggi Audi dice che usa un refuel simile al mio dal vento.I 100 miliardi arrivano da 200 GW venduti come elettricità per 10 miliardi e 70 miliardi di litri di refuel per 35 miliardi piu’ il pesce,alghe,biochimica,coprodotti,turismo,ossigeno,prodotti salute.Se vendessi alla pompa il refuel incasso 70 miliardi.Il progetto puo’ farsi in altre zone ma non puo’ copiarsi(chiedere caffit@alice.it)perchè a Terna ci tentano.

  13. Pier

    Ho letto il parere dell’Authority, ma cerchiobotte risente della vecchia impostazione dell’hydro di 60 anni fa.L’hydro tra invasi è caro da morire e devi apportare nuova acqua che prelevo dal mare.Poi gli stoccaggi con batterie per grandi volumi sono cari,si facciano per il ft con batterie litio.La questione sicurezza è mal impostata perchè è molto piu’ sicura una diga in mare o bassa diga nel Po che una alta diga in montagna.
    Ora devo essere libero come Consorzio di operare in mare o nel Po.Le aste servono a poco o a far entrare stranieri.L’hydro solo per energia elettrica è un progetto vecchio e caro.L’hydro per energia elettrica e refuels è il piu’ conveniente al mondo ma è una vision nuova che non si puo’ burocratizzare.Caffese nel Consorzio stoccaggio e refuels dove possono entrare tutti,inclusa Terna-Enel-Assoelettrica-Fiat-Eni produce 600 GW.Gli altri sono capaci a trasformare 400 GW in 70 miliardi di litri?Per una volta in Italia si premi il merito e non l’inghippo burocratico.L’Asta competitiva si faccia sui progetti ma Terna non copi il mio da 600 GW.Se sanno fare un progetto di 17 miliardi per 601 GW,vincono,altrimenti vinco io.

  14. Anna

    @pier: I sistemi di accumulo sotto esaminazione da parte di Terna non sono quelle agli ioni di litio. La tecnologia è un’altra, molto meno cara.
    Non entro nemmeno nel merito della Sua proposta di pompaggio marino, qui si parla d’altro. Non è una bacheca per auto pubblicizzarsi.

  15. Fabio

    Gli impianti di accumulo a doppio bacino hanno senso economico se possono consumare l’energia elettrica di notte e cederla di giorno, approfittando della differenza di prezzo per realizzare un profitto. Questo funziona se sono accoppiati alle centrali nucleari che producono sempre la stessa quantità di energia.
    Se accoppiati a fonti intermittenti come eolico e solare bisogna che consumino elettricità quando ci sono determinate condizioni meteorologiche, non in base a segnali di prezzo. Quindi può anche darsi che comprino elettricità a prezzi elevati e la rivendano a prezzi bassi. In questo caso sorge un dubbio: questi impianti avranno un costo di costruzione ed una gestione forse antieconomica. Chi paga?

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